Firenze: piazza dei Ciompi e metodo Montessori

Paola Capitani

Nel quartiere degradato del centro storico, a Firenze, tra Borgo Allegri, la piazza delle Rovine (bombardata durante la seconda guerra mondiale), in Piazza dei Ciompi, alcune baracche di legno ospitavano l’asilo e le scuole elementari, sezione staccata della Scuola elementare “Dante Alighieri”, la cui sede centrale era all’ombra del Tribunale, in via dei Magazzini, vicino alla casa di Dante.

Firenze, Piazza dei Ciompi

Baracche di legno, costruite in fretta, per dare un’istruzione ai ragazzi delle famiglie del quartiere: ladri, prostitute, carcerati, ricettatori. Il metodo didattico scelto: il metodo Montessori, adatto per sperimentare un nuovo modello educativo e migliorare la situazione sociale delle alunne, fiocchi di diverso colore, a seconda della classe di appartenenza, facevano bella mostra sui grembiulini bianchi. Le treccine, le code, le frangette, ordinate e ben pettinate si adattavano allo stile indicato dalla direzione e le maestre, con il tradizionale grembiule nero e colletto di pizzo, impartivano con serietà ma anche con affetto le loro pratiche educative.

Isolina Marchetti, insegnante per cinque anni, è quella a cui devo la mia cultura e il metodo di apprendimento, la costanza e l’impegno che ancora mi accompagnano dopo tanti anni. Il desiderio di rispettare tempi e scadenze, e di osservare regole e indicazioni. I quaderni a righe di prima, poi di seconda e di terza, le cornici e le greche sulle pagine corrette e ben ordinate, i voti con la matita rossa e blu che indicavano il risultato ottenuto.

Il gesso che strideva sulla lavagna, i fiori nel vaso sulla cattedra, il silenzio durante le lezioni, i banchini sperimentali in formica e metallo, presentati in anteprima nel Museo della Scuola in Palazzo Gerini. L’edificio seicentesco ospitava la Biblioteca Pedagogica Nazionale e il Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione (oggi Indire www.indire.it).

Anni storici per la scuola e le sperimentazioni in corso, per cui la collocazione di una scuola elementare accanto all’istituto di studi ne faceva un perfetto insieme. Spesso noi alunne venivamo condotte nelle sale di Palazzo Gerini per provare banchi e sedie, verificare lavagne, mappamondi, o ascoltare brani di libri di testo o guardare illustrazioni di libri per bambini.

Allineate e ordinate, in fila per due, in silenzio, varcavamo il portone del palazzo, per noi quasi un mito, un luogo di fascino, una zona magica. Nei saloni, nelle stanze delle mostre vivevamo il nostro attimo fuggente con particolare rapimento, credendo di vivere un momento fantastico, irripetibile.

Firenze, Palazzo Gerini: Museo della Scuola

Era il dopoguerra, scarseggiavano i cibi, le tavole erano povere: polpette di lesso, patate, fagioli e poco più. Il pollo e l’arrosto erano i piatti della domenica, arricchiti a volte anche dal vassoio di paste della pasticceria del quartiere che venivano mangiate con gli occhi prima che con la bocca.

I bambini erano a gracili e bisognosi di cure, per cui la quotidiana dose di “olio di fegato di merluzzo”, distribuita a scuola, veniva bevuta a malincuore, addolcita dalle mentine colorate o da una cucchiaiata di zucchero. In fila, lungo le pareti dell’aula, la bidella di turno ci versava da una ampolla di vetro il nauseabondo liquido oleoso, a cui facevamo boccacce disgustate, ma serviva a dare forza e a sostenere.

   A metà mattina arrivava la dose di latte della Centrale, fornito sempre per contribuire alla crescita delle nuove leve, a Natale si aggiungeva il piccolo panettone inviato dal sindaco, il mitico Giorgio La Pira. Per anni ho creduto che il sindaco fosse un pasticcere che ci inviava quella prelibatezza, per di più nel formato adatto a noi bambini, piccolo e trasportabile nel panierino di paglia in cui portavamo il bicchiere e il tovagliolo, con il dovuto simbolo di riconoscimento, ricamato dalla mamma o da una parente brava ad adoprare l’ago.

A distanza di anni che piacere ritrovare alcune amiche delle elementari, ancorate ad un quartiere storico, tipico, caratteristico: quello di Vasco Pratolini, in Sant’Ambrogio, Santa Croce, dove i ricordi riaffiorano per magia. Un quartiere che ancora ha una storia da raccontare e che fa palpitare per i colori e l’atmosfera e dove ancora troneggia il Palazzo Gerini, dirimpettaio della bella Loggia del Pesce trasportata dalla storica piazza del Mercato Vecchio, un tempo in quella zona che oggi è Piazza della Repubblica.

Il giardino di Borgo Allegri

La casa di Vincenzo Ghiberti di cui si legge l’insegna scolpita sul portone in piazza dei Ciompi, la bottega del Verrocchio, la casa di Michelangelo Buonarroti tutti famosi condomini di un quartiere che ancora ha una sua connotazione e dove la scuola di un tempo non esiste più.

Un giardino e uno spazio giochi sono oggi al posto di quello che un tempo ospitava l’asilo e gli spazi della biblioteca di quartiere, la Biblioteca Barbera, che ha aiutato i ragazzi della zona a leggere e ad amare i libri, avvicinandoli alla cultura e alla conoscenza.

Oggi il giardino è intestato a Gratta ovvero l’illusionista, attore, mangiatore di fuoco che negli anni 50 faceva sognare noi ragazzi, nella magica Arena Caroli, uno dei pochi divertimenti a buon mercato che gli abitanti si potevano permettere. Si svolgeva in quella che noi chiamavamo Piazza delle Rovine (oggi il quadrilatero delle Nuove Poste di via Pietrapiana), dove un tempo venivano le giostre o il circo Medrano. A parte il Cinema Garibaldi, ricettacolo di perditempo e ubriachi dove il pavimento era coperto di bucce di semi salati e di lupini, cartacce e liquidi organici di varia provenienza, la piazza era il mitico ritrovo dei ragazzi del quartiere dove si andava in bicicletta (chi l’aveva), sui carrettini con le ruzzole o si giocava a ruba bandiera e ad acchiappino.

Vasco Pratolini

Un quartiere dove la scuola era il fulcro, la biblioteca costituiva il punto d’incontro e di riferimento per i ragazzi che per anni hanno trovato uno spazio pulito, sano e stimolante.

Grazie alle insegnanti che si sono prodigate con impegno e con attenzione, con affetto e benevolenza e che hanno trovato il metodo giusto per insegnare le tabelline e la grammatica, la composizione e la ginnastica. Un’apposita maestra ci faceva esibire in dimostrazioni ginniche più vicine ad un saggio di marca fascista che sportiva, all’aria aperta e giocosamente. Questo per noi era già sufficiente.

Firenze, Santa Croce

Grazie a Maria Montessori, che ci ha insegnato l’alfabeto, già dalle classi dell’asilo, dove avevamo anche i giochi ad incastro per lavorare con dimestichezza con forme e colori, ai telai dove abbiamo imparato fino dai primi anni a fare fiocchi e nodi, ad allacciare le stringhe delle scarpe e soprattutto a prenderci cura del nostro ambiente di lavoro, dove ogni giorno avevamo compiti da svolgere a rotazione, mansioni che svolgevamo con impegno ed allegria, sapendo che stavamo lavorando insieme agli altri per un obiettivo comune.

   Una scuola che aveva metodi, valori, regole e legami e che ha lasciato un segno profondo indelebile in quanti hanno vissuto su quei banchi di allora, con insegnamenti solidi e vivi che ci sorreggono ancora dopo tanti anni e che ci riportano a momenti di serenità e di crescita individuale.

   Oggi si rivivono ricordi ed emozioni con Gilda, proprietaria e gestrice del Gilda Bistrot in piazza Ghiberti, e che piacere ricordare anni, emozioni, vicende di quei mitici anni 50.

   Uno spazio di piacevoli chiacchierate dove aforismi e aneddoti volano per incanto tra gli arredi di morbido legno e le vetrate che si affacciano curiose sui banchi del mercato. La colazione del mattino è uno dei momenti topici della giornata, sono gli avventori che diventano psicologi e filosofi e con la loro colorata aneddotica danno brani di vita e pillole di serena empatia.

Maria Montessori

Paola Capitani: paola.capitani@gmail.com

Consulente e formatrice coordina dal 2000 il Gruppo web semantico (http://gruppowebsemantico.blogspot.it). Ha pubblicato saggi ed articoli nella gestione della conoscenza e dei servizi informativi: Comunicare diversa-mente, 2008, www.ebooks.garamond.it, “Scuola domani”, 2006, Franco Angeli, Knowledge Management, 2006, Franco Angeli, favole e poesie con Tipografia Calducci di Firenze, Fiori di luna, Non sono come tu mi vuoi, Quel che resta del giorno (in preparazione). Magiccat e il cane mascherato (Polistampa, 2012),Fiabe di Nonna Pona(2013), Poesie in viaggio (Edida, 2014), Fiabe dei menestrelli senza fissa dimora (in stampa). I saggi 10 regole per vivere col partner (Viareggio, Giovane Holden, 2012), Visti da vicino (Calducci, 2015) , Una vita .. tante storie (Firenze, Polistampa, 2005).

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