E lucean le stelle a Milano…

Expo 2015: impressioni di un evento annunciato

Di Massimilla Manetti Ricci

 

Expo 2015 apre il suo logo e i suoi simboli al mondo.

All’ombra un po’ grigia e un po’ annoiata di un cielo che sembra racchiudere tutte le incertezze, i problemi giudiziari, gli intrecci poco puliti, contrapposta alla costante buona volontà delle migliaia di lavoratori e di tanti volontari, la città punta lo sguardo alle guglie.

L’anteprima la sera del 30 aprile in piazza Duomo lucente di riflettori sul palco di fronte alla facciata gotica truccata color nocciola.

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Ma Milano ha snobbato la sua perla, estraendola da un’ostrica sepolta dalle sabbie mobili della burocrazia, della malavita infiltrata, delle carte inutili e ingannevoli, dei veti e dei nuovi disegni.

La piazza non è stata quella dei concerti, ma disseminata qua e là solo da curiosi e delusi. Chi in jeans, zaini e scarpe sportive, chi ha azzardato un look più cool, senza calze e tacco 12, chi era lì con gli abiti da lavoro, tutti con gli occhi rivolti agli schermi accanto al palco, cercando di catturare con i telefonini momenti per dire ‘c’ero anch’ io’.

IMG_4379IMG_0820Alla snellezza gotica del duomo fa da contraltare Palazzo Carminati, antagonista profano della Milano commerciale e da bere, famoso per le sue insegne pubblicitarie che hanno fatto di quel quadrato la capitale dei caroselli televisivi e fatti poi rimuovere dalla Giunta Albertini nel 1999.

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Dalle finestre, punti strategici dell’incontro tra rette di luce, si affacciano pochi fortunati cittadini che dai balconi dell’Arengario e di Palazzo Carminati possono cogliere la visuale da un punto di vista sconosciuto ai più.

Ma oltre, il niente.

Le canzoni liriche mal si adattavano ad un luogo cittadino di scarsa atmosfera e pessimo audio e la gente a poco a poco si è sparsa, a dire il vero sconsolata, per il centro andandosene altrove.

Galleria Vittorio Emanuele svuotata dalla moltitudine giornaliera, ha offerto la sua architettura al passante che l’ha fotografata, più attratta dalla sua regalità che dallo spettacolo lirico lì davanti.

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Più in là, Corso Vittorio Emanuele brulicava di ragazzi, incuranti dell’evento che ha conquistato Milano e che hanno fatto delle bandiere collocate lungo la strada delle panchine su cui sostare per incontrarsi e conoscersi.

Poi il gran giorno, il primo maggio che ha coinciso con l’apertura dell’evento mondiale.

Una pioggerellina incerta si abbatte su Milano quasi a rispecchiare l’incertezza della giornata.

La tensione si avverte in ogni angolo cittadino, pattuglie di polizia locale, elicotteri, blindati a sovrintendere ad un evento che dovrebbe essere il luogo dove dialogano Vandana Shiva e la Monsanto, Carlo Petrini e Mac Donald’s.

Un’utopia? Si probabilmente perché i fatti hanno dimostrato che non esiste la civiltà del dialogo e della contrapposizione da cui scaturiscano soluzioni migliori.

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C’è solo un branco di travestiti neri, una portaerei di assurdità e un container senza contenuti, che impediscono il giusto diritto alla contestazione libera, corretta e a viso aperto.

Ecco questa è stata la Milano del primo maggio 2015, una città dalle strade del centro devastate da guerriglia urbana e poco vale l’albero della vita che alla mezzanotte si è illuminato per restare vivo fino alla fine di expo.

Sopravviverà?

Milanesi e italiani se lo augurano.

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