Breve riflessione sul romanzo di Anna Fabiano “Chiodi e farfalle”

A cura di Emanuela Periccioli

Copertina di Chiodi e Farfalle

Biblioteca delle Oblate, 7 febbraio 2014, ore 17,00

Essere donna è così complesso, sappiamo attraversare con il nostro animo tutte le sfumature dei colori. Così forti e così deboli, così, irruenti e così riservate, fragili e indistruttibili, donne che lottano e donne che sanno quando cedere, donne che si amano e si odiano e che insieme riescono a distruggere i muri dell’indifferenza. Essere donna è difficile e nello stesso tempo semplice, la vita per noi ha un profumo che gli uomini non possono capire.

Non un naufragio, come spesso capita nella lettura dei diari ma una completa incalzante immersione che ti coinvolge in un turbinio di emozioni senza più lasciarti andare.

Il romanzo ti cattura senza posa ti invita a sorridere ed a piangere scomponendo con il passare delle pagine, certezze e pregiudizi, scompigliando ricordi di un’epoca vissuta non solo da Francesca, la protagonista giornalista quarantenne (che in una notte ripercorre la sua vita attraverso il diario ritrovato), ma anche da me, personalmente frutto di quella epoca, avevo 21 anni e nonostante non fossero i 21 anni di oggi, mi ricordo bene quel periodo. (Importanza della donna in quegli anni)

Il ripercorrere quegli anni attraverso ricordi, riflessioni e splendide parole di canzoni famose, come quelle di De André e Battisti, che risultano pura poesia nelle pagine puntinate di continui flash back, ti prende e ti porta via in una dimensione connotata dal tempo, gli anni ’70 appunto ma dilatata all’infinito in un divagare tra passato e presente, attualità di criticità femminili tra pulsioni e razionalità, tra dovere e piacere, tra immaginario e reale.

Le tanto demonizzate ma coinvolgenti contestazioni studentesche, personalmente ricordo, abitavo in piazza Indipendenza ed i tumulti erano continui, le rivolte femministe, la tragicità di alcuni eventi negli anni di piombo appunto, il caso Pinelli, giovane anarchico che morì, tanto dibattuto il suo caso, il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba a piazza Fontana ( strage di piazza Fontana), anni di cambiamento, di fervore, di svolte anche se talvolta tragiche.

Tornando al ROMANZO esso apre ad una moltitudine di donne racchiuse in un’anima, come spesso accade, dire donna è molto riduttivo; cosa colpisce nel rivangare il passato di Francesca, colpiscono le esperienze diverse, le sollecitazioni dall’esterno e dall’interno del suo mondo, la fragilità, le tante certezze e le incertezze, (frutto anche di un’epoca recente ma così passata ormai), le paure, il brutto ritenuto male, il male ritenuto brutto, colpisce la delicatezza del mondo femminile fatto di pulsioni e voli, fatto appunto di chiodi e farfalle; restano dentro la leggerezza del piacere e la pesantezza del dolore, i sentimenti contrapposti che spesso si alternano senza chiarezza, in un sussulto e fremito, in una tumultuosa varietà di stati d’animo. Il pregiudizio, il giudizio sono sentinelle per stabilire chi vince tra ciò che è bene e ciò che è male, ma i sentimenti, le pulsioni si allontanano costantemente da questi stereotipi e ne prendono la distanza. Una bella, avvincente storia che ti prende e… ti porta via

DIRE DONNA OGGI è ben diverso rispetto ad un recente passato, anche se la complessità di questa società, solo apparentemente garantista, liquida, non sempre rassicura ed un diario appare sempre consolatorio.

Zygmunt Bauman sociologo ebreo, polacco, trapiantato in Inghilterra,  ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l’incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori

In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via.

“Così la paura avvelena la società liquida” Declino, scomparsa delle organizzazioni sociali e politiche, ricchezza solo per pochi: perché il mondo contemporaneo ha perso le sue certezze

Anna Fabriano forse con il suo profondo impegno di donna controcorrente, insegnante colta e sensibile, aperta e generosa ci ha lasciato attraverso i suoi numerosi scritti un bel mondo ricco di variopinti valori.

…Racconta la luna che fa luce sul mare, la quarta parete

L’incontro col suo primo grande amore, “quella strana follia, quell’unica persona che si era annidata dentro di lei…”

“Stesa sul divano. Musica dolce a cullare il mio amarcord dove volano farfalle impazzite, emettendo degli strani suoni, e pungono chiodi dalla punta velenosa. Un grande buio che ha inghiottito la mia memoria di ragazzina e ha minato la mia fiducia nel mondo, la mia autostima, forse. Forse.”

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