Futuro in rosa

Di Paola Capitani

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Formazione e pari opportunità. Il tema è sempre di attualità forse anche perché l’Italia ancora non è completamente in regola sulla gestione al femminile e alle caratteristiche della leadership la donna ha ricevuto vari commenti. Secondo uno studio McKinsey la crescita è assicurata se fra i top manager ci sono almeno tre donne (ad esempio a capo delle vendite, degli acquisti, del personale, del marketing, dell’ufficio legale, insomma nelle funzioni chiave aziendali).. Dal sondaggio condotto su un campione di manager europei (2.864 donne e 6.126 uomini) risulta infatti che le dirigenti sono particolarmente brave a usare le nove leve organizzative (sviluppo professionale dei collaboratori, aspettative e premi, modello di ruolo convincente, fornire ispirazione alle risorse umane, produttività individuale, stimolo intellettuale al team, comunicazione efficiente, prender decisioni al momento opportuno, allineamento degli obiettivi…”. 
Una testimonianza personale, alla soglia della terza età, mi permette una considerazione sulle diverse esperienze maturate nel settore sia pubblico che privato e in aree diverse tra di loro.

   Nonostante seminari, tavole rotonde, articoli, atti di convegni ancora la donna ne deve fare di strada per trovare una sua dimensione e affermare un suo ruolo nel mondo del lavoro, almeno a livelli di responsabilità e di prestigio. Le cause sono molteplici e non sempre legate a “colpe” del mondo maschile, ma purtroppo anche ad una scarsa stima che la donna ancora ha nel suo ruolo occupazionale e nella difficoltà ad assumersi impegni e responsabilità storicamente lontane del suo “atteggiamento di cura”. Anche io, spesso, se sono l’unica donna in un contesto maschile, faccio fatica a non “servire il caffè” al momento dell’intervallo, perché storicamente legata alla dimensione protettiva. Ma i tempi sono maturi e quando leggo che una donna di 33 anni, ingegnere, madre di otto figli (tutti partoriti da lei) svolge anche un ruolo pubblico… allora abbiamo un futuro “in rosa”!

     Basta piangersi addosso e via con le maniche rimboccate fino alla spalla… pronte ad assumersi con dolce fermezza ruoli sempre più intriganti e “avvincenti”. Avanti tutta! Soprattutto come suggeriva la mitica Bianca Bianchi, insegnante e impegnata politicamente, membro della prima Costituente del 1946 che ci ha energicamente bacchettato in palazzo Vecchio per un mitico 8 marzo di anni fa… “la colpa è di voi donne che siete abituate a delegare”!

   Una ennesima visione di Speriamo sia femmina di Monicelli, che da uomo ha saputo tratteggiare sapientemente tutti i profili femminili e mettere in berlina alcuni schizzi maschili, con arguzia e ironia, ha affrontato un tema che parla di sentimenti, emozioni, maschili e femminili con garbo e cultura.

un brano da Internet…

In un grande casale della campagna toscana (in realtà il film fu girato nell’alto Lazio a Stigliano, località nel Comune di Canale Monterano) vive in armonia un gruppo di donne (più una che non compare nel film e che si dice viva a Catania e un’altra ancora che si vedrà nella parte centrale del film: l’amante romana del conte). Un racconto dunque quasi tutto al femminile dove le donne sono una maggioranza che sovrasta i pochi uomini che partecipano alla storia.

Elena, donna energica e razionale, dirige la fattoria, mentre la domestica Fosca, pratica e di buon senso, è il vero nume tutelare della casa, che provvede alle necessità materiali di tutte. Fosca si prende cura di due ragazzine, sua figlia Immacolata detta Imma, e la nipote di Elena, Martina. Martina è figlia di Claudia, famosa attrice residente a Roma, che per egoismo e necessità di lavoro ha praticamente abbandonato la ragazzina affidandola alla sorella Elena.

Un’altra donna, Franca, la figlia maggiore di Elena, appare in casa o scompare a seconda dei fidanzati presi o lasciati. La figlia minore, Malvina, mite e sottomessa, pensa prevalentemente ad allevare e curare con affetto i cavalli della fattoria.

In questo gineceo l’unica figura maschile è il vecchio zio Gugo, completamente rimbambito e fastidioso per i suoi imprevedibili colpi di testa, accudito passo passo dalla domestica. In questo ambiente tutto sommato sereno, dove ognuno vive come vuole, arriva il conte Leonardo, marito della padrona, sebbene i due vivano separati di comune accordo. Il motivo della visita è al solito economico: il conte vorrebbe ristrutturare un complesso termale in disuso, di proprietà della famiglia, per trasformarlo in un locale moderno, che a suo parere diverrebbe una vera miniera d’oro, ma mancandogli i denari per realizzare il proficuo affare, è venuto a battere cassa. Le sue speranze saranno deluse: la moglie chiede un parere sull’affare al suo esperto fattore Nardoni, che fra l’altro è il suo amante, il quale la sconsiglia d’impegnarsi in un’impresa del tutto sconsiderata.

Donne

Hanno un’anima:

  non sono solo strumento di sesso

  e di riproduzione;

  hanno una testa e dei sentimenti,

  che spesso gli uomini sottovalutano.

La colpa è di chi non sa farsi stimare e apprezzare,

   abituate a ritagliarsi spazi di ripiego e di comodo,

   inconsapevoli dei pregi e delle potenzialità.

Devono imparare a farsi valere, a rinunciare,

    per non calpestare il proprio orgoglio

    e il proprio rispetto.

Possono essere autosufficienti

    e rifiutare offerte

    di semplici “brincelli di carne”,

    per conquistare brani di mente,

    di anima e, magari … anche di cuore.

Paola Capitani

É piú facile trovar dolce l’assenzio, che in mezzo a poche donne un gran silenzio.

 

Amori campestri (Reggello, Casa Cares, dicembre 1997)

Lei dolce, languida, sensuale

lo avvolge con la sua fatale femminilità.

Lui, con il suo abito elegante e severo,

sembra non recepire i messaggi amorosi.

All’improvviso un turbamento

tra le fronde argentee

lei sussulta,

muovendo le gialle foglie,

per comunicare profonde sensazioni.

Ecco forse il motivo per cui la natura ha voluto

lui maschio, l’ulivo,

e lei femmina, la vite,

per celebrare intimi rapporti

frutto non solo di arboree origini.

 

Paola Capitani

 

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