LA TABACCHICOLTURA IN ITALIA: COME COLTIVARE UNA DROGA “LEGALE”, INQUINARE IL TERRITORIO E FAR FELICI LE MULTINAZIONALI…

Di Gianni Marucelli

Vogliamo giocare, cari lettori, al “sapete che?…”

Ecco qui: sapete che l’Italia è il nono produttore al mondo di tabacco, di poco alle spalle dell’Argentina?

Sapete che chi coltiva tabacco ha diritto a consistenti contributi economici dall’Unione Europea?

Sapete che le quattro regioni italiane in cui questa coltura è maggiormente praticata sono la Toscana, il Veneto, l’Umbria e la Campania?

Sapete che per “curare” le piante di tabacco durante la loro crescita vengono impiegate decine e decine di sostanze nocive all’ambiente?

Sapete che, in relazione ad altre colture, quella del tabacco ha bisogno di enormi quantità di acqua?

Sapete che il terreno coltivato a tabacco s’impoverisce e degrada rapidamente?

Sapete che…

Beh, abbiamo accertato che la maggior parte di voi, come del resto chi scrive, ha passato la propria vita, magari anche fumando sigari e sigarette, ma ignorando che questi ultimi non facevano male solo ai propri polmoni e al proprio sistema cardiovascolare (questione per certi versi strettamente privata), ma, in misura consistente, anche alla collettività…

La verità essenziale bisogna dirla subito: in tutto il mondo, con centinaia di milioni di persone che muoiono letteralmente di fame, si continuano a sfruttare immense distese di terreno, spesso deforestandolo, per coltivare una pianta che non serve assolutamente a niente (se non a pochissimi usi in farmacopea), se non a far ammalare e a uccidere ogni anno milioni e milioni d’individui…

Salvo, naturalmente, a far guadagnare somme inimmaginabili alle lobby planetarie che gestiscono produzione, manifattura e commercio (io direi spaccio) di questa “droga legalizzata”.

Ma veniamo al motivo contingente che ci ha spinto a fare qualche ricerca e a scrivere poi questo articolo: le proteste, che ci sono pervenute, della gente che vive nelle zone dove viene praticata la tabacchicoltura e che lamenta disturbi, anche gravi, alla salute, per le modalità dei processi di coltivazione, di trattamento chimico, di essiccazione delle piante di tabacco.

Sì, perché subito dopo il raccolto, le foglie subiscono, sul luogo stesso o nei pressi, un trattamento fire-cured, ossia vengono portate gradualmente a essiccazione mediante impianti termici appositamente costruiti che, naturalmente, rilasciano fumi nell’atmosfera.

Le foglie di tabacco sono ricche di nitrosammine (TSNA), veri e propri veleni che, se non si è adeguatamente protetti, incidono sulla salute umana anche nel corso della raccolta. Quindi, anche la combustione (pure se a temperature non molto alte) delle parti della pianta che vengono poi utilizzate porta problemi non indifferenti.

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Perché, vi chiederete, se la tabacchicoltura causa tanti danni, la si pratica tranquillamente da almeno tre secoli, in certe zone del nostro Paese?

Avete certo indovinato: perché i profitti sono ottimi, e le zone “a vocazione tabacchicola” rimangono, in un certo senso, “impiccate” a questa coltura: oltre ai coltivatori veri e propri, e ai loro dipendenti, vi è tutto un indotto che vive (non diciamo prospera) sul tabacco e sugli incentivi che lo Stato, o la UE, concede.

Tabacco, De Girolamo: riprendere il confronto per il futuro del settorePoi vi sono i destinatari del prodotto, i “giganti” planetari di questo “sporco” affare: la Phillip Morris, la Britih American Tobacco e la Japan Tobacco, cui si affiancano molte “imprese” più piccole. I loro tentacoli sono dovunque: se il fumo, attivo e passivo, ha fatto quasi più vittime, nell’ultimo mezzo secolo, della seconda guerra mondiale, loro ne sono i responsabili.

Ci chiediamo: è possibile convertire le aree destinate alla tabacchicoltura alla coltivazione di prodotti più utili e meno dannosi? Certamente, ma l’impresa è quanto mai difficile. Si tratta di convincere gli agricoltori, non solo e non tanto con argomenti etico-ambientali, ma, soprattutto, economici.

Investire massicciamente al solo scopo di eliminare una minaccia per la salute pubblica è qualcosa che, probabilmente e purtroppo, va al di là di quello che i nostri politici riescano a comprendere…

Ma, tuttavia, val la pena di provare.

E’ con questo spirito che diamo spazio all’invito del Gruppo “Amici della terra della Valtiberina”, che, per il 7 Marzo prossimo, organizza ad Anghiari (AR) un convegno sull’argomento.

 Toscana - Anghiari, Val Tiberina

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