L’ombra smarrita

Un racconto di Guido De Marchi

Tratto dal suo libro di racconti per la raccolta “Voci dal terzo millennio – 4” per il Circolo Letterario Banchina di Genova

 

L’ombra smarrita

 

Gioca, la sera, facendo scivolare sui muri le sue lunghe ombre a creare chiaroscuri e misteri.

Antonio si divertiva a scivolare tra le ombre, era un gioco imparato da bambino, al rientro a casa, dopo aver giocato faceva praticamente sparire la propria ombra confondendola con gli altri.

Ci scherzava con gli amici:

– Io sono un fantasma, sono con voi ma la mia ombra sul muro non c’è.

Effettivamente era diventato molto abile a mettersi sempre in condizione da unire la propria ombra con quelle altrui, persone, piante o oggetti che fossero.

In fondo era una piccola mania, un gioco dell’infanzia che era diventato una specie di riflesso condizionato. Antonio si sorprendeva spesso a guardare dove andasse a finire la propria ombra e tuttavia non riusciva a rinunciare a questo innocuo passatempo.

Poi un giorno non trovò più la sua ombra…

Cominciò a cercare, a salire nei punti più illuminati per riuscire a crearsi un’ombra, una qualsiasi, ma… niente.

– Forse – si disse – sono diventato così abile nel nasconderla che non sono più capace a riconoscere la mia.

Provò a parlarne con qualche amico, ma erano ormai annoiati dal suo continuo parlare di ombre e pensavano che lo facesse per coinvolgerli ancora una volta.

– Sei tu che fai il fantasma – gli dicevano – alla tua età potresti anche smetterla! Prova a crescere, ci sono altre cose al mondo.

Non era molto preoccupato, Antonio, ma incuriosito sì. Anche in casa, frapponendosi tra la lampada e il muro… non faceva ombra.

– Accidenti! – borbottava – eppure mica sono Peter Pan…

Col passare del tempo la cosa gli stava creando un’ossessione: – Non si può perdere un’ombra – si diceva – qui qualcuno mi fa uno scherzo.

Cominciò a diffidare di tutti, diventò litigioso. Prese ad uscire solo quando era buio oppure quando era nuvolo sperando così di eludere il problema ma… si sa c’è sempre qualche luce in agguato, una porta che si apre all’improvviso con un cono luminoso che balza fuori, i fari di un’auto, una moto…

Insomma, stava diventando una persecuzione:

Se la sognava la notte, la propria ombra, a danzare sui muri della sua camera per sbeffeggiarlo mentre lui riposava ignaro. A ben pensarci Antonio era perseguitato dalle luci. Non gli era mai possibile trovarsi completamente al buio, c’era sempre una qualche luce che gli ballonzolava attorno. Fu seguendo un corso di fotografia che finalmente comprese: stufa di essere sempre nascosta in mezzo alle altre ombre, la sua, per distinguersi, compariva in negativo.

 

 

© proprietà letteraria degli autori

©Banchina, Genova maggio 2010

Allegato alla circolare di Banchina nr 5 del 14-5-2010

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CC BY-NC-ND 4.0 L’ombra smarrita by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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