Confesso il tramonto

Di Luigi Diego Eléna

Tramonto - Alberto Pestelli © 2011

Tramonto – Alberto Pestelli © 2011

Osservo il tramonto che appare come un lungo ramo rosso ciliegio, pare che il cielo cali un braccio carico di timidezza. In basso il solaio marmoreo della prima neve, poi i colori tacciono. Si apre la fessura del buio scacciato tutto il giorno dalla sentinella sole. Confesso, ho già la nostalgia dell’alba, che è l’infanzia quando il sorriso grazioso libera i singhiozzi anche per una caramella. Ha la sua vestina orlata, i sandaletti a due buchi, vispi come gli occhi di un topo, là accucciata e smarrita dietro al Resegone. I vetri delle finestre sono specchi opachi di carta gialla dei lampioni che sbadigliano dopo un sonno ostinato dal mattino alla notte. Chissà se è abbandonata quella casa di campagna che si lascia leggere solo dal profumo di burro e latte a quest’ora? Ogni luce può essere una persona solo se si muove. Un tiro a segno per domande. Ciò che si pensa è un sogno che segue curioso e turbato vestito da fantasma. Il buio è un libro nascosto della notte.

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