Tra diluvi e soste

Di Luigi Diego Eléna

African waterfall.jpgAfrican waterfall” di Matthew Bowden www.digitallyrefreshing.comhttp://www.sxc.hu/photo/174332. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons.

Mi fa pensare quest’acqua che si presta ad essere così disponibile nel donarsi ai colori, agli umori, ai sapori, ai destini. È figlia di una madre partoriente che si infiamma ed un padre generatore gassoso. Il loro è un rincorrersi per scorrere e ripercorrere attraverso lei, la sua prole, il proprio passato, dal vagare nella prima infanzia, alla adolescenza fino all’incontro nel matrimonio. Un rapporto combattuto tra l’amore viscerale per la madre e un sentimento di timoroso disagio per il padre che gli deriva dagli sguardi minacciosi cui è inevitabilmente soggetta dal meteo bizzarro e barocco. Pietra preziosa e perla tagliente sul globo terrestre. Sono gocce e gocce, a danzare come note sulla tastiera dei pianoforti, scegliendo i toni e gli accordi, come il passo borbottante delle mandrie in transumanza. I fiori ormai sono solo sulle stampe dei libri di botanica, hanno lasciato i campi, sventolando i loro petali come eroiche banderuole, in segno di resa e pace grondante. Qualche filo d’erba resiste, ma ha ormai volto l’inchino alla terra, con braccia pesanti sui fianchi, reso e costretto all’obbedienza. Nascono così narrazioni, tra diluvi e soste, la cui alternanza risulta alla lunga piuttosto effervescente. Danno vita a un intrecciarsi di storie, che hanno come filo conduttore il motivo della diversità, tra morte e resurrezione, pervaso da una passionale religiosità, che mitiga il destino doloroso, che sembra opprimere noi personaggi, e che fa di questo connubio un incondizionato e ingenuo inno all’amore. Così ci si volge in una giaculatoria all’armonia dell’arcobaleno, ognuno a modo suo, come le tracce di un volo di rondini, rettilineo o circolare, in un silenzio che può servire a ridestare un sole spaventato. Che abbiamo spaventato, ora che guardiamo, e che vuole essere guardato. Si spera in una smagliatura del cielo, che lasci cadere un filo di speranza, ciò che ritrova sempre l’altrove, il cielo dietro il cielo, senza corpo, che ora fugge al nostro sguardo e che non può narrarci ciò che oggi ignoriamo. Dopo il diluvio, ora come ora, il vuoto che si apre all’eco di un sole che arde e urla, all’alba che desta i fiori, nessuno potrebbe ignorarlo, non c’è contrario.

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Tra diluvi e soste di Luigi Diego Eléna © 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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