C’era una volta un’isola: Rocca di Cave (Roma)

Di Alberto Pestelli

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Arrivare a Cave lungo la Anagnina è molto semplice. Il peggio è riuscire ad uscire da Roma, ma una volta lasciato alle spalle il Grande Raccordo Anulare, la strada diventa scorrevole e non molto transitata.

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Arrivare invece a Rocca di Cave, nonostante lo scarso traffico, è un poco più difficile: la strada è più stretta e piena di tornanti.

Tuttavia, anche se per giungere su, fino a quasi mille metri d’altezza (933 metri s.l.m.) ci vuole tempo e pazienza – con una piccola ma tenace Fiat 600 – e una volta parcheggiato il veicolo nella piazza principale del paesello, si respira – in estate… e non vi dico come sono gli inverni… – a pieni polmoni un’aria buona e frizzantina e una inaspettata grande e cordiale ospitalità da parte dei 380 o poco abitanti del paese. Rocca di cave, infatti, è uno dei più piccoli comuni del nostro bel Paese che riesce a offrire al visitatore tutta la semplicità della montagna.

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Grazie all’interessamento di alcuni suoi abitanti, Rocca di Cave è diventato un importante centro di osservazione astronomica. Nella torre del Castello Colonna è stato creato, appunto, un osservatorio astronomico accessibile a tutti…. Beh, l’accesso sarebbe riservato agli iscritti del Gruppo Astrofili Hipparcos (www.hipparcos.altervista.org/hipparcos/museo-ardito-desio/) ma non ci sono problemi se dimostri e, specialmente se è la prima volta che visiti museo e telescopio, di essere interessato a veder le stelle e pianeti con spirito poetico e, soprattutto se vuoi saperne di più dell’antico passato geologico della zona.

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Il Castello Colonna ospita anche un importante museo geo-paleontologico dove sono conservati fossi marini trovati nelle vicinanze del paese.

Nell’antichità il luogo era circondato dal mare e il rilievo dove è seduto Rocca di Cave era un’isola con alte scogliere.

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Vengono organizzate delle escursioni con lo scopo di ricercare altri reperti fossili che ancora sono incastonati nelle rocce della montagna che fa parte dei monti Prenestini.

Il Gruppo Hipparcos, che nonostante siano anni che non mi reco a Rocca di Cave, mi manda ancora via mail gli inviti dei suoi incontri che si tengono a Roma ogni mercoledì e delle serate di osservazione delle stelle direttamente dalla torre del Castello Colonna.

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Spesso ci siamo recati ad una di queste serate di osservazione. Il cielo visto da quell’altezza, quando non ci sono le luci cittadine a disturbare la visuale, è fonte di stupore. Le parole, quando sei a testa rivolta verso l’alto, stentano a venir pronunciate… solo parole poco poetiche come “incredibile, fantastico… che spettacolo…” riescono a risalire la china dei tuoi pensieri. Solo dopo, quando sei a casa a ripensare ciò che hai appena ammirato, nascono le frasi appropriate e, come nel mio caso, nascono dei versi…

La scogliera cerca il suo mare

Rammenta a stento

La spuma delle onde

Infrangersi sulle rocce.

Adesso la scogliera

Mostra fiera

Conchiglie e mura antiche.

Di notte offre la sua torre

Per osservar le stelle

Cercando la via

Del perduto mare.

(dalla silloge “Dei Borghi antichi” edito da www.ilmiolibro.it , seconda edizione 2013 © Alberto Pestelli 2013)

La notte delle Stelle

Versa il suo latte fresco il cielo

A nutrire quei sogni

Che non sanno, non osano più

Catturare la luce delle stelle

Ci osservano, forse parlano

Di potere, spesso di magia.

Io vorrei credere di speranza

Per un’emozione ritrovata

E donarla a chi ormai

Non ha più occhi

Per guardarsi dentro

E ritornare indietro

Ché oggi ha un piede

Su di uno scalino più elevato

E si proclama falso dio o guida

Sedendosi accanto ai miti

Scolpiti nella roccia del tempo.

 (dalla silloge “Dei Borghi antichi” edito da www.ilmiolibro.it , seconda edizione 2013 © Alberto Pestelli 2013)

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