Intervista al Maestro Silvestro Pistolesi, pittore fiorentino

Di Alberto Pestelli

foto_pistolesi_2_587315308Il Maestro Silvestro Pistolesi

Vidi per la prima volta i quadri di Silvestro Pistolesi diversi anni fa nel chiostro dell’Abbazia di Vallombrosa. All’epoca ancora non lo conoscevo personalmente. Tuttavia mi fu spiegato che l’autore delle ventidue lunette era stato allievo di Pietro Annigoni.

Le opere conservate a Vallombrosa rappresentano la storia della vita di San Giovanni Gualberto, fondatore dell’Abbazia.

_DSC8828Una delle ventidue lunette dell’Abbazia di Vallombrosa

Dieci anni fa ho finalmente conosciuto il maestro Pistolesi come cliente della farmacia dove svolgo la mia professione di farmacista collaboratore. Tuttavia solo nel 2006, l’anno del mio modestissimo primo approccio alla pittura, ho avuto la possibilità di conoscerlo meglio.

_DSC8819Una delle ventidue lunette dell’Abbazia di Vallombrosa

Ricordo che gli feci vedere un mio primissimo ingenuo lavoro eseguito con le tempere ad acqua su carta rappresentante una barca a vela sul mare mosso. Sullo sfondo una costa e un faro… questo l’avevo disegnato e dipinto leggermente torto…

“Carino…”, mi disse, “il faro è storto… si vede che quel giorno tirava vento”.

_DSC8825Una delle ventidue lunette dell’Abbazia di Vallombrosa

Questa fu la battuta con la quale si presentò a me. Ridemmo. Poi seriamente mi disse: “Un consiglio… disegni tanto, anzi tantissimo, a matita. Curi i chiaroscuri. Una volta imparato stendere i colori le resterà più facile. Ma ci vuole tanto tempo.”

Così ho fatto e con il tempo sono riuscito a fare qualcosa di più decente.

M’invitò nel suo vecchio studio di via dei della Robbia a Firenze e, dopo, un bel po’ di tempo finalmente andai a trovarlo. E… meraviglia delle meraviglie, mi ritrovai in un mondo particolarissimo dove l’aria che respiravo era quell’arte assoluta…

studio_smallD.: Maestro, che profumo ha l’arte?

R.: Il profumo dell’arte ha il profumo dell’amore. Quando questo ti riempie il cuore non puoi più farne a meno. Lo cerchi ovunque a qualsiasi costo. S’impadronisce di te e non ti lascia più libero.

D: Quando ha iniziato a comprendere che la pittura avrebbe fatto parte del suo mondo?

R.: Fin da ragazzo ero attratto dalla bellezza che conoscevo nel visitare i musei. Mio Babbo ci portava spesso. Anche Lui si dilettava nella pittura. Quando andavamo in campagna portava sempre la sua cassettina piena di colori e di alto sentimento. Nel mio cuore lo invidiavo amorosamente sperando di fare il pittore.

D.: Tempo fa mi disse che è nato come pittore surrealista. Ha lavorato e sta lavorando su opere religiose destinate ad Abbazie, chiese, cattedrali. Ho notato in molti di questi quadri (come le lunette di Vallombrosa), tavole e affreschi recenti – che ha eseguito negli Stati Uniti – che questa sua grande vena surrealista non l’ha mai abbandonata. Quanto di vero c’è nelle mie parole?

R.: Il surrealismo ha tanti aspetti. Il soggetto vero (specialmente nella vita dei Santi) viene elaborato dall’emozione captata nel leggere e ascoltare la vita straordinaria di queste creature. Le immagini si moltiplicano nella mente cercando poi di esprimere la tua emozione trasportando questa verità nella tua verità. Così si costruisce una realtà che esiste solo nel tuo cuore e, grazie al mestiere di comunicare questa emozione profondamente vissuta su di una tela, si comunica agli altri la ricchezza che questa Vita o fatto ha completamente regalato.

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D.: E i surrealisti che l’hanno maggiormente ispirata?

R.: Non esiste un nome preciso, tanti e di varie epoche con la loro bravura, con il loro sentimento. Nessuno in particolare in quanto, questi grandi maestri, sono talmente “Grandi” che non c’è possibilità di scelta. Ognuno dona una ricchezza senza limiti.

D.: Lei usa moltissime tecniche: le tempere grasse, le tempere ad acqua e miste. Quando sono venuto a trovarla la prima volta nel suo studio, mi disse che i colori li produceva da se… Quale sta usando attualmente e quale le da più soddisfazione?

R.: Le tecniche sono tutte affascinanti perché ti permettono di esprimere il tuo sentire. Certamente, per divenire padrone di esse, occorre tempo, anni e poi non esiste mai un limite. Scopri sempre qualcosa di nuovo. A volte casualmente. Spesso per le composizioni di grandi dimensioni prediligo la tempera grassa. Colori realizzati in studio con vari componenti, dai pigmenti a oli e mastici. Questa tecnica ti permette un lavoro raffinato senza limiti di tempo. Puoi lavorarci per mesi e mantenere la freschezza dell’attimo.

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D.: Lei è stato allievo del Maestro Pietro Annigoni. Mi parli del suo incontro con lui, del suo rapporto di lavoro…

R.: Sono stato allievo del grande maestro Pietro Annigoni: insuperabile. Cominciai a frequentare il Suo Studio all’età di diciotto anni dopo aver conosciuto l’Accademia e altre scuole private. Ricordo con devozione la Scuola della Signorina Nerina Simi, figlia di Filadelfo, pittore di grande spessore nell’ ‘800-‘900. Il Maestro Annigoni era molto severo. Pretendeva sacrificio e volontà e passione. Diceva di essere instancabili se volevamo fare, alla fine della vita, qualcosa di buono. È stata una grande lezione in tutti i sensi!

Video dell’affresco eseguito nei pressi di Cape Code, Boston – USA

D.: Ha qualche aneddoto da raccontarci su Annigoni?

R.: Ci sarebbero tante cose e fatti da raccontare su questo Grande Pittore e Uomo. Ricco di sensibilità, si accorgeva o avvertiva anche la tragedia di un nido sconvolto dal vento nel cuore di un cipresso. Si commuoveva al tramonto quando tornavamo dal lago di Massacciuccoli. Si accorgeva del passare del tempo, della vita. Assorto si perdeva nei suoi pensieri. Raramente li esprimeva al momento ma certe emozioni venivano riportate nel suo diario che ogni giorno annotava le emozioni, i fatti che lo accompagnavano…

D.: Quanto ha contribuito Annigoni nella sua pittura?

R.: Certamente ha avuto influenza nella mia pittura. Ma c’era al di là di questo una somiglianza di fondo nei sentimenti e di come venivano interpretati. Lui è stato un grande romantico. Direi un uomo universale e non di altri tempi come molti l’hanno voluto giudicare. Direi che hanno capito poco di questo Gigante della Storia dell’Arte.

D.: Tra i tanti stili, correnti pittoriche, quali di esse la colpisce maggiormente?

R.: Se apriamo la nostra intelligenza senza farsi influenzare dai discorsi che vogliono dividere le varie espressioni mettendo in valore alcune e chiudendo la porta ad altre, si dovrebbe, in onestà, saper distinguere quando c’è una sincera ricerca… quando quell’amore, di cui parlavo all’inizio, si fa prepotente e ci invita a essere onesti con se stessi, senza rincorrere successi e soldi manovrati da persone che hanno solo interesse ad arricchire la propria tasca, proponendo false idolatrie artistiche. La risposta è, a mio vedere: dove c’è sincerità, ogni forma di espressione può essere valida e può donare un tesoro all’uomo e alla società.

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D.: Se fosse vissuto nel Rinascimento, a quale scuola pittorica avrebbe fatto parte?

R.: Non ci sono scuole migliori. Ognuno ha vissuto pienamente la sua storia con grande convinzione e determinazione in uno stile personale arricchito dalla sapienza di quei tempi che non conosceva limiti… dai sentimenti alla tecnica.

D.: Impressionismo o Movimento dei Macchiaioli fiorentini? E perché?

R.: Sono espressioni ambedue ricche di valori, di interpretazioni in un’ottica diverse tra loro ma con un messaggio nuovo conquistato con fatica, volontà di parlare sempre d’amore con una penna diversa. Per me entrambi grandi.

D.: Non si sbilancia… riproviamoci. Dalì o Magritte?

R.: Non si possono fare paragoni quando ci troviamo fra grandi espressioni di pittori dotati di tecnica magistrale servita per un discorso profondo e pieno di verità. Sta a noi saper leggere fra queste righe.

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D.: Se un giovane venisse nel suo studio e le dicesse: “Maestro, voglio dipingere…”, che cosa le direbbe per prima cosa?

R.: Direi che deve prepararsi ad un sacrificio estremo, dove non manca il proprio calvario intellettivo e manuale. Deve saper affrontare con pazienza le difficoltà. È la pazienza del lungo tempo che darà i suoi frutti… se ci sono! Serve una preparazione di grande introspezione, meditazione, sofferenza e slanci di speranza, credere in se stessi e combattere con se stessi. Non mancheranno mai le battaglie con il proprio io. Umiltà e un grande amore!

D.: Philippe Daverio tempo fa ha praticamente affermato che l’osservazione di un quadro si deve avvicinare il più possibile alla contemplazione… il classico “uno sguardo e via” non è assolutamente sufficiente per capire, per valutare, vedere ogni minimo particolare. Lui dice che a volte per vedere un’opera in un museo ci vuole molto tempo. Lei che ne pensa?

R.: Per certi aspetti condivido l’espressione. Dipende dall’intimo dell’osservatore, dalla preparazione culturale, leggere il periodo di quando è stato dipinto umiltà e rispetto per l’opera che troviamo dinanzi a noi.

Sogno

D.: Ad ogni inaugurazione di una sua Personale che cosa prova?

R.: Direi sempre un’emozione di bello e di paura. Ma quando una persona dice di ricevere un’emozione, beh… tutto questo ti ringrazia per la gioia data nel vedere e nell’ascoltare il messaggio nascosto fra i colori, fra le sfumature nel soggetto stesso. Provi una gioia grande e capisci che il tuo lavoro non è stato inutile ma lega una grande amicizia fra i cuori degli uomini così desiderosi di una carezza.

D: Ultima domanda… Al termine della serata dell’inaugurazione, durante un probabilissimo rinfresco… Vino bianco o Vino Rosso?

R.: ROSSO!

Se volete saperne di più, visitate il sito del Maestro Silvestro Pistolesi

www.silvestropistolesi.it

Fonte delle fotografie:

per gentile concessione del Maestro Pistolesi le fotografie in questo articolo provengono dal sito personale www.silvestropistolesi.it:

Il Maestro Silvestro Pistolesi

Il vecchio studio

“Cena in Emmaus” è nel refettorio dell’Abbazia di Montecassino (Frosinone). L’affresco di notevoli dimensioni è di 3,5 metri x 9 metri

Affresco che il Maestro Pistolesi ha eseguito durante alcuni anni nel Santuario della Verna che raffigurano alcuni episodi salienti della vita di San Francesco.

Il Sogno

Papa Giovanni Paolo II

L’incontro tra San Pietro e San Paolo – Abbazia di Montecassino

Le fotografie delle lunette dell’Abbazia di Vallombrosa sono di Alberto Pestelli

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2 risposte a Intervista al Maestro Silvestro Pistolesi, pittore fiorentino

  1. Milvia Angela Codazzi dice:

    Bellissima questa intervista.

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