Il knowledge management ovvero qualità di vita e interazione – Seconda parte: Paesaggi cognitivi

Di Paola Capitani

Durante un incontro, dedicato ai Paesaggi cognitivi, Creare e condividere conoscenza e competenze per l’innovazione e la competitività, Individui, organizzazioni e regioni nella società della conoscenza promosso dall’Unione Europea Programma Interreg IIIC sud e organizzata da Firenze Tecnologia presso l’Autidorium di Promofirenze (oggi diventata Tinnova), tra gli interventi in agenda, quelli su Navigare l’economia della conoscenza (Leif Edvinsson, Lund University), Free software ed etica hacker come paradigma per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza (Andrea Glorioso, Firenze Tecnologia), La Rete europea per la gestione della conoscenza a livello regionale (RKMnet: stimolare la consapevolezza per accrescere la competitività regionale (Begona Sanchez, Labein Foundation, Bilbao, Spain), Nuove modalità per sviluppare la conoscenza e la competenza. Esperienze e sfide del progetto Regional Competence (Lars Karlsson, Lund University), La prospettiva locale e regionale nella società della conoscenza (Matthias Schutze-Boeing, Council fo Euoropean Municipalities and Regions, Belgium). Alcune parole chiave della premessa di Simone Sorbi (Regione Toscana) hanno riportato l’accento su concetti significativi quali reti regionali, reti nazionali e reti europee sulle quali la Regione e gli enti locali sono attivamente impegnati per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Obiettivo di Lisbona, centrati sulla rete di conoscenze e sul dialogo e lo scambio tra le diverse realtà nelle singole situazioni geografiche. In questa dimensione il governo locale è fondamentale per la gestione delle conoscenze ivi comprese le risorse umane, punto cardine del processo che vede nella società della conoscenza un metodo e non solo un obiettivo. Per società della conoscenza si intende l’insieme di scienza, tecnologia e innovazione, supportati da un processo di apprendimento continuo al centro del quale le risorse umane sono il fulcro e il tramite.

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Il fulcro della mattinata la relazione di Edvinsson sui Paesaggi cognitivi, partita dal concetto di knowledge exchange, per diminuire i costi di attrito in un’ottica di costruzione di Intelligence city, in continuo apprendimento, mettendo insieme tutti i capitali intellettuali presenti nello spazio considerato. Più un paese dimostra di essere aperto alla comunicazione e più impara riducendo al tempo stesso anche il tasso di capitale inutilizzato. La crescita di spazi di conoscenza richiede infatti una maggiore risorsa strategica, una maggior capacità di navigazione nella conoscenza e nella società, una capacità di percepire il contesto circostante. Una prospettiva longitudinale, un dimensione tridimensionale di management strategico oltre la concezione delle variabili tradizionali di tempo e di costo, che si basa sui fattori intangibili. In questa ottica si parla sempre più di leadership e non più di management, che ha come centro di interesse il capitale umano, che crea una nuova prospettiva sugli “assets”, ponendo al centro il valore della crescita del capitale e della performance, alla quale contribuiscono i beni tangibili e intangibili, oltre alle competenze intangibili e alle capacità latenti.

La ricetta ideale per una città dell’intelligenza è formata dai seguenti elementi: attraente per i lavoratori della conoscenza e la classe creativa, una buona posizione geopolitica, una città mobile con reti di vari cluster, luoghi di aggregazione e scambio, flussi comunicativi buoni, cooperazione, una buona qualità di vita, un capitale culturale, interfacce multiple e attive, salute e benessere generale. Quante città italiane possono essere targate come “città della conoscenza” con questi attributi? Non ne vedo che rari casi e in occasionali momenti come il Festival della creatività di Sarzana o a quello di Fosdinovo (a settembre entrambi) o altre rare e momentanee occasioni di confronto di teorie, che durano solo qualche giorno… e qualche articolo per tornare poi a vecchi metodi e soprattutto a steccati insormontabili.

Per ottenere un ambiente con simili caratteristiche occorre partire dal clima, che deve essere il migliore per poter poi interagire con tali obiettivi e metodi. In tal senso andata la brillante e coinvolgente azione di un sedicente John Ferrer che, con piglio deciso, accento anglosassone e gestualità contagiosa ha mimato una scena ricorrendo solo a qualche effetto sonoro che ha destato sempre più la curiosità del pubblico che non capiva il nesso tra quanto appena presentato nel contesto delle relazioni e la presenza di questo “attore” che aveva una chiara missione inserita nel programma della giornata: creare il clima giusto, dare energia positiva e mettere in condizione l’uditorio di poter collaborare serenamente. Dopo la performance del mimo d’eccezione che era un affermato comunicatore italiano, Giovanni Ferrario l’uditorio era pronto per vedere da un nuovo punto di vista e con un bagaglio di energia di particolare potere.

Come i principali fattori richiamati da Edvinsson a proposito di Ragusa, che prevedono soprattutto un ambiente favorevole perpoter costruire secondo i criteri individuati per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Una occasione unica per quanti hanno potuto non solo assistere alle interessante relazioni, agli studi di caso, alle relazioni sui progetti in corso, sapientemente conditi dalla animazione caleidoscopica di Giovanni Ferrario, con suggerimenti e spunti per future improvvisazioni e performance, con effetto moltiplicatore di sicuro vantaggio per il team di lavoro.

 

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