Incontri – Seconda puntata: Il Giorno dell’Ermellino

Di Gianni Marucelli

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Ai più, la parola “ermellino” evoca manti regali o arcivescovili, dove il bianco contrasta con la porpora del sommo potere…o, al massimo, il celebre dipinto di Leonardo da Vinci, “la Dama con l’ermellino”, in cui Cecilia Gallerani, giovane amante di Ludovico il Moro è raffigurata con, in braccio, un bellissimo e domestico esemplare di questo piccolo predatore. Il quale, come tutti i cacciatori della sua famiglia (i Mustelidi: faina, donnola, martora ecc.) ha sensi acutissimi, una mandibola molto sviluppata e dotata di denti forti e acuminati, un corpo sottile che gli consente di introdursi nelle tane delle sue prede, un’ottima visione notturna e… una ferocia che contrasta sol suo aspetto gentile. Chissà poi quanti sanno che la pelliccia dell’Ermellino è bianca, con la punta della coda nera, solo in inverno, per mimetizzarsi con l’ambiente innevato, mentre negli altri periodi dell’anno si converte gradualmente in un marrone piuttosto chiaro, pur mantenendo candidi la pettorina e il sottopancia. Va da sé che, per le dimensioni simili e il colore quasi identico, nelle stagioni calde la donnola e l’ermellino sono praticamente indistinguibili all’occhio del profano, non fosse per un piccolo particolare cui già abbiamo accennato: il ciuffo nero della punta della coda, che è presente solo nel secondo.

I due, poi, frequentano ambienti che coincidono solo parzialmente, perché l’Ermellino si trova a suo agio solo in montagna, mentre la Donnola è molto più adattabile, e spesso la si può incontrare nelle campagne e nei boschi “caldi”. Concludo questa premessa con una deduzione che ognuno può fare: se è già abbastanza difficile individuare una donnola, per le ridotte dimensioni e per le abitudini prevalentemente notturne, figuratevi quanto più raro sarà imbattersi in un ermellino!

Eppure, il Caso ha voluto che a me capitasse, in una lontana estate anni ’80, durante un’escursione nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Eravamo sul versante trentino del Parco, ed esattamente nella bellissima Val di Pejo, dominata dalle vette perennemente innevate del Monte Vioz e del Cevedale. La Val di Pejo si suddivide in due valli più anguste, la Val del Monte, verso Ovest, e la Val de La Mare verso nord-est. Una strada carrozzabile percorre quest’ultima, salendo fino ai 2000 metri di Malga Mare dove, allora come adesso, si lascia la macchina e si inizia la salita verso il Rifugio Larcher e , quindi, verso i laghetti alpini d’origine glaciale, dai quali la vista spazia sullo stupendo panorama dei ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale. Fu presso uno di questi, credo il Lago delle Marmotte, che sostammo per un breve ristoro. Non so chi di noi fu ad intravedere una piccola sagoma scura fare capolino dalle rocce dell’altra sponda, non più di 30-40 metri in linea d’aria. Comunque, gli altri, me compreso, furono avvertiti con un cenno perentorio di far silenzio e misero mano ai propri binocoli, inquadrando una sottile figura dal manto marrone scuro, che ci osservava attentamente. “È una donnola!”, sussurrò qualcuno, ma il nostro capo comitiva, che di mestiere faceva il Guardiaparco, lo contraddisse: “Non credo. Guardate, si muove!”. L’animaletto uscì allo scoperto, muovendosi parallelamente a noi, e allontanandosi rapido tra i massi. “Avete notato la punta della coda? È nera. Quello è un ermellino, non una donnola!” Stupore. “Ma non è bianco?”

Veasel“Solo in inverno. Una forma di mimetismo… ora se l’è squagliata…” Ma no! Vedete sulla nostra sinistra? Sta tornando!” Effettivamente, la creatura si era di nuovo avvicinata… e più di prima! Ebbi la prontezza (ero giovane, allora) di afferrare il teleobiettivo e di inserirlo nel corpo macchina della mia Canon, scattando due o tre foto prima che l’ermellino, forse sospettando qualche scherzo di cattivo gusto, si ponesse al riparo. Ma, nonostante tutto, e con sorpresa anche dell’amico Guardia, di tanto in tanto il suo musetto faceva capolino. “Ma come, non scappa’?” . “Bah, togliamo noi il disturbo, abbiamo ancora da salire parecchio!” Quando ci fummo allontanati di una ventina di metri, mi voltai. Il lago rispecchiava perfettamente le cime innevate del Cevedale, creando una immagine doppia di rara suggestione.

Mustela.ermineaE l’ermellino era ancora là, accucciato su un masso, a sorvegliarci. D’improvviso si fece luce nella mia mente. “Il suo nido! Fa la guardia ai suoi cuccioli!” Il Guardiaparco mi guardò, annuendo. “Bravo! Hai ragione. Non ci può essere un altro motivo. A questa altitudine devono essere nati da poco. Fino a quattro settimane prendono il latte dalla madre. In genere non sono più di cinque, se la stagione è favorevole, però, la cucciolata può arrivare anche a una decina… Ma non tutti, in quel caso, sopravvivono. Tenete conto che, quando nascono, sono privo di pelliccia. Volete saperne una carina? Nell’ermellino, come negli altri animali simili, come appunto le donnole, si ha la gestazione differita… vuol dire che si accoppiano anche molto prima della primavera, quando sono maturi sessualmente, e gli ovuli si impiantano sulle pareti dell’utero, ma l’embrione comincia a svilupparsi anche parecchio tempo dopo, quando le condizioni sono più favorevoli per i piccoli. Furba la natura, vero?”

Eh, sì, vorrei rispondergli ora. Siamo noi umani a non essere affatto furbi. E non abbiamo certo il gran cuore di una mamma ermellino…

© copyright Gianni Marucelli 2014

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Fotografie

  1. Dama con l’ermellino – Leonardo da Vinci – Pubblico dominio.
  2. Ermellino con il mantello invernale bianco – Pubblico dominio.
  3. Ermellino con il mantello estivo – “Mustela.erminea” di James Lindsey – http://popgen.unimaas.nl/~jlindsey/commanster.html. Con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mustela.erminea.jpg#mediaviewer/File:Mustela.erminea.jpg
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