Uno scrigno d’arte all’Eremo di Camaldoli

Di Alberto Pestelli

Immagine 030A circa 1100 metri sul livello del mare e completamente immerso nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, sin dai primi anni dell’XI secolo, si trova l’Eremo di Camaldoli.

Fondato da San Romualdo attorno al 1023, è la casa madre della Congregazione benedettina dell’ordine camaldolese.

Quel lontano giorno Romualdo fu certamente ispirato da Qualcuno quando scelse il luogo per fondare l’eremo, perché la foresta, ogni essere che vi si nasconde, ogni pietra, ogni singolo segno dell’uomo, donano al visitatore, credente o no, un grande senso di pace e di grandiosità e, a me, tanto stupore per aver trovato uno scrigno ricolmo d’arte.

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Questa mia ennesima visita – sì, perché molte altre volte mi sono arrampicato fin quassù – all’Eremo di Calmaldoli è nata dalla volontà di riempirmi gli occhi di colori e immagini degli affreschi e delle tele che la chiesa dedicata a San Salvatore Trasfigurato offre ai suoi visitatori. Quindi non sono andato, come è successo altre volte, alla ricerca dei naturalissimi prodotti dell’Antica Farmacia di Camaldoli, ma alla scoperta del suo grande patrimonio artistico.

La chiesa è situata al centro dell’eremo esattamente sul punto dove era l’antico oratorio fondato da San Romualdo andato in rovina con il tempo. Nel XIII secolo fu costruito il tempio. Nel 1220, al termine della sua edificazione, fu consacrata dal cardinale Conte Ugolino di Segni che qualche tempo più tardi divenne papa Gregorio IX.

San Salvatore Trasfigurato fu più volte restaurata. Già trent’anni dopo la consacrazione necessitò dell’opera di ristrutturazione. L’ultimo intervento umano sembra che sia stato eseguito tra il 1575 e il 1669 donandole un certo gusto barocco, mentre la facciata che vediamo oggigiorno fu costruita davanti alla precedente tra il 1713 e il 1714. Come visibile in parte nella fotografia della facciata, ci sono delle nicchie sono presenti le statue di Cristo, San Romualdo e di San Benedetto.

Ma varchiamo la porta d’ingresso.

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La prima parte del tempio che incontriamo è l’atrio dove sulla porta d’accesso alla chiesa c’è un bassorilievo di Tommaso Flamberti che raffigura una Madonna col Bambino.

Oltre l’atrio troviamo il transetto. Che cos’è? Senza andar nel complicato, questa struttura architettonica è semplicemente una navata trasversale che viene costruita oltre la porta d’ingresso di un atrio.

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Subito rimango colpito dalla bellezza delle opere d’arte. La volta è stata decorata con preziosi stucchi nel 1669 secondo lo stile barocco e alla destra della porta d’ingresso alla chiesa è presente una tela, attribuita a Giovan Battista Naldini, che rappresenta la Madonna con il Bambino circondata da San Benedetto, San Gerolamo, San Romualdo e Santa Lucia.

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Sulla parte di sinistra c’è un’altra tela su un altare. È un’opera più recente. Il quadro è stato dipinto nel 1856 da un artista di Montepulciano, Candido Sorbini e rappresenta l’Immacolata Concezione.

Ma non è finita qui. Nel transetto c’è un affresco del XVII secolo dipinto da Giovanni Drago ed è intitolato la Visione di San Romualdo. E poco discoste altre tele abbelliscono e impreziosiscono la struttura; sono i quattro Padri della Chiesa: San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, San Gerolamo e Sant’Agostino. Tutte opere del Passignano.

Del XVII secolo sono le decorazioni dorate dell’abside. Gli affreschi presenti nel catino absidale sono stati realizzati nel secolo scorso dal pittore Ezio Giovannozzi (1937) e rappresentano il Santo Salvatore Trasfigurato. Al centro dell’Abside c’è una pala di scuola toscana (1593): Cristo crocefisso adorato da San Pietro, San Paolo, San Romualdo e San Francesco. Ai suoi lati due tabernacoli opera di Gino da Settignano (a sinistra) e Tommaso Flamberti (a destra).

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Nella Cappella dedicata a Sant’Antonio Abate è conservata una preziosa “chicca” artistica del XV secolo. Si tratta di un altorilievo in ceramica invetriata opera di Andrea della Robbia. Raffigura la Vergine e il Bambino con i Santi.

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Parlare di tutte le opere esposte nella chiesa dell’Eremo di Camaldoli è possibile ma risulterebbe un articolo che va ben oltre le semplice due paginette. Non basterebbe un libretto di una ventina di pagine…

Diciamo che questo scritto può rappresentare come un celato invito a recarvi all’antico Eremo di Camaldoli. Vedere coi propri occhi questi capolavori, vi assicuro, è molto più soddisfacente che ammirarli tramite una semplice fotografia.

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Vale la pena fare un bel viaggetto e rimanere qualche giorno in Casentino. Questa leggiadra terra di Toscana, oltre alla spiritualità, offre tante altre cose preziose: i profumi della foresta incontaminata, i sapori della cucina tradizionale, la natura, una fauna ricca e varia e, soprattutto… un grande senso di libertà.

© copyright Alberto Pestelli 2014

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Fotografie di Alberto Pestelli tranne:

Camaldoli chiesa dell’eremo” di Francesco Gasparetti from Senigallia, Italy – Camaldoli: chiesa dell’eremo. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons.

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CC BY-NC-ND 4.0 Uno scrigno d’arte all’Eremo di Camaldoli by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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