Anna Conte, donna eroica dell’anno, e il suo libro “Tacco 12. In bilico sulla vita”.

di Maria Iorillo

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Ho incontrato Anna Conte lo scorso 8 luglio alla presentazione del suo libro durante l’evento dedicato alla sclerodermia e alle malattie rare tenutosi nella sala conferenze della sede di rappresentanza del Parlamento europeo e della Commissione europea a Roma. Bellissima ed elegante, con il suo tacco vertiginoso, e negli occhi lo stupore per ciò che le accadeva intorno, Anna mi ha colpito per la spontaneità e la simpatia. Mi hanno emozionato il suo intervento e la sintesi della sua vita, e, dopo aver letto il libro, sono ancora più commossa per il messaggio che trasmette. Donna dotata di “leggerezza calviniana”, che non è superficialità, e con la quale riesce a convivere con la sua malattia senza commiserarsi né facendo pesare agli altri il suo status. “Leggerezza” che le permette di continuare ad essere femminile, di mettere passione in tutto quello che fa e di “donarsi” serenamente all’amicizia, all’amore, alla maternità.

“Tacco 12. In bilico sulla vita” è un racconto autobiografico e intimista, il resoconto di una vita talmente straordinaria che le è stato assegnato, dal presidente Napolitano, il premio come donna eroica dell’anno. Anna racconta gli eventi più importanti, della sua vita e della sua malattia, alla figlia, a noi, ma anche a se stessa perché ripercorre il suo viaggio dando un senso al suo vissuto. Lo fa con una semplicità e con un’ironia sorprendenti (perché, secondo una citazione di V. Hugo riportata nel libro, la libertà comincia dall’ironia).

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Si ha la sensazione di stare seduti nel salotto di casa con l’amica Anna che, sorridente, condivide con noi le riflessioni sui valori reali della vita e le sue esperienze. L’adolescenza e i problemi di anoressia e bulimia, le amicizie e l’amore, gli affetti veri e quelli difficili, le bellezze della natura, la scoperta, circa trenta anni fa, della sclerodermia e il rapporto con essa. Rapporto complesso ma che Anna riesce con coraggio e forza a viverlo “con leggerezza”, ironia e maturità: prendendo a braccetto la malattia e portandola sempre con sé. E con essa, Anna ha concluso con successo i suoi studi, si è impegnata nel suo lavoro di architetto e ha sposato l’uomo che ama. Tra una visita e l’altra negli ospedali italiani, Anna si è assunta le responsabilità della sua vita, della malattia, della famiglia: ha cresciuto una figlia e ha adottato un figlio. La caparbietà, la determinazione, l’amore per la vita, il vedere gli aspetti positivi anche in situazioni difficili non l’hanno mai fatta desistere e, col sorriso sul suo bel viso e la speranza nel cuore, prosegue il viaggio, fronteggiando con determinazione tutto quello che le viene donato dal destino. Anzi, la malattia l’ha resa più sensibile e aperta agli altri, perché Anna dà conforto, calore e speranza a chiunque incontra sulla sua strada, a chiunque ne abbia bisogno. Nel libro racconta situazioni nelle quali una qualsiasi altra donna sarebbe crollata; invece lei si muove con naturalezza ed eleganza, anche con l’imbarazzante e ingombrante borsetta dell’ossigeno, quella che la fa andare avanti in attesa del trapianto, ma che nel frattempo diventa invisibile agli occhi di chi viene colpito emotivamente dalla solarità e dall’umanità di Anna.

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A chi affronta la vita con superficialità o piangendosi addosso per nulla, Anna insegna che la vita è straordinaria e ogni cosa va accettata e gestita con rispetto, con coraggio, con amore e che ogni situazione negativa reca in sé elementi positivi, che spesso non sono di immediata comprensione. Ѐ questa “la preghiera” che Anna rivolge alla figlia (e a noi tutti): vivere pienamente il viaggio e sorridere sempre, nonostante i “sacrifici” che spesso richiede, perché esso offre sempre nuove opportunità e occasioni da sfruttare e che sono motivo di crescita! Ed è lo splendore che riusciamo a dare alla nostra vita ciò che ci rende unici, sereni… e amati!

© copyright Maria Iorillo

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