Le navi antiche di Pisa

di Gabriele Antonacci

Il Museo delle Navi Antiche di Pisa raccoglie in modo straordinario quanto rinvenuto in uno dei più importanti cantieri archeologici europei degli ultimi trenta anni. Evidenzia l’intimo collegamento tra le civiltà del Mediterraneo e la Toscana, e si propone come uno dei luoghi culturali da cui far ripartire un nuovo modello di turismo dell’epoca post-COVID, che vada alla ricerca delle nostre origini e della nostra storia.

Firenze, Battistero di San Giovanni, bassorilievo di sarcofago di epoca romana con rappresentazione della produzione del vino e del commercio navale (Antonacci, 2016)

Il viaggio alla scoperta delle Navi Antiche di Pisa inizia da quello che è probabilmente il centro della Toscana, il Battistero di San Giovanni a Firenze dove, su una parete esterna possiamo ammirare un bassorilievo, un tempo parte di un sarcofago di epoca romana, che rappresenta la produzione del vino e il commercio navale: testimonianza normalmente ignorata nell’abbaglio delle meraviglie del luogo, ma di grande importanza storica rappresentando plasticamente gli scambi commerciali del tempo.

La Toscana è uno dei luoghi più straordinari da un punto di vista archeologico, e non finirà mai di stupirci; i ritrovamenti nella zona di San Rossore a Pisa mettono in evidenza la fitta trama commerciale che un tempo collegava città, campagne, centri industriali. Le relazioni si estendevano dai porti toscani ramificandosi in tutto il Mediterraneo: ad esempio le lapidi in greco in Santa Felicita e il culto di Santa Reparata a Firenze, martire di Cesarea del III secolo, testimoniano come la colonia di Florentia fosse un centro strettamente collegato con la Siria. I materiali scambiati erano innumerevoli. Dalla Tuscia partivano, a esempio, le anfore Empolitane, le terre sigillate di Arezzo, i marmi lunensi, tutti i prodotti della campagna, i minerali dell’isola d’Elba e delle Colline Metallifere. Dal Medio Oriente arrivavano i marmi preziosi che si riescono a esempio a scorgere nella chiesa fiorentina di San Miniato, e innumerevoli prodotti di ogni tipo entravano in competizione con i prodotti locali: la globalizzazione non è certo un’invenzione moderna, e probabilmente sulle mense di Florentia arrivavano aromi orientali, olio egiziano, frutta spagnola e pesce fresco dalla costa. Non dimentichiamo che l’Arno era un’importante via fluviale. Chi si recava a Roma senz’altro nella buona stagione poteva privilegiare la via fluviale e marittima, più rapida delle vie interne. A Florentia c’era il porto terminale destinazione di molte merci scaricate nel Sinus Pisanus, il vasto golfo che un tempo esisteva tra Livorno e Pisa dove era presente un importante sistema portuale capace di accogliere le navi onerarie: una superficie paragonabile al Mar Piccolo di Taranto, per dare un’idea. Il relitto trovato a Madrague de Giens, Francia (I sec. a.C.) è esempio della grandezza delle imbarcazioni che entravano in questi porti: misurava in origine 40 m di lunghezza, con portata di 400 t, capace di portare 7000-10000 anfore. Ma quali tracce sono state trovate nella città della Torre di questa imponente via commerciale?

Nel dicembre del 1998 le Ferrovie dello Stato avevano iniziato in un’area prossima alla stazione di San Rossore i lavori per un edificio destinato ad importanti impianti tecnologici destinati al controllo del traffico ferroviario. Durante le fasi di prospezione vennero ritrovati dei reperti, che portarono al fermo dei lavori e all’ingresso in campo degli archeologi. L’edificio ferroviario verrà successivamente realizzato in altra zona, quanto era stato rinvenuto era troppo importante.

Il cantiere di scavo delle Navi Antiche di Pisa nei pressi della stazione di San Rossore (Antonacci, 2015)

Nave dopo nave, anfora dopo anfora il sito ha offerto i resti, ben conservati, di decine di imbarcazioni e del loro preziosissimo carico, che è stato catalogato e conservato in migliaia di casse. Il lavoro non è stato semplice, l’area era un pantano, ma sono state trovate soluzioni per estrarre e salvare gli scafi: quanto trovato è una delle più grandi scoperte archeologiche del XX secolo, e le ricerche sono state eseguite con le tecnologie di recupero più raffinate.

Ho avuto modo di visitare il cantiere di scavo nella primavera del 2015, insieme con la mia famiglia, partecipando a una visita guidata predisposta dalla cooperativa incaricata di organizzare le visite a molti siti delle Toscana: con loro avevo già visto i magazzini del museo archeologico di Firenze e gli scavi del teatro romano sotto il palazzo della Signoria, apprezzando l’alto livello delle spiegazioni e una buona logistica. Anche a Pisa la guida era un’archeologa professionista, che aveva partecipato agli scavi e che forniva le esperienze di chi veramente aveva vissuto la storia della scoperta sul campo. Quanto si dispiegò davanti ai miei occhi mi lasciò quasi senza parole: a pochi passi da Piazza dei Miracoli c’era la meraviglia di una grande scoperta archeologica che materializzava davanti ai miei occhi tutta la vita dei commercianti mediterranei, di cui vi propongo alcune foto. In quel periodo era stata fatta una prima esposizione dei reperti, utilizzando spazi espositivi provvisori nell’area prossima agli scavi: per quanto preliminare, aveva una sua grande efficacia, in quanto vicino agli scavi e al lavoro degli archeologi.

Monete romane nell’esposizione presso il cantiere di scavo Navi Antiche di Pisa (Antonacci, 2015)
Il marinaio e il cane presso il cantiere di scavo Navi Antiche di Pisa (Antonacci, 2015)

Tutto un mondo si dispiegava nelle vetrine e negli spazi espositivi: anfore di tutti i tipi, accessori delle navi, il sacco di sesterzi del terzo secolo ritrovato nella cassa del comandante, con impresse le immagini degli imperatori del terzo secolo quali Eliogabalo, Severo Alessandro, Gordiano, Filippo, Treboniano Gallo e, reperto straordinario, lo scheletro di un marinaio accanto ai resti del proprio cane, testimonianza dell’amicizia tra un uomo e un cane che morirono insieme, non sappiamo in quali tragiche circostanze, duemila anni fa. L’attività degli archeologi con le loro tecnologie all’avanguardia, ha permesso di recuperare scafi e reperti in condizioni di estrema difficoltà.

Cassetta lignea con coperchio presso il cantiere di scavo Navi Antiche di Pisa (Antonacci, 2015)
Gli Arsenali Medicei di Pisa, sede del Museo delle Navi Antiche di Pisa Arsenali Medicei, sul Lungarno Ranieri Simonelli (foto gentilmente concessa dal Museo delle Navi Antiche di Pisa)

Nel dicembre 2017 ho avuto modo di partecipare a una visita guidata al cantiere del nuovo Museo delle Navi Antiche di Pisa, allora in corso di allestimento nello storico edificio degli Arsenali Medicei sul Lungarno Ranieri Simonelli dove tutte le imbarcazioni erano state spostate. La città di Pisa ha trovato una straordinaria soluzione per la sistemazione delle Navi antiche: gli antichi Arsenali Medicei, voluti da Cosimo I nella prima metà del XVI secolo e progettati da Bernardo Buontalenti. Qui un tempo si costruivano le navi della flotta Medicea, e parte della flotta che ha combattuto a Lepanto è stata realizzata qui. Nel tempo la struttura perse di importanza, al crescere di analogo impianto ubicato a Livorno. Nel periodo dei Lorena il vasto edificio diventò la scuderia del reggimento dei Dragoni e rimase destinato a scuderie fino alla seconda metà del XX secolo. Successivamente rimase inutilizzato. Quale migliore collocazione per le navi romane restaurate? Davanti al visitatore si dispiegano al termine del lungo lavoro di recupero, manifestando integralmente il loro fascino e le loro particolarità tecnologiche.

La nave Alkedo, nella fase di recupero presso il cantiere di scavo nel 2015 (Antonacci, 2015)

Non si può che rimanere ammirati di fronte all’Alkedo, nave da guerra riutilizzata da un ricco patrizio per le sue gite e viaggi: è forse l’unica nave dell’antichità di cui conosciamo il nome, riscontrato su un’iscrizione di un legno. Il suo nome è tradotto come “Gabbiano”(4); il mio amico Gianni Marucelli, direttore della rivista “l’Italia l’Uomo l’Ambiente”, propone “Alcedo” o “Martin Pescatore”.

La nave Alkedo, in fase avanzata di restauro durante l’allestimento del Museo delle Navi Antiche di Pisa negli Arsenali Medicei di Pisa (Antonacci, 2017)

Accanto alla nave in fase di restauro finale la sua riproduzione, col simbolo dell’occhio caratteristico di questa tipologia di navi. Se l’Alkedo è stata recuperata quasi integralmente, non così si può dire della grande nave oneraria “A” le cui parti sono state recuperate per circa la metà: le restanti parti sono sotto la linea ferroviaria, in una posizione che le rendono irrecuperabili. La nave portava migliaia di anfore, come tutte le grandi navi da trasporto dell’antichità. L’allestimento museale propone la configurazione del sito al momento del ritrovamento, comprensivo del grande sbarramento metallico che delimitava l’area di scavo rispetto alla ferrovia.

La Nave “D”, adibita al trasporto di sabbia (foto gentilmente concessa dal Museo delle Navi Antiche di Pisa)

Ci sono varie altre navi proposte. La grande imbarcazione fluviale “D” destinata al trasporto della sabbia; la barca asimmetrica attrezzata per il pilotaggio da un solo lato come le gondole veneziane; il traghetto adatto ai fondali bassi.

Qui fermo la mia rapida descrizione, invitando tutti voi a fare un viaggio a Pisa per visitare questo sito, inaugurato il 16 giugno 2019, vero museo archeologico della città, in cui vengono spiegate le relazioni tra Pisa, il porto e i suoi fiumi, l’Arno e l’Auser, l’antico Serchio che qui un tempo arrivava.

E, se la vista delle navi vi renderà concretamente presente l’importanza delle relazioni commerciali esistenti tra questa terra e tutte le coste del Mediterraneo, dovete sapere che l’area degli scavi archeologici adiacente agli Arsenali Repubblicani – prossima all’Arsenale Mediceo dove si trova il Museo – è stata dedicata al Prof. Khaled al-Assad, il grande testimone dell’archeologia siriana direttore degli scavi di Palmira ucciso dall’Isis. L’intitolazione è avvenuta il 17 ottobre 2015 dal Presidente Sergio Mattarella e dal Sindaco di Pisa Marco Filippeschi, durante la cerimonia di inaugurazione degli Arsenali Repubblicani restaurati. La memoria del Prof. Khaled al-Assad, in prossimità al Museo delle Navi Antiche di Pisa, è un’ineguagliabile testimonianza della relazione spirituale esistente tra le terre toscane e la Siria.    

Per chiudere questo mio sintetico articolo desidero ringraziare il Museo delle Navi Antiche di Pisa per la concessione dell’autorizzazione alla pubblicazione delle foto.

   Firenze, 16 marzo 2021                                               Gabriele Antonacci

                                                                             gabriele.antonacci@gmail.com

 

È vietato riutilizzare tutte le immagini riprodotte al di fuori della presente pubblicazione

 

Per informazioni sugli scavi e sul museo consiglio di visitare il sito https://www.navidipisa.it e la rivista GRADUS direttamente scaricabile dal sito con innumerevoli temi archeologici; inoltre suggerisco alcuni articoli, con numerosi approfondimenti sull’argomento.

Galleria fotografica

  1. Andrea Camilli, Fabio Fiesoli, Fabrizio Gennai, “Il Centro di Restauro del Legno Bagnato di Pisa”, GRADUS, 2013
  2. Andrea Camilli “Il Cimitero delle navi. Perché tante navi in quel posto?” in “Pisa. Un viaggio nel mare dell’antichità”, Milano 2006
  3. Andrea Camilli, Elisabetta Setari “Il Museo delle Navi Antiche di Pisa”, in “Pisa allo Specchio. I Musei e le Collezioni Pisane”, 2012
  4. Andrea Camilli, Elisabetta Setari “Le navi Antiche di Pisa – Guida Archeologica”; Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e Mondadori Electa S.p.A., 2005
  5. Giulia Boetto, “imbarcazioni da carico e il commercio marittimo in epoca romana” su https://web.rgzm.de/
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