Il Contadino e DolceMiele

Un racconto di Carmelo Colelli

Il contadino era nel suo campo a curare le sue piante e i suoi fiori, spaziava con il suo sguardo verso il cielo azzurro, pieno di luce, guardava all’orizzonte meravigliandosi dei mille colori, che la natura gli mostrava, sempre più belli.

Un giorno, forse per il caldo o per la stanchezza si addormentò sotto l’albero più grande e frondoso, sopra di lui svolazzavano gli uccelli e cantavano le cicale.

Sognò di trovarsi nella sua terra, di guardare l’infinito e vide venirgli incontro una donna dai capelli biondi, bella, elegante, luminosa, ella avanzava piano e silenziosa.

Furono di fronte, si guardarono, la donna non parlava molto, il contadino, invece, chiacchierone, raccontava, immaginava.

Fissò i suoi bellissimi occhi azzurri e sentì che quella donna, come tutte le donne, voleva essere amata.

Non conosceva il suo nome, la chiamò DolceMiele.

Si avvicinò, le prese la mano e camminarono sotto il sole, attorno a loro farfalle bianche che svolazzavano festanti.

Arrivarono oltre la collina, al mare, si meravigliarono della bellezza e della dolcezza della riva nell’accogliere l’onda, un gioco infinito di prendersi e lasciarsi, un toccarsi ed accarezzarsi, una evidente esplosione della bellezza della natura.

DolceMiele, spiegò al suo contadino che ogni donna cammina, va avanti, urta, cade, si rialza e cammina ancora, ogni donna ama la vita in tutte le maniere.

Il contadino era meravigliato da tanta bellezza d’animo.

DolceMiele, il suo amore e il suo desiderio di essere amata lo faceva sentire come una canzone leggera-leggera, come un alito di vento, che ti tocca e ti avvolge, come un profumo che si sparge per l’aria.

Gli occhi, in pochi istanti, si comunicarono infiniti discorsi, le mani cercarono i corpi, le bocche furono vicine, vicinissime, unite e fu un attimo…

Si ritrovarono fuori dal tempo, in un mondo magico e meraviglioso, i loro cuori palpitavano all’unisono, nell’aria una dolce musica, erano nel mondo dell’Amore.

I due corpi erano tutt’uno, l’acqua li lambiva e li accarezzava, come a cullare il loro sogno ed il loro amore.

All’orizzonte, il sole, rosso, piano-piano calava sempre più giù nell’acqua.

Il giorno stava finendo e salutava con il rosso della passione gli uomini che lo avevano arricchito con le loro storie ed i loro amori, quella sera, quel giorno e quel sole, vollero salutare con un cielo più rosso e più bello, il contadino e la sua DolceMiele.

Il contadino, svegliato, dal vento fresco della sera, si guardò intorno e poco distante vide una donna, dai capelli bianchi, ancora, bella, elegante, luminosa, avanzava piano e silenziosa verso di lui, si avvicinò, lo guardò, nei suoi occhi scuri e profondi ed egli riscoprì ancora quanto l’amava.

DolceMiele lo prese per mano e tornarono verso casa, lungo il cammino si raccontarono la bellezza di aver vissuto ancora un altro giorno d’amore.

Da quel lontano primo giorno ne erano passati veramente tanti.

I giorni passano, non muoiono, vivono per sempre e conservano gelosamente ciò che hanno visto e vissuto: l’Amore.

Carmelo Colelli


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PER UN NUOVO CORPO FORESTALE DELLO STATO

A cura di Gianni Marucelli

I responsabili di questa rivista non si sono mai nascosti: quando i Governi a guida Letta e poi Renzi hanno progettato e poi attuato la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, abbiamo agevolmente profetizzato che quest’atto si sarebbe rivelato una sciagura per l’ambiente e per tutta la collettività. Così è stato: nonostante l’azione dei Carabinieri Forestali, settore in cui sono confluiti parte dei dipendenti del disciolto CFS, i reati contro l’ambiente si sono moltiplicati, l’opera di prevenzione e vigilanza nelle foreste e nelle aree naturali è fortemente diminuita, i devastanti incendi dell’estate 2017 in tanti luoghi (il Monte Morrone, le foreste piemontesi, poi il Monte Serra ecc.), senza la regia del Corpo Forestale, sono stati combattuti con meno efficacia.

Stemma del Corpo Forestale dello Stato

Il nostro Paese, dal territorio così fragile e soggetto a tanti eventi calamitosi, non può letteralmente permettersi di non avere un Corpo di Polizia delle Foreste, che svolga non solo attività di prevenzione e repressione, ma anche di cura, con perizia tecnica e scientifica, del patrimonio boschivo.

È per questo motivo che volentieri aderiamo all’appello lanciato dall’alpinista, scultore e scrittore Mauro Corona perché si ripristini al più, anche se sotto altro nome, quel Corpo Forestale che ha meriti secolari nella tutela dell’ambiente.

Di conseguenza, invitiamo tutti i nostri lettori a firmarlo, unendosi alle decine di migliaia d’italiani che lo hanno già fatto.

Chi volesse sostenere Mauro Corona in questa battaglia può andare a sottoscrivere la petizione “Ripristiniamo le Guardie Forestali dello Stato”.  , cliccando su questo link.

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