Lettera della Federazione Nazionale Pro Natura al Presidente del Consiglio dei Ministri

La Federazione Nazionale Pro Natura ci ha inviato una importante lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Giuseppe Conte, invitando i nostri lettori e amici a leggerla, a riflettere e, se possibile, a divulgarla. Pubblichiamo l’intero testo della lettera in questa pagina. Inoltre è possibile scaricare la lettera nel formato PDF dal link a fondo pagina.

FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

15 novembre 2018

Via Pastrengo 13
10128 Torino
Tel. 011.5096618
E-mail: info@pro-natura.it
PEC: federazione.pronatura@pec.it

Prof. Giuseppe Conte
, Presidente del Consiglio dei Ministri

presidente@pec.governo.it

Egregio Sig. Presidente,
le tragedie di questi giorni causate da eventi meteorologici particolarmente violenti, che hanno riguardato numerose Regioni italiane, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, dalla Liguria alla Sicilia, evidenziano, ancora una volta, la fragilità del nostro territorio. 
Fragilità le cui cause sono riconducibili in parte alla conformazione fisica della Penisola ma anche e soprattutto ad una gestione del territorio incauta e talvolta sconsiderata, che sempre più si appalesa quando imperversano condizioni atmosferiche estreme. Abbiamo assistito inermi alla furia degli elementi ed alle catastrofiche conseguenze in molte Regioni del nostro paese: frane, allagamenti, intere foreste distrutte e morti.
 Ed intanto piangiamo in maniera corale le vittime.
In queste occasioni molte persone si sentono smarrite e guardano con diffidenza alla natura che appare matrigna e crudele.
 Nel 2018 si continua a piangere vittime per i disastri ambientali, perché per più di 60 anni questo Paese non è stato in grado di portare avanti delle visioni lungimiranti e trattare il territorio ed i fiumi nella maniera adeguata.
 I dati CNR e ISPRA parlano di oltre 2000 vittime e oltre 500 mila sfollati con danni fino a 3,5 miliardi di euro l’anno; ben 6.183.364 persone vivono in aree a rischio. Si tratta di cifre insostenibili per un paese come il nostro che si ritiene “civile” e che ha inserito nell’articolo 9 della sua Costituzione il rispetto del paesaggio.
 In più circostanze abbiamo cercato di richiamare l’attenzione dei governi e delle autorità locali sulla necessità di mettere mano ad una manutenzione del territorio in grado di evitare le tragedia a cui abbiamo assistito, in modo da attenuare i dissesti ecologici e ambientali che hanno devastato e alterato l’aspetto paesaggistico e l’assetto di interi territori.
 Oggi non mancano le competenze e le conoscenze scientifiche per evitare che quanto accaduto diventi normalità nel prossimo periodo, finanche ad aggravarsi. È necessario porre questo obiettivo tra le priorità invece che versare lacrime di coccodrillo, piangendo altri morti in futuro. 
La tragedia di Casteldaccia, in Sicilia, ha notevolmente colpito la sensibilità pubblica.
 Non si dimentichi tuttavia che i membri della famiglia, uccisi dalla furia delle acque, risiedevano in una villetta costruita addirittura nell’alveo di un fiume.
 Non si può concepire che dal 2008 la casa abusiva di Casteldaccia sia divenuta una tomba per vittime inconsapevoli invece di essere demolita come le norme prevedono. 
Il luogo in cui si è consumata la tragedia è una zona ad altissima pericolosità secondo il Piano di Assetto Idrogeologico e l’edificio abusivo non era neanche segnato sulle mappe. 
Di abusivismo ormai si muore!
 I fiumi devono avere sempre il loro spazio di espansione e non devono assolutamente essere divorati o ingabbiati. È necessario un cambiamento radicale rispetto alle opere tradizionali di difesa dalle alluvioni.

Fondamentale rimane la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua come riconosciuto dalla Direttiva Alluvioni (2007/60/CE). Tale direttiva chiede di mettere in atto tutte le sinergie possibili tra obiettivi di qualità ecologica dei fiumi e riduzione del rischio idraulico applicando un approccio mirato a dare “più spazio ai fiumi”. La stessa Direttiva afferma che i Piani di Gestione del Rischio di alluvioni “al fine di conferire maggiore spazio ai fiumi” dovrebbero comprendere, ovunque possibile “il mantenimento e/o il ripristino delle pianure alluvionali”, ovvero interventi di riqualificazione morfologica.

Il ruolo del Governo è importantissimo. È necessario pianificare e fare programmazione per la corretta gestione dei bacini idrografici, che vanno controllati e tutelati seguendo le direttive comunitarie. È necessaria innovazione per il nostro patrimonio fluviale che non significa affatto grandi opere ma restituire ai fiumi la naturalità sottratta negli anni, sostituita da una visione semplificata ed ingegneristica dei corsi d’acqua. Bisogna tornare a fare pace con la natura e cominciare a chiederle scusa, abbassare la testa e fare un passo indietro.

Tutto ciò lo andiamo ripetendo da anni, decenni, purtroppo inascoltati.
 Proprio mentre la furia delle acque si era appena ritirata dal luogo in cui due famiglie, tra cui alcuni bambini, avevano trovato la morte e intere foreste subivano la devastazione a causa dei venti quasi ciclonici che si abbattevano all’interno di vallate alpine, un Ministro del suo Governo, senza neppure attendere una puntuale conoscenza dei fenomeni, dei loro effetti sulle cose, sulla natura e sulle persone, ancora prima dell’individuazione delle cause, non trovava nulla di meglio che puntare l’indice sugli ambientalisti definendoli “ambientalisti da salotto”.
 Non sono certo state ispirate dai naturalisti e dagli ambientalisti le alterazioni di gran parte dei corsi d’acqua, degli alvei e delle foci così come certamente non sono stati gli ambientalisti ad ispirare gli abusi edilizi e i condoni che negli anni si sono susseguiti, compreso l’ultimo, quello che riguarda le aree terremotate di Ischia, che proprio il Governo da Lei presieduto ha varato.
 Ci meraviglia, Signor Presidente, che non si sia sentito in dovere di correggere le dichiarazioni di un suo Ministro o, quanto meno, di attenuarne la gravità e l’inopportunità in quella drammatica circostanza. Così come ci meraviglia il fatto che neppure il Ministro dell’Ambiente non abbia trovato nulla da correggere nelle dichiarazioni rilasciate da un suo collega di Governo.
 Da parte nostra, seppure con amarezza, prendiamo atto dell’orientamento manifestato dal Ministro e, purtroppo, anche della condivisione all’interno del Governo.
 Settant’anni di vita della Federazione Nazionale Pro Natura, celebrati proprio quest’anno, sono una storia sufficiente per rigettare inopportune e offensive affermazioni. 
Rigettiamo tale espressione, ritenendola assolutamente indegna di un Ministro della Repubblica, rivolta per altro ad una componente sociale, culturale e scientifica del nostro paese che ha cercato sempre un approccio costruttivo con le istituzioni.
 Se da un lato possiamo sentirci come ambientalisti e naturalisti offesi da volgari affermazioni dall’altro ci sentiamo ampiamente ripagati dal riconoscimento che il Presidente della Repubblica, ha voluto fare l’onore di riservarci in occasione delle celebrazioni per i nostri 70 anni.
 La nostra speranza è che alle esternazioni offensive, non facciano seguito interventi sul territorio che aggravino ulteriormente il quadro drammatico che si è creato. Da parte nostra continueremo a fornire la nostra collaborazione ma anche a denunciare quegli interventi che riteniamo dannosi per la natura e per l’ambiente.
Ringraziando per l’attenzione, porgiamo distinti saluti.

Il Presidente La Vicepresidente (Prof. Mauro Furlani) (Dott.ssa Piera Lisa Di Felice)

 

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DOPO L’APOCALISSE

A cura di Gianni Marucelli

La terribile bufera di vento e pioggia che si è abbattuta sull’Italia nei giorni scorsi ha devastato e distrutto alcune tra le più belle foreste di conifere delle Alpi.

Ad esempio, la stupenda Val Visdende, e la più nota Alpe di Paneveggio, dove la foresta dei Violini, così chiamata perché il prezioso legno degli abeti rossi veniva impiegato in liuteria fin dai tempi di Stradivari (che qui veniva a scegliere il materiale per i suoi strumenti), è praticamente stata annientata. L’elenco è lungo, e ferisce profondamente l’animo di chi ama queste montagne.

È difficile anche azzardare una stima del numero di piante abbattute dal cataclisma: i forestali contano, com’è loro costume, i danni in metri cubi di legname; ma ogni abete, ogni larice è un essere vivente, ucciso da una tempesta quale non si ricorda sia mai accaduta… probabilmente, sono milioni.

Che cosa è accaduto a tutti gli altri organismi che vivevano in questi boschi? La dottoressa Paola Favero, dirigente dei Carabinieri Forestali di Vittorio Veneto, in un’intervista afferma che probabilmente sono stati anch’essi uccisi. Caprioli, cervi, martore, lepri, uccelli di ogni specie, e tutti gli altri animali, a centinaia di migliaia, sono morti.

Il disastro è totale, irrimediabile se si ragiona in termini di temporalità umana.

Ci vorranno decine e decine di anni per riportare queste zone all’aspetto che avevano solo dieci giorni fa.

Gli esperti già discutono se sia opportuno ripristinare il bosco escludendo in parte gli abeti rossi, in favore dei larici e dei faggi. Comunque sia, bisognerà ragionare pensando che le temperature medie alpine aumenteranno ancora, nei prossimi anni, e quindi effettuare delle scelte molto ponderate in relazione ai cambiamenti climatici e alla loro mitigazione.

 

Purtroppo, non si torna indietro: chi s’illude che cambieremo le nostre abitudini energetiche e che, di colpo, il problema si risolverà da solo, dovrà rassegnarsi davanti alla inequivocabile realtà dei fatti.

Di fronte a questo disastro, come ambientalisti ci sentiamo solo di suggerire alcuni interventi immediati che, pensiamo, non incontreranno l’opposizione di nessuno (se non dei soliti idioti).

Agire con tempestività sui versanti dove la vegetazione è scomparsa, per evitare frane disastrose; cercare di contenere il rischio-alluvioni mettendo in sicurezza i tanti torrenti e fiumi a carattere torrentizio che insistono in queste zone; vietare l’attività venatoria e ogni altro intervento umano di sfruttamento della montagna.

Regole che sembrerebbero logiche, ma che tuttavia sappiamo già che si scontreranno con i corporativismi e i piccoli egoismi locali.

Infine: non lesinare le risorse economiche. Di fronte ai cataclismi, è giusto “fregarsene” del deficit e degli eventuali proteste europee.

Fonte della fotografia: www.mountlive.com

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Il N° 10, anno V, Novembre 2018 è on line

Il n° 10, anno V, Novembre 2018 della nostra rivista è disponibile al download. Potete accedere alla pagina dedicata ai numeri della rivista nel formato PDF cliccando il link al termine dell’articolo o accedendo dalla home page e cliccando nel menù “Scarica la Rivista”.


Hanno collaborato in questo numero: Gianni Marucelli, Mariangela Corrieri, Carlo Menzinger di Preussenthal, Roberto Zeloni, Alberto Pestelli

In questo numero

Pagina 3
Editoriale del direttore a cura di Gianni Marucelli
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Pagina 5
La caccia – a cura di Mariangela Corrieri
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Pagina 10
Cartolina dal Portogallo: Cascais, l’esilio dei re – a cura di Gianni Marucelli
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Pagina 14
Reportage fotografico della gita di Pro Natura Firenze al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza – a cura di Alberto Pestelli
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Pagina 19
Sardegna: il Castello della Fava a Posada – a cura di Gianni Marucelli – fotografie a cura di Gianni Marucelli & Alberto Pestelli
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Pagina 23
L’acquarello – Parte 3 & 4 – Un racconto di Roberto Zeloni
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Pagina 27
Il cipresso – un racconto di Carlo Menzinger di Preussenthal.

 

Potete entrare nella pagina “Scarica la Rivista”

cliccando QUI

 

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