I TRE COMPARI DEL PASSO PORDOI

Uno scellerato patto contro il Lupo, di Toscana, Trentino e Sudtirolo

a cura di Gianni Marucelli

All’inizio di Agosto, pare al Passo Pordoi ma questo a poca importanza, si sono incontrati gli Assessori all’Agricoltura e Foreste, con poteri sull’attività venatoria, della Regione Toscana (Mauro Remaschi, un nome, una garanzia anti-ambiente), dell’Alto Adige (Schuler) e del Trentino (Dallapiccola), non per fare una salutare escursione e rinfrescarsi le idee con l’aria delle Dolomiti, ma per accordarsi circa una richiesta, da presentare all’Unione Europea, per gestire in autonomia i Lupi presenti sui propri territori, decretandone anche l’abbattimento in casi particolari.

Su questa tematica ci siamo espressi più volte, e non amiamo ripeterci. Ma ci corre l’obbligo di segnalare ancora che il Lupo è una specie altamente protetta, in campo nazionale ed europeo, e un accordo tra assessori per violare nei fatti la legge è quanto di più ripugnante possa esistere.

Ma veniamo alla situazione: di Lupi, in Trentino e soprattutto in Alto Adige, ce ne sono davvero pochi, tornati in queste zone dopo essere stati sterminati entro l’inizio del ‘900.

Altra la situazione numerica della Toscana, regione nella quale i lupi sono alcune centinaia, ibridi compresi, diffusi un po’ su tutto il territorio. Ciò ha determinato un conflitto d’interessi con gli allevatori di ovini (raro il caso che questo predatore assalga animali di dimensioni maggiori); i danni subìti da questi pastori sono però risarciti dalla Regione, in massima parte, e comunque è da tempo che si sta agendo per dotare gli allevatori di tutti i presidi (cani da guardia compresi) per minimizzare il problema. D’altra parte, la presenza del Lupo ha contribuito a tenere sotto controllo gli ungulati (specie i cinghiali) contro cui è risultata inutile anche la deroga, voluta dall’Assessore Remaschi, che ha consentito di sparare a questi animali per tutto l’anno. È superfluo sottolineare come i danni inflitti dagli ungulati alle colture siano di gran lunga maggiori di quelli provocati dai Lupi alla pastorizia.

Torniamo in fretta al Trentino e all’Alto Adige: perché gli amministratori si espongono in questo modo per un problema che ancora non si è creato? Il sospetto è che, in questo modo, Schuster e Dallapiccola vogliano tutelarsi anche contro un altro predatore che non sta a loro simpatico: l’Orso bruno. Mille polemiche ha suscitato, poche stagioni fa, l’uccisione dell’orsa Daniza, rea di aver difeso i propri cuccioli da un escursionista sventato, che ha riportato solo qualche ferita. Dato che l’Orso, dopo lo sterminio cui è stato sottoposto, fu reintrodotto nella vallate del Trentino occidentale pochi anni or sono, e rischia di mettere il naso anche in Provincia di Bolzano, è probabile che i due sunnominati Assessori sperino di creare un precedente, nei confronti del Lupo, che consenta loro, poi, di abbattere anche gli Orsi, che certo non costituiscono attualmente un pericolo per nessuno (i plantigradi sono al 90% vegetariani).

Quale logica contorta seguano Schuster e Dallapiccola non ci è dato di sapere.

Ci consola però il fatto che il Ministro dell’Ambiente, Costa, abbia risposto subito seccamente, all’inedito trio incontratosi al Passo Pordoi, che il Lupo non si tocca.

Le associazioni ambientaliste e animaliste hanno preso subito posizione molto netta contro le proposte degli ineffabili politici. Remaschi lo conosciamo e speriamo sinceramente che alle prossime regionali tolga il disturbo (cosa altamente probabile, a meno che non voglia darsi allo sport del “salto della quaglia”). Agli altri due consigliamo di star zitti e di evitare inutili figuracce a livello internazionale.

Infine, riportiamo in calce (potete scaricare il documento direttamente da questa pagina – il link si trova a fondo pagina) la posizione ufficiale in merito dal Presidente della Federazione Nazionale, prof. Mauro Furlani.

 

Accordo tra Province di Trento, Bolzano e Regione Toscana contro il Lupo

La Federazione Pro Natura ha preso nota del singolare accordo, in tema di lupi, tra le province autonome di Bolzano e di Trento e addirittura la regione Toscana, aree geografiche che poco hanno in comune in termini faunistici, soprattutto per quanto riguarda la presenza e la diffusione del Lupo.

L’accordo prevederebbe una richiesta comune da inoltrare all’Unione Europea di deroga della Direttiva Habitat (92/43 CEE) recepita dall’Italia con DPR dell’8 Settembre 1997 n.357 che inserisce il Lupo nell’allegato D, specie prioritaria che richiede norme di protezione rigorosa; il lupo, per altro è inserito anche nelle convenzioni di Berna (allegato II: specie particolarmente protetta) e Washington (allegato II: specie potenzialmente minacciate).

Un eventuale piano di controllo che possa prevedere anche gli abbattimenti contrasta decisamente sia con le normative nazionali (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e del prelievo venatorio) 157/92, che comunitarie e internazionali che l’Italia ha firmato. Confligge, inoltre, con l’attribuzione che la Costituzione riserva allo Stato in merito alla proprietà e alla gestione delle specie faunistiche, non delegabile dunque ad amministrazioni periferiche.

Nelle Province autonome di Trento e Bolzano la presenza del Lupo è ancora abbastanza sporadica e di recente colonizzazione: dunque si tratta di una specie che al momento non produce impatti significativi sul patrimonio zootecnico o su altri settori.

In Toscana il Lupo è ben diffuso e stabile; tuttavia, è proprio grazie alla diffusione e stabilità che perdura da decenni che ha favorito in alcune aree, come quelle delle Foreste Casentinesi, una convivenza con l’uomo e le sue attività, grazie a misure in grado di limitare l’impatto sulle specie allevate abbassando così il livello di conflittualità.

La politica di gestione faunistica della Regione Toscana non è nuova a iniziative eclatanti, prive di fondamento scientifico. La legge obiettivo del 2016 di contenimento del numero di ungulati non ha certo dato i risultati propagandati dall’Amministrazione e in particolare dall’Assessore Marco Remaschi; infatti, in 20 mesi di applicazione della Legge, a fronte di un numero di abbattimenti rilevante (184.774 cinghiali, 27.135 caprioli, 993 cervi, 2456 daini e 217 mufloni, per un totale di 215.575 capi) non è riuscita a contenere il numero e neppure a limitare la loro diffusione. Non si trascuri di considerare che il Lupo è uno dei principali predatori di ungulati e che una sua eventuale riduzione avrebbe ricadute anche sul numero di questi ultimi.

L’impressione che si trae da questo accordo è che prevalga l’attenzione alle prossime elezioni regionali assecondando le richieste dei settori di opinione pubblica più ostile, alimentando il livore e lo schiamazzo di piazza a vantaggio di un approccio razionale e condiviso.

La Federazione nazionale Pro Natura si appella pertanto alla competenza tecnica e alla sensibilità del Ministero dell’Ambiente perché si opponga con gli strumenti in suo possesso per contrastare questa scellerata richiesta che, qualora accolta, non potrà essere in grado di risolvere alcun problema faunistico ma al contrario creerà ulteriore lacerazioni all’interno dell’opinione pubblica, inducendo reazioni estremiste, prive di qualsiasi validità e supporto scientifico.

                                                                                                 Il Presidente

                                                                     (prof. Mauro Furlani)

 

 

 

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Recensione: Maldifiume di Simona Baldanzi

Recensione – a cura di Carmen Ferrari

Simona Baldanzi, Maldifiume, acqua, passi e gente d’Arno

Portogruaro, Ediciclo editore, 2016. E. 15,00

Il libro è vincitore del 1° Premio “Sergio Maldini” per la Letteratura di Viaggio (2018)

Dalla copertina, suggestiva e surreale, dove le case sembrano inondate dall’acqua in una sorta di coabitazione serena, si snodano narrazioni inaspettate, con quel senso della scoperta che accompagna tutti i capitoli.

E’ un Arno che segue la vita; le numerose vite apparse sulle rive nei secoli, con i loro segreti, leggende, tradizioni accumulati a strati, nel tempo, i cambiamenti imposti al corso del fiume, ai suoi abitanti e ai lavori che da esso nascevano.

Ne esce un amore euristico per il fiume e per la sua sostanza acquosa, metafora più volte presente nel suo scorrere, dalla sorgente alla foce. Un nobile quanto bizzarro, a volte lento o agitato percorso di quell’acqua che segue il ciclo della natura, rispuntando dalle cavità rocciose del Falterona, dopo che il mare, con la complicità dell’aria, partorendo le piogge, ha ridato vita alle sorgenti.

Lì, dal monte Falterona, comincia questo viaggio a piedi, ogni volta iniziatico, come per le sue particelle d’acqua, così come è per chi lo ha navigato, attraversato, vissuto per scelta o per obbligo, in una vita non sempre lineare e semplice.

Ma, anche così, ogni volta, il fiume lascia o porta via qualcosa.

Man mano che procede la scrittura, una compagnia numerosa di uomini, donne, bambini, si aggiunge in un’acqua che accomuna le storie che si ascoltano, come quelle delle case, i palazzi, le chiese, gli affreschi, i canneti, le capanne, la mota, la rena, i sassi, le imbarcazioni.

E’ un Arno testimone silente e laborioso che parla a chi lo sa ascoltare. Vi si intravedono affetti particolari che lo legano agli uomini, la cura, la dedizione, giorni e anni passati in sua compagnia, scoperte, ed anche le nuove riscoperte degli abitanti, con il desiderio di viverlo come risorsa naturale perché rinasca la sua cura.

Sono storie che l’acqua ha legato e che fa riemergere per non perderle, così che le loro voci possano ridare linfa a un’umanità che si sta perdendo nelle sue solitudini al posto della socialità che il fiume aveva sviluppato nei luoghi del suo percorso. Una umanità che, fiaccata dalla odierna complessità, spesso si adagia, rinuncia, o diventa impaziente nella sua fretta.

Qui, invece, in questa ricca narrazione la strada percorsa è lenta, senza affanni, aperta alla conoscenza e all’altro, ospitando sentimenti, emozioni, storia antica e contemporanea, bellezza, paura, coraggio e illusione, rinunce e vittorie come nelle genti incontrate: uomini e donne, singoli o nelle voci corali dei gruppi, delle associazioni che cercano di riprendere questa identità fluviale, scoprendo nuove comunanze che sollecitano riflessioni sociali, politiche, economiche.

Diventa a tratti, questa narrazione, un   movimento autobiografico dove l’autrice racchiude parte della sua formazione e questo suo divenire partecipe di una natura che accoglie, rispetta differenze, aspira ad un futuro che apre, probabilmente, a nuove sfide sociali e comunitarie.

Una lettura che avvolge e sazia occasioni di autentico ascolto del fiume, dei luoghi e delle sue genti.

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Il coniglio

IL CONIGLIO

A cura di Mariangela Corrieri

Chi è? Noi tutti crediamo di conoscerlo soltanto perché ne vediamo le immagini ma, in realtà, sappiamo poco del suo carattere e della sua vita.

Allora, ispirandoci al titolo di una collana di libri per bambini di parecchi anni fa, “Conoscere per amare”, ecco una sintetica ma illuminante descrizione di questo animale: chi è e come vive. Per conoscerlo e poi per amarlo.

Il coniglio può vivere fino a 12 anni. È un animale intelligente, estremamente docile e timoroso, in condizioni naturali vive in gruppo, ama saltare e scavare tane per nascondersi e allevare i propri piccoli. Si nutre di erba e verdura fresca. È un amante della corsa e per questo non sopporta le gabbie. Ha un carattere diffidente, ma appena rotto il ghiaccio rivela tutto il suo lato socievole, giocherellone e curioso e molti sono i giochi che possiamo fare con lui. Riesce anche a riportare la palla, come un cane.

Il coniglio ci comprende, se chiamato arriva immediatamente in corsa e quando rientriamo a casa è pronto ad accoglierci con affetto aspettando di essere accarezzato sulla testa, sul nasino, sulle guance. Ma ognuno di loro, essendo un individuo, ha naturalmente le sue preferenze.
Dopo il cane e il gatto è al terzo posto come animale d’affezione nelle scelte degli italiani. Nel nostro Paese sono infatti circa un milione i conigli che vivono in casa ma, mentre cane e gatto hanno varie leggi a loro tutela, il coniglio non ne ha nessuna.

La destinazione finale dei conigli allevati, se si escludono i pets, è il consumo alimentare, la produzione di pellicce, di feltro, di angora e la vivisezione.

I conigli nascono, vivono la loro breve vita e muoiono negli allevamenti intensivi e nella miriade di allevamenti familiari (secondo il Ministero dell’Agricoltura sarebbero 20.000 piccoli e piccolissimi, 8.000 intensivi, mentre non esistono dati sulla miriade di piccoli allevamenti familiari sparsi nel paese). Questi allevamenti sono definiti dalla FAO, Food and Agricolture Organization, a nome delle Nazioni Unite, “un vivaio di malattie emergenti”, e sono responsabili dello sviluppo di pandemie e altri episodi di straordinaria gravità.

Negli allevamenti intensivi i conigli sono rinchiusi in gabbie di batteria, stipati fino a sette nella stessa gabbia, con uno spazio per coniglio pari a meno di un foglio A4. Con le zampe che non possono mai toccare terra e che spesso s’incastrano nella rete ferendoli. Non possono stendersi su un lato e neanche fuggire dagli attacchi dei loro simili. Gabbie sovrapposte una sull’altra con gli escrementi che cadono sugli animali delle gabbie inferiori, forti esalazioni di ammoniaca dannose per la salute degli animali. In queste condizioni allucinanti, i conigli sono afflitti da turbe del comportamento e da gravi problemi fisici che possono provocare anche deformazioni della colonna vertebrale.

Le fattrici vengono inseminate artificialmente circa otto volte all’anno a 10-15 giorni dal parto e durante tutta la durata della loro vita. Possono generare, in un anno, 80 figli. Con questi ritmi intensivi dopo soli due anni, quando la fertilità inizia a calare, vengono abbattute.  I conigli di batteria invece vengono tolti precocemente alla madre e poi, a circa 3 mesi, trasportati al macello.

Quindi, a 80-90 giorni di età il coniglio esce finalmente dalla sua gabbia per l’unico viaggio della sua vita. Purtroppo viene messo in un’altra gabbia ancora più piccola e affollata e caricato sul camion. Dopo un lungo viaggio al sole o sotto la pioggia, esposto ai bisogni dei compagni delle gabbie superori, il coniglio giunge infine a destinazione esausto, quando vivo. Se è fortunato viene stordito con una scossa elettrica, appeso a testa in giù e poi sgozzato, spesso quando è ancora cosciente, ma succede anche che gli animali vengano uccisi spezzando loro il collo a mani nude.

Sono state svolte varie video investigazioni sotto copertura in questi agghiaccianti allevamenti incredibilmente tollerati, investigazioni che hanno permesso di vedere ciò che viene tenuto nascosto. Conigli allevati senza regole e senza controlli. La realtà tragica mostra cuccioli morti e gettati a terra, altri lasciati morire di fame, animali tra pelo sporcizia e mosche, comunemente malati di micosi, encefaliti, infezioni oculari, enteriti, parassitosi alle orecchie, che non ricevono cure adeguate e quando queste vengono somministrate avviene da parte dell’allevatore e quasi mai dal veterinario. La mortalità in questi luoghi è del 30%.

Nell’Unione europea vengono macellati 350 milioni di conigli ogni anno e 900 milioni nel mondo.  L’Italia è uno dei principali produttori di conigli a livello mondiale con 20 milioni di animali allevati, seconda solo alla Cina.

È anche il maggior importatore di pelli per la pellicceria (il 47% delle pelli importate nell’intera UE) anche se le pelli di coniglio generano in Europa solo il 2% del fatturato del settore pellicceria e servono solo come guarnizione. Un coniglio vive tre mesi d’inferno per poi, da morto, decorare il collo di una giacca.

Dopo l’esposizione delle sofferenze che questo pacifico, docile, affettuoso pet subisce dalla violenza e dall’indifferenza umana, la notizia positiva è che il consumo della sua carne è in forte calo. Noi consumatori finali abbiamo la capacità e il potere di indirizzare il mercato e quindi la sorte degli animali d’allevamento.

Inoltre il Parlamento Europeo nel marzo 2017, con un’ampia maggioranza, ha votato a favore della realizzazione di una legge specifica che garantisca standard minimi di protezione ai conigli. La Commissione Europea dovrà legiferare in merito. Questa risoluzione incoraggia a dismettere l’allevamento in batteria (quindi vieta le gabbie), sostituendolo con strutture alternative, come i sistemi in recinto. Verrebbe ridotta la sofferenza degli animali nonché l’uso eccessivo di antibiotici per prevenire il problema dell’antibiotico resistenza che, si prevede, causerà 10 milioni di morti umani nel 2050 in tutto il mondo, più che per i tumori.
In questo campo l’Italia è maglia nera d’Europa dopo la Grecia. L’antibiotico-resistenza provoca attualmente ogni anno nel nostro continente 4 milioni di infezioni da germi e 37.000 morti.

In Grecia, Italia e Romania è stata isolata la maggior quantità di batteri resistenti agli antibiotici.
In Italia, i migliori allevamenti sono a Treviso (20% dell’intera produzione nazionale) con un’attenzione sempre maggiore al benessere degli animali come l’uso di gabbie di nuova concezione con una superficie di 3800 cm2, larghe e profonde, dotate di soppalco, di un gioco, di un tappeto di plastica che evita rotture e problemi alle zampe e due linee d’acqua con ricircolo costante. All’interno abitano le nidiate al massimo di 8 coniglietti per il periodo dello svezzamento e sono concepite per far vivere e crescere insieme il gruppo familiare per almeno 80 giorni.

Il Belgio, antesignano di una politica più attenta al benessere dei conigli, ha abolito le gabbie che ha sostituito con i sistemi alternativi proposti dal Parlamento Europeo, chiamati “park”. Sono recinti con pavimento in plastica confortevole in cui gli animali possono saltare, stendersi e non ferire le zampe; arricchiti di tubi per nascondersi e permettere così l’espressione dei comportamenti naturali della specie. In questi allevamenti i conigli non sono trattati con antibiotici di routine, vengono curati solo se si ammalano e la mortalità scende al di sotto del 10%.

Anche la Germania ha intrapreso questa direzione grazie alla pressione dell’opinione pubblica e all’iniziativa di allevatori virtuosi e di alcuni supermercati.

Noi auspichiamo che le nuove politiche italiane aprano gi occhi, guardino a 360 gradi l’ambiente che ci circonda, la nostra casa, i nostri compagni di viaggio e imitino quei Paesi che rifiutano la barbarie sugli animali innocenti capaci di soffrire. Per approfondimenti:

www.coraggioconiglio.it

http://www.marchesinietologia.it/2016/03/02/il-coniglio/

Fonte delle fotografie:

https://www.mondocarota.it/il-coniglio/

https://www.focusjunior.it/animali/lo-sapevi-che-perche-i-conigli-muovono-sempre-il-naso/

http://www.greenstyle.it/conigli-gabbia-europa-nuove-prospettive-219848.html

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