PILLOLE DI METEOROLOGIA: LE PREVISIONI PER IL MESE DI GENNAIO

Di Alessio Genovese

Il mese di dicembre, come da previsioni, si è comportato, meteorologicamente parlando, in maniera molto dinamica, con diverse occasioni di precipitazioni piovose, ed in alcune zone anche nevose, ma soprattutto con temperature leggermente inferiori alla media del periodo. Sicuramente una boccata di ossigeno rispetto a quanto avevamo vissuto nei precedenti mesi di dicembre, ma anche rispetto alla sete di acqua che aveva un po’ tutto il territorio nazionale.

Rispetto a come si è concluso dicembre, il mese di gennaio dovrebbe iniziare con tempo ancora una volta dinamico e quindi senza anticicloni troppo invadenti sul Mediterraneo, ma con temperature più miti. Tutto ciò a seguito di un temporaneo rinforzo del ramo canadese del vortice polare che, come abbiamo visto in TV e leggendo i commenti sarcastici del Presidente Trump, sta determinando ancora una volta temperature assai rigide in Canada e nord Stati Uniti. Solitamente, quando avviene ciò, in Italia o si riscontra un anticiclone invadente con sole prevalente e nessuna precipitazione oppure perturbazioni di origine atlantica che portano neve abbondante sulle Alpi e clima umido e piovoso sul resto del paese. Questo è quello che dovrebbe accadere a più riprese, almeno fino verso la metà del mese. Ad oggi, fine dicembre, modelli alla mano si è già abbastanza certi di un passaggio perturbato proprio per il primo giorno dell’anno ed uno più importante, e dai connotati ancora incerti, a ridosso del ponte dell’Epifania. L’incertezza risiede per lo più nella traiettoria della perturbazione che, a seconda del suo percorso per giungere in Italia, potrebbe influenzare le temperature al suolo le quali tuttavia, come ipotizzato sopra, non dovrebbero essere particolarmente rigide. Il lato positivo è sicuramente quello delle precipitazioni atmosferiche, che dovrebbero essere ancora abbondanti almeno per tutta la prima metà del mese.

L’incertezza per il prosieguo del mese sta tutta nel tentativo del vortice polare di rafforzarsi, impedendo le discese di aria fredda verso le latitudini più basse ed iniziando a girare veloce su se stesso, come una trottola. In sostanza, proprio in questi giorni è in atto un tentativo di ricompattamento dello stesso vortice polare che, se dovesse andare in porto, così come avvenuto negli ultimi tre anni, potrebbe condizionare tutto il prosieguo della stagione invernale, con temperature molto miti e poche precipitazioni. In realtà, quest’anno sembrerebbe che le cose possano andare in maniera leggermente diversa, proprio a causa di alcuni fattori di cui abbiamo accennato nell’articolo relativo alle previsioni per il mese di dicembre e che effettivamente sembra che stiano contribuendo a rendere l’inverno in corso come un inverno di transizione fra stagioni miti ed altre sempre più fredde. Se questo tentativo di ricompattamento non andasse effettivamente in porto, allora, dalla seconda parte del mese in poi, potremmo assistere nuovamente a delle frequenti discese di aria fredda alla volta del mediterraneo.

Concludo dicendo che, a parere dello scrivente, il 2018 potrebbe essere un anno importante per comprendere se il trend del surriscaldamento globale possa essere effettivamente rallentato, anche grazie ad una bassissima attività solare. La nostra stella più importante pare che sia entrata con circa un anno e mezzo di anticipo in un minimo che potrebbe essere lungo e profondo. Questo potrebbe condizionare in vari modi il clima del pianeta. Fino ad ora i nostri oceani hanno accumulato un surplus di calore dovuto sia ai precedenti cicli solari (più forti di quello in corso) ma anche agli effetti de “El Nino” che abbiamo avuto due anni fa e che è stato fra i più forti di sempre. Ora le cose potrebbero incominciare ad andare diversamente e noi di “ItaliaUomoAmbiente” cercheremo di raccontarvele nella maniera più oggettiva possibile. Nel frattempo permettetemi di augurare un felice nuovo anno a tutti i lettori.

Alessio Genovese

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Annuario…

Cari amici lettori, come ben sapete la messa in cantiere dell’immancabile annuario avviene in questi periodi. Naturalmente anche l’Annuario 2017 vedrà prossimamente la luce. Tuttavia insieme al direttore, Gianni Marucelli, al Coordinatore e al comitato di redazione, abbiamo deciso di pubblicare un annuario di racconti scritti in questi quattro anni dai nostri collaboratori. Si tratta di un progetto nato un paio di anni fa e mai messo in cantiere. Il titolo sarà “ECONARRANDO” – Econovelle per l’Ambiente. La copertina (provvisoria) dovrebbe essere grosso modo quella sotto riportata: Un quadro dipinto dal nostro Coordinatore di Redazione, Alberto Pestelli. Molto probabilmente il volume sarà pronto non prima della fine di gennaio 2018. Hanno collaborato con i loro racconti: Massimilla Manetti Ricci, Maria Iorillo, Iole Troccoli, Luigi Diego Eléna, Gianni Marucelli, Alberto Pestelli, Anna Conte, Carmelo Colelli & Roberto Zeloni.

 

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Due animali… di cui uno vero!

Di Alberto Pestelli

La Roccia dell’Elefante

La Sardegna è una terra che, come disse David Herbert Lawrence, non assomiglia ad alcun altro luogo. In effetti è proprio così. Come dar torto allo scrittore e viaggiatore inglese che vi soggiornò per un breve periodo.

Personalmente posso aggiungere che ogni luogo della Sardegna non assomiglia ad altro luogo dell’isola stessa. Ogni zona, anche a poca distanza da un’altra, ha la sua propria caratteristica e un magico fascino che sa incantare le persone sensibili amanti della natura e del bello. Non a caso anni fa ho scritto e pubblicato un piccolo libriccino intitolato L’Isola di mia madre di cui, adesso, esiste solo l’edizione ebook (Editore: Youcanprint). L’ho scritto con l’intento di rendere più magica la seconda terra delle mie origini dopo averla girata in lungo e in largo, dopo aver percorso chilometri e chilometri di strade costiere e di montagna. Dopo aver incontrato persone, monumenti antichi, montagne aspre, animali di… roccia e veri! Questo articolo – estratto da un capitolo della nuova edizione de L’Isola di mia Madre che vedrà luce forse a metà del 2018 – è dedicato a questi ultimi. Due animali di cui solo uno è vero!

Castelsardo

Ma vediamo di chi si tratta. Un asinello sardo, silenzioso e solitario, la cui schiena è coperta da un basto decorato a festa. Non molto distante da lui c’è una roccia… un grosso masso che è considerato una celebrità: Sa Pedra Pertunta (la pietra traforata). Ovvero la Roccia dell’Elefante.

Turisti davanti all’Elefante

“Chi da Castelsardo percorre la via Nazionale che conduce a Sedini, d’un tratto si trova di fronte ad uno strano spettacolo. Un gigantesco elefante, tre volte più alto degli enormi mammuth preistorici, par che esca dalla giungla e s’incammini verso la montagna.”

Questo scrisse lo studioso lombardo Edoardo Benetti che si trasferì nell’Anglona sul finire dell’ottocento (l’Anglona è la sub-regione a nord della Sardegna che confina con le sub-regioni del Sassarese, del Montacuto, della Romangia e della Gallura. Il centro più importante dell’Anglona è Castelsardo). Benetti, alla vigilia dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, fu il primo – in un suo scritto del 1914 – a battezzare questa particolare roccia con il nome con la quale è conosciuta adesso: la Roccia dell’Elefante.

Il pachiderma di pietra si trova tra due località nel territorio comunale di Castelsardo (Multeddu e Pedra Sciolta) sulla strada statale SS134 per Sedini.

Due elefanti a confronto… la roccia e l’autore dell’articolo!

La roccia è composta da trachite e andesite. La sua colorazione è rosso ruggine. In origine la roccia faceva parte del Monte Castellazzu da cui si staccò in epoca remotissima rotolando fino a valle. Gli agenti atmosferici (acqua e vento) le hanno dato l’aspetto di un elefante seduto.

Sin dall’antichità la roccia ha incuriosito l’uomo che già nel neolitico l’ha trasformata in un luogo di culto e di sepoltura. Proprio per questo motivo la Roccia dell’Elefante è importante, oltre da un punto di vista paesaggistico, anche come sito archeologico per le due domus de janas (che risalgono al periodo pre-nuragico) che si trovano all’interno della roccia.

Il luogo è diventato, in tempi moderni, luogo turistico obbligatorio per chi soggiorna nelle località balneari dell’Anglona e delle sub-regioni limitrofe. È così tanto famoso che le bancarelle degli esercenti della zona occupano buona parte di una lunga piazzola di sosta di fronte all’elefante.

Tutti, dopo le fotografie di rito alla roccia proboscidata, affollano i gazebo dei commercianti.

Una turista particolare e l’asinello

Ma non c’è coda di turisti davanti ad un asinello sardo… non interessa alla gente. Eppure è anche vestito a festa. Tuttavia qualcuno si avvicina ad accarezzargli il muso. Forza gente, avvicinatevi anche voi. Non morde. E se lo facesse vuol dire che è vivo… è un essere vivente. Ma non c’è competizione con l’elefante. Non si compete con…

L’importanza di una roccia*

(dalla silloge L’Isola di mia Madre)

L’elefante di roccia non è mai solo


ché la curiosità umana lo rende vivo e fiero.

Sorride per un ritratto da incollare


nei ricordi d’un bambino .

Poco più in là
un asino solitario

raglia la sua umiltà.

I suoi occhi
par che dicano…

vorrei una carezza per lenire il dolore

alla mia schiena livida di nerbate

ché dentro me
batte un cuore vero.

* Dalla silloge di Alberto Pestelli “L’Isola di mia madre” prima edizione cartacea © Copyright 2008 Alberto Pestelli pubblicata per Ilmiolibro (fuori catalogo) – Seconda edizione formato Ebook (EPUB) © 2015 pubblicato da www.youcanprint.it; ISBN: 9788891174468.

Fotografie di Alberto Pestelli © 2005

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Sicilia – Gli asinelli di Sant’Elia: storia di un’azienda e di una scelta coraggiosa

Di Gianni Marucelli

La collina, coperta di limoni, aranci e ulivi secolari, digrada rapidamente verso il mare. Sulla linea dell’orizzonte si stagliano le sagome delle Isole Eolie: Filicudi, Alicudi, Lipari e quella, inconfondibile, di Salina. Ci troviamo nel Comune di Sant’Agata di Militello (ME), paese che si affaccia sul Tirreno, ubicato com’è sulla costa settentrionale della Sicilia.

Alle nostre spalle, inizia il Parco regionale dei Nebrodi, la più vasta area protetta di questa grande isola, sulle cui vette roteano le aquile e son tornati a volare gli avvoltoi Grifoni.

Veduta panoramica della tenuta di Sant’Elia

Stavolta, però, non vi parleremo di foreste né di animali rari, bensì di asini. Asini di razza ragusana, per la precisione, che sono tra i più alti e robusti della specie, almeno qui in Italia. Come potrete notare dalle foto a corredo di questo articolo, hanno il mantello baio, parte del ventre bianco, testa armonica, orecchie grandi e dritte e una caratteristica focatura intorno agli occhi, tratti che parlano di una dolcezza infinita e di un tempo antico che qui sembra essersi fermato.

Siamo all’interno dell’Azienda “Le asinelle di Sant’Elia”. Sant’Elia è il nome di questo luogo, ma anche del Profeta Elia, che concluse la sua vita terrena, rapito in cielo su una carrozza trainata da cavalli in una scia di fuoco. In questa immagine il proprietario, Corrado, vede la proiezione della sua attività con gli asini.

L’azienda è specializzata nella produzione di latte d’asina, un alimento le cui virtù sono conosciute ormai da millenni. Qui, su un territorio posto su diversi terrazzamenti per la coltivazione di alberi da frutto e non, cosparso in maniera spontanea, ma armonica, di lentischi, felci, rovi, finocchietto selvatico, agape e fichi d’india, vivono poco meno di venti asini, tra femmine, stalloni, castroni e puledri, curati e gestiti dal proprietario, il dr. Corrado Rescifina, e dalla moglie Santa. Corrado è laureato in Farmacia e gestisce con la madre la farmacia di proprietà, mentre Santa è laureata in Economia e Commercio ed esercita in proprio la professione di commercialista: eppure entrambi sembrano aver trovato in questa azienda, da loro stessi fondata, un approdo tanto inaspettato – fino a pochi anni fa – quanto appagante.

L’idea portante a cui sono presto giunti è stata quella di assicurare il benessere psico-fisico di questi animali, sia perché in tal modo si assicura che il prodotto-latte raggiunga una qualità eccellente sia e ancor di più – e ce ne siamo subito accorti – perché amano profondamente gli asinelli e le loro innate qualità: la semplicità, la pazienza, la curiosità, la calma, la tenacia e la disponibilità a interagire con i loro simili e con l’uomo.

E’ Corrado a raccontarci come è nato questo progetto, e come, adesso, alla luce dell’esperienza maturata in questi anni di intensa vita, giorno e notte, con gli asini, stia modificandosi radicalmente.

Le ampie tettoie per gli asini con le relative mangiatoie

Tutto deriva da una storia familiare in cui è presente un nonno veterinario, del quale porta il nome, molto amato e ammirato nella memoria, anche se, purtroppo, se n’è andato quando lui aveva appena due anni, lasciando i primi indelebili ricordi della sua vita. Rimase l’aspirazione a seguirne le orme, tuttavia sopita perché la proprietà familiare di una farmacia spinse, indirettamente, Corrado a frequentare la Facoltà di farmacia.

Ma, in fondo al cuore, il desiderio di occuparsi di animali rimase, e si palesò nel 2011, quando, durante un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, i due coniugi ebbero modo di osservare più da vicino degli asinelli, e ne furono – soprattutto Corrado – irresistibilmente attratti.

Coniugare l’eventuale possesso di asini con il lavoro di farmacista non era così semplice, ma il possesso di terreni adatti anche se poco estesi e, soprattutto, il fatto che il latte d’asina, considerata la sensibilità a questo alimento in funzione della sua professione, avrebbe costituito un alimento prezioso per i bambini, lo convinse a investire impegno e denaro per realizzare quello che ormai era un sogno da trasformare in realtà.

Predisposto il terreno e le infrastrutture adeguate, a Giugno del 2013 arrivarono le prime cinque asinelle di cui due gravide, e a scaglioni ci furono nuovi arrivi nel 2014, stallone compreso, poiché, ovviamente, per produrre il latte è necessario che le femmine siano ingravidate. Il periodo di gestazione per gli asini è lungo, e dura in media 372 giorni. L’anno successivo nacquero i primi due maschi, di cui oggi uno è stallone e l’altro è un castrone capo branco, e nel 2015 i parti ne dettero altri tre (che costituiscono l’attuale squadra dei quattro castroni di Sant’Elia) oltre alle femmine. Intanto, era entrata in funzione la moderna struttura per la mungitura delle asinelle, ma…

non tutti i maschi sono adatti a diventare stalloni, e comunque l’azienda già ne aveva: qual è il destino degli altri puledri di questo sesso? Nei progetti di Corrado rientravano le vendite di giovani asini, femmine e maschi: ma gli unici interessati all’acquisto di questi ultimi erano… i macellai!

E, difatti, negli altri allevamenti a scopo produttivo accade proprio questo.

Si addestra un asinello al traino di una slitta per bambini

L’amore per queste creature, docili e intelligenti, non permette però a Corrado e a Santa di seguire gli schemi dei comuni allevatori: non solo matura il deciso “no” alla macellazione dei puledri, ma anche il desiderio di farli vivere sempre liberi e in branco, misti per sesso ed età, in quanto avevano potuto constatare che erano più felici e crescevano più equilibrati e interattivi; vengono infatti lasciati liberi all’interno dell’azienda, separando solo gli stalloni, a periodi, per ovvi motivi, e le mamme con i puledri nel primo mese di vita. Le telefonate dei commercianti di carne, che chiedono di salire a Sant’Elia per visionare puledri e asini “considerati non produttivi”, ricevono un diniego sempre più reciso. Corrado decide di valorizzare i suoi asinelli maschi, oltre che come stalloni – per chi ne possiede i requisiti – come castroni da lavoro, e per quest’ultimo scopo cerca contatti che lo indirizzino a persone che condividano questa scelta (pochissimi) e siano competenti nell’addestramento (meno ancora).

Il colloquio si interrompe un attimo, e mi accorgo che siamo giunti proprio al motivo della mia presenza qui in Sicilia. Infatti, vi ho accompagnato l’amico Roberto Boni, del cui “Ranch Margherita” ho avuto modo di parlare spesso su queste pagine.

Roberto è il decano degli asinai italiani e un maestro nell’arte di addestrare al lavoro gli asinelli: Corrado lo ha conosciuto su Facebook (visto che serve a qualcosa?) e ha frequentato già con Santa un corso di sei giorni presso il Ranch Margherita, tenuto appositamente per le loro esigenze. Corrado ha ritenuto necessaria la presenza del vecchio e ancor valido Maestro proprio qui, sul campo, perché non voleva commettere alcun errore in alcune fasi specifiche di addestramento.

Corrado riprende il racconto e punta dritto al nocciolo della questione. È bene, a questo punto, dare a lui la parola direttamente, riportandone parola per parola questa dichiarazione:

I locali della Latteria, immersi nel verde degli olivi, degli aranci e dei limoni

Ho rinunciato al mercato del latte d’asina che personalmente reputo superfluo (quello dei benestanti, curiosi di novità, quello delle degustazioni e quello dei derivati e pseudo derivati). Produco il latte solamente per i bambini ed alcuni adulti che ne hanno veramente necessità. In tre anni ho avuto ad oggi 30 parti e non ho mai mandato un asino al macello; sono stati venduti sia grandi (tra cui con orgoglio uno stallone nato in azienda, oltre a quello nato e tenuto perché di sangue diverso) che puledri (da 12 mesi circa) a privati od aziende che li curano e non li tengono in stabulazione. Ad oggi ho ridotto gli ingravidamenti perché ho rinunciato a quel mercato, per non essere schiacciato dalla necessità di vendere e quindi dover accettare compromessi. So benissimo cosa significa trovarsi un certo numero di asini e cercare di accudirli con le stesse attenzioni che riserveresti ad un numero limitato. È massacrante fisicamente ed economicamente. È ovvio che ci sono già passato. Ho superato questa prova restando coerente alle mie idee. Non voglio più mettermi in questa situazione. Continuo solo per i bambini e con mia moglie ci sottoponiamo ad un maggior lavoro: eseguire tutte le procedure dello stacco dei puledri e della mungitura per avere un paio di litri di latte (5,45 ore di stacco, fieno di qualità e solo 250 grammi di mangime equilibrato e non o.g.m.- per dare alle asine un premio nel donarci i puledri per questo tempo che sono separati da una semplicissima rete e stanno sereni a mangiare fieno, dormire, giocare ed un premio anche per loro; mai un raglio di richiamo di loro o delle madri).

Uno dei castroni in addestramento con Corrado e il maestro Roberto Boni

(….ed ancora……riporto le sue parole……..) Il mio amore per gli asini ed i bambini mi ha spinto a voler diventare produttore di latte d’asina, ma io e mia moglie abbiamo capito già da tempo che non si possono amare i propri asini e produrre latte perché il meccanismo che si instaura non ti permette di vivere e condividere con loro serenamente. Non abbiamo ancora bloccato la produzione perché i bambini che ne traggono notevole beneficio aumentano giornalmente. Adesso che abbiamo fatto chiarezza nel nostro cuore siamo pronti a questo passaggio che ci porterà dal latte d’asina alla vita con gli asini. I bambini li raggiungeremo maggiormente e in maggior numero, avendo molto più tempo a disposizione, tramite le diverse attività che svolgeremo con gli asini. La nostra non sarà un’attività solamente ricreativa ma anche educativa: cercheremo di trasmettere i valori della vita, della solidarietà, del rispetto dei propri simili, degli animali e della salvaguardia del Creato, con le scelte che siamo chiamati a fare sin dalla tenera età. Avremo più tempo per poter accogliere giovani e meno giovani per poter fare escursioni con gli asini o semplicemente condividere alcune ore con loro in compagnia degli asinelli di Sant’Elia. In breve espongo i motivi che ci hanno indotto a questa scelta. Per produrre latte d’asina è indispensabile possedere una grande estensione di terreno, sia per avere sempre del pascolo per i propri asini, ciò comporta una notevole diminuzione dei costi, e sia per poter usufruire dei contributi che sono dati agli allevatori in proporzione al numero dei capi di animali che possiedono rapportati con l’estensione del terreno; nessun contributo è previsto al di fuori di questi requisiti, per chi voglia fare come me una seria attività imprenditoriale in questo settore. L’indispensabile continua nascita di puledri per avere latte a disposizione da parte delle madri determina la macellazione dei puledri, soprattutto dei maschi, ma spesso anche delle femmine a motivo di un’altalenante richiesta di asini; senza questo mercato lieviterebbero inevitabilmente i costi di gestione fino a quando gli asini non vengano

Corrado Rescifina con uno dei suoi asinelli

venduti per altro utilizzo, ma anche questa possibilità è idealistica se non utopistica, in quanto la mentalità del secolo è utilitaristica anche in questo ambito: l’asino che non si riproduce ogni anno è un costo di gestione non fruttuoso, quindi si finisce per avere una iperproduzione di asini anche al di fuori della produzione di latte, mentre negli allevamenti da latte anche questo va in iperproduzione per un circolo vizioso, e da ciò nasce la necessità di inventare nuovi e assurdi mercati per il latte d’asina che resta, per le sue peculiarità, un prodotto di nicchia. Personalmente non faccio ingravidare le asine se non passano sei mesi dal precedente parto, perché ho constatato che esse vivono meglio la maternità sia dal punto di vista psicologico che fisico e che i puledri crescono meglio dal punto di vista fisico e soprattutto psicologico, relazionale e sociale; cosa fondamentale per me in quanto miro ad allevare asini educati, che possiedano un alto equilibrio relazionale per poter essere venduti per il trekking o le diverse attività. Per quel po’ che so di etologia, gli asini non si prestano a vivere in branchi molto numerosi. Inoltre, la produzione del latte spinge gli allevatori a far avvenire i parti in tutti i mesi, io personalmente ho cercato di farli avvenire da metà marzo a metà maggio e a settembre o i primi ottobre, per garantire la disponibilità del latte. In futuro, invece, farò avvenire i parti solo in primavera, come accadrebbe in natura.   Per me e mia moglie è stato sempre un cruccio non poter godere appieno i nostri asinelli a motivo delle molte nascite e del molto lavoro organizzativo derivante da queste e dalla produzione di latte.”

Dal 2016 Corrado e Santa hanno avuto modo di fare esperienze molto gratificanti con i bambini delle scuole e con le famiglie, utilizzando alcuni asinelli – i castroni, che sono i più adatti – a scopo ricreativo ed educativo.

Hanno maturato quindi la decisione, che appare evidente dalle parole di Corrado, di bloccare la produzione di latte alla fine dello svezzamento delle asine a oggi gravide, e orientare l’azienda esclusivamente in un centro per l’educazione e l’addestramento degli asini, dove si svolgeranno attività con le scuole e con i gruppi in genere, finalizzate all’interazione con gli animali e al rispetto del Creato.

Una grande amicizia

La faccia, a tratti tesa, del mio interlocutore si apre in un sorriso: “Ma mi terrò anche uno o due stalloni, per avere sempre la possibilità di godere della gioia di veder crescere qualche asinello”.

Difficile trovare oggi persone come queste, che rinunciano al progetto che hanno con fatica e spese realizzato per seguire il loro cuore!

Asino ragusano: Si possono notare on questo esemplare tutte le caratteristiche degli asini ragusani: struttura massiccia, testa armoniosa, le tipiche “focature” intorno agli occhi, mantello baio, ventre chiaro.

La puledrina Pioggia, nata il 2 novembre scorso

In questi giorni di permanenza presso “Le asinelle di Sant’Elia”, lavorando fianco a fianco con Roberto e Corrado e, nella mia quasi totale inesperienza, cercando di rendermi utile nell’addestramento dei castroni, ho avuto modo di affezionarmi anch’io a queste bellissime creature, rilassate e confidenti proprio perché benissimo trattate. Non dirò altro per non dilungarmi, ma… mi sono innamorato della puledrina Pioggia, nata il 2 novembre scorso. Ne troverete le foto in calce a questo articolo, e credo che alla fine cesserete di apostrofare qualcuno che non vi sta a genio con l’epiteto di “asino”. Gli state facendo un complimento.

 

 

 

 

Anche al nostro direttore è affidato un asinello, con la sella da monta

Galleria fotografica – © Gianni Marucelli 2017

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Toscana – Un paese che si fa presepio

Di Gianni Marucelli

Laterina è un comune del Valdarno aretino, e un tempo il suo capoluogo fu castello degli Ubertini di Arezzo, e terra di scontro tra Guelfi fiorentini e Ghibellini aretini; la sua importanza era strategica in quanto si trovava su quella che, allora, era la via maestra in riva destra dell’Arno.

La cosa, in parte, si perpetua nel tempo, dato che nel territorio comunale transitano sia l’autostrada del Sole che la linea ferrovia ad Alta velocità.

Ai giorni nostri farebbe notizia soltanto perché è il paese natale di Maria Elena Boschi, ex ministro per le Riforme e viceministro attualmente in carica, e forse di più in quanto, nella frazione di Ponticino, è nato il popolare cantante e presentatore Pupo.

Ma, sotto Natale, da qualche anno Laterina è anche sede di una manifestazione abbastanza singolare di “presepe diffuso”, in cui viene coinvolta buona parte della popolazione. E’ la parrocchia locale a organizzare una mostra-concorso di presepi cui partecipano sia singoli cittadini che scuole del Valdarno: le creazioni vengono presentate nelle strade principali del paese, usufruendo degli spazi offerti dal Comune e dalle botteghe. Non manca, a completare la manifestazione, un “presepe vivente” e tutto il contorno usuale di bancarelle di oggetti vari e dolciumi.

Il tutto parrebbe carino, ma piuttosto banale; senonché, a fare la differenza, è proprio la fantasia dimostrata dai realizzatori dei presepi, tra cui, come detto, si segnalano molti alunni di classi delle materne e delle elementari; una fantasia “ecologicamente orientata”, perché spesso ha portato a riciclare materiali che, normalmente, finiscono nel bidone dell’immondizia.

E’ il caso, ad esempio, del presepe realizzato con i tappi di bottiglia, o di quello i cui personaggi sono bicchierini da caffè; non manca poi chi si è dilettato nel far uso (un uso dolcissimo) di bomboloni – o Krapfen, se preferite.

Difficile stabilire quale sia il più originale: i numerosi visitatori, nonostante la serata fredda e piovosa, sono stati chiamati a esprimere la propria preferenza con una votazione.

Non vi proponiamo in calce qualche foto – effettuata con luce molto scarsa… – che può esservi di stimolo per organizzare, a casa vostra, un presepe veramente alternativo…

 

 

 

 

Galleria Fotografica – © Gianni Marucelli 2017

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LUPO: LA CONFERENZA STATO-REGIONI SI RIUNISCE PER DECIDERE

Domani, 6 dicembre, dovrebbe riunirsi la conferenza Stato-Regioni per decidere se accogliere o meno le proposte di quegli Enti locali (tra cui regioni in cui il Lupo è appena tornato, quali il Trentino e la Val d’Aosta), che vedono nel Lupo più un pericolo che una risorsa ecologica, e sarebbero ben lieti di consentire abbattimenti “selettivi”.

Intorno al tema si è sviluppata negli ultimi mesi un’accesa discussione, in cui il parere fortemente negativo di tutto il movimento ambientalista, di fronte alla proposta di consentire le uccisioni di individui di questa specie, protetta dagli anni ’70 del secolo scorso, si è scontrata con le proteste degli allevatori che chiedono più protezione per le greggi.

Il Ministero dell’Ambiente ha elaborato una sua ipotesi di compromesso, che finanzierebbe uno studio approfondito, della durata di due anni, sul numero dei lupi e sui danni effettivi apportati da questo predatore, per poi – dal 2020 – “aprire” agli abbattimenti.

La risposta delle associazioni, animaliste ma anche ambientaliste, non si è fatta attendere, con un duro comunicato di cui riportiamo un brano significativo:

«I cittadini, in milioni, hanno già espresso la propria netta contrarietà alle uccisioni, ma queste sono duramente condannate anche dal mondo scientifico – che le ha definite dannose e controproducenti come nell’ultimo recente caso dello studio dell’EURAC – e anche dalle regioni stesse, che si sono in passato espresse contro. Non si comprende perché il Ministro Galletti – il quale continua a non voler coinvolgere né rispondere alle scriventi associazioni – voglia investire milioni di euro per contare i lupi mentre invece dovrebbe finanziare le misure di prevenzione – vigilanza, guardiania con l’ausilio di cani, recinzioni fisse e mobili – che se fossero obbligatoriamente applicate tutelerebbero anche gli animali da allevamento risolvendo qualsiasi conflitto. Invece, sembrerebbe cedere – forse per non perdere qualche consenso ?- a chi pretende di allevare gli animali liberi senza alcuna forma di protezione e anche a quegli allevatori che si sono trasformati in bracconieri. Non è Galletti, non è lo Stato e il suo Ministro per l’Ambiente che dovrebbe tutelare la biodiversità e proteggere gli animali selvatici, tra l’altro considerati dalla legge beni indisponibili dello Stato?».

Da parte nostra, abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere che il Lupo è un imprescindibile protagonista del ripristino degli equilibri ecologici nel nostro ambiente, senza il cui contributo il numero – già molto alto – di ungulati, quali caprioli e cinghiali, diverrebbe non più sostenibile per le colture agricole. Inoltre, il Lupo è già sotto pressione per il gran numero di uccisioni illegali che vengono perpetrate. ogni anno, senza contare gli individui vittime di incidenti vari, per lo più stradali.

Pertanto, ogni “apertura” a possibili abbattimenti di selezione sarebbe recepita come un invito a sparare indiscriminatamente a ogni Lupo, mettendo di nuovo a rischio, nel giro di pochi anni, la sopravvivenza della specie, già di per sé compromessa dalle ibridazioni con cani rinselvatichiti.

Pertanto, manteniamo decisamente il nostro “no” a ogni ipotesi di ritorno alle uccisioni di questo predatore.

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