L’ISTITUTO SUPERIORE PER LA RICERCA AMBIENTALE CHIEDE ALLE REGIONI LA SOSPENSIONE DELL’ATTIVITÀ VENATORIA

L’ISTITUTO SUPERIORE PER LA RICERCA AMBIENTALE CHIEDE ALLE REGIONI LA SOSPENSIONE DELL’ATTIVITÀ VENATORIA

Facendo proprie le motivazioni esposte dalle Associazioni ambientaliste a livello nazionale, il massimo Ente scientifico statale per le questioni ambientali ha inviato a tutte le Regioni italiane, e per conoscenza al Governo, una nota in cui viene esaminato lo stato di emergenza degli ambienti naturali, creato dalla prolungata siccità e dagli incendi che hanno devastato e stanno ancora devastando varie zone del Paese.

Lo stress a cui è stata sottoposta la fauna, sia ittica che terrestre, consiglia di sospendere e rinviare qualsiasi tipo di attività pre-venatoria, come l’allenamento dei cani, che venatoria.

 Secondo noi, la Nota inoltrata è cogente, ovverosia deve essere accettata e rispettata da tutte le Regioni; qualora questo non accada, dovrà essere il Governo nazionale a provvedere, con decreto d’urgenza, a imporre lo stop.

A questo punto, le Associazioni ambientaliste e le Istituzioni scientifiche hanno fatto il loro dovere: ci attendiamo che, con senso di responsabilità, anche le Associazioni venatorie aderiscano a una proposta che tiene conto dell’interesse collettivo.

Riteniamo opportuno trascrivere, in calce di questo articolo, la Nota emessa dall’ISPRA, nella sua interezza, perché ciascuno la possa meglio valutare.

Nota inviata da ISPRA a tutte le regioni Italiane, e per conoscenza a Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e a Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

ISPRA assicura un costante monitoraggio delle variabili meteoclimatiche e idrologiche, anche nell’ambito della collaborazione con gli Osservatori distrettuali permanenti sull’uso delle risorse idriche presenti nei sette distretti idrografici del nostro Paese. I dati raccolti sono pubblicati in bollettini periodici e vengono altresì utilizzati per elaborare ed aggiornare gli Standardized Precipitation Index per l’Italia, pubblicati mensilmente nel sito ISPRA alle pagine:

http://www.isprambiente.gov.it/pre_meteo/siccitas/

I dati meteoclimatici indicano che il 2017 è stato caratterizzato, già a partire dagli inizi dell’anno, da una situazione meteorologica decisamente critica, caratterizzata da temperature massime assai elevate e prolungati periodi di siccità, che ha determinato in tutta Italia una situazione accentuata di stress in molti ecosistemi. Tale situazione, anche aggravata da una drammatica espansione sia del numero degli incendi sia della superficie percorsa dal fuoco (+260% rispetto alla media del decennio precedente; dati European Forest Fire Information System – EFFIS) in diversi contesti del Paese, comporta una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischia di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie. Infatti, il perdurare di condizioni climatiche estreme, soprattutto nel caso di specie che nel nostro Paese raggiungono il limite meridionale del proprio areale, determina un peggioramento delle condizioni fisiche degli individui rispetto a quanto si registra in annate caratterizzate da valori nella norma dei parametri climatici poiché risulta necessario un maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, che si presentano ridotte e fortemente disperse. Ciò può condizionare negativamente il successo riproduttivo e aumentare la mortalità degli individui giovani e adulti, a causa di una maggior vulnerabilità  a malattie e predazione.

A ciò va ad aggiungersi un impoverimento quali-quantitativo dell’offerta trofica, determinato dal perdurare di condizioni climatiche siccitose. La scarsa disponibilità di risorse trofiche condiziona sia specie che si nutrono di bacche, semi e insetti, sia specie erbivore che, a causa della scarsa disponibilità idrica, non sono in grado di compensare il basso tenore d’acqua presente nei tessuti vegetali di cui si nutrono.

Per quanto concerne gli ecosistemi acquatici, le temperature elevate e la siccità possono favorire l’insorgenza di estesi fenomeni di anossia, con conseguente alterazione delle reti trofiche esistenti e parziale o totale collasso delle biocenosi. Allo stesso tempo, con il perdurare della crisi idrica molti ambienti palustri nel corso dell’estate tendono a seccare, riducendo il successo riproduttivo delle specie che nidificano più tardivamente e costringendo gli uccelli a concentrarsi nelle poche aree che rimangono allagate. In un tale contesto, inoltre, l’impatto antropico sugli ecosistemi acquatici risulta ancora più incisivo: le già ridotte risorse idriche naturali vengono infatti sfruttate con maggiore intensità, per far fronte alle crescenti richieste per usi civili, agricoli e industriali. Al tempo stesso, le sostanze inquinanti derivanti dalle attività agricole, industriali e civili tendono a risultare più concentrate, con maggiori impatti sugli ecosistemi acquatici.

Per le specie legate ad ecosistemi terrestri, perdite di ambienti si possono verificare anche a causa degli incendi, come quelli che hanno recentemente interessato vaste aree dell’Italia, che possono limitare fortemente la disponibilità delle risorse trofiche essenziali per la fauna e ridurre in maniera significativa le possibilità di rifugio. Contrariamente a quanto avviene in altri contesti geografici ed ecologici, dove gli incendi si possono considerare un elemento naturale e fisiologico degli ecosistemi, nella regione mediterranea essi rappresentano un importante fattore di modificazione dell’ambiente con alterazione della struttura, della composizione e della distribuzione della vegetazione, ovvero degli habitat cui sono legate le diverse specie, modifica del microclima, attraverso l’alterazione della quantità di radiazione solare che raggiunge il suolo, come conseguenza della riduzione (fino alla distruzione) della copertura vegetale, innalzamento dell’escursione termica per periodi anche prolungati, aumento della ventosità,  modificazione del tasso medio di umidità nell’aria e nel suolo, ecc.

Di conseguenza, il fuoco può rappresentare un importante fattore limitante per il successo riproduttivo delle popolazioni nel periodo estivo, ma può anche condizionare negativamente la dinamica delle stesse popolazioni  negli anni seguenti.

Come già evidenziato in passato da questo Istituto, in presenza di eventi climatici particolarmente avversi per la fauna, si ritiene che, seguendo il principio di precauzione, in occasione della prossima apertura della stagione venatoria vadano assunti provvedimenti cautelativi atti a evitare che popolazioni in condizioni di particolare vulnerabilità possano subire danni, in particolare nei territori interessati da incendi e condizioni climatiche estreme nel corso dall’attuale stagione estiva. Nello specifico, richiamando quanto previsto dalla legge n. 157/92, art. 19, comma 1, si consiglia di adottare le misure di seguito evidenziate.

  • Addestramento ed allenamento dei cani da caccia– L’addestramento e l’allenamento dei cani comportano uno stress aggiuntivo per le popolazioni di fauna stanziale, particolarmente nel caso dei Galliformi, dei Lagomorfi e degli Ungulati, e, nelle condizioni sopra descritte, possono indurre una mortalità non trascurabile. Per questa ragione sarebbe opportuno sospendere l’autorizzazione a svolgere questo genere di attività sino al venir meno delle attuali condizioni climatiche e al ripristino delle condizioni ambientali, incluse quelle vegetazionali.
  • Caccia da appostamento – Sino a quando continuerà il deficitidrico si ritiene opportuno venga previsto il divieto di caccia da appostamento, che potrebbe determinare una concentrazione del prelievo in corrispondenza dei punti di abbeverata. Tale divieto risulta di particolare rilevanza qualora sia stata autorizzata l’anticipazione del prelievo (la cosiddetta preapertura) nei confronti di talune specie.
  • Caccia agli uccelli acquatici – La riduzione dell’estensione delle aree umide con caratteristiche idonee ad ospitare l’avifauna acquatica deve indurre alla cautela; in particolare, si ritiene opportuno venga previsto un posticipo all’inizio di ottobre dell’apertura della stagione venatoria agli Anatidi e agli altri uccelli di palude. Si ricorda peraltro che tale indicazione, motivata da considerazioni biologiche e tecniche che prescindono dalle condizioni climatiche contingenti, è contenuta nel documento “Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42” a suo tempo trasmesso da ISPRA alle Amministrazioni regionali.  Sulla base dell’andamento climatico che caratterizzerà il prossimo mese di settembre, si potrà valutare se la situazione si sarà normalizzata o richiederà ulteriori misure di tutela.
  • Caccia alle specie stanziali – L’introduzione di eventuali misure atte a limitare il prelievo sulle popolazioni delle specie non migratrici dovranno essere valutate caso per caso, sulla base dei dati sul successo riproduttivo raccolti a livello locale dagli organismi di gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini. In assenza di informazioni dettagliate a riguardo, si ritiene opportuno vengano adottate a titolo precauzionale misure volte a limitare la pressione venatoria nel corso della stagione (ad esempio attraverso la riduzione del periodo di caccia o la limitazione del carniere consentito). Particolare attenzione dovrà essere prestata nelle situazioni ove è prassi abituale effettuare ripopolamenti di lepri o di Galliformi nel corso dell’estate; la mortalità dei soggetti rilasciati, già elevata in condizioni ambientali normali, nella situazione attuale potrebbe diventare talmente alta da rendere pressoché inefficace lo stesso intervento di ripopolamento. Qualora non siano ancora stati effettuati i rilasci, si suggerisce di attendere il miglioramento delle condizioni ambientali e, conseguentemente, di posticipare l’apertura della caccia nei confronti delle specie oggetto di ripopolamento per consentire l’ambientamento dei soggetti immessi. In caso contrario, si ritiene realistico ritenere che solo una frazione minima dei contingenti introdotti in natura sia ambientata, pertanto si suggerisce di adottare provvedimenti volti ad evitare che si eserciti un eccessivo prelievo nei confronti delle popolazioni naturali.
  • Caccia nelle aree interessate da incendi – L’esercizio dell’attività venatoria a carico di talune specie può rappresentare un ulteriore motivo di aggravamento delle condizioni demografiche delle popolazioni interessate, non solo nelle aree percorse dagli incendi, ma anche nei settori limitrofi e interclusi, allorquando l’azione del fuoco abbia interessato percentuali importanti di un’area (es. oltre il 30%) e quando gli incendi si siano succeduti nell’arco degli ultimi anni negli stessi comprensori. Lo scrivente Istituto è dunque del parere che le Amministrazioni competenti dovrebbero attivare specifiche iniziative di monitoraggio soprattutto a carico delle popolazioni di fauna selvatica stanziale o nidificante, potenzialmente oggetto di prelievo venatorio, assumendo di conseguenza eventuali misure di limitazione del prelievo stesso. In particolare dovrebbero essere emanati adeguati provvedimenti affinché il divieto di caccia nelle aree forestali incendiate (come già previsto dalla Legge 353/2000, art. 10, comma 1 per le sole aree boscate) sia esteso almeno per due anni a tutte le aree percorse dal fuoco (cespuglieti, praterie naturali e seminaturali, ecc.), nonché ad una fascia contigua alle aree medesime, le cui dimensioni debbono essere stabilite caso per caso in funzione delle superfici incendiate, della loro distribuzione e delle caratteristiche ambientali delle aree circostanti.

Il Responsabile dell’Area Pareri Tecnici e Strategie di Conservazione e Gestione Patrimonio Faunistico Nazionale e Mitigazione Impatti

Dott. Piero Genovesi

Nota informativa

archiviato sotto: BiodiversitàCambiamenti climatici

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Censimento del cervo al bramito

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ci inoltra questo invito da diffondere…

Pubblichiamo la locandina e pieghevoli in PDF sul sito della rivista…
 
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La mala estate

Di Gianni Marucelli

Mentre due dei più pericolosi Capi di Stato esistenti sul pianeta, il Presidente Trump e il dittatorello della Corea del Nord, un coniglio con i denti atomici – come avrebbe detto l’ormai dimenticato Mao-tse-tung – giocano al Risiko nucleare, col concreto pericolo di mandarci tutti all’inferno, qui in Italia, e non solo, all’Inferno ci sentiamo già, per le temperature elevatissime e per i roghi che continuano a devastare il territorio (più di 30.000, a partire dal 15 giugno).

“Piromane” è ormai un termine inadeguato per indicare chi appicca un incendio: descrive solo in parte le motivazioni che muovono tali delinquenti, sottolineando la componente patologica che non sempre è quella giusta per spiegare le loro azioni.

Le strategie degli incendiari, infatti, spesso denotano un modus operandi che si può solo far risalire a entità quali la criminalità organizzata o – ma probabilmente non è il caso dell’Italia – cellule terroristiche. Vi sono poi motivazioni quali la vendetta personale che sfuggono a ogni categorizzazione.

Sta il fatto che le pene – nei rari casi in cui i colpevoli vengono individuati, catturati e condannati – sono assolutamente irrilevanti rispetto alle catastrofi provocate, e spesso sono addirittura annullate da provvedimenti di clemenza di vario genere.

Eppure, la distruzione di un intero ecosistema dovrebbe essere ben altrimenti valutata dalla Giustizia, essendo, in ottica ambientale e collettiva, un delitto molto più grave di un omicidio.

Così, le fiamme continuano a propagarsi per mano e, nella maggioranza dei casi, per volontà dell’uomo, e per contrastarle altri uomini rischiano continuamente la vita, spesso usufruendo di mezzi inadeguati. Si pensi che della flotta di Canadair, attualmente esistente nel nostro paese, solo una percentuale ridotta di velivoli può essere impiegata contemporaneamente, mentre gli altri effettuano le operazioni di revisione e riparazione.

Un altro duro colpo alle capacità di controllo del territorio e di dissuasione è stato inferto dalla soppressione del Corpo Forestale, solo una parte dei cui effettivi ha mantenuto le mansioni che svolgeva, come Carabinieri Forestali.

Le “vittime dimenticate” dei roghi – ma anche della disastrosa siccità – sono gli animali: dalle api e altri insetti “benefici” agli uccelli e ai mammiferi. Si tratta di un vero e proprio massacro che si svolge accanto a noi e di cui non si legge notizia. Il tutto è aggravato dalla circostanza che cuccioli e immaturi ancora, in estate, non riescono a gestirsi in autonomia e sono facili vittime degli eventi.

La LIPU, e altre associazioni, hanno invitato i cittadini a sistemare contenitori d’acqua nei giardini privati e sui balconi, per alleviare la sete degli uccelli: ma in quanti lo fanno?

Davanti a tutto ciò, c’è ancora chi nega che vi siano dei cambiamenti climatici che ci coinvolgono, tutti, profondamente. Non sappiamo per certo in quale percentuale il riscaldamento globale sia provocato dalle immissioni dei gas-serra in atmosfera, e quale invece debba essere attribuita all’attività solare o ad altre cause naturali; ma il fenomeno, oltre che a essere registrato nei dati delle stazioni di rilevazione, è anche sotto i nostri occhi. Chi ha contemplato i ghiacciai alpini agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, quando ancora erano in espansione, seppur minima, non può, tornando negli stessi luoghi, che constatarne con smarrimento la spaventosa riduzione, preludio di un’estinzione che avverrà, probabilmente, entro i prossimi 30 anni. E questo è solo uno dei tanti esempi…

Dunque, il futuro non si presenta roseo, ed è in gran parte affidato alle possibilità che abbiamo di mitigare, con la scienza e la tecnologia, fenomeni che sembrano inarrestabili.

Ne riparleremo.

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LA FEDERAZIONE PRO NATURA RICHIEDE LA SOSPENSIONE DELLA CACCIA SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

L’eccezionale siccità, gi incendi e le temperature elevatissime mettono a rischio tutte le specie animali

La drammatica situazione di stress ambientale provocata dal lungo periodo di siccità, dalle torride temperature e dai vasti incendi che hanno colpito soprattutto il Sud e Centro Italia, ha determinato anche pesanti ricadute sulla fauna, stanziale e migratoria, in un periodo dell’anno in cui gli animali ancora immaturi di ogni specie, in genere, hanno difficoltà a sopravvivere e a rendersi autonomi.
La legge stabilisce precise direttive di sospensione dell’attività venatoria sui terreni percorsi dagli incendi, ma tale regola, in questo momento, va estesa a tutto il territorio nazionale, data l’emergenza
idrica e la crisi di molte specie vegetali, ivi comprese quelle di cui si cibano gli erbivori.
L’intera catena trofica è duramente colpita, per cui ogni prelievo dovuto alla caccia compromette ulteriormente la sopravvivenza delle specie oggetto della stessa.
E’ per questo che la Federazione Nazionale Pro Natura ha richiesto al Ministro dell’ambiente, Galletti, e a tutti gli Assessori Regionale competenti in materia di sospendere fino a nuovo avviso ogni attività venatoria sul territorio nazionale.

Per parte nostra, sottolineiamo come le preonvisioni meteo a medio termine prevedano un ulteriore aggravarsi della situazione, con assenza di precipitazioni e temperature molto elevate.

Ci duole segnalare come la Regione Toscana, ignorando bellamente e colpevolmente la situazione, abbia dato un segnale in controtendenza rispetto alle necessità ambientali sopra citate, emanando un provvedimento (Delibera Giunta Regionale del 24 Luglio scorso) in cui si ampliano le possibilità di caccia al cinghiale, mediante la tecnica della “braccata”, vale a dire con l’uso di mute di cani addestrate, che è di per sé molto impattante non solo per gli ungulati, ma per tutte le altre specie animali che si trovano sul territorio dove essa si svolge.

Chi ha proposto il provvedimento è, al solito, l’ineffabile Assessore all’Agricoltura e Foreste Mauro Remaschi, di cui peraltro abbiamo richiesto, come Pro Natura Toscana, le dimissioni in merito alla vicenda delle sue affermazioni sulla riapertura delle caccia al Lupo nella Regione Toscana.

In allegato, pubblichiamo il documento della Federazione Pro Natura nella sua interezza.

 

Via Pastrengo 13
10128 Torino
Tel. 011.5096618
Fax 011.503155
E-mail: info@pro-natura.it
PEC: federazione.pronatura@pec.it

Al Dott. Gian Luca Galletti Ministro dell’Ambiente

Agli Assessori regionali con competenza alla Caccia

Agli Organi d’Informazione

FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

31 luglio 2017

e p.c.

Oggetto: richiesta sospensione attività venatoria per siccità ed emergenza incendi.

L’andamento meteorologico di questa estate con temperature particolarmente elevate e assenza di precipitazioni che fanno seguito ad un periodo invernale in molti casi particolarmente siccitoso, sta producendo un fortissimo stress ambientale sia nei confronti della vegetazione che della fauna.
In molti casi si assiste ad una sospensione dell’attività vegetativa con caduta anticipata di almeno due mesi delle foglie, anticipando la normale sospensione autunnale. Le ripercussioni sono molto gravi anche nei settori agricoli e zootecnici con perdite ingentissime per tutto il settore.

Sono pochi i corsi d’acqua o gli invasi idrici naturali e artificiali che mantengono un certo quantitativo di acqua, mentre altri sono del tutto prosciugati.
Questa situazione ambientale del tutto eccezionale, in molti casi drammatica, non può essere priva di gravissime conseguenze anche per la componente animale. In molte situazioni il prosciugamento dei piccoli invasi temporanei ha completamente compromesso la normale schiusa delle uova di anfibi con riflessi negativi sulla catena trofica e sull’intera biocenosi.

Il quadro ambientale già particolarmente difficile assume caratteristiche drammatiche nelle numerosissime aree percorse da incendi e in quelle limitrofe ad esse.
Gli incendi anche di grandi dimensioni hanno accentuato la criticità stagionale. Questi hanno colpito molto spesso le popolazioni di uccelli e mammiferi in un periodo in cui i giovani erano incapaci di muoversi o comunque del tutto dipendenti dagli adulti.

Questi terreni ormai privi di coperture vegetale non possono essere utilizzati dagli animali almeno fino alla prossima stagione o comunque fino a quando non si ricreerà una certa copertura adeguata. La Legge 353/2000 (Legge quadro in materia di incendi boschivi), al comma 1 del’art. 10 prevede una serie di divieti che riguardano le zone percorse dal fuoco, tra cui, in particolare, il divieto di caccia: “sono altresì vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia.” Tale divieto è immediatamente operativo, indipendentemente dalla perimetrazione che i Comuni sono obbligati ad effettuare ai sensi del comma 2 dello stesso articolo.

Se come sembra dalle proiezioni meteorologiche, l’assenza di precipitazioni significative si prolungherà ancora, ciò non farà che aggravare ulteriormente una situazione faunistica già estremamente critica.
Molti animali sono costretti a lunghi spostamenti per accedere alla poche risorse idriche superficiali disponibili concentrandosi in poche aree residue.
Si tratta di una situazione di stress probabilmente ancora più grave di quanto non possa essere una copiosa copertura nevosa invernale, anche in questo caso tuttavia la legge ha previsto una sospensione dell’attività venatoria.
Il comma 2 dell’art. 18 della L 157/1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e successive modifiche e integrazioni, recita: “I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali”. Nonché al comma 1 dell’art. 19 della stessa legge: “Le regioni possono vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all’articolo 18, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità”.
Questi due commi sono stati inseriti dal legislatore proprio per evitare che il prelievo venatorio vada a sommarsi alla mortalità naturale, quest’anno particolarmente elevata.
Ad aggravare questo stato di cose si aggiunge il fatto che nei territori sono presenti specie che devono iniziare la migrazione e numerosi individui sono ancora molto giovani e con risorse trofiche limitate.
A nostro parere l’attività venatoria produrrebbe degli effetti negativi non solo sulle specie oggetto di prelievo ma anche in tutte le altre specie costringendole ad ulteriori stress e ad ulteriori spostamenti.
Lo stato di calamità richiesto da numerose regioni dovrebbe indurre a valutare la posticipazione dell’inizio dell’attività venatoria e, nelle aree circostanti gli incendi, come la norma sopracitata recita, una completa sospensione per l’attuale stagione.
Questa auspicata decisione riteniamo potrà essere in grado di attenuare la drammatica situazione ambientale che si sta delineando, impedendo una mortalità aggiuntiva che si andrebbe a sommare a quella naturale già probabilmente particolarmente elevata.
Siamo certi che la sospensione dell’attività venatoria per cause ambientali critiche verrebbe valutata positivamente anche da quella parte del mondo venatorio attento alle condizioni ambientali del tutto eccezionali di questa stagione.
Confidando che la nostra preoccupazione sia condivisa anche codesta Amministrazione, inducendola ad assumere una decisione forse difficile ma necessaria si porgono distinti saluti.

Il Presidente (Mauro Furlani)

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