Pillole di meteorologia – Il tempo di febbraio e marzo

Di Alessio Genovese

Nell’ultimo articolo ci eravamo lasciati con la possibilità che una rilevante ondata di freddo colpisse il nostro paese verso la fine del ponte dell’Epifania. In effetti, la cosa è poi avvenuta, anche con qualche giorno di anticipo rispetto al previsto, ed è stata poi seguita da un’altra fase di freddo a metà del mese. Le conseguenze di tali eventi sono purtroppo ancora visibili a tutti, e mi riferisco in particolare a quanto avvenuto con la valanga che ha completamente sotterrato una struttura imponente come quella dell’albergo in provincia di Pescara. Oltre che per le vittime e i loro parenti dispiace che a essere colpite dagli eventi della natura siano ultimamente sempre le stesse zone del centro Italia, prima con il solo terremoto e poi con bufere di neve e terremoto insieme. La natura però fa il suo corso e non va vista come cattiva o nemica dell’uomo; caso mai, ma non è questa la sede per fare polemiche, bisognerebbe riflettere su una gestione più accurata del territorio e una politica edilizia più attenta. Chi scrive concorda con quanto già espresso alcuni giorni fa (intorno al 20 gennaio) da un importante sito online nazionale di meteorologia, dove è stato sottolineato che l’inverno deve comunque fare il suo corso e per questo non va disprezzato. Del resto, fino a un anno fa più o meno tutti, giustamente, ci lamentavamo proprio di come la stagione invernale non facesse più il suo corso; quest’anno possiamo dire che, almeno dall’inizio di gennaio, lo sta facendo. Peccato però che vi sia stata una concentrazione notevole di neve sulle regioni adriatiche del centro sud, mentre le Alpi e la Pianura Padana sono praticamente a secco. Questo nonostante il freddo si sia fatto sentire in maniera considerevole in tutta la penisola. A fine mese è probabile che si possa registrare una temperatura complessiva anche di 2-3 gradi inferiore alle medie: ciò non avveniva da molti mesi. Le due ondate di freddo, delle quali la prima addirittura è arrivata a imbiancare le coste della Puglia e della Campania, sono avvenute nonostante vi fosse un vortice polare abbastanza compatto e il rischio di un ulteriore rafforzamento dello stesso, dovuto a un possibile condizionamento imposto dalla stratosfera come avvenuto in molte delle stagioni passate.

Arrivati a pochi giorni dalla conclusione del mese di gennaio, modelli e indici alla mano, è dato attendersi, da fine mese fino almeno a tutta la prima decade di febbraio, un periodo molto più mite con la presenza di un anticiclone che regalerà per lo più bel tempo, lasciando però di tanto in tanto la possibilità che qualche perturbazione atlantica porti un po’ di piogge al centro nord e la neve sulle cime delle Alpi. Ad ogni modo, in questa fase non dovremmo avere ancora dei fenomeni così consistenti da riequilibrare il deficit pluviometrico che si registra in quasi tutta la Pianura Padana. La tal cosa dovrebbe però avvenire dall’ultima parte di febbraio fino a quasi tutta la primavera, quando sono attese maggiori precipitazioni. Dalla metà di febbraio fino a tutto marzo è ipotizzabile, fra l’altro, un nuovo periodo con temperature più fredde a causa di un vortice polare che dovrebbe diventare molto disturbato e quindi propenso a dispensare freddo verso le bassi latitudini. Ovviamente, è sempre difficile prevedere a distanza di settimane quali possano essere le zone europee più colpite, ma alcuni indizi lasciano intravedere la possibilità di un nuovo coinvolgimento del freddo anche per l’Italia. I modelli fisico-matematici che azzardano previsioni stagionali ipotizzano un periodo in media per i mesi di febbraio e marzo. Considerando che febbraio dovrebbe esordire con temperature superiori alla media, anche se di poco (e di questo a oggi, data la scarsa distanza temporale, ne siamo quasi certi) è lecito attendersi successivamente un’ondata di freddo anche importante.

A questo punto, dopo aver avuto almeno in Italia un gennaio pesantemente sotto media e dei mesi di febbraio e marzo che potrebbero essere in media, è lecito chiedersi come proseguirà il 2017. Essendo oramai del tutto terminati gli effetti del potente “El Nino” avuto per buona parte del 2016, considerata la persistente bassa attività solare, si potrebbe anche sperare che sia la volta buona per vedere effettivamente contrastati gli effetti di un global warming che, a ragione o torto, ci sta veramente spaventando. Di questo ne riparleremo verso l’estate.

 

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CACCIA AL LUPO: GLI ESPERTI SI RIBELLANO

Di Gianni Marucelli

Dopo che, tre giorni or sono, il Ministro dell’Ambiente, Galletti, ha comunicato che una Commissione formata da esperti dell’argomento aveva discusso il tema della “Conservazione del Lupo”, giungendo alla conclusione che, in situazioni particolari, qualche esemplare possa essere abbattuto (ma il 5% su una popolazione di max 1700/1900 lupi in Italia non è proprio poco), molti componenti della Commissione hanno fatto sapere di non essere assolutamente d’accordo con questo principio. Sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” è apparso un articolo al proposito, nel quale uno di questi esperti, il dottor. Troisi, parla diffusamente della questione. Appare particolarmente interessante un passo, che illustra in modo chiaro quali metodi, alternativi all’abbattimento, possono essere adottati per eliminare o ridurre al minimo i danni che i Lupi possono produrre alle greggi. Ne riportiamo uno stralcio:

Caccia al lupo

Conflitti tra branchi e allevatori

Troisi non nega che possano verificarsi situazioni di potenziale conflitto tra branchi e allevatori, determinate dal fatto che, in alcune circostanze, i lupi possono aggredire ovini, bovini e caprini e determinare danni economici. «Il punto però – sottolinea – è che esistono alternative valide agli abbattimenti». Prosegue: «Bisognerebbe innanzitutto modificare il meccanismo degli indennizzi agli allevatori che pagano le Regioni. Oggi i soldi arrivano spesso in ritardo e l’allevatore si trova anche a dover anticipare le spese di smaltimento delle carcasse. Questa situazione genera malumore e scontento. I Parchi sono in genere più celeri». Aggiunge: «Piuttosto che ammazzare i lupi, bisognerebbe incentivare, anche con contributi economici, tutti gli allevatori ad adottare sistemi di prevenzione adeguati, dai cani appositamente addestrati alla tutela del gregge, per esempio i maremmani, ai recinti e ai ricoveri notturni. Sono accorgimenti capaci di ridurre della metà la predazione sugli animali di allevamento». Conclude: «Allevatori ed agricoltori non dovrebbero mai dimenticare, tra l’altro, che una delle prede selvatiche di elezione dei lupi sono i cinghiali, che arrecano, quelli sì, danni molto consistenti». Sul caso del Piano di Gestione interviene anche la Lega antivivisezione: «Ad aprile 2016 illustri scienziati hanno sottoscritto una Dichiarazione per la gestione non letale del lupo. Tra questi Claudio Sillero (professore associato di Biologia della conservazione presso l’Università di Oxford), Mark Bekoff, Paul C. Paquet». La Lav lancia un appello al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, affinché dal Piano di Gestione sparisca la possibilità di impallinare i lupi.

 

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Annuario 2016

Per la terza volta in tre anni, firmo l’introduzione dell’Annuario di “L’Italia, l’uomo, l’ambiente”, e già questa constatazione mi appare un piccolo miracolo, se si pensa che abbiamo cominciato a pubblicare on line il nostro periodico senza un centesimo di budget, contando solo sulle forze dei pochissimi che compongono il Comitato di Redazione e su una ristretta platea di collaboratori. Eppure, pian piano, abbiamo raggiunto un vasto pubblico, che non è limitato solo a quello italiano. Certo, leggerci non costa niente, basta cliccare sul sito e scaricare la rivista, oppure seguire su Facebook e sugli altri social network il nostro blog. Ma ciò non basta a darci una spiegazione convincente del nostro pur limitato, ma significativo, successo. Bisogna invece pensare che il popolo del web, al di là delle troppo facili critiche degli studiosi del fenomeno, ha veramente “fame e sete di verità” non mediate da interessi economici e politici che, ormai, screditano tutto ciò che toccano. Noi non siamo “puri”, ma certamente siamo liberi, liberi di dire, di criticare, di informare e di formare, quando sia possibile, la pubblica opinione. Almeno fino a quando – e non è cosa scontata (basti citare l’attuale regime turco) – la democrazia formale coinciderà, almeno in parte, in questo Paese, con la democrazia reale e con i suoi diritti. A questo si aggiunga che alla nostra impresa cominciano a dar mano, per pura simpatia nei confronti di chi si batte per difendere l’ambiente senza trarne personale vantaggio, studiosi di fama quali il microbiologo Pier Luigi Nicoletti, del quale ri-pubblichiamo in questo Annuario un importante articolo, e il prof. Marcello Buiatti, insigne genetista, di cui, a breve, pubblicheremo come mini e-book, liberamente scaricabile, un nuovo saggio. Insomma, anche il mondo scientifico si sta accorgendo del nostro ruolo, e questa è una bella soddisfazione, che ci ripaga di tutti i sacrifici sostenuti. A te, caro lettore, chiediamo di continuare a supportarci leggendo la nostra rivista e, se lo ritieni opportuno, facendoci pervenire le tue critiche e i tuoi suggerimenti. Che, per noi, sono mille volte più preziosi del tuo denaro! L’Annuario 2016 è disponibile su www.ibs.it; www.youcanprint.it.

Il direttore, Gianni Marucelli.

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ANCORA UNA VOLTA, ATTENTI (ALLA CACCIA) AL LUPO!

Continuiamo a seguire la questione, giorno per giorno, tramite le notizie che ci pervengono su FB…

ANCORA UNA VOLTA, ATTENTI (ALLA CACCIA) AL LUPO!

Di Gianni Marucelli

Come temevamo, le cose non si stanno mettendo bene alla Conferenza Stato-Regioni, per quanto riguarda quello che è chiamato “Piano di conservazione del lupo”. Una Commissione di “esperti “(fuori i nomi!) ha concesso, tra le altre misure per prevenire danni alla pastorizia, che si possa consentire l’abbattimento di un numero di esemplari pari al 5% di quelli esistenti sul territorio nazionale. Per evitare – così afferma il Ministro dell’Ambiente Galletti – che si diffonda il bracconaggio (dalle parole del politico, si evince che tale atto illegale sarebbe praticato – o fomentato – dai pastori (!).

Ragionamento assai arduo: sarebbe come dire che, se ho 100.000 euro in casa, ne devolvo 5.000 all’associazione Banda Bassotti perché così li dissuado dal venirmeli a rubare…

Un “pizzo” preventivo? Sembrerebbe…

A parte ciò, dato che il numero dei lupi in Italia è attualmente una “X”, poiché sconosciuto, e quindi il 5% di “X” è anch’esso un’incognita, parrebbe comunque una norma di difficile attuazione.

Caccia al lupo

Inoltre, vi sono cento altri motivi perché il parere “tecnico” espresso dalla Commissione non debba essere recepito, motivi che biologi e zoologi di mezzo mondo hanno abbondantemente spiegato.

Noi restiamo fermi a quella che non è evidentemente solo la posizione delle associazioni animaliste e ambientaliste, se anche il Governatore della Puglia, Emiliano, ha gridato “Viva il lupo!”, e se la Regione Lazio si è schierata contro qualsiasi ipotesi di soppressione.

Per chi volesse saperne di più, rimandiamo al seguente link:

PIANO LUPO, PRIMO SI’ TECNICO ALL’ABBATTIMENTO CONTROLLATO

 

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ATTENTI (ALLA CACCIA) AL LUPO!

Di Gianni Marucelli

Nei prossimi giorni si riunirà a Roma la Conferenza Stato-Regioni per dibattere, tra le altre questioni aperte, alcune che riguardano l’ambito venatorio. In particolare, la vexata quaestio della convivenza tra il Lupo (sottratto all’estinzione grazie a 45 anni di protezione legale) e l’uomo, soprattutto quando quest’ultimo sia un pastore con greggi di ovini.

La possibilità – da qualche parte ventilata – di riaprire la caccia al predatore pare sia stata smentita dal Governo, anche se si cerca di far passare il principio che, in determinati casi, possono essere eliminati alcuni individui.

Cosa che, essendo in Italia, potrebbe risultare assai pericolosa: ti do un lupo, me ne ammazzi cento…

Questo timore è stato espresso da varie associazioni, tra cui ENPA, LIPU, LAV e altre, con un comunicato di cui riportiamo solo un passo molto eloquente:

“Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile – dichiarano le associazioni – che rischia di far ricordare il Presidente del Consiglio Gentiloni come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi. Istituire la caccia al lupo è contro qualsiasi logica ed etica ambientale e rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie. “Il Presidente Gentiloni è chiamato dunque ad una riflessione in considerazione

Caccia al lupo

dell’alto incarico istituzionale che ricopre e della sua stessa esperienza in campo ambientalista, visto anche il passato da direttore di un’importante testata giornalistica specializzata in questo campo.”

“Per i lupi – affermano Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc – non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti di tali abbattimenti sono sempre imprevedibili. I comportamenti predatori non diminuirebbero ma potrebbero invece aggravarsi, come successo in altri Paesi. Infine, la misura degli abbattimenti non avrebbe alcun effetto positivo sulle tensioni sociali e anzi potrebbe aggravarle, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata.”

Da parte nostra, come Rivista e come responsabili di Pro Natura Toscana, ribadiamo l’assoluta, intransigente opposizione a qualsivoglia concessione nei riguardi dell’eliminazione dei lupi, anche con provvedimenti localizzati.

Esistono, infatti, altri, e più efficaci, sistemi di contrastare le eventuali predazioni del Lupo nei confronti delle greggi, argomento di cui peraltro abbiamo spesso parlato su queste pagine.

 

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Alto Adige – Scultori di ghiaccio

Di Gianni Marucelli

Arte povera? Senz’altro! Arte effimera? Svanirà nel giro di qualche settimana…

Eppure il fascino c’è, e attrae ugualmente grandi e piccini. E’ quello che si sprigiona dalle creazioni scultoree nel materiale più naturale che esista – il ghiaccio – opera di artisti di numerosi paesi del mondo, nell’ambito del XXVII Festival Internazionale delle sculture in neve che, a Gennaio 2017, si è tenuto nelle località di San Candido e San Vigilio (BZ).

La forma rappresentativa è tanto semplice quanto attrattiva per gli spettatori: negli angoli più suggestivi di entrambe le località sono stati approntati dei giganteschi cubi (3x3x3 m) di neve pressata e ghiacciata con acqua.

Gli scultori – suddivisi in dieci gruppi – hanno lavorato alle loro creazioni con pochi e semplici strumenti: seghe, filo spinato, palette… e, naturalmente, paraorecchie, guanti, maglioni e quanto altro necessario per proteggersi dal freddo davvero polare.

Anche il materiale su cui operare, come si è detto, è semplice, ma – almeno nel nord Italia e fino al 10 gennaio scorso – estremamente prezioso: la neve, infatti, non si è fatta vedere per un mese e mezzo. Poi, proprio nei giorni in cui si è tenuta la manifestazione a San Candido, in Val Pusteria, è caduta copiosa.

Le sculture di neve ghiacciata sono disseminate nel centro storico del paese, ognuna protetta da una recinzione in legno, e non sfuggono certo all’attenzione dei turisti, alte come sono circa tre metri e di un’ampiezza in proporzione.

Abbiamo visitato e fotografato per voi questa eccezionale mostra d’arte, il cui centro ideale, a San Candido, è costituito dal polittico (non sapremmo trovare termine più appropriato) formato da diversi blocchi di neve ghiacciata, il cui tema è la “Storia della Natività”. Dall’Annunciazione all’Adorazione dei Magi alla Fuga in Egitto, ogni particolare evangelico tante volte trattato dai massimi pittori e scultori dell’Occidente è riproposto nella nuda, semplicità del candore della neve, con grande maestria. La collocazione della gigantesca opera è il recinto esterno della splendida Collegiata romanica, che vi abbiamo descritto su queste pagine qualche tempo fa.

Sicuramente più laica, ma altrettanto suggestiva, è L’Onda di neve sotto la quale scivola, ventre a terra e braccia aperte, un bimbo entusiasta, suscitando l’invidia dei coetanei in carne e ossa… Riteniamo però che l’opera più amata dai piccoli sia il Pinguino fisarmonicista, nella via principale di San Candido, che con le sue festose fattezze ricorda qualche personaggio di Walt Disney.

Altre sculture hanno forme più astratte, o sono altamente simboliche, come le Fiamme di ghiaccio che guizzano, imponenti e immote, verso il cielo per ora sereno; o l’intricato Nodo che nemmeno la spada di Alessandro il Grande può spezzare (basta, in realtà, un po’ di sole caliente…).

Purtroppo, la neve caduta ha un po’ alterato certe forme e certi particolari, ma, nell’insieme, le opere di questo Festival originalissimo sono veramente godibili!

Comunque, la mostra rimane aperta, per chi vorrà ammirarla, fino a quando il sole dell’imminente primavera non la scioglierà completamente…

Galleria fotografica

(© Gianni Marucelli 2017)

 

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Parole che diventano fatti

Di Carmelo Colelli

Locandina

24 Agosto 2016, ore 3.36, la terra del Centro Italia trema per un terremoto di magnitudo 6.1, lo scenario che la televisione e i vari network inviano immediatamente è uno scenario noto al quale però non ci si può e non ci si deve abituare: distruzione, feriti, morti, gente che piange, gente che ha perso tutto in pochi secondi.

Già dalle prime ore del 25 Agosto alcuni autori hanno contattato la Presidente dell’associazione culturale “Virtute e Canoscenza”, la Professoressa Santa Vetturi, rendendosi disponibili a organizzare

Copertina di 100 Voci per Amatrice

qualcosa per questi nostri connazionali, secondo lo spirito dell’associazione.

L’associazione, sorta a Bari nel 2010, ha come scopo primario quello di portare aiuti nei territori in cui si vivono, per varie ragioni, situazioni di drammatico disagio.

I fondi necessari vengono raccolti con una formula particolare che sembra essere vincente.

La nostra curiosità ci ha spinto a chiedere alla Presidente di quale formula si tratti e lei ci ha risposto così:

“Mi riesce sempre difficile parlare di questa esperienza che io chiamo di “volontariato editoriale”, perché tocca le corde più profonde del mio essere.

Qualche anno fa ho avuto l’idea luminosa che ha riempito di senso la mia vita da pensionata: realizzare un libro insieme a tanti amici.

Un libro autofinanziato e autopromosso, che divenisse uno strumento di solidarietà.

Ecco allora nascere, in successione: 2010: Haiti chiama Bari; 2012: SOS Bangladesh; 2014: BangladesHelp; 2015: BanglaNepaLove; 2016: DROPS FROM THE WORLD.

Quarta di copertina di 100 Voci per Amatrice

Cinque antologie e altrettanti progetti portati avanti, concreti e ampiamente documentati, per un totale di più di € 27.000, utilizzati per l’acquisto di: lettini ospedalieri ad Haiti; biblioteche, scuole e filtri per l’acqua in Bangladesh; coperte per il Nepal terremotato.”

Nella giornata del 26 Agosto è stata pubblicizzata la notizia del nuovo progetto e le adesioni sono fioccate, sempre più numerose, in pochi giorni si è raggiunto il numero di 100 autori, giovani e meno giovani, fotografi, pittori, scrittori e poeti, affermati e neofiti.

Tutti insieme per un unico scopo: dare il proprio piccolo apporto alla ricostruzione di quelle terre dilaniate.

Si è scelto come intervento iniziale il paese di Amatrice, si aiuterà a far rinascere, almeno nei beni e nei servizi, la Biblioteca Comunale Giovanni “Gianni” Fontanella.

Amatrice è la città più segnata, occorre ricostruire non solo le case, le scuole, ma anche le persone, la gente deve tornare a riconoscersi come appartenenti a quella terra, deve tornare ad essere comunità.

La cultura può dare un grande contributo.

La biblioteca rappresentava un punto di riferimento per l’intero paese, un luogo aggregante e un fattore di crescita.

Per questi motivi, si destinerà alla Biblioteca di Amatrice la donazione iniziale.

L’associazione e tutti gli autori sperano di raccogliere fondi da destinare anche ad altre zone attorno ad Amatrice.

L’antologia “100 Voci per Amatrice e…” edita dalla WIP Edizioni, ha visto la luce il 16 Dicembre 2016, al suo interno sezioni di narrativa, fotografia, pittura, poesia e altro.

Locandina della mostra

Il testo, un compagno di 304 pagine col quale dialogare quando si ha voglia di sentire il calore della bellezza.

Parole che a breve produrranno fatti.

Mostra

Le associazioni culturali “Virtute e canoscenza” di Bari e “Sidera” di Valenzano hanno organizzato la collettiva d’Arte e Fotografia: “100 Voci per Amatrice e… “.

La mostra è stata inaugurata la sera del 14 Gennaio 2017, dal maestro ZAHI ISSA, presso Il Centro Culturale Comunale di Valenzano e sarà visitabile fino al 19 Gennaio 2017.

Tante le opere pittoriche, grafiche e fotografiche degli autori, alcune provenienti anche da terre lontane.

Dopo i saluti, dell’assessore alla cultura del Comune di Valenzano, Teodoro Cavallo, e del coordinatore artistico dell’associazione culturale “Sidera” Fernando Stella, la Professoressa Santa Vetturi ha illustrato l’associazione, i progetti già realizzati nonché la nuova antologia:

100 Voci per Amatrice e…

Subito dopo ci sono stati gli interventi di alcuni autori che hanno letto e analizzato le loro opere.

Mostra

La mostra è stata allestita con cura meticolosa dalla pittrice Aldina H Beganovic Todorovic, i dipinti, le fotografie e le opere grafiche sembrano parlare lo stesso linguaggio, raccontano della bellezza che ci circonda, dell’amore, della gente, della voglia di Pace.

Ieri 18 Gennaio 2017 alle ore 10.24 la terra ha nuovamente tremato, oggi più che mai hanno bisogno del nostro aiuto.

Il volume oltre ad essere richiesto direttamente all’Associazione e alla Casa Editrice è reperibile anche online da Amazon o da Mondadori store.

Dell’antologia e del progetto a essa legato si continuerà a parlare sulla pagina Facebook “100 Voci per Amatrice e…”

Vi aspettiamo.

Carmelo Colelli

Galleria fotografica

Associazione Culturale “Virtute e canoscenza”

Via Giulio Petroni, 87/Q

70124 Bari

ac.virtuteecanoscenza@yahoo.it

WIP Edizioni S.r.l.

Via Capaldi, 37/A

70125 Bari

www.wipedizioni.it info@wipedizioni.it

 

 

 

 

 

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La valici ti cartoni ttaccata cu llu spacu – Di Carmelo Colelli (in dialetto Mesagnese)

Oggi 17 Gennaio è la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali. Il nostro dialetto, quello di tutta Puglia ha subìto, nel tempo l’influenza di “voci greche, latine, francesi, spagnole” queste contaminazioni, a volte, ne hanno arricchito la portata culturale. Esso racchiude in sé un immenso patrimonio culturale che va tutelato, valorizzato, trasmesso in quanto costituisce un “cordone ombelicale” tra le nuove e le vecchie generazioni della nostra regione, città, paesi. Ogni parola tramanda, comunica contenuti culturali, quali usi, costumi, tradizioni, leggende, ecc., che valgono a spiegare certi comportamenti, magari completamente diversi del nostro tempo presente.

Carmelo Colelli

 

La valici ti cartoni ttaccata cu llu spacu. (dialetto Mesagnese)

Mi sembra quasi ca fo ieri e, puru, annu passati cinquantanni, ti quandu passau Cocu, lu figghiu ti lu nunnu Rafeli, ti n’anzi allu Sitili, e n’amicu sua nci ndummandau:

“Uè Cò! Quandu a partìri?”

Cocu nci rispundiu:

“Crai toppu mangiari, pigghiamu lu trenu ti li quattru e menza, e poi ti Brindisi, lu pigghiamu alli ottu ti sera.

Simu parecchi ti Misciagni, stai Ntognu, Francu, Carmelu, zziuma Vittoriu cu li to fili, stai Benito cu la mugghieri, Ntunucciu cu llu frati la soru e lla canata e poi stannu tanti atri cristiani ca no canoscu.”

A cuddu tiempu, tanti cristiani ti Misciagni e puru ti atri paisi vicini, si nni sciunu alla Svizzara, alla Germania, alla Francia, allu Belgiu, a Turinu, a Milanu o, addirittura, all’Ameraca.

Si nni sciunu pi circari furtuna, pi truvari la fatia ca allu paisi nuestru non nci n’era, si nni sciunu pi guadagnari nu picca ti sordi, pi putiri mantiniri la mugghieri e li fili piccinni rumasti allu paesi.

La spiranza loru era quedda ca erana a ccucchiari li sordi pi putiri poi ccattari nu lottu e fabbricari la casa.

N’tra lli casi ti tutti sti cristiani, ca allu crai erana a partiri, si sta faciunu li preparativi pi lla partenza e puru la nunna Tetta, la mamma ti Cocu, sta priparava li cosi ca Cocu sua s’era ppurtari.

La nunna Tetta, s’era azata prestu cu pripara li rrobbi, nc’era scapati li chiù megghiu ca tinia, nci l’era lavati e stirati, e senza cu dici nienti a nisciunu n’ci l’era prufumati cu li lacrimi sua. Cocu sua era asciri alla Germania, era asciri pirceni ddani lu sta spittava l’attani, lu nunnu Rafeli ca si n’era sciutu sei misi prima nziemi all’atru figghiu e nc’era acchiata la fatia. N’tra la valici, bedda grandi di cartoni, nc’era misi li magli ti lana, quiddi ca edda nc’era fattu cu lli mani sua cu lli fierri e cu la lana bbona, quedda ccattata allu marcatu, li corfi sempri ti lana culurata e sempri fatti cu lli mani sua, fazzuletti, camisi, mutandi, cannuttieri e quazetti, sei pari ccattati allu marcatu e sei pari fatti a manu cu lli fierri pi lli quazetti.

Uè Cò!, tissi la nunna Tetta, viti ca quani ti costi alli cannuttieri agghiù misu puru sei pari ti mutandi, ttreti pì frauta Rubbertu e ttretì pi sierda, mi raccumandu!

La nunna Tetta parlava e spittava ca Cocu sua nc’era a rispondiri, vulia ssenti ancora la voci ti lu figghiù sua, lu figghiu cchiù piccinnù, ma Cocu rispundia ogni tantu o no rrispundia propriu. Cocu tinia la capu sua a n’atra vanda, li paroli ti mammasa Tetta no lli sta mancu sintia, sta pinzava a Rosetta sua ca mo l’era llasari sola a Misciagni e iddu era sciri tantu luntanu, era sciri nfinu alla Germania, ca non sapia mancu ddo era. La sciurnata si nni stà scia, anzi si n’era sciuta, s’era fattu scuru, Cocu e Rosetta, all’angulu cretu casa ti Rosetta, staunu mbrazzati, e si ticiunu li cosi chiù belli, sobbra ti loro quedda sera nc’era la luna ca li sta vuardava.

Cu nna voce fina fina quasi ti chiantu, Rosetta tissi a Cocu: “Cocu mi ti vogghiù beni, assai ti nni vogghiù, lu sacciù ca ti nn’asciri alla Germania, ca aggia rrimaniri sola qquani, ma tuni portimi sempri n’tra lu cori tua comu iu ti tegnu sempre n’tra lu mia”, to lacrimi crandi crandi, scindera ti li uecchi sua.

Cocu, toppu ca n’cera tatu l’urtumu baggiu, la salutau e si nni sciu. Mentri caminava versu casa, sua pinzava alli paroli ca Rosetta n’cera dittu, e sulu sulu si mesi a chiangiri, e n’tra na lacrama e nu pinzieri a Rosetta, rivvau a casa sua.

La nunna Tetta ca no s’era firmata n’attumu pi tuttu lu ggiurnu, preparau la taula pi mangiari e quedda sera mesi n’taula li cosi cchiù megghiù e chhiù sapuriti ca tinia, pircè vulia ca lu figghiù sua s’era appurtari l’ardori e lu sapori ti casa sua.

La notti la nunna Tetta no chiutiu uecchi, pinzava allu maritu sua luntanu, allu figghiu Rubbertu puru iddu luntanu e pinzava a Cocù sua ca tra n’atru picca puru iddu si n’era sciri.

Vulia cu no passava prestu prestu quedda notti ma tra nu pinzieri e l’atru veddi tra li carassatori ti la finestra ca sta ncuminzava a llucèsciri, s’azau zitta zitta, e senza cu faci mancu nu rumore si nni sciu n’tra la cucina e ccuminzau a mindruddare.

Pigghiau la farina, e preparau la pasta pi lu pani, feci tre belli pagnotti li sistimau n’tra li sarvietti pi lu pani e li mesi a cresciri, allu chiù tardu l’era ppurtari allu furnu.

Lassau nu picca ti pasta ti lu pani e cu quedda feci li fucazzeddi, pi Cocu sua, ca sapia ca n’ci piaciunu assai.

Cocu si azau, si llavau e si mangiau li fucazzeddi, li simbrarunu chiù bbueni ti tutti l’atri voti ca mammasa n’ci l’era fatti.

Uè ma sta essù! critau ti vicinu alla porta e la nunna Tetta n’ci rrispundiu “no tardari ca sai ca ama ggiustari li cosi ca ta ppurtari”.

Lu tiempu cuddu ggiurnu vulau, lu pani era ssutu ti lu furnu e menzatia era sunata.

La nunna Tetta pigghiau lu pani, lu tagghiau a stuezzi, ni llivau la muddica e ci mesi intra li cosi ca sapia ca chiù n’ci paiciunu a figghiusa Cocu.

N’tra nu fagottu ti pezza, sistimau li cosi ti mangiari, n’ci mesi intra puru li marangi e li mandirini ca era sa qqueti ti n’tra lu sciardino di nunna Maria, e li cosi tuci ti Natali ca era avuti rricalati ti cummarasa Rachela, poi sistimau puru na bbuttiglia ti vinu, quedda ca n’era nnutta frausa Vituccio e chiutiu tuttu ntra nu suspiru e l’atru.

Lu tiempu passau e rrivaruno li ttreti ti lu toppumangiari, Cocu cu la valici ti cartoni, ttaccata cu lu spacu, e mammasa cu llu fagottu mmanu si ni scera alla stazioni.

Sobbra allu mmarciapidi vicinu alli binari, nc’erunu tanti cristiani, cristiani ca erana a partiri e cristiani ca staunu ddani pi salutari quiddi ca erana a partiri.

Staunu li mammi, li mugghieri, li fili, li parienti, n’ci stava puru Rosetta, era vinuta pi salutari Cocu sua.

Staunu tutti zitti zitti o parlaunu chianu chianu n’tra loru, simbrava na funzioni riligiosa, simbrava ca sta diciunu li prighieri.

N’terra tanti e tanti valici ti cartoni ttaccati cu llu spacu.

N’tra lu cori, ti tutti quiddi ca sta partiunu, la spiranza di fari furtuna e na spiranza ancora chiù grandi, quedda ti turnari a Misciagni.

N’tra lu cori di Cocu la speranza ti turnari, e spusari Rosetta.

Nu fischiù ti trenu ti luntano, tutti vutara la capu versu Latianu, lu trenu oramai era rrivatu.

Nnchianarunu tutti, li valici ti cartoni si li passarunu ti li finistrini pi ffari prima, si sintiu lu fiscu ti lu capu stazioni e lu trenu chianu chianu ccuminzau a partiri, si vitiunu tantii razzi ca sultaunu, tanti carosi ca chiangiunu e lu trenu sempri chiù luntanu.

Annu passati cinquantanni ti cuddu giurnu, la nunna Tetta e lu maritu sua, lu nunnu Rafeli, ormai sontu to vicchiarieddi, tenunu cchiui di novantanni e vivunu cu Cocu e cu Rosetta, n’tra la casa ca Cocu si feci quandu, toppu tanti anni, turnau ti la Germania.

Sta storia eti dedicata a tutti li cristiani ca nnu sciuto alla Germania, alla Svizzera, allu Belgio, alla Francia, all’Ameraca, a Turinu, a Milanu o all’atri città, a tutti quiddi ca non annu mai lassatu Misciagni e annu spittatu quiddi ca erunu partuti, eti puru dedicata a tutti quiddi ca si n’annu sciuti e vivunu a nn’atra città, ma tenunu sempri n’tra lu cori loru la nostra Misciagni!

Uè Cò!

quandu a partìri?

Crai toppu mangiari, pigghiamu l’aereo ti Brindisi …..

….. toppu cinquant’anni, la storia si rripete pi llu stessu mutivu ti cinquantann’aggretu.

A tutti Bona Furtuna!

La valigia di cartone legata con lo spago. (Italiano)

Sembra ieri e, invece, sono passati cinquant’anni da quando passò Cosimo, il figlio del signor Raffaele, dalla piazza del Sedile, e un suo amico gli domandò:

“Ehi Cosimo! Quando devi partire?”

Cosimo gli rispose:

“Domani dopo pranzo, prendiamo il treno delle quattro e mezza, poi da Brindisi, quello delle otto di sera.

Siamo in molti da Mesagne, c’è Antonio, Franco, Carmelo, mio zio Vittorio con i suoi due figli, c’è Benito con la moglie, Antonuccio col fratello, la sorella e la cognata, ci sono tante altre persone che non conosco.”

Tanti anni fa, molte persone di Mesagne e di altri paesi vicini, partivano per la Svizzera, la Germania, la Francia, il Belgio, per Torino, Milano o, addirittura, per l’America. Andavano via dal loro paese per cercare fortuna, per cercare lavoro che in paese non c’era, andavano via per guadagnare un po’ di soldi, sarebbero serviti a mantenere la moglie e figli piccoli rimasti in paese. La loro speranza era di poter lavorare e accumulare i soldi per poter comperare un suolo e fabbricare la loro casa. Nelle case di coloro che dovevano partire, si approntavano i preparativi per la partenza, anche la signora Antonietta, la mamma di Cosimo era intenta a preparare i bagagli per il figlio. La signora Antonietta, si era alzata di buon mattino per preparagli i vestiti e la biancheria, aveva scelto i migliori che aveva, li aveva lavati e stirati, e senza farsene accorgere li aveva profumati con una sua lacrima. Il suo Cosimo doveva partire per la Germania, doveva raggiungere il padre, il signor Raffaele che era partito sei mesi prima insieme all’altro figlio e gli aveva trovato il lavoro. Nella valigia, bella grande di cartone, gli aveva messo le maglie intime di lana, quelle che aveva confezionato lei a mano con i ferri e la lana buona, comperata al mercato, i maglioni di lana colorata, anche questi confezionati da lei a mano, fazzoletti, camice, mutande, canottiere e calzini, sei paia comperate al mercato e sei paia fatti a mano con i ferri per i calzini.

“Ehi Cò!”- disse la signora Antonietta – “vedi che qui accanto alle canottiere ho messo sei paia di mutande, tre per tuo fratello Roberto e tre per tuo padre, mi raccomando!”

La signora Antonietta parlava e aspettava che il suo Cosimo le rispondesse, voleva sentire ancora la voce di suo figlio, il figlio più piccolo, ma Cosimo o rispondeva ogni tanto o non rispondeva per niente. Cosimo aveva la testa da tutt’altra parte, le parole di sua madre Antonietta non le stava nemmeno ascoltando, era intento a pensare alla sua Rosetta che avrebbe dovuto lasciare sola a Mesagne e lui doveva andare tanto lontano, doveva andare in Germania e non sapeva neanche dove fosse. Il giorno stava trascorrendo velocemente, anzi era già pomeriggio inoltrato, cominciava ad imbrunire, Cosimo e Rosetta, dietro la casa di Rosetta, erano abbracciati, e si dicevano le cose più belle, c’era la luna che li guardava.

Con una voce sottilissima quasi di pianto, Rosetta disse a Cosimo: “Cosimo mio ti voglio bene, te ne voglio tanto, lo so che devi andare in Germania, che dovrò rimanere qui da sola, ma tu portami con te nel tuo cuore per sempre così come io ti tengo sempre nel mio”, due grandi lacrime scesero dai suo occhi.

Cosimo, dopo averle dato l’ultimo bacio, la salutò e andò via.  Mentre tornava verso casa, pensava alle parole che aveva detto il suo amore e cominciò a piangere, e tra una lacrima ed un pensiero a Rosetta giunse a casa sua. La signora Antonietta, non si era fermata un attimo quel giorno, preparò la tavola per la cena mise in tavola le cose migliori che aveva, voleva che suo figlio si portasse l’odore ed il sapore di casa sua. Quella notte, la signora Antonietta non dormì, pensava al marito lontano, al figlio Roberto e pensava a Cosimo che tra poche ore sarebbe andato via. Avrebbe desiderato che quella notte non passasse in fretta ma tra un pensiero e l’altro vide tra le fessure della finestra le prime luci dell’alba, si alzò in silenzio e senza fare nessun rumore se ne andò nella cucina e cominciò a trafficare.

Prese la farina e preparò l’impasto per il pane, fece tre belle pagnotte le sistemò nei tovaglioli e le mise a lievitare, più tardi le avrebbe portate al forno. Lasciò un po’ di impasto del pane e con quello fece le focaccine, per il suo Cosimo, sapeva che gli piacevamo molto. Cosimo si alzò, dopo essersi lavato fece colazione con le focaccine, gli sembrarono più saporite delle altre volte.

“Mamma sto uscendo!” – gridò – vicino alla porta e la signora Antonietta gli rispose:

“Non fare tardi che dobbiamo sistemare le cose che devi portare con te”.

Quel giorno il tempo volò, il pane era stato già sfornato e l’orologio aveva già suonato il mezzogiorno. La signora Antonietta prese la pagnotta del pane, la tagliò a pezzi, tolse la mollica e la riempì con il companatico preferito dal ragazzo. In un fagotto di stoffa, sistemò tutte le cose da mangiare, aggiunse arance e mandarini, quelli che aveva raccolto lei stessa dal giardino della signora Maria e i dolcetti di Natale che aveva avuto in regalo dalla commare Rachela, infine sistemò una bottiglia di vino, quella che gli aveva portato suo fratello Vito e tra un sospiro e l’altro chiuse il fagotto. Il tempo passò velocemente e arrivarono le tre del pomeriggio, Cosimo con la valigia di cartone, legata con lo spago e sua madre con il fagotto in mano si avviarono verso la stazione. Sul marciapiede vicino ai binari, vi erano tante persone: madri, mogli, figli, parenti, c’era anche Rosetta, era venuta per salutare il suo Cosimo. Stavano tutti zitti-zitti o parlavano piano-piano tra di loro, sembrava una funzione religiosa, sembravano stessero pregando. Per terra tantissime valige di cartone legate con lo spago. Nel cuore, di tutti coloro pronti a partire, la speranza di avere fortuna ed una speranza ancora più grande, quella di tornare a Mesagne.

Nel cuore di Cosimo la speranza di tornare e sposare la sua Rosetta. Il fischio del treno da lontano, tutti voltarono lo sguardo verso Latiano, il treno ormai era arrivato. Salirono tutti, le valige di cartone le passarono dai finestrini per fare prima, si senti il fischio del capostazione e il treno iniziò a partire, si vedevano braccia che salutavano, tante ragazze che piangevano e il treno sempre più lontano.

Sono passati cinquant’anni da quel giorno, la signora Antonietta e suo marito, il signor Raffaele, ormai sono anziani, hanno più di novant’anni e vivono insieme a Cosimo e Rosetta, nella casa che Cosimo costruì quando, dopo tanti anni, tornò dalla Germania.

Questa storia è dedicata a tutte le persone che sono andate in Germania, Svizzera, Belgio, Francia, America, a Torino, Milano o in altre città, a tutti coloro che non hanno mai lasciato Mesagne ed hanno aspettato coloro che erano partiti, è anche dedicata a tutti coloro che sono andati via e che pur vivendo in altre città portano sempre nel cuore la nostra Mesagne.

“Ehi Cosimo! Quando devi partire?”

Domani pomeriggio, prendiamo l’aereo da Brindisi …..

….. dopo cinquanta anni, la storia si ripete per lo stesso motivo di cinquanta anni fa.

A tutti Buona Fortuna!

Carmelo Colelli

 

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Anche i bombi e farfalle, dopo le api, dichiarano guerra agli insetticidi

Di Alberto Pestelli

(fonte: Ansa ambiente)

Come in un cartone animato m’immagino la mobilitazione generale dei bombi, insetti acquatici, farfalle e anche alcuni uccelli scendere sul sentiero di guerra assieme all’esercito delle api contro i comuni nemici: gli insetticidi a base di sostanze nicotinoidi di nuova generazione. Una lotta senza quartiere per la sopravvivenza dove non si fa alcun prigioniero…

Molecola della nicotina

Ma lasciamo da una parte la fantasia e torniamo alla cruda realtà. È notizia recente (riportata sul sito della agenzia Ansa-Ambiente) che la ONG Greenpeace ha stilato un rapporto dove chiede alla Commissione Europea di mettere al bando, una volta per tutte, l’utilizzo di tutti gli insetticidi a base di nicotinoidi e neonicotineodi (di recente sintesi) in quanto sono altamente tossici non solo per le api ma anche per altri tipi di insetti impollinatori quali i bombi. La famosa associazione ambientalista non si ferma solo a questo tipi di insetti, ma include anche altre specie quali le farfalle, gli insetti acquatici e addirittura gli uccelli. Il risultato è che si possono avere delle importanti e tragiche ripercussioni sulla catena alimentare. Greenpeace chiede inoltre alla Commissione di favorire l’agricoltura ecologica.

Ma che cosa sono gli insetticidi nicotinoidi e neonicotinoidi? Sono sostanze sintetizzate partendo da un modello che si trova in natura: la nicotina [3(1-metil-2pirrolidil)piridina]. La nicotina ad una percentuale che sfiora il 20% è un alcaloide contenuto nelle foglie del tabacco e viene utilizzata per combattere alcuni tipi di insetti quali gli afidi. I nicotinoidi (cloronicotinili) di sintesi sono in commercio con il nome di Acetamiprid, Clothianidin, Imidacloprid, Thiacloprid e Thiamethosam. Come la nicotina, anche questi nuovi nicotinoidi agiscono sul sistema nervoso con il medesimo meccanismo d’azione: si fissano sui recettori colinergici di tipo nicotinico della membrana assonica provocando la sua depolarizzazione. Questo comporta infine il blocco della trasmissione dell’impulso nervoso e morte. Dal 2013 l’Unione Europea ha fatto togliere dal commercio per un periodo di due anni tre insetticidi di questo tipo (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam. Tre su cinque… il bando è adesso in fase di revisione!) per la sospetta tossicità nei confronti delle api vietando l’utilizzo degli altri in prossimità dei corsi d’acqua e durante il periodo della fioritura.

Greenpeace ha pubblicato un rapporto dal titolo “Rischi ambientali degli insetticidi neonicotinoidi” dove sono esaminati gli studi su queste sostanze a partire dall’anno del bando, il 2013. La cosa che mi ha più sconcertato è una dichiarazione di un biologo, il professor Dave Goulson: “Le evidenze del contributo dei neonicotinoidi al declino delle api sono maggiori ora di quando venne adottato il bando parziale. Oltre alle api, questi insetticidi possono essere legati al morte di farfalle, uccelli e insetti acquatici…

Questo per me vuol dire che, nonostante la messa al bando di tre neonicotinoidi su cinque (elencati poco sopra) la scomparsa di questi insetti è stata maggiore perché si sono usati maggiormente gli altri due insetticidi che non sono stati proibiti. Infatti il professor Goulson ha aggiunto: “Vista l’estensione del danno sull’ambiente, sarebbe il caso di mettere tutti gli insetticidi neonicotinoidi al bando”… e per sempre, aggiungo io!

L’articolo apparso sul sito di Ansa-ambiente conclude con una frase pronunciata dalla responsabile per l’Agricoltura sostenibile di Greenpeace, Federica Ferrario in cui sollecita di inviare una richiesta al ministro Martina per impegnarsi maggiormente per la creazione del bando totale e definitivo degli insetticidi neonicotinoidi perché… “vengono sistematicamente trovati nel suolo, nell’acqua e nella flora spontanea…”.

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Frammenti casuali da un pianeta malato

Di Guido De Marchi

 

Guardarsi attorno e provare a leggere lo stato di salute del pianeta è qualcosa che scoraggia: non c’è cosa, angolo o ambiente che non porti i segni di un desolante stato di indifferenza e di precarietà.

Per migliorare la situazione occorrerebbe una reale partecipazione e consapevolezza dei problemi sempre maggiori che si accumulano irrisolti, relativamente alla salute del pianeta.

Dalle discariche abusive, sia di semplice spazzatura, sia di materiali tossici o indistruttibili, all’uso di materiali inquinanti che persisteranno per secoli avvelenando l’aria, l’acqua, la terra, è tutto un brulicare di attività che tendono a danneggiare in maniera irreparabile il mondo in cui viviamo, dimenticando che è l’unico di cui disponiamo.

L’azione di un gruppo di artisti, come Discaricarts, non può certo risolvere questi problemi. Tuttavia ci sembra che sia doveroso, per ciascuno, parlarne, coinvolgere quante più persone possibili sensibilizzandole a considerare l’importanza di tutto ciò.

L’azione pluriennale del gruppo Discaricarts è, ed è sempre stata, mirata a attirare, con mostre ed eventi di vario genere, l’attenzione sui problemi dell’ambiente.

È dagli anni ’70 che si è cominciato a parlare con una certa insistenza di ECOLOGIA, ma poco è stato fatto e, intanto, la salute del pianeta è in fase di continuo peggioramento.

L’azione del gruppo Discaricarts è solo una piccola presenza, ma abbiamo l’orgoglio di “esserci”, di continuare ad “esserci”, perché il “fare” è uno dei tanti modi di vivere consapevolmente la propria esistenza.

Le nostre opere non sono velleità, ma frammenti casuali dei moltissimi, troppi segni, della cattiva salute della Terra, del suo clima, del suo mare, della sua aria, che servono a richiamare l’attenzione di tutti sulla gravità del problema.

 

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