ANCORA UN SOPRUSO AMBIENTALE DA PARTE DEL GOVERNO RENZI

alpine_marmotDal sito “Animali e amthbiente nel cuore del 28 novembre 2016: “Marmotte, stambecchi, tassi, faine… Anche sulla pelle degli animali protetti dalla normativa statale sembra giocarsi la partita referendaria. Questo suggerisce lo scandaloso, gravissimo provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, un decreto legislativo che regala ai cacciatori di Trento e Bolzano la possibilità di ammazzare la fauna tutelata su tutto il resto del territorio nazionale. Un provvedimento palesemente incostituzionale, come testimoniano ripetute sentenze della Corte Costituzionale, dunque che si pone violazione della normativa quadro, e che sembrava da tempo accantonato dopo le polemiche delle associazioni animaliste e ambientaliste.”

Prima di una sua eventuale caduta, se al referendum costituzionale dovessero vincere i NO, il Governo Renzi si premura di far contente le lobbies che più gli stanno a cuore, come quella delle doppiette, in questo caso nelle province autonome di Trento e Bolzano. Trinciato in tre parti, come un pollo, il Parco Nazionale dello Stelvio, ed eliminato, dal 31 Dicembre, il Corpo Forestale dello Stato, il campo deve essere sgombrato anche dai residui legislativi che ostacolavano i cacciatori. Possiamo aggiungere, da parte nostra e per diretta conoscenza, che anche all’interno del Ministero dell’Ambiente si è aperta la caccia, ma a quei probi e solerti funzionari che occupano posizioni-chiave, che non sono allineati col Renzi-pensiero e che hanno la sfacciataggine di affermare in pubblico il proprio dissenso…

Alla faccia del merito e della democrazia!

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(Gianni Marucelli)

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Pillole di Meteorologia – Finalmente un inverno normale

Di Alessio Genovese

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A pochi giorni dall’inizio dell’inverno meteorologico (01 dicembre), possiamo confermare quanto avevamo già ipotizzato nell’ultimo articolo di inizio novembre, ovvero come finalmente ci accingiamo a vivere una stagione più consona al nome che porta, rispetto a quello che ci hanno fatto vedere gli ultimi tre inverni. Sia chiaro che non dobbiamo aspettarci per forza il grande evento o chissà quali gelate, ma quella che ad oggi è possibile prevedere è una stagione, quanto meno nella sua parte iniziale, che sarà molto dinamica e fornirà occasioni potenziali di nevicate, non solo in montagna. Se l’anno scorso avevamo trascorso un mese di dicembre sotto un potente anticiclone che ci aveva lasciato in eredità fitte nebbie nelle pianure del centro-nord e frequenti inversioni termiche, quest’anno tutto ciò sembrerebbe ad oggi scongiurato. Mentre negli ultimi tre anni il vortice polare, fin da inizio stagione, aveva preso a girare su se stesso come una trottola impazzita, impedendo gli scambi meridiani di calore e quindi che il freddo potesse raggiungere anche la nostra penisola, quest’anno invece la situazione è, al momento, ben diversa e questo probabilmente, a detta di molti esperti e studiosi, a causa del forte deficit dei ghiacci artici che sembra essere la variante impazzita che potrebbe far saltare il banco rispetto alle normali correlazioni. In effetti quest’anno, almeno sulla carta, avremmo dovuto vivere un inverno piuttosto insipido, al pari degli ultimi tre, e questo per l’accoppiamento di vari indici meteorologici poco consoni a consentire episodi invernali alle basse latitudini. Certo, è forse poco consolante il fatto che per avere una stagione invernale normale nel Mediterraneo bisogna far affidamento su un forte deficit di ghiacci artici, ma di questo parleremo in un’altra occasione. Proseguendo con i paragoni con gli anni passati, quando l’Europa è rimasta per lo più al caldo mentre le ondate di gelo hanno fatto registrare record storici nel continente americano, quest’anno, per la verità già da ottobre, il gelo pare aver preso di mira la Siberia, spingendosi spesso fino a tutto l’est europeo. Tale fattore non può che deporre a favore di un inverno quanto meno nella media, anche nella nostra penisola.

Entrando nello specifico, già a partire dagli ultimissimi giorni di novembre sperimenteremo delle condizioni di freddo intenso, a causa di una breve sortita dell’alta pressione verso il nord Europa che consentirà a fredde correnti artiche di lambire le nostre coste adriatiche. Il freddo si estenderà anche al resto del nord, ma avrà vita breve (non più di due-tre giorni), a causa della spinta verso est dello stesso Anticiclone delle Azzorre. Ad ogni modo, durante il periodo freddo potremo avere una forte instabilità su tutto il versante adriatico, con qualche precipitazione anche nevosa che potrà cadere anche sul nord-ovest laddove successivamente subentrasse una perturbazione atlantica che andrebbe ad interagire con il cuscinetto di aria fredda rimasta al suolo.

Fare delle previsioni a lunga scadenza non è mai facile, al contrario si rischia spesso di commettere errori, ad ogni modo, a parere dello scrivente, la tendenza generale per buona parte del mese di dicembre sarà quella di avere frequenti incursioni di aria fredda che potranno burian2però essere di breve durata, a causa della difficoltà da parte dell’anticiclone delle Azzorre a mantenere una radice salda in pieno Atlantico; ovvero, quando l’anticiclone punterà a nord (forse anche spesso) lo farà per una breve durata, prima di ricacciare il freddo di nuovo verso est. La cosa che al momento sembra essere positiva è che comunque, per buona parte della stagione, il freddo vero potrebbe rimanere a due passi da casa nostra. Non è poi escluso che durante la stagione ci possa essere un evento di portata maggiore, dovuto ad importanti surriscaldamenti in stratosfera che potrebbero destabilizzare ulteriormente il vortice polare, ma di questo è inutile parlare adesso. Per ora, può essere sufficiente sapere che già a dicembre potremmo avere ripetute occasioni per nevicate anche a quote pianeggianti, cosa praticamente quasi mai accaduta negli ultimi tre anni. Al momento, ovviamente, è quasi impossibile stabilire in quale parte d’Italia avverranno tali fenomeni, anche se rispetto alle ultime stagioni potrebbe tornare ad essere maggiormente favorito il centro-nord. Per quanto riguarda il prosieguo della stagione, aggiorneremo volentieri i nostri lettori prima della fine del 2016, comunque possiamo anticipare che le ultime emissioni dei modelli, che fanno tendenza fino a 4-5 mesi, prevedono temperature in media anche per l’ultima parte dell’inverno. Non vogliamo di certo che gli amici terremotati del centro Italia vivano ulteriori disagi legati al freddo ed alla neve, ma non credo che qualche nevicata sia negativa, tanto per la bellezza dell’evento in sé che per il rinvigorimento delle falde acquifere. Un po’ di freddo poi serve sicuramente per uccidere zanzare, batteri e virus.

Alessio Genovese

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Un etrusco tra i nuraghes, la nuova trilogia di Alberto Pestelli

Le pagine del farmacista Alberto Pestelli si tingono di giallo. A dire il vero, l’autore del “Guardiano del grano” (Ferrari editore), di “Una notte su Monte Ceceri” e de “Il diario di un ciclista fiesolano in fuga” (Youcanprint), aveva scritto anni addietro un simpatico romanzo poliziesco “I Galli di Castel de’ Doddi” che ha riscosso un discreto successo. Adesso ci riprova con una serie di racconti lunghi raccolti in tre trilogie. La prima di questa avventura in giallo sarà disponibili, molto probabilmente, tra una quindicina di giorni. Ma leggiamo quel che vi ha trovato in questi primi tre racconti la nostra collaboratrice di Roma Maria Iorillo.

Un etrusco tra i nuraghes, la nuova trilogia di Alberto Pestelli

Letto in anteprima da Maria Iorillo

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Copertina provvisoria del primo volume della trilogia “Un etrusco tra i nuraghes” di Alberto Pestelli © 2016

La Sardegna è una terra dai colori e profumi aspri e succosi, dalle coste caraibiche lambite da acque cristalline, pulite e così trasparenti da lasciar vedere il fondo. Ed è in quest’isola incantevole che Cosimo Fantini (fiorentino di nascita), maresciallo dei carabinieri in pensione, dopo una vita trascorsa a Cagliari a servizio dell’Arma, decide di rimanere per vivere pienamente gli affetti famigliari e le sue passioni.

L’ex funzionario ama scrivere articoli enogastronomici per una rivista di turismo e svolge indagini segrete per conto del Generale. E, proprio sulle tracce dei delinquenti, ripercorre i paesaggi, la storia antica e varia dell’isola, e, da buongustaio dal palato fine, ci racconta anche di vini e di piatti che attingono alla tradizione sarda.

La Sardegna, anche se protagonista, non è l’unico luogo scelto per le ambientazioni dei racconti. Infatti, il nostro investigatore di tanto in tanto sbarca sul continente e continua le sue indagini tra Roma e la Toscana. Nel primo racconto, addirittura, si viaggia dalla Sardegna all’Afghanistan, dove Cosimo ha trascorso lunghi periodi e dove inizia il percorso del primo caso che gli viene affidato e che gli permette di conoscere la donna che diverrà la sua compagna di vita.

Lo scrittore affida al suo eroe il compito di sbrogliare l’intricato filo della matassa del caso e di ricostruire l’esatto e imprevisto svolgimento dei fatti. Il giallo non punta solo a stupire il lettore con colpi di scena e con le qualità deduttive del detective, ma propone un’indagine poliziesca attenta e meticolosa grazie anche all’aiuto di un informatico (il genero Mariano) e di una Tenente del R.I.S. dei carabinieri (la figlia Laura) presenti nella famiglia Fantini.

Non abbiamo il solito poliziesco, ma una storia di vita vissuta, di emozioni. Sullo sfondo ci sono la famiglia, l’amore e quei valori che danno “gusto” alla vita in un mondo sempre più frettoloso e distratto.

Sono tante le tematiche che vengono affrontate e tutte centrate sui sentimenti umani perché sensibile è l’animo di chi ha ideato le belle storie, mai noiose e mai prevedibili, raccontate in questo libro e nei successivi… perché altri racconti attendono di venire stampati e affidati alla lettura di chi ama il giallo e non solo. Il lettore apprezzerà sicuramente lo stile di Pestelli e il suo linguaggio semplice, attento e curato.

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“La notte che Borges incontrò Gardel”

“La notte che Borges incontrò Gardel”: A Firenze, Teatro di Cestello, ancora una volta Donatella Alamprese reinterpreta il Tango

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Di Gianni Marucelli

Un grande appuntamento, il 2 Dicembre alle 21,15 (Teatro di Cestello, a Firenze) per tutti coloro che amano il tango. Si esibisce Donatella Alamprese, regina italiana di tale genere musicale, è questo è già una garanzia di altissima qualità. Lo spettacolo, ideato dalla stessa cantante, stuzzica ancor più la fantasia perché incentrato su un’ipotesi mai verificata: Jorge Borges ha mai incontrato Carlo Gardel? L’anziano poeta cieco accenna in un’intervista, concessa ormai al termine della sua vita, a un fatto del genere: ma si trattò di una “finzione”, in cui il grande scrittore era maestro, o di un ricordo reale? Comunque, Borges era un appassionato di Tango, di cui scrisse persino la storia, e Gardel il suo massimo interprete. Sappiamo che il poeta non amava il cantore, e forse l’antipatia era reciproca. Ma cosa accadde, o sarebbe accaduto, una sera, ormai lontana da noi quasi un secolo, a Buenos Aires? La risposta la sapremo dalla voce meravigliosa di Donatella Alamprese, supportata dalla magica chitarra di Marco Giacomini. Venerdì 2 Dicembre, a Firenze.

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Breve viaggio nei luoghi dei miei quadri e dei miei romanzi – 4. Val d’Orcia

Di Alberto Pestelli

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Temporale nei dintorni di Pienza – Olio su tela 30×40 – 2010

Quando per la prima volta, proveniente da Firenze e diretto a Roma percorrendo la via Cassia, sono passato per la Val d’Orcia, mi sono detto: Alberto, questo luogo ti può offrire tutta quella fantasia che cerchi… e non si tratta solo di arte, quali una pittura o una poesia o un racconto, ma anche quelle sensazioni che solleticano il palato. Ed io da buon cultore di tutto ciò che bello e buono, non potevo fare a meno di fermarmi e, in seguito, di tornarci più volte grazie all’incantesimo di questo angolo di Toscana.

La via Cassia in Val d'Orcia

La via Cassia in Val d’Orcia

La mia memoria si è fermata su di un poggio nei pressi di quel tratto di strada (la via Cassia) che, dopo Bagno Vignoni e il borgo chiamato Gallina, sembra un mare mosso con le sue onde che nascondono completamente la visuale di ciò che si trova al di là della cresta del rilievo. Detto così, questa strada, può sembrare un tantino pericolosa per chi non la conosce: tutta un saliscendi e curve improvvise quando scollini. Ai lati della Cassia i campi… campi di grano a non finire. Avete presente quando nel film il Gladiatore torna a casa? Ecco… quella è la Val d’Orcia.

E in uno dei tanti poggi c’è un casolare che mi ha attratto. L’ho fotografato e, una volta a casa, l’ho memorizzato. Dopo di ché ho gettato via la fotografia e ho iniziato a disegnare e quindi a dipingere. È nato uno dei miei quadri preferiti. Uno di quei tanti miei dipinti di cui non mi libererò mai.

Gli Horti leonini di San Quirico d'Orcia

Gli Horti leonini di San Quirico d’Orcia

Non ho dipinto altro della Val d’Orcia ma ho fotografato e scritto. Girando le sue contrade, non ho potuto fare a meno di innamorarmi di San Quirico d’Orcia, la sopra citata Bagno Vignoni con le sue nuove e antiche terme romane, Montalcino, Monticchiello e, soprattutto, Pienza… la città natale di papa Pio II Piccolomini. Avete visto la recente serie TV “I Medici”? Ebbene è stata girata quasi interamente in questo stupendo paese di antiche origini.

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Pienza

Pici con le briciole

Pici con le briciole

In Val d’Orcia ho ambientato un mio romanzo breve (Pici e Bici) che fa parte della prima trilogia di gialli intitolata “Un etrusco tra i nuraghes” di prossima pubblicazione. I pici con le briciole… un tipico piatto del senese! Le bici… nel romanzo si pedala un tratto di strada sterrata tra San Giovanni d’Asso e Buonconvento e che fa parte di uno dei percorsi della mitica Eroica. Questa è gara ciclistica amatoriale dove si devono usare esclusivamente biciclette d’epoca… dagli esordi del ciclismo fino alle due ruote degli anni ’80.

La toscana Val d’Orcia per me è come una zona della Sardegna molto cara, l’Ogliastra che, insieme al Sulcis, che vedremo in seguito, hanno la capacità di tirar fuori dalla mia anima il sole, il sorriso e la poesia…

L'Eroica

L’Eroica

Galleria fotografica

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Una sana educazione di contorno… toglie la confusione alimentare di torno!

La redazione di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente” saluta e ringrazia il nostro nuovo amico e collaboratore nel campo nutrizionistico-alimentare Flavio Di Gregorio

Una sana educazione di contorno… toglie la confusione alimentare di torno!

Flavio Di Gregorio

 

46179Una mela come simbolo di tradimento originale, una mela tirata per dire “ti amo”, una mela caduta in testa per capire la gravità, una mela di vittoriana memoria per togliere il medico di torno… ma alla fine la mela che cosa è?

Spesso è ciò che mangiamo, e diventa chimicamente noi, che accompagna e lega il viatico dell’umanità’ a storia, tradizioni, miti, credenze, convivialità, gioie, discordie, disparità, avversioni, intolleranze, allergie… alimenti cui diamo un significato figurativo e simbolico, ma che frequentemente non conosciamo nella loro essenza chimica, nelle loro biodiversità’, nei propri valori nutrizionali, e sugli effetti che possono apportare al nostro organismo, benefici e non.

Spippolando su internet per capire, ci troviamo sempre più’ confusi da una libera e fumosa globalizzazione dell’informazione senza filtro, in cui imbonitori biologici e non, intoccabili totem industriali, male logiche commerciali e mediatiche, studi scientifici taroccati, deviazioni dietetiche ed estremismi alimentari ci lavano la testa con uno shampoo di false verità’, che rendono i fili delle nostre conoscenze apparentemente lucidi, ma estremamente fragili.

La mancanza di un nazionale programma di educazione alimentare sviluppato da esperti nelle scuole, dalle elementari al liceo, rivolto alle famiglie, sia ristrette che allargate, e agli addetti del settore aumenta la miopia di ciò che ogni giorno beviamo e mangiamo, elaboriamo, con l’aiuto della nostra personale flora batterica, e assimiliamo.

Non si tratta di intraprendere una crociata dietetica oppressiva e soppressiva, ma solo di informare spiegando la composizione chimica, il valore nutrizionale e gli effetti organici degli alimenti che ogni giorno consumiamo, evidenziandone i pro e i contro.

Non si tratta di bandire dal mondo le “schifezze dietetiche”, ma semmai di ridurne il consumo essendo erudito in ciò’ che comporta la loro assunzione.

Il nostro cervello viaggia a glucosio e vuole essere sempre remunerato, per lo stress quotidiano subito, con ciò di cui è ghiotto, per cui una campagna di proibizionismo contro le “schifezze dietetiche” melacomporterebbe una cocente sconfitta salutistica, sortendo l’effetto opposto, con piacevoli ladresche evasioni, prevalendo quindi l’abuso, “scherzetto”, sul semplice “dolcetto”.

Il sapere che quelle “amabili dolcezze” possano comportare delle ben precise alterazioni e problematiche al nostro organismo ci renderebbe almeno consapevoli di poterne ridurre il consumo o di trovare alternative più salubri.

È il consumatore o l’industria che indirizza il mercato?

Il capire e focalizzare la nostra quotidiana iperalimentazione, e in essa la mancanza di equilibri nutrizionali, può essere il primo tassello di un’opera di prevenzione primaria mirata alla riduzione dei casi di obesità, sia in età giovanile che adulta, a futuri sviluppi di sindromi metaboliche, ma soprattutto una chiave di apprendimento intenta ad aprire al ribasso l’incidenza di malattie cardiovascolari, neurologiche e tumorali legate al mondo alimentare.

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Presentazione del volume di Poesie “Non voglio essere poeta”

Cari amici lettori vi segnaliamo un interessante evento che si terrà il 16 novembre a Genova. Il caro amico e collaboratore della nostra rivista Guido DeMarchi presenta il suo volume di poesie “Non voglio essere poeta“. In contemporanea ci sarà l’esposizione dei disegni che illustrano il libro.

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MODIFICATA LA LEGGE QUADRO SULLE AREE PROTETTE. PROTESTANO LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

2La legge-quadro sulle aree protette, in vigore dagli anni ’90, che riguarda anche i Parchi nazionali, è stata profondamente modificata con una decisione del Parlamento, su proposta del Governo. Nel voto, il PD si è schierato con gli altri partiti(ni) di maggioranza e con la Destra, Forza Italia compresa. Hanno dato parere contrario Sinistra Italiana, il Movimento 5 Stelle e la Lega. La nuova normativa non ha accolto, come è ormai consuetudine di questo Governo, le proposte avanzate dalle Associazioni ambientaliste, che subito hanno emesso un comunicato, molto dettagliato, per spiegare la loro contrarietà. Dato che la decisione dei legislatori avrà in futuro molte conseguenze sulla gestione delle Aree protette in Italia, crediamo opportuno allegare qui sotto il documento che reca la firma di pressoché tutte le Associazioni italiane che si prefiggono di tutelare l’Ambiente. Il testo del documento può essere anche scaricato liberamente nel formato PDF (il link si trova a fine articolo).

(Gianni Marucelli)

La Legge di modifica della legge sulle aree protette

“Né il Senato, né il Governo hanno accolto le osservazioni e le proposte di 17 associazioni ambientaliste e di centinaia di esperti e uomini di cultura, che hanno criticato in modo fermo ed elaborato proposte migliorative. Risultato, una riforma sbagliata che chiediamo con forza venga modificata alla Camera”. 

Così le Associazioni subito dopo il voto con cui Palazzo Madama ha approvato, in prima lettura, il disegno di modifica della legge 394/91 sulle aree protette. “Non volendo cogliere il senso costituzionale che vede la tutela della natura in capo allo Stato, la riforma non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità e non chiarisce il ruolo che deve svolgere la Comunità del Parco. Un testo che doveva rafforzare il ruolo e le competenze dello Stato centrale nella gestione delle aree marine protette, ma che in realtà continua a lasciare questo settore nell’incertezza e senza risorse adeguate. Perché non possiamo non sottolineare che questa riforma viene fatta senza risorse, che la legge approvata non riesce a delineare un orizzonte nuovo per il sistema delle aree protette e senza migliorare una normativa che, dopo 25 anni di onorato servizio, non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese.

Numerosi e tutti molto preoccupanti sono i punti più critici del disegno di legge approvato al Senato:
· Una modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non razionalizza sufficientemente la composizione del Consiglio direttivo, in cui viene prevista la presenza di portatori di interessi specifici e non generali come deve essere. Non vengono definiti strumenti di partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici;
· Una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali e individua Consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri;
· l’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco;
· un sistema di “royalties” che, pur legato ad infrastrutture ad alto impatto già esistenti, deve essere modificato per evitare di condizionare e mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare;
· una norma che attraverso la “gestione faunistica”, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio;
· l’istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale, quando peraltro la costituzione di questo, come Parco Nazionale, è già oggi obbligatoria ai sensi dalla legge vigente;
· non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti Natura 2000;
· non si garantisce il passaggio delle Riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi.

 Sono alcuni dei motivi che fanno di questa riforma una riforma sbagliata, incapace di dare soluzioni ai problemi delle Aree Protette, ma che addirittura è tale da avvicinare troppo sino a sovrapporre pericolosamente i portatori d’interesse con i soggetti preposti alla tutela, svilendo la missione primaria delle aree protette e mettendole in ulteriore sofferenza. Alla luce di ciò, gli elementi utili introdotti dalla riforma, soprattutto in termini di pianificazione, di classificazione e gestione dei siti della rete Natura 2000, di considerazione dei servizi ecosistemici, appaiono sostanzialmente depotenziati.

“Abbiamo dato la massima disponibilità al confronto, elaborando argomenti seri e proposte dettagliate. Con infinito rammarico siamo costretti a dover prendere atto di mancate risposte del relatore, della maggioranza e del Governo, con il risultato doppiamente negativo di perdere l’opportunità di miglioramenti costituzionalmente coerenti e di determinare un grave scollamento tra la politica italiana ed un approccio alla conservazione della natura coerente alle indicazioni ed agli obblighi internazionali.
“A venticinque anni dalla sua approvazione, il Senato, snaturandone i presupposti, approva modiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha garantito la conservazione della natura e la salvezza di una parte cospicua del territorio italiano La questione ora si sposta alla Camera dei Deputati dove le associazioni ambientaliste faranno di tutto per far sentire una voce che va ben oltre loro stesse e coinvolge tutto il mondo della cultura e della scienza del nostro Paese”.
 

Roma, 10 novembre 2016

 Le associazioni che hanno chiesto modifiche al Senato:

Ambiente e Lavoro,
AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia
Club Alpino Italiano
Centro Turistico Studentesco
Ente Nazionale Protezione Animali
FAI – Fondo Ambiente Italiano
Greenpeace Italia
Gruppo di Intervento Giuridico
Italia Nostra,
LAV – Lega Antivivisezione
Legambiente
Lipu-BirdLife Italia
Marevivo
Mountain Wilderness
Pro Natura
SIGEA
WWF Italia

 

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Recensione – Angiolo Pucci, I giardini di Firenze, vol. III

A cura di Gianni Marucelli

Angiolo Pucci, I giardini di Firenze, vol. III, “Palazzi e ville medicee”, a cura di M. Bencivenni e V. Fallani, Firenze, Olschki ed., 2016, € 48,00

 

9788822264220_0_0_300_80È questo il terzo volume della monumentale opera di Angiolo Pucci (i primi due volumi li abbiamo recensiti pochi mesi fa), scritta nei primi decenni del XX sec., poi scomparsa e, fortunatamente e fortunosamente, ritrovata non molti anni fa. Ora appare per i tipi di un qualificatissimo editore fiorentino, quale Olschki, in tomi ricchi anche da un punto di vista iconografico (straordinarie ad es. le foto originali poste dal Pucci a corredo del testo). Il terzo volume affronta il tema delle numerose Ville – e Palazzi – edificati o comunque acquisti dai Medici durante i secoli del loro dominio, ponendo, naturalmente, l’accento sui parchi, talora grandiosi (si pensi a Boboli) che li circondavano e li completavano. Tutto è valutato attraverso l’occhio di un esperto di prim’ordine, vissuto tra la seconda metà dell’800 e i primi decenni del ‘900, quale fu il Pucci; ed è la prospettiva storica, forti della quale noi oggi possiamo scorrere questo volume, che ce lo rende ancora più prezioso. L’opera è ricca di tali e tante testimonianze, raccolte dall’Autore, che potrebbero costituire già di per se stesse un libretto utilissimo sia per gli storici dell’arte che per quelli del paesaggio.Crediamo che un’opera simile dovrebbe far parte di ogni biblioteca pubblica, piccola o grande che sia, perché risulterà indispensabile agli attuali – e ai futuri – studiosi della storia di parchi, giardini e verde pubblico e privato di Firenze e dintorni.

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Pillole di meteorologia – Fra autunno e inverno

Di Alessio Genovese

Mancano non molti giorni alla fine di novembre, quando si concluderanno i tre mesi che la meteorologia considera autunnali (1 settembre – 30 novembre). Fino ad ora la stagione ha avuto un comportamento piuttosto altalenante fra periodi piuttosto freschi ad altri ben più miti. La prima parte di ottobre ha fatto registrare spesso delle temperature inferiori alla media quasi in tutta Italia, mentre nella seconda metà si è andati a riequilibrare tale sotto-media con un periodo più caldo del normale. Alla fine le temperature sono risultate quasi in media al centro-nord e di poco sopra nel resto del paese. Anche su scala mondiale il mese di ottobre ha fatto registrare un’anomalia positiva più o meno in linea con quella dei mesi precedenti, all’incirca sull’ordine di 0,30° – 0,40° e quindi di poco inferiore al mezzo grado centigrado. Nelle nostre previsioni sulla stagione avevamo ipotizzato un autunno con temperature più alte nella prima parte ed in progressiva diminuzione nella seconda; in realtà abbiamo poi visto, come detto sopra, che la stagione ha avuto un andamento altalenante e del resto continuerà ancora ad essere così fino alla fine del mese. Più accurate sono state invece le previsioni in relazione alle precipitazioni, che non sono state fino ad ora particolarmente abbondanti, fatta eccezione per quanto avvenuto nel primo fine settimana di novembre quando in poche ore si è concentrata, soprattutto nel centro-nord, una grande quantità di acqua tale da provocare alcuni allagamenti e far preoccupare per il livello di alcuni fiumi, fra i quali l’Arno, rispetto al quale si ricordava, proprio nello stesso periodo, l’anniversario della famosa alluvione del 04 novembre ’66. Per fortuna è stato scongiurato un esito simile.

002Facendo un confronto con l’Autunno dello scorso anno, quando ad inizio novembre era già presente un robusto anticiclone che determinava per lo più tempo stabile e temperature diurne particolarmente elevate, attualmente la stagione ha preso una piega sicuramente molto più dinamica, ma ciò che sembra essere ben più importante, soprattutto in previsione della prossima stagione invernale, è la presenza di un vortice polare che pare essere molto meno forte e stabile. Ciò si accompagna ad un costante e continuo raffreddamento dell’est Europa che potrebbe essere allo stesso tempo l’origine e la conseguenza dello stato di salute dello stesso vortice polare che, in poche e semplici parole, ricordiamo non essere altro che una grande perturbazione fredda che staziona per buona parte del semestre freddo in prossimità del Polo Nord e che condiziona il tempo di tutto l’emisfero boreale. Più il vortice polare è forte e compatto e minori sono le possibilità di vivere un inverno freddo alle medie-bassi latitudini, come quelle del Mediterraneo. Fino ad ora il grande freddo, come del resto è normale che avvenga nel mese di novembre, non ci ha colpiti direttamente, ma ciò invece è avvenuto, oltre che nei paesi dell’est Europa, anche in quelli oltre le Alpi, dove si è avuto un vero e proprio assaggio d’inverno. Quest’anno l’innevamento presente sull’Eurasia è davvero notevole e ciò potrebbe consentire la formazione dell’Anticiclone termico Russo-Siberiano, che ha l’effetto di provocare al suolo un forte raffreddamento nelle zone d’interesse. Ovviamente non è detto che tale freddo raggiunga in automatico anche l’Italia, dove sappiamo che occorrono tutta una serie di incastri perché questo possa avvenire, ma, di certo, come abbiamo sempre ricordato sulle pagine di questa rubrica, il vero freddo in Italia viene proprio da est o tutt’al più da nord-est. Se questi serbatoi sono vuoti, è difficile aspettarsi eventi di rilievo. A dire il vero, negli ultimi tre inverni la stagione ha sempre deluso le aspettative dei freddofili e degli amanti della neve, e questo è avvenuto perché il vortice polare è stato sempre talmente forte da “piallare” l’Anticiclone delle Azzorre lungo i paralleli e quindi da impedire le discese del freddo fin sul Mediterraneo. La debolezza del vortice polare non è detto che duri per tutto l’inverno ma, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare fino alla metà d’ottobre, quest’anno ci sono le premesse per vivere finalmente un inizio inverno quanto meno consono al periodo. E, credetemi, di questi tempi vivere una stagione nella media climatica è già di per sé un gran risultato.

1240591-1366x768-desktopnexus-com_Sintetizzando il tutto ed arrivando alle conclusioni, è lecito attendersi, dopo un periodo piuttosto mite a cavallo fra la prima e la seconda decade di novembre, un finale di autunno ed un inizio inverno (almeno fino a tutto dicembre) molto dinamici e con la possibilità di frequenti discese di aria fredda sull’Italia, ovviamente intervallate ad altri periodi più miti (del resto l’Italia non è né il Canada né la Siberia!). Tutto ciò avverrebbe come eredità di un vortice polare il cui disturbo potrebbe essere dovuto, secondo il parere di alcuni esperti, al forte deficit di ghiacci artici che si è avuto fra fine estate e buona parte dell’autunno e che ha provocato uno scompenso termodinamico. Per quanto riguarda la seconda parte invernale, è troppo presto per avanzare ipotesi concrete, anche se ad oggi risulta più probabile un ricompattamento del vortice polare e quindi, per noi, un periodo di tempo più stabile e caldo.

Alessio Genovese

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