Umbria – Liberi all’Eremo delle Carceri

Di Alberto Pestelli

Eremo delle carceri © Alberto Pestelli 2015

Eremo delle carceri © Alberto Pestelli 2015

Non prendersela comoda! Questo è il trucco per visitare Assisi e paraggi. Meglio sarebbe trovare un buon hotel il giorno precedete non molto distante dalla patria di Francesco per essere sul posto presto soprattutto se, prima di varcare le porte della città, vogliamo recarci all’Eremo delle Carceri. Il motivo? Provate a trovare un posto nei pressi dell’entrata per la vostra auto dopo le 9,00-9,30 del mattino… impossibile.

Per questo motivo eravamo all’eremo poco prima delle nove, precedendo una schiera di autobus di pellegrini.

Parcheggiata l’automobile in un posteggio abbastanza agevole, siamo finalmente entrati nell’antico Eremo delle Carceri.

Posto a 790 metri sul livello del mare sulle pendici del Monte Subasio, l’eremo si trova a circa quattro chilometri da Assisi nel punto dove sorgono diverse grotte naturali già conosciute dagli eremiti agli albori del cristianesimo.

Francesco e seguaci si ritiravano lassù a pregare e a meditare dopo aver percorso salite aspre sicuramente per quasi una mezza giornata.

Leggendo le storie dell’Eremo, veniamo a conoscenza che non appartenne sempre ai Francescani. Il governo del Comune di Assisi lo donò all’ordine dei Benedettini i quali lo offrirono a Francesco che intendeva “incarcerarsi” nella meditazione.

San Bernardino da Siena ampliò l’Eremo nel XV secolo costruendo la chiesa di Santa Maria delle Carceri inglobando la cappella che già esisteva prima dell’arrivo di Francesco. Fu costruito anche un piccolo convento.

Attraversata una breve e caratteristica galleria ci ritroviamo in un piccolo chiostro detto, appunto, Chiostrino dei frati. È una terrazza a forma di triangolo a strapiombo sul “fosso delle Carceri”. Affacciarsi dal chiostro è veramente impressionante e da capogiro. Un po’ come camminare sul lungo ponte che collega Bagnoregio con l’antica Civita… da vertigine.

Dal chiostro possiamo accedere al refettorio dei frati francescani e alla chiesa di Santa Maria delle Carceri. Le celle dei frati si trovano sopra al refettorio.

Una ripida scala ci conduce a una faggeta e alla grotta di San Francesco.

Molto ci sarebbe da dire su questo luogo singolare, ma crediamo che sia importante lasciar parlare non solo le immagini ma ogni singola foglia, sasso, filo d’erba. Che sia a parlare il vento, il profumo del bosco e le fitte parole dei suoi abitanti semplici. Lasciamoci alle spalle il fastidioso chiacchiericcio, brusio indistinto dell’umano meravigliarsi… qui si percorre la strada, credenti o non credenti, nel più rispettoso silenzio perché a far sentire la sua voce è la NATURA! Solo così ci sentiamo LIBERI…

Galleria fotografica

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LE MANI DELLE PROVINCE SUL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO

Logo federazione nazionale pro natura

Come era facilmente prevedibile, dopo che il Governo Renzi, lo scorso anno, ha deliberato lo sciagurato provvedimento di frammentazione del Parco Nazionale dello Stelvio, che è (era) il più importante parco alpino europeo, demandandone in pratica l’amministrazione alle tre realtà locali in cui è suddiviso (le province di Bolzano e di Trento, la Regione Lombardia), i suddetti governi locali stanno predisponendo strumenti legislativi che permettano loro la governance della grande area protetta senza rendere conto delle loro azioni alla comunità nazionale – così soddisfacendo i tanti avvoltoi (purtroppo solo metaforici) che da molti anni volteggiano sul Parco dello Stelvio : le lobbies del cacciatori, dei costruttori e gestori di impianti per la pratica dello sci da discesa, dei cementificatori ad oltranza. Insomma, un bene non solo prezioso, ma unico, che rischia di esser preda di egoismi che tenteranno di straziarlo, di divorarlo, di annientarlo. Ne abbiamo visti troppi, in Italia, di casi simili, per poterci illudere che ciò non avvenga.
L’unico ostacolo serio su questa strada che porta all’annientamento del Parco, è rappresentato dall’Osservatorio costituito dalle principali associazioni ambientaliste, tra cui la Federazione Nazionale Pro Natura che si propone di vigilare e denunciare tutte le irregolarità che venissero compiute.
Un primo documento prodotto dall’Osservatorio critica duramente, punto per punto, il disegno di legge che la Provincia di Trento sta predisponendo per sfruttare al meglio (leggasi “al peggio”) il settore del Parco di sua competenza.
I nostri lettori, se vogliono, possono leggere qui sotto l’intervento dell’Osservatorio. Chi ha un minimo di competenza giuridica troverà modo di andare oltre l’arido linguaggio tecnico-burocratico per immaginare una realtà davvero inquietante. Il documento dell’Osservatorio sullo Stelvio può essere scaricato direttamente da questa pagina.

Gianni Marucelli

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Lombardia – Arcene (BG), piazza Civiltà contadina

Di Luigi Diego Eléna

Piazza Civiltà contadina di Arcene (BG) – Fotografia di proprietà di Luigi Diego Eléna © 2016 – è proibito l’uso commerciale, ogni modifica, ogni uso senza specificare l’autore e la fonte di provenienza dell’immagine senza l’approvazione dell’autore stesso.

È una istantanea foto dal passato del lavoro contadino questa piazza CIVILTÀ CONTADINA di Arcene BG.

Ci prende per mano e con la stessa mano, in un segno di ad locutio, ci indica le immagini che hanno caratterizzato la civiltà contadina arcenese.

Ci parla nell’eco di uno spazio temporale di uno spaccato tangibile e autentico tra archi, ballatoi, travi, mattoni, aie, stalle, focalizzati sulle arti e sui mestieri che hanno caratterizzano il lavoro contadino.

Qui, come graffiti, si sono stagliati tutti gli elementi della natura, oscillanti come le spighe di grano, vaporosi come il fieno d’estate, colorati di papaveri e fiordalisi.

Ogni ombra del sole, disegna qualche cosa di unico e va al di là del mero gesto operativo.

È il contadino curvo con la ranza, la sua sposa a menare la polenta, i figli a bere nella secchia il latte appena munto.

Sono le galline che grattano il terreno, un maialino e la sua scrofa, mamma mucca ed un vitello dal vagito neonato.

Ogni illusione di luccichio sul selciato richiama le pozze d’acqua piovana, la neve candida, la borda settembrina.

Le sorprese sostituiscono le parole per descrivere queste sensazioni di vita che sfociano da un senso di rispetto e riconoscenza.

Sensazioni che scorrono come le immagini su di uno schermo di quei cinematografi degli anni trenta, che richiamano le candide lenzuola al profumo di bucato.

E non finisce mai d’appagarsi lo sguardo in questo girotondo basculante in lungo, in largo e in alto, di questa piazza, che costituisce il cuore del contesto famigliare di una Comunità.

È un museo a cielo aperto un qualche cosa dal valore vitale silenzioso che ci sussurra il nostro senso di appartenenza a quel valore che si chiama CIVILTÀ CONTADINA cuore pulsante di questa piazza.

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: Estate calda? …e poi?

Di Alessio Genovese

 

I Righeira cantavano, anni fa, “L’estate sta finendo”; nel nostro caso, invece, sta iniziando e dal punto di vista meteorologico ciò avviene ufficialmente con il 1° giugno; questo perché, come detto più volte all’interno di questa rubrica, le stagioni meteorologiche non coincidono appieno con quelle astronomiche. In tal modo l’estate inizia il 1° giugno e si conclude il 31 agosto.

Mentre prende avvio la stagione estiva, si conclude nei fatti uno dei fenomeni di “El Niño” più intensi degli ultimi decenni, che senza dubbio ha contribuito a determinare fra il 2015 e inizio 2016 un rialzo non indifferente delle temperature terrestri. A riprova di quanto appena detto in merito al venir meno de “El Niño“, postiamo qui sotto il grafico Unisys che indica, attraverso vari colori, le anomalie delle acque superficiali del globo.

                                            sst_anom

Come è facilmente intuibile il colore rosso acceso indica temperature sopra la media, mentre il blu il contrario. “Il Niño” e il suo opposto, “La Niña“, si concretizzano nella fascia dell’Oceano Pacifico orientale che, nel suo lato destro, si trova all’incirca in corrispondenza del bacino peruviano. Come è osservabile dal grafico, tale fascia inizia a colorarsi di blu e questo perché in molti settori si sta già registrando un raffreddamento delle acque che dovrebbe portare, secondo molti esperti, all’avvento de “La Niña” entro la fine dell’estate. Da notare inoltre come persista una forte anomalia negativa delle acque dell’Atlantico settentrionale (cosiddetto blob atlantico).

Come trascorrerà allora l’estate 2016? Solitamente gli effetti climatici de “Il Niño” continuano a farsi sentire ancora per altri 3-4 mesi dopo la conclusione del fenomeno. Questo lascerebbe presagire un’estate ancora molto calda, per lo meno rispetto alle medie degli ultimi trenta anni. In realtà, non si possono fare delle previsioni di tre mesi attenendosi solamente a un fattore climatico e la realtà potrebbe proporre, soprattutto a livello locale, delle situazioni leggermente diverse. Se fino a quindici giorni fa i principali modelli climatici di riferimento prevedevano un’estate rovente con una persistente presenza sullo stivale del famigerato Anticiclone africano, negli ultimi giorni, con l’avvicinarsi dell’inizio dell’estate, gli stessi modelli hanno almeno in parte ridimensionato le temperature previste per giugno, luglio e agosto.

                                          Spiaggia Amantea La Tonnara_origCiò che, quindi, è più lecito aspettarsi, è un’estate sì calda ma non troppo, con giornate di bel tempo e temperature anche sopra i 32°, alternate a dei periodi, magari di breve durata, più freschi per via di perturbazioni atlantiche che potrebbero interessare maggiormente il nord Italia e in parte il centro, mentre il sud, come avviene spesso, dovrebbe risultare più protetto dall’alta pressione. Dovrebbe essere soprattutto la prima parte di giugno ad avere qualche incertezza in più, mentre i mesi luglio e agosto sembrerebbero poter essere più stabili. In poche parole dovremmo avere un’estate un po’ più fresca di quella del 2015 ma più stabile di quella del 2014. Questo tipo di compromesso, qualora si avverasse, sicuramente farebbe piacere a molti. Nel frattempo, pioggia o non pioggia, la maggior parte degli invasi d’acqua e delle dighe sono colmi d’acqua, tanto che le scorte sono quasi ovunque sufficienti per coprire i bisogni dell’intera stagione estiva, per cui almeno questa preoccupazione ce la possiamo togliere.

È già troppo parlare di una stagione intera, ma l’interesse mi spinge a pensare oltre, non tanto per azzardare delle previsioni ma piuttosto una tendenza. Con il passaggio dal “Niño” a la “Niña“, con un’attività solare che per il prossimo autunno/inverno dovrebbe rimanere stabilmente su dei livelli bassi (entro un anno dovremmo entrare in una fase di minimo solare anche profondo), con una QBO negativa che dovrebbe destabilizzare maggiormente il prossimo vortice polare favorendo anche incursioni di aria fredda da est, è lecito attendersi dal prossimo autunno un’inversione di tendenza, rispetto al surriscaldamento avuto negli ultimissimi anni. In teoria, il prossimo inverno dovrebbe avere tutte le carte in regola per tornare a essere almeno un inverno mediterraneo, mentre negli ultimi tre anni la cosiddetta stagione fredda è stata tale solamente nel nome. È poi probabile che il trend al ribasso possa proseguire anche nei mesi e anni a venire ma prima che ciò possa accadere bisogna riuscire a sfatare le teorie del global warming, cosa sicuramente non facile, nonostante di recente siano sempre di più gli scienziati che si schierano contro la stessa teoria.

Alessio Genovese

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