Toscana, strage d’estate

Di Gianni Marucelli

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Senza darne pubblicità, e ed eludendo le numerose e dure critiche del mondo ambientalista e animalista con le quali non si è mai peraltro voluto confrontare, l’Assessore della Regione Toscana Mauro Remaschi (Agricoltura e Foreste) ha dato applicazione alla nuova Legge “per il controllo degli ungulati”, approvata dal Consiglio Regionale il 2 Febbraio scorso.

Così, in Toscana si sparerà per tutta l’estate, Parchi compresi (se niente è stato modificato) a cinghiali, caprioli, daini, cervi e mufloni, tutti i giorni eccetto il Martedì e Venerdì, da parte di 10.000 cacciatori “autorizzati alla caccia di selezione”, i quali dovrebbero farne fuori, nel tempo, almeno diverse decine di migliaia..

Dopo il 18 settembre si apre (assurdo, ma è così) la caccia “normale” per soli tre giorni settimanali, per poi ricominciare, il 1 Febbraio, la strage degli ungulati.

Insomma, senza tregua, nemmeno si trattasse di combattere l’ISIS.

Di cosa sono accusati cinghiali, caprioli e Co. ?

  • di procurare gravi danni alle colture
  • di procurare gravi incidenti stradali (per di più, senza avere la patente di guida)
  • di attentare alla biodiversità di boschi e foreste (sic!)

30-passeggiata-camminata-trekking-natura-boscoSicuramente, il buon Remaschi avrebbe voluto che fossero pronte anche tutte le strutture da lui ideate per rendere efficiente (secondo criteri già sperimentati negli anni Quaranta da un certo ragioniere tedesco di sinistra fama) la sua filiera di uccisioni, ossia predisporre i Centri di Sosta muniti di celle frigorifere ove sistemare adeguatamente le carcasse, e i Centri specializzati di lavorazione della selvaggina (che comunemente si chiamano Macelli, ma è una brutta parola) dove le carni vengono trattate per la vendita. È riuscito per ora ad aprirne solo uno, per quanto a nostra conoscenza, a San Miniato di Pisa. Non dubitiamo che si rimetterà presto in pari…

A chi andranno i proventi di questo triste commercio, non ci è dato ancora di sapere.

Un avviso amichevole a tutti coloro che vorranno venire questa estate in Toscana per camminare nelle sue belle foreste o solo per andare a funghi: informatevi bene presso gli uffici della Regione dei luoghi dove sono programmate le battute di caccia, perché i proiettili, quando escono dalla canna del fucile, non riconoscono le specie da abbattere. Almeno finché il creativo Remaschi non glielo imporrà per legge.

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Liguria – Una rete umana di fantasie e cultura grazie alla collaborazione di chi ci crede a Nicola di Ortonovo (SP)

Di Paola Capitani

nicolaAi poeti non manca mai un verso

 51192f9e9af1511430e02fe11bbeb70f_XLNello splendido borgo medievale di Nicola, nel Comune di Ortonovo (provincia di La Spezia), il 4 e il 5 giugno 2016, si è tenuta la prima mostra-mercato florovivaistica “È fiorito il borgo”.

La manifestazione è stata organizzata dalla dottoressa Signorelli, medico con la passione della botanica, e da Giovanna Somaini Farina, instancabile entusiasta residente del borgo dove si è trasferita da pochi anni. L’evento si prefigge di divenire un appuntamento fisso nell’ambito delle manifestazioni tese a valorizzare il territorio. Patrocinata dal Comune di Ortonovo e dalla delegazione del FAI di La Spezia, la manifestazione ha potuto contare sull’adesione di vivaisti, e non solo, che si sono innamorati dell’idea di ravvivare con colori e profumi il piccolo e affascinante borgo adagiato fra le apuane e il mare. Molti sono stati gli espositori “coraggiosi” che hanno partecipato all’evento provenienti dalla vicina Sarzana, da La Spezia, da Ameglia, Firenze, Pistoia, Massarosa, Campiglia ecc.

La manifestazione segue le altre che si sono alternate negli anni presso il Centro Cervia di Nicola di Ortonovo in collaborazione con la compagnia amatoriale Giullari senza fissa dimora, coordinata da Paola Capitani e promossa dalla fantasia e managerialità di Giovanna Somaini e Silvia Farina che hanno da anni una location nel pieno centroc129756aa5c04d8c01d6f4a119ed5b54_Generic del borgo con vista sul mare.

Un’occasione per incontri e benessere tra le parole della Mandragola, le fiabe di Nonna Pona, le 10 regole per vivere col partner, il Cioccolato con la collaborazione di Giuseppe Benelli, docente universitario e scrittore che collabora con il premio Pontremoli, Ruth Cardenas Vettori dell’Associazione Myrcae Eliade, Antonia Ida Fontana della Società Dante Alighieri, Annalisa Olivotti, nutrizionista, che hanno collaborato anche alle occasioni di intrattenimento e animazione. Un particolare ringraziamento a Barbara Delbuttero, di Nicola di Ortonovo, che ha sempre collaborato con entusiasmo e creatività.

http://libronelbicchiere.blogspot.com   paola.capitani@gmail.com

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Il nocino di San Giovanni

Di Gianni Marucelli e Giovanni Pacini

IMG_20160624_173737È tradizione, in molti luoghi d’Italia, approfittare dei giorni del Solstizio d’Estate, in particolare del 24 Giugno, San Giovanni, per raccogliere le noci ancora verdi e preparare quello squisito liquore che è il Nocino. Lo abbiamo fatto anche noi, seguendo una ricetta tradizionale manoscritta (vedi foto) che qui riassumiamo, perché anche i nostri lettori, che magari hanno un noce nell’orto, possano approfittarne.

IL NOCINO SECONDO LA NONNA

La ricetta tradizionale della nonna

IMG_20160624_173806Raccogliete 40 noci stando attenti a che siano belle sane, tagliatele in quattro spicchi che metterete in un vaso di vetro, preferibilmente scuro e abbastanza capiente. Aggiungete la buccia di un limone, cinque chiodi, di garofano e un pizzico di cannella. Versatevi un litro di alcool etilico.

Mettete il vaso al sole, ogni giorno scuotetelo un po’. Passati 40 giorni, preparate uno sciroppo usando 400 grammi di acqua e 300 grammi di zucchero. Fatelo bollire per cinque minuti e mettetelo a raffreddare. Versatelo nel vaso e scuotete bene. Quindi filtrate il liquore con una garza. Sarà pronto verso Natale.

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Una vittoria sofferta

Di Alberto Pestelli

Signori... l'olio di palma

Quando alcuni produttori ebbero quella disgraziata idea di promuovere la campagna pro olio di palma, personalmente, ho sentito che forse c’era speranza in una vittoria. Nell’arco di un mese quegli spot hanno martellato le coscienze degli italiani svegliandole, per fortuna, invece di annichilirle e piegarle verso la strada della menzogna. Sia come collaboratore della rivista L’Italia, l’uomo, l’ambiente, sia come segretario di Pro Natura Firenze, sia come privato cittadino e simpatizzante delle varie associazioni di consumatori e ambientalisti, non ho mai pensato che vincere questa “guerra” fosse stata una passeggiata. Chi eravamo noi per sfidare le multinazionali delle industrie alimentari? Eppure abbiamo respinto, colpo dopo colpo, i vari attacchi spietati che ci hanno quasi sfiancati ma mai battuti. Il potere dei soldi, del capitale, del mondo machiavellico degli affari, con il loro “il fine giustifica i mezzi”, ha fatto retromarcia di fronte alla caparbietà di persone per bene che, senza sotterfugi e menzogne, ha combattuto lealmente fino all’ultima battaglia.

In seguito alla petizione promossa da Il Fatto Alimentare, che ha raccolto ben 176mila firme, il 7 maggio 2016 la Coop ha preso la giusta decisione di eliminare dalla produzione tutti i prodotti con il loro marchio contenenti l’olio di palma. Non solo ha sospeso la produzione, ma ha ritirato dagli scaffali di tutti i loro negozi e supermercati questi prodotti. Questa decisione è stata presa quando l’EFSA, l’Autorità per la sicurezza alimentare europea, ha segnalato, in un documento del 3 maggio 2016, la presenza di alcune sostanze potenzialmente cancerogene e geneticamente tossiche.

Anche Altro Consumo ha segnalato la notizia apparsa su moltissimi quotidiani dove si mostrava che il livello elevatissimo di contaminanti tossici e cancerogeni nell’olio di palma raffinato era reale.

Nel nome dell'olio di palma incendiamo

Gli incendi nel nome dell’olio di palma…

Alla fine le aziende alimentari, in seguito alle sempre più evidenti prove di tossicità dell’olio palma, si sono arrese. L’Aidepi, che è l’associazione delle aziende del settore dei grandi marchi come Ferrero, Bauli, Mulino Bianco e tante altre si è impegnata a “fare, nel più breve tempo possibile, tutte le scelte necessarie per la massima tutela della salute del consumatore…”.

Abbiamo vinto… sì. È stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Ma adesso, che marciamo trionfalmente sotto l’ideale Arco tanto caro agli antichi condottieri romani, non rilassiamoci. Perché, come dice Il Fatto Alimentare nel suo articolo, si potrebbe assistere al tentativo della Aidepi di salvare la faccia facendo di tutto per far piombare nell’oblio tutto ciò che è stato fatto con machiavellico fine con false notizie, pareri di esperti di dubbia veridicità scientifica e soprattutto quell’investimento di 10 milioni di euro per la campagna mediatica pro olio di palma.

Abbiamo vinto… sì. Ma non dimentichiamoci che nel Sud-Est dell’Asia, nell’Africa tropicale e nell’America centrale continua ancora l’espropriazione delle terre delle popolazioni locali a favore delle lobbies delle multinazionali provocando deforestazione incontrollata incendiando ambienti incontaminati per far posto alle coltivazioni di palma da olio con la conseguente irrespirabilità dell’aria e la morte della vita, sia vegetale, animale e umana…

 

 

 

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Lazio: Il parco regionale dei Monti Simbruini

Di Gianni Marucelli

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Vi è un Parco naturale, nell’Appennino centrale, abbastanza poco conosciuto, se si considerano le caratteristiche ambientali e storico-artistiche, davvero pregevoli: è il Parco Regionale dei Monti Simbruini, situato nel Lazio, tra le province di Roma e di Frosinone. Il mio personale ricordo è legato, più che alle visite, più volte fatte, al Sacro Speco di Subiaco, cuore e origine dell’Ordine benedettino, a un trek di due giorni organizzato da Pro Natura Firenze una decina di anni fa, cui partecipammo davvero in pochi… ma buoni, sotto la guida, davvero esemplare, di due DSC01033competentissime Guardie del Parco.

Fu un’esperienza veramente appagante, percorrere i sentieri del grande parco, fra distese di prati fioriti e spettacolari faggete, fino a raggiungere quella che è la vetta più alta di questo lembo d’Appennino, il Monte Viglio (mt. 2156).

I Monti Simbruini hanno carattere carsico, per cui vi si trovano doline e inghiottitoi, e ovviamente grotte. La zona è molto umida, ricca di piogge (del resto, il nome attuale viene dal latino “sub imbribus” ossia “sotto le piogge”) di cui beneficia la splendida vegetazione, non meno che la ricca fauna. Il simbolo del Parco è costituito dalla sagoma di un falco pellegrino in volo, da cui si deduce che questo nobile rapace è ben presente, come del resto l’Aquila reale; di recente, sono stati reintrodotti anche alcuni avvoltoi Grifoni, ormai pressoché estinti nel resto della penisola.

DSC01040Non certo rari gli ungulati, caprioli e affini, ma anche cervi, di cui è stato curato il ripopolamento (è veramente sorprendente come in Italia come il Genio italico sia a volte schizoide: poche decine di chilometri più a nord, in Toscana, di questi animali è stato decretato per legge lo sterminio). Di conseguenza, il ritorno del Lupo è stato naturale – pare che nel 2012, in inverno, un piccolo branco sia sfilato per le strade del paese di Filettino. Questo abitato, in cui si può soggiornare facendone base per le escursioni, oltre che ospitare un Centro visite del Parco, ha un Giardino pubblico dedicato – almeno fino a dieci anni fa – al Maresciallo Rodolfo Graziani, che qui nacque: niente di male, se Graziani non fosse ricordato nei libri di storia, più che per le sue virtù militari, per essere stato autore di crimini di guerra in Etiopia, oltre che per avere ricostituito l’esercito della Repubblica di Salò, di cui fu Ministro della Guerra, di fatto agli ordini dell’occupante nazista.

DSC01018Ma torniamo ai caratteri del Parco, in cui i monumenti storico-artistici non sono da meno delle bellezze naturali. Abbiamo ricordato Subiaco, presso cui si ergono i Monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica; a poca distanza da questa cittadina si trova l’area archeologica della Villa di Nerone, presso le rive del Fiume Aniene (non c’è che dire, gli imperatori, così come i santi, i posti se li sapevano scegliere…); infine, il Santuario della SS. Trinità, sovrastato dalla roccia del Monte Autore, un luogo sacro frequentato fin dall’antichità, dove ancor oggi salgono migliaia di pellegrini…

Insomma, quest’area protetta presenta mille motivi d’interesse sia per l’escursionista che per il semplice turista: questa breve nota vuol essere un invito per i nostri lettori ad andarla a scoprire, ora che l’estate bussa alle porte…

Galleria Fotografica

Tutte le fotografie sono di proprietà di Gianni Marucelli(©  Gianni Marucelli). L’autore dell’articolo e delle immagini mette a disposizione le fotografie a patto che venga citata la PROVENIENZA, l’autore delle fotografie, che NON vengano utilizzate per scopi commerciali, che NON vengano modificate secondo la Licenza Creative Common sotto riportata. Se ciò non venisse rispettato costituirebbe un atto di plagio.

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Il “salto nel blu” a Cervo (IM), ovvero le ali dell’anima tra le “Antenne e il Castellaro”

Di Luigi Diego Eléna

12721871_10154016249019089_247244070_nGià, quassù sono le ali dell’anima ad essere pronte a librarsi per congiungere terra, cielo e mare. A comporre questo mosaico. Qui rivive in positivo il sogno di Icaro e di Fetonte, tra la brezza marina e il profumo della macchia mediterranea: pini, querce, timo, ruta, cisto, terebinto… Sono loro il trampolino smeraldo tirato a lucido per godere di questi attimi di brama, nella leggerezza di questo immenso patrimonio reale ed immaginifico, che pare nato da origini divine della natura. È una rincorsa dalle note di leitmotiv tra questi tronchi che si innalzano come colonne sonore e si coniugano 12443145_10154016248984089_1392339467_nal terreno selvatico per assurgere al cielo, contemplando il mare. È una metafora del volo e dell’ascesa che si staglia come ectoplasma su questo scalo, librandosi in quel distacco dal corpo che sognò il geniale Leonardo da Vinci. È l’urlo di gioia liberatoria questo “salto nel blu”, dove sembra dopo il volo a planare di atterrare direttamente nel mare, in un susseguirsi di sponde e passaggi selvaggi quanto ospitali. Qui vive la ragione, il coraggio, il desiderio tra spirito apollineo e dionisiaco. Qui viaggiano le bici MTB come carri alati, guidati da una auriga ed un cavallo dalla criniera pari ad un altero cimiero piumato. La frusta è questa leggera brezza salmastra e resinosa che schiocca antichi miti greco romani e leggende aborigene. Qui l’astratto concreto si fa ossimoro, in questo puzzle di invisibile e visibile “salto nel blu”. Dura un attimo, come in quel sogno che tutto svela, poi al mattino non si sa più niente ed è un buon motivo per tornare a sognare, tra narrazione e dimostrazione, con le ali dell’anima in questo mitico “salto nel blu”.

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IN MEMORIA DI UNA STORICA IMPRESA SPORTIVA: A REMI, DA FIRENZE A LONDRA

Di Gianni Marucelli

Fonte fotografica: © Gianni Marucelli

Esattamente ventinove anni fa, nel Giugno 1987, due canottieri fiorentini, Giorgio Benvenuti e Franco Ciardini, stavano risalendo, a forza di remi, i fiumi francesi, per giungere alle coste atlantiche e da qui, con un solo balzo attraverso La Manica, l’Inghilterra e Londra. Provenivano da Firenze e avevano combattuto con le onde del Tirreno prima di puntare la prua verso il delta del Rodano.

Mentre l’uno remava, l’altro seguiva, con non poche difficoltà, il compagno su un camper, che era la loro base mobile.

Avevano superato, e non di poco, i cinquanta anni: Giorgio aveva cinquantacinque anni, Franco cinquantasette.

Ma erano atleti e, soprattutto, uomini veri.

Fonte fotografica © Gianni Marucelli

La loro impresa, da Firenze a Londra su un canotto, la “Francesca”, lungo sette metri e largo sessanta centimetri, percorrendo il tragitto in circa due mesi e mezzo, non è mai stata ripetuta.

Pochi ormai la ricordano, anche se all’epoca venne celebrata dai media di mezza Europa.

Giorgio Benvenuti ci ha lasciato poche settimane fa, dopo aver lottato, con il coraggio che gli era consueto e con l’ottimismo che era parte della sua natura, contro un male terribile.

Per quarant’anni è stato Socio e attivo dirigente di Pro Natura Firenze.

Vogliamo rendere omaggio alla sua figura, e ovviamente anche a quella del suo compagno, ripubblicando nel formato PDF (scaricabile liberamente) un articolo scritto in occasione del 20° anniversario della traversata, un “pezzo” che ne riassume la cronaca e le difficoltà.

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Nora, una ricca città nell’isola degli Shardana

Di Alberto Pestelli

Lo scrittore e geografo dell’antica Grecia Pausania il periegeta (vissuto nel II secolo dopo Cristo) sostenne la tesi che attribuiva la fondazione dell’antica città sarda di Nora all’eroe Norace di stirpe iberica. Lo scrittore romano Solino, vissuto nel III secolo, pur confermando come fondatore l’iberico Norace, sostenne che esso proveniva da Tartesso una città sita, molto probabilmente, nell’odierna Andalusia. Sia Solino sia Pausania ammisero che… a Norace Norae oppido nomen datum, in altre parole il nome di Nora fu dato da Norace.

La città di Nora è antichissima la cui fondazione non è ancora ben chiara. Alcuni archeologi l’attribuiscono ai fenici e successivamente ai cartaginesi. Altri ritengono, come il noto studioso Leonardo Melis, che abbia origini Shardana, il più potente dei Popoli del Mare. Quel che rimane delle antiche vestigia di Nora è situato sul promontorio di capo Pula nella costa che guarda a mezzogiorno della Sardegna nei pressi della cittadina di Pula a ovest di Cagliari.

Qualunque siano le sue origini, nei pressi di Nora sono stati rinvenuti diversi reperti e tracce della civiltà nuragica nel periodo dell’età del bronzo quali alcuni manufatti micenei giunti in zona nel periodo di maggior splendore dell’età nuragica; un pozzo nei pressi delle terme più vicine al mare. Nelle vicinanze della zona di Pula sono state trovate altre ricche tracce nuragiche quali il nuraghe Sa Guardia Mongiasa nell’entroterra, il Nuraghe Antigori che si trova nei pressi di Sarroch (una città più vicina a Cagliari e sede da moltissimi anni di una colossale raffineria petrolifera…) dove sono state trovate alcune ceramiche di origine micenea.

I resti originari della città non sono molti. Li possiamo vedere in alcune abitazioni, soprattutto in quel che rimane dei muri del piano terra: i punici costruivano le loro case con muri a telaio, ovvero sistemavano delle grosse pietre formando, appunto, un telaio dove venivano impilate pietre di varie dimensioni. Con l’avvento della conquista romana della Sardegna, i nuovi arrivati portarono una ventata di modernità nell’ingegneria edile secondo il loro stile. Si svilupparono le insulae, abitazioni a più piani costruite a mattoni. I luoghi pubblici erano in parte tutti quanti costruiti in pietra. I romani costruirono il foro, il teatro, vari impianti termali. Edificarono anche un anfiteatro che, per il momento, non è mai stato scavato. Ma sono i mosaici che gli archeologi hanno scoperto la cosa più preziosa di tutta Nora. In molti casi il loro stato di conservazione è ottimo e decorano quelle che erano considerate le case delle famiglie patrizie e più importanti della città sarda. Tutti quanti, tranne un caso, rappresentano figure geometriche e sono colorati con poche tinte. Le figure presentano un contorno il cui colore variava a seconda dell’artista mosaicista: praticamente era considerato un “marchio di fabbrica” che caratterizzava solo ed esclusivamente una bottega artigiana.

Il declino di Nora si ebbe con il suo graduale abbandono nel V secolo dopo Cristo a causa dell’invasione dei Vandali e per la difficoltà del commercio via mare. I noritani si rifugiarono nell’interno dell’Isola considerate zone più sicure. Nel VII secolo Nora cessa di essere considerata città per diventare una fortezza militare. L’antica città e poi la moderna Pula sono legate al martirio di Sant’Efisio avvenuto il 15 gennaio del 303 d.C.

Nelle vicinanze delle rovine noritane, sorge un’imponente torre di origine aragonese che faceva parte del sistema di avvistamento difensivo della costa meridionale della Sardegna. Il contatto con queste torri (Torri di Cala d’Ostia e di San Macaro e del Diavolo) erano in contatto visivo e comunicavano l’una con l’altra con linguaggi ben visibili da torre a torre. La Torre del Coltellazzo o di Sant’Efisio è la più grande e si trova nel medesimo promontorio dove sorge Nora ed esattamente prospicente ai resti dell’acropoli dell’antica città sarda. Sorta su di una costruzione militare del XIV secolo, la torre del Coltellazzo entrò in servizio nel 1607. In seguito fu inglobata in un forte costruito agli inizi del ‘700. Nel XIX secolo, una volta perduta la funzione militare, la torre divenne un faro.

Nora ha ancora molto da offrire agli appassionati di storia e di archeologia e a tutti coloro che non sono mai sazi di saperne di più sulla propria terra e sulle proprie origini. Se solo si concedessero più fondi per gli scavi archeologici e per lo studio di ciò che si potrebbe trovare, Nora potrebbe diventare una fonte di lavoro certo e garantito soprattutto nei mesi delle vacanze. Se sembra giusto rivolgersi al turista che non pensa solo a star sdraiato tutto il giorno sulle bellissime spiagge dei dintorni cuocendosi a fuoco lento col sole della Sardegna, mi sembra doveroso rivolgersi anche e soprattutto ai figli dell’antico popolo dell’isola, stuzzicando con arte la memoria storica rimasta per troppo tempo nascosta nel sottobosco della dimenticanza. E l’apertura dello scrigno si ottiene incoraggiando la cultura, la lettura, il confronto, la riscoperta di quei valori di una volta, le tradizioni, la lingua. Il ministro Tremonti disse non molto tempo fa: con la Cultura non si mangia! Certo… non si mangia se non la coltiviamo e spargiamo i semi per far ricrescere ancora quel grano che sfama. Il tutto subito non esiste come il sale in quel suo discorso… non c’è! Il grano richiede tempo per maturare e se matura bene possiamo fare un pane che sfamerà tutti quanti.

Servono i soldi… naturale! Senza il denaro non si ottiene niente. Ma non basta solo il finanziamento per creare quel che sogniamo. Occorre la volontà da parte non solo delle istituzioni ma anche quello della gente comune (mi riferisco a tutti gli italiani, perché la cultura appartiene a tutti noi!), dei benefattori sensibili ai beni dell’umanità, industriali e commercianti (e perché no? e che male c’è se ne trarranno profitto?) di rendere possibile un futuro luminoso per un bene prezioso dal valore incalcolabile come nel caso di questa antica isola dei Popoli del Mare, gli Shardana.

Nota: Si parla di Nora anche nell’articolo di Gabriella Usai Inconis. Per leggere clicca QUI.

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E ti pareva strano?… L’Italia e i sacchetti di plastica illegali

Di Alberto Pestelli

shopper_bio_web--400x300Fonte della notizia: Ansa Ambiente

Perché? Perché, dico io, dobbiamo farci sempre riconoscere per colpa di pochi, come il popolo a cui piace l’illegale? Anche i sacchetti e buste di plastica cosiddetti bio siamo riusciti a taroccare…

In questi ultimi tempi sono venuti fuori dati sconcertanti sul volume di affari che la criminalità organizzata ha ordito ai danni dei produttori dei veri sacchetti biologici. Pare che siano stati prodotti quarantamila tonnellate (fonte della notizia: ANSA Ambiente) di plastica tarocca causando una perdita alle industrie oneste di oltre 150 milioni di euro. Ma non c’è solo questo danno… Facciamo una somma: evasione fiscale di almeno una trentina-quarantina di milioni delle imprese in mano della criminalità organizzata più una cinquantina di milioni di euro per lo smaltimento dei rifiuti più il danneggiamento all’ambiente (marino e non), risultato: un disastro su tutti i fronti!

Secondo l’articolo apparso sul sito dell’ANSA ambiente, la guardia di Finanza ha sequestrato duecentomila sacchetti illegali spacciati per prodotti biologici e biodegradabili prodotti nel rispetto dell’ambiente. Le indagini sono state concentrate per il momento in Calabria e in Sicilia. Sono certo che prossimamente esse si sposteranno in altre regioni d’Italia. Sicuramente scopriremo un danno che va oltre la nostra immaginazione.

Legambiente intanto ha lanciato una campagna di denuncia contro il racket degli shoppers taroccati – #UnSaccoGiusto – testimonial è Fortunato Cerlino – l’attore che impersona il boss Savastano nella serie televisiva Gomorra – che ha girato un corto denunciando questo nuovo giro di affari della malavita organizzata.

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COMUNICATO STAMPA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA. 7-6-2016

PIANO PIANO, CHIOTTI CHIOTTI, VA LA BANDA DEI BASSOTTI

 

Così recitava una strofetta, grammaticalmente poco conseguente, che mia madre canticchiava quando ero bimbo, per farmi star buono.

Si riferiva alla celebre Banda Bassotti che, da almeno 70 anni a questa parte, nei fumetti disneyani, tenta inutilmente di derubare Paperon dei Paperoni dei suoi fantastiliardi. Io me li vedevo sfilare davanti, i componenti della gang, in guanti gialli e il numero di matricola delle patrie galere sul petto, silenziosi e attenti… ma sempre perdenti!

Un po’ mi pare adesso di rivederli, questi apprendisti predoni, ma in corretto completo scuro e cravatta, oppure in eleganti tailleurs, nei palazzi del potere, a cercare con ogni astuzia (e in silenzio, per carità) di scardinare definitivamente la cassaforte che custodisce i gioielli ambientali di zia Italia, adoperandosi con ogni stratagemma per dissimulare la propria opera.

Tutto questo mi viene in mente a commento di un comunicato stampa che la Federazione Nazionale Pro Natura ha emanato, e che denuncia il tentativo del Governo di snaturare un Decreto Legge (approdato in Consiglio dei Ministri il 16 maggio scorso) sulla Trasparenza negli Atti pubblici riguardanti l’Ambiente (piani urbanistici, paesistici e così via), in modo che i cittadini non vengano a conoscenza dei progetti in itinere se non quando siano stati definitivamente approvati. Così nessuno potrà opinare in contrario!

Il comunicato stampa lo riproduciamo qui sotto, è sufficientemente chiaro e non abbisogna di altre spiegazioni.

Io penso ai poveri Bassotti e provo una sincera simpatia per la loro inettitudine…

 

Logo federazione nazionale pro natura

COMUNICATO STAMPA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA. 7-6-2016

 

La Federazione Nazionale Pro Natura, venuta a conoscenza che il Governo, il 16 maggio. scorso, ha approvato lo schema di decreto legislativo modificativo del D.Lgs. 14/3/2013 n. 33 (c.d. “decreto trasparenza”), osserva che esso abroga un punto fondamentale, relativo alla “trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio“ (lettera b, comma 1). In pratica, esso riguarda la pubblicizzazione anticipata di tutti gli atti di governo concernenti i piani territoriali, paesistici, urbanistici e i loro strumenti applicativi, un modo per consentire a tutti i cittadini di prendere visione di decisioni che riguardano il proprio ambiente, ed eventualmente concorrere, con proposte e contributi tecnici, alle scelte delle Amministrazioni. Tale possibilità, indice di partecipazione democratica alla vita pubblica, sembra ora voler essere negata, mettendo anche gravemente a rischio il principio di carattere generale volto a tutelare la trasparenza e la pubblicità degli atti della P.A.

In un momento in cui da ogni parte si lamenta la crescente diminuzione d’interesse dei cittadini nei confronti della politica, e ci si duole dell’assenteismo degli elettori dai seggi, questa decisione appare totalmente inopportuna: pertanto, la Federazione Nazionale Pro Natura, esprimendo il proprio dissenso, invita il Governo a rinunciare alla promulgazione del Decreto Legislativo così com’è stato formulato.

 

 

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