Tango sin carmin

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La cantante di Tango Donatella Alamprese e il chitarrista Marco Giacomini saranno in concerto presso il teatro Alba di Roma venerdì 13 e domenica 15 maggio e a Monterotondo il 14 maggio presso la sede dell’Associazione L’Angolo di Amelie.

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Toh… il glifosato nel cocktail di pesticidi che contaminano le nostre acque

Di Alberto Pestelli

(fonte della notizia: ANSA ambiente, maggio 2016)

 Glifosato

Più volte la nostra rivista, Pro Natura Firenze e la Federazione Nazionale Pro Natura si sono occupate del problema dei pesticidi e in particolar modo del glifosato cercando di sensibilizzare quante più persone possibili. Del glifosato si è occupato il dottor Francesco Volpe del consiglio comunale di San Casciano in Val di Pesa che qualche mese fa ha portato in Consiglio un’importante mozione ottenendo l’interessamento da parte della giunta della cittadina del Chianti fiorentino. Ma al di là delle piccole realtà locali niente ancora è stato fatto o deciso con serietà con il conseguente aumento della contaminazione delle acque di superficie e sotterranee del nostro paese.

In un articolo apparso sul sito dell’agenzia di informazione ANSA AMBIENTE, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha affermato, nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque del 2016, che il 64% delle acque di fiumi e laghi è contaminato dai pesticidi – tra cui spicca il famoso glifosato – con un incremento di oltre il 20% in quelle di superficie e di oltre il 10% nelle acque delle falde sotterranee. Secondo l’ISPRA la zona più colpita è la pianura padana del Veneto. Ma anche altre regioni non sono da meno: la Lombardia e l’Emilia Romagna hanno punte di contaminazione delle acque superficiali di circa il 90%, la Toscana del 90% e del 95% l’Umbria. In Lombardia, in Friuli Venezia Giulia e in Sicilia, invece, è molto elevata la contaminazione da parte dei pesticidi (compreso il glifosato) nelle acque sotterranee.

Mentre si sta ancora discutendo in sede Europea se il glifosato (a giugno scade l’autorizzazione al commercio in Europa) è cancerogeno oppure no e quindi perdendo tempo prezioso, le acque di superficie e sotterranee della nostra Italia continuano a essere contaminate senza sosta. Inoltre, leggendo sempre l’articolo apparso sul sito dell’ANSA, tra gli erbicidi e pesticidi ci sono quella nuova classe di sostanze nicotinoidi che sono la causa della morte delle api…

Che cosa fare? Continuare a parlarne e quando necessario alzare con civiltà il tono delle nostre parole!

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Toscana – Un’installazione di Mauro Staccioli a Impruneta

Nel paesaggio toscano e dentro l’opera d’arte

Laura Lucchesi

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Talvolta un paesaggio ci sembra simile a un’opera d’arte, tanto è armonioso nel suo insieme per la presenza discreta di vecchie case, per la campagna coltivata e per i contorni morbidi delle colline, che si perdono verso l’orizzonte. Ecco che, come per paradosso, percorrendo la strada che da Firenze sale verso Impruneta, provenendo da Tavarnuzze, possiamo vedere una porzione di paesaggio toscano incorniciata da un’opera d’arte.

Passata la curva, subito dopo un antico complesso conventuale, ci sorprende un anello in terracotta di grandi dimensioni dello scultore Mauro Staccioli. Il cerchio, che misura un diametro di oltre sette metri, si inserisce d’improvviso nel contesto paesaggistico che stiamo attraversando come elemento nuovo, ma anche appartenente.

5L’opera è stata realizzata nel 2009 per il novantesimo anniversario di attività della fornace Ugo Poggi. In tale occasione, gli attuali proprietari hanno invitato l’artista a cimentarsi per la prima volta con un materiale per lui 1insolito: la terracotta, che rappresenta, oltre al lavoro dei committenti, la principale tradizione del posto.

Solo a seguito di varie proposte, si sceglie questo Anello, che viene a circoscrivere al suo interno una parte definita del panorama, dove la vista si concentra, facendoci cogliere con più attenzione le peculiarità di quella zona, che mutano col variare della luce e delle stagioni.

Nato a Volterra nel 1937, Staccioli, dopo un primo periodo in cui sperimenta la pittura e l’incisione, si dedica dalla fine degli anni Sessanta alla scultura, elaborando le sue opere in stretta sintonia con la società e lo spazio urbano. Il suo percorso di ricerca, che lo vede largamente apprezzato e conosciuto a livello internazionale, lo ha indirizzato verso una scultura che si pone in stretta correlazione con il territorio per il quale e nel quale viene eseguita. Studia gli ambienti, la storia e le caratteristiche dei luoghi, “segnandoli” e modificandone la percezione pur utilizzando forme semplici. Stabilisce una relazione col paesaggio, che ne è dominato e interrotto, ma nello stesso tempo le sue geometrie riescono a catturarne con leggerezza l’essenza in una sorta di dialogo formale.3

E’ stato rilevato come il linguaggio di questo artista sia strettamente affine all’architettura, nel senso che la sua opera presenta almeno tre caratteri di similarità: il fare grande, la relazione con lo spazio e la tipologia dei materiali, quali cemento e ferro e, in questo caso, anche terracotta.

Come l’architettura sfida le leggi della statica e le condizioni ambientali, così anche per questa scultura, che appare sospesa e in precario equilibrio, si è dovuto pensare in termini ingegneristici per garantirne la stabilità e le condizioni di sicurezza.

2L’intero sviluppo della circonferenza possiede infatti un’anima tubolare d’acciaio, il cui progetto strutturale è stato curato da Mauro Matteuzzi, ingegnere fiorentino, assieme a maestranze locali. Questa struttura è stata poi rivestita da conci in cotto a sezione triangolare, inseriti in opera attraverso una finestra d’ingresso lasciata libera sulla sommità del telaio metallico. E’ stata ancorata alla base in modo pressoché invisibile da un grosso dado in calcestruzzo, che costituisce la zavorra stabilizzante per affrontare apertamente lo spazio sovvertendone gli equilibri statici e dimensionali.

La scultura – moderna porta d’ingresso al paese – ci invita a proseguire per visitare ancora una volta il santuario di Santa Maria dell’Impruneta col suo prezioso tesoro, esposto nell’attiguo museo; la settecentesca fornace Agresti, recentemente restaurata (aperta al 4pubblico in occasioni particolari) e per trovare infine un altro singolare motivo di sosta.

Nella principale piazza Buondelmonti è posto all’interno di un discusso allestimento, pensato proprio per questo oggetto, un’enorme blocco di rame nativo di più di sette quintali di peso, recuperato nel 1998 nelle vicinanze di una vecchia miniera. E’ stato qui collocato a ricordo dei lavori minerari per l’estrazione del rame, di cui il territorio imprunetino è ricco.

Dunque, non si può che concludere sottolineando come il lavoro dell’uomo, testimoniato dalla tuttora vitale rilevanza produttiva nella lavorazione della terracotta, si intrecci in maniera eccellente col paesaggio toscano con la storia e con l’arte. Cosa si vuole di più!

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Non più olio di palma nei prodotti della Coop

Signori... l'olio di palma

Nel sito della nota emittente radiofonica Controradio di Firenze è stata pubblicata la notizia della decisione della Coop di eliminare completamente l’olio di palma nei loro prodotti.

Per leggere direttamente sul sito di Controradio Firenze la notizia entra QUI

 

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UMBRIA: Narni, scrigno di leggende

Di Gianni Marucelli

6) Palazzo Eroli- il Leone di Narnia

il Leone di Narnia

Imponente su di uno sperone roccioso che domina le gole dove scorre il fiume Nera da un lato e la pianura di Terni dall’altro, Narni rappresenta un esempio di antichissima città, ove si sono sovrapposte civiltà diverse: dall’oppidum dotato di mura ove abitarono gli Umbri (Nequinum era il suo nome), alla colonia romana che qui fu fondata dopo la conquista da parte dei Quiriti (299 a.C.), al potente Comune che nel Medioevo sfidò sia il Papa che l’Imperatore, al borgo che risorse dopo la distruzione compiuta dai Lanzichenecchi di ritorno dal Sacco di Roma (sec. XVI).

Un “chicca”, dunque, per qualsiasi archeologo, ma anche per gli appassionati di leggende e misteri.

5) Visione della Valle del Nera da Narni

Visione della Valle del Nera da Narni

Infatti, al nome latino di Narnia, trovato su un atlante storico quando era ancora un ragazzo, si ispirò lo scrittore C.S. Lewis per creare il fantastico reame ove si svolge una lunga lotta fra il Bene e il Male, narrata in una serie di romanzi che in Italia furono pubblicati sotto il titolo di Cronache di Narnia, poi traslati in una fortunata versione cinematografica.

Se a questo aggiungiamo che nel Palazzo, ora Museo, Eroli, è conservata una mummia egizia femminile, in un bel sarcofago destinato invece a un nobiluomo, e che quella giovane donna, di stirpe etiope, secondo alcuni potrebbe essere nientedimeno che la verdiana Aida, ecco che raggiungiamo livelli di fantasia da far invidia non solo a C. Lewis, ma allo stesso Tolkien.

Arriviamo a Narni in una bella mattina di maggio, caratterizzata da un forte vento di maestrale al cui soffio garriscono le mille bandiere multicolori di cui la città è oggi pavesata: è infatti il periodo della storica Giostra dell’Anello, una competizione simile a molte altre che si organizzano in Toscana e in Umbria (si pensi ad es. all’aretina Giostra del Saracino) nella quale si affrontano i Terzieri in cui è divisa la città: Fraporta, Mezule e S. Maria. In palio, un anello d’argento, che le lance dei contendenti dovranno infilare “al volo” mentre cavalcano focosi destrieri. Un tempo, così ci dicono, l’argento veniva “gentilmente” offerto dalla comunità israelita, mentre gli altri cittadini provvedevano alla cera necessaria per onorare degnamente la festa e San Giovenale, che di Narni è patrono, e che ne fu il primo Vescovo (siamo nel IV secolo d. C.). Le sue reliquie sono degnamente conservate nella Cattedrale che porta il suo nome, e che è anch’essa un sovrapporsi e un intersecarsi di edifici sacri di stili ed epoche diverse; in comune, sotto il livello del suolo, hanno una vera e propria necropoli alto medioevale, caratterizzata da tombe a fossa scavate nella roccia. Qui riposano anche San Cassio e gli altri antichi vescovi narnesi. La chiesa odierna, a tre navate suddivise da colonne, fu iniziata intorno al Mille e conclusa circa un secolo dopo. La costruzione è caratterizzata esternamente da un elegante portico ad archi su colonne, quattrocentesco; altrettanto bello il portale romanico della fiancata sinistra, dove si nota ancora un tratto delle mura di fondazione. L’ampio spazio interno si chiude in un presbiterio in cui la cripta e l’altar maggiore sono sovrastati da un baldacchino monumentale tipicamente barocco, che al nostro gusto stona alquanto; diverse opere, su cui sarebbe lungo soffermarsi in questa sede, ornano le cappelle laterali e absidali.

2) La Piazza dei Priori

La Piazza dei Priori

La strada principale del centro è la via Garibaldi, che probabilmente ricalca un tratto dell’antica via Flaminia e sfocia nella Piazza dei Priori, nucleo della città medievale, dove a sinistra si erge il grande Palazzo del Podestà e a destra il trecentesco Palazzo dei Priori, composto in parte da una splendida loggia che si apre sulla piazza con due altissime arcate. La piazza, lunga e piuttosto stretta, offe una visione prospettica davvero suggestiva delle antiche dimore che fiancheggiano la Via Garibaldi e la successiva Via Mazzini. Gioielli palesi o nascosti ci attendono si può dire ad ogni passo: la chiesetta di S. Maria Impensole, ad esempio, eretta nel 1175 sul luogo dove preesisteva una casa di epoca romana dotata di cisterne. E’ preceduta da un portico formato da tre archi ribassati, cui corrispondono tre portali scolpiti in stile romanico. L’interno è a tre navate scandite da colonne con capitelli, uno dei quali realizzato in forme zoomorfe. Sulle colonne e sulle pareti vi sono resti di affreschi del Trecento, dai quali possiamo immaginare come si presentasse il luogo di culto agli occhi di un fedele di quel secolo, ossia interamente dipinto.

Poco più in là, sulla sinistra, si raggiungono i giardini di San Bernardo, frequentati da una miriade di bambini con relative mamme e tate; qui un cancelletto immette in uno dei più suggestivi monumenti che si possano trovare da queste parti: le strutture ipogee del Convento di San Domenico, scavate chi sa quando (vi è una cisterna per l’acqua di epoca romana) poi trasformate in chiesa sotterranea (affreschi a partire dal sec. XII) e in altri ambienti, tra cui spicca la sala in cui era la sede del Tribunale dell’Inquisizione, con annessa cella ricoperta di graffiti. Vengono i brividi al solo immaginare i tormenti, non solo psichici, dei prigionieri, mentre attendevano di essere chiamati davanti ai giudici, appartenenti all’ordine domenicano.

Altre chiese, tra cui la vicina S. Restituta, attendono la nostra visita: quella dedicata a San Francesco (eretta nel luogo ove si pensa abbia dimorato il santo nel 1213) risale al sec. XIV e si segnala per il bel portale gotico e l’interno severo, suddiviso in tre navate da colonne che recano affreschi di varia epoca, sovrapposti in diversi strati.

Ma, qualche decina di metri più avanti, vi è il polo museale che raccoglie alcuni capolavori notevolissimi dell’arte rinascimentale: Palazzo Eroli. La famiglia di questo nome fu una delle più illustri di Narni. Qui è necessario concedersi un’oretta per una visita approfondita. Proprio all’ingresso, nell’atrio, ci accoglie il leone scolpito nella pietra che avrebbe ispirato a C. S. Lewis il personaggio di Aslan, il mitico e saggio Leone di Narnia, uno dei protagonisti delle Cronache.

Al primo piano, reperti antichi che vanno dalla protostoria al medioevo, tra i quali spicca, naturalmente, la Mummia di Narni, portata nella cittadina umbra da un appassionato cultore dell’egittologia. Il sarcofago in legno dipinto e la vera e propria mummia sono esposti separatamente, e, ripetiamo, la particolarità è che i due “pezzi” sono incoerenti, essendo la cassa mortuaria pertinente a un nobile sacerdote e la mummia invece di una giovane donna di stirpe nubiana o etiope. Secondo le indagini effettuate, la poveretta sarebbe stata uccisa dall’infestazione di un parassita che avrebbe danneggiato i centri nervosi. L’imbalsamazione sarebbe avvenuta in epoca tolemaica, quindi nei secoli immediatamente precedenti la nascita di Cristo.

Della tragica vicenda di Aida nessun cenno sui cartelli esplicativi; ma, del resto, l’ipotesi fu avanzata dalla trasmissione televisiva “Voyager”, su basi storiche molto labili, per cui lasciamo la ragazza egizia al suo sonno e passiamo alla sala successiva, dove fanno mostra di sé due grandi zanne di Elephas antiquus, la specie di proboscidato che popolava, nel Pleistocene, anche la valle del Tevere e quella del fiume Nera, presso le rive del cui antico alveo sono state ritrovate.

Tutto il piano presenta oggetti molto interessanti; tuttavia quando visiterete Palazzo Eroli lasciatevi il tempo per ammirare adeguatamente la pinacoteca situata al livello superiore.

Qui vi sono, in un’unica sala rivestita di nero, e tenuta al buio per preservarli dalla luce del sole, due dipinti eccelsi, che tutte le Gallerie del mondo (compresi gli Uffizi) esporrebbero volentieri.

Una è l’Annunciazione, di Benozzo Gozzoli (1451), l’altra, imponente, è L’Incoronazione di Maria tra angeli e santi, di Domenico Ghirlandaio (1480 circa).

Ci soffermeremo su quest’ultima, perché, oltre che essere splendida, ha una storia intrigante.

7) Palazzo Eroli- Il sarcofago "dell'Aida"

Il sarcofago “dell’Aida”

Fu commissionata al pittore fiorentino dal Cardinale Eroli, ormai anziano, che infatti non ebbe la sorte di vederla ultimata: doveva essere collocata nella chiesa del Convento francescano di San Girolamo, qualche chilometro distante da Narni, come in effetti fu, in un ambiente oscuro, tale da celarne i meravigliosi colori e l’oro profuso a piene mani, per la massima parte dell’anno. Solo in occasione dei due Equinozi la luce solare, penetrando dall’oculo della facciata, colpiva prima la semisfera dorata che si trova tra la Vergine, inginocchiata, e il Cristo seduto che la incorona; indi, con il movimento dell’astro, andava a far rifulgere, sullo sfondo d’oro, i volti dei due.

Il rimanente della grande tavola, che potete ammirare nella foto a corredo dell’articolo, restava nell’oscurità, e in tali condizioni è rimasto per circa mezzo millennio. Questa situazione ha preservato il capolavoro dagli insulti del tempo, e la collocazione odierna ce l’ha restituito in condizioni ottimali, ricreando artificialmente il “miracolo” che avveniva durante i giorni equinoziali: la guida vi spiegherà tutti i particolari, poi accenderà il riflettore che ricreerà l’effetto solare. Quando lascerete la sala, tutto ripiomberà nel buio. Ve ne andrete stupefatti da tanta bellezza, e dall’incredibile abilità tecnica di Domenico Ghirlandaio nell’ottenere l’effetto che desiderava, in un luogo e in un tempo preciso.

Tanti monumenti interessanti offrirebbe ancora Narni, ma siamo attirati da un rito collettivo che si tiene nei giorni della Giostra dell’Anello: il battesimo di Terziere, che ognuna delle contrade organizza per dare il benvenuto ai nuovi nati e anche a chi si è da poco trasferito sul posto. Tutto viene officiato in costume, e preceduto dal corteo storico con in prima fila i tamburini e i Priori; vi è il giuramento “di fedeltà” alla contrada, letto dal banditore, e vengono consegnate le “pergamene” di appartenenza al rione, tra sventolio di vessilli multicolori e lingue di fuoco che si alzano dalle alte torce.

Ci resterebbe da visitare ancora la Rocca monumentale, eretta dal Cardinale Albornoz nella seconda metà del ‘300, ma la salita fin lassù è veramente troppo faticosa, dopo un’intera giornata di tour.

Salutiamo quindi la cittadina umbra, ricordando che il suo figlio forse più noto fu il condottiero Erasmo da Narni, meglio conosciuto come il Gattamelata, che la Repubblica di Venezia onorò con un premio che a pochi è dato di ricevere: la grande statua equestre realizzata da Donatello. Il che è tutto dire.

Galleria fotografica a cura di Gianni Marucelli © 2016

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TOSCANA: Il museo della civiltà contadina di Casa d’Erci

Di Gianni Marucelli

la facciata con la macchina a vapore che veniva usata per la trebbiatura

Tra le tante istituzioni, sparse sul territorio della Toscana, che cercano di mantenere vivo il ricordo di una civiltà ormai estinta, ma ancora ben presente nei ricordi dei più anziani, quale quella contadina tradizionale, segnaliamo il piccolo Museo di Casa d’Erci, nel Mugello. Situato in una località estremamente suggestiva, sulle primi pendici della catena appenninica, Casa d’Erci, che prende il nome dall’omonimo torrente che scorre nei pressi, è una tipica colonica, ormai abbandonata come tale da più di sessanta anni, che ha avuto la fortuna di non decadere rapidamente, com’è capitato a tante altre, ma di essere scelta, già dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso, da un gruppo di volontari del luogo, per lo più artigiani, ma anche professionisti e impiegati, che si sono impegnati nella raccolta, nel restauro e nell’esposizione di moltissimi oggetti, d’uso comune e di lavoro, che testimoniano la vita e l’attività della gente che qui ha vissuto, per secoli, strettamente legata alla coltivazione della terra, allo sfruttamento del bosco, alla pastorizia.

Supportata da una ricca documentazione, anche fotografica, la raccolta trova i suoi spazi più suggestivi nella ricostruzione dell’ambiente domestico, come la grande cucina, la camera da letto, la cantina, ma anche la stalla, che, in una casa contadina, faceva tutt’uno con l’ambito familiare.

Nel corso dei decenni, il Museo si è specializzato nell’attività di supporto didattico rivolta alle scuole, e i gruppi di alunni che visitano non solo gli spazi museali, ma anche il sentiero naturalistico-storico, ricco di circa 120 specie di piante opportunamente cartellinate, in modo da avere la possibilità di conoscere la vegetazione tipica della zona, sono veramente tantissimi.

Da qualche anno, le classi possono usufruire anche del nuovissimo laboratorio di didattica ambientale, sito a qualche decina di metri dal Museo, ove è presente una vasta sala riunioni, che serve anche come sala-mensa, e una moderna cucina che è in grado di preparare i pasti per una sessantina di visitatori.

La zona, coperta di boschi di castagno e di quercia, offre anche la possibilità di fare belle escursioni; purtroppo, qui, come nella fascia montana immediatamente prospiciente, si è abbattuta, nel corso degli anni Novanta, la devastazione causata dalla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità (TAV) Firenze – Bologna, che ha impattato le sorgenti e le falde acquifere distruggendole in gran parte. Frane, morie di boschi, scomparsa delle acque superficiali (torrenti ecc.) sono state il prezzo pagato da questa zona del Mugello al cosiddetto “progresso”, ma sarebbe meglio dire all’incompetenza e noncuranza di chi ha condotto l’opera.

Invitiamo i nostri lettori a visitare questo organizzatissimo Museo, dandone le coordinate e le modalità di contatto:

Museo della Civiltà contadina – Grezzano di Mugello – aperto nel pomeriggio di tutti i giorni festivi- possibilità di concordare visite guidate per gruppi e scolaresche. Contatti e info: www.casaderci.it – mail: info@casaderci.it – tel. 3336683897 (museo) – 3386880647 (visite guidate e attività didattiche). Il Museo è facilmente raggiungibile in auto da Borgo San Lorenzo (FI), il più grande centro urbano del Mugello, in dieci minuti di auto.

Galleria fotografica a cura di Gianni Marucelli

 

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NASCE L’OSSERVATORIO SUL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO

Come ormai è purtroppo ben noto, il più grande Parco della Alpi, il Parco Nazionale dello Stelvio, è stato smembrato da uno sciagurato provvedimento legislativo preso dal Governo Renzi tra le Province di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia. La divisione mette in grande pericolo lo scopo stesso per il quale, ottanta anni fa, era stato costituita
questa grande area protetta: proteggerne la flora e la fauna, ponendoli sotto la tutela dello Stato. Le immediate conseguenze dello smembramento paiono essere la reintroduzione di una consistente attività venatoria (anche a specie protette, come la marmotta) da parte soprattutto della provincia di Bolzano, e il pericolo che possano essere
inseriti, in un contesto delicatissimo, nuovi megaimpianti per lo sci da discesa. Insomma, un lassismo generalizzato contro cui si è costituito, da parte delle Associazioni ambientaliste, un Osservatorio le cui attività e obiettivi sono specificati nel comunicato stampa che riportiamo integralmente. Inoltre è possibile scaricare liberamente il documento in PDF a fine articolo.

 

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NASCE L’OSSERVATORIO SUL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO

CONTESTATE LA LEGITTIMITA’ DELL’INTESA E LE NORME NAZIONALI E REGIONALI

 

“Saremo il cane da guardia delle istituzioni perché non vengano dispersi 80 anni di storia del Parco nazionale dello Stelvio, pronti a mettere sotto i riflettori tutti i conflitti con le leggi esistenti ma anche a riconoscere novità positive se ci saranno”. Nasce su questi presupposti l’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio, istituito da 10 tra le maggiori associazioni italiane di protezione ambientale (CAI, CTS, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF) che focalizza la sua attenzione sulla contestazione della illegittimità costituzionale di una parte rilevante del nuovo quadro normativo che ha definito la nuova governance del Parco derivante dell’Intesa intercorsa tra Stato, Province autonome di Trento e Bolzano e Regione Lombardia e sottoscritta l’11 febbraio 2015

“Il 17 novembre 2015 – dichiarano le associazioni componenti l’Osservatorio -, in occasione di un incontro al Ministero dell’Ambiente, a cui era presente la Sottosegretaria Barbara Degani, è emersa chiaramente l’impostazione sperimentale della nuova governance dello Stelvio rispetto alla normativa vigente sui parchi nazionali.” L’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio ha approfondito negli ultimi due mesi la sua analisi sul quadro di insieme che emerge dal decreto legislativo n. 14 del 13 gennaio 2016 e dalle leggi di recepimento dell’Intesa (la legge della Regione Lombardia n. 39 del 22 dicembre 2015 e le emanande leggi delle Province autonome).

In particolare l’Osservatorio rileva innanzitutto, ad oggi, i seguenti profili di illegittimità:

  • lo stravolgimento nell’Intesa dell’11/2/2015 e poi nel decreto legislativo 14/2016 dei principi generali della legge quadro sulle aree protette (l. 394/1991), tra i quali si segnalano soprattutto il principio dell’unitarietà delle norme di carattere pianificatorio e regolamentare e il principio della partecipazione delle associazioni e degli enti locali al processo decisionale;
  • la contraddizione irriducibile che emerge sempre dall’Intesa del 2014 e dal Decreto legislativo del 2015 tra la riaffermata natura nazionale del Parco e l’assenza di strumenti e organi che gli permettano di operare come soggetto unitario nazionale, dotato di propria, autonoma personalità giuridica (con il passaggio dal Consorzio preesistente ad un Comitato di coordinamento ed indirizzo, mentre la gestione e la tutela vengono tripartite) ;
  • la violazione nella Legge Regionale n. 39/2015 della Lombardia: dell’art. 117, lett. S della Costituzione, della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, perché gli indirizzi relativi alla tutela e alla gestione del Parco vengono attribuiti esclusivamente alla Giunta regionale (artt. 2,3,4); del principio della configurazione unitaria del Parco, stabilito già anche dalle prime norme di attuazione dello Statuto della Regione Trentino-Alto Adige (art. 3, d.p.r. 279/1974), nonché dalle leggi successive fino allo stesso d.lgs. 14/2016; dell’art. 8 della legge quadro nazionale sulle aree protette, secondo cui i confini/la perimetrazione di un parco nazionale sono fissati con d.p.r. su proposta del Ministro dell’Ambiente, sentita la Regione e non invece con legge regionale, come prevede quest’ultima.

Le Associazioni di protezione ambientale riconosciute che compongono l’Osservatorio valuteranno di impugnare dinnanzi al Giudice amministrativo quei provvedimenti amministrativi (classificazione, piano, regolamento, rapporto con il Piano territoriale regionale), negativi per la tutela ambientale, sollevando incidentalmente la questione della legittimità costituzionale delle norme poste sotto osservazione.

L’Osservatorio si impegna, da un lato, a monitorare con attenzione ogni atto amministrativo che rischi di mettere a repentaglio la tutela del Parco ma anche la partecipazione e perciò la democrazia ambientale; dall’altro, a valutare con obiettività e a salutare favorevolmente ogni eventuale azione istituzionale diretta a tutelare la biodiversità e i valori naturali dell’area protetta in modo più efficace di quanto sinora avvenuto.

Roma, 28 aprile 2016

Stelvio

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Il numero di maggio 2016 della rivista è on line…

Cari Amici lettori, dal 1 Maggio è disponibile il N° 5, Anno III, Maggio 2016 de L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente. Effettuate il download gratuitamente. Restano ancora disponibili al download i supplementi (nella sezione Mini e-book e supplementi) e i numeri degli anni precedenti nella sezione Archivio.

Hanno collaborato nel numero di maggio 2016: Alberto Pestelli, Gianni Marucelli, Vania Rigoni, Iole Troccoli, Paola Capitani, Piero Belletti, Guido De Marchi, Anna Conte

La Redazione

Per scaricare gratuitamente la rivista entrare QUI

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