Girovagando in Etruria: pochi giorni tanti volti

Viaggio narrato da Vania Rigoni de “La bottega della pedagogista”

Un libero professionista ha pochissimi giorni in cui si può liberare dalle responsabilità, soprattutto se lavora con le persone. Con mio marito era da agosto che non riuscivamo ad allontanarci da Firenze ma ne sentivamo un bisogno fisico.

Eravamo pronti a percorrere l’itinerario che Alberto ci aveva indicato nella terra delle sue seconde origini, la Sardegna, quando abbiamo realizzato che non era possibile a causa dei pochissimi giorni disponibili… ma la famiglia necessitava di svago… Una gita con marito e figli è sempre un momento prezioso nel rinsaldare le relazioni di amore e fiducia, crea un clima di risate e di scoperte (suggerisce la pedagogista).

Per cui la scelta è stata: l’ETRURIA, quella terra antica fra la Toscana, l’Umbria e il Lazio.

La prima tappa ci ha visti a Orvieto, dove ci ha accolto una giornata di sole post pasquale con tutta la città aperta. Il parcheggio interrato che costa solo 12€ al giorno ci ha permesso di muoverci sereni e trovare una sistemazione dignitosa appena varcato il centro storico (Valentino Hotel, familiare e pulito, dog friendly). La passeggiata al tramonto, col vento che ha spazzato via i pensieri pesanti ci ha preparati alla cena al ristorante Al Corsica, a gestione familiare con cucina e prodotti locali (di alta qualità a equa spesa).

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Il giorno dopo, avendo già visitato in passato il Pozzo di San Patrizio percorrendo l’arteria principale del centro storico siamo andati al Pozzo della Cava, spazio museale privato, dove abbiamo scoperto che viene promosso anche un Presepe animato spettacolare.

La seconda tappa ci ha visti lasciare l’Umbria per il lago di Bolsena,

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dove ci siamo pentiti di non essere rimasti a dormire…la giornata si è conclusa con una mangiata di pesce a Orbetello in un ristorantino appena aperto “Per Piacere” e una bella passeggiata sull’Argentario (Si parla dell’Argentario anche in un articolo di Maria Iorillo & Alberto Pestelli: Il girotondo dell’Argentario).

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La terza tappa è stata quella della delusione con i non pochi problemi a pernottare a Grosseto, città che auspicavamo di vivere fino in fondo. Perché? Nessuno della famiglia c’era mai andato né per piacere né per lavoro, i commenti degli amici risultavano stranamente contraddittori e questo ci motivava. Purtroppo oltre un piccolo giro non abbiamo potuto fare non avendo trovato un albergo che ci ospitasse col cane.

Ci siamo ripresi in quel di Castiglione della Pescaia, simpatico borgo sul mare con un pizzico di vitalità che da chilometri non vedevamo.

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Infine dopo un simpatico giro lungo la Via del Vino abbiamo scelto come ultima tappa Marina di Castagneto Carducci con un delizioso e accogliente albergo Il Tirreno vicino al famoso locale La Zattera, a 50 passi dal mare… dove con la nostra cagnolina Olivia ci siamo deliziati di una bella passeggiata e aperitivo sul mare.

PastedGraphic-6I giorni ormai erano alla fine e noi dovevamo rientrare, il mio studio pedagogico doveva esser riaperto.

Consigli e considerazioni:

sono TUTTI territori meravigliosi, la natura è favolosa ma il periodo migliore non è sicuramente né l’inverno né la primavera. Immaginavamo la vita che da ora in poi (primi di Aprile) sarà pronta a sbocciare e con essa le strutture e i negozi e le attività… ora abbiamo trovato solo spazi e suoni (favolosi, immensi, odorosi) e se avessimo avuto un Camper sarebbe stata la Vacanza Perfetta.

Vania Rigoni

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A tempo di poesia…

Gli eventi di Pro Natura Firenze

Volantino definitivo tango 13 aprile_Fotor

La poetessa argentina Marta Pizzo

 

Donatella Alamprese e Marco Giacomini

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Referendum 17 aprile: Facciamo chiarezza!

La Federazione Nazionale Pro Natura ci invia questo importante e interessante documento che noi proponiamo in allegato scaricabile liberamente da questa pagina.

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In merito alla consultazione referendaria di domenica 17 aprile 2016 inoltriamo un interessante documento inviato da Vittorio Cogliati Dezza, già presidente di Legambiente nazionale.
Cordiali saluti.
La segreteria

 

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Con Pro Natura Firenze sull’Isola del Tesoro

CON PRO NATURA SULL’ISOLA DEL TESORO

ESCURSIONE SULL’LL’ISOLA DI MONTECRISTO

MINICROCIERA AGLI SCOGLI D’AFRICA E INTORNO ALL’ISOLA

 

LUNEDI’ 9 MAGGIO 2016

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Conoscere da vicino l’esclusivo territorio della Riserva Naturale Integrale dell’Isola di Montecristo è un privilegio: Pro Natura Firenze lo riserva a tutti i suoi amici, grazie allo speciale permesso ottenuto dal Corpo Forestale dello Stato.

Sarà possibile partecipare in due modi diversi:

  1. A) Con il gruppo escursionisti, percorrendo alcuni chilometri sull’Isola, con percorso accidentato e abbastanza faticoso, ma spettacolare. Per questo gruppo i posti ancora disponibili sono limitatissimi.
  2. B) Con il gruppo crocieristi, che, lasciati gli altri sull’Isola, si dirigerà in battello agli Scogli d’Africa, una zona di “secca” ricchissima di fauna ittica, dove è possibile fare il bagno, se le condizioni meteo lo permetteranno.

I due gruppi si riuniranno nel primo pomeriggio, faranno insieme il periplo dell’isola scoprendo da vicino gli aspetti più belli delle sue coste frastagliate.

Questo il programma dettagliato dell’intera giornata; partenza dal porto di Piombino.

  1. 8,10: Ritrovo dei partecipanti al porto di Piombino.
  2. 8,30: Imbarco e navigazione verso l’Isola di Montecristo. Posto in coperta.
  3. 10,40: Arrivo a Montecristo. Per il Gruppo A, prima di scendere dall’imbarcazione, ci verrà offerta una abbondante merenda (pizza, pane, salumi, bibite) in modo da poter effettuare la camminata senza portare pesi, a parte l’acqua, che è indispensabile.

Inizio dell’escursione su tragitto circolare, con itinerario Cala Maestra, Grotta dell’eremita, Monastero, Villa Reale, condotta da Guide specializzate del Parco Nazionale dell’Arcipelago.

Il Gruppo B resterà a bordo e si dirigerà quindi agli Scogli d’Africa, per poi tornare ad approdare a Montecristo. Minicrociera con possibile bagno in mare.

  1. 14,30 Gruppo A: Ritorno a bordo. Entrambi i Gruppi: Pranzo a base di risotto alla pescatora, dessert, bevande. Periplo dell’isola. La navigazione ci permetterà di osservare da vicino tutta la costa.
  2. 19,00: Ritorno previsto a Piombino.

Si specifica che il costo della gita è il seguente:

Soci e un familiare: E. 80,00 a testa                           Non Soci: E. 85 a testa

 

Nella quota di partecipazione sono compresi i seguenti servizi:

Navigazione da Piombino a Montecristo, periplo dell’Isola, ritorno a Piombino. Merenda e pranzo a bordo come sopra descritti. Assistenza di Guide ambientali sia durante la navigazione e la minicrociera che durante l’escursione.

Modalità di prenotazione

Essendo questo un evento molto richiesto, si chiede di prenotarsi il prima possibile, e comunque entro il 15 Aprile (o fino a disponibilità dei posti), seguendo le istruzioni qui riportate:

  • telefonare al Presidente Gianni Marucelli, preferibilmente a ore pasti, al n. 3488738314, comunicando: nome e cognome, recapito telefonico, numero dei posti richiesti e nominativi degli altri partecipanti. Tutti i nomi dovranno essere trasmessi al CFS entro il 21 Marzo.
  • Effettuare subito un versamento di acconto di 50,00 a persona tramite Bonifico bancario sull’IBAN seguente:
           IT 33 I 03589 01600 010570491917, intestato a Gianni Marucelli.

In caso di mancata ricezione di tale versamento, l’iscrizione non avrà validità.

Ovviamente, in caso di cancellazione della gita per qualsiasi motivo, gli anticipi saranno restituiti. Non potremo invece restituire alcunché a chi per qualsiasi ragione dovesse rinunciare alla gita, nel caso che non si potesse trovare un sostituto.

GLI ISCRITTI ALLA GITA VERRANNO SUCCESSIVAMENTE INFORMATI CIRCA OGNI ALTRO PARTICOLARE CHE NON DOVESSE ESSERE PRESENTE IN QUESTA CIRCOLARE

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Il lato oscuro dell’aconito…

Tratto da “Lo Stranerbario poetico” di futura pubblicazione

di Alberto Pestelli © 2015

Il lato oscuro dell’Aconito

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Eppure sono bello e l’uomo mi amò.

Non lo dico per vanità e ne mi atteggio,

ma il mio vestito e la mia pelle

 

parlano chiaro. Io piaccio, lo so!

Ma di questo grande amore, io,

sinceramente non ne sono mai andato fiero.

 

Non erano i miei colori accesi

Ad attirare il suo sorriso ambiguo

Ma il mio succo amaro e traditore

 

Della parte segreta sotto terra

Che nascondevo ché non conosce la pietà.

Il boia mi ha usato senza sosta.

 

Il condannato tremava nell’angoscia

Vedendo solo la mia bella livrea

E quando accostava le labbra al calice

 

Subito sentiva nidi di formiche voraci

Salire su dai piedi fino al capo.

Il cuore gli bruciava in petto e poi

 

Nella gola a strozzare ogni urlo di dolore.

Infine il freddo calava dalla fronte al suolo

Fino all’evaporarsi dell’anima per asfissia e…

 

Amen!

 

Eppure io sono bello. Bello e pure buono.

Io condanno l’uomo che ha tratto

Dalla mia vita il peggio che c’è in me!

Sì, è proprio vero, l’Aconito è una bella pianta dai fiori blu violacei. Sin dall’antichità ha sempre attratto l’uomo non tanto per la sua avvenenza, ma perché era utile per avvelenare le punte delle frecce e delle lance. In India veniva impiegato dal boia per le esecuzioni capitali dei traditori. Durante il Medioevo il suo veleno era mescolato con bocconi di carne con lo scopo di uccidere lupi e volpi. Nel XVI secolo, il Mattioli (Siene, 12 marzo 1501 – Trento, 1578 – Umanista e medico italiano), in un suo lavoro letterario descrisse una esecuzione capitale cui egli assistette. Questa barbarie aveva anche carattere scientifico in quanto vari medici compivano studi sull’azione tossica dell’aconito e sull’efficacia di alcuni antidoti sviluppati dai luminari. Il Mattioli riportò anche il caso di un giovane che si salvò dal veleno grazie all’assunzione di alcune concrezioni pietrose (quasi certamente dei calcoli) che si formano nelle vie biliari dei ruminanti che lui chiamò belzuar. Di questo caso il grande studioso descrisse pure un rapporto dettagliato sui sintomi dell’avvelenamento di questo disgraziato giovane che deve aver sofferto, nel vero senso della parola, le pene dell’inferno. La pianta, se utilizzata con moltissima cautela, è di grande aiuto per alcune patologie importanti. Ha azione sedativa e antinevralgica. Ha proprietà decongestionanti in caso di bronchiti, raffreddori e altre malattie da raffreddamento. Una proprietà particolare, in quanto pianta tossica, è quella di essere un antitossico nel caso di avvelenamento da morfina. L’Aconito è utilissimo in omeopatia in dosi infinitesimali in caso di febbre elevata a insorgenza rapida.

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Léggere

Di Guido De Marchi

Articolo apparso sulla Circolare N° 5  “Circolo Letterario Banchina” N° 5 di Genova (Aprile 2016)

Manet Edouard-Lecture - Pubblico dominio

Manet Edouard-Lecture – Pubblico dominio

Mi capita spesso di sentir dire “ho letto questo libro” e capisco, dal commento, che esiste un equivoco sul concetto di lettura, o quanto meno una disparità di vedute.

Il concetto di lettura, secondo il dizionario, corrisponde ad un processo di interpretazione, ma secondo me, alcune persone, più che leggere, scorrono un testo, un’opera, semplicemente per guardare, ma non per “vedere”. L’idea errata di pensare che basti “guardare” di che cosa parla l’opera non corrisponde al concetto di “sapere e capire”.

Prendiamo un esempio che, a suo tempo, ha caratterizzato la lettura di un’opera di Lucio Fontana: il “taglio della tela”.

Per moltissime persone era solo un gesto violento e banale per attirare l’attenzione, solo i veri “fruitori” dell’opera hanno saputo scorgervi quell’atavico spirito di eterna curiosità che ha spinto l’uomo, attraverso i millenni, a chiedersi cosa ci sia “al di là”. Non importa se questo “al di là” sia la superficie di un quadro, un orizzonte, una montagna, o l’infinito che sembra ammiccare nella profondità di una notte stellata: c’è un confine da superare per capire uno dei tanto continui “perché” dell’esistenza.

Per anni, conoscendo per sommi capi la storia, ho rinviato la lettura del “Don Chisciotte”; ero giovane e mi sembrava di aver cose più urgenti da fare… poi sono riuscito a “leggerlo”, cioè a viverlo tuffandomi completamente nel mondo creato da Cervantes, vivendone completamente lo spirito sino a condividere la solitudine interiore del triste cavaliere e del suo scudiero.

Leggere per me è un viaggio, una specie di stato di trance che mi proietta fuori da me stesso, all’interno dell’opera; con l’ansia di andare oltre, riga per riga, pagine per pagina, senza trovare la capacità di fermarmi, come travolto dalla corrente di un fiume, sino a raggiungere la quiete di una foce, ossia l’ultimo rigo.

Quante storie ho vissute su pagine odorose ora di stampa, ora dell’odore acre degli scaffali ai quali le avevo sottratte, quante emozioni hanno accompagnato, e accompagnano tuttora il mio cammino, su questo strano percorso, effimero, eppure così fondamentale, che è costituito dalla consapevolezza dell’esistere.

Un buon libro non è mai la semplice narrazione di una storia, anche quando viene narrato qualche fatto reale, tale fatto, acquisisce un senso solo se si fa portatore di una particolare serie di stati d’animo, pensieri, situazioni, capaci di assumere un valore che vada, oltre la narrazione, a incidere, a lasciare qualcosa, nell’animo del lettore.

Leggere non è solo riferito al libro ma si estende a tutte le forme di linguaggio elaborate dall’uomo per comunicare, dalla pittura, alla musica, alla scultura, all’insieme cioè di tutte quelle forme attraverso le quali l’umanità trasmette la percezione di un’emozione, un pensiero.

Essere lettore credo che riveli una sete inesauribile di “conoscere”, perché il farlo è condividere, coesistere “insieme” a quella moltitudine di anime che hanno fatta grande l’umanità.

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Tra giochi d’acqua e immagini di poesia, sogni e leggende si risvegliano: I giardini di Villa d’Este a Tivoli

Di Alberto Pestelli

Le cento fontanelle - © Alberto Pestelli 2004

Le cento fontanelle – © Alberto Pestelli 2004

Di Ville d’Este ce ne sono almeno tre e tutte quante famose. Una si trova in quel di Cernobbio, una a Varese e l’ultima – quella di cui voglio parlare – a Tivoli in provincia di Roma.

Voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, la villa fu progettata da Pirro Ligorio che condusse anche i lavori su un sito dell’antica Tibur dove un tempo sorgeva una villa romana.

Villa d’Este di Tivoli, nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO sin dal 2001, è quel che si dice “non un…” ma “il” capolavoro dell’Italia rinascimentale.

Tutto ebbe inizio da papa Giulio III quando salì sul trono pontificio grazie al grande appoggio del sopra citato Ippolito II d’Este. Il neo papa, in segno di ringraziamento nominò il cardinale governatore a vita di Tivoli.

Quando costui s’insediò nella città tiburtina si rese subito conto che avrebbe vissuto in un vecchio convento molto male in arnese e riadattato a residenza del governatore. Essendo abituato allo sfarzo, senza pensarci due volte, fece trasformare il convento in una villa simile al palazzo che stava facendo erigere per se stesso a Roma.

La residenza di Tivoli doveva servire, secondo l’idea del cardinale, agli incontri e colloqui più o meno privati. Insomma, com’era chiamato il luogo dove sorgeva la costruzione, la villa aveva scopi Gaudenti!

Tralasciamo la villa, che non è argomento di quest’articolo, ed entriamo nello splendido giardino.

Come dicevo sopra, nato da quel maestro geniale di Pirro Ligorio, questo incredibile e meraviglioso giardino inizia subito nei pressi della facciata posteriore della villa (quella che guarda verso Roma) ed è strutturata a terrazze e pendii.

L’asse centrale è attraversato (vedi foto) da cinque assi trasversali principali secondo lo schema utilizzato dagli antichi romani per la costruzione del tipico castruum.

Dai vari piani che compongono il giardino si possono ammirare, oltre allo splendido paesaggio, le grandiose fontane con i loro giochi d’acqua, alberi secolari maestosi e piante di varie specie che rendono il giardino di Villa d’Este uno dei più belli e famosi nel mondo.

Il lavoro di costruzione fu molto duro, soprattutto per la realizzazione delle fontane che dovevano essere approvvigionate da una grande quantità d’acqua. Ligorio fece quindi costruire, oltre a tutta una serie di tubazioni e condotte, anche una galleria di poco più di cinquecento metri che passa sotto Tivoli il cui punto di origine è il fiume Aniene e termina in una vasca.

Tale sistema, per l’epoca, aveva una portata davvero eccezionale: circa trecento litri al secondo.

Le fontane di Villa d’Este di Tivoli sono un capolavoro dell’ingegneria idraulica: sono alimentate sfruttando solo la pressione naturale e il principio dei vasi comunicanti.

Uscendo dal loggiato coperto della villa, ci ritroviamo nel vialone parallelo alla facciata del palazzo. È il più grande di tutto il giardino. Alle sue due estremità ci sono la Gran Loggia e la Fontana Europa. Partendo dal vialone, lasciatevi guidare dal caso senza un itinerario ben preciso. Facendo qualche passo qua e là, vi troverete davanti, come per incanto, alla Fontana del Bicchierone, a quella del Pegaso e, dopo un po’, percorrerete il vialetto delle Cento Fontane. Davanti alla Rometta, che riproduce in piccolo la Roma antica, non potrete non bearvi della doppia visione: Giardino e la pianura romana. Ma la fontana che, a parer mio, è il non plus ultra di tutte le strutture idrauliche del giardino è la Fontana dell’Organo. Al suo interno c’è un sofisticato meccanismo ad acqua che riproduce motivi d’organo. Dopo moltissimi anni d’inattività a causa dell’incuria dovuta all’onnipresente “mano umana”, grazie al restauro, ha ricominciato a suonare. Il meccanismo è azionato ogni due ore a partire dalle 10,30.

Tuttavia la fontana più imponente per la scenografia e la quantità d’acqua usata è la fontana del Nettuno realizzata nel secolo scorso (1927).

Molto ci sarebbe da dire ancora sia sul giardino, sulla villa e soprattutto sulle fontane. Ma ritengo che le parole non bastino a rendere giustizia a così tanta bellezza. E allora c’è solo un modo per riempirsi gli occhi di questo patrimonio artistico e culturale: guardare la galleria fotografica che propongo a fondo pagina (molte foto sono state scattate da me nel novembre del 2004 in un giorno di pioggia. Le altre da Wikipedia) che serviranno come anteprima alla vostra eventuale visita al giardino di Villa d’Este a Tivoli. Fossi in voi un salto ce lo farei… merita!

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Rincorriamo l’acqua pulita… rimarrà un sogno? E intanto si profila un nuovo rischio potabilità: l’Amianto.

noti5923Agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, la situazione della rete idrica delle nostre città era già allarmante. Non esistevano ancora grandi depuratori urbani, l’immissione di cloro era l’unico rimedio per rendere “potabile” il liquido che usciva dai rubinetti, se potabile poteva dirsi un’acqua che puzzava molto di codesta sostanza ed era per i più quasi imbevibile. L’industria dell’acqua minerale cominciò ad affermarsi, in mancanza di alternative, introitando capitali non indifferenti.

I cittadini potevano consolarsi con il fatto che la bolletta dell’acqua era veramente risibile, e la gestione di questo prezioso bene quasi interamente pubblica.

Dopo 40 anni, il bene non è più solo “prezioso”, è addirittura il liquido più prezioso che esista… e la sua gestione è stata pressoché interamente privatizzata. Ma, nonostante il “privato” sia incensato da politici di bassa lega e da pennivendoli senza scrupoli, il servizio idrico, in proporzione ai costi esorbitanti che i cittadini si trovano a dover affrontare in bolletta, non è di molto migliorato. Come ben sappiamo, la rete di distribuzione perde “per strada”, ovverosia in tubatura, gran parte del prodotto distribuito e non sono rari i casi di grandi città che, soprattutto d’estate, restano a secco (Messina docet).

tubatureE, se il cloro immesso è in netta diminuzione rispetto al passato, altre magagne vengono – e parlando di acqua la metafora è vincente – a galla.

E’ il caso delle tubazioni in amianto, un materiale che probabilmente non si sarebbe mai utilizzato per realizzare condutture idriche se, all’epoca, si fosse saputo che è altamente cancerogeno. Tutto bene finché il materiale resta compatto, ma che succede quando si sfibra e le sue particelle vanno a finire nell’acqua? La domanda è – letteralmente – esplosa in Toscana più di un anno fa. Il principale gestore dell’acqua nella Regione si è affrettato a dichiarare che il problema non esisteva, che, in questo caso, l’amianto non era affatto pericoloso. Noi, con tanti altri, rimanemmo perplessi, ma non eravamo in grado di approfondire scientificamente la questione. Adesso lo fa un’Associazione di Medici, e i risultati non sono per niente rassicuranti. Leggete e giudicate voi stessi.

 

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