Comunicato stampa da Roma Pro Natura: Imminente minaccia pale eoliche per Tarquinia e Tuscania

Pubblichiamo il Comunicato Stampa sulle Pale eoliche a Tuscania che Roma Pro Natura ci ha inviato

COMUNICATO STAMPA

Imminente minaccia pale eoliche per Tarquinia e Tuscania

Fonte dell’immagine: Roma Pro Natura

Popolazioni tenute all’oscuro. Mobilitazione delle associazioni.

Torna l’incubo ambientale degli ecomostri eolici per i territori comunali di Tarquinia e Tuscania. Per il prossimo 5 maggio è stata infatti convocata dalla Provincia di Viterbo la Conferenza dei servizi per esaminare e deliberare sulla proposta della società Windmanagement Tuscania e Tarquinia Srl che intende realizzare un impianto della potenza di 76,5 MW. Il tutto senza alcuna informazione per la popolazione delle due città.

Questa società è tornata alla carica con un progetto che due anni fa venne sonoramente bocciato dalle istituzioni, dalle forze sociali, culturali, ambientali per i gravi danni che installazioni di questi mostri possono provocare all’ecosistema di un territorio di grande pregio, così ricco da questi punti di vista.

Per questo il Comune di Tuscania, con il suo Sindaco, Fabio Bartolacci e la Giunta da lui guidata, opposero stretti vincoli a questo tipo di impianti, indicando le aree da salvaguardare con una delibera ferma e coraggiosa. Per questo la Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Regione Lazio adottò un chiaro orientamento politico per tenere fuori le aree di Tarquinia e Tuscania da questo scempio. Per questo Vittorio Sgarbi scatenò la sua polemica contro le pale deturpanti del territorio e della cultura, su cui è tornato ancora ieri con un suo chiaro comunicato. Per questo in una affollata conferenza stampa alla Camera dei Deputati la politica e le associazioni ambientaliste e culturali del Lazio annunciarono giusto un anno fa la loro totale e ferma opposizione a progetti di questo tipo. La stessa mobilitazione che Assotuscania vuole mettere in campo insieme con tutte le associazioni di Tarquinia e Tuscania per difendere il “bello” di queste aree del Paese. Al suo fianco si sono già schierate attivamente FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura

Chiediamo con forza che le istituzioni cittadine informino al più presto le popolazioni, le forze politiche e sociali dei due comuni in vista di una data, quella del 5 maggio, ravvicinatissima.

ASSOTUSCANIA

FAI LAZIO

ITALIA NOSTRA LAZIO

FEDERAZIONE PRO NATURA

LIPU LAZIO

MOUNTAIN WILDERNESS

Tuscania, 18 aprile 2016

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Lamento del mare – una poesia di Iole Troccoli

Lamento del Mare

E adesso
mi dolgono le ossa
sul fondo
i muscoli bianchi di spuma

adesso è notte
sul mortorio dei pesci
sulla tavola blu
che ogni alba mi sposa
con la ferocia del sole.

Adesso mi guardate
ma non vedete il marinaio azzurro
che sono
domani, più di prima, sposterete
le mie braccia lunghe
per scaraventare la vostra pelle
lucida tra i miei fianchi corposi
a sbattere con ali impacciate
tutta questa meraviglia
che non sapete di sporcare
con i tentacoli neri della vostra malagrazia.

Ma, ancora,
mi portano le sirene il loro canto acuto
ancora abissi mi trattengono
in una trottola di vortici fischianti.
Ancora vi benedirò
con mareggiate e fiordi
ancora sarò la vostra sponda
umile
quando piangerete sale
e cercherete il mio ventre imbizzarrito
senza scudi per il mio verde
che
r e s p i r a.

ioletroccoli, 18 aprile 2016

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Toscana – FIESOLE: INSIEME A PRO NATURA FIRENZE A VILLA PEYRON AL BOSCO DI FONTE LUCENTE

TOSCANA – FIESOLE: VILLA PEYRON AL BOSCO DI FONTE LUCENTE

La magia di un luogo alle porte di Firenze

Di Claudia Papini

Fotografie di Alberto Pestelli

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Pochi chilometri dopo Fiesole e Borgunto troviamo, che scende verso l’omonimo castello e verso Ponte a Mensola, la sinuosa via di Vincigliata che, immersa in un fitto bosco misto dove prevalgono querce e cipressi, costeggia, digradando, il monte Fanna e la valle del Sambre e del Mensola.

Il primo imponente edificio che sulla nostra destra si staglia contro la vallata fiorentina è la Villa al Bosco di Fonte Lucente, circondata dal suo parco ricco di storia e dal suo caratteristico giardino, celato agli sguardi esterni dagli alti cipressi.

thumb__DSC9945_1024Giardino, villa, annessi, terreno circostante, insieme alla sorgente di Fonte Lucente da cui il luogo prende il toponimo, vennero acquistati tra il 1914 e il 1915 dalla famiglia Peyron. Secondo il gusto dell’epoca, la villa venne rivestita di pietraforte trasfigurandone l’aspetto e la suggestione verso uno stile neogotico, seppur conservando proporzioni della tipica casa poderale toscana dell’800.

Il giardino rimase invece pressoché inalterato fino al 1931, quando Paolo Peyron, divenuto qualche anno prima l’unico proprietario, decide di trasferirsi in questo luogo ameno e inizia la trasformazione del territorio adiacente alla casa.

A ritardare la personalizzazione degli ambienti intervenne la guerra, durante la quale il parco e la villa, occupata più volte, furono straziati, depredati e danneggiati. Appena fu possibile, Paolo si ristabilì al Bosco e iniziò a modificarlo dando inizio alla metamorfosi del posto. Oltre a curare nei minimi dettagli l’arredamento e gli interni della villa, infatti, Paolo Peyron si appropria della magia del luogo e del silenzio che vi regna; nella sua visione estesa di abitare considera villa, giardino e parco come un elemento unico; ha l’intuizione di valorizzare la naturale pendenza del terreno, che fino ad allora era stata considerata un limite a causa delle difficoltà di gestione: con sapiente arte crea nuovi ambienti, plasmando la natura multiforme e multicolore, materia in movimento che dona profumi, colori, sfumature, contrasti e stagionalità che devono fondersi prima tra loro e poi con l’architetturathumb__DSC9983_1024 e il paesaggio circostante; controcorrente, rompe gli schemi del Parco tradizionale dove si impone la regolarità delle forme: seguendo la morfologia del terreno crea l’armonia prospettica introducendo, o più precisamente adattando, l’asimmetria negli spazi e nelle forme. La genesi del giardino e del parco non deriva da un progetto organico e razionale intessuto a tavolino, ma da un sentire profondo, un’immedesimazione che suggerisce il susseguirsi armonico di ampliamenti che accrescono anno dopo anno funzionalità e luoghi di incontro e raccoglimento. Il Bosco è vivo! Le siepi e i filari di cipressi sono le quinte, che separano gli ambienti creando le molteplici scene; posti su piani diversi, invisibili l’uno rispetto all’altro, ma collegati da scale di pietra e gradevoli vialetti che permettono al visitatore di cogliere con stupthumb__DSC0055_1024ore il susseguirsi delle diverse atmosfere che ogni angolo trasmette, suscitando ancora le stesse emozioni percepite dal suo creatore.

La prima delle modifiche introdotte fu la creazione del “fondale”. La proprietà era interamente circondata dal bosco che le dava un carattere chiuso e raccolto: un’oasi, ma avulsa dal suo stesso contesto, un rifugio isolato. Paolo crea il legame con la pianura sottostante, aprendo, come lui stesso lo definisce, uno squarcio nel bosco che rende visibile la città, coronata all’orizzonte dai colli fiorentini. Prosegue valorizzando un altro aspetto che distinguerà e caratterizzerà il giardino: sfruttando la copiosa presenza di acqua dispone, anno dopo anno, vasche e fontane, ognuna con la propria armonica e singolare voce, che accompagnino e guidino il visitatore, presenze discrete ma costanti; se ne contano oggi ben ventinove distribuite tra piazzale, giardino e bosco: al Bosco non si ha mai la sensazione di essere soli. Manca ancora qualcosa: durante la guerra ordigni e granate hanno distrutto quasi completamente le fragili statue di terracotta che animavano il parco. Per sostituirle viene acquistata in blocco una serie di sthumb__DSC9984_1024tatue in pietra di Vicenza, provenienti da alcune ville venete distrutte durante la prima guerra mondiale. Saranno queste, insieme ad altre reperite dagli antiquari fiorentini, che prenderanno posto sulle balaustre e negli angoli del giardino, fino ai più reconditi, animando il parco con giovanetti, fanciulle, personaggi mitologici, danze, sorrisi e gesti.

È giunto il momento di entrare… non senza ricordarsi che il giardino di villa Peyron non si visita, si condivide, si attraversa, si vive, si percepisce con tutti i cinque sensi, come ospiti e non come visitatori: “Cor magis tibi Paulus pandit” (Paolo più che la porta ti apre il cuore) recita un’iscrizione all’ingresso della villa.

Un’ampia esedra circondata da alti cipressi separa idealmente il bosco esterno dall’ingresso. Varcando il cancello, un breve filare di cipressi ci accompagna fino ad un primo piazzale. Davanti a noi troviamo la villa, un palazzo composto da un corpo principale e da uno più alto con funzione dominante, sulla sinistra la colonica e tra i due edifici una terrazza che si affaccia sul sottostante oliveto, ambiente complementare al giardino, che ancora risulta celato; si tratta di una prima prospettiva, creata da Paolo Peyron, che rese l’oliveto elemento paesaggistico, eliminando le altre colture, dotandolo di un ampio laghetto e chiudendo lo sfondo di questa inquadratura con un bosco arricchito da conifere di varie specie che lo distinguono per forme e tonalità del selvatico circostante.thumb__DSC9961_1024

Lo sguardo è naturalmente attratto dalla vista panoramica su Firenze, verso cui risulta spontaneo dirigersi; con pochi passi, sfiorando grandi vasi di agrumi, ci troviamo sul primo terrazzamento, quello che circonda la casa e ne costituisce la prima naturale estensione. La doppia siepe di bosso limita le aiuole disposte intorno alla fontana; il pozzo e la balaustra ornata da statue, rappresentanti le stagioni, completano il disegno. Affacciandosi appare un’altra prospettiva sui piani terrazzati del giardino. Si continua scendendo sulla seconda terrazza anch’essa quadripartita da siepi di bosso disposte intorno alla fontana centrale. Sullo stesso piano, thumb__DSC9968_1024spostata rispetto all’asse centrale del giardino, e nascosta da una più alta siepe, troviamo la cappella dedicata alla Madonna della Pace con il suo colonnato a simboleggiare il chiostro, e, nel giardinetto antistante, una fontana disegnata da Paolo stesso. Da questo luogo, sapientemente celato, troviamo uno degli accessi allo spazio dedicato alla musica. Un angolo di pace isolato dal resto del giardino, digradante verso l’oliveto e il lago, circondato da alzate di frutta e da statue che ricordano la musica e la danza. A lato troviamo le agavi che avevano il compito di ricordare ai Peyron la loro villa livornese.thumb__DSC9976_1024

Tornando sui nostri passi e proseguendo lungo l’asse centrale, ci accorgiamo che il giardino formale inizia ad assottigliarsi incuneandosi e fondendosi con il bosco. Sul nuovo terrazzamento troviamo un’aiuola quadrata, internamente rimarcata da geometriche siepi e sfere di bosso e, accanto, una grande vasca. Ai due lati opposti, celati alla vista dagli alberi ad alto fusto, troviamo rispettivamente l’angolo del tè e lo spazio dedicato alla conversazione, simbolico luogo di incontro, al quale si può accede seguendo tre diversi itinerari. La seduta circolare che lo caratterizzava è stata trasformata in una fontana, ma sostando in questo angolo raccolto se ne coglie ancora la tranquillità e la quiete e ci possiamo immaginare le pacate conversazioni di Paolo Peyron con i suoi ospiti. Proseguendo ancora, si attraversa un piccolo ponte che ci conduce al laghetto giapponese immerso nella vegetazione e impreziosito dalle ninfee.

Senza discontinuità ci troviamo accolti dal paretaio, ravvivato dal tappeto di pervinche che conclude il giardino. Da qui si può seguire il viale dei cipressi e poi uno dei sentieri che si addentra nel bosco adiacente, si può tornare verso la villa risalendo l’ombroso viale del lato ovest o risalire verso il piazzale della musica accorgendosi che da questa parte siamo accolti da una imponente statua di Pan che suona il flauto. Risaliamo le scale regalandoci un nuovo sguardo sulla vallata.

thumb__DSC9994_1024Dopo questa visita, anche se virtuale, ci rendiamo conto di quanto complessa debba essere stata la ricerca di armonia di Paolo Peyron, che voleva vivere il suo giardino e condividerlo con ospiti e amici, oggi anche con noi. Un lavoro senza fine, con la natura che modifica il suo aspetto ogni giorno, una dedizione paziente e costante che solo l’amore per questo luogo può aver suscitato.

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Grazie alla donazione di Paolo Peyron dell’intera proprietà alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron “con lo scopo di trasmetterla alle future generazioni” possiamo oggi apprezzare questo prezioso smeraldo incastonato nelle nostre colline.

Galleria fotografica a cura di Alberto Pestelli © 2016

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Il Microbioma, tutto un mondo dentro di noi

Di Pierluigi Nicoletti, microbiologo

 

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Come noto il corpo umano, come quello degli altri esseri viventi, è fatto da vari tipi di cellule che sono organizzate in tessuti ed organi. L’organismo umano, così costituito, si sviluppa e funziona secondo le direttive codificate dai geni che nel loro insieme costituiscono il “progetto” definito come genoma umano.

Il genoma umano è stato decifrato completamente nel 2006. Quegli studi fecero intravedere nuove speranze per la diagnostica e terapia delle malattie. Tale aspettativa però è andata parzialmente delusa e ad oggi non ci sono importanti terapie geniche e le terapie geneticamente personalizzate non hanno dato i risultati sperati. Questo perché l’espressione genica può essere modulata da fattori ambientali esterni: fuori dall’organismo come l’ambiente in cui viviamo o dentro l’organismo come la vasta superficie dell’intestino (se disteso ha un’estensione di circa 300 metri quadrati).

HumanMicrobiomeL’intestino con il suo microbioma rappresenta il punto di contatto forse più importante fra noi e l’ambiente e qui si armonizzano gran parte dei rapporti fra geni, fattori esterni e salute. Microbioma!? Ma chi è costui? (parafrasando Don Abbondio). Solo evocare la parola microbo ingenera terrore: peste, colera, tubercolosi, altre infezioni. Dagli al microbo!! Uccidiamolo!!

Un attimo, bisogna distinguere: ci sono quelli cattivi e pertanto bisogna essere attenti, ma la stragrande maggioranza di “loro” sono nostri amici ovvero, sono amici se li trattiamo come tali e non andiamo a disturbare il loro ambiente naturale (è facile fare il paragone fra noi e il nostro microbioma ed una foresta o la barriera corallina: quando se ne disturba l’equilibrio succedono disastri).

Torniamo a noi e guardiamo i microbi come una comunità correlata all’uomo (ed a tutti gli altri esseri viventi compresi quelli del regno vegetale). Prima di andare avanti vediamo anche qualche definizione:

  • Microbiota (ex flora batterica): rappresenta la totalità dei microrganismi presenti in una comunità (è una visione statica della realtà);
  • Microbioma: tutto il materiale genetico di una comunità microbica sequenziato insieme. È stato definito anche come un organo di nuova scoperta con un grande range di attività metaboliche ed interrelazioni con il nostro organismo (visione dinamica della realtà).

 

Il microbioma, attraverso l’espressione dei suoi geni interagisce con il nostro metabolismo, il nostro sistema immune, l’insieme di tutti gli altri organi e sistemi (compreso il sistema nervoso) ed assume quindi un ruolo di importanza fondamentale nella nostra salute.

È rappresentato da un numero di cellule 10 volte maggiori di quelle del corpo umano che lo ospita (secondo recenti studi il numero stimato è stato ridimensionato: rapporto1/1). Ha un numero di geni almeno 100 volte superiore ai nostri. Queste cifre ci fanno subito capire l’importanza delle correlazioni sopradette.

Nel mondo scientifico se n’è capita l’importanza una diecina di anni fa quando sono stati avviati (uno negli Stati Uniti ed uno in Europa) progetti di indagine sul microbioma allo scopo di studiare i microrganismi residenti, i loro geni e come interagiscono con il nostro organismo ed il nostro stato di salute.

I microrganismi presenti nel nostro corpo sono un’importante risorsa anche per la loro grande capacità di adattarsi all’ambiente. Questa loro caratteristica è trasmissibile anche fra specie microbiche diverse (pensiamo alla rapidità di sviluppo delle resistenze batteriche agli antibiotici). Questa caratteristica di rapido adattamento (consideriamo che si forma in media una generazione nuova ogni 20 minuti) all’ambiente è una capacità importante del microbioma e dei suoi rapporti metabolici con il nostro organismo: diventa un fondamentale patrimonio genetico che potenzia le capacità adattative dell’uomo. Un esempio classico è la capacità dei giapponesi di digerire certe alghe che per abitudine consumano nei loro cibi. È stato dimostrato che gli enzimi necessari al metabolismo dei principi nutritivi di queste alghe provengono da batteri che vivono in simbiosi con queste, che vengono trasferiti al microbioma dei giapponesi e ne diventano componente stabile. In pratica i nutrienti delle alghe sono fruibili dai giapponesi perché nel loro microbioma si sono stabiliti quei batteri (sono convinto che chi smette di mangiare quelle alghe, con il tempo, perde anche questa piccola comunità microbica, viceversa chi le mangia assume con il tempo questa capacità).

Ma il microbioma da dove viene?

Ovviamente da altri umani ed il primo contagio   avviene alla nascita e già qui dobbiamo fare i primi “distinguo” perché una cosa è nascere per via naturale ed altra cosa è nascere per parto cesareo.

Senza titolo1La questione è stata fin qui sottovalutata ma secondo recenti ricerche chi nasce da parto cesareo rischia (sono termini statistici e non assoluti) più allergie, più malattie neuropsichiatriche, più celiachia, più obesità ed altri problemi metabolici quali diabete ecc. Sembra che tutto questo dipenda da come, venendo al mondo, siamo colonizzati dai microbi (meglio quelli delle vie genitali della madre e del latte materno, peggio gli altri ambientali e latte artificiale). La questione ha assunto un tale interesse ed una tale importanza che in alcune istituzioni si è iniziato a praticare una procedura che consiste nel “verniciare” il neonato per parto cesareo con le secrezioni vaginali della madre rendendolo così più vicino e simile al “collega futuro compagno di scuola e di vita” nato per via naturale. Interessante vero?

Ma veniamo a studi ancora più recenti: si è visto che una futura madre che abita in ambiente rurale (normalmente più a contatto con i microbi ambientali) genera prole più resistente a malattie allergiche ed autoimmuni: che vuol dire? Vuol dire che i microbi iniziano la loro azione sul nostro organismo ed in particolare sul nostro sistema immune (immunomodulazione) ancor prima della nascita attraverso rapporti ed interrelazioni con la nostra mamma.

Ma dopo? Che cosa succede dopo?

Succede che durante i rapporti umani il microbioma si rafforza e diversifica. La vita sociale pare che sia molto utile per mantenere ed allargare la diversità microbica (presenza di molte e varie specie su ciascuno di noi). La diversità microbica è ormai da tutti considerata indice di salute.

Diversità del microbioma significa presenza in un certo ambiente di specie microbiche diverse e pertanto maggiore diversità significa presenza di un numero più elevato di specie microbiche diverse fra loro.

Oltre ai rapporti sociali la diversità microbica dipende da altri importanti fattori ambientali ed il primo di questi è l’alimentazione (si consideri che l’intestino, come abbiamo visto, ha una superficie molto ampia ed ospita la maggior parte del nostro microbioma). Altri importanti fattori che influenzano la diversità microbica sono le abitudini di vita (esposizione allo stress, vita sedentaria o meno ecc.)

Dove è localizzato?

Di sicuro su tutte le superfici esterne ma ci sono evidenze che anche i nostri organi interni (considerati sterili) siano “abitati-colonizzati” da microbi. Sicuramente sono presenti sulla cute, nell’apparato genito-urinario, nell’apparato respiratorio e nell’apparato digerente: qui ovviamente è presente il microbioma quantitativamente (circa 1 Kg e mezzo) e qualitativamente più importante.

In ogni caso, dovunque sia presente, il microbioma ha importanti correlazioni ed influenze su tutto il nostro metabolismo, sulle nostre capacità digestive, di assimilazione dei cibi, di risposte immunitarie, di comportamenti psicofisici (compreso l’umore, l’attrazione verso i cibi e quindi i gusti alimentari, ma anche i rapporti interpersonali).

Lo stesso succede anche negli altri animali nei quali per esempio il microbioma è importante per la scelta del compagno/a ed il riconoscimento dei figli.

Ma anche certi parassiti (manipolatori) alterano i comportamenti dei loro ospiti, umani o animali, che siano e lo fanno per facilitare il loro ciclo vitale: anche questa attività pare mediata dal microbioma, sia esso umano o animale, mediante la produzione di molecole neuroattive.

In lavori più o meno recenti sono state descritte molte correlazioni fra il microbioma e manifestazioni patologiche degenerative, autoimmuni, tumorali, allergiche, metaboliche e perfino neuro-psichiatriche (asse intestino-cervello).

Senza titolo2Fra individui diversi c’è un alto grado di variabilità del microbioma tanto che si è prospettato l’utilizzo del microbioma cutaneo in medicina forense. Una specie d’impronta digitale e recentemente, ancora per uso forense il microbioma è stato studiato allo scopo di risalire al tempo intercorso fra il ritrovamento di un cadavere è l’ora della morte.

Il microbioma cutaneo inoltre varia a seconda delle patologie cutanee: ma si tratta di causa o effetto? È nato prima l’uovo o la gallina? In ogni caso si è prospettata la possibilità di cura dell’acne e delle ulcere cutanee mediante l’utilizzo di batteri “buoni” in questo caso Nitrosomonas eutropha.

Il microbioma cambia nel tempo ed anche in caso di situazioni patologiche dell’apparato genito-urinario, vie respiratorie ed intestino, ma la domanda è sempre la stessa: sono le malattie a cambiare il microbioma o il microbioma è fattore causale predominante di certe malattie?

Ma quando veniamo vaccinati il nostro organismo è libero di rispondere ed immunizzarsi in modo indipendente? Parrebbe di no: anche qui sembra che i microbi abbiano da dire la loro! Molti lavori scientifici indicano che nello sviluppo dei vaccini debba essere considerato anche il microbioma, il microbioma influenza l’efficacia dei vaccini, i microbi intestinali possono aiutare nel determinare la nostra risposta immune ai vaccini. Insomma, non si muove foglia che il microbioma non voglia!

Un altro aspetto molto importante, direi fondamentale, del microbioma lo possiamo osservare nel confronto fra stili di vita diversi (mondo occidentale e popolazioni definibili tuttora “primitive”). Fra le due pololazioni a confronto si è messo in evidenza che nei soggetti con stile di vita “occidentale” c’è una minore diversità del microbioma intestinale rispetto alle popolazioni con stile di vita “primitivo (cacciatori-raccoglitori).

In vari lavori si è dimostrato che molte malattie “moderne” metaboliche, degenerative, autoimmuni, allergiche, del sistema nervoso centrale e malattie gastro-intestinali sono associate a una minore “diversità” del microbioma intestinale. Si è altresì visto che la dieta e l’esercizio fisico alterano rapidamente ed in modo riproducibile il microbioma. Non solo, il trapianto del microbioma può trasmettere al ricevente certe caratteristiche metaboliche del donatore, per esempio l’obesità ecc. Anche l’esercizio fisico influisce sulla diversità microbica dell’intestino. La perdita di diversità è stata osservata e correlata ad autismo, malattie gastro-intestinali, diarrea ricorrente, stati infiammatori associati ad obesità e diabete ecc..

Ma a questo punto dobbiamo domandarci: questi studi sul microbioma hanno portato ad un risultato pratico?? Vediamo.

La prima importante applicaziSenza titolo3one è stata il trapianto di microbioma fecale in pazienti con grave infezione da Clostridium difficile resistente agli antibiotici e tale strategia è diventata la terapia di elezione in questi casi. Ci sono molteplici ricerche che prevedono l’applicazione del trapianto di microbioma fecale anche in numerose altre patologie non sempre gastrointestinali vedi ad esempio sclerosi multipla ed altre autoimmuni, malattie allergiche, obesità e diabete mellito, autismo ed altri disordini neuropsichiatrici ecc. Gli esiti si vedranno in futuro.

Altra importante applicazione pratica clinica degli studi sul microbioma è la ricerca e sviluppo di probiotici (quelli che una volta si chiamavano semplicisticamente fermenti lattici). La ricerca è finalizzata all’individuazione di “probiotici su misura” e cioè quelli adatti alle singole patologie.

Allo stato attuale però, al di là della applicazione sulle infezioni da C.difficile, sia il trapianto di feci che l’assunzione di probiotici si basano su studi clinici non sufficienti a dimostrarne una efficacia certa: molto dipende anche da un appropriato incontro fra probiotico e microbioma dell’ospite (paziente) e nel caso di trapianto fecale c’è sempre in agguato il rischio di trasmettere microbi in grado di indurre patologie (obesità, disturbi della psiche ecc..).

In ogni caso l’importanza del microbioma è via via sempre più riconosciuta dal mondo scientifico e la speranza è quella di poter predire una malattia monitorizzzando in microbioma, di poterla prevenire manipolandolo con interventi dietetici, uso di antibiotici a spettro ristretto, uso di probiotici, prebiotici e trapianto fecale.

Per concludere le speranze e le attese per la salute sono tante, ancora c’è molta strada da fare, in ogni caso conviene a tutti tenerselo amico ed ogni volta che ci muoviamo, facciamo vita troppo sedentaria, prendiamo antibiotici, eccediamo nell’igiene, ci stressiamo, ma più che altro, quando ci alimentiamo, pensiamo anche a loro, i nostri microbi, nella speranza che il microbioma ci sia amico e ci aiuti a mantenere o ripristinare la salute.

 

Vi informiamo che è possibile scaricare l’articolo nel formato PDF allegato a fondo pagina

 

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L’IRA E IL RAZIOCINIO

Di Gianni Marucelli

Il risultato della giornata referendaria del 17 Aprile 2016 non mi ha lasciato sorpreso, pur essendo io un fautore del SI; anzi, credo addirittura che la percentuale dei votanti (il 31 e rotti percento) non sia stata poi nemmeno tanto bassa. Infatti, il referendum è stato boicottato in ogni modo: dal Premier a Confindustria, dai partiti di governo a buona parte di quelli dell’opposizione, per finire a settori della CGIL, in tanti si sono schierati per l’astensione o per il NO. Chiaramente, si deve distinguere tra le due posizioni, anche se, nella pratica, il non-voto è equiparabile al voto negativo.

Quindi, per riprendere il mio incipit, non sono, come si dice, rimasto di stucco di fronte al fallimento del referendum sulle Trivelle, e non ho nemmeno corso il rischio di strapparmi i capelli, non avendone neppure uno: ma, assistendo alle dichiarazioni TV di Matteo Renzi alle ore 23 del 17 Aprile, mi sono arrabbiato di brutto, cosa che non mi succede spesso.

Aggiungerò che nemmeno i discorsi del più bieco Berlusconi mi hanno mai mandato tanto in bestia.

Il Presidente del Consiglio, mostrando una (legittima) soddisfazione per un esito da lui tanto auspicato, ha poi inanellato, con la consueta arroganza, una serie di periodi banali, quando non apertamente offensivi e chiaramente menzogneri, in cui ha trattato tutti coloro che si sono impegnati nell’attività pro referendum come “demagoghi”, o idioti, o entrambe le cose.

Il suo “indice di democrazia”, e la questione è davvero preoccupante, ha sfiorato livelli molto vicini allo zero. Soprattutto se teniamo conto che Matteo Renzi, nella poltrona che occupa, non lo ha mai legittimato nessun voto popolare: e troppo spesso la gente tende a dimenticarsene.

A mente fredda, nei giorni successivi, ho ragionato sul referendum: appare ormai chiaro che questo strumento di democrazia diretta, così come lo hanno concepito quasi 70 anni fa i Costituenti, non è più attuale; il famoso quorum del 50% degli aventi diritto al voto (più uno) condanna qualsiasi referendum abrogativo a un fallimento pressoché certo. I correttivi non sono semplici, a meno che, non si ripristini l’obbligatorietà del voto (diritto/dovere), provvedimento sicuramente antistorico, e lontano dalla sensibilità dei cittadini. Più facile correlare il quorum alla partecipazione effettiva al voto delle ultime tornate di elezioni politiche, ad esempio la media delle percentuali dei votanti agli ultimi tre appuntamenti del genere: si arriverebbe, oggi come oggi, ad un quorum vicino al 40%, accessibile ma tale da garantire l’espressione corretta della volontà popolare. Non sono però un costituzionalista, e qui mi fermo.

Però, una soluzione per ridare al popolo almeno l’illusione di poter contare qualcosa, in questo strano Paese dove tutto e il contrario di tutto può essere detto e purtroppo fatto, nelle stanze mai così chiuse del potere politico ed economico, la si deve trovare.

Anche il più paziente e bastonato degli asini, alla fine trova la forza di scalciare.

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Mini ebook – Lo Stranerbario poetico – a cura di Alberto Pestelli

Stranerbario poetico

di Alberto Pestelli

foto stranerbario_Fotor

Abbinare scienza erboristica, botanica e poesia, condendo il tutto con l’arte grafica di splendide immagini, non è cosa da poco né da tutti. Alberto Pestelli, farmacista (anzi, speziale, come lui stesso ama definirsi), poeta, pittore, narratore, ci riesce perfettamente in questo Stranerbario che ha sapore d’antico, di polverosi “in folio” lasciati aperti su un leggìo nel retro di un’officina di rimedii, tra profumi d’essenze d’oriente e vasi di polveri misteriose…

Voi, cari lettori, lo potrete gustare dal monitor del vostro personal computer, che non è proprio lo stesso, come fascino, ma è pur sempre un mezzo comodo e veloce.

È probabile che, tra i ricordi scolastici della mitologia greca e quelli delle ricette “della nonna” di medicina popolare, molti dei concetti qui espressi vi siano già noti: sarà un’ulteriore piacere ritrovarli, e rinnovarli, udendoli risuonare nella voce viva delle piante che, come gli animali nelle celebri favole di Fedro, parlano, e direttamente al lettore in prima persona, sul ritmo dei versi che l’autore ha forgiato.

Gianni Marucelli

Per effettuare il download gratuito entra QUI

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PIEMONTE: IL POLLAIO IN MANO ALLA VOLPE OVVERO, QUANDO DIETRO LE SIGLE C’E’ IL NIENTE O PEGGIO

di Piero Belletti

Tra le molte perplessità che nascono dalle riforme che riguardano la gestione delle aree protette nel nostro Paese (già approvate oppure in discussione), un ruolo importante viene rivestito dal delicato rapporto con gli Enti Locali.

È certamente fuori discussione che le popolazioni locali debbano essere rappresentate negli organismi che gestiscono le aree protette: lo abbiamo sempre affermato con forza. Il problema è capire fino a che punto deve spingersi questa rappresentanza: la quale, per l’appunto, deve essere una rappresentanza e non una totale copertura di tutti gli spazi disponibili.

Quanto sta succedendo in Piemonte ci pare emblematico e, temiamo, precursore di situazioni analoghe che potrebbero verificarsi anche altrove.

Una recente modifica della Legge Regionale sulle aree protette prevede che, nell’ambito del Consiglio di ciascuno degli 11 Enti di Gestione di parchi e riserve naturali previsti in Piemonte, sieda un rappresentante delle Associazioni ambientaliste, ove con tale denominazione si intendono quelle ufficialmente riconosciute dal Ministero dell’Ambiente ed effettivamente operanti nella Regione. Tuttavia, la designazione ufficiale deve essere fatta dalla Comunità del Parco, che rappresenta l’Assemblea dei Sindaci dei Comuni e dei Presidenti degli altri Enti Locali il cui territorio ricade all’interno delle aree protette.

Proprio tale norma si sta dimostrando inefficace nel rappresentare il mondo ambientalista e fortemente penalizzante per le Associazioni che lo costituiscono. I Sindaci, infatti, hanno buon gioco a nominare persone a loro vicine e che garantiscono piena accondiscendenza alle decisioni prese dal Consiglio, anche se vanno in direzione opposta a quello che dovrebbe essere il fine principale di queste aree, e cioè la protezione dell’ambiente naturale. In fondo, un’Associazione di comodo la si trova sempre… Ricordiamo infatti che le Associazioni ambientaliste riconosciute sono numerosissime, e molte di esse lo sono state semplicemente per “meriti politici”, in quanto vicine a questo o quell’altro politico che è riuscito a convincere i vari Ministri che si sono via via succeduti sulla poltrona a concedere un riconoscimento ad Associazioni di fatto inesistenti. Al momento attuale, se non abbiamo sbagliato i conti, sono ben 78 le Associazioni riconosciute. Tra esse, oltre a quelle storiche e che effettivamente meritano appieno il riconoscimento, ve ne sono altre, che potremmo raggruppare in due categorie: le Associazioni “tarocche” che si occupano di tutto fuorché di tutela ambientale, ma che qualche politico amico è riuscito a far iscrivere, e quelle “fantasma”, di cui è difficilissimo trovare qualche segno di vita e attività, per lo meno in Piemonte. Nella prima categoria appartengono, ad esempio, Ekoclub, una branca addirittura della Federazione Italiana della Caccia, la Federazione Nazionale della Proprietà Edilizia, e altre ancora. Della seconda citiamo solo alcuni esempi: Ambiente e/è Vita, Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale, L’Umana Dimora, Movimento Italiano Genitori, Unione Nazionale Garden Clubs e Attività Similari d’Italia e decine di altre ancora…

La paventata usurpazione del ruolo degli ambientalisti si è puntualmente verificata: delle 11 designazioni presentate dal cartello delle associazioni ambientaliste “storiche” (Pro Natura, WWF, Legambiente, LIPU, Italia Nostra), infatti, solo 5 hanno avuto buon esito. Nei rimanenti 6 casi sono state nominate persone che sono poco o per nulla legate al settore della protezione della natura. Tre di esse sono state presentate da sezioni locali del CAI (il quale, detto per inciso, non ha nemmeno risposto alla proposta di concordare designazioni unitarie ed ha preferito procedere per conto proprio), una ciascuno da INU, Agriturist e addirittura Federazione Italiana Amici della Bicicletta! Quest’ultimo caso è senz’altro emblematico. Infatti, il personaggio in questione è del tutto estraneo al mondo ambientalista, anzi …. Dopo un primo tentativo di nomina, fallito perché la segnalazione non è risultata coerente con le norme previste dal bando (ma ci è voluto un esposto di Pro Natura Torino per costringere la Regione e a muoversi…), l’Ente di Gestione interessato (quello delle Alpi Marittime) ha pensato bene di riproporre un nuovo bando, rifiutandosi di attingere a una delle altre segnalazioni già presentate. In questo modo, il personaggio di cui sopra avrà tutto il tempo per regolarizzare la sua candidatura ed ottenere la tanto agognata nomina! Una situazione palesemente irregolare, che tuttavia potrà essere sanata solo a seguito di un costosissimo ricorso al TAR.

La situazione appare grave e desolante, e non fa che accrescere l’amarezza in chi si occupa, volontariamente e senza alcun obiettivo di tornaconto personale, di protezione dell’ambiente naturale. Ma al di là della delusione per come sono state gestite le nomine resta il pericolo che incombe sul futuro delle aree protette. Se si opera in modo da escludere la presenza dei veri ambientalisti nei Consigli degli Enti di Gestione, sorge il sospetto che si vogliano adottare politiche contrarie alla tutela dell’ambiente naturale, che dovrebbe comunque essere il primo, anche se non l’unico, obiettivo di parchi e riserve naturali.

Piero Belletti

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: CALDO ANOMALO: PER QUANTO ANCORA?

Di Alessio Genovese

Da alcuni giorni l’intera penisola sta facendo registrare delle temperature ben superiori alle medie stagionali a causa di un importante rimonta dell’Anticiclone Africano che oramai pare essere divenuto la normalità nell’area del Mediterraneo. Tale Anticiclone, rispetto a quello delle Azzorre che si origina in prossimità delle famose isole dell’Oceano Atlantico, ha origine invece proprio nel continente africano e dispensa temperature molto più elevate.

Dal momento che, anche in meteorologia ogni evento ha una sua ragione (in realtà non sempre prevedibile oltre i 4-5 giorni di tempo!), vogliamo spiegare ai lettori il perché di questa situazione attraverso il commento del grafico sotto riportato il quale fa riferimento all’elaborazione del modello fisico-matematico ECMWF, dell’Università inglese di Reading scaricabile dal sito www.meteociel.it.

                               http://www.meteociel.fr/modeles/ecmwf.php?ech=72&mode=1&map=1&type=0&archive=0

Il grafico preso in considerazione fa riferimento alla giornata di sabato 16 aprile e mette in evidenza come l’Italia si trovi sul ramo ascendente rispetto a una perturbazione di aria prevalentemente artica che ha come destinazione l’Oceano Atlantico al largo delle coste portoghesi e spagnole. Come abbiamo più volte evidenziato in questa rubrica, quando vi è sul pianeta un movimento di aria fredda, sui suoi confini laterali di conseguenza si sviluppa, in direzione opposta, una risalita di aria calda e/o viceversa. Il movimento delle correnti d’aria risulta ancora ben più evidente dal grafico successivo che fa riferimento alle temperature previste nella stessa giornata del 16 aprile alla quota di circa 1.400 metri dal suolo. Ad ogni temperatura diversa corrisponde una gradazione diversa di colore.

http://www.meteociel.fr/modeles/ecmwf.php?ech=72&mode=0&map=1&type=0&archive=0Come è ben intuibile non in tutto l’Emisfero nord del pianeta si registrano temperature da record ma vi sono ancora delle zone particolarmente fredde. In effetti, il Mediterraneo continua a essere una delle zone che più risentono del global warming ma è facilmente intuibile come, qualora l’aria fredda proveniente da nord avesse viaggiato più a est, la situazione in casa nostra poteva essere ben diversa. Non è quindi direttamente global warming tutto quel che scalda! In occasione dell’ultimo inverno più volte si sono avute delle “colate” di aria fredda con tale direttrice e ciò è riconducibile ad alcuni schemi meteorologici fra i quali anche una persistente anomalia fredda nelle acque superficiali dell’Oceano Atlantico (viene detta blob atlantico). Quest’ampia zona di acqua fredda richiama frequentemente perturbazioni fredde da nord con la conseguenza di provocare su di noi un’area opposta di alta pressione con temperature anche elevate.

Rispetto alla durata di tale situazione, a oggi sembra che le temperature possano rimanere elevate e ben sopra le medie del periodo almeno fino a venerdì 22 aprile. Sarà soprattutto il sud Italia e la Sicilia in pole position ad avere condizioni da bagno estivo mentre al nord, soprattutto nei primi giorni della prossima settimana, potremmo avere delle frequenti velature che abbasseranno le temperature. E’ probabile che condizioni diverse, in grado di determinare un evidente cambiamento, si possano avere purtroppo proprio a ridosso del ponte del 25 aprile. Ad ogni modo quello che a oggi pare più certo è l’abbassamento delle temperature proprio per tale periodo; rispetto all’entità del peggioramento occorrerà attendere almeno fino al 17 aprile in quanto la distanza è ancora notevole e i modelli fisico-matematici (fra i quali quello sopra riportato) faticano a inquadrare l’evento con precisione.

Alessio Genovese

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REFERENDUM SULLE TRIVELLE: ANDARE A VOTARE DOMENICA 17 È UN DOVERE MORALE

FERMA-TRIVELLE-1Domenica 17, come si sa, o come si dovrebbe sapere, si svolgerà il referendum sul prolungamento o meno delle concessioni per le trivellazioni dei fondali marini: il quesito referendario, come affermano i suoi oppositori, ha una valenza pratica limitata, in quanto coinvolge un numero non certo enorme di piattaforme per l’estrazione d’idrocarburi, ma POSSIEDE UN SIGNIFICATO SIMBOLICO ENORME, poiché la sciagurata ipotesi di una vittoria del NO, o, ancora peggio, il mancato raggiungimento del quorum necessario per rendere valida la giornata referendaria, giustificherebbe ogni ulteriore abominio che potrebbe compiersi in futuro nei nostri mari, lungo le nostre coste già così devastate dalla cementificazione selvaggia e dagli inquinamenti.

Inoltre, costituirebbe una vittoria per chi ancora pensa che si possa rimandare, nei fatti, una scelta energetica non più differibile a favore delle fonti rinnovabili e non inquinanti, e dei consistenti investimenti economici che questa richiede.

Chi ha veramente a cuore il futuro dell’Italia, delle sue ricchezze naturali, del suo ambiente unico, non può che andare a votare, e votare SI.

La nostra rivista si schiera dunque, senza alcuna remora, a fianco dei promotori del referendum e invita i propri lettori, e tutti gli amici, a partecipare alla giornata referendaria, e a esprimere il proprio SI sulla scheda elettorale.

Il direttore e la redazione

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Firenze, piazza dei Ciompi ritornata agli anni cinquanta

di Paola Capitani  

Firenze - Piazza dei Ciompi, la loggia del Pesce

Firenze – Piazza dei Ciompi, la loggia del Pesce

Un incanto ritrovare piazza dei Ciompi come la ricordavo negli anni Cinquanta. Giocavamo a pallone e ad acchiappino con gli amici del quartiere, dove si scambiavano figurine e si giocava a tappini, quelli di ferro delle bottiglie di aranciata e gazzosa che avevano le immagini dei ciclisti e dei calciatori. Oppure si giocava con le figurine degli album e le biglie di vetro, anche perché non c’erano auto che passavano nelle strade a parte il carro di una nota marca di birra tirato da una coppia di massicci aviglianesi.

Una piazza dove troneggiava e troneggia un pino che dava ombra nei pomeriggi caldi d’estate e la fontana dove andavamo a bere, accaldati e sudati, tra un gioco e l’altro o che usavamo come idrante per annaffiare chi passava vicino alla fontana.

Non c’era ancora la Loggia del Pesce trasportata dal Mercato Vecchio solo nel 1955 consentendo di stare all’ombra nelle giornate torride d’estate.

Poi nella piazza trovarono alloggio i barroccini degli ortolani e dei contadini che legavano gli asini al così detto palazzo del Boia in via Buonarroti di fronte a Palazzo Gerini, sede del Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione oggi Biblioteca di Documentazione Pedagogica.

La piazza ha poi accolto i barroccini degli antiquari che avevano preso il posto dei contadini trasferiti nella attuale Piazza Ghiberti, mercato di Sant’Ambrogio.

Con l’alluvione del 1966 i barroccini furono portati via dalle acque dell’Arno e dopo poco fu iniziata la costruzione dei padiglioni che hanno accolto fino a pochi giorni fa il Mercato delle Pulci, che durante l’ultima domenica del mese si animava nelle vie circostanti.

Un colorito ambiente che ha caratterizzato la zona e dato una connotazione al quartiere dove la piazza era un insieme di botteghe e di negozi dal macellaio ai formaggi, dai casalinghi alla rammendatrice, dal fornaio all’ortolana, dal trippaio al pollaiolo, una sequenza di botteghe che interagivano non solo commercialmente ma anche per una calorosa convivenza quotidiana che creava una trama e un ordito di chiacchiere e racconti, di solidarietà e condivisione.

Oggi la piazza rivive con la sobrietà di allora e il ricordo di chi ha vissuto quegli spazi e quella piazza ha fatto ritrovare emozioni apparentemente dimenticate.

Uno spazio da conservare come immagine di un quartiere storico che ha dato ai suoi abitanti spaccati di particolare intensità.

La loggia del Pesce in una foto scattata prima del 1880

La loggia del Pesce in una foto scattata prima del 1880

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