Donna e diabete

L’associazione culturale Daniela De Bellis ci ha inviato un invito per l’evento DONNA E DIABETE che si terrà l’8 marzo 2016 nel Comune di Montevarchi (AR), località La Ginestra.

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Toscana: Per salvare il Castello di Sammezzano e il suo Parco delle Sequoie.

Di Gianni Marucelli

La Conferenza "Save Sammezzano"

La Conferenza “Save Sammezzano”

Abbiamo parlato su questa rivista, e più di una volta, del Castello di Sammezzano, una struttura monumentale situata nel Valdarno fiorentino e circondata da un immenso parco, in cui spicca la maggiore densità in Italia di Sequoie. Il Castello fu realizzato, quale oggi si vede, alla metà del XIX secolo, su un edificio preesistente forse addirittura da epoca romana, dal Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, di nobile e ricchissima famiglia fiorentina.

Tipo originale ed eclettico, grande collezionista, bibliofilo ed erudito, botanico appassionato, il Marchese scelse per questa sua dimora uno stile orientaleggiante, con richiami all’architettura islamica, a quella indiana, a quella cinese e così via. Ne uscì un unicum nel suo genere, in un’epoca in cui, pure, lo stile prescelto era di gran moda. Profusione di stucchi, di affreschi coloratissimi, di giochi di luce e di acqua, che pazienti artigiani realizzarono in quasi quarant’anni di lavori: un mondo fiabesco che è stato anche location di molti film, tra cui il recente “Il racconto dei racconti” di Garrone. Intorno al Castello, che sorge in cima a un’altura, un immenso parco “all’inglese” in cui trovarono dimora numerosissime specie esotiche, tra cui, appunto, molte Sequoie, sia della sottospecie Sempervirens che di quella Giganteum. Molti edifici di servizio e un efficiente sistema di drenaggio e di utilizzo delle acque completarono questa grande opera, il sogno di una vita che Panciatichi, con molta tenacia, condusse a compimento.

Dopo la sua morte, numerose vicende portarono al passaggio della proprietà in altre mani; durante la guerra e l’occupazione nazista, il castello fu depredato di tutti i suoi arredi, ma comunque l’architettura rimase intatta. Dagli anni 50 del secolo scorso, essa ospitò un Hotel di gran lusso e un ristorante; chiusa l’attività all’incirca nel 1990, il Castello e il Parco andarono all’asta. Nel tentativo di ampliarne la superficie a fini alberghieri, si provò a costruire, proprio nei pressi, un vero e proprio ecomostro, una struttura moderna che per fortuna fu fermata allo stadio di scheletro di cemento armato. Tuttavia, da allora, e sono passati cinque lustri, tutto il complesso è stato abbandonato a se stesso. L’incuria, le intemperie, i vandali hanno provocato un rapido decadimento sia dell’edificio sia del parco. Ormai siamo giunti alla fase critica che può essere riassunta con la frase: “o si interviene subito, o va tutto in malora!”.

Le ultime aste, battute nell’autunno scorso, sono andate ancora deserte; la prossima, il 25 maggio, rischia di fare la stessa fine.

Per provare a salvare il Castello e il suo Parco, che costituisce ancora un’importante attrattiva e potrebbero rientrare a pieno titolo nei circuiti turistici del nord della Toscana, si è costituito il Movimento “Save Sammezzano”, che si è dato il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione, contattando sia il mondo politico nazionale (sono state presentate interrogazioni in Parlamento) che quello locale (stesse iniziative in Consiglio regionale toscano), e prendendo contatto anche con l’estero.

Di Sammezzano si è parlato, con i giovani e preparatissimi responsabili del Movimento, durante una serata organizzata da “L’Italia, l’uomo, l’ambiente” e dall’Associazione Pro Natura Firenze. La prospettiva di trovare un acquirente che sia in grado di investire anche qualche decina di milioni di euro per il restauro del Castello e il ripristino del parco sembra ancora lontana, tuttavia crediamo che l’impegno e la passione di cui da prova il Movimento potranno produrre effetti concreti: non mancherebbero certo gli stimoli per un investitore lungimirante, quando si pensi che, ai piedi della collina, esiste un grande outlet di grandi marche (Prada, ad es.) dove confluiscono pullman pieni di turisti in vena di shopping. Si tratterebbe di assicurare un ritorno economico adeguato all’eventuale compratore, ma al tempo stesso di ottenere che la fruibilità del complesso monumentale al grande pubblico. rimanga assicurata.

Perché Sammezzano continui a essere patrimonio di tutti.

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Toscana: il 13 Marzo grande manifestazione a Firenze contro la Legge che liberalizza la caccia agli ungulati

Negli ultimi mesi, più volte, su queste pagine, siamo intervenuti per stigmatizzare la Legge, approvata dal Consiglio Regionale della Toscana, che permette l’abbattimento senza limiti, nè di tempo nè di territorio (ivi compresi le aree protette e i Parchi) di cinghiali, caprioli, daini, cervi e mufloni.
Un’attività venatoria che non ha più niente a vedere con lo sport, ma è uno “scientifico” massacro di animali basato su statistiche inesistenti e presupposti zoologici ed ecologici assolutamente labili. Tanto più esecrabile perchè fa del bosco una filiera di produzione di carne a buon mercato, da conservare in lugubri “centri di
sosta” da disseminare sul territorio (ove i capi abbattuti dovranno essere eviscerati, a quanto pare senza alcun controllo medico-veterinario, e conservati in frigo) e Macelli, specializzati in preparazione e avviamento alla vendita della carne di selvaggina.. A chi andranno in tasca i soldi della vendita, non è ancora del tutto chiaro. E’ chiaro, invece, che non vi sarà più libertà di andarsene in pace a camminare per le belle foreste toscane senza essere disturbati da squadre di cacciatori, nè a cercar funghi o altro, con danni enormi all’attività turistica, per non parlare di quelli all’immagine stessa della Toscana nel mondo.

Contro questa follia, si è mobilitata l’opinione pubblica più sensibile.

Una grande manifestazione di dissenso civile, promossa non da Partiti nè da Associazioni, ma da liberi cittadini, è stata organizzata a Firenze per Domenica 13 Marzo 2016, con ritrovo nel centro della città in Piazza della Repubblica, alle ore 14,30. Ne riproduciamo qui sotto il volantino.

Volantino – NON VOGLIAMO UNA TOSCANA ROSSO SANGUE

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L’ipocrita campagna pro olio di palma…

Di Alberto Pestelli

Signori... l'olio di palma

Signori… l’olio di palma

Inizialmente si parlava di Quattrocentomila euro d’investimento per la campagna pubblicitaria più ipocrita mai vista a favore dell’olio di palma con la denominazione di “sostenibilità”… In realtà sono diversi milioni di euro per la difesa di questo olio che ha fatto e sta facendo moltissime vittime. Ecosostenibilità… hanno tolto eco… chissà perché? Forse avranno capito di stare esagerando? Comunque, anche così s’intende benissimo quello che voglio farci credere. Anzi vogliono convincerci dell’assoluta bontà dell’olio di palma proveniente da luoghi che hanno grande rispetto per la natura… sì, va beh! Raccontiamolo agli elefanti, agli oranghi uccisi dagli incendi per disboscare aree grandi quanto l’intera Irlanda per far spazio alle piantagioni di palma da olio. Andiamolo a chiedere a tutti quei bambini sfruttati per raccogliere i frutti della palma: sicuramente maltrattati, denutriti, umiliati. Ma, le multinazionali dicono che è tutto sostenibile e le multinazionali sono piene di uomini d’onore (perdonatemi se faccio il verso a Marco Antonio nello Shakespiriano Giulio Cesare…).Sostenibile… eh sì, è proprio uno schiaffo al buon senso e alla buona fede degli italiani questo spot che sta invadendo le nostre vite.

Questi diversi milioni di euro euro potevano essere destinate alla ricerca medico scientifica per le malattie di cui si sa ancora poco. Anche se non sono molti come soldi, sono sempre una boccata di ossigeno… ossigeno che, con la coltivazione della palma da olio, se ne va letteralmente in fumo.

Di sostenibile non c’è, per assurdo, nemmeno più l’ECO, perché si possono fare migliaia di spot ipocriti che la “VALLE” risponde solo con un drammatico “AIUTATEMI”… Mi auguro che qualcuno comprenda la metafora…

L’olio di palma fa bene o fa male? In ogni caso fa bene alle tasche delle multinazionali. Tuttavia non spetta a me dirlo anche se la mia posizione tende sostanzialmente a bandire, senza se e senza ma, questo ingrediente che ha invaso i nostri alimenti e le cellule del nostro organismo. Certo, bisogna condurre ulteriori esami clinici approfonditi e senza l’ingerenza alcuna delle aziende dell’industria alimentare a condizionarli. E questo per essere certi al 100%… risultato non lontano dalla realtà, a dire il vero.

Ma la cosa che adesso mi preme di più è questa parola: ECOSOSTENIBILE! Ah già, LORO DICONO SOSTENIBILE… Ma che differenza c’è? Sostanzialmente niente… ma si sa, fa effetto nelle masse. E su questo contano le multinazionali: il fraintendimento.

Dicevo: ECOSOSTENIBILE, ovvero sostenibile ecologicamente, ecologia: dal greco oikos, che vuol dire sia casa che ambiente, e logos che vuol dire discorso o meglio, studio. Quindi si tratta dello studio dell’ambiente.

Un olio di palma ecosostenibile è, di conseguenza, la più assurda bestemmia che mente umana possa aver partorito.

Non la farò lunga con questo articolo. La parola quindi passa alle immagini che ho trovato sul web che mostrano quelle che una volta erano le foreste tropicali e che adesso sono diventate o diventeranno piantagioni di palma da olio. Valutate da voi quanta ecosostenibilità c’è in questa ipocrita campagna mediatica. Perdonate l’ironia dei sottotitoli di ciascuna fotografia ma credo che colpirà…

Quando immergete il cucchiaio nel vasetto di quella crema che piace tanto a tutti quanti, pensate alle distruzioni, alle uccisioni che avvengono nell’altro capo del mondo nel nome dell’olio di palma e per soddisfare i vostri peccatucci di gola… So già che in tanti risponderano da menefreghisti…

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