Raccontami qualcosa…

di Guido De Marchi

Racconto estratto da: “Quaderno di Banchina nr 17”

Verso sera…

per gentile concessione dell’autore e del Circolo Letterario Banchina di Genova

edizione non destinata alla venditariservata ai soci del Circolo Banchina © per gli autoriallegato alla circolare di Banchina nr 2-2016 Genova febbraio 2016

La giornata era trascorsa tranquilla, Anna si era svegliata nel tardo pomeriggio e pareva tranquilla, i dolori che l’avevano tormentata il mattino, dopo le iniezioni si erano finalmente attenuati.

Ida che la stava assistendo in quei drammatici giorni, era al suo fianco e ciò contribuiva a tranquillizzarla: sapeva di potersi fidare di lei e Anna, che la conosceva sin dai giorni dell’infanzia, gliene era grata.

Non era facile per una persona sola, malata terminale, trovarsi a vivere i propri ultimi giorni con l’idea di essere nelle mani di persone sconosciute, anche se molto gentili e premurose; Anna era consapevole dell’affetto e del dolore di Ida: era stata un’amica sempre presente in tutti i momenti più difficili della sua esistenza. Con lei aveva condiviso una gioventù allegra e spensierata, gli innamoramenti del periodo scolare dal liceo all’università, affrontando amori e delusioni sempre con grande consapevolezza; avevano affrontato insieme le lunghe difficoltà per trovare la tranquillità di un lavoro. Anche dopo il matrimonio Ida era sempre stata un’amica disponibile e sempre presente che aveva coinvolto Anna nelle sue peripezie e nei suoi momenti di gioia, specie dopo la nascita di Enrica che, naturalmente aveva visto Anna fare da madrina, una madrina che la piccola aveva sempre chiamato zia.

Non sono molte le amicizie che resistono a tutte le bufere della vita, ma per le due donne un diverso modo di essere sarebbe stato inconcepibile.
Ida stava guardando Anna mentre col pensiero andava a ripercorrere i lunghi anni della loro amicizia, ricordava ancora le emozioni dell’adolescenza, le facili infatuazioni, i primi fidanzatini coi quali si erano affacciati all’età maggiore e quanto si confidavano l’una con l’altra ponendosi domande spesso senza risposte, curiose di scoprire quanto più possibile sulla realtà e misteri della vita adulta. Ricordava pure quanto fosse importante l’avere qualcuno con cui condividere gioie e dolori. Alla fine le due ragazze erano diventate donne ed avevano trovato due compagni coi quali creare progetti per il futuro. Ida aveva avuto più fortuna di Anna e alla fine aveva formato la sua famiglia. Anna, dopo alcune storie molto sfortunate, era rimasta single e in fondo si era adattata alla sua solitaria condizione.

Le due avevano ormai raggiunta la soglia del mezzo secolo quando Anna fece la scoperta di avere un mare incurabile.
Ora, nel silenzio della cameretta dell’ospedale, Ida osservava il paesaggio dalla finestra che si affacciava sulla città, in lontananza si scorgeva il mare e le navi che lentamente sparivano oltre la linea dell’orizzonte, una leggera foschia confondeva mare e cielo e le imbarcazioni parevano diventare via via più evanescenti: “Come la vita di Anna” pensò con una stretta al cuore, girandosi a guardarla e vedendola sorridere si chinò su di lei prendendole una mano:

  • Cosa c’è, hai bisogno di qualcosa?

Anna la guardò a lungo prima di rispondere, poi disse:

– Raccontami qualcosa…

– Cosa vuoi? Qualcosa di che?

– Quello che vuoi tu, anche una favola, una bella dolce favola – rispose Anna con un filo di voce.

Ida cominciò a raccontare, una, due tre favole… tra una lacrima e l’altra, perse il conto, ma continuò a raccontare.
Fu l’infermiera a interromperla, con un nodo alla gola, mentre con la mano, chiudeva gli occhi di Anna dicendo:

– Signora, non è più necessario. Credo che adesso non soffra più. Guardi, la ha salutata con un sorriso.

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Testo della Legge Remaschi

Cari amici lettori, alleghiamo in questo comunicato (inviatoci dal presidente della LIDA, Serena Ruffilli), il testo (in PDF) della legge Remaschi riguardante la gestione degli ungulati in Toscana.

 

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LA LEGGE TOSCANA PER CACCIARE GLI UNGULARI OVUNQUE E TUTTO l’ANNO È STATA APPROVATA: CHE FARE?

Di Gianni Marucelli

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Lo scorso 2 Febbraio, con maggioranza trasversale, il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato la cosiddetta Legge Remaschi, che consente l’abbattimento degli ungulati per tre anni, senza limiti temporali né geografici (si potrà sparare anche all’interno delle aree protette).

Significativamente, il provvedimento è stato votato non solo dai Partiti al Governo (PD, in primo luogo) ma anche da quelli di centro-destra, esclusa la Lega che si è astenuta. A contrastare la Legge solo il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana.

Quando si parla di “ungulati” s’intende ovviamente i cinghiali, ma non solo: daini, caprioli, cervi, mufloni subiranno la stessa sorte.

Attendiamo di leggere il testo preciso che è uscito dal dibattito consiliare, che comunque è già stato criticato dal mondo delle associazioni ambientaliste e animaliste, in quanto presenterebbe anche caratteri di evidente incostituzionalità.

I problemi – etici, ecologici, pratici – che la legge pone sono ahimè molti di più di quanti intenda risolverne, come appare anche dal seguente giudizio espresso dagli Eco-radicali:

Il problema degli ungulati – e dei cinghiali in particolare – deriva proprio dall’immissione massiccia di esemplari allevati e importati dall’estero per il divertimento dei cacciatori. Non a caso, la legge non affronta il tema del ripopolamento: esemplari di ungulati continueranno quindi a essere immessi, in modo da usare l’alibi dei danni all’agricoltura per continuare a sparare. Chi danneggia l’agricoltura è proprio la caccia. Allo stesso modo, si danneggia il diritto alla salute: sono noti da anni gli studi dell’ISPRA rispetto all’inquinamento da piombo, antimonio, arsenico e plastica provocato dalle munizioni. La legge, oltre a essere una rapina a mano armata nei confronti dell’ambiente, nega il diritto alla sicurezza dei cittadini, consentendo l’utilizzo di fucili con gittate anche di oltre 1 km. – See more at: http://www.radicali.it/20160203/caccia-legge-remaschi-toscana-rossa-vergogna-ecoradicali-pronte-denunce-contro-regione#sthash.EEzWBExT.dpuf

Naturalmente, riprendendo l’ultimo punto, sottolineiamo come la Legge Remaschi abbia messo in allarme anche le Associazioni che si occupano di turismo naturalistico, i vari Gruppi Trekking ecc.

Non diciamo che, passeggiando per boschi e campagne, si correrà il rischio di beccarsi una scarica di pallettoni, ma certo l’organizzazione sul territorio di ricorrenti battute di caccia, anche in primavera-estate, porterà delle pesanti conseguenze: chiusura temporanea delle aree interessate, apertura ai veicoli fuoristrada interessati di mulattiere e strade bianche anche nei Parchi, limitazione dei movimenti per escursionisti e camminatori, shock da “braccata” per tutti gli animali non direttamente interessati (ma, probabilmente, molti saranno vittime di colpi “accidentali”: di solito accade) e quindi rarefazione locale degli stessi (con buona pace di chi pratica il birdwatching e attività connesse).

Tra le pecche della Legge, anche quella di non aver convinto nemmeno le Associazioni Venatorie, per le quali si scombussola l’organizzazione delle ATC; convinte assertrici solo le associazioni degli agricoltori, ma pensiamo che lo saranno di meno quando capiranno quanto l’applicazione del provvedimento allontanerà dalla Toscana l’agriturismo, soprattutto estero…

Insomma, una serie di “danni collaterali” che evidentemente non è stata messa in conto da chi ha voluto il provvedimento e, soprattutto, da chi l’ha votato, probabilmente, come spesso capita, senza nemmeno averlo ben valutato e compreso. La logica dell’obbedienza di Partito non vale a spiegare del tutto come, all’interno del PD, non vi sia stato un apparente, forte, dibattito.

Vi terremo informati su quanto si svilupperà sul fronte (piuttosto ampio e variegato) di coloro che intendono ostacolare l’applicazione di questa Legge.

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Caffè pedagogico in BOTTEGA a FIRENZE

12670272_574046169411981_2952395046673417276_nVenerdì 12 febbraio 2016

dalle ore 10,30 alle ore 12,00

Via Vittorio Emanuele II 10, FIRENZE

Voi sapete che LA BOTTEGA DELLA PEDAGOGISTA è un progetto che vive da moltissimi anni sul web e nella mia mente, da un anno è anche un marchio registrato che risponde ha un preciso modello pedagogico e sociale frutto di anni di studio.

Dalla nascita del gruppo Caffè Pedagogico LA BOTTEGA DELLA PEDAGOGISTA ne fa parte attiva e vi invita a questo secondo evento fiorentino nella sua sede nuova per organizzare e promuovere eventi pedagogici sul territorio.

COSA SI INTENDE PER CAFFE’ PEDAGOGICO?

I Caffè Pedagogici sono luoghi di incontro non strutturati dedicati alla riflessione su tematiche educative e sull’identità professionale di pedagogisti ed educatori. Il fine principale è di riportare in auge la pedagogia attraverso la progettazione condivisa sul territorio formando reti di collaborazioni trasversali tra professionisti, capaci di rispondere in modo efficace alle istanze del mondo scolastico e familiare.

LA PEDAGOGIA E LA SUA DIFFUSIONE sono il focus del gruppo che promuove i Caffè Pedagogici.

dott.Vania Rigoni

Per saperne di più entra QUI

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Le passioni svelate… – miniebook di Daniela Affortunati

Galleria dei Uffizi

Galleria dei Uffizi

L’impulso creativo, in qualsiasi forma d’arte, necessita spesso di una molla che lo faccia scattare.
Talora essa si identifica con un ideale, etico, politico, religioso, talaltra con una donna, una Musa ispiratrice con cui l’artista avverta esistere un legame profondo, platonico o reale poco importa.
Dalla Lesbia di Catullo alla Beatrice dantesca, dalla Laura di Petrarca alla Aspasia leopardiana, tante sono le creature femminili che, pur sotto pseudonimo, hanno profondamente connotato i testi letterari (e ci limitiamo solo all’Italia). Più difficile, per pittori e scultori, celare l’identità dell’amata quando se ne svelano i lineamenti: come fu, come è con Lucrezia Vespucci, immortalata dal Botticelli, che segretamente l’amava, nella nudità della Venere nascente dalle acque. Un quadro celeberrimo, che possiamo ammirare agli Uffizi di Firenze: proseguendo una ideale visita della Galleria forse più nota al mondo, Daniela Affortunati ci porta a esaminare due altri quadri famosi, in cui i pittori – Filippo Lippi e Andrea del Sarto, quindi due maestri assoluti – hanno “svelato” , per sempre, agli occhi altrui l’oggetto della loro passione amorosa. L’Arte si fa intimo sentimento, che nei secoli permane, immortale. E’ il più alto dono che amante possa fare all’amata. Godetevelo nelle belle pagine che vi proponiamo.

Per scaricare gratuitamente il mini-ebook nel formato PDF entra QUI

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La vita succede…

La vita succede

di Luigi Diego Eléna

41SwecdnCWL._SX322_BO1,204,203,200_Un caleidoscopio di immagini, flashes metaforici baluginanti che attraversando il tempo, curiosamente si celano sotto il velo dello scorrere dei pensieri. Pulsa lo stupore disincantato dell’osservazione, il saper raccogliere le gocce di vita che cadono ad ogni istante sopra l’esistenza. Sono graffiti incisi che lasciano segni indelebili, graffiano e accarezzano la memoria e il cammino dei giorni dell’anima.

“Si tratta di una mistura di pensieri, un amalgama vario di molti ingredienti e annotazioni su quaderni o diari di esperienze sparse. Il tutto come un esilio intorno a se stessi. L’esilio è interrogarsi per dar senso al tempo di speranza. Cioè quella formazione e messa in ordine di pensieri fondanti, guidati da una motivazione interiore più pressante. È lì su questa cuspide d’orizzonte che si sta prospettando la possibilità di inedite soluzioni. Il filo logico proprio di uno ‘Zibaldone’ fatti di idee eterogenee come il tema che gli dà il nome: ‘La Vita succede’ è costruito su 62 temi per altrettante poesie in cui emerge all’orizzonte il carattere di un uomo e-o un uomo di carattere. La vita è un ponte sospeso, dipinto dalla sua missione e la poesia è l’assoluta novità per conoscere la vita.

Il libro è in vendita su www.amazon.it

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Sperlonga vale una poesia… Un antico borgo di pescatori tra Terracina e Gaeta

Di Alberto Pestelli

Sperlonga © Io.Pe 2005

Sperlonga © Io.Pe 2005

Sperlonga vale una poesia…

Anzi, molte di più di una. Ogni passo tra le case bianche lungo i vicoletti apparentemente deserti, è un verso di una poesia che non ha mai termine.

È l’ora del pranzo per gli abitanti dell’antico borgo di pescatori. Le barche sono in darsena; la domenica difficilmente escono in mare.

A noi è stato sufficiente un panino gustosissimo ad un bar. Lo stiamo già smaltendo passeggiando nella quiete.

Ogni tanto il silenzio viene rotto dal suono di una forchetta che si appoggia al piatto, dalla melodia di due calici di vino che si uniscono in un brindisi.

Da una delle case ascoltiamo l’uggiolio di un cucciolo che vuol essere coccolato dal padrone.

Alziamo lo sguardo sulle piccole finestre sul vicolo che stiamo percorrendo. Un gatto ci osserva scendere verso il mare. Ci accompagna, curioso, con lo sguardo fino all’angolo della casa. Svoltiamo e ci troviamo immersi in un altro bianco vicolo, silenzioso, magico. L’unica differenza: il profumo del mare più intenso.

Siamo di fronte alla Torre Truglia. Adagiata sulla punta del promontorio roccioso su cui sorge Sperlonga, questa torre di avvistamento ha origini romane. Fu riedificata attorno al 1530, distrutta e più volte ricostruita. Per un centinaio di anni è stata la sede della Guardia di Finanza. In seguito è stata sede del “Centro educazione dell’ambiente marino” del Parco naturale della Regione Lazio “Riviera di Ulisse”.

Sperlonga - Torre Truglia © Io.Pe 2005

Sperlonga – Torre Truglia © Io.Pe 2005

Sperlonga si trova sullo sperone di roccia che rappresenta l’ultima propaggine del sistema montuoso dei Monti Aurunci che si “getta” nel Mar Tirreno. I suoi dintorni sono quasi interamente pianeggianti. Bellissima è la spiaggia di sabbia bianca e dorata, interrotta da alcune formazioni rocciose a picco sul mare che formano piccole cale di difficile accesso (spesso l’unica via è il mare).

Secondo una leggenda locale nelle vicinanze del borgo di pescatori, gli spartani avevano fondato la città di Amyclae. In età romana, Sperlonga, fu un centro rinomato per le tante ville che i nobili capitolini fecero costruire. La villa più famosa è quella che fu costruita e appartenuta all’imperatore Tiberio. Famosa è la grotta naturale che faceva parte della villa. Gli architetti dell’epoca la modificarono decorandola con sculture che rappresentavano la storia di Ulisse.

L’antico nome, apparve per la prima volta in un documento del X secolo: Castrum Speloncae. Era quindi un castello che nel giro di un secolo si sviluppò a paese. La cinta muraria fu costruita, infatti, nell’XI secolo. A testimoniare la presenza delle scomparse mura ci sono le due porte: la Porta Carrese (detta Portella) e la Porta Marina.

Soggetta dal XVI secolo in poi alle incursioni dei pirati ottomani – fu distrutta nel 1534 e nel 1622 – Sperlonga non conobbe mai uno sviluppo economico come avvenne in altri centri del Lazio (è bene precisare che fino al 1927 era territorio della regione Campania). Solo in tempi più recenti, dopo l’apertura della via Flacca nel 1958 – la bella litoranea che collega Terracina a Gaeta – l’isolamento del borgo ebbe termine uscendo all’estrema povertà che sempre l’aveva caratterizzata. Lo sviluppo ebbe inizio con la scoperta, nel 1957, delle sculture della villa di Tiberio e dall’arrivo di alcuni turisti, italiani e stranieri, che si innamorarono del luogo.

Oltre alla sopracitata Villa di Tiberio con la grotta e i gruppi scultorei (dove spicca il Polifemo), di notevole interesse culturale, religioso e architettonico è la chiesa di Santa Maria di Sperlonga edificata, pare, nel 1135.

Sperlonga Villa di Tiberio Wikipedia - Pubblico dominio

Sperlonga Villa di Tiberio Wikipedia – Pubblico dominio

Interessante è il Palazzo Sabella, famoso perché ospitò l’antipapa Clemente VII nel 1379 in fuga da Anagni.

Sperlonga è stata una piacevole scoperta sulla strada che porta a Gaeta, altro luogo di antiche origini e di suggestiva bellezza. Tuttavia, il fascino delle sue case bianche, dei suoi vicoli strettissimi, dei suoi abitanti che si stringono la mano direttamente dalle finestre delle loro abitazioni, fanno di questo antico borgo un centro dove la poesia prende vita. Così ha avuto effetto su di noi in quel mite ottobre di qualche anno fa. L’ho paragonata a una sposa in bianco in attesa del ritorno delle barche dei pescatori…

Case bianche

Non porta ansia

Il respiro del vento

Per le strette strade

Vestite in bianco.

La sposa sorride

Quando le parche tendono

La mano al molo.

È impazienza

Quando non ode i passi

Lungo il sentiero

E sente i gatti

Rispondere al richiamo

Dell’ultimo pescatore

Che invita loro a cena.

Poi la luna

Veglierà sulla notte

Fino all’avvio

Dei motori all’alba.

Si riparte

In scia al gozzo avanti.

La rete è pronta.

La getterà vicino all’orizzonte

Ché perder di vista

Le case bianche

Porta malinconia.

Dalla silloge “Dei Borghi Antichi” © Copyright 2009 Alberto Pestelli – www.ilmiolibro.it

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Una cartolina particolare da Anghiari… mittente: Angelo Guarnieri

Angelo Guarnieri con Alda Merini

Nato a Castelbuono, in terra di Sicilia, Angelo Guarnieri si è trasferito ancor giovane a Genova, dove attualmente risiede. Medico psichiatra, si è confrontato con la sofferenza degli uomini e delle donne, approdando negli anni ’90 alla poesia, porto che non è negato a nessuno, come ben sottolinea nel preludio della sua ultima silloge, “Tempo nostro” (2014):

Nella poesia c’è posto per tutti.

E in tutti c’è posto per la poesia.

Ma non tutti lo sanno!

Probabilmente, non estranea a questa sua scelta di creatività è stata la frequentazione, sotto il profilo professionale poi anche amicale, con una delle più grandi poetesse italiane, Alda Merini. Angelo ha anche curato l’edizione di un libro, inedito, della Merini, contenente composizioni dedicate a lui e ai componenti della sua famiglia (“Dopo tutto anche tu”, Genova, 2003).

Poeta di ottimo livello, Angelo Guarnieri ci ha fatto pervenire la poesia che pubblichiamo, un omaggio ad Anghiari, borgo toscano da lui molto amato.

anghiari neve - fonte www.lua.it

anghiari neve – fonte www.lua.it

Cartolina

 

Radure di neve questa mattina

nel folto dei tetti di Anghiari.

Il candore lieve e disteso esalta

il rosso antico di tegole e colmi.

Il borgo oggi ha profilo gentile.

Sonnecchia in attesa che il giorno

dispieghi le sue intricate vicende.

Stretti, alberi, mura e campanili

a confermare il corale conforto.

 

Angelo Guarnieri 21/1/2016

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Il Microbioma: tutto il mondo dentro di noi

logo-pro-natura

PRO NATURA FIRENZE

associazione di promozione sociale

in collaborazione con

“L’Italia, l’uomo, l’ambiente”

PRESENTA

Il Microbioma: tutto il mondo dentro di noi

Mercoledì 10 febbraio, ore 18.00 – Sala Conferenze Allianz Bank

A cura del Dottor Pierluigi Nicoletti, Microbiologo

Siamo uno, nessuno e centomila, per parafrasare Pirandello? In un certo senso sì, perché nel nostro interno vivono con – e per – noi più di cento specie diverse di microrganismi. Cosa è realmente il microbioma umano e che riflessi ha sulla nostra vita è il tema di questo incontro.

La Conferenza si terrà presso Allianz Bank, piazza Savonarola n° 6, Firenze.

Essendo i posti a sedere molto limitati, chi desidera intervenire è pregato di telefonare nei giorni immediatamente precedenti l’evento, per prenotare, al Presidente di Pro Natura Firenze (3488738314). Comunicare il proprio nome e il numero di posti da riservare. Grazie.

Senza titolo

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La luna, le isole – una poesia di Iole Troccoli

La luna, le isole

Di Iole Troccoli

Ancora credo che ritorni
a mezza sera
all’apice del giorno
o quando sento il dito adunco
di una disperazione che non trascolora.
Allora penso alle tue nuvole
a quel tuo guardare alto, sempre
alle fotografie del cielo
che portavi in giri di speranze
tra noi, che non ti capivamo
per come ti accendevi in quell’azzurro.

Così, fotografo la luna
e nuvole, quando mi appaiono
in sfolgorante solitudine
creando un cielo sempre differente.
Sono isole, perdibile bellezza
che sfilaccia
l’immenso in un istante si scompone
si perde all’oltre
e tu mi appari
a dirmi quanto tempo ho perso
e perdo
anche a ritrovarti
ché non sei mai andata
e ovunque vieni
in questo mio calvario magnifico
terrestre.

IoleperElisa

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