Jean François Millet: la colazione e Nino Alassio: la colazione a Cervo (IM)

Di Luigi Diego Eléna

Nino Alassio: la colazione a Cervo

Jean Millet: la colazione – Cortesia di www.jeanmillet.org

Jean François Millet, è pittore “realista” amato da Tolstoj e da Van Gogh.
La sua storia di umile figlio di contadini, le sue immagini dai tratti rozzi, i corpi consumati dalla fatica e dagli stenti, acquistarono una dignità e visibilità nuove e vennero presentate come figure eroiche, simboli di una nuova etica e coscienza sociale.
Jean François Millet (a differenza di Daumier o di Courbet, che svilupparono un linguaggio espressivo più provocatorio) manifestò una sensibilità diversa, priva di “carica eversiva”, ma sempre, indubbiamente, realistica.
Quel realismo che nasce in Francia intorno al 1848, trovando le sue radici nel positivismo, un pensiero filosofico che studia la realtà in modo scientifico.
Il Realismo tentava di cogliere la realtà sociale; si voleva rappresentare una realtà cruda e nuda con meno allegorie e più attenzione verso i dati di fatto.
In questo quadro della colazione parca, l’ambiente sobrio, il gesto dolce, gli abbigliamenti modesti sono un tutt’uno.
Ad osservarlo si viene attratti totalmente nel suo contesto di quotidiana semplicità vitale.
Si apprezza il gusto dell’attimo nel suo sincretismo di donazione materno e accettazione filiale.
Pare di assistere all’imbeccata nel becco di un uccello ai suoi pulcini, in attesa febbrile ma composta nel nido.
Nino Alassio celebra nel suo scatto la stessa religiosa ritualità e ci tramanda questo spaccato del secolo XIX con realismo e dignità come la intendeva Fëdor Dostoevskij: la delicatezza e la dignità non s’imparano dal maestro di ballo ma alla scuola del cuore.
Ed è così che l’arte è in grado di dialogare direttamente con gli strati più umili della popolazione.
La realtà delle cose, descritta oggettivamente nelle opere di questi grandi maestri, diviene un modo per esprimere una verità più profonda sull’uomo, come protagonista autentico della storia umana.

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COMUNICATO PRO NATURA TOSCANA SULLA LEGGE OBIETTIVO PER LA GESTIONE DEGLI UNGULATI IN TOSCANA (L. Remaschi)

logo-pro-naturaATT0PRO NATURA TOSCANA – FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

pronaturafirenze@libero.itinfo@pro-natura.it

COMUNICATO PRO NATURA TOSCANA SULLA LEGGE OBIETTIVO PER LA GESTIONE DEGLI UNGULATI IN TOSCANA (Legge Remaschi)

Il Presidente e il Consiglio direttivo di Pro Natura Toscana, organo di coordinamento delle associazioni regionali aderenti alla Federazione Nazionale Pro Natura, dopo aver attentamente esaminato la nuova Legge obiettivo per la gestione degli ungulati, approvata dal Consiglio regionale in data 3 Febbraio 2016, non può che esprimere il proprio sconcerto e la decisa disapprovazione di un provvedimento che, con tutta evidenza, non mira tanto a mitigare i danni all’agricoltura provocati da questi animali, né a tutelare la biodiversità di boschi e foreste, bensì a considerare la fauna selvatica come merce da sottoporre a controllo e periodico prelievo, tramite la realizzazione di una vera e propria filiera costituita da “centri di sosta” delle carcasse e da impianti di macellazione specializzati, con la conseguente vendita delle carni.

Tale visione appare in contrasto sia con lo spirito che con la lettera della Legge nazionale 157/92, art 1 e 1bis, e, più generalmente, con la accresciuta e diffusa sensibilità della popolazione in merito ai diritti degli animali.

Inoltre, il carattere di “straordinarietà”, più volte richiamato dal legislatore, sembra essere contraddetto dalla struttura organizzativa della “filiera”, che appare, anche per le risorse economiche necessarie ad attuarla, destinata a durare ben oltre i limiti cronologici richiamati nella legge (tre anni).

Altro punto contraddittorio della Legge è il mettere sullo stesso piano specie diverse (cinghiale, capriolo, daino, muflone cervo) quando molto diversa è la consistenza numerica, la densità territoriale e anche l’impatto sulle attività antropiche quale l’agricoltura di ciascuna di esse.

Nel provvedimento legislativo non si fa riferimento ad alcun calendario, demandandone la stesura, per la gestione venatoria delle aree definite “non vocate” e di quelle “vocate”, a decisione successiva all’entrata in vigore della legge.                                                                                    Tuttavia, ripetute dichiarazioni dell’Assessore Marco Remaschi, proponente la legge, hanno fatto intendere che esso, in particolare per la caccia al cinghiale, potrà comportare periodi lunghissimi di attività venatoria, fino a coincidere con l’intero anno solare.

Tale ipotesi ha messo in allarme non solo, come è ovvio, animalisti e ambientalisti, ma una serie di categorie interessate al turismo ecosostenibile, dalle Associazioni trekking alle aziende agrituristiche, la cui attività risulterebbe fortemente penalizzata.

La legge brilla per le tante omissioni, tra cui il mancato accenno alle responsabilità delle associazioni venatorie nell’aver determinato la situazione attuale con l’immissione di specie, quale il cinghiale “slavo” e il capriolo europeo, non autoctone e con un alto indice di riproducibilità, e il non aver ricordato che è tuttora in atto da parte dei cacciatori la pratica della pasturazione, soprattutto dei cinghiali, non più legale ma di fatto incentivata dalla mancanza assoluta di controlli.

Men che mai, a tal proposito, si tiene conto che un’azione così prolungata e mirata, come quella prevista dalla Legge in questione, richiede una sorveglianza particolare da parte delle forze di polizia a ciò preposte: con la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, i cui effettivi, dal 1 Gennaio 2017, passano formalmente e quasi interamente all’Arma dei Carabinieri e con l’incerto destino delle Polizie Provinciali, forse accorpate a quelle municipali delle varie località, non si comprende chi dovrebbe garantire la corretta applicazione di un provvedimento già di per sé di problematica attuazione.

Non possiamo, per concludere, non fare riferimento all’impatto che avrebbe, per altre specie faunistiche, una gestione venatoria quale quella che si prefigura: di fatto presente su tutto il territorio e per lunghissimi periodi, con il ricorso a tattiche venatorie, quali la caccia in braccata, davvero impattanti.

La preoccupazione espressa, nell’introduzione al provvedimento, relativamente alla tutela della biodiversità appare, in questo senso, quasi beffarda.

Nessun accenno, di contro, a pratiche non cruente di controllo delle popolazione di ungulati, è stato introdotto nel testo, come non vi si legge alcuna statistica, attuale e scientificamente dimostrata, prodotta dall’ISPRA o dal CIRSEMAF.

Last but non least, possiamo amaramente osservare come non vi sia stato, da parte della Regione, alcun confronto costruttivo con le Associazioni ambientaliste, anzi: come giustamente osservano gli amici del WWF, non sono stati nemmeno presi in considerazione gli accordi già sottoscritti in merito alla gestione della biodiversità.

Pertanto, Pro Natura Toscana si riserva di attuare, anche in coordinamento con le altre associazioni interessate, ogni forma di opposizione, anche legale, ai provvedimenti previsti dalla Legge in questione.

Il testo del Comunicato di Pro Natura Toscana e della Federazione Nazionale Pro Natura può essere scaricato gratuitamente cliccando direttamente sul sottostante link.

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Mangiando non s’invecchi! – Storia di una scoperta che ha cambiato la nostra alimentazione.

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PRO NATURA FIRENZE

associazione di promozione sociale

in collaborazione con

“L’Italia, l’uomo, l’ambiente”

PRESENTA

Mangiando non s’invecchi! – Storia di una scoperta che ha cambiato la nostra alimentazione.

A cura della Dottoressa Stefania Fineschi – Biologa nutrizionista

Mercoledì 24 febbraio, ore 18.00 – Sala Conferenze Allianz Bank

piazza Savonarola 6, Firenze

Ancora una volta, la nostra amica Stefania Fineschi ci darà una mano per comprendere come migliorare i nostri stili di vita non solo per allungare la nostra esistenza, ma soprattutto viverla meglio.

Nota importante – Essendo i posti a sedere molto limitati, chi desidera intervenire è pregato di telefonare nei giorni immediatamente precedenti l’evento, per prenotare, al Presidente (3488738314). Comunicare il proprio nome e il numero di posti da riservare. Grazie.

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Tito Barbini: QUELL’IDEA CHE CI ERA SEMBRATA COSI’ BELLA

Recensione di Gianni Marucelli

Quell’idea-che-ci-era-sembrata-così-bella--197x300Tito Barbini

QUELL’IDEA CHE CI ERA SEMBRATA COSI’ BELLA

Firenze, ASKA ed., 2016.

€ 15,00

 

Non un’autobiografia, nemmeno un libro di storia contemporanea, neppure una riflessione filosofica.

Questo libro è la narrazione di un viaggio, attraverso il tempo, le idee, gli eventi, i personaggi, fatta da uno scrittore che di viaggi se ne intende, ne ha descritti diversi, dall’uno all’altro capo del mondo.

Però, talvolta è più difficile, e ci vuole molto più coraggio, a ripercorrere mezzo secolo di storia personale, che è anche la storia di tanti altri, che andare con uno zaino sulle spalle da Capo Horn all’Alaska, o dal Delta del Mekong fino in Tibet, come Tito Barbini ha fatto.

Ecco, dunque, il nostro autore percorrere a ritroso i difficili sentieri di un’esperienza politica che è durata quasi una vita, e che lo ha visto protagonista nella sua regione, la Toscana, ma in contatto personale con uomini che l’hanno fatta davvero, la storia con la S maiuscola.

L’idea del titolo, come forse avrete capito, è quella comunista, e l’uso del trapassato suggerisce come essa sia considerata un’utopia ormai tramontata, coi fallimenti storici di cui tutti sappiamo.

Ma ciò che “essere comunisti” ha significato, per Tito e per milioni e milioni di altre persone, non può essere liquidato con due parole, spesso sprezzanti. Dietro, ci sono le speranze, i sacrifici, le lotte, le gioie e le delusioni di un’intera generazione, ed è attraverso la testimonianza di chi li ha vissuti in prima persona che i giovani potranno imparare: a non commettere gli stessi errori, è vero, ma anche a costruirsi una nuova visione di futuro che, in questo momento, appare incerto e nebuloso. Perché, in fondo, i principi che erano alla base di quell’idea sono ancora attuali: libertà, uguaglianza, legalità, giustizia, solidarietà. E questo nessuno lo può mettere in dubbio.

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Il libro di Barbini parla tanto al cuore quanto alla ragione; intriga, emoziona, commuove, fa ricordare a chi c’era eventi essenziali della storia della seconda metà del “secolo breve”, com’è definito il ‘900, o li pone all’attenzione di chi ancora non era nato: e – lo sappiamo tutti – certe cose è difficile apprenderle a scuola. Così, Tito ci racconta il suo incontro con Yuri Gagarin, il primo uomo ad aver visto la terra dallo spazio, e lo sguardo azzurro e limpido del cosmonauta non lo dimenticheremo nemmeno noi lettori. Poi, il rombo dei carri armati russi in Pazza San Venceslao a Praga, udito dall’albergo in cui Tito, insieme ad altri giovani comunisti italiani, assistono impotenti alla “fraterna” invasione sovietica; e i retroscena dell’arresto e del confronto con i vertici dell’URSS che il protagonista della Primavera di Praga, Alexander Dubcek, narrerà proprio a Tito molti anni dopo, in occasione di un suo viaggio a Cortona. Ancora, i funerali di quel grande statista, e amico personale del nostro autore, Francois Mitterand, cui Barbini ci fa assistere, a Notre Dame, da una posizione privilegiata, proprio dietro Fidel Castro, con Helmut Kohl, leader della nuova Germania unita, che piange disperato… O ancora, più vicino alla nostra dimensione di comuni cittadini, lo svolgimento dei grandi scioperi e delle manifestazioni di operai e studenti in provincia di Arezzo, alla fine degli anni ’60… Il tutto surrogato, messo a confronto, con le esperienze del Barbini viaggiatore, sulle tracce delle stragi perpetrate in Cambogia da Pol Pot in nome del comunismo, e già narrate in un libro bellissimo, “I giorni del riso e della pioggia”, uscito qualche anno fa.

Inutile continuare. Troppi gli eventi, le sensazioni, le profonde riflessioni che questo libro, scritto con stile felice e maturo, contiene e che, dopo alcune presentazioni pubbliche, ha già innescato un dibattito, che farà senz’altro bene a chi crede, dopo aver pressoché azzerato la sinistra in Italia, di aver affossato anche la speranza di tutti noi in un mondo migliore.

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Caccia: la maggioranza di governo attacca anche a livello nazionale

Di Gianni Marucelli

Come del resto era ampiamente prevedibile, l’approvazione di una Legge della Regione Toscana (3 Febbraio u.s.) che di fatto apre la caccia a determinate specie (gli ungulati: cinghiali, cervi, caprioli, daini, mufloni) per tutto l’anno e su tutto il territorio, aree protette comprese, è collegata a una politica governativa a livello nazionale che favorisce l’attività venatoria e delega alle Regioni la possibilità di derogare in ambito venatorio alle leggi nazionali. Riportiamo a questo proposito uno stralcio dell’articolo apparso sul sito www.agoravox.it:

Caccia, novità dalla Legge di Stabilità: prolungato il divieto di uso dei richiami vivi e il divieto di importazione di specie per scopo venatorio.

Malissimo, invece, sulle nuove norme che danno campo libero alle regioni per la caccia in deroga e la deregolamentazione delle strutture di caccia da appostamento. Eppure la stessa Corte costituzionale le aveva dichiarate incostituzionali.

Con il voto definitivo della Camera dei Deputati sul Collegato ambientale alla Legge di stabilità si attuano finalmente le disposizioni europee che vietano l’utilizzo di richiami vivi e l’importazione di specie alloctone a uso venatorio. E questo è un passo in avanti che riporta l’Italia nella cornice del diritto comunitario.

Ma, per un passo in avanti, se ne registrano due indietro. Il primo è quello che semplifica le modalità per attivare la caccia in deroga su scala regionale. Questo è un tasto dolente perché, più volte, l’Unione europea ha richiamato e sanzionato l’Italia per l’eccessiva disinvoltura che molte regioni hanno concesso in tema di caccia in deroga.

Ben più grave è il secondo passo indietro che riguarda la “liberalizzazione” delle strutture di appostamento, peraltro vietate dalle direttive europee, se realizzate nelle aree umide.

Con questo voto, si stabilisce che capanni e altane alti fino a 30 metri, potranno essere edificati su tutto il territorio nazionale, in spregio alle disposizioni edilizie e senza dover richiedere alcuna autorizzazione ai Comuni. Una norma del tutto illegale: in aperta violazione delle norme urbanistiche (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e edilizie (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.).

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TRIVELLE NEL MARE ADRIATICO: COME IL GOVERNO RENZI TENTA DI BOICOTTARE IL REFERENDUM POPOLARE

Dopo averle provare di tutte, modificando la legge che permette le prospezioni nei nostri mari alla ricerca di idrocarburi, il Governo sta tentando in qualsiasi maniera di sfuggire, o di boicottare, al giudizio dell’elettorato mediante il ricorso a espedienti che impediscano il raggiungimento del quorum nel referendum abrogativo di tale provvedimento.. Un vecchio trucco che, purtroppo, molto spesso in passato ha funzionato. Così, invece di accorpare lo svolgimento del referendum alla giornata elettorale delle amministrative di primavera, con evidenti risparmi per le casse dello Stato, ha deciso di far svolgere l’appuntamento referendario il 17 aprile 2016. Con la speranza che la gente se ne vada in campagna o al mare senza votare…
Le Associazioni promotrici del Referendum si sono perciò appellate al Presidente della Repubblica affinchè induca il Governo a tornare sulla sua decisione.
Ecco il testo dell’appello, trasmessoci dalla Federazione Nazionale Pro Natura.

Scaricate gratuitamente la lettera al Presidente Mattarella.

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L’INCOERENZA DEI ROTTAMAITALIA – SI RIAPRE LA CACCIA AL LUPO

Di Gianni Marucelli

Lupo appenninico

Si susseguono, ogni giorno più evidenti e forti, segnali di attacco contro la Natura e l’ambiente da parte di un Governo di mediocri che ormai non incanta più nessuno, alle cui logiche si accodano pure i governicchi regionali, spesso dello stesso colore politico, ma ormai nessuno se ne accorge poiché, di notte, tutti i gatti sono bigi…

Così, al varo (3 febbraio) di una legge regionale toscana che prevede la strage di ungulati (cinghiali, caprioli, daini, mufloni, cervi) con caccia aperta per gran parte (o per tutto) l’anno, si affianca un’iniziativa della Conferenza Stato-regioni, che ha all’ordine del giorno il ritorno all’abbattimento legale dei Lupi.

La specie Lupo si è salvata dall’estinzione, nel nostro Paese, grazie alla tutela accordatagli nel lontano 1971, quando i lupi erano ridotti a circa 100 esemplari su tutto il territorio nazionale.

Adesso, stima approssimata, sono circa 1500, dalla Calabria alle Alpi. Non molti, per un territorio così esteso, e sempre vittime del bracconaggio, degli incidenti stradali, delle polpette avvelenate, tanto che alcune centinaia di essi trovano la morte, per questi motivi, ogni anno.

Ed ecco spiegato il titolo di questo articolo: il Lupo è l’unico predatore di ungulati esistente nel nostro Paese – a parte l’uomo – e quindi rappresenta un “regolatore” naturale della presenza di questi sul territorio.

Quindi, il numero dei lupi, anzi il loro accrescimento, è vitale per tenere sotto controllo Cinghiali e C.

E invece, come segnala il WWF nell’articolo di cui qui sotto riportiamo uno stralcio, cosa pensano di combinare i “dilettanti allo sbaraglio” del Governo Renzi? Leggetelo un po’…

Roma, 9 febbraio 2016 – “Entro un mese la Conferenza Stato-regioni potrebbe dare il via in Italia all’uccisione ‘legale’ di un massimo di 60 lupi l’anno. È quanto contenuto nel ‘Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia’ attualmente in discussione al ministero dell’Ambiente con le Regioni”: lo denuncia il Wwf che si oppone “con fermezza a questa ipotesi”, che “farebbe precipitare indietro l’Italia ai primi anni ’70, quando il lupo era considerato specie nociva (su ogni capo abbattuto c’era addirittura una taglia), e lancia un appello on line rivolto al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti ed al Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.  

In un contesto in cui circa 300 lupi vengono brutalmente uccisi dal bracconaggio ogni anno, con il fucile, bocconi avvelenati, lacci di filo metallico (ultimo caso due giorni fa nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini addirittura su un esemplare studiato dai ricercatori) l’uccisione legale servirebbe solo a giustificare il bracconaggio – denuncia il Wwf – assieme alle morti accidentali per investimenti stradali si stima una mortalità causata direttamente dall’uomo tra il 15 – 20% della popolazione”.

Ecco perché oggi il direttore generale dell’Associazione, Gaetano Benedetto, ha inviato una lettera al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, nella quale chiede di cancellare la possibilità di abbattimenti legali del lupo. “Siamo assolutamente contrari all’abbattimento legale dei lupi nel nostro paese. Non solo non vi sono dati e prove documentate che attestino l’efficacia degli abbattimenti per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati dal piano – scrive Benedetto – ma si rischierebbe l’effetto opposto: molti studi ipotizzano il rischio di un potenziale aumento della predazione al bestiame domestico connesso alla destrutturazione dei branchi e un aumento degli esemplari vaganti per effetti di abbattimenti legali (nei Paesi dove questi sono già ammessi). Inoltre gli abbattimenti legali rafforzerebbero il fenomeno del bracconaggio a danno di questa specie”.

Sul web è stata aperta una petizione, promossa dal WWF, per evitare quest”ultimo indecoroso insulto al nostro ambiente naturale. Firmatela!

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Confronto e considerazioni sulla questione Forteto

Un articolo di Paola Capitani

Prima di addentrarci nell’articolo della cara amica Paola Capitani, è doveroso chiarire brevemente ai non toscani che cos’è Il Forteto. Attiva sin dal 1977, è una comunità agricola nel territorio comunale di Vicchio del Mugello. Fu fondata da Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi con l’intento di diventare una realtà produttiva e di essere un’alternativa alla famiglia tradizionale. Alla fondazione il Forteto contava una trentina di giovani. Nel tempo è cresciuta diventando una importantissima realtà economica del Mugello dando lavoro a moltissima gente.

Ma il Forteto diventa noto, prima in Toscana e poi nel resto d’Italia, per le vicende giudiziarie di Rodolfo Fiesoli a partire dal 1985. Fiesoli è condannato in quel periodo per atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. Condanna che non ebbe effetti pratici grazie alla difesa dell’imputato da parte di G. Paolo Meucci ed Ernesto Balducci. Nel 2011, dopo la denuncia di alcune persone, Fiesoli viene di nuovo arrestato per le stesse motivazioni del passato. Nel 2013 ebbe inizio il processo che si è concluso nel giugno del 2015 con la condanna a 17 anni di reclusione per abusi e maltrattamenti sessuali. (La Redazione de L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente).

Confronto e considerazioni sulla questione Forteto

Venerdì 29 gennaio 2016 si è svolta, presso il Centro d’Incontro di Borgo San Lorenzo, la serata “Lettura di documenti ufficiali inerenti alla questione Forteto. Confronto e considerazioni” organizzata dal gruppo di Autoaiuto ‘Con il cuore e con la mente’ e dalla ‘Banca del tempo’.

     L’interesse emerso dalla richiesta di sostegno di alcune donne coinvolte nelle attività che hanno portato al processo in corso, ha permesso di organizzare numerosi incontri alla Banca del Tempo utilizzati per letture e approfondimenti sul tema Forteto che hanno destato il bisogno di aprirsi in un primo incontro rivolto anche alla popolazione, organizzato casualmente nella giornata in cui è stato presentato dal Consiglio regionale, in Regione, il libro Setta di stato.

   Durante l’incontro sono stati letti documenti ufficiali, si è parlato della vicenda “Forteto” dopo la conclusione del processo di primo grado, alla luce della sentenza emessa il 17 giugno 2015 dal tribunale di Firenze e delle motivazioni pubblicate a settembre.

      Erano presenti i rappresentanti delle due Associazioni organizzatrici, i volontari di Artemisia, che segue con il progetto Oltre, finanziato dalla Regione Toscana, le vittime del Forteto, dell’associazione Astolfo e un bel numero di semplici cittadini.

     Ha coordinato la serata Emanuela Periccioli, delegata alle pari Opportunità del Comune di Borgo San Lorenzo, che ha spiegato lo scopo dell’incontro: riuscire ad avere una conoscenza della vicenda attraverso lettura di atti ufficiali, lontana da posizioni ideologiche e/o di parte.

     In apertura i saluti con la lettera dell’assessora alla cultura del comune di Borgo san Lorenzo Cristina Becchi, in riferimento alla sua esperienza di giornalista sui fatti del Forteto; con le parole per la diffusione dei due eventi di Teresa Bruno e Petra Filistrucchi, Presidente e vicepresidente dell’Associazione Artemisia (non capisco di quali eventi si tratta); successivamente si è proceduto con letture di documenti tratti dalle motivazioni della sentenza.

Numerosi gli interventi di fuoriusciti dalla cooperativa con l’intento di spiegare il loro percorso di vita all’interno della stessa e i motivi che, dopo molti anni, li hanno spinti all’abbandono; rilevanti gli interventi di molti degli intervenuti.

       Sono emersi aspetti positivi dell’attività della Fondazione Forteto, (collaborazione con le scuole del Mugello e della provincia, che ha contribuito ad accrescere all’esterno la propria immagine positiva, ottenendo crediti incondizionati sul fronte Politico e Istituzionale.

     Dalle letture emerge che più l’immagine esterna si rafforzava con l’azione di personaggi illustri, spesso in buona fede, utilizzati appositamente al fine di accrescere il Prestigio del Forteto, più l’asticella della follia criminale all’interno della comunità si alzava.

     I presenti hanno dimostrato vivo interesse a ciò che è stato presentato, con domande e con la richiesta di continuare ad approfondire la conoscenza di questa realtà che poteva anche apparire molto positiva e che ha purtroppo condizionato negativamente la vita di decine e decine di persone, spesso, ma non necessariamente, molto fragili.

Sono stati suggeriti anche incontri con professionisti esperti nella conoscenza di realtà comunitarie complesse, in cui le persone coinvolte possono perdere ogni capacità di giudizio e di critica, ogni contatto con il mondo esterno, come se l’unicità della vita reale fosse solo quell’immagine distorta della coercitiva realtà di appartenenza.

   Sarebbe interessante avere la sintesi della commissione che in data odierna (l’articolo è stato redato l’8 febbraio 2016, NdR) dovrebbe aver constatato le connessioni tra se la gestione in vigore e la gestione della precedente struttura, oggetto di processi e provvedimenti.

   La struttura risente economicamente di quanto è da anni nelle cronache dei giornali e che ancora, a distanza di quaranta anni, ancora non ha visto l’epilogo dei fatti riportati nei vari procedimenti.

   Il gruppo che si riunirà al Centro Incontri a fine febbraio vorrebbe provare a ipotizzare una soluzione che trovi finalmente la corretta conclusione sia da un punto di vista economico oltre che sociale.

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È ripreso il ciclo delle conferenze di Pro Natura Firenze

Di Alberto Pestelli

Il 10 febbraio 2016 ha ripreso con grande successo di pubblico il ciclo Febbraio/Marzo delle Conferenze organizzate da Pro Natura Firenze. Il primo appuntamento si è svolto presso la Sala Conferenze di Allianz Bank in piazza Savonarola a Firenze ed ha visto, come protagonista, il dottor Pier Luigi Nicoletti, microbiologo fiorentino. La serata è stata dedicata al “Microbioma: tutto un mondo dentro di noi”.

Il dottor Pier Luigi Nicoletti

Il dottor Pier Luigi Nicoletti

Ma che cos’è il microbioma. È niente meno che “l’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni di tutti i microrganismi di un determinato ambiente definito” (fonte Wikipedia). L’organismo umano o parti di esso, come lo sono l’intestino, l’apparato respiratorio e la cute stessa, rappresentano perfettamente questo ambiente definito.

Il dottor Nicoletti ha spiegato, con parole semplici e dirette, l’importanza dello studio dei microrganismi che la nostra specie ospita al suo interno e all’esterno del corpo, paragonando questo insieme come un vero e proprio organo supplementare per il metabolismo e per il sistema immunitario. Ha sottolineato, secondo l’ipotesi dell’igiene, che l’aumentata diffusione di molte malattie può essere attribuita ad uno scarso se non assente contatto con i microrganismi.

Parte del pubblico presente

Il dottor Nicoletti ha presentato dei recenti studi sul microbioma ed eventuali trial di ricerca attualmente in corso per la cura di alcuni tipi di malattie con la speranza di “chiuderle nel classico cassetto delle cose da dimenticare”.

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