Recensione: “Il diario di un ciclista fiesolano in fuga” di Alberto Pestelli

Recensione a cura di Iole Troccoli

 

Il diario di un ciclista fiesolano in fuga www.youcanprint.it 2015

Il diario di un ciclista fiesolano in fuga www.youcanprint.it 2015

 

Siamo nel 1924, e questa è la storia di Dino Corsetti, ciclista fiesolano in fuga.

Dino è ancora un bambino, all’inizio del racconto, poi diverrà ragazzo, un ragazzo che ama la sua terra di origine, il suo amico Gino, e la bicicletta.

Su esortazione della maestra tiene un diario, ma ciò che scriverà su questo diario fittizio saranno solo “sciocchezze”. Il vero diario è segreto, e, come dice lui stesso, “non lo leggerà nessuno”.

È qui che annoterà le sue emozioni sincere e le sue paure reali, il suo amore per la famiglia e la passione intensa e improvvisa per la bicicletta e il ciclismo.

Sullo sfondo, ma coprotagonista del romanzo, è il periodo oscuro che anticipa lo scoppio della seconda guerra mondiale, la morte di Giacomo Matteotti, l’inizio delle persecuzioni fasciste e naziste.

Su questo sfondo così difficile si muove Dino, bambino sensibile e diligente, mentre parallelamente alle sue vicende scolastiche e non, si susseguono le varie edizioni del Giro d’Italia e del Tour de France.

Gli eventi preparano il terreno politico e sociale alla guerra, mentre passano gli anni.

Dino è cresciuto, è diventato un giovane uomo. Ha conosciuto Gino ed è nata una grande amicizia, una comune passione per la pedalata.

Entrambi vivono con grande sofferenza la situazione dell’Italia sotto il fascismo, la progressiva limitazione della libertà del popolo.

E proprio da questo desiderio infinito di libertà che prende corpo l’idea della fuga.

Dino e Gino programmano la fuga dall’Italia e scappano. In bicicletta. È una fuga per la libertà.

Dino, a un certo punto del loro rocambolesco percorso, dirà che “il futuro è un orizzonte che non si lascia mai raggiungere”, l’importante, però, è resistere, seguire il sogno come un vento che “non ha catene”, un’idea di libertà che si può solcare anche a due ruote, attraversando città e paesi sconosciuti, toccando con mano e fortunatamente la bontà genuina di tante persone, inseguendo la vita e la speranza nonostante il rumore sempre più vicino dei bombardamenti, nonostante le tante morti.

Un fuggire che è un ritrovarsi, in fondo, quando si diventa grandi all’improvviso ma si mantiene nel fondo dell’animo l’amore per le proprie radici, e si sperimentano il terrore e il coraggio, insieme alla voglia di esserci, sempre e comunque. Dino lascerà al bisnipote, che porta il suo stesso nome, la bicicletta tanto amata, simbolo ed emblema della sua, come di tanti altri, vita, in quel periodo burrascoso della nostra storia. E il nipote promette che anche lui volerà su quelle due ruote.

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Referendum contro le trivelle

ATT0

La Federazione Nazionale Pro Natura ci ha appena inviato questo importante comunicato stampa per il Referendum del 17 Aprile per fermare le trivelle. Alleghiamo il documento nel formato PDF scaricabile direttamente da questa pagina.

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Conferenza Pro Natura Firenze – Un tesoro da salvare: Il Castello e il Parco di Sammezzano

Volantino SammezzanoPer saperne di più entra QUI

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Vogliamo veder condannato il bracconiere di Lupi!

La Federazione Nazionale Pro Natura e il Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus ci hanno inviato questo comunicato importante che riportiamo in questa pagina.

Vogliamo veder condannato il bracconiere di Lupi!

Le associazioni ecologiste Federazione nazionale Pro Natura e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno provveduto (22 febbraio 2016) a denunciare alle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Parma e di Monza (dove ricade il Centro produzione televisivo Mediaset) l’ignoto bracconiere di Lupi fra i protagonisti del servizio televisivo andato in onda nel corso della trasmissione Le Iene del 16 febbraio 2016.

Qui il video “Quando il Lupo diventa una minaccia”, di Veronica Ruggeri, girato nell’Appennino Parmense, dove vi sarebbe una vera e propria pretesa invasione di Lupi. Nel video compare un ignoto bracconiere che si vanta di aver ucciso almeno 15 esemplari di Lupo con modalità particolarmente crudeli (mediante un amo).

In realtà, il ritorno del Lupo sull’Appennino Parmense, ormai a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, costituisce un importantissimo arricchimento della biodiversità e la fondamentale forma naturale di contenimento degli ungulati, in particolare il Cinghiale (Sus scrofa).

Il servizio televisivo andato in onda è criticabile per molti versi, in ogni caso l’uccisione di un Lupo (Canis lupus), specie particolarmente protetta, è sanzionata penalmente (art. 30, comma 1°, lettera b, della legge n. 157/1992 e s.m.i.), mentre “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”  ai sensi dell’art. 544 bis cod. pen.

La situazione del Lupo in Italia è certamente migliorata nel corso degli ultimi anni proprio grazie alle normative di tutela e alle varie iniziative di contrasto della predazione del bestiame domestico finanziate con fondi comunitari e nazionali.  Tuttavia nel solo periodo 2013-2015 sono stati uccisi da bracconaggio (40,8%) e incidenti vari (45,6%) almeno 115 esemplari. E un altro grave rischio è rappresentato dall’inquinamento genetico.

Altro che assurde proposte di riapertura della caccia al Lupo sotto qualsiasi forma!

Le associazioni ecologiste Federazione nazionale Pro Natura e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspicano che la magistratura inquirente accerti al più presto identità dell’ignoto bracconiere ed eventuali complicità, perché sia sanzionato in modo esemplare.

 

Federazione nazionale Pro Natura e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Stefano Deliperi

ATT0

 

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Veneto – Vivere la montagna: Case Bortot (Belluno)

di Paola Capitani

 

Nella fredda serata invernale una stufa accoglie il pubblico che si raduna sulle pendici delle montagne bellunesi per ascoltare gli scrittori e i relatori a parlare di ecologia e ambiente, diritti e doveri, società e costumi, famiglia e abitazione. Una trentina di persone che hanno avuto il piacere di ascoltare gli autori, ma soprattutto di dedicare un paio di ore a un tema caro ai convenuti:

Ambiente e Rispetto

La cena, avvenuta in una sala in legno riscaldata da una bellissima stube, ha contribuito a cementare tra una chiacchiera e l’altra, scambi culturali, a far maturare progetti e proposte, tra le quali quella di una Rete, un collegamento tra operatori impegnati negli stessi progetti: l’altopiano bergamasco della Presolana, il territorio del Mugello, le montagne dell’Abruzzo, i monti della Sila, le cime delle Apuane… tutte realtà diverse che hanno in comune il rispetto dell’ambiente e l’amore per il patrimonio culturale e ambientale.

Un legame sottile che può facilmente scavalcare cime e passi e unire dialetti e parlate differenti nel ritmo della cultura e dell’arte, della storia e della comunicazione.

I programmi e le metodologie usate dai diversi gruppi nelle varie località sono molto simili tra di loro: si tratta solo di trovare un collegamento e una strategia per fare Rete e far circolare le diverse attività.

Il Centro Studi Montagna Sospirolese ha presentato, tramite due relatori – Teddy Soppelsa e Paolo Paganin – l’iniziativa “La montagna di mezzo: idee ed esperienze”. Il primo relatore ha proposto un excursus sul rapporto uomo-montagna nel passato e nel presente. Il secondo intervenuto ha giocato in casa presentando alcune sue recenti esperienze di escursionistica.

Ricca di spunti è stata l’introduzione di Soppelsa, che ha descritto differenze e similitudini tra il vivere in alta quota di un tempo, quando la montagna era luogo di lavoro e vita per l’uomo, e l’attuale modo di rapportarsi a essa, cioè da camminatore. E ha ricordato le corrette modalità di approccio e l’importanza di comprendere e rispettare la montagna, oltre a proporre esperienze di escursionismo in Piemonte e Alto Adige, ripetibili sulle vette bellunesi.

Di contro, Paganin ha poi svelato alcune sue escursioni lungo il sottogruppo del Pizzocco con alcuni amici; commovente la descrizione dell’incontro con l’alpinista Riccardo scomparso nella Val del Burt.

Tra i suggerimenti delle serate organizzate nei diversi incontri ritornano gli argomenti legati al rispetto del patrimonio dei sentieri, del panorama e del territorio, all’educazione ambientale che ancora lascia molto a desiderare, all’abitudine a non consumare l’acqua e le risorse primarie che già in molti paesi sono risorse rare. Soprattutto un monito: rovinare la bellezza dell’ambiente genera infelicità. Come ricorda il detto indiano “quando l’ultimo albero sarà tagliato e l’ultimo fiume prosciugato ci renderemo conto che il denaro non si mangia”.

In Camminando di Davide Sapienza (www.lubrina.it), attento scrittore rispettoso dell’ambiente, ci offre una serie di scorci paesaggistici e di itinerari attinti da viaggi a piedi percorsi nel Nord (in particolare in Scozia), ma non solo.

I concetti-chiave che ricorrono sono quelli eterni, di sempre: Rubha Hunish, un luogo fisico-ideale, che sa di meta e di oltre, e sembra come una promessa dietro ogni crinale od orizzonte; l’acqua, l’elemento liquido che scorre e ritorna senza posa, in una coincidenza di essere e divenire che ricorda la carica enigmatica del filosofo Eraclito, l’Oscuro, ma è anche intrisa dell’energia intima della Natura, che a sua volta è una musica fortemente intuitiva.

Una dimensione privata e cosmica: quella dell’Ognidove, che pare riecheggiare, rovesciandola, l’idea beatlesiana – cara a Davide Sapienza – del Nowhere Man. l’Everywhere, un concetto panico, che è evocativo di una dimensione personale (soggettiva) e geografica (oggettiva): contemporaneamente persona e luogo. I percorsi a piedi di Davide Sapienza tracciano un ponte tra la persona e le cose del mondo, unite dal passo, che segna il contatto intenso ed evoca l’unità dell’individuo con tutto ciò che esiste, sciogliendone la soggettività nell’universo dell’essere. “Camminando, ho imparato a stare fermo” come dice Davide Sapienza nel suo libro.

Lo Schiara

Prossimamente l’interessante programma a maggio

Le montagne dopo eventi estremi: declino o nuovi percorsi di sviluppo?

Convegno Internazionale organizzato da Rete Montagna, EURAC, Centro Internazionale per gli studi storici e geografici sull’Appennino

L’Aquila, Auditorium del Parco, 26-28 maggio 2016, 

http://www.alpinenetwork.org/le-montagne-dopo-eventi-estremi-declino-o-nuovi-percorsi-di-sviluppo/

Come dicono gli amanti della montagna…”Quando arrivate in montagna, non siete padroni di tutto ciò che vi circonda, ma ospiti… ospiti di un ambiente naturale, ospiti del sogno di qualcuno, ospiti di chi vive quotidianamente questi luoghi… ospiti di un mondo degno del massimo rispetto.

Tutti noi nel nostro piccolo dobbiamo rispettare e amare quest’ambiente, la natura ed i suoi preziosi doni.

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: IL MESE DI MARZO

Di Alessio Genovese

L’inverno meteorologico volge ormai al termine e dal primo marzo si entra ufficialmente nella primavera. Prima di esprimere delle considerazioni rispetto al prossimo mese, vorrei però innanzitutto mettere in evidenza come le ipotesi che avevamo avanzato a fine gennaio per il mese di febbraio si sono poi rivelate in larga parte errate. Questa è la riprova di come ancora siamo molto lontani da poter azzardare, indici alla mano, delle previsioni meteorologiche piuttosto accurate o, meglio ancora, forse bisogna porre maggiore fiducia nelle previsioni stagionali dei più importanti centri di ricerca mondiale che, in realtà, come del resto avevamo anche detto in questa stessa rubrica a fine autunno, avevano ampiamente previsto dei mesi invernali con un marcato “sopra media” termico e scarse precipitazioni. A essere ancora più precisi, sono ormai tre anni consecutivi che l’inverno italico risulta non pervenuto e questi centri di calcolo hanno sempre previsto ciò in maniera corretta. Forse è una motivazione psicologica, che ha spesso spinto alcuni esperti o semplici appassionati (mi ci metto anch’io!) a lasciare aperto lo spiraglio per degli episodi che dovrebbero essere tipici della stagione invernale (freddo e magari neve) e che poi non si sono verificati. Attenzione, però, a non cadere nel catastrofismo più assoluto; se è vero che il 2015 è stato un anno molto caldo, così come lo è stato il mese di gennaio ’16, ciò non vuol dire che il freddo non esista più. Guarda caso, proprio negli ultimi tre anni sugli Stati Uniti si sono abbattute alcune delle più grandi bufere di neve della storia moderna. Chi ci dice che nei prossimi tre anni la bilancia non possa pendere dall’altra parte del piatto?

New York sotto la neve

New York sotto la neve

Tornando ai giorni nostri, febbraio volge ormai al termine e con esso anche il vero inverno. Dopo un lungo periodo di mancanza d’acqua, intorno alla metà del mese sono arrivate le prime importanti piogge e possiamo anticipare che altre, ancora più importanti, ne arriveranno fra fine mese e l’inizio di un marzo che potrebbe riservarci delle sorprese, soprattutto nella prima decade. Quello che a oggi, elaborati alla mano, risulta evidente, è che a breve non avremo più la preoccupazione per una possibile siccità. Al contrario, dovremo fare attenzione a evitare accumuli eccessivi e questo in particolar modo nelle “solite” regioni del centro-nord Tirreno, alta Toscana e Liguria in primis. Almeno fino alla metà della prima settimana del mese, vi saranno ripetute occasioni per piogge abbondanti, a causa di un vortice di bassa pressione che si sta formando sul Mediterraneo centrale per un nucleo di aria artica nord atlantica.

Non è poi da escludere, sempre considerando le uscite dei modelli meteo degli ultimi giorni, che l’Italia rimanga meta di massa d’aria che potrebbero diventare via via sempre più fredde, con arrivo, entro il primo fine settimana del mese, di aria polare marittima che in seguito potrebbe diventare anche continentale. Ciò accadrebbe per la tendenza dell’Alta pressione delle Azzorre a defilarsi in pieno Atlantico e a erigersi a più riprese verso nord, lasciando scendere l’aria fredda verso sud. Non sarà che le stagioni si sono invertite? In realtà, l’inizio della primavera favorisce spesso gli scambi di calore per i meridiani e in questa fase il vortice polare, molto forte e compatto per tutto l’inverno, incomincia a perdere forza, prima di scomparire del tutto con l’inizio dell’estate. Vi è anche un’ipotesi molto suggestiva che prevede un’improvvisa e anticipata rottura dello stesso vortice polare, che determinerebbe in gergo tecnico uno split. Se ciò accadesse, allora il freddo si farebbe sentire con la F maiuscola. Noi però non vogliamo creare allarmismi e soprattutto speriamo che se ciò dovesse accadere non comporti dei danni alla vegetazione che sta sbocciando in anticipo, a seguito delle temperature tiepide delle ultime settimane. A tal proposito è emblematico e curioso come chi soffre di allergie stagionali, come lo scrivente, fino a pochi anni fa avvertiva i sintomi fra aprile e maggio, ora invece il tutto è anticipato, addirittura a fine gennaio. Io però non mi voglio arrendere all’irreversibilità del clima e in un prossimo articolo, se vorrete leggerlo, vi parlerò delle possibili tendenze per i prossimi anni.

Alessio Genovese

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Avvoltoi chimici

erbicida

Di Gianni Marucelli

Molti avvoltoi si aggirano nei nostri cieli, e purtroppo non sono più quelli con le ali, il becco, le piume e gli artigli, che sono stati eliminati dalle doppiette e dalla scomparsa della pastorizia.

Molto più pericolosi di questi rapaci necrofagi, gli animali di cui sto parlando si cibano di euro, dollari, yen e… di carne umana.

Ne stiamo identificando tanti: cementificatori, petrolieri, lobbies degli armieri e dei cacciatori, e, naturalmente, i peggiori, cioè i politici che li appoggiano.

Oggi, ci interessa parlare di quei “mercanti di morte” (morte dell’ambiente e, più egoisticamente, di noi piccoli umani che di qualcosa dobbiamo pur cibarci) che producono e vendono pesticidi ed erbicidi per uso agricolo e di comunità.

D’accordo, senza di essi (pesticidi – più elegantemente denominati fitofarmaci) sarebbe molto difficile coltivare e produrre in modo efficiente e a basso costo, ma, e da un bel po’, abbiamo superato abbondantemente la soglia di rischio.

Uno dei fitofarmaci più utilizzati, e contestati, è il Glifosato, di cui abbiamo parlato in altri interventi. Qualcuno ricorderà che su di esso sono stati espressi giudizi contrastanti da parte della comunità scientifica: per alcune organizzazioni, come l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro, diramazione dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità (ovvero ONU), il prodotto è sicuramente cancerogeno per gli animali e quasi certamente anche per gli uomini, per altre, come l’europea EFSA, non si correrebbe alcun rischio.

Ora, l’Unione Europea deve decidere se prorogare il permesso di distribuzione per i prodotti che contengono Glifosato ancora per 15 (quindici) anni, e c’è il pericolo che ciò venga concesso al colosso mondiale del settore, la “famigerata” Monsanto.

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Tutto questo, quando un semplice “principio di precauzione” imporrebbe l’esatto contrario.

Per tale ragione, le principali associazioni italiane che si occupano del problema, ben 32, tra cui la Federazione italiana Pro Natura, hanno sottoscritto il documento che potete scaricare qui sotto, inviandolo al nostro Governo, al quale chiedono la definitiva messa al bando del Glifosato.

Il Glifosato è il prodotto chimico più utilizzato in agricoltura, eliminarlo non sarà facile.

E gli avvoltoi intanto continuano a ruotare, in attesa di nuovi cadaveri…

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Il Governo Renzi tenta di svuotare la normativa di tutela degli Habitat

Pubblichiamo per esteso un importante comunicato che ci giunge dalla FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA e dal GRUPPO D’INTERVENTO GIURIDICO ONLUS

Il Governo Renzi sfida l’Unione Europea in materia di salvaguardia degli Habitat naturali e dell’avifauna selvatica

Come noto, infatti, la direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, e la flora ha avviato e comportato la realizzazione della Rete Natura 2000, mediante l’individuazione dei siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e delle zone di protezione speciale (Z.P.S.) ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica.

Stabilisce poi, all’art. 6, comma 3°, che “qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica”.

L’Italia ha provveduto a darvi attuazione con il D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i. Nello specifico, l’art.5, comma   8°, disponeva testualmente: “l’autorità competente al rilascio dell’approvazione definitiva del piano o  dell’intervento acquisisce preventivamente la valutazione di incidenza, eventualmente individuando modalità di  consultazione  del pubblico interessato dalla realizzazione degli stessi”.

Ora l’art. 57, comma 2°, della legge 28 dicembre 2015, n. 221 testualmente stabilisce: “le disposizioni dell’articolo 5, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n.  357, e successive modificazioni, si applicano esclusivamente ai piani.

E’ una bella furbata, visto che è del tutto evidente la sottrazione dello svolgimento della necessaria, preventiva e vincolante riguardo tutti gli interventi ricadenti in aree S.I.C. e Z.P.S. in palese violazione della disciplina comunitaria. Ed è una furbata che può costare molto cara.

Infatti, già nel 2014 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha aperto la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI[1] “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat a causa di svariate attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale in aree S.I.C. e Z.P.S.

In seguito la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche europee – Struttura di missione per le Procedure di infrazione ha coinvolto (nota n. 3253 del 27 marzo 2015) i Ministeri competenti e la Conferenza permanente Stato – Regioni – Province autonome riguardo le ulteriori contestazioni e richieste delle Istituzioni europee.

La Commissione europea – DG Ambiente ha già evidenziato, in particolare, carenze qualitative nelle relazioni di incidenza ambientale, carenze nelle procedure di V.INC.A., elusioni, mancanza di trasparenza, scarso coinvolgimento degli enti di gestione di S.I.C./Z.P.S., carenze nei riscontri dell’effettivo rispetto delle conclusioni della procedura di V.INC.A., carenze di professionalità nella predisposizione delle relazioni di incidenza ambientale, assenza di sanzioni per il mancato rispetto della normativa e delle conclusioni della procedura di V.INC.A.

Ora la furbata peggiora le cose.

Le associazioni ecologiste Federazione nazionale Pro Natura e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno chiesto (20 febbraio 2016) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo di esaminare le nuove disposizioni di cui alla legge n. 221/2015 per verificarne la rispondenza alla normativa comunitaria in materia di salvaguardia degli Habitat e dell’avifauna selvatica. Il rischio ora è quello dell’apertura di una procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (direttiva n. 92/43/CEE) e, in conseguenza di eventuale sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia europea, di una pesante sanzione pecuniaria a carico dell’Italia (e per essa alle amministrazioni pubbliche che hanno causato le violazioni), grazie soprattutto a omissioni o pressapochismo in materia di tutela ambientale, nonostante le tante istanze ecologiste.

Che cosa accade in questi casi?

Se non viene rispettata la normativa comunitaria, la Commissione europea – su ricorso o d’ufficio – avvia una procedura di infrazione (art. 258 Trattato U.E. versione unificata): se lo Stato membro non si adegua ai “pareri motivati” comunitari, la Commissione  può inoltrare ricorso alla Corte di Giustizia europea, che, in caso di violazioni del diritto comunitario, dispone sentenza di condanna con una sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.

Si ricorda che le sanzioni pecuniarie conseguenti a una condanna al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione europea con la Comunicazione Commissione SEC 2005 (1658): la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.

Fino a qualche anno fa le sentenze della Corte di Giustizia europea avevano solo valore dichiarativo, cioè contenevano l’affermazione dell’avvenuta violazione della normativa comunitaria da parte dello Stato membro, senza ulteriori conseguenze.    Ora non più.

Attualmente sono ben 91 le procedure di infrazione aperte contro l’Italia dalla Commissione europea. Di queste addirittura 20 (quasi un quinto) riguardano materie ambientali.

L’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia per gli aspetti pecuniari avviene molto rapidamente: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo Stato membro condannato: in Italia gli effetti della sanzione pecuniaria vengono scaricati sull’Ente pubblico territoriale o altra amministrazione pubblica responsabile dell’illecito comunitario (art. 16 bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).

Ovviamente gli amministratori e/o funzionari pubblici che hanno compiuto gli atti che hanno sostanziato l’illecito comunitario ne risponderanno in sede di danno erariale.

Bruxelles è molto più vicina di quanto possiamo pensare. Il Governo Renzi, le Giunte regionali, gli Enti locali riusciranno a capirlo in tempo?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus   e Federazione nazionale Pro Natura

Stefano Deliperi

[1]  nell’ambito della procedura di indagine sono state considerate ipotesi di violazione della normativa comunitaria diversi casi oggetto di ricorsi inoltrati dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, spesso insieme alle associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, E.N.P.A., WWF.  Precisamente:

* calendario venatorio regionale sardo 2012-2013 e calendario venatorio regionale sardo 2013-2014 in assenza di procedura di V.INC.A. pur prevedendo la caccia anche entro S.I.C. e Z.P.S. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014);

* caccia con appostamenti fissi a ridosso del S.I.C. e Z.P.S. “Torbiere del Sebino, sul lago d’Iseo (BS, BG) in assenza di procedura di V.INC.A. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014);

* attività addestrative nei poligoni militari di Capo Teulada (Teulada, CA) e di Torre Veneri (Lecce) nei due S.I.C. “Isola Rossa e Capo Teulada” e “Torre Veneri” in assenza di procedura di V.INC.A. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014);

* interventi di messa in sicurezza delle gallerie minerarie dismesse di Sa Duchessa, Su Corovau, Reigraxius, Barraxiutta, Macciuru (Domusnovas, CI), effettuati mediante opere in muratura con aperture minime e assolutamente insufficienti per la protezione di popolazioni di varie specie di Chirotteri e Anfibi, in assenza di adeguata di procedura di V.INC.A. (nota prot. n. ENV.D.2/LS/vf/EU-Pilot/6730/14/ENVI del 15 luglio 2014).

Nel 2015 sono state aggiunte nove vicende analoghe di mancanza di procedure di V.INC.A. in varie regioni italiane, fra cui l’ampliamento dell’aeroporto di Cagliari-Elmas.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Via Cocco Ortu, 32 – 09128 Cagliari – sul web: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com e-mail: grigsardegna5@gmail.com, grigsardegna@tiscali.it

 

Federazione nazionale Pro Natura Via Pastrengo 13 10128 Torino Tel. 011.5096618 Fax 011.503155 http://www.pro-natura.it e-mail: info@pro-natura.it PEC: federazione.pronatura@pec.it

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Lo stranerbario dello Speziale: “Io, Stramonio, albero del paradiso…”

Di Alberto Pestelli

Stramonio - pubblico dominio

Stramonio – pubblico dominio

© Alberto Pestelli 2015

© Alberto Pestelli 2015

Copertina "Stranerbario poetico"

Copertina “Stranerbario poetico”

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UN FEROCE ATTACCO ALLA BIODIVERSITÀ

Di Gianni Marucelli

Un feroce attacco alla biodiversità…

Così la LIPU e l’ENPA definiscono l’attuale tentativo, in atto nella Commissione parlamentare ambiente, di “assassinare” quel miracoloso complesso di Parchi e Aree naturali che, con fatica, il nostro Paese ha messo in piedi negli ultimi quarant’anni. Il “vulnus” è ancora rappresentato dalla questione “caccia”, che si vuole introdurre ovunque (è di oggi la notizia che in Trentino Alto Adige

si starebbe per liberalizzare del tutto l’attività venatoria). Lo apprendiamo dalla rivista on line “Italiambiente”, quasi identica nel nome alla nostra, e comunque vicina nell’approccio alle problematiche ambientali. Riportiamo perciò un ampio stralcio dell’intervento della collega Elena Livia Pennacchioni, complimentandoci con lei per la puntuale informazione: (da www.italiambiente.it).

«Mentre l’attenzione del Paese è rivolta all’aula del Senato, al tema delle Unioni Civili, in Commissione Ambiente del Senato si consuma un gravissimo atto di guerra contro il sistema dei Parchi e delle Aree Protette, attraverso l’introduzione di un vero e proprio regime di caccia contro tutte le specie e per tutto l’anno”. Lo dichiarano l’Ente Nazionale Protezione Animali e la Lipu-BirdLife Italia in merito alle votazioni al Senato del testo unico di riforma della legge 394/91 sulle aree protette.

Smeriglio

In quella che può diventare una giornata nera per la protezione della natura in Italia, sono stati respinti in Commissione Ambiente quegli emendamenti all’articolo 10 della legge di riforma delle aree protette, che stravolge la legge sui Parchi, nata con una vera conquista di civiltà per il nostro Paese. Il testo scritto dalla 13esima Commissione Ambiente e Territorio, e in particolare dal relatore, Massimo Caleo, apre i parchi alla mercé della caccia, travestita da “controllo faunistico”. Si potrà abbattere o catturare fauna selvatica tutto l’anno, in ogni periodo e di ogni specie, con danni gravissimi alla biodiversità, all’ambiente e alla sicurezza dei cittadini che frequentano i parchi per goderne le bellezze.
“Un attacco feroce alla biodiversità, che mai in tanti anni avevamo visto, neppure nei peggiori momenti di caccia selvaggia – proseguono Enpa e Lipu – Il Governo intervenga e fermi questo potenziale disastro, che azzera la sostanza della protezione ambientale d’Italia e consegna le migliori aree naturali italiane alle doppiette. E non è l’unica cosa pessima di questa riforma e tuttavia è un fatto gravissimo e di estrema emergenza, per il quale chiameremo a raccolta e alla massima mobilitazione i nostri associati, tutte le associazioni, tutti i cittadini italiani che plebiscitariamente si sono pronunciati in difesa dei Parchi, contro un vero atto di guerra alla natura, su cui il Governo non può tacere».

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