Quando nasce una collaborazione…

Carissimi amici, vogliamo rendervi partecipi della nuova e speciale collaborazione con l’amica dottoressa Vania Rigoni della Bottega della Pedagogista proponendo quanto ha scritto nel suo articolo apparso sul suo sito professionale www.labottegadellapedagogista.com

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Ardito il Solengo – una econovella di Gianni Marucelli

Ardito il solengo

Di Gianni Marucelli

Questa storia l’ho scritta una decina d’anni fa, prendendo spunto dai racconti di un mio caro amico cacciatore, che abita in un piccolo borgo posto sulle pendici settentrionali del Monte Amiata.
L’amico in questione è un grande conoscitore dell’ambiente e della fauna del proprio territorio, non meno che della storia delle sue genti. Non ama la caccia fatta “in squadra”, preferisce, proprio come il protagonista di questo racconto, cimentarsi da solo nell’arte venatoria.
Ma le somiglianze col personaggio finiscono qui; del resto, anche il deuteragonista della storia, il cinghiale Ardito, è frutto esclusivo della mia fantasia.
Questa “econovella” è già stata pubblicata alcuni anni fa, nel volume di racconti “Toscana, donne e misteri”, edito da Liberodiscrivere. Ho creduto opportuno riproporla ai lettori, per mostrare quanto sia lontano il concetto di “caccia” quale cimento individuale, dai massacri accuratamente programmati, che un vecchio cacciatore di cinghiali della mia zona, da me intervistato, ha definito, con appropriatezza, “strage vergognosa”.
Vi auguro una piacevole lettura.

Gianni Marucelli

Per effettuare il download gratuito entra QUI

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Turismo: lavorare insieme con lo stesso obiettivo di riuscita per il territorio e per l’impresa

di Luigi Diego Eléna

Bagno Vignoni © Alberto Pestelli 2014

Bagno Vignoni © Alberto Pestelli 2014

Lavorare per intervenire sui dati relativi alle statistiche turistiche è un lavoro congiunto, puntuale senza soluzione di continuità sia degli operatori e sia delle istituzioni.
Ad esempio necessita il quadro complessivo degli arrivi e delle presenze turistiche di tutta l’annata trascorsa in rapporto a quella degli anni precedenti. Sono solo parte degli strumenti di marketing cui riferirsi per costruire obiettivi comuni.
Ma la ragione prioritaria è che se vogliamo decidere seriamente cosa fare, pubblico e privato per rafforzare il settore turistico che è definito da tutti settore strategico di tutta la Regione dobbiamo partire dai dati reali, capire i nostri punti di forza e i punti di debolezza, delineare una strategia convincente.
A chi, cosa, come intercettare la domanda per poi riferirci e soddisfare. La riforma del turismo le risorse per le imprese private e i progetti pubblici di valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale finalizzato al turismo, la disponibilità di Enti Locali di investire di più in questo settore sono già buone basi. Molto dipende da noi, dagli investimenti materiali e immateriali coordinati di soggetti pubblici e operatori privati e se superiamo tutti le tentazioni strumentali, può essere una positiva occasione di confronto e di sviluppo di proposte e progetti concreti e innovativi.
Ognuno per la propria responsabilità e conoscenza sia pronto a fare la sua parte che in sinergia e simbiosi è la parte di e per tutti.

 

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Ultim’ora: La legge regionale toscana “Remaschi” è passata…

UltimaOra

di Gianni Marucelli

Si potrà sparare sempre e ovunque per tre anni. La Toscana si è suicidata!

Apprendiamo oggi, alle 20,30, che, nonostante le proteste di ambientalisti, animalisti, uomini e donne di sport e di cultura, il Consiglio regionale toscano ha approvato la cosiddeta Legge Remaschi (dal suo primo firmatario), che prevede, in deroga alla legge nazionale sulla caccia, l’abbattimento continuato di circa 250.000 ungulati, un numero enorme, per tre anni, anche nei Parchi nazionali e regionali.
Un provvedimento insensaro, improvvido, antiscientifico, devastante, limitativo della libertà del cittadino di passeggiare nei boschi e nelle campagne senza rumori di schioppettate, che alienerà per lunghi anni ogni simpatia del turismo internazionale per la Toscana.
Un provvedimento che specula sulla carne degli animali uccisi, per la quale è già pronta una filiera di macellazione e rivendita e i cui proventi non si sa ancora a chi andranno.
Una sporca faccenda che chiama in causa la coscienza di noi tutti.
E’ probabile che venga presentato un ricorso alla Magistratura contro questo scempio. O, almeno, noi di “L’Italia, l’uomo, l’ambiente” ce lo auguriamo.

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LEGGE REMASCHI IN TOSCANA, UNA INUTILE STRAGE: ECCO IL LINK PER OPPORSI

Di Gianni Marucelli

Nei giorni scorsi, vi abbiamo informato sulla Legge Remaschi, in discussione al Consiglio regionale toscano, che prevederebbe, sulla base di dati non certi e non riflettendo sulle conseguenze, di aprire per tutto l’anno – e per tre anni – la caccia agli ungulati (caprioli, cinghiali, daini, cervi ecc.) anche nei Parchi naturali. Obiettivo: massacrare centinaia di migliaia di animali, far felici i cacciatori, guadagnare soldi con l’aperura di macelli appositi (il primo è già stato inaugurato a San Miniato – Pisa) in cui preparare per la vendita la carne degli animali uccisi.

Vi sono mille e uno motivi per dire no: vi esponiamo solo quest’ultimo (per gli altri vi rimandiamo all’articolo già pubblicato e all’editoriale del numero dell’1 Febbraio di questa rivista): calcolando che una cartuccia – o un proiettile – per la caccia al cinghiale pesa circa 30 grammi, e che per abbattere uno di questi selvatici di grossa taglia se ne utilizzeranno in media 8 – 10, quanto piombo andrà a inquinare boschi e campagne? Per 300.000 capi abbattuti ogni anno (che è l’obiettivo prefissato), è facile fare il conto: 90.000 kg., ossia 90 tonnellate…

Se vi sembran poche…

Ecco il link per firmare l’Appello lanciato da Change.org:

https://www.change.org/p/urgente-diciamo-no-alla-strage-di-cinghiali-e-caprioli-in-toscana?recruiter=45233883&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

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UNA BABELE DI SEMI

Dal Piemonte ci giunge questa interessante iniziativa

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IN TOSCANA SI PREPARA UN BAGNO DI SANGUE

In dirittura di arrivo la legge regionale contro cinghiali, caprioli, cervi, daini e affini

 Di Gianni Marucelli

fonte della foto: cacciabruzzo.blogspot.com

Capriolo – fonte della foto: cacciabruzzo.blogspot.com

 Non se ne parla ancora molto sugli organi d’informazione (è noto che le azioni peggiori si compiono in silenzio), ma in Consiglio regionale della Toscana si sta dibattendo la già famigerata (prima ancora della sua approvazione) Legge sulla “limitazione” della popolazione di ungulati – cinghiali, ma anche caprioli, daini, cervi e mufloni – che sarebbero in smisurato esubero nella regione, mettendo a rischio non solo le colture, ma anche l’incolumità delle persone e l’equilibrio degli ecosistemi. Questo eufemismo vuol significare che, per tre anni, sarà caccia aperta per 365 giorni all’anno (salvo i bisestili) e in ogni luogo – si spera non in Piazza della Signoria a Firenze o in Piazza del Campo a Siena – per abbattere almeno 300.000 (avete capito bene!) ungulati. La proposta di legge è stata avanzata dall’Assessore competente (?) Marco Remaschi, che – da buon ex manager di banca nonché ex sindaco, ex presidente di Comunità montana ed ex consigliere regionale – ha pensato non solo di eliminare alla radice il “problema” dell’eccessivo numero di ungulati (non esistono però numeri certi sulla loro consistenza), ma di far adeguatamente fruttare il massacro con l’apertura di appositi centri di macellazione specializzata della selvaggina. Il primo lo ha inaugurato lui stesso, a Settembre, in quel di San Miniato (PI).

Dunque, una “filiera” cruenta – anche se non sappiamo ancora se affidata alle lobbies dei cacciatori oppure se “controllata” da operatori pubblici quali gli agenti delle Polizie provinciali e gli ormai ex Forestali, ora Carabinieri.

Il buon Remaschi, quindi, con una sola fava prenderebbe diversi piccioni – per continuare con una metafora di ambito venatorio: accontentare gli agricoltori che, a ragione ma talvolta anche a torto, si lamentano dei danni alle coltivazioni dovuto alle irruzioni dei cinghiali, far felici naturalmente i cacciatori, cui si darebbe licenza di sparare per tutto l’anno (e quindi incamerare i futuri voti delle due categorie), portare soldi alla Regione con la vendita della carne dei selvatici – si sente parlare di “contribuire alla solidarietà” fornendo proteine a buon mercato alle mense di istituti di beneficienza ecc. Inoltre, diminuirebbero i morti per incidenti a veicoli, causati da cervi, caprioli, mufloni ecc. ignari del Codice stradale. Altro applauso. Infine, si contribuirebbe a salvaguardare l’ambiente forestale danneggiato dagli sciagurati animali.

caccia-cinghiali-cacciatori - fonte della foto: www.toscanamedianews.it

caccia-cinghiali-cacciatori – fonte della foto: www.toscanamedianews.it

Ora, con buona pace della competenza amministrativa dell’assessore regionale, non possiamo esimerci dal fare alcune osservazioni:

  1. Il controllo venatorio della fauna non risolve il problema, come attestato scientificamente (vedi l’articolo apparso l’8 Dicembre 2015, a firma del Segretario generale della Federazione Nazionale Pro Natura, Piero Belletti).
  2. L’apertura della caccia agli ungulati per tutto l’anno danneggerebbe gravemente l’ambiente che si dice di voler proteggere.
  3. I morti e i feriti tra gli sparatori supererebbero di molto (vedi le recenti statistiche relative agli incidenti venatori) quelli dovuti a “intralci” alla guida da parte degli ungulati.
  4. Nessun turista o escursionista sarebbe più libero di girare boschi e campagne senza disturbo.
  5. L’immagine della Toscana quale terra di civiltà e buon senso sarebbe definitivamente compromessa davanti agli occhi dell’opinione pubblica di molti Paesi, con pesanti ricadute sulle presenze turistiche.
  6. In quanto alle mense cui fornire le carni degli uccisi… beh, ogni commento è superfluo, i nostri lettori sono dotati di una buona dose di buon senso.
  7. Infine, last but not least, la coscienza di una buona parte degli stessi cittadini si ribellerebbe di fronte alla strage.

Tutto ciò, in particolare gli ultimi punti, appare tanto più evidente in presenza di un appello contro l’approvazione di una simile Legge-scempio, già presentato il 16 Gennaio e firmato da molti notissimi intellettuali e artisti, tra cui citiamo:

Andrea Battiato, Sandro Veronesi, Giorgio Panariello, Dacia Maraini, Folco Terzani, Marco Vichi, Stefano Bollani, Susanna Tamaro, David Riondino, oltre a biologi, esperti di diritto e, naturalmente ambientalisti e animalisti.

Qualche tempo fa, la LAV, Lega anti vivisezionista, ha chiesto a gran voce le dimissioni di Marco Remaschi da Assessore alla Caccia.

Un altro ex davanti al suo nome non guasterebbe di certo.

capriolo -  fonte della foto: cacciabruzzo1.blogspot.com

capriolo – fonte della foto: cacciabruzzo1.blogspot.com

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Lupi in Italia: un problema o una risorsa?

Il Ministero dell’Ambiente ha demandato ad un gruppo di esperti uno studio sull’attuale consistenza del numero dei Lupi in Italia (che varierebbe tra poco più di mille e circa duemila su tutto il territorio nazionale: stime, quindi, del tutto approssimate), sui problemi che sono stati segnalati dagli allevatori e sulle relative soluzioni. Ovviamente, il report è lunghissimo e dettagliato; le Associazioni ambientaliste lo hanno analizzato e hanno sollevato diverse critiche. Riceviamo, al proposito, un comunicato stampa della Federazione Pro Natura, che riportiamo in allegato e scaricabile gratuitamente.

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PILLOLE DI METEOROLOGIA: FEBBRAIO SARA’ FREDDO?

Di Alessio Genovese

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Nell’ultimo articolo pubblicato online nei giorni immediatamente successivi alle festività natalizie avevamo ipotizzato che i primi freddi invernali potessero arrivare in Italia all’incirca attorno al 15 del mese in corso, ed in effetti così è stato. Dopo un mese di dicembre che ha battuto diversi record di caldo (almeno dove non era presente la nebbia!!), proprio da metà mese l’inverno ha incominciato a far parlare di sé con temperature un po’ dappertutto in picchiata, per l’ingresso dalla porta della Bora di aria fredda di origine prevalentemente artica ma in parte anche continentale. Per intenderci, l’aria artica proviene per lo più da nord mentre quella continentale maggiormente da est ed è un tipo d’aria che non ha subito l’opera mitigatrice del mare, formandosi sull’Europa dell’Est. Se il freddo si è fatto sentire un po’ su tutta la penisola, le precipitazioni, invece, per lo più a carattere nevoso, si sono concentrate essenzialmente al centro-sud, per intenderci dalle Marche in giù e prevalentemente sul versante adriatico, fatta eccezione per le colline della Sardegna e della Sicilia. È innegabile come da alcuni anni sembra che nevichi più al Sud che non al Nord e le stesse Alpi spesso devono rimanere a guardare. La motivazione di ciò non sta in un’inversione geografica ma piuttosto è collegata alla traiettoria che assumono le perturbazioni che arrivano in Italia. Per farla ancora più semplice, dipende da dove si vanno a posizionare i minimi di bassa pressione; sono proprio quest’ultimi che poi determinano l’insorgere delle nuvole e lo scaturire delle precipitazioni. Il “dove” si forma il minimo dipende spesso dalla traiettoria della massa d’aria fredda che giunge in Italia. Perché si abbiano delle precipitazioni più “democratiche”, con coinvolgimento anche del Nord, occorrerebbe che il freddo entrasse anche dalla porta del Rodano (ovvero direzione Francia) mentre con ingresso dalla Bora spesso il Nord viene scavalcato. È come se il freddo andasse ad impattare contro le Alpi, le quali fungono da trampolino di lancio, facendo ricadere le nuvole dalle Marche in giù. Se l’ingresso della massa d’aria viene ancora più da est, con aria prettamente continentale, allora non è da escludersi la creazione di un minimo sul medio-alto Tirreno, con probabile neve anche su Romagna, Toscana, e parte del Lazio.

Dopo aver annoiato (speriamo di no!!) il lettore con una disamina un po’ didattica, è opportuno ora fare un cenno a quanto potrebbe accadere in vista dell’ultimo mese invernale, ovvero febbraio. Tale mese negli ultimi anni è stato spesso quello che ha regalato le soddisfazioni maggiori agli amanti del freddo e della neve. Diciamo subito che, almeno in linea teorica, le premesse anche quest’anno sembrano essere buone. Dopo che è terminato il condizionamento della troposfera ad opera della stratosfera (per le spiegazioni si leggano eventualmente gli articoli più recenti nella rubrica), la prima sembra essere maggiormente incline alla possibilità di scambi di calore lungo i meridiani, un po’ come è accaduto pochi giorni fa (dal 16 gennaio in poi). Al momento, l’ipotesi più credibile prevede che fino agli ultimi giorni del mese di Gennaio si possa assistere ad un periodo nuovamente dominato dall’Anticiclone, e quindi con tempo per lo più soleggiato e stabile. Le temperature ad ogni modo dovrebbero mantenersi entro i valori stagionali o comunque non molto al di sopra, questo per la probabile presenza di frequenti infiltrazioni di aria fresca da est. Volgendo lo sguardo oltre, non è da escludere la possibilità che entro fine mese giunga aria più fredda con annessa nuova perturbazione (e precipitazioni nevose al seguito) sempre da est, ma questa rimane un’ipotesi ancora da confermare. È innegabile il fatto che molti appassionati di meteorologia vedano in questi giorni delle forti analogie, come tempistica e sinottica generale, con quanto accadde a fine gennaio ’12, quando venne a farci visita il famoso “Buran”, ovvero il vento gelido proveniente dalle steppe siberiane che determinò delle forti nevicate su mezza Italia.

neve-gelo-eccezionale-burian-inverno-dicembre-2015-febbraio-2016_0È troppo azzardato, però, fare ora delle analogie con un evento che fu storico e che solitamente si ripete ogni 20-30 anni. Ad ogni modo l’eventuale moto antizonale delle masse d’aria (che solitamente vanno da ovest ad est) potrebbe innescare, indipendentemente dal fatto che colpisca o meno l’Italia, una possibile dinamica di T-S-T (troposfera-stratosfera-troposfera). Tale dinamica ha origine appunto con un evento importante in troposfera che condiziona la più alta stratosfera, la quale subisce un disturbo e provoca a sua volta una nuova destabilizzazione della troposfera. Quando ciò avviene, si apre solitamente una lunga fase in cui il vortice polare è disturbato e quindi più propenso a consentire discese di aria fredda lungo i meridiani. Al di la della possibilità che si concretizzi tale complessa dinamica, sono comunque alcuni giorni che le speciali mappe della stratosfera evidenziano un continuo riscaldamento in corrispondenza della Siberia, che dovrebbe diventare sempre più consistente da qui ai primi di febbraio, quando potrebbe portare il vortice polare ad uscire dalla sua sede naturale. A questo punto servono ancora un paio di incastri giusti perché l’Anticiclone delle Azzorre si elevi sui meridiani verso Nord, bloccando le umide correnti atlantiche e consentendo la discesa di nuove ed importanti masse d’aria artiche sullo stivale.

freddo-610x400Come si può intuire di carne (o meglio freddo) al fuoco ce ne è tanta, e quindi non è assolutamente da escludere la possibilità di vivere un fine gennaio ed inizio febbraio piuttosto scoppiettanti, il che, in tempi di global warming e a fronte di un inverno con indici sfavorevoli al freddo, sarebbe già molto. Per i dettagli vi rimandiamo ad un altro momento, intanto vi saluto informandovi sul fatto che “El Nino” sta incominciando a perdere forza ed entro la prima metà dell’anno dovrebbe esaurire i suoi effetti sul pianeta. Vedremo poi se vi sarà subito una virata improvvisa verso una fase di “Nina” o se ci manterremo in una lunga fase neutrale.

Alessio Genovese

 

 

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Vorrei prendere il treno…

Vogliamo segnalarvi un evento di beneficienza che si terrà a Pistoia il 29 gennaio 2016

Vorrei prendere il treno

Per informazioni cliccare QUI

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