A proposito di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”: dati statistici del 2015

Logo IUA 1A cura di Alberto Pestelli

Un altro anno si è concluso. Ci lasciamo alle spalle mesi di grandi soddisfazioni dal punto di vista editoriale e, nell’accingerci a iniziare il 2016, mi sembra opportuno tirare le somme dell’anno appena concluso. Come lo scorso anno ho preparato una tabella dei download complessivi che riguardano sia la rivista nel formato PDF, sia i supplementi e mini e-book, sia i vari comunicati stampa che ci sono stati inviati dalla Federazione Nazionale Pro Natura e da altri siti ambientalisti.

Se lo scorso anno (2014) abbiamo ritenuto un buon successo aver avuto 3600 download complessivi, i 5594 download del 2015 sono entusiasmanti anche se non abbiamo rispettato l’utopico augurio di ottenere l’esatto doppio previsto. Ci proveremo il prossimo anno a raggiungere 7000 download. Per quanto riguarda le visite al nostro sito abbiamo superato alla grande i numeri del 2014: 40364 per un totale complessivo di 63005 presenze. Nel 2014 abbiamo avuto 22641 visite. Abbiamo avuto visite da tutta Italia ma anche numerosi click da tutto il mondo dagli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna, Germania e tanti altri paesi europei, dal Giappone alla Cina Popolare, a qualche stato africano.

Quindi è comunque un successo più che ottimo. Successo che intendiamo ripetere mettendoci ancor più d’impegno nel garantire un’informazione ambientale più ampia possibile, nell’offrire pagine di cultura e arte, facendovi viaggiare insieme a noi per gli angoli più belli, singolari e caratteristici del nostro bellissimo paese. Un sentito grazie va al nostro direttore Gianni Marucelli per la sua grande professionalità giornalistica e la sua disponibilità con tutti noi. Vogliamo ringraziare la presidenza e il consiglio direttivo di Pro Natura Firenze e la Federazione Nazionale Pro Natura per il loro prezioso sostegno. Un sentito grazie al Comitato di Redazione e ai vari autori che hanno scritto bellissime pagine per la nostra piccola grande rivista: Maria Iorillo, Iole Troccoli, Massimilla Manetti Ricci, Carmelo Colelli, Carmen Ferrari, Anna Conte, Luigi Diego Eléna, Guido De Marchi, Alessio Genovese, Daniela Affortunati, Alessandro Ghelardi, Piero Belletti, Paola Capitani, Ada Ascari, Silvana Omati, Alessandra Scarpino. Grazie amici cari.

Alberto Pestelli, Coordinatore di Redazione

Rapporto annuale dei Download della Rivista, miniebook, supplementi e documenti vari – Dati dal 1 Gennaio al 31 dicembre 2015 – Dati rilevati alle ore 13,30

 

Download complessivi 2014 Download complessivi 2015
3600 5594

 

Download Rivista, supplementi e allegati vari dal 1 Gennaio al 31 dicembre 2015 (dati rilevati alle ore 13,30)

 

Mese Download
Gennaio 503
Febbraio 445
Marzo 346
Aprile 292
Maggio 481
Giugno 361
Luglio 570
Agosto 510
Settembre 564
Ottobre 562
Novembre 482
Dicembre 478
Totale 5594

 

Visite totali al sito dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015: 40364 visiteVisite totali al sito www.italiauomoambiente.it dal 6 aprile 2014 (data di apertura del sito) al 20 dicembre 2014: 22641 visite per un totale di visite complessive: 63005

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Dialogo con il vento

Un’econovella di Alberto Pestelli

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Giù a valle mi avevano avvertito… non salga su in cima, non oggi. Non starà in piedi da quanto sarà violento… Ma io, sieee, duro come le pigne, son salito ugualmente. Mica vado a piedi, ho detto ai paesani del borgo ai piedi del Mont Ventoux, vado in bicicletta! Ancora peggio… mi parve di sentir dire mentre mi allontanavo da quei tre contadini francesi che, cortesemente, mi invitavano a non avventurami fino al passo di uno delle montagne più terribili del Tour de France. In verità sapevo quanto soffiasse forte il Mistral lassù in vetta… ma solo in vetta e non per tutta la durata della salita!

Avevo fatto una decina di chilometri dal paese quando sul viso mi arrivò un primo sonoro ceffone. Poi un secondo e, dopo qualche altro secondo, il maestrale iniziò a schiaffeggiarmi a ripetizione.

Io speravo sì nel vento, ma che fosse vento in poppa… Invece, nonostante mi sforzassi a pedalare con vigore, sembrava che la mia bicicletta compisse passi indietro, come se volesse tornare dai contadini a gustare quel buon vino rosso che mi avevano offerto qualche ora prima.

«Ma che ti fermi un attimo, perdinci!», urlai disperato al vento.

«E perché dovrei farlo, di grazia?» mi sentii rispondere. Mi girai attorno cercando la fonte della voce che mi aveva parlato.

«Guardi che è inutile che mi cerchi… io sono ovunque e i miei rifrulli la stanno schiaffeggiando da un po’ di tempo.»

«Ma che cosa c’era in quel vino… sento le voci!», dissi a voce alta.

«Un vino niente male… da queste parti lo fanno buono.»

«Ma chi è che parla? Con tutto questo turbinio di polvere che il vento alza non vedo niente e nessuno.»

«Non mi vedrebbe nemmeno anche senza la polvere che vola senza una meta precisa. Può solo sentirmi e oggi, per l’appunto, sono molto di corsa…»

«Per cortesia si presenti…»

«Se non l’avesse capito sono il Mistral, o vento del nord ovest, tradotto nella sua lingua sono il Maestrale… quello che fa urlare e biancheggiare il mare secondo un poeta suo connazionale del passato.»

«Ma mi faccia il piacere… non sono imbischerito fino a questo punto… si sposti e mi faccia salire in vetta…»

«Se vuole le fornisco la prova che sono veramente il vento… si regga forte!»

Improvvisamente mi sentii spingere violentemente indietro, come se un battaglione di soldati mi impedisse di conquistare il Mont Ventoux. Mi resi conto che non stavo sognando…

«Basta, perdinci, basta! Mi ha convinto, è il Mistral… si fermi per un attimo. Mi sta togliendo il respiro e se continua a soffiare più forte corre il rischio di togliermi qualche pensiero!»

«E non è contento? C’è gente che farebbe il patto con il diavolo per spargere i semi del suo pensare… un po’ come su facebook, ma in modo più saggio, senza quel sentor di frottole!»

«Lo so, lo so…»

«Immagino che cosa stava per dire… spesso da quei semi nasce erbaccia che infesta e strozza l’anima! Ma io trasporto, quando sono più calmo, tutto ciò che si trova davanti a me compresa la polvere nei suoi occhi se non si mette gli occhiali… su, li metta che adesso soffio più forte!»

«Non si preoccupi, ho provveduto già a proteggerli non appena l’ho sentita fischiare tra i filari delle vigne laggiù in basso e nel bosco poco più in là. Le cime degli alberi hanno iniziato il loro ondeggiante balletto. Mi raccomando, sono piante antiche. Anche se hanno radici profonde e poderose possiedono sentimenti e soffrono come esseri umani.»

«Anche se lei non lo crede, io ho rispetto per la natura. Del resto ne faccio parte! Comunque è più facile che tutti gli altri esseri viventi soffrano a causa vostra… vede, io non sono altro che aria che ha deciso di correre un po’ per sgranchire i propri pensieri. Gli alberi non temono me o i graffi dei gatti selvatici quando affilano le unghie sui loro tronchi. Non temono il picchio che scava il loro legnoso corpo per costruire un nido. Proteggeranno nuove vite! Sì, certo hanno paura del fuoco che spesso divampa dalla mano di un uomo incosciente o cosciente di far del male!»

«Ma è lei che sparge le fiamme…»

«E mi da la colpa per questo? Uno commette il fatto e la colpa è mia… bello questo, sì… molto italiano scaricare il barile sulle spalle di un altro.»

«A quanto pare anche qui da voi avete i vostri capri espiatori… Pennac ha costruito un bel personaggio. Tuttavia io non la sto accusando di niente… non ho detto che approfittiamo di lei per calare le ombre sulla vita per accusarla di esserne la causa.»

«Sono profondamente offeso. Stia attento, umano, potrebbe sfuggirmi un soffio più forte…»

«No, la prego, non si arrabbi. Non voglio sentire il turbinio incessante della tempesta attorno a me.»

«E allora si scusi…»

«Le porgo le mie più sincere scuse!»

«Accettate. Sta bene, abbasserò il volume delle raffiche. Però…»

«Però che cosa?»

«Però, io, avrei una certa fretta di andare a smuovere un po’ d’acqua, giù, verso la Corsica e la Sardegna.»

«In Sardegna dove?»

«Là, a occidente. Voglio vedere se piego un altro albero.»

«Aspetti, si sta riferendo all’albero nei pressi di Capo Pecora? In effetti c’è una pianta tutta storta la cui chioma spettinata guarda verso sud. È un capolavoro della Natura! Quindi lei è l’artista…»

«Oui, monsieur … Je suis l’artiste! Quindi sono di suo gusto le mie creazioni ?»

«Certamente.»

«Modestamente, vero, sono particolarmente abile con le arti plastiche. La pioggia, artista dozzinale e insulsa, fa origami con le pietre… io, invece, dono la forza alle mie creazioni.»

«Beh, creare sul creato… bella forza!»

«Cosa?», chiese alterato il vento.

«Niente, niente… parlavo tra me e medesimo. Ma il mare? Non crea?»

«Quello distrugge e inghiotte tutto. Alla fine ci rende solo briciole…»

«Le spiagge!»

«Sì, certo. Poi arrivano i bagnanti con gli ombrelloni. Li piantano nella sabbia e io mi diverto a strapparglieli via.»

«Allora è vero quando si dice che… c’è un vento dispettoso oggi!»

«Soprattutto quando gli umani navigano a vela. O troppo o niente. Divertente!»

«Sì, sì… ma intanto glielo tirano in tasca accendendo il motore… Signor Mistral, potrei raggiungere la vetta senza incappare in un suo scherzetto?»

«Va bene, vada, su… vorrà dire che, quando ritorna a valle la spingerò un po’. Si troverò in paese in quattro e quattro otto.»

«Una spinta sì, ma senza esagerare. Vorrei fermarmi prima d’entrar dentro una casa senza bussare o di spiaccicarmi in un albero.»

«Vada, vada… umano! E freni a ogni tornante. Prima che lei arrivi in paese, io sarò già sul mare a gonfiar un po’ di vele. C’è una regata oggi. C’è da divertirsi. Addio.»

Fiuuuuuuuuuuuu…

Alberto Pestelli © 2015

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Uccisi 115 lupi tra il 2013 e il 2015

Vi invitiamo a leggere un articolo apparso il 28 dicembre 2015 sul sito di Ansa Ambiente sulla strage di lupi in Italia tra il 2013 e il 2015

Entrate QUI

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“Canis lupus Parc des Loups 003” di Jairo S. Feris Delgado (ia:User:Jasef) – Interlingua wikipedia. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

 

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Associazione per i Vivai Pro Natura

(articolo da Natura e Società N° 4, Dicembre 2015, Organo della Federazione Nazionale Pro Natura, per gentile concessione del Segretario Generale Piero Belletti)

Senza titoloLa Federata Vivai Pro Natura sta costituendo una rete di volontari-botanici-conservazionisti “in erba”, nel senso letterale del termine: persone che abbiano voglia di coltivare la biodiversità dei fiori selvatici all’aperto: sul balcone di casa, nel giardino, intorno agli orti comunitari, ma anche sul davanzale della finestra. L’Associazione fornisce gratuitamente i semi o i bulbi, da coltivare nei vasi di casa: l’unica richiesta è quella di moltiplicare le piantine per poi ripopolare gli ambienti naturali idonei alla specie.
Si inizia con il gladiolo italico (Gladiolus italicus), simbolo della flora spontanea del Belpaese, con i suoi fiori fucsia a forma di farfalla, assai graditi anche alle api. Un tempo, assieme a fiordalisi, papaveri e gittaioni, si accompagnava al grano nelle messi (www.actaplantarum.org/floraitaliae/ viewtopic.php?t=19124). Oggi, purtroppo, è quasi scomparso dalle campagne a causa dell’utilizzo di diserbanti e tecniche di coltivazione intensiva. Può capitare di incontrarlo ai margini dei campi, ma bisogna essere molto fortunati.
 Nel vivaio Pro Natura lo si sta coltivando da diversi anni, a partire da semi prelevati in natura. Esso, tuttavia si moltiplica velocemente per via vegetativa, dando vita a tanti bulbilli intorno al bulbo principale, che consentono un considerevole accorciamento del ciclo vitale.

È possibile ritirare questi bulbilli in bustine da venti unità presso il Vivaio Pro Natura a San Giuliano Milanese. Basterà piantarli in un vaso al sole e annaffiarli ogni tanto: il resto lo faranno da soli, come tutte le specie spontanee. Ma non aspettatevi di vedere subito i fiori (i bulbi del commercio che fioriscono subito hanno alle spalle diversi anni di vita in un vivaio perlopiù olandese). Una volta che i vasi presenteranno un fitto ciuffo di verde, in autunno si potrà poi rompere la zolla di terra e interrare i nuovi bulbilli sul limitare soleggiato di un bosco, in un vigneto o anche in un’aiuola cittadina: in piena terra la fioritura non tarderà e sarà una gioia.
Informazioni e contatti: Associazione Vivai Pro Natura,
San Giuliano Milanese – via Rocca Brivio 8, www.vivaipronatura.it vivnatur@tin.it .
Tel.: 029839022 – 3773173573 – 3293615117

Orchis Valdemiana

“Orchisvaldemiana2007” di Angebernard – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

 

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Il ritorno del vuoto a rendere…

Di Alberto Pestelli

Nei primi numeri della nostra giovane rivista, apparve un articolo della nostra collaboratrice Maria Iorillo di Roma (N° 5 – anno I, luglio-agosto 2014), dove si auspicava il ritorno al vetro come contenitore ottimale per gli alimenti. Mai articolo è stato premonitore. Infatti Maria puntava il dito sull’eterno (o quasi) riciclaggio del vetro e come conseguenza, la riduzione della produzione di rifiuti difficilmente biodegrabili in quanto il vuoto a perdere significa un grande spreco di energia, di materie prime e soprattutto un maggiore inquinamento.

In un articolo apparso il 23 dicembre 2015 sul sito www.ansa.it/canale_ambiente, pare che, finalmente, si ritorni all’utilizzo del “vuoto a rendere” per le bottiglie di acqua minerale, birra e altre bibite. Si tratta comunque di un esperimento di un anno proprio con l’intento di ridurre la produzione di rifiuti che coinvolgerà volontariamente bar ed esercenti della distribuzione alimentare. Come succedeva in passato – qualcuno di voi forse ricorderà ancora – verrà applicato il sistema del vuoto a rendere su cauzione – il medesimo che è già in vigore per ristoranti, alberghi e altri tipi di strutture turistiche.

Tutto quanto molto bello… ma perché fare un esperimento? Sappiamo tutti quanti che il sistema ha sempre funzionato bene nel passato e non c’è ragione per dubitare sul suo funzionamento in questi tempi e nel futuro. Basta pensare al grande risparmio per tutti a partire dalle imprese produttrici che riutilizzeranno bottiglie dopo averle lavate e sterilizzate, proprio come facevano gli antichi “vinai” delle mie parti (ma anche di altre regioni d’Italia) che lavavano i fiaschi con l’erba vetriola (Parietaria officinalis L.) senza alcun spreco di energia e senza deturpare l’ambiente con rifiuti potenzialmente tossici.

Secondo quanto viene riportato su Wikipedia, in Germania, grazie al vuoto a rendere non solo per il vetro, ma anche per la plastica, l’ammontare dei rifiuti è ridotto del 96% per il vetro e dell’80% con la plastica. Addirittura, se andiamo a riutilizzare per una ventina di volte una bottiglia di vetro abbiamo un risparmio di energia di circa il 76,91%. Sin dal 1991 in Germania è previsto che circa il 75% dei contenitori per alimenti prodotti dalle aziende siano vuoti a rendere. In alti paesi come la Danimarca il vuoto a rendere è obbligatorio, mentre in Norvegia il sistema è utilizzato anche per le lattine. E in Italia? Nota dolente… dai dati che Wikipedia riferisce, nel 2005 i vuoti a rendere coprivano meno del 50% dei consumi…

Quindi che sia legge subito nel nostro paese senza passare per la sperimentazione perché che bisogno c’è di sperimentare una cosa che già facevamo tanti anni fa? Sperimentazione (scusate tutte queste ripetizioni tuttavia necessarie) che, sicuramente, avrà un costo soprattutto per le nostre tasche.

Allora sì al ritorno del vuoto a rendere. Ma che si ritorni al vetro, non solo per l’acqua minerale venduta nei supermercati, per gli alimenti relegati adesso in lattine e in contenitori di plastica, ma anche per alcune forme farmaceutiche quali compresse e capsule…

Alberto Pestelli

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Buon Natale

Cari amici lettori, la redazione de “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente” augura a tutti voi

Buon Natale

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STILLE NACHT: Una storia natalizia …che viene da lontano

Econovella di Gianni Marucelli

Anche quell’anno era giunto il solstizio d’inverno, le stelle rilucevano gelide nel cielo e, rientrando, il fiato di Ern quasi si sciolse in minuscole gocce, al calore del focolare. Fiore aveva preparato la nicchia, coperta di muschio come da tradizione, ed il piccolo Pert stava modellando con l’argilla quello che sembrava un ometto con la testa troppo grossa. Il padre posò con delicatezza il pesante arco e la faretra di vimini intrecciati, poi si chinò ad osservare la creazione del figlio. “Deve almeno assomigliare ad un bambino, ma a me pare piuttosto un cucciolo di bisonte!”, rise Ern, carezzando i capelli, lunghi fino alle spalle, del ragazzino, che fece spallucce e continuò il lavoro. Fiore, che stava ravvivando il fuoco, si voltò e sorrise a sua volta: “Certo, se suo padre si preoccupasse qualche volta di insegnargli a modellare, si potrebbe sperare in qualcosa di meglio!”. Il suo volto divenne serio: “Allora?”. Evidentemente la domanda era prevista, perché la mano destra di Ern, che fino a quel momento era rimasta nascosta dietro la sua imponente figura, si protese in avanti, mostrando il candore, striato di sangue, di un bel maschio di lepre. Stavolta il viso di Pert si aprì in un’espressione gioiosa seguita da un’esclamazione altrettanto vivace: “Uauh! Papà, è bellissima! Posso prenderla?” E, lasciando la creatura d’argilla, afferrò per la tozza coda l’animale e lo osservò con occhio critico. Al padre non sfuggì quell’esame. “Allora, piccolo, da quanti passi credi che lo abbia colpito?” Pert esitò solo un momento: “Non più di quindici, papà! Mamma, guarda anche tu, la punta è penetrata in profondità, vicino al cuore”. “E bravo il mio cucciolo, diventerai, se non altro, un bravo cacciatore; non sei portato per l’arte del vasaio!”. Anche Fiore si avvicinò e scoccò un’occhiata di compiacimento al suo uomo, più significativa di qualsiasi parola. “Bene – disse – mentre io la preparo prima che diventi troppo rigida, voi pensate al bambinello. E’ quasi ora.”

Ern si slacciò il mantello di soffice pelliccia e si avvicinò al semplice ripiano dove era sistemata l’argilla. “Tua madre ha ragione, vediamo cosa si può fare per migliorare un po’ l’aspetto del bisonte…voglio dire, del bambinello!” scherzò l’uomo, evitando le vibranti proteste di Pert. Qualche sapiente colpo di pollice e l’opera di una piccola spatola di legno bastarono a dare alla statuetta sembianze umane. Corrugando le sopracciglia, Ern la depose vicino al focolare, rifinendo i particolari con un bulino d’osso. “Ecco, guarda se non sembra un bambino che sta per addormentarsi.” Pert si avvicinò e sorrise: “Proprio, papà, è molto meglio del mio.” “Ora lo lasciamo asciugare u n poco vicino al calore, poi sai quel che devi fare.” Anche Fiore si accostò, porgendo una ciotola fumante. “Bevi, marito, è la tua tisana preferita” “Quella di bacche di rosa canina…ma c’è qualche altra cosa… il profumo è quello della radice d’erba-cinghiale, si dice che stimoli la virilità. Ho idea che tu abbia qualcosa di particolare in mente, per stanotte!”. “Su, lasciami, stupido, e finite di preparare per la cerimonia , tu e tuo figlio! Manca poco, ormai.”

Pert afferrò per un pollice il padre e ne attirò l’attenzione. “Ora va bene, papà?” chiese, indicando la statuetta. “Si, ci siamo quasi…ora prendi la spatola e allontanala dal fuoco. Mettila vicino all’ingresso. La lasciamo freddare.” Rimasero qualche tempo ad osservare il bambinello, poi Pert lo sfiorò con precauzione. “E’ appena tiepido.” “Bene, chiama tua madre. E’ tutto pronto?” “Si, papà, possiamo cominciare” La famigliola si riunì al centro dell’ambiente. Fiore accese una lucerna di terracotta, poi ne passò un’altra al marito.Il focolare, non più alimentato, si stava lentamente spegnendo. Pert raccolse una manciata di paglia, vi depose la statuetta e, a passo lento, quasi solenne, si avviò verso la nicchia colma di muschio, che ormai s’intravedeva appena. Ora tutto era silenzio e buio. Solo le fiammelle delle lucerne guizzavano, allungando sulle pareti le ombre di pochi oggetti: l’arco, un vaso di coccio, una collana di conchiglie di fiume. Un lungo ululato si levò, ma era molto, molto lontano. “Adesso!” sussurrò Fiore al figlio. Pert, con somma cura, depose la statuetta sul muschio. “Il Canto delle Antiche Parole.” La voce di Ern era un sospiro nel vento che spirava dalla grande pianura coperta di neve. E Pert cominciò, prima con voce esitante, poi sempre più limpida:

Tu scendi dalle stelle

O Re del cielo

E vieni in una grotta

Al freddo e al gelo…

Correva l’anno 2452 dopo la nascita di Cristo, ma né Pert, né nessun altro poteva saperlo.

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Comincia la lotta contro l’uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura

Di Gianni Marucelli

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Malles Venosta (BZ) è stato il primo Comune italiano che, sulla base dell’esito di un referendum tra i cittadini, ha bandito, nello scorso Luglio, per Statuto, i pesticidi dal proprio territorio. Grazie anche al web, si va diffondendo la sensibilizzazione delle popolazioni contro l’utilizzo, spesso indiscriminato anche in barba alle vigenti leggi, di massicce dosi di veleni nelle pratiche agricole, sostanze che non inquinano solo il prodotto finale (e quindi l’utente) ma il terreno e le falde acquifere, incidendo direttamente persino sulla salute degli stessi lavoratori agricoli.

Tra i vari pesticidi ed erbicidi normalmente utilizzati, uno dei più noti è il Glifosato, che viene impiegato per l’eliminazione della vegetazione (erbe e simili) ritenuta nociva e intralciante, non solo nei campi, ma anche lungo le strade, nelle aree pubbliche ecc. Il Glifosato è realizzato e venduto dalla Monsanto, il colosso americano leader mondiale del settore, che fa splendidi (per lui) affari anche in Italia, dove smercia una quantità impressionante di erbicida.

Peccato che, pochi mesi fa, l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità, settore IARC, cioè Ricerca contro il Cancro) abbia dichiarato che il Glifosato è probabilmente cancerogeno per gli esseri umani, e sarebbe quindi da utilizzare con ogni precauzione e in quantità molto limitate. Le difese della Monsanto, e del Glifosato, le ha però prese, con inconsueta tempestività, la EFSA, cioè l’autorità per la sicurezza alimentare della Unione Europea, affermando che il prodotto, di per sé, non risulta essere cancerogeno.

Si è quindi creata una situazione d’incertezza, che, a ben guardare, è solo formale: infatti i prodotti testati dall’IARC vedono nella loro formulazione chimica il Glifosato affiancato da altri elementi.

Così, anche l’EFSA ha dichiarato che “ll rapporto Iarc ha esaminato sia il glifosato, sia i formulati a base di glifosato, raggruppandoli tutti senza tener conto della loro composizione. La valutazione Ue, invece, ha considerato solo il glifosato”. In poche parole, l’Europa analizza solo il principio attivo mentre l’Oms ha studiato alcuni erbicidi in vendita dove il glifosato era uno dei tanti principi attivi. Secondo Efsa è probabile che “gli effetti genotossici osservati in alcuni formulati a base di glifosato siano collegati ad altri componenti”.

Cioè: quei diserbanti presi in esame dall’OMS forse sono davvero cancerogeni, ma non è sul glifosato che bisogna puntare il dito.

A questo punto, però, un minimo di principio di precauzione nei confronti di tutti coloro che lavorano con gli erbicidi, o consumano prodotti inquinati dagli stessi, dovrebbe essere applicato, per un minimo di decenza. Considerato che il Glifosato non è un pasticcino e dovrebbe essere comunque usato in quantità veramente minime, e appurato che i composti in cui si rinviene sono assai probabilmente cancerogeni, le autorità locali preposte alla salute dei cittadini (i sindaci) possono – a nostro parere debbono – vietarne l’uso.

San Casciano in Val di Pesa (Toscana)

San Casciano in Val di Pesa (Toscana)

A parte il caso di Malles Venosta, anche alcuni Comuni della Toscana stanno muovendosi su questa linea: San Casciano Val di Pesa è uno di questi. All’attenzione del Consiglio Comunale è stato posto un ordine del giorno la cui approvazione comporterebbe l’abolizione – o una forte limitazione – dell’uso del prodotto “Glifosato” sul territorio comunale.

La risposta della maggioranza di governo del Comune di San Casciano è stata resa nota il 14 dicembre 2015. La mozione presentata dal consigliere dell’opposizione, dottor Francesco Volpe dei “Cittadini per San Casciano” per come era stata presentata non è stata approvata. È stata ripresentata dopo aver subìto una modifica del testo. Il consiglio comunale di San Casciano in Val di Pesa l’ha approvata all’unanimità. Riportiamo pari pari quel che è stato deciso dalla Giunta: “…senza vietarne l’utilizzo in agricoltura ma, in particolare, sollecitando un approccio che vada di pari passo, soprattutto nei Comuni della stessa area geografica.

È da auspicare che tale linea – in mancanza di una presa di posizione precisa e decisa da parte dei Ministeri competenti – sia adottata da tutti i Comuni italiani.

 

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Inquinamento atmosferico: è strage tra gli italiani

Di Gianni Marucelli

Proprio nei giorni in cui attraverso i canali d’informazione di massa, e in particolare i TG, venivano proposte con grande rilievo le immagini dell’inquinamento atmosferico in Cina, in particolare a Pechino, sul notiziario di ANSA Ambiente (1 Dicembre) veniva proposta una statistica che ci tocca assai più da vicino, e ci consegna la maglia nera dell’Unione Europea per quanto riguarda i morti per inquinamento. Nel 2012 (i dati sono aggiornati a quell’anno) l’equivalente degli abitanti di una città medio-piccola sono stati sterminati dalle micropolveri sottili e dall’ossido di azoto. Nei fatti, si tratta di 84.400 italiani deceduti per malattie legate all’inquinamento atmosferico nel 2012. Ovviamente, la parte della Nera Signora con la falce la fanno le grandi città, Roma, Milano, Torino, Firenze ecc., e non è difficile individuare nel traffico veicolare lo strumento di questa strage. Gli altri paesi europei se la passano un po’ meglio, ma comunque il bilancio complessivo nei 40 stati considerati nello studio è assai pesante: 491.000 morti.

Tornando alla situazione italiana, citiamo testualmente un brano del report di ANSA Ambiente apparso sul suo sito il 1 dicembre 2015:

L’area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura Padana, con Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, sfiorata invece da Venezia. Considerando poi la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.

 Facile intuire che il rimedio può essere uno solo: il passaggio nel più breve tempo possibile a una mobilità urbana assicurata da mezzi pubblici mossi da energia alternativa e la completa sostituzione di tutti i veicoli privati (motorini compresi) che bruciano combustibili fossili con quelli a elettricità, almeno per quanto riguarda l’ammissione nel perimetro urbano. La tecnologia c’è già, rimane da passare ai fatti.

Immagine di Carmelo Colelli © 2015

Immagine di Carmelo Colelli © 2015

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Mini e-book: “Oltre le porte” di Daniela Affortunati

Oltre le porte

L’anima delle antiche porte di Firenze sospesa tra passato e presente

di Daniela Affortunati

San Gallo - pubblico dominio

Porta Sangallo – Pubblico dominio

La gran parte delle italiche città, di origine medievale, era un tempo cinta da una cerchia poderosa di mura turrite, che servivano sì da difesa contro eventuali assalitori, ma erano anche confine doganale, status symbol, talora argine contro le inondazioni dei fiumi, come l’Arno a Firenze. Purtroppo, nell’espansione urbanistica degli ultimi due secoli, la maggior parte di questi bastioni sono andati distrutti, e si è persa per sempre una significativa fetta delle identità cittadine. Talora, brandelli della cortina muraria si sono salvati: a Firenze, per esempio, lunghi tratti delle mura sud-occidentali, che, dal Forte Belvedere, digradano verso il fiume. Tradizionalmente, sono state salvaguardate dallo scempio le Porte, o almeno una parte di esse. Spesso ricche di affreschi, di bassorilievi, talvolta di statue, le porte delle antiche città hanno continuato a costituire dei punti di riferimento del tessuto urbano, anche se non hanno mai più riacquistato la primitiva importanza.

Il mini e-book “Oltre le Porte” è dedicato a Firenze, e ricostruisce la vicenda degli antichi accessi alla città, anche di quelli che, fisicamente, sono stati rasi al suolo durante la ristrutturazione urbana operata dal Poggi, nella seconda metà dell’800. È un documento che va molto al di là della semplice relazione storica, poiché l’autrice, Daniela Affortunati, ci comunica, con stile partecipe, l’afflato stesso delle epoche che furono.

Buona lettura!

Gianni Marucelli

Per scaricare gratuitamente il mini e-book entra QUI

Troverete il file nella lista dei supplementi e mini ebook del 2015

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