L’Occhio del plenilunio

Un racconto di Iole Troccoli

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Al mercato ho comprato un laghetto.

Il venditore mi ha assicurato che era un laghetto tranquillo, senza onde.

L’ho osservato: fioriva d’ombra ai bordi sotto un occhio di sole.

Dopo averlo messo in una sporta, tornando a casa ho notato che non esondava ma restava compatto e arrotolato come un gatto quando dorme.

Una volta in cucina, l’ho fatto scivolare con delicatezza in una bacinella piuttosto ampia.

Sembrava contento, rassicurato.

Dalla finestra aperta niente vento, al massimo una brezza che non increspava, monotona.

Durante il giorno è rimasto fermo, anche se ogni tanto mi è parso che dondolasse al ritmo di una musica solo da lui percepita.

A sera mi è venuta voglia di catturare la sua attenzione.

Gli ho sorriso e, con la punta delle dita, ho accarezzato la sua superficie liscia.

Con il palmo della mano, a somiglianza di un remo, ho aperto l’acqua in più punti: custodiva in sé qualche riflesso di luce esterna, forse una stella girovaga o un lampione lungolago.

In profondità l’acqua diventava gradualmente più fredda, ho rimestato con lo strato superiore caldo e già ingrassato di piccole zanzare morte, sempre aiutandomi con le dita.

Ho avvertito sotto i polpastrelli una specie di fremito, come se affiorasse un rimprovero o un antico fastidio.

Mi sono seduta con le mani bagnate in grembo, ho controllato il suo lento placarsi, lo smorzarsi delle ondine che io stessa avevo creato.

Verso le undici di sera sono andata a dormire, mi sentivo molto stanca.

Dal letto era come se lo udissi respirare.

In mezzo alla notte quel respiro si è fatto d’improvviso rantolo, tremore.

Mi sono svegliata con ancora qualche brandello di sogno in mezzo agli occhi e sono corsa in soggiorno, spaventata.

Il laghetto era uscito dalla bacinella e si era sparso sul pavimento.

Grosse onde gialle lo attraversavano. Mi sono resa conto che stava aumentando di volume.

Le onde avevano ricci di schiuma sulle creste.

Mi faceva paura così grande; aveva occupato l’intera superficie della stanza, passando sotto il tavolo e le poltrone, scorrendo simile a un fiume che gonfiava in mezzo alle gambe del mio tavolino d’ebano.

Cresceva, come la pasta della pizza messa a lievitare sotto uno strofinaccio, e anche le onde crescevano silenziose, una dietro l’altra.

Terrorizzata, mi sono accorta che proprio al centro del laghetto stavano affiorando due piccoli scogli appuntiti.

Sembravano due occhi e guardavano me.

Per un momento ho temuto che il laghetto potesse morire, non so perché.

Le onde, intanto, continuavano a sollevarsi senza posa, ormai erano arrivate a mezzo metro di altezza, poco sopra le mie ginocchia.

L’acqua era calda, ora, come se fosse stata appena bollita. L’ho assaggiata: sapeva di sale.

Capii che il laghetto si era mutato in un mare proveniente da chissà quale oceano.

L’acqua continuava a salire inesorabile, i mobili del mio soggiorno avevano preso a galleggiare, insieme a me.

Il pigiama che mi vestiva era adesso del tutto fradicio, le finestre spalancate versavano blu notturno in ogni angolo.

In una frazione di secondo seppi che ciò che avevo comprato era in realtà una porzione abbandonata di oceano che, per istinto, stava tentando di ricongiungersi alla sua acqua madre.

Mi sono lasciata portare dalla corrente che, nel frattempo, si era fatta impetuosa, senza opporre resistenza.

Travolta da un’onda davvero molto grande, sono stata sbalzata fuori attraverso una delle finestre.

Come ultima immagine, mi sono accorta che in cielo sostava impassibile il grande occhio bianco della luna piena.

Infine, il blu.

 luna

Iole Troccoli, 10 giugno 2015

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L’agonia dei ghiacciai alpini

Di Gianni Marucelli

In un mio articolo recentemente apparso su questa Rivista, significativamente intitolato “Quell’immenso ghiacciaio che esiste solo nella mia memoria”, narravo ai lettori della escursione da me effettuata, nel mese di luglio 2015, al Rifugio Larcher al Cevedale, situato nell’alta Val di Pejo, da cui si ammira l’imponente mole del Ghiacciaio dei Forni, che culmina, appunto, nella vetta del Monte Cevedale (mt.3.700). Meglio sarebbe affermare che si ammirava trenta anni or sono, al tempo della mia “visita” precedente: in effetti, come è accaduto per gli altri ghiacciai alpini (chi più, chi meno), la vedretta ha perduto circa un terzo della sua superficie e, quel che è ancora più grave, si è “assottigliato”, e tutto ciò, in estate, è percepibile da chiunque a occhio nudo. Raccontavo anche di come, alpinisticamente parlando, le escursioni sul ghiacciaio si siano fatte più difficili, essendo, questo, divenuto piuttosto instabile, con la formazione di crepacci mai prima rilevati e di altre insidie…

Adesso, arriva anche la conferma ufficiale di quanto da me segnalato. Alla fine di Ottobre, è stato presentato il nuovo Catasto dei Ghiacciai, aggiornato dopo mezzo secolo a cura dell’Università di Milano. Questo importante studio conferma che la fase di de-glaciazione è in pieno sviluppo, a causa del riscaldamento globale. E ciò, naturalmente, non riguarda solo il Ghiacciaio dei Forni, che peraltro nell’agosto scorso si è “spaccato” in tre tronconi. Citiamo qui un brano tratto dal sito ANSA-Ambiente:

“Così molti ghiacciai negli ultimi anni si sono frammentati in più tronconi, tra questi: il Lys, uno dei più grandi della Valle d’Aosta, diviso in 3/4 unità minori, il ghiacciaio della Lex Blance (Valle d’Aosta), quello della Ventina in Lombardia, i ghiacciai del Careser e del Mandrone-Adamello in Trentino, la Vedretta Alta e il Vallelunga in Alto Adige. “Un fenomeno preoccupante – spiega Claudio Smiraglia, Università degli studi di Milano – visto l’importante ruolo dei ghiacciai e della loro intensa fusione nel produrre acqua, soprattutto in estate utile a mitigare i periodi di siccità e cruciale per la produzione di energia idroelettrica, fondamentali anche per il turismo in montagna”. “I dati sono impressionanti – ribadisce Ermete Realacci presidente commissione Ambiente alla Camera – Con le associazioni ambientaliste abbiamo da anni spinto per questo aggiornamento”. Grande la soddisfazione di Legambiente, Greenpeace e Wwf che quasi in coro sottolineano che “il catasto rappresenta un elemento utile per traghettare lo sguardo verso il futuro per combattere i cambiamenti climatici” per cui “chiedono un intervento deciso dalla politica”.

È forse il caso di ricordare, da parte mia, come l’ultimo ghiacciaio appenninico (che è anche quello più meridionale del continente europeo), quello del Calderone, situato proprio sotto il Corno Grande del Gran Sasso, sia praticamente estinto, anche se le invernate in cui cade abbondante la neve possono dare l’impressione che si stia riformando. Di fatto, esso ha perduto il 90% del suo volume e il 60% della superficie… (da una notizia di Ansa Ambiente).

Per chi vuol accertarsi con i propri occhi dell’aspetto attuale dei nostri ghiacciai, esistono ora delle speciali webcam, montate in loco, alle quali si può accedere liberamente tramite PC, che forniscono immagini in tempo reale, o quasi. Dei principali “giganti” delle Alpi e, anche, del loro “fratellino” sul Gran Sasso d’Italia.

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Alberi e cambiamenti climatici

Vogliamo segnalarvi un evento che si terrà a Fiesole (FI) sabato 21 novembre

Sala del basolato, Piazza Mino N° 1, ore 16,30

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Lupi, vipere e panzane dure a morire

Di Gianni Marucelli

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Anticamera del mio medico, alcuni giorni fa. Mentre attendo il mio turno, ascolto la conversazione tra due anziani signori che sono seduti accanto a me. Uno è appena rientrato da una mattinata di caccia, a quanto pare con scarsi risultati, e si lamenta con l’amico del fatto che la selvaggina tradizionale (si riferisce a lepri, fagiani, ma anche fringuelli e altri uccelletti) è molto rarefatta, mentre cinghiali, daini e caprioli abbondano. Non so in che modo, si passa a parlare di lupi (che in effetti da queste parti ci sono) e vipere, e torna alla luce, di botto, un’antica leggenda, o se volete una bufala, che pensavo quasi scomparsa.

“I lupi son diventati tanti” – ragiona il vecchio cacciatore – “una volta erano scomparsi, poi gli ambientalisti ce li hanno buttati… così come le vipere, con l’elicottero, in sacchetti di plastica. Una volta, a caccia, abbiamo trovato il sacchetto con le vipere che stavano uscendo fuori…”

Mi balza davanti agli occhi una scena surreale: un elicottero da trasporto del Corpo Forestale (o del WWF, scegliete voi) che sorvola una zona boschiva, all’interno si accende una luce verde e risuona secco il comando del pilota: via, via, via, tutti fuori! Uno dopo l’altro, muniti di casco e occhialoni, una pattuglia composta da tanti Lupo Alberto in tuta mimetica si lancia nel vuoto, i paracadute sbocciano come fiori, i lupi, perfettamente addestrati, prendono terra, si liberano in un attimo di tutto l’armamentario e corrono via a far danni…

“E questa è fatta” – dice il pilota al suo secondo – ora puntiamo a nord, che dobbiamo paracadutare un centinaio di vipere sull’Appennino. Tu tranquillizza le ragazze, non hanno esperienza, i lupi hanno frequentato un apposito corso ma per loro è la prima volta… Di loro che comunque le terremo d’occhio, e in caso di necessità c’è pronto un elicottero di soccorso…”

Ritorno cosciente, nell’anticamera del medico. Il cacciatore e il suo amico non capiscono perché abbia cominciato a ridere e non mi fermi più. “Vada avanti lei, si vede che non si sente bene…”, mi fanno molto gentilmente. Entro dal dottore che ho ancora la risata a fior di labbra…

EPPURE QUALCUNO ANCORA CI CREDE!

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Olio di palma: aggiornamenti della situazione

NhrbXwWJHuHihpK-800x450-noPadOLIO DI PALMA: AGGIORNAMENTI DELLA SITUAZIONE

“Il fatto alimentare” ha riportato ieri le ultimissime sull’olio di palma e sul suo uso indiscriminato e inconsapevole da parte dei consumatori. Nel nostro piccolo, abbiamo aderito alla lotta contro questo utilizzo, non solo perché nocivo alla salute, ma anche perché la produzione di questo olio è responsabile di immense devastazioni nelle zone tropicali dove la palma da olio è coltivata (Indonesia, ma anche Africa e America latina). Crediamo perciò opportuno riprodurre integralmente l’articolo apparso sul “Fatto alimentare”. Il link di provenienza dell’articolo è il seguente: http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-supermercato-ingrediente.html

La situazione sul grasso tropicale registra due novità.

La prima riguarda la risoluzione dell’assemblea dell’European Palm Oil Conference (EPOC 2015) tenuta a Milano il 29 ottobre 2015, che premia l’Italia come il paese che utilizza la maggior percentuale di olio di palma certificato sostenibile a dispetto della situazione gravissima che si è creata in Indonesia a causa di migliaia di incendi dolosi che rendono l’aria irrespirabile, distruggendo foreste e territori vergini dove vivono oranghi e altre animali per lasciare spazio alle coltivazioni della palma da olio. Si tratta di una situazione drammatica e difficilmente immaginabili in occidente dove si preferisce continuare a fare affari pensando di essere immuni solo perché l’olio proviene da aree che sono state distrutte e trasformate in palmeti solo qualche anno prima.

Incendi olio di palma. Il giovane franco indonesiano Chanee ha rivolto un appello contro gli incendi.

Pe rendersene conto basta vedere  il video del giovane franco indonesiano Chanee che vive da quasi vent’anni sull’isola di Borneo, e rivolge un appello al presidente indonesiano per denunciare l’industria dell’olio di palma come principale responsabile degli apocalittici roghi che stanno devastando da mesi l’arcipelago del Sud-est asiatico.

 

Sara Rossi

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Sentenza di condanna dell’intero Sistema delle Grandi Opere

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Inoltriamo, in calce alla presente, il messaggio del “Controsservatorio Valsusa”, che la Federazione Nazionale Pro Natura ci ha inviato, con il rimando al testo della sentenza emessa nei confronti del TAV Torino-Lione e delle Grandi opere inutili (Trivellazioni, impianti solari termodinamici della Basilicata, Mose e alcune opere in Europa) dal Tribunale Permanente dei Popoli, riunitosi a Torino in seduta pubblica nei giorni 5, 6 e 7 ottobre, con sessione finale a Almese (Valle Susa). L’associazione federata Pro Natura Torino ha partecipato in modo attivo a tutta la fase del ricorso e delle iniziative connesse iniziate oltre un anno fa.

Domenica 8 novembre 2015 è stata pronunciata una sentenza storica di condanna dell’intero SISTEMA DELLE GRANDI OPERE. Una sentenza che accoglie l’impianto accusatorio e lo rafforza, che riconosce la violazioni di diritti fondamentali non soltanto in Val di Susa, che denuncia la violazione di convenzioni internazionali da parte degli stati che le hanno sottoscritte, che chiede per la Valsusa la sospensione dei lavori e la cessazione dell’occupazione militare.

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Incontro con lo scrittore-viaggiatore Paolo Ciampi

Di Gianni Marucelli

IMG_0526Lo scorso 5 novembre, la nostra rivista, in collaborazione con Pro Natura Firenze, ha presentato l’ultimo libro dello scrittore-viaggiatore fiorentino Paolo Ciampi, “L’Olanda è un fiore – in bicicletta con Van Gogh”.

La presentazione è stata affidata al nostro direttore, Gianni Marucelli, che ha messo in luce come l’ultima fatica di Ciampi non sia una semplice “relazione di viaggio”, viaggio comunque particolare perché intrapreso in bicicletta e battello, ma la narrazione di un Paese civilissimo visto attraverso i capolavori del Secolo d’oro (1500-1600) della pittura fiamminga e del suo strano ma affascinante rapporto con la Natura.

Lo stile dell’autore, chiaro e diretto, quasi colloquiale, coinvolge il lettore che si sente partecipe di questa piacevole “avventura sui pedali” in una terra che forse non conosce salite, ma in cui il vento, che odora d’erba e di salmastro, spesso costituisce, quando è contrario, un ostacolo notevole per il cicloturista.

Paolo Ciampi è intervenuto descrivendo, in breve, anche gli altri suoi viaggi compiuti con lo stesso mezzo e narrati nelle sue opere, e preannunciando il tema del suo prossimo libro.

Paolo Ciampi, “L’Olanda è un fiore – in bicicletta con Van Gogh”, Ediciclo, 2015.

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I Fattori che influenzano il clima: il riscaldamento globale è davvero irreversibile?

di Alessio Genovese

 

Quando ci si relaziona fra persone, vuoi perché ci si incontra per strada, al lavoro, ad una festa o semplicemente durante una conversazione telefonica, dopo aver parlato di salute e chiesto come sta il nostro interlocutore, con molta probabilità la seconda argomentazione più diffusa nell’approccio è quella relativa al tempo; se è bello, brutto, se piove, se c’è il sole, se fa caldo o freddo etc. E’ quindi scontato come il fattore meteorologico condizioni il nostro umore, la nostra salute così come la nostra progettualità e sia quindi intrinseco nella vita quotidiana di tutti gli uomini. Sarà per questo motivo oppure per le sue numerose variabili, non ancora del tutto chiare, che sono in molti coloro che studiano tale scienza oppure si divertono soltanto ad azzardare delle previsioni a breve o lungo periodo. Del resto, in un certo senso, senza alcuna o forse con troppa pretesa, nel nostro piccolo lo facciamo anche noi de “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”. Fatto sta che questa è una scienza altrettanto affascinante quanto ancora lontana da un’adeguata prevedibilità. In parte ne abbiamo già parlato nei vari articoli già pubblicati su queste pagine, l’intento di oggi è quello di provare ad elencare alcune delle variabili o meglio dei fattori (o indici) che possono influenzare il clima del nostro paese. Ci interroghiamo sicuramente se il clima possa essere prevedibile e ripetersi in maniera più o meno ciclica nel corso del tempo. In questo caso non possiamo però trascurare i fattori antropogenici che inevitabilmente, seguendo le fasi del progresso dell’uomo sulla terra, interferiscono sicuramente sull’eventuale ciclicità del nostro pianeta. Appare quindi difficile poter riscontrare in assoluto le stesse condizioni climatiche in ere differenti della vita del pianeta Terra. Ad ogni modo appare invece più probabile dimostrare una continua alternanza di fasi calde e fasi fredde dove l’una pone le basi per l’altra. Ma entriamo nel dettaglio degli indici e delle variabili sopra accennate:

Il sole: Uno dei dibattiti più accesi ed interessanti che sta sostenendo la comunità scientifica negli ultimi anni è quello della possibile influenza della nostra stella nelle dinamiche del clima terrestre. Si passa dalle posizioni di chi ritiene che il sole costituisca la regia principale del nostro clima a chi invece ne nega quasi del tutto l’influenza. Quello che è certo è che il sole non è statico ed immobile, ma vive di fasi (cicli) che hanno una durata media di 11 anni. In ognuno di questi cicli si parte da un minimo (che è successivo e condiviso a quello del ciclo precedente) per arrivare ad un massimo e fare ritorno ad un nuovo minimo. Il tutto, come detto, solitamente avviene nell’arco di 11 anni, ma è stato dimostrato come i cicli solari forti tendano ad essere anche un po’ più brevi o comunque a non superare gli 11 anni, mentre quelli deboli possono arrivare anche ai 12-14 anni. La forza del sole viene misurata attraverso la quantità e l’energia prodotta dalle macchie solari e da alcuni indici fra i quali il solar flux. Più un ciclo è forte e più le macchie sono numerose, grandi e piene di energia. Più è debole e più avviene il contrario. Alcuni scienziati sostengono che i cicli solari deboli determinino, per un discorso complesso che annoierebbe il lettore, una maggiore copertura nuvolosa sul pianeta che a sua volta contribuirebbe a raffreddare il clima. C’è anche chi sostiene che, in coincidenza dei minimi solari più profondi, un po’ come la luna influenza le maree, lo stesso sole determinerebbe delle maggiori ed imponenti eruzioni vulcaniche che a loro volta, e questo è un dato certo, determinano un raffreddamento del clima quando una grande quantità di cenere raggiunge la stratosfera andando ad ostacolare i raggi solari che raggiungono la terra. Questo è quanto sarebbe un po’ avvenuto durante il periodo noto come Minimo di Maunder. Abbiamo già scritto, nei mesi passati, come attualmente ci troviamo nella fase calante del ciclo solare 24. Un ciclo che è stato notevolmente inferiore al 23 che a sua volta era stato leggermente inferiore a quelli precedenti. Il trend è quindi al ribasso e qualcuno sostiene che siamo in procinto di entrare in un nuovo grande minimo solare, caratterizzato da cicli molto ma molto deboli. Il minimo del ciclo solare in corso, che, unito ad altri fattori, potrebbe già mostrare delle influenze sul nostro clima, è previsto fra circa 3-5 anni. Intanto è dal 2008 circa che il riscaldamento terrestre ha rallentato notevolmente nel pianeta e guarda caso l’attuale ciclo debole ha avuto inizio proprio in tale anno.

The_Sun_by_the_Atmospheric_Imaging_Assembly_of_NASA's_Solar_Dynamics_Observatory_-_20100819AMO (Atlantic multidecal oscillation – oscillazione multidecennale atlantica): è un periodico surriscaldamento e poi raffreddamento delle acque superficiali dell’Oceano Atlantico nel tratto compreso fra l’equatore e la Groenlandia, che presenta intervalli molto variabili dai 20-30 anni fino addirittura ai 60-70 anni. Tale fenomeno, ancora in fase di studio e con una prevedibilità ancora bassa, può influenzare il clima degli Stati Uniti e dell’Europa. Quando ci troviamo in una fase positiva (quindi con acque più calde) aumentano i fenomeni di siccità sia per numero che per durata, mentre di riflesso aumentano le precipitazioni in India a causa dell’influenza sui cicloni tropicali. Attualmente ci troviamo in una fase moderatamente positiva, ma con la previsione di passare ad una fase stabile negativa intorno al 2020/22. Le ipotesi scientifiche che ci riguardano maggiormente prevedono che con AMO+ gli inverni europei siano generalmente più miti mentre con AMO- siano più frequenti le incursioni fredde provenienti dal nord o dall’est Europa. Non a caso, pare che molti degli inverni più rigidi che si sono avuti nel corso del ‘900 (vedi quelli del ’29, del ’56 e del’85) possano essere avvenuti in fase di AMO-. In stretta correlazione con l’AMO vi è la NAO (North Atlantic Oscillation) che in fase fortemente negativa favorisce l’insorgenza di forti anticicloni in Atlantico, che per tutta risposta possono comportare discese di aria gelida dal Nord e dall’est Europa anche fin verso il Mediterraneo.

800px-LocationAtlanticOceanSe si parla di temperature superficiali marine dell’Oceano Atlantico, non possiamo evitare il collegamento con la Corrente del Golfo, che altro non è che una potente corrente oceanica che nasce nel Golfo del Messico e trasporta acqua calda tropicale verso l’Atlantico settentrionale. Quando arriva in prossimità del circolo polare artico l’acqua calda tende ad inabissarsi verso i fondali per completare il ciclo facendo ritorno verso sud. Mentre fino a circa due anni fa su internet si potevano trovare con maggiore facilità dei grafici circa l’andamento attuale della Corrente, ora invece la cosa non avviene più, ma secondo il parere della maggior parte degli esperti ci troveremmo in una fase di forte debolezza ed è quindi probabile che il nastro trasportatore si possa essere inceppato in prossimità di più punti. La tal cosa è intuibile se, sempre su internet, andiamo a visionare uno dei grafici che rilevano le temperature marine superficiali (basta digitare su Google “ssta”). È possibile notare in prossimità dell’Atlantico settentrionale una grande macchia di colore blu che indica un notevole raffreddamento del mare rispetto alle medie del periodo. La Corrente del Golfo consente generalmente di mitigare le fredde corrente atlantiche che, dopo aver attraversato l’Oceano, giungono dapprima in Inghilterra e poi nel resto d’Europa. Se tale mitigazione non avviene più è intuibile che nei prossimi anni si possano sperimentare con maggior frequenza condizioni di freddo, quanto meno nel nord Europa. Fra le cause che possono comportare il raffreddamento della Corrente del Golfo vi è anche lo scioglimento dei ghiacci artici e ciò andrebbe in qualche modo a giustificare quella ciclicità del clima di cui ipotizzavamo ad inizio articolo. Il surriscaldamento climatico comporta lo scioglimento dei ghiacciai il quale a sua volta raffredda le acque dell’Oceano e ricrea le condizioni per un nuovo raffreddamento. Se fosse così e se l’influenza dell’uomo non la facesse da padrone, allora potremmo stare tranquilli circa la reversibilità delle condizioni di caldo attuale.

El Nino – La Nina: Ne abbiamo già ampiamente parlato in un precedente articolo, che invitiamo il lettore interessato ad andare a rileggere su questa stessa rivista online. Qui ci limitiamo a dire come questo fenomeno, che riguarda le acque superficiali dell’Oceano Pacifico, per molti aspetti ha alla sua base un ragionamento simile a quello fatto per l’AMO e la Corrente del Golfo. Forse la sua influenza è ancora maggiore a livello climatico globale. Al momento stiamo attraversando una delle fasi di “El Nino” più calde di sempre e ci interroghiamo sulle possibile conseguenze di ciò in vista del prossimo inverno. Con grande sorpresa gli studi, in fase ancora di definizione, sembrerebbero sostenere come spesso in presenza di tale fenomeno l’Inverno europeo paradossalmente possa anche essere più freddo, per delle motivazione di cui parleremo in un articolo sulla prossima stagione invernale. Il Nino dovrebbe poi incominciare a calare dalla fine del prossimo inverno, per portarsi gradualmente, entro i prossimi 2-3 anni, verso una fase opposta (“La Nina“) che comporta un raffreddamento delle medesime acque. È probabile intanto che gli effetti del “Nino” si possano ancora far sentire con un’altra estate calda nel 2016, ma è veramente presto per parlarne.

Collegato al “Nino” ed alla “Nina” vi è poi la PDO (Oscillazione pacifica decadale) che è uno schema d’interpretazione della variabilità climatica oceanica in relazione appunto alle temperature delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico settentrionale. Anche in questo caso si alternano fasi calde a fasi fredde (di norma ogni 20-30 anni). Di solito una PDO positiva corrisponde ad una fase di “El Nino” così come una PDO negativa ad una fase di “La Nina“.

In conclusione, dopo aver annoiato il lettore (speriamo di no!!) con tutta questa disamina, il parere di chi scrive è che l’innegabile surriscaldamento globale possa a breve (entro 2-4 anni) essere contrastato, se non addirittura contro invertito da tutta una serie di fattori: 1) cicli solari sempre più deboli e comunque entro 2-3 anni inverni con minimo solare anche profondo; 2) dal 2020/22 l’AMO è prevista entrare stabilmente in negativo con conseguente forte raffreddamento di tutto l’Oceano Atlantico settentrionale (acque superficiali); 3) fra pochi anni torneremo nuovamente in una fase di “Nina” con raffreddamento anche delle acque superficiali della fascia sub tropicale del Pacifico; 4) Corrente del Golfo sempre più debole. Se non basterà tutto questo a contrastare l’influenza antropogenica dell’uomo allora arrendiamoci ad un futuro poco roseo per le prossime generazioni.

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Il mago dei gatti e il cane mascherato

Presentazione del libro di Paola Capitani
Il mago dei gatti e il cane mascherato

Firenze
Libreria Todo Modo

Ore 10.30

www.mondadoristore.it
Sabato 7 novembre 2013

Laboratorio sulla fiaba con

I Pupi di Stac

e il libro di

Paola Capitani
IL MAGO DEI GATTI
E IL CANE MASCHERATO
Edizioni Sarnus
Illustrazioni di Chiara Capitani e Aurelio Costanzo

Sabato 7 novembre 2015, ore 10.30
Libreria Todo Modo
Via de’ Fossi 15r, Firenze

“C’era un volta un piccolo villaggio in una valle attraversata da un ruscello con pesci colorati, circondato dal bosco abitato da simpatici animali…” Inizia così una favola insolita e sorprendente, racchiusa nelle pagine di un libro dove le bellissime illustrazioni e le didascalie permetteranno ai bambini di imparare l’inglese divertendosi.

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Variazione data Conferenza di Pro Natura Firenze

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Cari amici, vi informiamo delle modifiche al programma del ciclo di conferenze “Itinerari tra Storia, Natura e Cultura” Autunno 2015.

L’evento “Gli scrittori-viaggiatori: incontro con Tito Barbini” previsto per giovedì 12 novembre, è stato spostato a Mercoledì 25 novembre. La sede e l’orario dell’evento rimangono invariati.

Il prossimo incontro è per giovedì 19 novembre con Donatella Alamprese, Tango Argentino, figlio d’Italiani.

 

GITA DELL’OLIO NOVO NEL CHIANTI FIORENTINO

Vi ricordiamo che, da Domenica 29 novembre 2015, riprendiamo un appuntamento tradizionale di Pro Natura, la gita in Chianti, presso l’Azienda Agricola dell’amico Giovanni Pantani, a San Fabiano (Mercatale Val di Pesa) per effettuare una bella passeggiata nella campagna autunnale e assaggiare l’olio nuovo (accompagnato da abbondante merenda). Il programma è il seguente:

  1. 14,00: ritrovo dei partecipanti in Piazza Libertà lato Fondiaria e partenza in carovana di auto per San Fabiano.
  2. 15,00: inizio passeggiata, comoda e breve;
  3. 16,30: al ritorno, tutti a tavola per la merenda e l’assaggio dell’olio buono (accompagnato da vino altrettanto genuino)…

Al termine, ritorno a Firenze.

Quota di partecipazione a persona: euro 8.

Modalità di iscrizione: chi intende partecipare può telefonare al Presidente Gianni Marucelli (3488738314) entro e non oltre il giorno 25 Novembre, comunicando nome, numero di telefono, numero delle persone e se si intende usare la propria auto o si ha necessità di un passaggio da altri Soci. Se si usa la propria auto,  indicare quanti posti si possono mettere a disposizione di altri Soci che ne sono privi. Chi vuole, e conosce già la strada, può recarsi direttamente a San Fabiano (appuntamento alle 14,45): comunicare al Presidente anche questo particolare.

Certo di avervi fatto cosa gradita, porgo cordiali saluti

Il Presidente

(Gianni Marucelli)

P.S.: Si ricorda a tutti che in occasione di questo appuntamento è possibile corrispondere la quota sociale per l’anno 2016 (valida anche per la fine del 2015), che è di E. 20,00.

 

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