Parigi, comincia oggi la conferenza mondiale sul clima

Di Gianni Marucelli

Immagine di Carmelo Colelli © 2015

Forse l’ultima occasione per prendere decisioni incisive e vincolanti per tutti, che eviti immense catastrofi nel prossimo futuro: è questa la posta, altissima, della “partita” che si gioca a Parigi da oggi fino al 12 Dicembre. Presenti le delegazioni di quasi tutti gli Stati del mondo, alle spalle un lavoro di mesi per presentarsi all’incontro ciascuno con delle proposte reali e non semplici chiacchiere, si cercherà di raggiungere un arduo, ma alla lunga inevitabile, compromesso tra i Paesi maggiormente industrializzati, quelli in via di rapido sviluppo e coloro che devono ancora uscire dal tunnel del sottosviluppo. L’obiettivo è di stabilizzare il “riscaldamento globale” del Pianeta a meno di + 2° rispetto all’epoca pre-industriale, entro il 2100. Un obiettivo francamente ambizioso, perché comporta che ognuno rinunci a pensare in termini nazionali e locali, per assumere il punto di vista dell’Umanità (e degli altri viventi) nel suo complesso. Bisogna, gradualmente, abbattere l’uso dei combustibili fossili, riducendo l’inquinamento atmosferico a livelli tollerabili; sviluppare nel contempo l’uso delle fonti energetiche rinnovabili; fermare la deforestazione nelle fasce tropicali ed equatoriale (sono i polmoni del pianeta, quelle foreste, e vanno conservate).

parigi

Altrimenti? In realtà siamo già in quell’altrimenti, il fischio finale dell’arbitro è risuonato da un pezzo, siamo ai calci di rigore, per continuare a usare la metafora calcistica. I ghiacciai, anche quelli himalaiani, i più vasti del mondo, si stanno rapidamente sciogliendo, ciò comporterà la progressiva riduzione della disponibilità di acqua dolce e aumenterà il rischio di guerre “per l’acqua”, non solo tra piccole comunità locali, ma anche tra Stati che possiedono le armi nucleari (Cina e India in prima linea). I deserti, e le zone semidesertiche (ad es. il Sahel) si espandono, i terreni agricoli si riducono, cresce la disperazione di interi popoli.

Il fenomeno “migrazione” inevitabilmente interesserà non solo i paesi attorno al Mediterraneo e la vecchia Europa, ma molte altre zone della Terra. E non saranno i risibili “muri” di filo spinato eretti dai leader di paesi come l’Ungheria a fermarlo… Non ci riuscirono gli imperatori romani, figurarsi questi omuncoli…

Solo chi ha fette di prosciutto spesse un dito sugli occhi, come un noto giornalista de “La Nazione”, autore di un delirante articolo apparso questa mattina su tale quotidiano, può nascondersi questa realtà. Per riassumere, a questo “collega” pare che sarebbe stato opportuno annullare la fondamentale conferenza di Parigi sul Clima, dopo gli attentati terroristici, perché il vero, unico pericolo che ci dovrebbe interessare è la minaccia dell’ISIS, tanto tra 50 o 70 anni noi non ci saremo… Bene, tra 50 o 70 anni, se lasciamo andare le cose come stanno ora procedendo, interesserà poco, alle comunità umane che ancora tenteranno di sopravvivere, seguire la Sharìa o i Dieci Comandamenti…

104733977-71a459f4-31fd-4163-9d73-33b5debd1558

Licenza Creative Commons
Parigi, comincia oggi la conferenza mondiale sul clima di Gianni Marucelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

NOTIZIA BOMBA: IL RE DELL’ERBORISTERIA ITALIANA SE NE VA… A CAUSA INQUINAMENTO!

aboca-3

Notizia-bomba, oggi 28 novembre, da un Convegno, organizzato dall’Associazione “Cittadinanza Attiva” a Città di Castello, per promuovere una cultura (e coltura) alternativa a quella del sistematico inquinamento derivato dalla coltivazione del tabacco in Val Tiberina (provincie di Arezzo e Perugia). Altre volte ci siamo occupati di questo problema, segnalando come l’Italia sia tra i primi cinque produttori di tabacco al mondo, un prodotto nocivo in tutte le sue fasi, dalla coltivazione all’uso! Ora, Valentino Mercati, l’indiscusso Patron di Aboca, l’azienda leader in Italia e in Europa per l’erboristeria, ha dichiarato pubblicamente che i terreni di sua proprietà non sono più biologicamente adatti, perché inquinati dalle circostanti vastissime colture di tabacco. Ecco quanto dichiarato dal dr. Mercati, testo che riprendiamo dal sito di TV Tevere:

“Non possiamo continuare a lavorare in una vallata che non vuole ascoltare quanto abbiamo già dichiarato”, ci ha risposto Mercati e ha aggiunto: “ho dovuto rinunciare a tutte le azioni che avevo intrapreso verso chi inquina usando prodotti chimici in agricoltura ma devo anche rinunciare alla presenza delle coltivazioni della mia azienda in Valtiberina: stiamo già lavorando da qualche tempo con la Valdichiana, dove abbiamo preso molti ettari per le nostre colture biologiche. Delocalizzeremo inoltre in alcune zone del Marocco una consistente parte della nostra produzione agricola”. Manterrete un presidio in Valtiberina? “Certamente sì: tutta la parte relativa alla trasformazione dei prodotti resta qui. Ma né i sindaci e le istituzioni né il mondo dell’economia locale hanno ascoltato le nostre richieste e necessità. Vuol dire che non siamo importanti per questo territorio. E dunque ce ne andiamo”.

Valentino Mercati, patron di Aboca

Valentino Mercati, patron di Aboca

Inutile qualsiasi commento. Nei prossimi giorni torneremo sull’argomento, cercando anche di pubblicare una sintesi di quanto emerso da Convegno. E’ una notizia che non riguarda soltanto Toscana e Umbria, ma tutto il settore agricolo italiano!

 

Share Button

Incontri – L’Averla del passo del Giogo

Di Gianni Marucelli

Averla minore - Pubblico dominio

Averla minore – Pubblico dominio

In un tempo lontano, quasi all’inizio della mia carriera di insegnante, fui destinato a una cattedra in una cittadina tra Toscana e Romagna, in mezzo agli Appennini. Per raggiungerla (in auto o in autobus – i treni qui proprio non li hanno mai visti) era – ed è – necessario svalicare i gioghi appenninici ben due volte, con partenza da Firenze, raggiungendo prima la valle del Mugello, e quindi quella del Santerno, fiume che corre verso l’Adriatico. Una bella passeggiata, se fatta in primavera o in estate; una vera avventura, quotidiana, quando l’inverno punge e l’alba ti trova impegnato al volante, in una sorta di rally in cui tutto è possibile, anche rimanere bloccati perché una tempesta di vento ti scardina il cofano e te lo proietta d’improvviso sul parabrezza…

Se si prescinde da queste considerazioni, l’itinerario offriva di tanto in tanto immagini indimenticabili: il daino dalle lunghe corna che ti attraversa la strada, maestoso sulla neve già alta, precedendo le femmine del suo harem, mentre il primo sole proietta lame di luce tra le sagome degli abeti; la poiana che, quasi ogni mattina, ti aspetta appollaiata su un albero spoglio lungo la carrozzabile; le macchie chiare del biancospino che costellano la vallata al rifiorire della primavera..

Questo, e molto altro, rimane vivido nella memoria, a distanza di decenni.

Ciò sui cui, qui, voglio richiamare l’attenzione del lettore non è però così spettacolare. Si tratta di un uccello non più grande di un merlo, con la livrea rossastra, il petto e il capo grigio ardesia e la coda bicolore; una caratteristica striscia nera, simile a una mascherina, va dal becco, leggermente ricurvo, all’occhio e alla parte laterale del capo. Il suo nome è Àverla minore (Lanius collurio): un passeriforme che si nutre d’insetti, piccoli e grossi, i quali però, almeno nella buona stagione, quando c’è abbondanza, non vengono consumati tutti e subito, bensì “conservati” in una dispensa particolare. Ecco di cosa si tratta, nella mia esperienza.

Il secondo passo che dovevo valicare, ogni mattina, si chiama Passo del Giogo, quasi una tautologia, ma tant’è. Si sale con parecchi tornanti, dal Mugello, fino a più di 800 metri, tra boschi

di querce e di castagno misti a conifere, per poi scollinare in una vallata verde di prati e arbusti, che costituiscono un buon pascolo e sono quindi delimitati, di tratto in tratto, da filo spinato. Era primavera e da più giorni, nello stesso punto, vedevo svolazzare e posarsi, sui pali della recinzione, un uccello grigio-rossastro. Un mattino, in cui ero in anticipo sui normali orari, accostai la macchina per osservare meglio. Il volatile, come di consueto, era nei paraggi, e non si allontanò di molto neppure quando, aperta la portiera, uscii a controllare. Il sospetto che mi era venuto fu confermato: sulla recinzione di filo spinato, erano stati letteralmente “impalati” vari insetti di grosse dimensioni, tra cui spiccavano una locusta e un cervo volante. Dunque, l’alato ed elegante individuo era un feroce predatore, appunto un’Àverla, che spesso non limita la sua caccia ai soli coleotteri e affini, ma attacca anche piccoli rettili (lucertole, rane) e talora uccelletti di modeste dimensioni. In genere, l’attività predatoria si svolge nei pressi del nido, nascosto in un arbusto preferibilmente spinoso (il biancospino è una scelta eccellente) sugli aculei del quale vengono infilzate le vittime. Si vede che la mia Àverla si era evoluta, tanto da utilizzare un manufatto come il filo spinato…

Ho letto poi da qualche parte che, in alcune zone, l’Àverla è chiamata anche “falconetto”, ed in effetti, pur essendo un cugino dei Passeri, assomiglia per alcune attitudini ai grandi rapaci diurni.

È ancora abbastanza diffusa nel nostro paese, tuttavia la graduale scomparsa di prativi coperti di cespugli e di macchie di rovo ne limita sempre più l’habitat.

L’aspetto dell’Àverla è veramente gradevole, tanto che, talvolta, è stata resa domestica. Umberto Saba, grande ornitofilo, giocando sull’ambiguità del termine “avèrla”, compose una bella poesia:

Il fanciullo e l’Àverla

S’innamorò un fanciullo d’un averla.

Vago del nuovo – interessate udiva

di lei, del cacciatore, meraviglie:

quante promesse fece per averla!

L’ebbe; e all’istante l’obliò. La trista,


nella sua gabbia alla finestra appesa,

piangeva sola e in silenzio, del cielo

lontano irraggiugibile alla vista.

Si ricordò di lei solo quel giorno


che, per noia o malvagio animo, volle

stringerla in pugno. La quasi rapace

gli fece male e s’involò. Quel giorno,

 

per quel male l’amò senza ritorno.

 

“Lanius collurio vogelartinfo chris romeiks R7F6269” di Vogelartinfo – Opera propria. Con licenza GFDL 1.2 tramite Wikimedia Commons.

 

Licenza Creative Commons
Incontri – L’Averla del passo del Giogo di Gianni Marucelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

I racconti sulle “Banchette”

Di Luigi Diego Eléna

“Lì in quel luogo fatato

sembra ad ogni passo di udire

alle spalle bisbigli e risolini”…

versi di Ambrogio Viale “Il solitario delle Alpi”

12212128_10153704973764089_1045428509_n

…“banchette”, sedili in pietra che qua e là fiancheggiano le strade del paese, offrendo una riposante sosta agli scalatori del nostro ripido castello. Ce n’erano e ce ne sono ancora lungo le salite, sui ripiani, nelle piazzette, specialmente là ove i vecchi cervesi dei secoli passati si davano appuntamento domenicale, o per discutere i loro problemi, o per rievocare le loro avventure marine. Le “banchette”, simbolo e unicità di un topos, perché sono un patrimonio per la cultura legate come sono a diverse tradizioni, proprie di utilità e socialità al tempo stesso. Sulle “banchette” della “Muntà” (piazzetta dei comizi politici) all’inizio della salita al castello, sedevano alla domenica dopo i vespri, ancora una sessantina di anni orsono, i più anziani del paese. Ricordiamo ancora le caratteristiche figure di rudi nocchieri che avevano conservato nell’andatura il rullio della loro barca, quasi miracolosamente giunti, attraverso una vita di pericoli, al declino della loro giornata in parte vissuta sulle fragili imbarcazioni a vela. Là intrecciavano i loro racconti tra una pipata e l’altra, spandendo l’acre profumo del loro tabacco conciato a bordo e ben pressato nei “salsicciotti” drogati di salsedine, che i marinai portavano a casa quale preziosa riserva, assieme ai “musciami” di delfino confezionati a ogni provvidenziale cattura del grosso pesce.

Volti del mondo

Il silenzio degli incontri in questi volti del mondo tornano e partono tra le onde delle rughe all’ansia di lettura d’un porto che allunga la mano. Il coraggio sta nei ricordi di natura e sogno in questa casa galleggiante fatto di un sole a specchio e una luna impossibile per i romanzi d’amore. Molte le direzioni per appendere un riposo in quella sacca branda del non luogo. Ospite abituale uomo del sacro sotto la cenere degli anni d’epico respiro. Il cielo è un libro in ogni stella al momento del risveglio a tacere contromano un autore libero quasi gatto selvatico da carruggio senza casa e regole in aperto mare. Eppure le impronte sono individuali d’un’unica storia di paesi a tempi e ritmi collettivi. Le labbra di una madre l’ombra di quel che eravamo il piacere di poterla riascoltare. Per tutti su queste banchette a cogliere l’uguale. versi di Luigi Diego Eléna

Capitan “Treggin” preferiva la “banchetta” sulla allora strada provinciale, detta ancora “la strada nuova”, per distinguerla da quella “vecchia napoleonica”. Da là si poteva assistere al traffico stradale consistente in qualche carro proveniente da Imperia, col conducente seduto su di una stanga o pacificamente addormentato sui sacchi di farina ritirati dal molino del “sciù Paulu Agnesi”, e in qualche rara carrozza che portava a diporto i turisti di allora. Su quella “banchetta” convenivano capitan Tambuscio, capitan Canèto, Ciaffè, il sciù Celestin e spesso alcuni di quei vecchi uomini che con saggezza ed onestà amministravano il comune. Ora che la vita a Cervo si è spostata nelle nuove case ai piedi del Borgo medievale, le “banchette” rimangono ancora aggrappate ai muri come le patelle agli scogli e come conchiglie di mare ci trasmettono le curiosità, gli aneddoti che solitamente sfuggono allo storico. Loro sono un grande libro di pagine di vera storia quotidiana che superando l’angusto confine della cronaca dell’episodio, offrono un’ampia visione di un grande passato. Le “banchette” di Cervo meritavano questo tributo di gloria attirando da sempre turisti e cervesi in coerenza col nome stesso del Borgo “Servus” (offro servizi). Difatti il nome del Borgo, scritto in tutti i documenti più antichi ed anche nella cinquecentesca carta “Pedemontanae vicinorumque regionum…” di Jacopo Gastaldo oggi esposta nel Museo cervese, è “Servo”, termine che anche in latino significa “offro servizi” e che campeggiava quindi verosimilmente sull’insegna delle botteghe locali a ridosso della mansio, caratterizzando il sito che ne sarebbe stato perciò battezzato. Quel “Servo” originario si conserverà immutato attraverso i secoli e si corromperà poi nel “Cervo” attuale, solo alle soglie del Seicento. Chi, dunque, più di una “banchetta” può essere il simbolo di “offro servizi?”. Solo e soltanto la mitica “banchetta”… naturalmente!

Da azzurro ad arancio

Quando, al cambio di scenario del cielo che da azzurro passa all’arancio, ritorno dalla campagna, ondeggiante sui miei passi e leggero di pensiero, vedo scemare il giorno sotto un mantello di luce che si spegne. I rami argento degli ulivi, i loro frutti verdi e violacei, le foglie lunghe e tese come le dita di un violinista, hanno già salutato il loro sole. Cigola lo sterrato e sbuffa di polvere bianca, quasi a detergersi il sudore d’aver sopportato il peso dei passanti. Ormai i pettirossi, le cinciallegre, le capinere, i verzellini hanno chiuso il becco, sono silenti e con la testolina nascosta sotto le piume, come fa un bambino sotto le coperte. Un rovo, donate le sue more, pare una coroncina che incorona il bordo strada con tenera umiltà. Qualche fruscio di vento dalla voce rotta e asmatica tossisce e singhiozza. Il tutto pare una stanza che si chiude con sottovoce bisbigliante, in una atmosfera di flauto dolce e di violini. Mi stringo le spalle, pongo le mani in tasca e a capo chino, mi immergo in deliquio nella notte che con la prima luna, le prime stelle incomincia a sembrare divina.

Licenza Creative Commons
I racconti sulle banchette… di Luigi Diego Eléna © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

L’inverno è ai nastri di partenza: come potrebbe essere? Parte II

Di Alessio Genovese

Allegoria dell'inverno

Allegoria dell’inverno

A differenza di quanto accaduto nelle precedenti stagioni invernali, quest’anno pare che l’Anticiclone delle Azzorre sia molto in forma e che possa, con maggiore facilità, ergersi in direzione del Polo Nord. I lettori più attenti si ricorderanno che, per le leggi della fisica, quando una massa d’aria calda, quale quella di un Anticiclone, si sviluppa lungo i meridiani, sul suo bordo laterale scende in direzione opposta una massa di aria fredda. Ciò ovviamente vale per lo più nella stagione invernale, quando si è formato il cosiddetto vortice polare, che altro non è che quella perturbazione di aria fredda che staziona solitamente in prossimità delle regioni del Polo e la cui estensione e dislocazione può variare da anno ad anno. Per la verità per il prossimo inverno i più importanti modelli deterministici che tracciano delle linee di tendenza per i mesi successivi prevedono ancora una volta un inverno molto mite, non solo in Italia ma in buona parte del continente. Tale previsione, come già accennato nei mesi precedenti anche dallo scrivente, trova una sua giustificazione anche nei principali indici predittivi (vedi QBO, Attività solare, PDO etc) che, combinati fra di loro, sembrano lasciare poche speranze ai cosiddetti nevofili (amanti della neve) o ai soli freddofili. In realtà la previsione, per fortuna, non sembra essere così scontata, e talvolta anche i modelli fisico-matematici possono sbagliare a causa di variabili non previste quali, ad esempio, il rapporto di concatenazione di eventi fra stratosfera (parte dell’atmosfera terrestre a quote più alte) e troposfera (parte più bassa dell’atmosfera fino ai 10.000 metri di altezza). In entrambe le parti si forma un vortice polare invernale; in questo fine novembre, in stratosfera si è formato un vortice molto forte e freddo che, se riuscisse a condizionare anche quello della troposfera, come avvenuto in molti inverni, allora per almeno 45-60 gg. difficilmente sarebbero possibili grandi irruzioni di aria fredda da nord a sud (il cosiddetto sfondamento della soglia NAM cui si è già accennato in passato). Ad oggi, in realtà, non sembrerebbe esserci un grande condizionamento dei piani più bassi della troposfera che appare piuttosto disturbata (si veda l’irruzione fredda del 21-24 novembre e quella prevista anche per fine mese). E’ innegabile la paura che si possa ripetere quanto avvenuto tre inverni fa, quando l’unica irruzione fredda si ebbe proprio sul finire di novembre, dopo di ché si superò la soglia NAM, con un vortice polare troppo forte per consentire alle masse di aria fredda di lasciare il loro territorio di origine, e quindi si arrivò fino alla metà di gennaio con un nulla di fatto, che si è protratto anche successivamente, quando il condizionamento sarebbe anche terminato e potevano aprirsi degli scenari che però non si sono verificati.

 

Pianura innevata

Nel momento in cui viene scritto il presente articolo (terza decade di novembre), molto probabilmente la soglia NAM è già stata superata, ma non sembrano intravedersi grandi segnali di condizionamento; tutto ciò, probabilmente, per uno scarso livello di comunicazione fra strato e troposfera, ma anche forse per la formazione di un importante anticiclone russo-siberiano che altro non è che un anticiclone di natura termica, cioè determinato dalle temperature fredde presenti al suolo in Russia ed in Siberia. Tali temperature a loro volta sono provocate da un importante snowcover, ovvero l’innevamento presente al suolo. Tutto ciò viene preso in considerazione da uno degli indici più recenti ed ancora in fase sperimentale, il cosiddetto SAI (snowcover advanced index) che prende in considerazione l’incremento della neve al suolo al di sotto del 60° parallelo durante il mese di ottobre. Secondo lo studioso che ha elaborato tale teoria, se l’incremento è costante durante tutto il mese e la copertura nevosa è importante (come avvenuto quest’anno), allora è più probabile durante l’inverno un vortice polare disturbato. In realtà, sono in molti a ritenere che dall’analisi meteorologica del mese di ottobre si possano trarre delle indicazioni per l’inverno successivo, ed il quadro emerso è piuttosto in contro tendenza rispetto alle previsioni dei modelli deterministici.

In conclusione, facendo un po’ una sintesi (non facile!!) fra i vari elementi di cui siamo in possesso, compreso un Nino (surriscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico nella fascia sub tropicale) fra i più forti degli ultimi decenni, che potrebbe favorire l’elevazione dell’Anticiclone delle Azzorre verso nord, si può dedurre quanto segue:

Dicembre: il mese dovrebbe iniziare ancora con qualche disturbo al vortice polare e quindi con la possibilità di piccole e brevi incursioni di aria fredda artica ed in parte continentale che si potrebbero intervallare con episodi di alta pressione. Rispetto al mese di novembre, ad ogni modo, anche in presenza dell’alta pressione, avremmo delle temperature più fredde, con una circolazione secondaria proveniente da est, dove continuerebbe ad essere presente l’Anticiclone Russo-Siberiano. Complessivamente il mese dovrebbe però concludersi con una prevalenza di giornate soleggiate.

Gennaio-Febbraio: Secondo alcuni esperti, gli episodi invernali più interessanti si dovrebbero avere nella seconda parte della stagione, soprattutto dall’Epifania in poi. Tale previsione però è legata alla possibilità del verificarsi o meno di un importante surriscaldamento in stratosfera, che potrebbe destabilizzare ulteriormente il vortice polare facendolo frantumare in più parti. In realtà, tali previsioni sono sempre molto teoriche e non è detto che trovino conferma nella realtà. È più facile prevedere la possibilità di due-tre incursioni fredde fra gennaio e febbraio, in un contesto generale con temperature comunque non inferiori alle medie del periodo. Del resto, lo abbiamo già detto più volte che, per tornare ad avere inverni freddi con la F maiuscola, bisogna attendere ancora un paio di anni.

Buon inverno a tutti!

Licenza Creative Commons
L’inverno è ai nastri di partenza: come potrebbe essere? Parte II di Alessio Genovese © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

Glifosato: va fatta chiarezza

Inoltriamo ai gentili lettori il comunicato-stampa delle Associazioni ambientaliste, tra cui la Federazione Pro Natura, sui rischi connessi all’uso del Glifosato in agricoltura.

Riportiamo integralmente il comunicato stampa che può anche essere scaricato dal link a fondo pagina nel formato PDF

ATT0

COMUNICATO STAMPA

GLIFOSATO, LE ASSOCIAZIONI:

“VA FATTA CHIAREZZA. E INTANTO NE VA VIETATO L’USO”

Il Tavolo delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica chiede di applicare il principio di precauzione per proteggere la salute dei cittadini.


Roma, 13 novembre 2015
– “Prima di decidere se mantenere il glifosato nell’elenco UE delle sostanze attive approvate, è necessario che si faccia chiarezza. In mezzo alle due posizioni opposte dell’EFSA e dello IARC c’è infatti la salute dei cittadini”. E’ questa la posizione del Tavolo delle 31 associazioni nazionali ambientaliste e dell’agricoltura biologica che firmano la campagna “STOP Glifosato”, partita da un’iniziativa di AIAB e FIRAB.

E di ieri infatti la notizia che l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo del glifosato. Una conclusione che vuole essere utilizzata dalla Commissione europea per decidere se mantenere o meno il pesticida nell’elenco UE delle sostanze approvate, e dagli Stati per valutare ex novo la sicurezza dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato.

Nel marzo scorso però lo IARC, agenzia per la ricerca sul cancro, che fa capo all’OMS, ne aveva invece decretato, la cancerogenicità. Tanto che il Tavolo delle associazioni, il 12 settembre scorso, aveva inviato una lettera al Governo italiano chiedendo la rimozione del prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e l’esclusione da qualsiasi premio nei PSR per le aziende che ne fanno uso. Il governo però non ha ancora dato nessuna risposta a riguardo.

“La decisione dell’EFSA era già nell’aria come si legge in una lettera inviata alla Commissione europea il 29 ottobre scorso da numerose associazioni a livello europeo – dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce del Tavolo – nella quale si mette in evidenza che la relazione dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) a supporto delle decisioni dell’EFSA non tiene in considerazione una vasta gamma di studi scientifici pubblicati da riviste internazionali indipendenti che sono stati invece valutati e considerati rilevanti dallo IARC; minimizza, inoltre, senza adeguata giustificazione, i risultati positivi di cancerogenicità sugli animali; infine, si base in gran parte su studi mai pubblicati forniti dalle multinazionali che producono il glifosato. Un elemento quest’ultimo, molto preoccupante, e che dovrebbe di per sé spingere i governi a prendere le distanze dalla posizione dell’Agenzia.

“Il primo obiettivo è la salute dei cittadini. Per tutelarla – dice Maria Grazia Mammuccini – occorrono strumenti seri, scientifici e indipendenti. I due pareri sono troppo divergenti per non richiedere l’applicazione del principio di precauzione e un approfondimento su più fronti. Nel frattempo, però, rafforziamo la nostra richiesta al Governo italiano di vietare la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di tutti i prodotti a base di glifosato.”.

Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF, AnaBio, MdC, Infanitalia, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, Asso-Consum, WWOOF Italia, NUPA, il Test, UNA.API, Greenpeace, VAS, l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e il coordinamento Zero OGM.

La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini, 3357594514

Gli uffici stampa : Ufficio stampa AIAB:  Michela Mazzali,- m.mazzali@aiab.it  –  Cell. 348 2652565 ; Ufficio Stampa Lipu : Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it 3403642091                                         Ufficio Stampa WWF : Cristina Maceroni c.maceroni@wwf.it – 06-84497213
Ufficio Stampa FederBio:  Silvia Pessini – silvia.pessini@ariescomunicazione.it  – Cell. 348 3391007
Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici – m.dominici@legambiente.it  – 349.0597187

Share Button

logo1PRO NATURA FIRENZE
associazione di promozione sociale

7° incontro del ciclo “Itinerari tra Storia, Natura e Culture”

Mercoledì 25 NOVEMBRE ore 17,45

GLI SCRITTORI-VIAGGIATORI:
PRESENTAZIONE DEL LIBRO

L’ULTIMO PIRATA DELLA PATAGONIA

12249771_10207728333877098_7197120045012360589_ndi TITO BARBINI

1385557_10202214125137160_919927819_n
Dopo “Il cacciatore di ombre”, Tito Barbini percorre ancora l’estremo lembo dell’America meridionale, alla ricerca di storie vere e di personaggi quasi incredibili, ma realmente vissuti, come quello che dà il titolo al libro. Un racconto appassionante e di rara suggestione, un narrare di se stesso e degli altri come solo i grandi scrittori sanno fare.

Presentazione a cura di Carmen Ferrari. Sarà presente l’Autore.

Sala Allianz Bank, Piazza Savonarola 6, Firenze. Per ragioni logistiche, l’ingresso (libero) sarà consentito dalle ore 17,40 alle 18,00.

Share Button

L’inverno è ai nastri di partenza: come potrebbe essere? Parte I

Di Alessio Genovese

Allegoria dell’Inverno – Lucchesino

Il 1° dicembre inizia l’inverno meteorologico e, come abbiamo sempre fatto da due anni a questa parte, anche questa volta proviamo ad abbozzare una possibile linea di tendenza per la prossima stagione. Tuttavia mi preme ancora una volta sottolineare come le considerazioni espresse nascono, oltre che dalla passione personale per la meteorologia e la climatologia, soprattutto dall’analisi dei principali indici che abbiamo in parte già descritto anche nell’ultimo articolo di novembre e da una sintesi delle opinioni dei più esperti meteorologi, le cui linee previsionali possono essere facilmente lette in rete. La stessa passione per la meteo mi ha permesso, attraverso una costante lettura dei siti e dei forum meteo, di apprezzare la competenza di diversi semplici appassionati, che hanno maturato un livello di preparazione in alcuni casi anche superiore a quello dei meteorologi per professione.

imagesPrima di addentrarci in una disamina del prossimo inverno, vorrei esprimere un breve commento rispetto a quelle che erano state le linee previsionali dell’autunno e che sono uscite su questa pagina web verso la fine del mese di settembre. Per il mese di ottobre avevamo ipotizzato frequenti incursioni di aria fresca da est, con temperature anche sotto la media del periodo. Direi che tale previsione, in linea generale, ha trovato un riscontro nella realtà, in quanto sulla non lontana Russia si è formato un nucleo di aria molto fredda, che in talune occasioni ha avuto delle piccole ripercussioni sul Mediterraneo anche grazie ad un’alta pressione delle Azzorre spesso decentrata in pieno Atlantico e che quindi ha lasciato in parte scoperto il nostro territorio. Discorso diverso, invece, per il mese di novembre che sta per concludersi. In questo caso avevamo ipotizzato una maggiore invadenza delle correnti umide atlantiche con piogge al seguito. Se solo due anni fa l’Atlantico l’aveva fatta da padrone con frequenti piogge dall’autunno alla primavera e neve copiosa sulla Alpi, quest’anno invece sembra proprio che non riesca a spingersi oltre Oceano. Fino al 20 di novembre abbiamo avuto un anticiclone molto forte, che ha protetto la nostra penisola da piogge che potevano finire per essere anche pericolose, date le temperature superficiali ancora piuttosto elevate dei nostri mari. Abbiamo già detto, in passato, come un mare caldo, all’arrivo di aria umida atlantica ed al formarsi di minimi di bassa pressione, contribuisca a rendere le piogge persistenti e d’intensità anche forte.

2012-01-22_missun50

Continua…

 

 

Licenza Creative Commons

L’Inverno è alle porte: come potrebbe essere – Parte I di Alessio Genovese © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

Sono una bomba

Di Carmelo Colelli

BOMBA-18-11-2015

Mi hanno definita intelligente, mi hanno programmata, mi lanciano ogni giorno, di qua e di là, raggiungo sempre con precisione o quasi, l’obiettivo, morti e feriti, vedo l’umanità che si impoverisce.

Una cosa vorrei chiedere a chi mi ha dato l’appellativo intelligente:

“Se mi ritieni intelligente, perché mi usi senza chiedere mai il mio parere, certo sono un oggetto e come tale tu mi usi, allora non chiamarmi più intelligente! Non offendermi più!”

“Sono una bomba e basta!”

“Sai, se io potessi usare la mia intelligenza, ogni volta che tu mi lanci, con assoluta precisione, esploderei nei cieli di mille e mille città, spargendo fiori e colori, irradierei solo la musica della Pace!”

 

Carmelo Colelli

Share Button

Storia del tango – Incontro con Donatella Alamprese

PRO NATURA FIRENZE

in collaborazione con L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

per il ciclo di conferenze

Itinerari tra storia, natura e culture

Giovedì 19 novembre ore 17.45
P.zza Savonarola, 6 – Firenze

Storia del tango
Incontro con la cantante Donatella Alamprese e il chitarrista Marco Giacomini

donaDi solito, quando ci si riferisce al tango, l’immagine che viene in mente è quella di una coppia allacciata nel ballo elegante e passionale, mettendo da parte il concetto che, oggi, il tango è principalmente un genere musicale, sviluppatosi in più di un secolo e frequentato da compositori e scrittori di testi, notevolissimi, da Borges a Carlos Gardel, da Guastavino a Astor Piazzolla, da Eladia Blazquez a Saul Cosentino, e tanti altri.
Molti di questi, sono italiani emigrati o figli di italiani.
Donatella Alamprese è, attualmente, la maggiore rappresentante italiana del tango cantato e, insieme al chitarrista Marco Giacomini, è stata apprezzata nei teatri di molti Paesi, dall’Argentina al Cile, dalla Spagna al Giappone. E’ anche una profonda conoscitrice della storia di questo genere musicale e ne parlerà con noi, accompagnando l’esposizione con l’esecuzione di alcuni brani.
E’ veramente un’occasione straordinaria e un evento imperdibile!
Vi aspettiamo giovedì 19 presso la Sala conferenze Allianz Bank. L’ingresso, per ragioni logistiche, sarà consentito dalla ore 17.40 alle 18.

Share Button