Venezia, ultimo atto

Di Massimilla Manetti Ricci

A Venezia il traghetto della sera accompagna la notte sulla laguna solcando canali la cui voce si espande per le calli e il moto ondoso formato dal taglio dell’acqua naufraga sui bordi di pietra dei camminamenti.

A Venezia cala la notte, ma non è come nelle altre città, qui le ombre giocano con l’acqua che sciaborda sui portoni di scalini degradanti nel canale; qui, le luci dagli appartamenti cullano la decadenza e l’impossibilità di una città galleggiante; qui, i muri, uno di fianco all’altro, sono impregnati di bagnato, di muffa e di mucillaggini verdi che si arrampicano su pareti graffiate dalla forza della calma apparente.

Lenta, continua, inesorabile la laguna accarezza mortalmente i nobili palazzi che poggiano sul nulla, una corte sospesa intorno a piazza San Marco e uniformemente distribuita al limite tra mare e cielo.

Bellezza decadente, colpevole di un passato troppo lustro come Repubblica marinara, luogo di mercanti, mercanzie, crocevia di traffici intensi tra oriente ed occidente.

I canali sono punti d’incontro tra passato e presente e un futuro che non arriverà, nuova Atlantide, risparmiata dal lavorio dei fondali.

Punti dove s’intersecano gondole e motoscafi nella scia bianca della modernità che contrasta con l’alterigia di un veliero e la prepotenza grossolana di una nave da crociera sbalzata sopra i campanili.

Dalle finestre la biancheria ricamata sollazza turisti dallo scatto incessante di foto pazze e isteriche.

Dalle finestre, bifore e monofore, broccati opulenti tappezzano pareti, tende e divani.

Dalle finestre vetri colorati e soffiati disegnano figure di animali stilizzati, immaginari e immaginati.

È la città da ricerca del tempo passato e di una storia già stata e vissuta, una città per innamorati amati o respinti in angoli irripetibili, quando i sospiri segnano i ritmi naturali dell’anima universale dell’uomo uniti all’espressione artistica di costruzioni architettoniche.

Ma se cala la notte è come se calasse l’ombra di ieri, è come se tutte le maschere uscissero dai loro nascondigli secolari, dalle segrete dei palazzi, dai cunicoli sotterranei per riappropriarsi di ponti, ponticelli, viuzze volteggiando attraverso grate oscure.

Dame d’oro, d’argento, lilla, viola, nere, corallo, blu si aggirano vorticose con indosso mascherine ricamate che ne esaltano i lineamenti sensuali e voluttuosi, avvolte nella seta e nella rete di arabeschi a effetto domino: se si taglia un filo, l’abito si smaglia in un subito tra piume di struzzo e sottogonne di pizzo.

Cagliostro e Casanova seducono con uno sguardo la dama diafana dal manto rosso passione.

Thomas Mann si aggira tra il suo Tazio e le fanciulle in fiore di fine ottocento in una piazza San Marco sulla quale incombe la Morte a Venezia.

Lo sfrenato divertimento carnevalesco è ora sopito dentro negozi artigianali dove ogni giorno prendono forma abiti, parrucche, maschere su manichini che a notte fonda lasciano l’atelier per riversarsi sull’increspatura dell’acqua antistante; danzano le ore sulle note di violini delle quattro stagioni di Vivaldi proiettando le lancette dalla primavera all’estate e dall’autunno all’inverno.

All’improvviso il sole.

Quando il sole sorge, fuggono i fantasmi delle maschere a rintanarsi nei quadri appesi o nei negozi dai quali si sono allontanate, pronte a ricomporsi statiche per i turisti.

No, non comprendono i turisti la loro anima, bambine mai cresciute nascoste nei sogni dell’infanzia e desiderose di travestirsi, quando si appaga ogni piacere e ‘lo voglio’, diventa imperativo.

In un soffio fuggono e tornano immobili e svuotate nei manichini a farsi ammirare e portare via in un’improbabile valigia fuori luogo e fuori tempo.

Una lacrima di nostalgia corre nel solco che squaglia il trucco nero degli occhi e sbava di baci dati e ricevuti un rossetto troppo vermiglio.

All’improvviso il sole esce dall’acqua.

Quando è già alto nella volta della laguna, frotte di gente, scapigliata, sudata, dall’incedere stanco e sbracato sbarca a Venezia, si addentra nelle piazze, nelle chiese, nei palazzi, ingorda di souvenir turistici: Venezia nella bolla di neve, nelle calamite infantili, nelle cineserie mal copiate, nei finti vetri dei finti maestri di una finta Murano.

I traghetti, stipati di umanità, sono cristallizzati nella schiuma d’acqua e nella ruggine paludosa e salmastra.

Qui non si parla italiano, ma inglese, lingua internazionale per la città più nota.

Ma Venezia è anche questo, con la sua allegorica esistenza di andata e ritorno tra ieri e oggi: da Arlecchino e Colombina, servitori di due padroni, al servizio di interessi finanziari che non fanno il suo bene, da una culla per l’arte anche contemporanea di cui è lo sfondo ideale antitetico ai mostri pacchiani dei transatlantici da crociera.

E con l’acqua tutto scorre, è eternamente ora, è eternamente divenire… finché dura, finché Venezia sopravviverà a se stessa.

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Venezia propone di mettere all’incanto Klimt e Chagall: e Sgarbi (!) approva…

Di Alberto Pestelli

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Chagall – Il rabbino di Vitebsk – 1914 Galleria internazionale dell’arte moderna, Ca’ Pesaro, Venezia

Vendere un oggetto di grandissimo valore – affettivo o economico non ha nessuna importanza – è sempre un atto di violenza per la propria anima e nel caso di una città come Venezia, per il “novantanove virgola nove per cento” delle occasioni, sinonimo di scarsa volontà di tenere alla cultura con C maiuscola. Con questo non voglio dire che i veneziani, fortunatamente abituati a fare e godersi cultura non sappiano apprezzare le “cose belle dell’arte”… mai passato questo pensiero nel mio cervello! Non sono uno, come tanti purtroppo, che fa di tutta l’erba un fascio… Se il primo cittadino la pensa così, anche tutti gli amministrati sono d’accordo. Non voglio nemmeno pensarci…

Il vendere delle opere d’arte lo posso comprendere solo in una persona che non ha più risorse per tirare avanti la propria famiglia. Ma in un comune potenzialmente ricchissimo come Venezia assolutamente NO!

Va bene, le casse comunali sono vuote o quasi e il “signor Sindaco, Luigi Brugnaro” non sa come fare a tirare avanti la città. Allora ha proposto di mettere all’asta due opere d’arte di due artisti ECCELSI come Klimt e Chagall. Non solo, ha avuto il supporto di Vittorio Sgarbi – grande delusione quest’ultimo – che vive e si circonda d’arte di qualsiasi provenienza.

Certo che con la vendita della Giuditta II di Klimt e il Rabbino di Vitebsk di Marc Chagall (quadri entrambi esposti nella Galleria Internazionale d’arte moderna in Ca’ Pesaro), si riempirebbero le casse veneziane… e poi? Quando questi soldi saranno di nuovo finiti, che si fa? Si vendono altri quadri svuotando pinacoteche pubbliche? Questo non è altro che un circolo vizioso creato dalla pochezza culturale di certa gente (per questo mi meraviglio di Sgarbi: la sua cultura artistica è davvero immensa!) attirata dal guadagno immediato. Invece di incrementare la cultura per far ammirare al turista certe bellezze create dall’animo umano guadagnandoci, si preferisce disfarsi di esse. Ma si sa… siamo in Italia e con la cultura, come disse anni fa Tremonti, non si mangia. D’altra parte la provenienza politica è più o meno la medesima…

Secondo Brugnaro le opere vendibili sono appunto quelle degli artisti che non sono legati né per soggetto né per autore, alla storia della città”.

Permettetemi di essere leggermente volgare e di dire in fiorentino: “Questa l’è ‘na grande bischerata…” Come si può fare a meno di due grandi espressioni dell’estro di due uomini che tutti i musei invidiano alla Ca’ Pesaro. Magari il Louvre, il National Gallery e tante altre famosissime gallerie d’arte del mondo si staranno sfregando le mani aspettando che vengano messi all’asta questi due ricchi bocconcini che faranno entrare soldi a palate nelle loro casse… sì, perché costoro sapranno sfruttare la Giuditta II e il Rabbino di Vitebsk e altri ancora… e soprattutto non se ne priveranno mai perché daranno lustro al loro museo. E una quantità incredibile di denaro. Un motivo ci sarà se il Louvre – tanto per fare un esempio – riesce a smuovere milioni di turisti da tutto il mondo esponendo capolavori da tutto il mondo… e la gente è disposta a percorrere centinaia e migliaia di chilometri per godersi, anche se per un attimo, quel sorriso della Lisa leonardiana e a far godere le tasche degli esercenti parigini e, ovviamente delle casse comunali!

E questo il sindaco di Venezia non riesce a comprenderlo? Così non sembra… sono solo quadri stranieri e non sono legati alla bellissima città… Non degni di considerazione! E tanto meno interessanti per il turista dell’arte che è disposto a percorrere mezzo mondo per un attimo di bellezza e di turismo tra i canali? A quanto pare non ci arriva…

Quindi solo Canaletto, Tiziano e i grandi maestri di casa nostra… casa nostra Italia? O casa nostra Veneto? Volendo far polemica spicciola e sarcastica, mi sembra di assistere a una discriminazione artistica… fuori gli stranieri, musei veneziani ai veneziani!

Al di là di quest’ultima mia frase che ha solo il sapore della presa per i fondelli, non me ne vogliano i semplici cittadini di Venezia che, mi auguro, non saranno molto d’accordo a veder partire, anche se di pittori stranieri, delle opere d’arte uniche che fanno risplendere ancor di più una delle più belle città del mondo!

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Klimt – Giuditta II – Galleria internazionale dell’arte moderna, Ca’ Pesaro, Venezia

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A proposito di migranti climatici…

Proponiamo, in versione integrale, un articolo sul fenomeno dei migranti climatici nel mondo, apparso sul sito ambientalista www.nelcuore.org

Foto di www.nelcuore.org

Foto di www.nelcuore.org

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Uccellagione, una pratica barbara finalmente abolita

Di Gianni Marucelli

Cacciare uccelli mediante le reti fisse, celate da alberi o altro, è una pratica che risale ai temi antichi, perpetuatasi nel tempo fino ai nostri giorni: un sistema utilizzato sia per uccidere i volatili a scopi alimentari che per imprigionarli al fine di divenire “richiami vivi” per i cacciatori. Se da un po’ di anni il primo scopo è stato esplicitamente vietato, la cattura di diverse specie (tordi, merli, colombacci ecc.) è stata tollerata nel nostro Paese, in barba alle direttive dell’Unione Europea, fino al 23 luglio scorso, quando il Parlamento, nonostante la fortissima opposizione delle lobbies venatorie trasversali a tutti i partiti, ha dovuto recepire la normativa europea. Tutto risolto, quindi?

Nessun uccello potrà mai più essere preso e recluso in misere gabbiette per tutta la vita, per servire a meglio attirare e uccidere i propri “fratelli”? Non pare proprio! Vi sono regioni in Italia nelle quali questa barbara usanza sembra dura a morire: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, in particolare.

I roccoli (cioè le reti a impianto fisso) continuano a essere stese nei boschi, soprattutto vicini alle rotte dei migratori… ne abbiamo avuto la prova provata quando, pochi giorni or sono, degli amici di Anghiari (AR) mi hanno consultato in merito alla scoperta, durante una passeggiata, di tre individui che, nel bosco, stavano tendendo queste trappole. Alla specifica richiesta di cosa si trattasse, hanno risposto, con una faccia tosta degna di miglior causa, che quelle reti servivano a catturare “piccioni” (alias, a nostro avviso, colombacci) e che le avrebbero tolte dopo una ventina di giorni. In effetti, avevano posto dei cartelli che indicavano tale appostamento, dimenticandosi che, comunque, anche se l’uccellagione non fosse vietata da tre mesi, essa avrebbe dovuto essere consentita con un permesso rilasciato dalle autorità a ciò preposte. Ma, a questo punto, il prelievo di volatili mediante uccellagione è consentito solo a fini scientifici… Gli amici che hanno scoperto l’appostamento hanno fatto delle foto (anche alle auto dei loschi figuri) e inviato una specifica denuncia alla Polizia Provinciale di Arezzo e al Corpo Forestale. Hanno agito correttamente, speriamo che la loro segnalazione venga presa in considerazione da chi di dovere.

Invitiamo i nostri lettori che dovessero trovarsi in una situazione del genere a fare lo stesso, indicando con precisione data, ora e luogo e inviando una raccomandata alle autorità della propria Provincia in merito a quanto rilevato.

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Fonte delle immagine: Wikipedia, Pubblico Dominio

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Incendi delle foreste indonesiane

INDONESIA_-_MALAYSIA_-_roghiAmici lettori, vi invitiamo a leggere questo articolo apparso sul sito di Ansa Energia e Ambiente sul gravissimo problema degli incendi e la grandissima quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera del nostro pianeta. Questi incendi non sono casuali ma molto spesso intenzionali per far posto alle coltivazioni della palma per ricavare l’insano olio utilizzato per l’industria alimentare.

Per leggere l’articolo entrate QUI

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TRENTINO-ALTO ADIGE: LE MONTAGNE E NON SOLO – Supplemento della rivista “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”

Logo IUA 1Secondo le statistiche, il Trentino – Alto Adige è la regione più boscosa d’Italia, insieme alla Toscana. Anche solo per questo, sarebbe divenuta la meta prediletta di chi ama la Natura, con la maiuscola; ma la presenza di montagne uniche al mondo, come le Dolomiti, di laghi, fiumi, ghiacciai, castelli, monasteri, chiese, borghi rimasti pressoché intatti nei secoli, di ben tre lingue e culture diverse (italiana, tedesco-tirolese, ladina) fa di questo territorio uno dei più affascinanti al mondo. Parlarne approfonditamente richiederebbe non solo volumi interi, ma anche competenze pluridisciplinari ad altissimo livello. Quindi, quel che proponiamo ai nostri lettori è solo un minuscolo assaggio, direi uno “stuzzichino”, tanto per far venire la voglia di andarci – o meglio, per la maggior parte di noi – di tornarci un’altra volta, per assaporare quel che ancora non abbiamo gustato. E, non a caso, chiudiamo questo mini e-book con una ricetta tirolese che potrete realizzare a casa, sognando verdi vallate o come bianche di neve…

Il lago di Carezza - Alberto Pestelli © 2012

Il lago di Carezza – Alberto Pestelli © 2012

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Smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio: appello al Capo dello Stato

Logo Federazione Nazionale Pro NaturaLe maggiori associazioni ambientaliste italiane, Federazione Nazionale Pro Natura inclusa, hanno inviato un appello al Capo dello Stato perché ascolti le loro legittime perplessità, formali e sostanziali, circa il previsto smembramento del più grande parco nazionale italiano. Un vento, questo, che va di fatto contro tutte le prospettive dell Unione Europea relativamente alle aree protette di grande importanza, e che mette a forte rischio la biodiversità delle Alpi orientali, che finora è stata tutelata in modo esemplare proprio da questa Istituzione. Le Associazioni chiedono di essere ricevute dal Presidente della Repubblica e dal Ministero dell’Ambiente, Galletti, per esprimere la loro preoccupazione. Riportiamo integralmente la lettera inviata a Mattarella e invitiamo i nostri lettori a firmare la petizione contro lo svilimento di questo bene prezioso del nostro Paese, collegandosi al sito della Federazione Nazionale Pro Natura.

Scaricate il documento in PDF

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Pro Natura Firenze – ITINERARI TRA STORIA, NATURA E CULTURE Ciclo di incontri – Autunno 2015

PRO NATURA FIRENZE

logo1associazione di promozione sociale

 in collaborazione con

“L’Italia, l’uomo, l’ambiente”

rivista on line di informazione ambientale

presenta

Un ecologista sul soglio di Pietro

La crisi ambientale globale è al centro della recente enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. Lauro Seriacopi, docente di Filosofia e esperto di Educazione ambientale, presenta le sue riflessioni su questo importantissimo documento.

Mercoledì 7 ottobre

L’evento si svolgerà di pomeriggio alle ore 18,00 precise presso la Sala conferenze di Allianz Bank, Piazza Savonarola 6, Firenze.

 L’ingresso è gratuito. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Essendo però i posti limitati, per ragioni logistiche l’accesso sarà consentito dalle ore 17,45 alle 18,00.

 

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Donatella Alamprese: Primo concerto italiano, “In tacchi e rossetto”, dopo la tournee in Giappone

Di Gianni Marucelli

12049305_10156070580115494_6057410935192311242_nDonatella Alamprese, dopo la tournee di settembre in Giappone dove si è esibita in nove concerti a Tokyo, Osaka e Kyoto, accompagnata dal chitarrista Marco Giacomini, torna a cantare in un ambiente “familiare” come il Teatro del Cestello di Firenze, con uno spettacolo dedicato all’amato Tango, tuttavia declinato al femminile. Molte le donne, infatti, che hanno non solo cantato, ma anche scritto e musicato brani tangueri: non tutti sanno, ad esempio, che il Tango sbarcò in Europa nel 1907 grazie alla voce della cantante Flora Rodriguez.

La splendida voce di Donatella si dispiegherà stavolta per raccontare la storia di questo genere musicale attraverso l’arte delle donne di Buenos Aires, da Rosita Quiroga alla grande Eladia Blazquez, a Maria Elena Walsh e a Marta Pizzo, con la quale Donatella ha un rapporto stretto di amicizia e collaborazione.

Al Teatro del Cestello, il duo Alamprese-Giacomini si avvarrà della preziosa collaborazione del narratore argentino Ruben Costanzo, un grande esperto della storia del Tango.

“De tacos y carmin” (con tacchi e rossetto), questo il titolo dell’evento, avrà luogo Venerdì 16 ottobre alle ore 21,15 presso il Teatro del Cestello, Piazza Cestello 4, Firenze.

Per prenotare, telefonare allo 055 294609.

 

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Lazio – Le cascatelle di Monte Gelato

Di Alberto Pestelli

 

Anche se è da molto tempo che non mi reco nella Tuscia laziale, basta vedere un paio di fotografie su un qualsiasi social network o quelle che conservo gelosamente nell’hard disk, che subito s’illuminano di nuovo bei ricordi.

Così è stato l’altro ieri nel vedere le immagini su Facebook delle cascatelle di Monte Gelato. I miei pensieri sono volati subito nei pressi del fiume Treja, al confine tra la provincia di Roma e di Viterbo, nel comune di Mazzano Romano ad tiro di schioppo dalla famosissima Calcata.

Sono immagini di un’estate di qualche anno fa. Cittadini alla ricerca di un po’ fresco nelle acque del fiume, e piccole comitive lungo i vari sentieri del Parco Suburbano della Valle del Treja. Questa area protetta è stata istituita grazie ad una legge regionale del Lazio del 1982. I due comuni di Calcata (provincia di Viterbo) e di Mazzano Romano (provincia di Roma) sono compresi nel territorio del parco che ha una superficie di circa 628 ettari. La Valle è ricchissima di vegetazione ed è, appunto percorsa dal fiume Treja, che proveniendo dai monti Sabatini, l’attraverso gettandosi, infine, nel Tevere. Tutta l’area del parco può essere visitata sia a piedi che a cavallo facendo attenzione a seguire solo i percorsi segnalati.

Lungo il suo percorso, il Treja, in corrispondenza di Monte Gelato, a fianco di un antico mulino ad acqua, forma delle caratteristiche e bellissime cascate e cascatelle. Nei pressi del mulino è visibile la macina di pietra.

Come detto all’inizio dell’articolo, le cascatelle sono un’attrattiva turistica soprattutto nell’estate in quanto il fiume Treja, nonostante ci sia il divieto di balneazione (in prossimità s’innesta nel fiume un torrente che proviene dal depuratore di Santa Lucia), accoglie un gran numero di bagnanti.

Al di là del solito comportamento di superficialità di alcuni nostri compaesani sempre attenti a non rispettare le regole, il luogo è sicuramente un ambiente ideale per immergersi nella natura… portandole il giusto e obbligatorio rispetto, lasciando scorrere in pace le acque del fiume che porta i suoi ricordi al fratello maggiore, il Tevere. E lui al mare!

 

 

Licenza Creative CommonsLe cascatelle di Monte Gelato di Alberto Pestelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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