ALLARMISMO INGIUSTIFICATO IN TRENTINO CIRCA LA PRESENZA DELL’ORSO

 cuccioli-orso

In seguito all’episodio, riportato con eccessivo clamore dalla stampa, che ha visto un turista che faceva jogging col cane “scontrarsi” con un orso bruno nelle foreste trentine (il malcapitato ha riportato delle ferite), si è scatenata una vera e propria campagna-stampa anti-orso, che ha creato negli albergatori e nei turisti un vero e proprio allarme, del tutto ingiustificato. Il direttore di questa rivista ne è stato personalmente testimone durante un suo breve soggiorno nel Parco Nazionale dello Stelvio: addirittura, viene distribuito a tutti i visitatori un depliant che raccomanda i comportamenti da tenere in caso di incontro con il plantigrado.  Consigli forse utili a una persona su centomila, o molte di più, se si considera che l’Orso, notoriamente saggio, vegetariano e timido, evita accuratamente l’uomo ed è pressoché impossibile avvistarlo, anche utilizzando potenti binocoli.

Dato che le autorità della provincia di Trento paiono addirittura intenzionate a una rappresaglia nei confronti di questi animali, bene hanno fatto Associazioni serie come la Federazione Nazionale Pro Natura e il Club Alpino a indirizzare al giornale locale più letto, ovvero “L’Adige”, un lettera in cui si stigmatizzano tutte le sciocchezze che sono state pubblicate e che hanno creato l’allarmismo di cui sopra. I nostri lettori sono invitati a prendere visione di questo documento, che riproduciamo, e a diffonderlo, per quanto possibile.

 

Il direttore

Gianni Marucelli

 

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Ancora trivellazioni in Adriatico e Ionio. L’Italia si suicida!

trivellazioniNonostante l’opposizione delle Regioni direttamente interessate, e quella di tutte le associazioni ambientaliste, è stato rilasciato parere favorevole da parte della Commissione Valutazione Impatto Ambientale perchè varie Compagnie petrolifere inizino bellamente a trivellare il fondo dei nostri mari alla ricerca di giacimenti di idrocarburi.
Come tutti dovrebbero sapere, l’Adriatico e lo Ionio sono mari con scarso ricambio di acque e già molto inquinati , nonchè sottoposti a trivellazioni sia da Aziende italiane che di altri Paesi (in primis, la Croazia).
Inoltre, ogni ricerca di nuove fonti energetiche rappresentate da idrocarburi costituisce una netta sconfessione dalla scelta in favore dello sviluppo di energie rinnovabili, a parole portata avanti anche da questo Governo.
Vale solo la pena di far notare che le regioni costiere interessate traggono ottimi profitti dal turismo balneare, e che ogni minaccia di nuovi inquinamenti stornerà dalle nostre riviere frotte di villeggianti… in favore di mari più tranquilli e meno disastrati.
Comunque, le Associazioni ambientaliste italiane, tra cui la Federazione Pro Natura, hanno inoltrato alle Amministrazioni regionali il documento che alleghiamo, e che è veramente molto esplicativo.

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Tutta acqua vorrei essere

Una poesia di Iole Troccoli

Tutta acqua vorrei essere
bagaglio inaspettato di potenza
che si scatena ai pressi

limpida marmaglia.

Tutta acqua vorrei precipitare
cascatella che non si accontenta
e fugge
connessa a una danza
di alberi imponenti
lucida
come la meraviglia di uno specchio.

Tutta acqua
vorrei il controllo di ogni perla
covata nel suo guscio
di pesci che gemono
e poi chiudono la bocca
di ovuli nascosti
nel digradare di risacche
colme di benevolenza.

Tutta acqua
e poi marciare
alla volta di grotte
o di banchise
pitturare di verde le baracche
e poi soffiare
ogni goccia di me dentro un’ampolla.

Restituirmi
con il gesto di un polso
che si offre
alla vertigine scomposta
degli oceani.

© Iole Troccoli 12 luglio 2015

 

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Fuipiano valle Imagna BG Borgo sospeso in cielo

Di Luigi Diego Eléna

A guardarlo dal basso il Borgo di Fuipiano pare confondersi nel cielo insieme a quelle poche nubi che gli fanno da ancelle. La sua chiesa di San Giovanni Battista evoca lassù l’Eden celeste. Quel suo campanile composto ha tutto ciò che occorre per essere il testimone di fiera fede delle sue nobili e umili ca’, contrade e villaggi. Essi sono disegnati su di un tappeto di smeraldo nelle prospettive che un occhio curioso sa cogliere e conservare. Man mano che ti avvicini, da capocchie di spilli, assumono la loro vera e inconfondibile figura e dimensione. Pietra su pietra, pioda su pioda, sono tante pagine scritte dalla storia che nascondono tra le loro pieghe una risposta, il racconto di una vita, lo svolgimento di un destino. Tutto è trasparente come ogni specchio di albe dove fanno a gara a bere, api, uccelli, mucche, asinelli, cani e qualche raro gatto. Puoi salire e scendere con sentieri a zig zag a mezz’aria, tra un pianoro ed una cresta rocciosa, anche quando ti fermi nell’illusione di un miraggio che si staglia sul Resegone, sul Palio, ai tre faggi. Qui il tempo trascorre come i grani di sabbia che scorrono in una ampolla di clessidra. C’è tempo per conoscere i suoni del silenzio che a volte riesce a mettere, come una tromba di fanfara, la sordina. Ai pensieri si aprono nuove strade staccate dal prima o dal poi. Si pende dalle labbra dei boschi, dei pianori, accoccolati come neonati vitellini da latte alla loro mamma. Si è angeli in volo come chi cavalca, carreggia, rema e vola con gli occhi della mente, colti di sorpresa e a naso sempre in su, appeso al cielo.

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Fuipiano valle Imagna BG Borgo sospeso in cielo di Luigi Diego Eléna © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Calabria: In gita nel parco nazionale della Sila

Di Alessio Genovese

Chi non ha mai visitato la Sila può non immaginarsi che il Parco Nazionale istituito fra il 1997 ed il 2002 nel territorio ricompreso fra le provincie di Catanzaro, Cosenza e Crotone è quello in Italia con la maggiore superficie boscosa. Dei tre Parchi Nazionali della Calabria (gli altri due sono quello del Pollino e dell’Aspromonte) è il terzo ad essere stato istituito in ordine di tempo ma ciò non certamente perché sia da considerare meno interessante degli altri due. Al contrario la sua nascita è stata spesso ritardata per questioni socio-politiche. Soprattutto per chi vi arriva, come abbiamo fatto noi, dalla strada statale ionica 106, risalta subito all’occhio il notevole contrasto fra la pianura piuttosto arida e spoglia di vegetazione del crotonese (con solo alcuni esemplari di eucalipto) ed i fitti ed estesi boschi che la fanno da padrone non appena si incomincia, nel giro di pochi chilometri, a salire di quota raggiungendo l’altopiano silano.

Le cime degli alberi

Le cime degli alberi

 È molto suggestivo, percorrendo la S.S. 107 silano-crotonese, perdere l’orizzonte della propria vista fra le cime dei faggi e soprattutto dei pini larici che la fanno da padrone. Per chi proviene invece dal versante tirrenico della Calabria, passando per Cosenza, l’impatto risulta meno drastico in quanto le colline verdi degradano fino al mare ed il dislivello rispetto all’altopiano viene colmato in un minor numero di chilometri.

Per visitare tutta la Sila occorrerebbero sicuramente più giorni durante i quali può essere sicuramente piacevole concedersi un po’ di relax lungo i vari sentieri del Parco e soprattutto sulle rive dei suoi splendidi laghi (Cecita, Arvo, Ampollino per citare i principali). Al di là della nota località turistica di Camigliatello Silano l’impressione è che l’attuale crisi economica ma soprattutto i cambiamenti dei flussi abbiano finito per ridurre la durata delle stagioni turistiche determinando anche la chiusura di alcune strutture ricettive. La maggior parte del nostro tempo l’abbiamo dedicata, oltre a girare in macchina lungo il perimetro dei laghi, a visitare il Centro Visita di Cupone e la Riserva Naturale Biogenetica dei “Giganti della Sila” nota anche come “Bosco di Fallistro”.

Ingresso del centro visite

Ingresso del centro visite

Il primo si trova a circa 7 chilometri da Camigliatello a ridosso delle sponde del Lago di Cecita che, più grande fra tutti i laghi della Sila, è di chiara origine artificiale nato come diga. Il Centro Visita, molto ben organizzato, è gestito in maniera pregevole direttamente dal Corpo Forestale dello Stato. Al suo ingresso si trova un Ufficio Informazioni ma ciò che colpisce l’attenzione è la cura del verde e delle varie aree fruibili dal visitatore.

Giardino geologico

Giardino geologico

Fra queste il Giardino Geologico e quello della flora che sono entrambi all’aperto. All’interno di due grandi strutture moderne si trovano da una parte un museo della falegnameria con diversi macchinari impiegati un tempo nella trasformazione del legname a partire da quelli il cui funzionamento avveniva ad acqua e dall’altra, con visita sempre gratuita, la grande area museale dedicata alla fauna locale con diversi animali imbalsamati e varie sezioni informative.

Lupi imbalsamati

Lupi imbalsamati

Tutte le strutture sono di recente costruzione e risultano molto funzionali. Dal Centro Visita partono poi, per gli amanti del trekking, diversi sentieri tracciati di svariate lunghezze.

La Riserva Naturale “I Giganti della Sila” si trova sempre a pochissimi chilometri da Camigliatello Silano in direzione di Crotone ma sempre nel Comune di Spezzano della Sila (Cosenza). Per accedervi è necessario pagare un piccolo ticket (2€ a testa) e seguire un percorso obbligato della lunghezza di circa un chilometro. Il gigante della Sila è ovviamente il Pino Laricio (trattasi di una varietà del Pino Nero –Pinus Nigra laricio- che è presente nell’Italia meridionale dal Pollino alla Sicilia). La Riserva si sviluppa su una superficie di circa 6.500 ettari mentre il bosco pare che abbia avuto origine a metà del 1600 per volere di un privato.

Abbraccio tra alberi

Abbraccio tra alberi

Molti alberi sono davvero imponenti e colpiscono l’attenzione del visitatore oltre che per la loro altezza (spesso oltre i 40mt) anche per le loro forme che in taluni casi sembra che portino gli stessi alberi a cingersi in un affettuoso abbraccio.

Esemplare imponente di Pino Laricio)

Esemplare imponente di Pino Laricio)

 Il Pino laricio rappresenta sicuramente la vegetazione più caratteristica della Sila rispetto alla quale non vogliamo raccontarvi di più ma solamente invitarvi a conoscerla di persona perché ne vale veramente la pena.

 

Licenza Creative CommonsCalabria: in gita nel parco nazionale della Sila di Alessio Genovese © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Fotografie di Alessio Genovese

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I due volti di un sogno

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Domani, 8 luglio 2015, inaugurazione della mostra “I due volti di un sogno”

Sogni a colpi di pennello di Elisa Troccoli & Alberto Pestelli

La mostra si terrà presso il Ristorante Wine Bar “I Cinque Sensi”

Via Pier Capponi 3/ar

FIRENZE

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Raccontare Bari e la nostra terra

Di Carmelo Colelli

FOTO-01Giovedì 02 Luglio 2015, nella sala al piano inferiore del Fortino Sant’Antonio di Bari, è stata inaugurata la

Collettiva di Pittura Grafica e Fotografia dal titolo:

“Raccontare Bari e la nostra terra”.

Il Fortino di Sant’Antonio Abate sorge sul Lungomare Imperatore Augusto.

Fu eretto intorno al 1440 da Giovanni Antonio Orsini del Balzo Duca di Bari e Principe di Taranto, per proteggere Bari dagli assalti dei pirati saraceni, presumibilmente sui resti di una torre fatta costruire cent’anni prima da Roberto d’Angiò, e forse, sui resti di una chiesa bizantina del IX-X secolo.

Sul portale si può ancora vedere lo stemma del Principe Orsini del Balzo.

I baresi non sopportavano molto il dominio di Taranto e nel 1463 lo distrussero, fu ricostruito poi, dal 1501 al 1524, da Isabella d’Aragona, per rafforzare tutto il sistema difensivo della città.

Alcune scale sotterranee permettevano una veloce evacuazione in caso di pericolo.

La presenza al suo interno di una cappella dedicata a Sant’Antonio Abate, che si trova sotto l’androne, ha determinato il nome dell’intera struttura.

Ogni anno, il 17 Gennaio la cappella e visitabile ed è possibile ammirare la statua lignea e un quadro di autore ignoto del Santo protettore degli animali domestici.

Il Fortino, più volte, viene rimaneggiato fino al XVIII secolo quando fu rifatto il prospetto su Via Venezia.

Segue un lungo periodo di declino e di degrado, viene addirittura adibito a canile municipale.

I lavori di restauro iniziati nel 1994 terminano nel 2000 a causa del rinvenimento di varie presenze archeologiche.

Finalmente l’edificio torna ad avere un compito importante: “essere contenitore prezioso per incontri culturali, mostre, dibattiti, spettacoli, un luogo reso fruibile e restituito a tutti i cittadini ed ai turisti che lo visitano con interesse”.

Dal belvedere del Fortino è possibile ammirare il meraviglioso mare che bagna la città di Bari.

Le pietre parlano da sole, una dopo l’altra ci raccontano non solo la storie dell’edificio, ma la storia stessa di Bari e dei baresi.

Per “Raccontare Bari e la nostra terra” non poteva esserci luogo migliore, le pareti in pietra si sono rivestite di angoli della città, di volti, di alberi, di cattedrali, di tetti colorati, delle emozioni degli autori che si sono trasformate in immagini fotografiche o tele ben dipinte.

La sala cosi allestita era bella, raccontava la città ed i suoi abitanti, ma non poteva bastare per Raccontare Bari e la nostra terra, allora la coordinatrice dell’evento, dimostratasi una brava padrona di casa, ha voluto trasformare la sala così allestita in salotto, uno di quelli buoni dove ci si incontra per fare festa.

Ha chiamato i suoi amici, quelli dell’Associazione Onlus Mondo Antico e Tempi Moderni, un gruppo che studia la lingua dialettale della nostra città e produce poesia e prosa in lingua dialettale, il presidente, il prof. Nicola Cutino ha condotto la serata.

Alle 19.00, il nastro rosso, tenuto da due pittrici è stato tagliato da Katya Abbrescia, il pubblico ha riempito la sala, dopo i saluti di benvenuto, il professor Nicola Cutino ha iniziato con la presentazione dei vari lavori e dei loro autori.

I tre fotografi, Domenico Cammarella, Giuseppe Tangorra, Pasquale Mazzarano, hanno portato su quelle pareti di pietra, il calore di tanti angoli della città, particolari e dettagli di scene di vita quotidiana, a colori ed in bianco-nero, monumenti ripresi da punti di visti e sotto luci diverse e particolari, hanno permesso ai presenti di emozionarsi e restare ammutoliti. E’ emersa una linea comune tra i tre: la voglia di osservare per emozionarsi e trasferire emozioni attraverso le immagini.

Alle pareti e su vari cavalletti porta-tela i lavori di Catia Cavone, Flavia Tatone, Lucia Torelli, Silvana Spadafina, Katya Abbrescia, Leo Nisi, Pasquale Cipriani, questi pittori hanno prodotto con pennelli, colori, matite ed inchiostri, viste reali della nostra terra e della nostra città, volti di santi di regine, di donne e di uomini, hanno dato spazio alle loro emozioni, alcuni di loro hanno immaginato una città con tetti e balconi colorati, qualcun altro ha introdotto nella scena del suo quadro degli strumenti musicali, una allusione alla vita, che è festosa e colorata.

Angoli della nostra Puglia, terre colte ed incolte, alberi martoriati dal tempo e dalle intemperie, monumenti del nostro territori.

La voce alla città ed ai suoi abitanti l’hanno data i poeti e gli scrittori del gruppo Mondo Antico e tempi moderni, Anna Cassano, Anna Sciacovelli, Bruno Aurisicchio, Crescenza Caradonna, Paolo De Santis, Pierluigi De Santis, Rosa Ungaro, Saverio Sciacovelli, Savino Morelli, Vito Sciacovelli, che hanno raccontato in poesia ed in prosa i sentimenti, l’amore, la vita di Bari e dei baresi, le pietanze, gli usi i costumi, il folklore.

L’attore Gennaro De Santis ha dato corpo e voce a Slobodan, un immigrato balcanico, che cerca di vivere nella nostra città, cerca di integrarsi. Raccontando questo suo percorso, Slobodan, ci racconta in tono umoristico, i baresi, i loro pregi ed i loro difetti.

Due brevi pezzi tratti dai racconti “Bari ti voglio bene” e “Via Manzoni: una strada magica” pubblicati sulle riviste on-line Ilikepuglia.it e Italiauomoambiente.it, sono stati letti dal sottoscritto.

Il gradimento del pubblico lo si è misurato dagli applausi rivolti a tutti i partecipanti.

Un modo particolare di inaugurare una mostra, i due padroni di casa, Katya Abbrescia e Nicola Cutino, hanno dato visibilità a tutti gli artisti.

Prima dei saluti sono stati consegnati a tutti i partecipanti i diplomi di merito.

La mostra resterà aperta dal 2 al 7 Luglio 2015.

La sera del 4 Luglio, ci sarà ancora festa, sarà una serata tutta in lingua dialettale, con declamazione di poesie e piece teatrali;

Martedì 7 Luglio ancora insieme per festeggiare la chiusura con canti e musica.

Piccole cose che producono cultura.

Raccontare Bari e la nostra Terra

in esposizione dal 2 al 7 luglio

presso il Fortino Sant’Antonio di Bari

Lungomare Imperatore Augusto

con apertura dalle 17,00 alle 23,00

Carmelo Colelli

04 Luglio 2015

 

Le fotografie presenti nella galleria sono di: CRESCENZA CARADONNA – LUCIA TORIELLI – VITO PASCALE

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Raccontare Bari e la nostra terra di Carmelo Colelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Domenica, la città e una cinepresa che racconta

Di Massimilla Manetti Ricci

 

La pioggia picchiettava sul tendone della piazza all’aperto, rincorrendosi in goccioloni che cadevano sull’impermeabile.

Lì sotto, una coppia domenicale parla fitto fitto, che neanche il cameriere riesce quasi ad inserirsi per chiedere l’ordinazione.

 Una coppia di turisti, che girano per Milano in una domenica piovosa, una coppia di amici che si danno appuntamento per vedersi dopo tanto tempo, una coppia clandestina, una coppia di amanti, una coppia, due esseri umani, un paio, un uomo e una donna, un marito, una moglie, un padre, una madre.

Due come tanti e come nessun altro.

Una pizza e un primo e via a parlare.

Un parlare intenso, davanti alla tovaglia a quadretti bianchi e verdi, apparecchiata dai pensieri e dalle confessioni gettati sul tavolo insieme al calice di vino.

Poi all’improvviso, tra le parole che defluiscono come i rivoli d’acqua sopra il gazebo, i due restano soli: la pizzeria sbarra la porta e loro restano lì, fermi, ancora a parlare davanti alla brocca di vino e ai due bicchieri.

Sono seduti uno di fronte all’altro, poi no, lei si siede accanto a lui: sono timidi, entrambi, molto, per il loro carattere schivo e riservato.

Ma la loro timidezza si manifesta in modo diverso: lei lo guarda quasi sempre negli occhi, sfidando il suo pallido rossore delle guance, talvolta perdendo il filo del discorso e scordandosi ciò che la mente ha pensato e non ha fatto in tempo a far scendere alle labbra; lui, no, non guarda dritto in viso, non lo fa quasi mai, lo sguardo va oltre, oltre i palazzi, oltre la piazza.

Dove?

Dove cerca l’esistenza, o meglio quello che lui vuole da quello che si chiama vivere.

Voglio capire cosa voglio dalla vita, le dice.

Ma la vita è beffarda, gioca in modo imprevedibile e altalenante, non siamo noi a voler qualcosa da lei, ma è lei che vuole qualcosa da noi e allora dobbiamo noi imparare ad assecondarla.

Prima tirare fuori l’io con la lettera minuscola, che si arricchisca dell’Io con la lettera maiuscola con ciò che possiamo ricevere da chi sta intorno e donare.

Ognuno dà e riceve qualcosa, ma resta da capire quello che vogliamo dare di noi e quello che vogliamo ricevere, quello che vogliamo condividere e quello che vogliamo e dobbiamo custodire solo per noi.

E’ così che si riapre lo spazio per le emozioni, le passioni e più in profondo per i sentimenti, tutti, indistintamente, sia quelli che ci fanno bene sia quelli che ci feriscono.

E’ dalla sintesi degli opposti che scaturisce poi il positivo.

Questo lei avrebbe voluto dire, ma non l’ha fatto, perché sa più scrivere che parlare.

Poi è squillato un telefono, il tempo ha ripreso il normale cammino del tardo pomeriggio, riportandoli in mezzo alla piazza.

Sono entrati nella basilica lì accanto, perché amano i posti della città meno turistici e appariscenti, un segno della croce rapido e rapidi via verso le rispettive case.

Un saluto veloce e frettoloso, una breve telefonata.

Bacio

Click

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Todo cambia: l’anima della protesta e della libertà

Donatella Alamprese in concerto a Settignano (FI)

Giardino della Casa del Popolo di Settignano (FI)

Via S. Romano 1

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