Volando sulle onde della Vita

Di Carmelo Colelli

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Monica Priore, una giovane donna Mesagnese di 39 anni, ieri, domenica 28 Giugno 2015, nelle acque del Mar Ionio, a Gallipoli in Puglia, affiancata in mare dal club Kayak di Gallipoli e dai sommozzatori dell’associazione Paolo Pinto, applaudita da un numeroso pubblico, ha percorso a nuoto i primi 2,530 km in 46’43”, inaugurando così il suo tour speciale e particolare dal titolo:

“Volando sulle onde della Vita”

tour che si concluderà il 21 Agosto nelle acque di Meta di Sorrento nel Mar Tirreno.

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Questo speciale tour è un progetto che Monica Priore ha pensato e ha voluto realizzare per promuovere:

L’importanza dei benefici prodotti, per il nostro corpo, da una sana e regolare pratica di attività fisica, per informare e contrastare le forme di ignoranza legate al diabete di tipo 1.

La nostra vita e le sue difficoltà possono essere paragonate alle onde, che si possono superare utilizzando tutta la forza che abbiamo in noi: “le nostre ali”, da qui il titolo del tour: “Volando sulle onde della Vita”.

Il progetto consiste in un giro d’Italia in camper, che attraverserà tutte le regioni italiane, Monica atleta diabetica di tipo 1, in ogni località, effettuerà una traversata in mare o in lago di almeno 5 km, in ogni tappa saranno organizzati incontri informativi con esperti di questa patologia.

Lo scopo è sensibilizzare l’opinione pubblica su questa problematica molto diffusa sulla quale regna ancora tanta, troppa, ignoranza e permettere a bambini/ragazzi diabetici il diritto di vivere, come tutti gli altri, e di non subire inutili forme di discriminazione in ambito scolastico, sportivo e sociale.

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In Italia, ci sono 3.800.000 diabetici di cui il 5% di tipo I (insulino dipendenti). L’obiettivo è dare a queste persone una speranza, dimostrare che l’attività fisica può migliorare la qualità della vita.

Lo sport, se praticato correttamente, può essere un compagno di vita indispensabile per il benessere psico-fisico e da dati scientifici è stato dimostrato che nel diabete di tipo 2, con la dieta ed una regolare attività fisica, si può addirittura fare a meno dei farmaci, mentre nel tipo 1 gli effetti benefici sulla glicemia sono notevoli.

Monica Priore nasce a Mesagne, in provincia di Brindisi nel 1976, a soli cinque anni si scopre che è affetta da diabete mellito di tipo 1.

La famiglia acquisisce questa notizia e senza darsi per vinta, cerca di trovare il giusto equilibrio, cerca di conoscere le peculiarità di questa malattia per poterla gestire.

I genitori cercano di ridurre i possibili limiti alla normale vita quotidiana della loro figlia, governando la malattia.

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Questo loro modo di fare, la loro forza, il loro pensare positivo, viene condiviso da Monica che non si dà per vinta reagisce e sceglie di lottare.

Il titolo del tour “Volando sulle onde della Vita”, sembra descrivere pienamente Monica, lei con l’acqua ha un rapporto particolare.

L’acqua è il suo elemento e il nuoto è il suo sport preferito.

Il nuoto le ha dato il coraggio di convivere con il diabete e le ha regalato grandissime soddisfazioni.

La scoperta dello sport per Monica è stata una rinascita, pian piano è cresciuta in lei la voglia di reagire alla malattia, lo sport le ha donato lo scatto in avanti di cui aveva bisogno, si è sentita pari ai compagni di squadra.

Le piaceva nuotare, però, a volte, l’assaliva il dubbio di non potercela fare; pian piano con determinazione, giorno dopo giorno, ha superato il senso di inferiorità e di diversità.

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Sembra che Monica abbia detto al suo amico, il diabete mellito: “Senti amico mio, dobbiamo fare tanta strada insieme, anzi, ti propongo di navigare insieme, tu devi seguire i miei consigli ed io ti porterò con me ed insieme scopriremo il mondo ed incontreremo tanti amici!”

Sembra che questo accordo sia stato accettato e condiviso, visto i risultati ottenuti.

Monica grazie alla sua forza di volontà gareggia a livello agonistico con atlete non affette dal diabete.

Questa è per lei una grande vittoria!!

Partecipa a diversi campionati regionali e nazionali e vince diverse medaglie e ciò rinforza il suo carattere e il suo obiettivo: dimostrare a se stessa e agli altri di poter fare quello che desidera.

Il 21 Luglio 2007 attraversò a nuoto lo stretto di Messina.

“Ha potuto così gridare al Mondo intero: “sono DIABETICA ma ci provo, basta volerlo!”.

Il 4 Settembre 2010, la vede protagonista della traversata dei ventuno chilometri che separano Capri da Meta di Sorrento.

Nel 2011, Monica ha chiuso l’Iron Master, è riuscita cioè a disputare tutte le diciotto gare del circuito nuoto (tutte le discipline e tutte le distanze), piazzandosi al quarto posto della classifica Nazionale di categoria.

Nel 2012, ha partecipato ai mondiali di nuoto master che si sono tenuti a Giugno in quel di Riccione, piazzandosi a metà classifica su 120 partecipanti nella gara in mare di 3,5 km.

Nel 2013, ha partecipato ai Word Master Games a Torino, per Monica è stata una grande soddisfazione gareggiare in un Olimpiade

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Nel 2014, ha partecipato a diverse competizioni del circuito supermaster in piscina e a delle competizioni del circuito nazionale FIN di nuoto di mezzo fondo in acque libere, riuscendo a portare a casa diverse medaglie, tra queste anche la medaglia della Presidenza della Repubblica.

Monica decide e comunica la sua gioia, la sua vita, dà un ulteriore contributo alla diabetologia e ai diabetici, attraverso la stesura del suo primo libro: “Il mio mare ha l’acqua dolce” edito da Mondadori, con le parole raccolte in questo libro trasmette la sua storia con la sola speranza che possa essere d’aiuto a qualcuno e possa informare un po’ tutti su questo problema.

In questi anni, Monica è riuscita a diventare un esempio per tutte le persone col diabete che amano lo sport e che vogliono poterlo praticare senza sentirsi diversi.

Dice Monica: “Utilizzo le imprese estreme per dare dei segnali forti, ma non per questo posso lasciare tutto al caso, perché l’autocontrollo del diabete è di fondamentale importanza.

Quello che dico sempre ai miei colleghi diabetici è che il diabete può essere gestito, bisogna averne cura e tenerlo sotto controllo una volta riusciti in questo, si può andare ovunque.

E se io posso ambire ad imprese limite e riuscire a portarle a termine, un diabetico che vuol vivere semplicemente la sua vita senza strafare non sarà di certo fermato dalla sua condizione. L’importante è volersi bene”.

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Ecco le tappe del tour:

1) 28/06/2015 Puglia: Gallipoli

2) 01/07/2015 Molise: Termoli

3) 04/07/2015 Abruzzo: Ortona

4) 07/07/2015 Marche: Pesaro

5) 10/07/2015 Emilia Romagna: Marina di Ravenna

6) 13/07/2015 Veneto: Venezia (Jesolo)

7) 16/07/2015 Friuli Venezia Giulia: Trieste

8) 19/07/2015 Trentino Alto Adige: Val di Sole (Hydrospeed)

9) 22/07/2015 Lombardia: Toscolano Maderno

10) 25/07/2015 Valle d’Aosta: Villeneuve Aosta (Rafting)

11) 29/07/2015 Piemonte: Lago di Mergozzo

12) 31/07/2015 Toscana: Lido di Camaiore (Lucca)

13) 02/08/2015 Umbria: Lago Trasimeno (canoa)

14) 06/08/2015 Lazio: Gaeta

15) 09/08/2015 Sardegna: Sant’Antioco

16) 13/08/2015 Sicilia: Cefalù

17) 15 e 16/08/2015 Calabria: Roccella Jonica e Crotone

18) 18/08/2015 Basilicata: Policoro

19) 21/08/2015 Campania: Meta di Sorrento

Per essere aggiornati e seguire Monica Priore in questo suo speciale tour si possono utilizzare i seguenti indirizzi: www.volandosulleonde.it e la pagina FB Monica Priore Fans Club.

Carmelo Colelli

29 Giugno 2015

 

Licenza Creative CommonsVolando sulle onde della Vita di Carmelo Colelli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Il castello di Fuipiano valle Imagna BG tra Arnosto e Valzanega pare “il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino

Di Luigi Diego Eléna

Castello di Fuipiano – © Luigi Diego Eléna

Il castello dei destini incrociati, ecco quanto mi sovviene difronte a questa immagine lungo il percorso che ti porta per mano da Arnosto a Valzanega. Come nel romanzo di Italo Calvino ci si trova in una foresta dall’atmosfera magica ed indefinita all’interno della quale si trova un castello. Il luogo, nella sua misteriosa sfarzosità, rende il viaggiatore attonito. Pare di aver perso l’uso della parola. Molte domande lo assalgono riguardo a ciò che può celarsi al suo interno. Una moltitudine di persone, tra cui prodi cavalieri, nobili signori ed infine viandanti scapestrati? Qui domina un ineluttabile incantesimo, si rimane a bocca aperta e orecchie spalancate.

Castello di Fuipiano - © Luigi Diego Eléna

Castello di Fuipiano – © Luigi Diego Eléna

Una paralisi che immobilizza chicchessia. Questo maniero ha voglia di raccontare perché ci ha spinti ad arrivare in questo luogo magico e quali sono i reali motivi che ci hanno condotti nei suoi misteri forse tetri o forse di felicità. Le foglie degli alberi intorno paiono raffinati tarocchi del ‘400. Così, come nel romanzo, un tronco d’albero a guisa di commensale si alza al cielo e prende un mazzo di tarocchi ed inizia a narrare la sua storia disponendo una carta dopo l’altra, in modo da formare un racconto della sua vita. Ogni altro albero a fianco si rende personaggio e sceglie un tema e dispone una carta sul tavolo per raccontarsi. Il significato di ogni singola carta dipende dal posto che essa ha nella successione di carte che la precedono e la seguono.

Castello di Fuipiano - © Luigi Diego Eléna

Castello di Fuipiano – © Luigi Diego Eléna

Ben presto, si viene a conoscenza di storie dall’intreccio molto vario, molto intense e piuttosto solenni, vissute dai vari commensali che di volta in volta assumono le sembianze dei tarocchi (foglie) stessi: il ladro di sepolcri che giunge in cielo un attimo prima dell’apocalisse, la gigantessa che seduce il principe appena sposato e viene esiliata e l’alchimista che vende tutte le anime di una città al diavolo in cambio dell’elisir di lunga vita. Ma, oltre al valore numerico, le carte assumono anche un significato simbolico: le spade indicano i duelli, le coppe le feste, gli ori i soldi ed i bastoni le foreste. Un pathos incredibile proprio come Italo Calvino lo ha immaginato.

 

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Casale, paese tra monti di velluto

Di Daniela Affortunati

Un tuffo nel verde lussureggiante dell’Appennino tosco-emiliano al confine con il Parco Naturale delle Foreste Casentinesi all’insegna della pace e del dolce quieto vivere

 

 La voce della natura richiama le menti stanche, i suoi colori ed i suoi odori placano i sensi stravolti dalla confusione della vita. Il nostro cuore batte al ritmo del silenzio, le nostre bocche si dissetano alle sorgenti naturali, gli occhi si riposano tuffati nel verde dei boschi.

Adagiato ai piedi del monte Falterona (mt. 1660 circa) si dischiude ai nostri occhi in una spettacolare veduta dal Passo del Muraglione il piccolo paese di Casale, dove la vita sembra scorrere a rallentatore, dove è ancora possibile ascoltare e ascoltarsi.

Un luogo incantato, in cui le stagioni scandiscono il “piatto” scorrere delle nostre vite animandole e arricchendole con i loro suoni e i loro colori; dove il profondo silenzio dell’inverno è rotto dai rumori sfacciati dell’estate, dove l’affascinante atmosfera decadente dell’autunno s’inchina di fronte alla timida ma intensa rinascita della primavera.

Appena a tre chilometri dal gaio Comune di San Godenzo, direzione Castagno d’Andrea, altra perla dell’Appennino, ecco che alla nostra sinistra appare una imponente salita. Irta e faticosa ci invita a sfidarla, promettendoci una ricca ricompensa. […] «Questa montagna è tale,che sempre al cominciar di sotto è grave; e quant’om più va su, e men fa male.[…] ( dalla Divina Commedia di Dante Alighieri Purgatorio canto V- vv 88) Forti del suggerimento di Virgilio a Dante ci incamminiamo e ciò che incontriamo è davvero una bella sorpresa.

Immerso in una natura incontaminata, dominata da castagni e faggi, Casale si sviluppa all’insegna del viver bene, fatto di semplicità e amicizia.

Correva l’anno 1028, quando, in un diploma del vescovo di Fiesole Jacopo il Bavaro, fu nominata per la prima la villa di Casale. Piccolo feudo dei conti Guidi, famiglia di origine longobarda, scesa in Italia nei primi anni del X secolo al seguito dell’imperatore germanico, che controllava la vasta area montana del Falterona, fu coinvolto, come tutto il territorio del Mugello, nella lunga lotta, durata quasi due secoli (1200-1300), che vedeva Firenze come dominatrice assoluta. La resistenza del feudo di Casale durò fino al 15 aprile 1344, anno in cui tutta l’area dei Conti Guidi entrò a far parte del contado fiorentino.

Nel 1536-60 tutto il territorio di San Godenzo fu occupato dalla Repubblica Fiorentina e successivamente fu suddiviso in tre frazioni, o balie: Casale apparteneva alla baia di sopra.

Ma il 22 novembre del 1549 i due terzi degli uomini della villa di Casale, probabilmente il villaggio più popolato dopo il capoluogo, radunatesi nella chiesa, stabilirono di fare un’aggiunta agli statuti di San Godenzo, inserendo nuove regole che disciplinassero le attività agricole, d’allevamento e di manutenzione all’interno della comunità. Punto di partenza per la nascita di una vera e propria identità sociale autonoma, che avrà la sua massima realizzazione nella seconda metà del 1700, quando il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena concesse agli abitanti di Casale il poggio di Oncinaia, come proprietà collettiva. Nasceva così il Comunello di Casale, il quale ancora oggi, a distanza di secoli dalla sua nascita ha mantenuto la sua natura ed è stato riconosciuto come ASBUC, Amministrazione Separata Beni Comuni. Oggetto di quest’amministrazione rimangono il Poggio di Oncinaia e la sede dell’ente, nata inizialmente come scuola nel primo dopoguerra e attualmente, dopo un’importante ristrutturazione, centro di ritrovo per tutta la popolazione. La tutela del territorio e la promozione turistica dello stesso rappresentano gli scopi fondamentali dell’ente animato da spirito sociale, amicizia e la collaborazione tra gli abitanti.

Distante dal paese su di una collinetta, raggiungibile percorrendo una salita ai cui lati le piante si incontrano in un abbraccio, si erge la Chiesa di San Niccolò a Casale. Semplice e composta, ha mantenuto lo stile romanico nonostante i numerosi interventi, tra i quali l’ultimo nel 1993 grazie alla volontà e alla generosità del popolo. “ [….] i sani prestavano il braccio e i malati le preghiere […] si chinarono ad impastare la malta e così imbrattati non distinguevi più il padrone dal servitore, il vassallo dal valvassore”

Si tratta di un piccolo edificio costruito con pietre di arenaria disposte a filaretto. La facciata a capanna presenta un piccolo portale incorniciato, al quale si accede per mezzo di tre scalini. Al di sopra il rosone. Verso la metà del 1700 il campanile a vela, che si ergeva sulla facciata fu soggetto a restauro. Attualmente è collocato nella parte posteriore in prossimità della piccola abside, sulla quale si apre una stretta monofora. Anche internamente la chiesa ha mantenuto integro il suo carattere romanico. Nella chiesa rimase nei vari secoli solo l’altare maggiore dedicato al suo patrono. Attualmente l’interno a navata unica possiede due altari, posti entro due nicchie di recente costruzione e di cui uno dedicato alla Madonna e caratterizzato dalla presenza di una tela raffigurante la Madonna in preghiera.

Durante la veglia pasquale la facciata della Chiesa si illumina della luce intensa di un piccolo fuoco acceso nella piazzetta antistante. Il fuoco, simbolo di purificazione nel rito cattolico, cattura e suggestiona l’animo del popolo raggruppato intorno. Aldilà del rito, aldilà del proprio credo, l’atmosfera che si crea colpisce l’intimo di ognuno di noi. E’ un momento in cui, indipendentemente dalla religione, ci sentiamo “nudi” di fronte al nostro io, alla natura, ad un Dio confortante al ricordo di qualcuno che non c’è più. E chiunque assista fa proprio quel calore di una ancor fredda notte primaverile e lo custodisce sentendosi un pochino più “ricco”.

I bellissimi boschi, guardiani secolari del territorio, sono dimora e rifugio di alcune tra le specie animali protette come i Signori lupi, le Signore volpi, i nobili cervi, i messer caprioli e tante altre splendidi esseri viventi, la cui presenza rende ancor più ricco questo paese.

Ai più fortunati, inconsapevoli della loro presenza, può succedere, che, sul far del giorno, quando i suoni sono ovattati e il buio della notte si appresta a cedere il posto alla tenue luce dell’alba, alcune delle meravigliose creature del bosco si manifestino nella loro grazia e bellezza; diffidenti e impavide ci avvicinano, osservandoci dritti negli occhi e in un attimo, senza lasciarci il tempo di ammirarle, spariscono leste tra le fronde degli alberi, regalandoci un incontro che non sarà dimenticato.

Un ciao, un saluto come ai vecchi tempi, una passeggiata lungo la strada in un cammino solitario o in compagnia alla luce del sole o delle stelle, senza paure né timori, liberi di respirare quell’aria fine, di vedere le stelle senza essere offuscati dalla luce dei lampioni, di ascoltare i suoni della notte.

Non è immaginabile ciò che si prova a camminare in piena solitudine in una giornata gelida d’inverno in mezzo ad un paesaggio innevato; oppure sentire il rumore e l’odore della pioggia in lontananza che avanza, preannunciata da una folata di vento caldo tipica di un temporale estivo; perdersi nell’allegra danza delle foglie cadenti, che leggere abbandonano l’albero che le ha sostenute e che adesso stanco si appresta a riposare.

A Casale la natura ci accoglie e ci invita ad ascoltare la sua tenue voce che ci parla con il dolce soffiare del vento, ci abbraccia con il calore di un sole primaverile, ci consola con la presenza delle querce secolari, amiche fedeli, che ci ammonisce attraverso gli occhi di creature straordinarie che ci ricordano quanto sia piccolo il nostro mondo e quanta ricchezza viva intorno a noi.

C’era una volta Casale….

Dai resoconti del notaio Iacopo di Rinuccio, uno dei vicari del Conte di Modigliana, si evincono i verbali delle adunanze tenute nel villaggio di Casale e gli statuti.

Gli abitanti dei territori sottoposti al controllo dei conti Guidi erano legati ai loro signori da un giuramento di fedeltà. Il fideles doveva riconoscere nel Conte il proprio Signore e sostenerlo economicamente, partecipare al suo esercito, versare collette. L’inosservanza di un solo impegno avrebbe permesso al Signore di prendere tutti i beni dell’abitante.

Statuto Villa di Casale anno 1304

Gli uomini di Casale, in numero di quarantadue, eleggono Borghino, Tanino, Andrea e Amatolo del fu Cambio de “Masseto” consoli e reggitori del Comune di Casale per i prossimi undici anni, stabilendo i loro campi d’azione, poteri e doveri e il loro salario.

Possono far riparare le vie e fare dei piaceri.

Percepiscono un salario di 30 soldi ciascuno.

Possono rinunciare a favore di qualche altro residente che sia atto a coprire l’ufficio.

Per far sorvegliare il bestiame, selve, castagneti, boschi e prati nominano un campaio (guardia campestre).

Giurano sul vangelo di svolgere bene il loro ufficio e ad honore del Conte di Modigliana.

 

Statuto della Villa di Casale anno 1306

I tre consoli di Casale fanno ordinamenti:

  1. L’uomo più valido d’ogni famiglia che possiede bestiame, accompagnato da un socio, deve condurre a turno il pecoramagio (vicenda), e risponde delle bestie morte o ferite o perdute;
  2. Chi fa danno con i buoi, bestie o persone deve risarcire il danno secondo la stima fatta dai consoli o fatta fare ai campi o stimatori nominati dai consoli.
  3. I residenti sono tenuti ad ubbidire alle comandate dei consoli per riparare vie e ponti, pena soldi 5.
  4. Vietato tagliare legname nelle selve, pena soldi 20 per i terrazzani e soldi 10 per gli stranieri, oltre al sequestro degli arnesi da taglio.

[….]

  1. Tutti gli uomini del Comune sono tenuti a trarre a romore (accorrere al segnale del pericolo).

All’entrata nel contado fiorentino delle terre del Falterona sarà sicuramente seguita la redazione di nuovi statuti, secondo le regole del Comune cittadino. Ciò che rimane comunque evidente è l’autonomia che ogni villaggio di montagna, anche relativamente piccolo, vuol difendere. Molti fra questi villaggi, già in epoca feudale, sono stati riconosciuti autonomi nella gestione dei beni comuni, come boschi, foreste e pascoli.

Villa di Casale, comune di San Ghodenzo, podestaria di Decomano, vicariato di Mugello.

L’Assemblea degli uomini di Casale decide di fare un’aggiunta agli statuti di San Godenzo, al fine di salvaguardare i terreni della villa:

  • Pena di lire 25 a chi procura danni nei castagneti-
  • Gravi pene al bestiame che entrasse nei castagneti dal primo ottobre fino a Natale.
  • Divieto assoluto d’ingresso alle capre sul territorio di Casale, eccetto quelle dei terrazzani che possono pascolare oltre il crinale. Verso la Romagna.

[….]

  • Nomina della guardia campestre , senza salario [pagata con la percentuale sulle penali].
  • Divieto del pascolo del bestiame brado nei castagneti e terre coltivate.
  • Divieto del pascolo assoluto al bestiame forestiero sul territorio di Casale.
  • Proibita ogni forma di immigrazione, per evitare che i forestieri possano far pascolare il proprio bestiame sul territorio comunale.
  • I residenti sono tenuti ad una comandata l’anno per riparare le strade.

 Il Comunello di Casale nasce nel XVII secolo grazie al diritto, concesso agli abitanti del Paese dal Granduca Leopoldo de’ Medici, di “godere per ogni uso del Poggio di Oncinaia”.

Antichissima testimonianza della “proprietà collettiva”, ogni famiglia del Paese poteva servirsi, secondo le proprie esigenze, di tutte le ricchezze che questo territorio offriva (es. Legna).

Sulla storia di quest’uso civico non abbiamo testimonianze scritte, tutte le informazioni raccolte si basano su racconti tramandati di generazione in generazione.

Sappiamo per certo che tra il 1948 ed il 1950, grazie ad un taglio del bosco d’Oncinaia, la popolazione riuscì a costruire la scuola, sede oggi dell’attuale Comunello.

Da allora, nonostante le innumerevoli trasformazioni economiche, sociali e territoriali, ciò che non è cambiato è lo spirito della comunità, basato non più sulla necessità di sopravvivenza, bensì sulla voglia di stare uniti, di lavorare insieme per il bene del paese.

La costruzione che inauguriamo oggi rappresenta il primo frutto tangibile dei nostri sforzi.

Nella memoria delle origini di quest’uso civico, ci auguriamo di tramandare alle generazioni future, non solo l’amore per il paese, ma soprattutto il valore di parole quali collaborazione, condivisione ed altruismo.

 

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Zitti tutti, parla il Mugnone

Una econovella di Alberto Pestelli

Versione riveduta e corretta e ricorretta del racconto I’ Mugnone (Alberto Pestelli, 9 agosto 2006) tratto dall’antologia di racconti in vernacolo fiorentino “Mugnon river e dintorni” stampato per il sito di autopubblicazione Il mio libro.  – L’attuale versione in lingua sostituisce la versione in vernacolo fiorentino apparsa nella vecchia rivista Toscana, Uomo, Ambiente e farà parte di una antologia di econovelle di alcuni autori che collaborano con L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente. La poesia dedicata al Mugnone fa parte di una breve silloge pubblicata da youcanprint nel formato ebook dal titolo Terramordimare. Le fotografie sono di Alberto Pestelli. Pubblichiamo in questo sito il racconto la poesia e le fotografie per gentile concessione dell’autore.

Mugnone tra Caldine e Pian di Mugnone. © Alberto Pestelli 2011

Mugnone tra Caldine e Pian di Mugnone. © Alberto Pestelli 2011

Cala tra i sassi della valle

Come lacrima nell’Arno

Alla prima calura dell’estate.

 

Riversa il suo pianto

In limaccioso turbinio

Sotto le nuvole dell’autunno.

 

Sì, c’è del vero in questi pochi versi. Se non fosse per la mia fonte, lassù in vetta all’Olmo, che in risparmio mesce il mio sangue, sarei un torrente smemorato, senza ricordi. D’estate, intendo dire… e faccio fatica a farmi strada dal mio “principio” al termine corsa in Arno, tra i ciottoli i cui spigoli ho contribuito a smussare.

Ce n’è voluta di acqua per renderli tondi o a forma di uovo sodo. Ma si sa che, tranne quando ho troppe cose da raccontare al fiume d’argento, non vado così tanto di fretta.

Stavo dicendo… ah sì! E quella poc’acqua che arriva in Arno mi permette di mantenere in vita la mia storia. Quale? Quella vera e quella nata dalla fantasia di certa gente antica che, guarda caso, si assomigliano[1] un po’ tutte.

Secondo gli uomini del posto io, un tempo, non ero un torrente. Ero un bellissimo figliolo chiamato, per l’appunto, Mugnone. Nei pressi dell’antica città di Fiesole vivevano nei boschi le fate con la loro regina. Una di queste fanciulline si innamorò di me.

Ma la regina non volle sentir ragioni… “quest’unione non s’ha da fare…” e per dare l’esempio a tutte le altre fatine, uccise la mia bella e me.

Mossa lei a rimorso, io sarei stato trasformato in un torrente e la mia innamorata in una fonte di acqua purissima. Questa dopo un breve tratto arriva fino al mio letto sassoso.

Come si chiama la fonte? Fontelucente, ovvio!

Ma ritorniamo alle cose terrene.

Molti mi hanno chiesto la mia età… quanti anni ho? Di certo non sono giovanino. Diciamo che sono di poco più giovane del tempo. Hanno detto che l’acqua possiede la memoria. Sembra che sia proprio vero, perdinci… voi non sapete quanti ricordi ho regalato al fiume, laggiù a valle.

Che cosa ne abbia fatto non posso saperlo. Lui se li porta fino al mare. Archiviati nei suoi abissi. E quelli che rimangono qua vengono bevuti dalla terra e dalle piante che crescono lungo il mio breve cammino. Breve?

A volte rimpiango il mio vecchio corso – che era molto più corto di adesso – quando portavo boghe, barbi e ranocchi in Arno nei pressi del Ponte Vecchio. Avevo meno miglia da fare… beh, non dico questo perché adesso mi fanno male i piedi. Averceli i piedi! Dico questo per il solo e grande prestigio di sfociar nel fiume in pieno centro storico fiorentino.

Siccome, già ai tempi dei romani di Roma, ogni tanto entravo a mio piacimento negli usci dei fiorentini (a volte in compagnia dell’Arno nel tour devastante nei vicoli cittadini), nel medioevo hanno voluto spostarmi verso l’antica terza cerchia delle mura di Firenze.

Ci fu il Boccaccio che m’immortalò nel suo Decamerone, raccontando di tre bischeri – mi pare che si chiamassero Calandrino, Buffalmacco e… ah già, Bruno – che vennero tra le mie ghiaie a cercare la pietra filosofale… Calandrino mi fregò un fottìo di ciottoli… mah!

Ma ritornando al mio letto, infine me lo spostarono un’altra volta e definitivamente vicino ad un parco a due passi dalla statua di un indiano. Un indiano d’India, naturalmente, con un nome e cognome quasi impronunciabile… Rajaram Chuttraputti.

Il tizio era un giovane principe indiano in visita a Firenze, dove morì per un improvviso malore nel 1865… vedi Firenze e poi muori! Beh, non so se i napoletani hanno copiato questo detto oppure è vero il contrario.

Quindi, anche se, in fondo può essere un onore avermi allungato il cammino, io avrei preferito restare dov’ero. D’altronde sono torrente e non posso pretendere di più. L’acqua la porto a valle senza un attimo di respiro. Perché vado tutto in discesa, ovvio!

Airone bianco - © Alberto Pestelli 2011

Airone bianco – © Alberto Pestelli 2011

Quando c’è il pienone porto via ogni cosa: alberi, sassi e tutto ciò che trovo davanti a me. purtroppo anche qualche poverello che… ma non voglio rattristar il mio cuore… ti ho sentito Ponte da quaggù. Non solo hai un cuore di pietra e parli e parli di quando avevi una forma diversa prima della guerra…

Il mio cuore si trova ovunque lungo la strada liquida. Io non solo parlo o ascolto ma vendo anche…

Ogni tanto alzo lo sguardo dalle pozze sotto le cascate verso il cielo. Sono i miei occhi, sapete?

Mi aspetto di vedere che il tempo abbuzzisca[2]… un po’ di pioggia non mi farebbe male in questi tempi di magro. Questi poveretti gamberetti sguazzano in due dita d’acqua. Per non parlar dei barbi e delle boghe dalle pinne rosse. Almeno un tempo c’erano due o tre ragazzotti che venivano sulle mie sponde a salvarli e gettarli nelle pozze più grandi.

Pure i germani e gli aironi cinerini sono voluti volare verso le pescaie più gonfie. Che piacere sentire la loro voce tutto il giorno. Le zampette dei loro piccini mi fanno il solletico alle onde.

Germano - © Alberto Pestelli 2011

Germano – © Alberto Pestelli 2011

E non solo esseri alati sguazzano e si nutrono di me. Anche quei castorini strani che fanno le dighe fermando la corsa verso valle sono giunti da me.

E che tenerezza sentire le labbra del capriolo quando scende in un piccolo specchio d’acqua a bere la vita che gli offro.

E gli esseri umani?

Un tempo ero parte integrante della loro esistenza. Adesso non mi considerano nemmeno più di tanto. Anzi a volte faccio da discarica… raramente per fortuna, ma che tristezza vedere che non c’è più rispetto!

Nitticora - © Alberto Pestelli 2011

Nitticora – © Alberto Pestelli 2011

Rimpiango la gioventù sulle mie sponde. Nessuno di loro aveva paura ad avvicinarsi un po’ troppo. Li accoglievo nelle mie pozze. Si sciacquavano un po’ i piedi e poi li rendevo alle loro mura e alle grida delle mamme un po’ apprensive.

Adesso questi poveri fanciulli di ora non sanno niente di un torrente. Quelli di un tempo sapevano quando ero buono e sapevano ancor di più quando ero cattivo. Non li vedevi mai vicino all’acqua che ribolliva furiosa e veloce.

Altri tempi, cari miei. Ora aspetto che il leone dell’estate se ne vada via. Aspetto l’autunno e l’inverno a gloria. E allora vedrete quante parole sarò in grado di dare al mondo. Importante è che tutta l’acqua nuova la non vada a finire nel buco di un viaino[3], o dell’acquaio se volete che parli meno fiorentino e, ancora peggio, in mano a qualche ingordo privato imprenditore che farà di un bene pubblico quel che vuole!

Ma per il momento le nuvole mi alleccoriscono[4] di desiderio. Si fanno veder gonfie e scure e poi il vento se le porta via…

 

 

[1] Esiste un’altra leggenda narrata dalle parti di Settignano che è uguale. In questa situazione i nomi dei due innamorati (il pastore e la fata) sono Africo e Mensola. Quest’ultimo corso d’acqua confluisce nel torrente Africo.

[2] Abbuzzire/abbuzzirsi=detto del tempo meteorologico. Vale divenir buzzo, cioè rannuvolarsi e accennare di volere piovere. Vuol dire anche riempirsi la pancia di cibo.

[3] Piccolo lavabo.

[4] Allettare altrui promettendogli e mostrandogli cose delle quale abbia gola.

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Io e il mio specchio

Una poesia di Massimilla Manetti Ricci

Io e il mio specchio
voliamo oltre il dosso
quando l’abitudine
affonda nella sabbia rossa del sole nascente

Giochiamo
tra sassi terrosi di favole mai raccontate
tra bugie vellutate
nei rovi di timori inespressi

Saltiamo nella tela dei rami
tra lividi viola oscillanti di vento
dalla cripta segreta soffia
il brusio di un antico discorso
lasciato a metà e mai più ripreso

Implode il mio specchio
in fogli inchiostrati
da viaggi dentro di me
scelgo il più azzurro
dove un giorno
nel vagabondare perpetuo
incontrerò
all’improvviso
il sentimento che tace.
(Massimilla Manetti Ricci -Borgo alla Collina aprile 2015)

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Coalizione italiana Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima

Logo Federazione Nazionale Pro Natura

Lunedì 22 Giugno il Governo Renzi ha convocato gii “stati generali” sulla questione dei cambiamenti climatici. Le Associazioni ambientaliste si presenteranno con un documento programmatico  pressochè unitario (che la Federazione Nazionale Pro Natura ci ha inviato inviato), che pubblichiamo qui sotto.

 

 

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Attacco concentrico ai Parchi italiani

In questi giorni stiamo avendo notizia di tentativi, sempre più scoperti ed eclatanti, di “snaturare” la funzione protezionistica dei Parchi Nazionali italiani attraverso le più diverse strategie, che poi convergono su un unico obiettivo: il profitto a scapito dei beni naturalistici. Una ingordigia stupida, che mette a rischio il futuro della nazione, appunto l’Italia, che è nel mondo, e nonostante tutti i disastri provocati dall’uomo in passato, un esempio unico di biodiversità.
Dopo il Parco Nazionale dello Stelvio, in cui si invoca da parte della Provincia di Bolzano la riapertura della caccia, ecco il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, dove il Consiglio Direttivo stesso approva un nuovo devastante impianto sciistico.
Riproduciamo qui il documento che, a questo proposito, pubblica il sito www.cityrumors.it

Il Direttore, Gianni Marucelli

“Campo Imperatore winter” di Original uploader was Roteldav at it.wikipedia – Originally from it.wikipedia; description page is/was here.. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Nuova seggiovia Campo Imperatore, consiglio direttivo Parco Gran Sasso dà l’ok: ambientalisti contrari

www.cityrumors.it Posted By: Redazioneon: giugno 11, 2015In: Cronaca L’Aquila

L’Aquila. ‘Il parere favorevole al progetto di costruzione della nuova seggiovia “Campo Imperatore-Osservatorio” nel cuore della zona B (Riserva generale) del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, appena fornito dal Consiglio direttivo del Parco, è in aperto contrasto con l’esito dell’istruttoria del suo stesso Servizio scientifico, nonché con le norme della Direttiva n. 92/43/CEE Habitat e il relativo D.P.R. di recepimento e attuazione n. 357 del 08/09/1997′.

Lo denunciano le associazioni Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Salviamo l’Orso, TCI Club di Territorio di Pescara e WWF che ricordano come l’area di Campo Imperatore sia infatti “interamente compresa in due Siti tutelati dalla Rete “Natura 2000”, la Zona di Protezione Speciale IT7110128 e il Sito di Interesse Comunitario IT 7110202.

La realizzazione di progetti che abbiano un’incidenza significativa su habitat e specie prioritari di interesse comunitario può essere approvata soltanto per “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” e solo con il parere obbligatorio e vincolante della Commissione europea (in base all’art. 6 della Direttiva Habitat e all’art. 5, comma 9, del DPR n. 357/1007).

Il progetto è anche in contrasto con la Legge quadro sulle aree protette n. 394/1991, con il D.P.R. 5 giugno 1995 con il quale è stato istituito il Parco e con lo stesso Piano del Parco, approvato con delibera dal Consiglio direttivo dell’Ente in data 21/12/1999 (adottata dalle Regioni Abruzzo, Lazio e Marche).

L’argomentazione addotta nella Deliberazione n. 31/15 del 29/05/2015 del Consiglio direttivo del Parco, secondo la quale la nuova seggiovia Campo Imperatore-Osservatorio costituirebbe un intervento di “mera sostituzione” di quella delle Fontari attualmente presente, è palesemente non corrispondente alla realtà dei fatti: il nuovo tracciato della seggiovia, infatti, sarebbe lungo quasi il doppio di quello esistente (da 800 a circa 1600 metri), spostandosi oltretutto di circa 150 metri verso Nord.

Le Associazioni chiedono dunque al Comitato Regionale VIA di respingere il progetto, in quanto totalmente incompatibile con il territorio del Parco Nazionale e in palese contrasto con le normative europee e nazionali. I membri del CCR VIA devono sapere che, in caso di eventuale approvazione del progetto, si esporrebbero a possibili azioni legali e a sicuri ricorsi amministrativi. e che la Commissione Europea aprirebbe certamente una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia (con grave danno per tutti i cittadini, non solo abruzzesi).
Come riportato nelle “osservazioni” agli Studi di impatto e incidenza ambientale inviati dalle Associazioni al Comitato Regionale VIA lo scorso anno e ora anche nell’istruttoria del Servizio scientifico del Parco stesso, l’eventuale realizzazione della nuova seggiovia distruggerebbe in modo irreparabile habitat prioritari di alta quota di interesse comunitario ricchissimi di biodiversità (in particolare quello denominato “6230* – Formazioni erbose di Nardo”, come da ammissione degli stessi proponenti nelle recenti integrazioni allo Studio di incidenza ambientale) contravvenendo alla Direttiva Habitat e alle relative leggi nazionali di recepimento.

La stazione di partenza dell’Osservatorio e la parte iniziale della nuova Seggiovia sarebbero poi completamente sovrapposti alla Stazione di Ricerca a Lungo Termine del Gran Sasso (gestita dal Corpo forestale dello Stato), confermando le preoccupazioni espresse proprio dalla Rete Nazionale LTER-Italia, che ha evidenziato “l’inevitabile impatto di tale opera sulle attività di ricerca a lungo termine svolte”, ricordando che “le preziose e lunghe serie di dati accumulati in tale sito LTER (trent’anni di dati sulla vegetazione e dieci sugli uccelli) sarebbero irrimediabilmente compromesse da un’alterazione dell’ambiente circostante”.

Le Associazioni ribadiscono che occorre cambiare subito politica per la montagna abruzzese. È necessario abbandonare gli investimenti pesanti basati su un turismo invernale già in forte crisi e destinato ad ulteriori inevitabili ridimensionamenti a causa dei cambiamenti climatici (che sono una realtà in atto, non più soltanto una previsione). Bisogna invece scommettere sull’alternativa verde, basata su piccoli investimenti diffusi nel territorio a vantaggio di un turismo più moderno e di maggiore qualità, questo sì in crescita ovunque, basato sui valori naturali unici del “cuore verde d’Europa”.

Attraverso la conversione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di estesi interventi di risanamento e rinaturalizzazione del territorio e la realizzazione di mille micro-finanziamenti si potrebbe finalmente sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia dell’area in modo durevole, fornendo lavoro a decine di migliaia di persone per decenni e migliorando e non peggiorando la qualità del nostro preziosissimo patrimonio naturale.

Occorre evitare la distruzione definitiva di ambienti preziosi e insostituibili nella vana speranza di scimmiottare le grandi località sciistiche delle Alpi e puntare invece sulla valorizzazione di quegli stessi ambienti perché il Gran Sasso diventi finalmente un punto di riferimento internazionale nell’ottica di una nuova visione della montagna, del turismo e dell’orgoglio di essere abruzzesi.

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Parco Nazionale dello Stelvio: Bolzano vuol riaprire la caccia

E’ in atto un ennesimo, incredibile tentativo di depauperare le risorse naturali italiane. Stavolta si tratta della richiesta della Provincia di Bolzano che, approfittando del previsto ma non ancora attuato smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio, si arroga il diritto di riaprire la caccia entro i confini del Parco stesso, contravvenendo alle più elementari regole dell’etica ambientale e del buon senso. Le principali Associazioni ambientaliste hanno sottoscritto una lettera comune, che riproduciamo qui sotto, onde contrastare sul nascere tale tentativo.

Gianni Marucelli

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Il ministro Ségolène Royal invita i francesi a non consumare la Nutella

Di Alberto Pestelli

Sento già il coro di protesta di milioni d’italiani scandalizzati. Le parole del ministro dell’Ecologia francese hanno toccato una delle cose più “preziose” per gli abitanti del Bel Paese: la Nutella. L’invito è quello di non mangiare la Nutella…

Sicuramente la maggior parte dei nostri connazionali, “che si sono sentiti pugnalati alle spalle dai cugini transalpini”, si sarà soffermata, come sempre accade dalle nostre parti, al titolone a carattere cubitali di qualche quotidiano cartaceo oppure on line, riversando tonnellate di insulti al ministro d’oltralpe.

Leggendo la notizia sul sito di Ansa Ambiente, anche il nostro ministro Galletti, con parole più garbate, si è detto sconcertato della dichiarazione contro-invitando a lasciare in santa pace i prodotti italiani.

Ségolène Royal

Ségolène Royal

Giustissimo, anch’io sarei sconcertato se…

Ebbene sì, non lo sono più di tanto, perché c’è un motivo importante e valido se la Royal ha detto ciò che ha detto.

Se i lettori italiani prendessero l’abitudine di leggere sul serio fino all’ultima riga ogni articolo, si accorgerebbero che la signora Ségolène non sta conducendo una campagna contro i prodotti italiani ma contro lo sconsiderato utilizzo del famigerato OLIO DI PALMA del quale la Nutella è strapiena (e non sono quella…).

La produzione di quest’olio è super extra intensiva in vaste aree tropicali e sta causando una “pandemica” deforestazione planetaria con le conseguenze terribili che già tutti quanti vediamo o facciamo finta di vedere…

Come accennai in un articolo passato, la sola Indonesia ha distrutto un immenso patrimonio forestale pari a poco più la grandezza dell’Irlanda. Mostruoso! Il fenomeno, purtroppo, è in crescita esponenziale.

Senza contare al grande danno per la nostra salute… elevati tassi di colesterolo potrebbero essere la causa di gravi problemi cardiovascolari. Si può avere un elevata incidenza dei fattori dell’infiammazione e, secondo recenti studi, condotti dalle prestigiose Università degli Studi di Bari, Padova e Pisa, un serio e pericolosissimo aumento dell’incidenza del diabete insulino-dipendente. Un metabolita dell’olio di palma distrugge le cellule beta del pancreas che producono l’ormone (insulina) indispensabile per la nostra vita.

Qualcuno tempo fa mi disse che un po’ di Nutella ogni tanto, anche se contiene l’olio di palma, non fa assolutamente male. Gli ho risposto… grazie, certo che non succede niente se ne spalmi sul pane ogni tanto… il problema è che l’olio di palma lo trovi ovunque: in tutti i prodotti dolciari, fette biscottate, muesli, cereali per la colazione, nelle classiche quotidiane merendine dei nostri figli.

Ho condotto una breve indagine in un supermercato. Su venti marche di fette biscottate, solo una marca non aveva l’olio di palma… il mercato non ci lascia scelta se non ritornare alla classica fetta di pane da inzuppare nel caffellatte…

Il ministro dell'Ambiente Galletti

Il ministro dell’Ambiente Galletti

Tornando alla dichiarazione della Royal, il nostro ministro Galletti ha invitato gli italiani usando queste parole: “Stasera per cena… pane e Nutella!”

NO, mi spiace signor ministro, ma io non seguirò il suo consiglio se non si metterà al BANDO l’olio di palma utilizzato dalla maggior parte delle industri dolciarie italiane.

NO, signor ministro… stasera a cena, pane e olio… ma di extravergine di oliva. Meglio se delle mie colline fiesolane per quanto mi riguarda o delle vostre parti per quanto riguarda voi lettori.

 

P.S.: …e il pane fatto con il grano italiano.

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Il ministro Ségolène Royal invita i francesi a non consumare la Nutella di Alberto Pestelli © 17 giugno 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Il cuore delle nuvole

Una poesia di Iole Troccoli

Il cuore delle nuvole
è un germoglio segreto.

Nasce l’acqua
da un tamburo di suoni

precipitando

come una nave micellare
d’imprendibile
azzurro.

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Il cuore delle nuvole di Iole Troccoli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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