Una poesia di pane – Storia di un contadino panificatore

Una poesia di pane – Storia di un contadino panificatore

Intervista a Paolo Marianini,

a cura di Carmen Mazza

(Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari)

paolo  grano

Qualche anno fa ho iniziato a frequentare i “Mercatini nel Contadino”, presenti nella mia città, Forlì, e in altri paesi limitrofi in alcuni giorni della settimana.

Ogni volta che andavo, osservavo sempre – davanti a un particolare banco – una nutrita fila di persone che aspettava pazientemente. Incuriosita, anch’io ho fatto la fila e da allora non ho più interrotto questo rito, perché il pane che si vendeva in quel banco mi ha subito incantato, come evidentemente era successo con tutte le altre persone.

Mi ha incantato inizialmente la particolarità della pagnotta di pane, disegnata con una spiga di grano “incisa” sulla crosta, poi la sua bontà e, con il tempo, la gentilezza e la professionalità del “contadino panificatore” che era l’artefice di quel pane così speciale.

Ho deciso così di intervistarlo, e Paolo mi ha raccontato la storia della sua famiglia – contadina da tantissimi anni sulla terra di Santa Sofia – e della tradizione familiare del pane fatto in casa. Poi il racconto della sua decisione di lasciare un lavoro ben retribuito e di scegliere di dedicarsi alla terra della famiglia, di coltivarla a grano e diventare quindi contadino panificatore.

Io ho semplicemente tradotto in scrittura quanto Paolo M. mi ha raccontato, mantenendo la successione dei suoi ricordi così come emergevano dal racconto emozionato che lui andava srotolando. Sono stata quindi semplicemente la redattrice di una parte della sua “autobiografia”.

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troverete il file da scaricare nell’elenco dei mini ebook pubblicati nel 2015

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L’amore della Mamma

Una poesia di Carmelo Colelli

Madre col figlio - fotografia di Carmelo Colelli © 2015

Madre col figlio – fotografia di Carmelo Colelli © 2015

L’amore di una madre è infinito,

è leggero come l’aria,

è trasparente come l’acqua,

è caldo come un raggio di sole,

c’è sempre!

E ci sarà per sempre!

In questo momento,

una donna sta diventando madre.

In questo momento,

una donna sta stringendo a sé il suo bambino,

seduta per terra nel fango,

dietro di lei echi e bagliori di guerra.

Le madri amano,

abbracciano e proteggono tutte allo stesso modo.

A Voi tutte Mamme un affettuoso Grazie!!!

 

 

(In Mesagnese)

L’amori ti la mamma

L’amori ti la mamma no ffurnesci mai,

eti liggieru comu l’aria,

eti trasparenti comu l’acqua,

eti cauto comu ‘nu raggiu ti soli,

stai sempri!

E rrumani pi sempri!

Propria ‘nta stu mumentu,

nna femmana sta ddiventa mamma.

Propria ‘nta stu mumentu,

nna mamma sta strengi allu piettu lu figghiu sua,

ssittata ‘nterra ‘ntra la mogghia,

cretu a edda ttrueni e lampi ti uerra.

Li mammi volunu bbeni,

mmbrazzunu e proteggunu tutti allu stessu modu.

 

A Vui tutti mammi ‘n’affettuoso Grazzi!

 

10 Maggio 2015

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TORRI EOLICHE ACCANTO AL DUOMO DI ORVIETO E A QUELLO DI TUSCANIA? NO, GRAZIE!

Di Gianni Marucelli

Centrale Eolica Frigento.jpg

“Centrale Eolica Frigento” di Roberto Petruzzo – Opera propria. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Da più di un anno era nell’aria (mal-aria!) il progetto di realizzare impianti eolici industriali in zone di grande interesse paesaggistico e storico-artistico, tanto che la notizia era stata riportata dal Corriere della Sera. Ma la minaccia è evidentemente avanzata, se gran parte delle Associazioni ambientaliste – tra cui la Federazione Pro Natura – hanno emesso un comunicato congiunto (pubblicato in varie sedi) per denunciare il problema.

Il quale non sta tanto nella scelta dell’eolico per produrre energia elettrica – per cui il nostro Paese non ha la costanza di venti della Spagna, per fare un esempio di nazioni in cui questo sistema è ampiamente impiegato – ma nella collocazione di queste altissime e inestetiche torri.

Quando poi si passa a interessare monumenti artistici di evidenza mondiale quali due Chiese come il Duomo di Orvieto e quello di Tuscania, è logico che le proteste si moltiplichino, e chi ha avuto il cattivo gusto di avanzare certe idee dovrebbe cospargersi il capo di cenere…

Orvieto di Alberto Pestelli @ 2005 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.Based on a work at www.italiauomoambiente.it.Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso alp.pestelli@gmail.com.

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Riportiamo qui un brano del comunicato congiunto degli ambientalisti:

«A Tuscania e a Orvieto è imminente il rischio che si realizzino due progetti di impianti eolici inaccettabili perché troppo invasivi e collocati nel posto sbagliato. I progetti eolici che impegneranno le prospettive intorno alla chiesa di san Pietro a Tuscania e il Duomo di Orvieto minacciano di stravolgere paesaggi pregiati, alterandone fortemente la percezione sociale e compromettendone la bellezza e il paesaggio che le circonda. Le due chiese sono capolavori identitari della storia e della cultura del nostro Paese».

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L’allarme viene da un gruppo di associazioni (Amici della Terra, AssoTuscania, CTS, Comitato per la Bellezza, FAI, Italia Nostra, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Mountain Wilderness, Pro-Natura, Forum Salviamo il Paesaggio, Touring Club Italiano, WWF) che hanno anche reso pubbliche clamorose immagini di cosa diventerebbero quegli straordinari paesaggi se i progetti, presentato dalla Innova Wind di Napoli, fossero realizzati.

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Lasciamo comunque ai nostri lettori immaginare una decina di “mulini a vento” alti cento metri accanto a una qualsiasi cattedrale di primario livello artistico per dare un’idea di ciò che si pensa di combinare.

Assurdo, no?

Eppure, da un po’ di anni a questa parte, nel nostro povero Paese le assurdità vanno di moda e sono prese anche sul serio.

È bene quindi vigilare…

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Nei miei sogni ti vedo dall’alto

Di Iole Troccoli

Fotografia di Alyssa Monks

Fotografia di Alyssa Monks

Nei miei sogni ti vedo dall’alto
come fossi il supervisore mancato
dei tuoi progetti infiniti.

Dove sei, non mancheranno strade
e un campo da coltivare all’alba
quando fremono i tuoi colori.
Sicuramente ci sarà un patio
e stelle buone notturne
che indagheranno meglio di me
sul tuo lavoro.

Nei miei sogni sorridi spesso
come facevi anche prima
e mi appari bella e lucida
indaffarata di gioie.

Io sono muta, ho solo un occhio
che campeggia inquieto
tra le tue nuvole preferite
ti osserva e scruta
senza poter fare.
Niente.

D’altra parte è così che hai deciso
che non potessimo fare.

Ti vedo bella, dicevo
di una fanciullezza leggera
che ancora ti porti addosso
col tuo candore naturale.

Per essere un sogno
mi accontento
mi sveglio
faccio finta tutto il giorno
vado avanti
soprattutto, respiro.

Iole Troccoli 2 maggio 2015

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Pro Natura Firenze

Pro natura Firenze 2Con 40 anni di attività, che la rendono l’associazione ambientalista più antica di Firenze, dopo un periodo di “riposo”, Pro Natura Firenze riprende il suo percorso. Assemblea dei soci e simpatizzanti il prossimo 26 maggio. L’associazione è da oggi presente come gruppo aperto a tutti anche su Facebook, dove è possibile iscriversi.

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VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE: È POLEMICA TRA RENZI E LEGAMBIENTE

Di Gianni Marucelli

 Valutazione impatto ambientale

Per chi non lo sapesse, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è il procedimento previsto per Legge tramite il quale, prima dell’esecuzione di un’opera (strada, ponte, infrastruttura di vario genere) viene stabilito se essa sia compatibile o meno con l’ambiente circostante, e in ogni modo quali possano essere le ricadute.

Essa fu introdotta per la prima volta nel 1969 negli U.S.A., ed è poi stata adottata in tutti i paesi industrializzati.

Poco più di un giorno fa, con il consueto savoir faire, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha “sparato a zero” sui meccanismi che regolano la V.I.A. In Italia, anticipando che la sua Amministrazione farà di tutto per modificarli.

Diapositiva22Gli ha risposto per le rime Legambiente, come apprendiamo da sito dell’ANSA, di cui riportiamo uno stralcio:

“Abbiamo provato con lo Sblocca Italia a rendere meno lungo e meno complicato il percorso autorizzatorio” per l’estrazione di gas. “Ma è un’iniziativa spot perché serve un generale ripensamento del sistema della valutazione di impatto ambientale”. Lo ha detto Matteo Renzi alla Borsa italiana. “E’ un meccanismo allucinante – ha osservato – Stiamo tentando di modificarlo alla radice attraverso la riforma della Pa che contiene una delega anche in questo settore”.


”Oggi la Valutazione di impatto ambientale (Via) è uno strumento inutile per capire l’impatto ambientale di un progetto e anche per ridurre i costi perché la procedura è stata svuotata dei suoi aspetti tecnici” oltre che ”non essere mai stata un ostacolo” alla realizzazione delle opere, afferma il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. ”Viene approvato tutto – prosegue – il problema è che le valutazioni sono fatte in modo inadeguato e da parte di una commissione con moltissimi conflitti di interesse. Renzi ha sbagliato bersaglio perché l’interesse del Paese è fare bene quelle poche opere che servono, e la Via non è mai stata da ostacolo alle opere”.

”Evidentemente non è la Via il problema – rileva il vicepresidente di Legambiente – ma è che in Italia le opere sono in mano a gruppi di potere che hanno la capacità di influenzare quelle opere. Anzi se Renzi deve intervenire è per avere valutazioni serie soprattutto per sapere se determinate opere vale veramente la pena farle, visto che abbiamo pochi soldi”. Insomma ”più che un problema di tempi c’è un problema di procedure fatte male”. ”La Via esiste in Italia solo perché c’è in Ue – conclude Zanchini – in realtà l’attenzione sulla Via nasce nel 2000 con legge Obiettivo”; ma un esempio è ”quello del tunnel dell’Alta velocità della stazione ferroviaria di Firenze, che ora è fermo”, che ”Renzi conosce bene e contro cui si è battuto’.

Ci permettiamo una postilla: lo Sblocca Italia, citato da Renzi, è il Decreto Legge con cui si consentiva, tra l’altro, l’ulteriore cementificazione del territorio nazionale; lo hanno seguito, nel giro di poco tempo, due altri gravi provvedimenti, ossia lo smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio e la liquidazione del Corpo Forestale dello Stato, ossia della polizia specializzata a prevenire e combattere i reati contro l’Ambiente. Se tre indizi fanno una prova, allora è decisamente accertato che la politica del Governo Renzi è indirizzata, sui temi ambientali, su una rotta di collisione con gli interessi della Natura e di chi intende proteggerla.

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Olio di palma e diabete

Di Alberto Pestelli

Huile de palme biologique 350g.jpg

“Huile de palme biologique 350g” di Romain Behar – Opera propria. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Su molti quotidiani nazionali, cartacei e digitali, d’indiscutibile importanza è riportata la preoccupante notizia che conferma i miei dubbi sull’innocuità dell’olio di palma per la nostra salute e per l’ambiente. Ricordo ai nostri lettori un mio precedente articolo apparso nella nostra rivista qualche tempo fa sull’abuso di questa sostanza nell’industria alimentare.

Una ricerca recente della Società italiana di diabetologia ha messo in relazione la sconfortante insorgenza del diabete con l’abuso dell’olio di palma presente in moltissimi dolci e merendine destinate soprattutto ai nostri figli.

Dal metabolismo dell’olio in questione si forma una particolare proteina (p66Shc – la cui espressione è stimolata dall’acido palmitico presente nell’olio di palma) che va a distruggere le cellule beta degli isolotti del Langherans nel pancreas dove viene sintetizzata l’insulina.

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“Langerhanssche Insel” di User:Polarlys – Opera propria. Con licenza CC BY 2.5 tramite Wikimedia Commons.

Le cellule beta sono quelle che producono l’insulina, l’importantissimo ormone che tiene sotto controllo la glicemia. Con la loro distruzione insorge la forma più grave della malattia: il diabete mellito insulino-dipendente.

Il danno purtroppo è irreversibile.

Chi lo afferma sono i ricercatori dell’Università di Bari insieme ai colleghi di Pisa e Padova. Il loro studio è stato pubblicato recentemente sulla famosa rivista medica Diabetologia.

Senza addentrarci troppo nella dinamica e nel meccanismo d’azione della sostanza nel processo di distruzione delle cellule beta, riporto le parole del coordinatore dello studio, Francesco Giorgino:

“…agisce promuovendo la formazione di specie reattive dell’ossigeno che sono in grado di danneggiare e uccidere le cellule… promuove l’iperglicemia nel diabete e un aumento della produzione dei fattori coinvolti nell’infiammazione.”

Principali manifestazioni cliniche diabete.png

“Principali manifestazioni cliniche diabete” di Main_symptoms_of_diabetes.png: Mikael Häggström derivative work: Adert – Questo file deriva da: Main symptoms of diabetes.png . Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Lo studio è quindi non un campanello d’allarme ma bensì “una campana” che suona forte come monito sia per le industrie dolciarie e alimentari in generale, sia per i consumatori che, ignari, assumono alimenti-bomba che minano la salute scatenando una malattia gravissima.

Occorre fare molta attenzione nello scegliere determinati alimenti leggendo attentamente gli ingredienti. Non sempre ciò che leggiamo è chiaro e se si hanno dubbi, è giusto pretendere spiegazioni da chi sta nel settore alimentare.

È necessario sviluppare o sostenere campagne di sensibilizzazione contro l’utilizzo dell’olio di palma e di palmisto nella preparazione di dolci, merendine e di altri alimenti perché non possiamo più tollerare che per far risparmiare le industrie alimentari si giochi con la salute dei cittadini e dei loro figli… un giorno (e ci arriveremo presto) avremo grandissime schiere di diabetici con un incremento incredibile della spesa sanitaria.

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E lucean le stelle a Milano…

Expo 2015: impressioni di un evento annunciato

Di Massimilla Manetti Ricci

 

Expo 2015 apre il suo logo e i suoi simboli al mondo.

All’ombra un po’ grigia e un po’ annoiata di un cielo che sembra racchiudere tutte le incertezze, i problemi giudiziari, gli intrecci poco puliti, contrapposta alla costante buona volontà delle migliaia di lavoratori e di tanti volontari, la città punta lo sguardo alle guglie.

L’anteprima la sera del 30 aprile in piazza Duomo lucente di riflettori sul palco di fronte alla facciata gotica truccata color nocciola.

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Ma Milano ha snobbato la sua perla, estraendola da un’ostrica sepolta dalle sabbie mobili della burocrazia, della malavita infiltrata, delle carte inutili e ingannevoli, dei veti e dei nuovi disegni.

La piazza non è stata quella dei concerti, ma disseminata qua e là solo da curiosi e delusi. Chi in jeans, zaini e scarpe sportive, chi ha azzardato un look più cool, senza calze e tacco 12, chi era lì con gli abiti da lavoro, tutti con gli occhi rivolti agli schermi accanto al palco, cercando di catturare con i telefonini momenti per dire ‘c’ero anch’ io’.

IMG_4379IMG_0820Alla snellezza gotica del duomo fa da contraltare Palazzo Carminati, antagonista profano della Milano commerciale e da bere, famoso per le sue insegne pubblicitarie che hanno fatto di quel quadrato la capitale dei caroselli televisivi e fatti poi rimuovere dalla Giunta Albertini nel 1999.

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Dalle finestre, punti strategici dell’incontro tra rette di luce, si affacciano pochi fortunati cittadini che dai balconi dell’Arengario e di Palazzo Carminati possono cogliere la visuale da un punto di vista sconosciuto ai più.

Ma oltre, il niente.

Le canzoni liriche mal si adattavano ad un luogo cittadino di scarsa atmosfera e pessimo audio e la gente a poco a poco si è sparsa, a dire il vero sconsolata, per il centro andandosene altrove.

Galleria Vittorio Emanuele svuotata dalla moltitudine giornaliera, ha offerto la sua architettura al passante che l’ha fotografata, più attratta dalla sua regalità che dallo spettacolo lirico lì davanti.

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Più in là, Corso Vittorio Emanuele brulicava di ragazzi, incuranti dell’evento che ha conquistato Milano e che hanno fatto delle bandiere collocate lungo la strada delle panchine su cui sostare per incontrarsi e conoscersi.

Poi il gran giorno, il primo maggio che ha coinciso con l’apertura dell’evento mondiale.

Una pioggerellina incerta si abbatte su Milano quasi a rispecchiare l’incertezza della giornata.

La tensione si avverte in ogni angolo cittadino, pattuglie di polizia locale, elicotteri, blindati a sovrintendere ad un evento che dovrebbe essere il luogo dove dialogano Vandana Shiva e la Monsanto, Carlo Petrini e Mac Donald’s.

Un’utopia? Si probabilmente perché i fatti hanno dimostrato che non esiste la civiltà del dialogo e della contrapposizione da cui scaturiscano soluzioni migliori.

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C’è solo un branco di travestiti neri, una portaerei di assurdità e un container senza contenuti, che impediscono il giusto diritto alla contestazione libera, corretta e a viso aperto.

Ecco questa è stata la Milano del primo maggio 2015, una città dalle strade del centro devastate da guerriglia urbana e poco vale l’albero della vita che alla mezzanotte si è illuminato per restare vivo fino alla fine di expo.

Sopravviverà?

Milanesi e italiani se lo augurano.

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E lucean le stelle a Milano diMassimilla Manetti Ricci © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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ALTO ADIGE: TRA UN PAIO DI MESI L’ALTA MONTAGNA FIORIRA’

Ma intanto vi proponiamo un’escursione in anteprima in cerca dei fiori più belli

 Di Gianni Marucelli

È iniziato il count-down per tornare ad ammirare la fioritura sui sentieri di montagna, un po’ prima sull’Appennino, un po’ più tardi sulle Alpi. È uno spettacolo della natura che i frequentatori del Trentino-Alto Adige conoscono bene, ma a cui talvolta non prestano la dovuta (e informata) attenzione, presi come sono dalla straordinaria bellezza dei panorami dolomitici, dalla visione fugace di qualche marmotta o dalla presenza di altri, e più appetibili, vegetali: i funghi e i mirtilli, ad esempio…

E’ difficile, però, restare indifferenti davanti alla varietà cromatica dei prati alpini, o alle macchie di colore che interrompono, più in alto, il grigio delle rocce e dei ghiaioni: il mio personale consiglio, per chi non desidera solo scarpinare, ma anche godersi appieno la biodiversità delle alte quote, è di munirsi di macchina fotografica dotata della funzione “macro” (ormai ce l’hanno anche quelle economiche) e di portarsi via non i fiori, che sono protetti per fortuna dalla legge, ma le loro immagini. Così, se non riuscirete a identificare subito i “belli sconosciuti”, potrete farlo comodamente dopo, a casa, con l’ausilio di un buon libro sull’argomento, che riporti foto (o disegni) e descrizioni esaustive.

Soprirete tra le alte cose che almeno alcune delle piante che avrete identificato hanno proprietà curative riconosciute non solo dalla tradizione popolare, ma anche dalla scienza medica odierna.

Vi proponiamo di fare con noi una comoda escursione nel Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto (BZ), prestando attenzione ai fiori che incontreremo. Essa inizia dai Prati della Croda Rossa (mt. 1900 circa) e termina al Passo Monte Croce di Comelico (mt. 1700 circa). L’itinerario ci porterà quindi a salire fin quasi all’attacco delle pareti dolomitiche, per poi ridiscendere abbastanza rapidamente.

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Siamo all’inizio di Agosto, e i pascoli sono nel periodo della più intensa fioritura.

Su molti di essi è già passata la falce della fienagione, ma hanno avuto già modo di rinnovarsi. A ogni buon conto, alcuni esemplari di fiori rari sono stati lasciati intatti: è il caso di questo bel Giglio Martagone (Lilium Matagon L.) in procinto di schiudersi.

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Giglio martagone – (Lilium Matagon L.)

Poco più in alto, vicino a un Pino mugo, occhieggia una famigliola di Botton d’oro (Trollius Europaeus L.), d’un giallo intenso. Qui inizia un tratto in salita, tra gli ultimi Larici e i primi arbusti di Rododendro. Ci fermiamo ad ammirarne i fiori, rammentando il significato del nome: in greco, vuol dire letteralmente “albero delle rose”.

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Botton d’oro (Trollius Europaeus L.)

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Rododendro

 Un tempo, il Rododendro trovava applicazione nella medicina popolare, in associazione con l’Erica, per la cura di alcune affezioni delle vie urinarie. Il fatto però che ne è stata dimostrata un’elevata tossicità, ne sconsiglia ora l’uso. Viceversa, vengono ancora sfruttate le galle, prodotte dalla puntura di alcuni insetti. Esse danno un olio che, commercialmente, viene chiamato “olio di marmotta” e ha proprietà antireumatiche. Quindi, se lo doveste vedere in qualche erboristeria, non preoccupatevi: nessuna marmotta è stata sacrificata per ottenerlo… Ora il terreno diventa impervio. Ci stiamo avvicinando alla roccia delle pareti dolomitiche, che incombono su di noi. Da un cespuglio, spunta qualche fiore di un viola tenue: è la bella Clematide alpina (Clematis Alpina L.), il cui capo è sempre chinato verso il basso…

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Clematide alpina (Clematis Alpina L.)

Continuando il nostro cammino, che ora si snoda attorno a quota 2000 metri, scopriamo alcuni bei fiori rosa-violacei che sembrano appartenere alla famiglia delle Orchidee, ma purtroppo non sappiamo individuarne il nome.

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Non ci deludono, invece, i due bellissimi esemplari che ci aspettano proprio ai bordi del sentiero: si tratta senz’altro di Genziana alpina, una pianticella che tutti conoscono per l’uso che se ne fa in liquoreria, per preparare amari e fernet. Sembra inoltre che il suo succo sia valido per schiarire le efelidi… comunque è uno spettacolo!

Genziana alpina

Genziana alpina

Il percorso ora comincia a discendere, e riappaiono gli alberi. Tra di essi, fa capolino una famiglia di Amanite muscarie, o Ovoli malefici: certamente hanno la cuticola velenosa, ma vale la pena di fotografarli!

Amanite muscarie, o Ovoli malefici

Amanite muscarie, o Ovoli malefici

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Amanite muscarie, o Ovoli malefici

 A pochi passi da essi, ai bordi di un prato troviamo un simpatico Geranio dei boschi, parente di quelli che teniamo nei nostri giardini.

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Geranio dei boschi

Lo stesso prato ci offre anche una fioritura di Arnica (Arnica montana), pianta medicinale per eccellenza. Se ne usano sia i fiori che il rizoma. Ha proprietà antiflogistiche, cicatrizzanti, antiecchimotiche. Tradizionalmente, viene utilizzata per le lombaggini, le sciatiche, i dolori articolari.

Arnica montana

Arnica montana

A pochi metri, e dello stesso colore dell’Arnica, un’umile piantina di Ieracio (Hieracium Lanatum), chiede anch’essa un po’ d’attenzione, che volentieri le concediamo, anche se non ci è nota alcuna sua virtù terapeutica.

Ieracio (Hieracium Lanatum)

Ieracio (Hieracium Lanatum)

Invece ne ha, eccome, e nemmeno si nasconde, l’alto esemplare di Genziana Maggiore (Gentiana Lutea L.) che incontriamo nella ripida discesa verso il Passo Monte Croce di Comelico. Le sue proprietà sono colagoghe e antipiretiche (tanto che si usava in mancanza del Chinino), ma soprattutto è amara, tanto da far parte di tutti i liquori di quel genere

Genziana Maggiore (Gentiana Lutea L.)

Genziana Maggiore (Gentiana Lutea L.)

 Finalmente il Passo! Arrivederci, fiori! Ci aspetta una bibita fresca e un bel sonnellino…

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La festa di San Giuseppe Artigiano a Mesagne.

Di Carmelo Colelli

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Papa Pio XII, esattamente 60 anni fa, il 1 Maggio 1955, istituì la festa di San Giuseppe lavoratore.

A Mesagne si è sempre onorata questa festa con riti religiosi e semplici festeggiamenti civili, nella piazzetta antistante la chiesa di San Giuseppe Artigiano.

Questa piazza ora si chiama “Piazza 1° Maggio”.

L’intitolazione avvenne il 1 Maggio 2014, alla presenza di Don Angelo Galeone, per anni parroco della Chiesa di San Giuseppe, del Sindaco Dott. Franco Scoditti, di altre autorità civili e religiose e di tanti cittadini, il commento musicale fu eseguito dalla Banda Giovanile Mesagne.

La piazzetta, pavimentata con un “opus incertus” di gradevole aspetto, il giallo ed il grigio della facciata, spiccano tra i colori delle case del vicinato e rendono importante questo edificio, un bellissimo mosaico raffigurante Gesù fanciullo nella bottega del falegname è stato da poco sistemato nella lunetta superiore della facciata.

Oggi la chiesa è rimessa a nuovo, la piazzetta è ben curata, il pensiero però va alla fine degli anni ’50, la chiesa non c’era ancora, la piazzetta era in terra battuta, d’inverno piena di buche colme d’acqua e d’estata abbastanza polverosa.

CHIESA-SAN-GIUSEPPE-01Ricordo che in quegli anni in quella piazzetta si festeggiava San Giuseppe Artigiano, proprio il 1° Maggio.

Su un piccolo palco allestito al lato destro della chiesa, si alternavano vari cantanti locali, al centro della piazzetta veniva sistemato l’albero della Cuccagna, un palo di legno alto quattro cinque metri, un vecchio palo della luce, recuperato dalla vecchia centrale elettrica che era proprio lì, alla sommità una ruota, un cerchione di bicicletta, a questo appesi i regali per i vincitori, ricordo di aver visto appeso galline, salsicce, fiaschi di vino ed altre cose buone da mangiare.

Si partecipava a squadre, tre quattro giovani per squadra, il palo era stato ben unto con del grasso, per far questo gli organizzatori non avevano badato a spese, le quantità spalmate sul palo erano veramente abbondanti, la salita a mani e piedi nudi era veramente ardua, fatti i primi metri si scivolava giù, quindi cambio squadra.

Questo alternarsi si ripeteva più volte, il grasso rimaneva sempre sul palo e rendeva ardua la salita.

La gente in cerchio attorno al palo incitava e fischiava i vari partecipanti, si sentiva ogni tanto qualche sfottò all’indirizzo di quello o quell’altro partecipante.

L’ingegno aiuta molto di più della forza, questo i componenti delle squadre lo capivano lo mettevano in atto. Con le mani scavavano delle buche, raccoglievano la terra e la sistemavano nelle tasche dei loro pantaloni, iniziavano la salita aiutandosi per il primo tratto salendo uno sulla spalla dell’altro, e successivamente prima di continuare ad arrampicarsi, cercavano di gettare la terra sul palo per renderlo meno scivoloso, una parte di questa andava sul palo ma una buona parte tornava giù sulla gente, che immediatamente lanciava impropri ad alta voce allo “scalatore” di turno.

Così facendo, dopo varie ripetizioni, uno dei partecipanti arrivava in cima e prendeva i premi appesi, urla e applausi della gente.

Il 18 Marzo 1961, nei vecchi locali della Centrale Elettrica, due hangar ad uso industriale, adiacenti alla piazzetta, oramai non più utilizzati, ricordo ancora il vecchio solaio fatto con traversine in ferro e voltine, tipico solaio per coperture industriali dei primi anni del ‘900, sorse la Chiesa di San Giuseppe Artigiano patrono dei lavoratori.

 CHIESA-SAN-GIUSEPPE-02

La chiesa nasceva su un sito che aveva ospitato una centrale elettrica, un luogo dove il lavoro degli uomini e delle macchine aveva permesso una modernizzazione sociale per tutta la comunità Mesagnese.

Appena aperta la chiesa, il pomeriggio della settimana successiva passò per le strade dei rioni Centrale Elettrica e Campo Sportivo, una macchina con un altoparlante, annunciava che nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, erano aperte le iscrizioni per il Catechismo per i bambini che volevano fare la Prima Comunione.

Molte delle nostre mamme si affrettarono, le iscrizioni furono numerose, anche perché in quegli anni i bambini erano tanti.

Ogni sera si andava al Catechismo, questo per tutto il mese di Aprile ed il mese di Maggio, ricordo ancora il nome della mia catechista, la signorina Violetta.

La nuova chiesa non era ancora parrocchia, apparteneva alla Chiesa Madre, quindi la Prima Comunione non potevamo farla lì, nella nuova chiesa, dovevamo andare nella Chiesa Madre.

I mercati dei due Mercoledì precedenti il 2 Giugno 1961, fecero affari d’oro, tutte le mamme con i propri bambini andarono a comperare l’abito e le scarpe per la Prima Comunione.

La mattina del 2 Giugno 1961, tutti nella chiesa di San Giuseppe, i genitori ed i parenti fuori nella piazzetta, le catechiste impartivano le ultime raccomandazioni.

Bisognava andare alla Chiesa Madre in processione, le femminucce con i loro vestitini bianchi da un lato ed i maschietti con il loro vestito grigio o blu, dall’altro, tutti avevamo in mano un giglio bianco.

Ci incamminammo per Via Centrale Elettrica, poi Via Paduano, ricordo ancora che le femminucce camminavano sul lato sinistro e noi maschietti sul lato destro, la processione era lunghissima, tanto lunga che i primi erano già all’inizio della salita di S. Anna e gli ultimi parenti ancora a metà di via Paduano.

Vecchi ricordi miei e, certamente, anche di molti di Voi.

La piazzetta dove si faceva la festa di San Giuseppe Artigiano, la chiesa poi intitolata a San Giuseppe Artigiano protettore dei lavoratori, la piazza ora intitolata al 1° Maggio: un filo rosso collega questi elementi, “L’Uomo ed il Lavoro”.

Questo mio ricordo è un omaggio a tutti quelli uomini Mesagnesi, che con il loro lavoro, a volte lavoro anche molto duro, hanno permesso e permettono di avere da sempre la Mesagne migliore che tutti ci portiamo nel cuore.

Carmelo Colelli

Bari 1 Maggio 2015

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La festa di San Giuseppe Artigiano a Mesagne. diCarmelo Colelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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