In aumento le concentrazioni dei pollini a causa delle variazioni climatiche e dello smog

Di Alberto Pestelli

“Misc pollen colorized” di Dartmouth Electron Microscope Facility, Dartmouth College This image has been retouched by Medium69. Cette image a été retouchée par Medium69. Please credit this : William Crochot – Source and public domain notice at Dartmouth Electron Microscope Facility ([1], [2]). Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Non è certo una novità che le concentrazioni di pollini liberate ogni anno durante la fioritura siano in aumento.

Quest’anno, addirittura, stiamo assistendo nel nostro paese a un picco di concentrazione molto sopra la media.

La colpa è da ricercarsi soprattutto nelle variazioni climatiche degli ultimi tempi con inverni miti e grande piovosità. Questi fattori, associati – secondo recenti studi – all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, determinano una crescita della produzione dei pollini. La conseguenza è la liberazione degli allergeni che scatenano, appunto, le allergie.

Sono aumentati i pollini che si diffondono grazie all’intervento del vento quali quelli delle cupressaceae nell’Italia centrale (soprattutto in Toscana).

Nel nord Italia si è avuto un aumento dei pollini del frassino (fonte Ansa Ambiente).

A far traboccare il vaso ci sono messi anche quelli di piante che non sono autoctone come ad esempio l’ambrosia (fonte Ansa Ambiente) in Lombardia.

Insomma, ci aspetta un bel futuro di nasi arrossati, pruriginosi, starnuti e occhi lacrimanti (quando va bene…) ma anche una serie di allergie stagionali più complicate che andranno ad aumentare esponenzialmente la spesa farmaceutica… i farmaci non sono certo a buon mercato!

Che cosa fare?

Lo sappiamo benissimo quel che serve per scongiurare almeno l’aggravarsi di tutto questo “ginepraio” (perdonatemi il fiorentinismo ma credo che calzi a pennello).

Noi possiamo comportarci come il corista e dare il LA. Sta a qualcuno più in alto far qualcosa che non siano solo chiacchiere inutili e inconcludenti!

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Settimana italiana dell’insegnante

Di Carmelo Colelli

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I ragazzi della classe 3^ Afm dell’Istituto “Galileo – Costa” di Lecce ideatori del MasterProf, insieme ai curatori del sito Your Edu Action, sito web dedicato al mondo dell’istruzione, sabato 9 Maggio, nella trasmissione Uno Mattina, condotta da Franco Di Mare, hanno lanciato la “Settimana Italiana dell’Insegnante” e la campagna #RingraziaUnDocente.

In molte altre nazioni esiste già la settimana dedicata alla valorizzazione della professione del docente (Teachers Day, Teacher Appreciation Week, …), Stati Uniti, Olanda, Germania, Spagna, Marocco, Panama, Regno Unito, in Italia non c’è.

L’Italia, culla della cultura, non aveva questa ricorrenza, ci hanno pensato i ragazzi di Lecce, una città del nostro Sud ad introdurre anche in Italia la possibilità di celebrare una professione tanto importante e tanto bella: quella dell’insegnante.

Nella settimana dal 11 Maggio ad oggi è stato possibile dire grazie a quell’insegnante che ognuno di noi ha incontrato, quello che con le sue parole ed il suo modo di insegnare ci ha permesso di amare la cultura e lo studio ed ha segnato il prosieguo del nostro cammino.

Anch’io voglio ringraziare i miei insegnanti e tutti quelli che con tanto amore ogni giorno, tra mille sacrifici e tante cose che non vanno, trovano la forza di trasferire il loro sapere e la loro cultura e aiutano i ragazzi a diventare uomini colti e liberi.

Lo faccio con questa piccola nota di cronaca della mia vita scolastica dal titolo: Il tuppo e la matita

Sono passati oramai quasi cinquant’anni dal giorno che la incontrai per la prima volta. Ha turbato per due anni interi le mie notti, nei miei sogni c’era lei, sempre lei, nei miei risvegli ancora lei. Non riuscivo a togliermela dalla testa, tanto è vero, che la ricordo ancora.

Era la mia professoressa di Storia e Geografia, della seconda media, l’anno scolastico lo ometto per dovere di privacy.

Ho ancora nei miei occhi il suo sguardo penetrante, risento ancora oggi la sua voce, mi sento ancora chiamare: “Colelli!”

Ricordo il suo volto incorniciato da un paio di occhiali neri, il “tuppo” dei capelli neri corvini brillantinati, (oleati), alto sulla testa, il grembiule nero, lei, l’unica col grembiule nero. Ricordo il suo passo militare, lo si udiva dall’inizio del corridoio, la sua voce acuta e stridula, penetrava nelle mie orecchie e rimaneva lì per molto tempo.

Il suo “amore”, nei miei confronti, mi stava inducendo ad odiare la scuola.

Grazie alla bocciatura in II^ media, cambiai scuola e anche vita, da quel momento inizia ad amare la scuola e lo studio, grazie ad altri insegnanti che mi porto nel cuore.

Tanti sono stati i professori dalla scuola media all’università: li ricordo uno per uno, ognuno di loro mi ha dato tanto, in questo momento li rivedo e mi sembra di risentire la loro voce, i loro consigli.

Di uno ho un ricordo molto particolare, era il professore di disegno del secondo anno del corso per geometri, dopo che ci eravamo presentati, esordì con questa frase: “La matita è come la fidanzata! Dovete portarla sempre con voi!”

Era l’Ottobre del lontano 1969.

Quella frase scatenò in me interesse per il disegno, per la rappresentazione, per l’osservazione, per la ricerca, tanta curiosità.

Dopo tanti anni, la matita la porto ancora con me, negli anni è diventata moglie, amante, compagna, amica, non mi ha mai tradito, a volte sembra che mi dica: ”Ti ricordi del professore?”, ed io sorrido guardandola.

Carmelo Colelli

Bari 16 Maggio 2015

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Toscana – Casentino: l’Oratorio della Madonna che fu rubata.

Di Gianni Marucelli

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È un Maggio radioso, come avrebbe detto Gabriele d’Annunzio, che qui soggiornò, e la valle del Casentino, uno dei più splendidi gioielli della Toscana, rifulge in tutta la sua verde bellezza, punteggiata dal giallo delle ginestre in fiore e dal bianco dei grappoli di fior d’acacia. Senza averlo programmato, giungiamo in un luogo che mi è caro fin dall’adolescenza, il paese di Montemignaio, al centro del quale si eleva ancora il castello appartenuto ai Conti Guidi.

IMG_20150517_131812Un paio di chilometri verso nord, sulla strada che conduce verso il Passo della Consuma e le cittadine di Stia e Pratovecchio, un cartello turistico abbastanza recente ci indica la presenza di un antico oratorio e romitorio, quello della Madonna delle Calle, che, ai tempi della mia gioventù, era in piena decadenza e quasi invisibile a chi, in auto, percorresse la carrozzabile. Adesso una breve stradina, solo un centinaio di metri, addirittura asfaltata e dotata di illuminazione notturna, oltreché di una Via Crucis realizzata da un artista contemporaneo, conduce verso l’edificio sacro, addossato a un immenso macigno e perfettamente restaurato. Un vetusto ponte in pietra che scavalca il Torrente Calle porta direttamente di fronte al bel portico, aperto da un triplice arco, sotto il quale sono sistemate tavole e panche per i visitatori. La chiesa è purtroppo chiusa, come anche l’accesso al soprastante Eremo, ma la sua storia, delineata dalle lapidi affisse sulla facciata e che poi meglio ricostruiremo a casa, è veramente intrigante.

IMG_20150517_134040Un tempo, fino agli anni ’50 del secolo scorso, questo piccolo santuario era famoso, in tutta la vallata e anche oltre, per i prodigi che ai fedeli dispensava un’immagine della Vergine col Bambino, portata qui, secondo la leggenda, da un pellegrino che si era recato a Roma per il Giubileo del 1425. L’ultima sera del suo lungo vagare, prima del ritorno a casa, la notte lo aveva colto sulle rive del torrente, e la stanchezza lo aveva indotto a dormire nei pressi, lasciando la preziosa tavola appoggiata a un masso.

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L’alba successiva, nella fretta di raggiungere il paesello ormai prossimo, il pellegrino dimenticò la Madonna in questo luogo: solo dopo gli abbracci dei familiari, al momento di mostrare il dipinto che avrebbe voluto donare alla Pieve di S. Maria a Montemignaio, con disappunto si accorse della sua sbadatezza; tornato di corsa al torrente, con sollievo constatò che la Vergine con occhi ridenti osservava ancora le trotelle che saltellavano nelle acque limpide: se la mise sotto braccio e, finalmente, la pose in casa al sicuro.

IMG_20150517_132049Ma, come sempre accade in questi casi, l’uomo propone e Dio dispone: il mattino dopo, Maria e il piccolo Gesù erano nuovamente scomparsi. In preda alla disperazione, ma guidato da una voce interiore, il pellegrino tornò per la seconda volta alle rive del torrente, e per la seconda volta l’immagine sacra era lì, ad attenderlo. L’episodio, ovviamente, si ripeté una terza volta, cosa che convinse i sacerdoti della Pieve che di miracolo si trattava, e che la Vergine aveva chiaramente espresso il desiderio di risiedere nel luogo ameno che tanto le era piaciuto.

IMG_20150517_131938Che sia, in effetti, un luogo di pace e di bellezza lo abbiamo constatato anche noi, a cinquecento anni di distanza, e lo dovette pensare anche il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, che qui passò il 22 Giugno del 1773, e i tantissimi fedeli e visitatori che, richiamati dalla fama dei prodigi che la Madonna delle Calle (“calle”, come in spagnolo, qui significa “strada”) dispensava a chi le si rivolgeva. Per secoli, fino allo sciagurato giorno del 1950 in cui i custodi si accorsero che la venerata immagine era stata rubata. Sgomento tra gli abitanti di Montemignaio, inutili le ricerche di Carabinieri e Polizia. L’Oratorio decadde rapidamente dalla sua grande e meritata fama…

MadonnaMa, circa dieci anni più tardi, così narrano i testimoni ancora in vita, la popolazione fu chiamata a raccolta da uno scampanio festoso: la Madonna, non si sa bene né dove né da chi, era stata ritrovata! Fu riportata in pompa magna in paese, alla presenza di migliaia di persone e addirittura del Presidente del Consiglio, l’aretino Amintore Fanfani, e del sindaco “santo” di Firenze, Giorgio La Pira.

IMG_20150517_134013Però, però… l’Oratorio ne ebbe solo una copia, per un’elementare regola di prudenza, mentre l’originale è conservato adesso nella Pieve di Montemignaio. A osservarlo da vicino, il dipinto appare di scuola giottesca, sicuramente dei primi del Trecento o giù di lì. Ma quel che prende davvero, è la dolcezza dello sguardo, il sorriso lievemente malinconico che non dubitiamo possa essersi acceso davanti ai giochi armoniosi delle trote, in un mattino di tanti secoli fa.

 

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“Il mio pianeta dallo spazio”: mostra di immagini della terra vista dai satelliti

Di Massimilla Manetti Ricci

 

Fragile, fragilissima, piccola, piccolissima, sospesa nel nulla conosciuto e nel tutto sconosciuto.

Sei una particella di cosmo, sei un atomo disomogeneo di acqua, ghiacciai, foreste, rocce, nuvole e gas.

Osservi la luna, ma da una parte sola, e ci sei arrivata lassù con gli occhi puntati a quell’insieme di crateri estinti e rocce ataviche fino a raccoglierne un frammento, quale trofeo di conquista e di subordinazione che esponi al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Il frammento raccolto nel 1972 dal comandante dell’Apollo 17, è stato donato da Nixon in segno di fratellanza e collaborazione al Governo Italiano, che poi lo ha collocato lì a Milano, al Museo.

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Sei la terra dove vivo, la Terra appunto.

Fragile, fragilissima, piccola, piccolissima, ora l’ingegno umano, quando si impegna a scoprire il quid in cui siamo sospesi, ti fa osservare dai satelliti: ti ruotano intorno per monitorare la tua evoluzione e fornire dati per mitigare gli effetti del cambiamento climatico a livello globale, non foriero di buone nuove.

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Occhio da grande fratello che fotografa con immagini da pittore surrealista lo stato in cui versi, un malato che ha ancora la forza di reagire e che si scatena con la furia naturale contro i disastri dell’uomo, quell’essere piccolo, a due gambe, che la selezione naturale ha portato ad avere potere sovrano di vita e di morte su te.

I satelliti ti fotografano come un’alba di oceani blu, come un tramonto senza sole, come un granello nero che si disperde col nero dell’universo, si confonde con esso, ma ne è anche distinto e separato.

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E così osserviamo i vortici degli oceani che generano onde fino a 30 metri di altezza, minacciando la navigazione, un movimento febbrile che ti riscalda, l’ossido di carbonio aumentato del 40% dalla rivoluzione industriale, i mari che perdono a poco a poco la loro salinità per lo scioglimento dei ghiacciai, 6000 km3 dei quali si sono persi nel 2012.

Lo scioglimento dei ghiacciai non serve nemmeno come riserva d’acqua dolce, disponibile solo per il 3% per gli esseri umani.

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E’ quell’oro blu, rete arteriosa per nutrire la vita di quest’atomo opaco, che causa conflitti, soprattutto in Asia meridionale e nell’Africa subsahariana.

Pensa! Circa il 20% della popolazione mondiale non ha accesso alla tua acqua potabile, circa il 70% di acqua dolce è consumato dall’agricoltura e il 20% dall’industria.

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Ma, in virtù di quell’oro blu, sei rivestita di foreste per un terzo della tua estensione, riserva di biodiversità; purtroppo le vesti ti vengono strappate di dosso per far spazio a colture e pascoli intensivi nell’ambito di un’economia agricola sempre meno sostenibile e dai satelliti ben si vedono le lacerazioni della foresta del Canada e dell’Amazzonia: ogni anno perdi aree forestali grandi come la Lombardia e il Piemonte.

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Se da un lato sono suggestive le immagini satellitari degli agglomerati urbani disseminati sul tuo perimetro, dall’altra è impressionante pensare che rappresentano milioni di uomini, donne e bambini, concentrati in aree vaste e là ammassate.

Sai! Sono ben 30 le aree metropolitane con più di 10 milioni di abitanti ciascuna: Tokio è la megalopoli più grande con 38 milioni di abitanti.

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Questo incremento demografico non sempre è sinonimo di progresso, anzi, spesso significa un’onda di spostamenti forzato dalle zone rurali verso le periferie delle città per esproprio di quei piccoli appezzamenti di terra da economia di sussistenza.

E’ vero, è un panorama inquietante quello posto fuori e visto da un osservatore al di sopra della tua rotonda atmosfera, al di sopra delle tue nuvole vaganti, al di là dell’eterea sintonia che illude noi terrestri e ci fa ripiegare sui nostri interventi avventati e i satelliti spaziali, puntini fissi e luminosissimi nel buio vigilano e controllano e immagazzinano dati che ci serviranno per una tua sopravvivenza sostenibile e con essa per poter continuare a coniugare un futuro prossimo e non.

IMG-20150518-WA0000 Note tecniche: la mostra ‘Il mio pianeta dallo spazio-Fragilità e Bellezza’ è stata presentata dal Direttore del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, Fiorenzo Galli con l’intervento di Luca Parmitano, l’astronauta che ha partecipato alla missione Volare nel 2013 ed ha fotografato la Terra dallo spazio.

La mostra è aperta dal 9 maggio 2015 al 10 gennaio 2016.

Licenza Creative Commons“Il mio pianeta dallo spazio”: mostra di immagini della terra vista dai satelliti di Massimilla Manetti Ricci © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Piemonte: la democrazia negata

Di Piero Belletti

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Il Piemonte è stato coinvolto, in questi ultimi anni, da numerosi scandali politici: dalle firme false che hanno causato la caduta della Giunta Cota (e forse causeranno anche quella di Chiamparino…) ai rimborsi elettorali fasulli, dai collegamenti con la malavita organizzata a una gestione quanto meno allegra della sanità pubblica. C’è però un altro scandalo, meno appariscente e di cui si è parlato molto poco, che però, almeno dal punto di vista della violazione dei fondamentali valori della democrazia, è forse ancora più grave.

Riguarda un tema che sta molto a cuore del mondo ambientalista: la caccia. Ecco, in breve, i fatti.

Durante la primavera e l’estate del 1987 le Associazioni ambientaliste e animaliste piemontesi raccolsero circa 60.000 firme in calce alla richiesta di un referendum regionale che chiedeva l’abrogazione di alcune parti della Legge Regionale sulla caccia. Il quesito referendario non prevedeva la totale cancellazione dell’attività venatoria, in quanto era convinzione diffusa che questo avrebbe potuto impedire l’ammissibilità del referendum, essendo la caccia un’attività allora prevista dalla legislazione nazionale. Il quesito, tuttavia, mirava a ridimensionare in modo drastico la pratica venatoria in Regione Piemonte. Esso, infatti, tra le altre cose prevedeva la possibilità di cacciare solo 4 specie (lepre comune, fagiano, cinghiale e colino della Virginia), il divieto di esercitare la caccia nelle giornate di domenica e su terreno coperto da neve, senza alcuna possibilità di deroghe.

Nel 1988 la Regione Piemonte dichiarò la richiesta ricevibile ed ammissibile, ma, subito dopo, approvò una nuova normativa regionale sull’attività venatoria e, conseguentemente, la cessazione delle operazioni referendarie, essendo mutata la norma oggetto di consultazione. Da notare che la nuova legge recepiva solo in piccola parte le richieste del quesito referendario: ad esempio le specie cacciabili erano ancora 21, la caccia alla domenica veniva vietata, ma solo fino alla seconda domenica di ottobre: in pratica il divieto valeva solamente per 2 o 3 domeniche per stagione venatoria.

Iniziò a questo punto una lunghissima ed estenuante battaglia legale, che passò attraverso 9 gradi di giudizio e si protrasse per oltre 24 anni. La conclusione fu favorevole agli ambientalisti: il referendum si doveva tenere, sia pure su un quesito modificato rispetto all’originale ed adattato ai cambiamenti legislativi che erano nel frattempo intervenuti. Già, perché la Regione Piemonte aveva intanto nuovamente modificato la legge regionale sulla caccia, eliminando, di fatto, quelle modeste limitazioni che erano state introdotte nel 1988. Infatti, con la Legge n. 70/1996 il numero delle specie cacciabili veniva innalzato a 29, era escluso ogni divieto di caccia alla domenica e venivano reintrodotte numerose deroghe al divieto si caccia sui terreni coperti in tutto o nella maggior parte da neve

La Regione tergiversò ancora, finché una specifica disposizione del TAR regionale le impose di fissare la data della consultazione popolare. Ovviamente fu accuratamente evitato di far coincidere il referendum con le elezioni amministrative che si tenevano in quello stesso periodo: fu quindi scelto il 3 giugno 2012. Ma ecco il colpo di genio degli amministratori regionali (in quel periodo la Giunta era governata dal leghista Roberto Cota e l’Assessore alla Caccia era Claudio Sacchetto, leghista pure lui): se abroghiamo l’intera legge regionale sulla caccia cade ogni possibilità di effettuare il referendum, data la mancanza della materia del contendere. Peccato però che, venendo a mancare una normativa regionale in materia di caccia, entrò in vigore su tutto il territorio piemontese la normativa nazionale, e cioè la Legge 11 febbraio 1992 n. 157, sensibilmente più permissiva per il mondo venatorio rispetto alla legge regionale appena abrogata. Infatti, a titolo di esempio, le Regioni possono provvedere al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, le specie cacciabili sono 50, con possibilità di incremento numerico a seguito di deroghe che possono essere concesse per specie protette a livello comunitario, i periodi di caccia per numerose specie risultano più ampi rispetto a quanto previsto dalla legislazione regionale abrogata, è permessa la caccia nelle giornate di domenica. Insomma, non solo il danno (mancato svolgimento del referendum), ma anche la beffa (risultati opposti alle intenzioni dei promotori).

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La Regione ha affermato che l’unico motivo per cui è stato deciso l’annullamento del referendum è stato di tipo economico. Secondo loro, la consultazione sarebbe costata non meno di 20 milioni di Euro. A prescindere dalla considerazione che non si può barattare la democrazia e la partecipazione con il denaro (altrimenti perché non eliminare anche le elezioni? Costano un sacco di soldi…), va osservato che, poiché l’annullamento del referendum è avvenuto solo un mese prima della data prevista, le procedure elettorali erano già state avviate, ad esempio era già stata acquistata la carta per le schede e molti Comuni avevano già predisposto gli spazi per la propaganda. Il tutto è comunque costato alla Regione non meno di 3 milioni di euro.

Il Comitato referendario aveva più volte dichiarato la propria disponibilità ad una soluzione politica: leggasi l’approvazione di una nuova legge che recepisse se non tutti, almeno i più importanti quesiti referendari. Ma la Giunta non ha mai nemmeno preso in considerazione questa possibilità, rifiutando addirittura ogni contatto formale con il Comitato promotore del referendum.

Come dicevamo, l’aspetto più sconfortante dell’intera vicenda non è solo quello legato alla mancata tutela della fauna selvatica e al ruolo subalterno che le amministrazioni pubbliche hanno dimostrato di avere nei confronti del mondo venatorio. C’è di più: la totale negazione dei diritti della cittadinanza, concretizzatasi nel rifiuto di attivare l’unica forma di partecipazione legislativa diretta prevista dal nostro ordinamento giuridico. Un fatto molto grave, che non ha avuto il giusto risalto che avrebbe meritato.

Proprio sulla base di queste considerazioni, il Comitato promotore del referendum ha in questi giorni inviato una segnalazione al Tribunale Permanente dei Popoli, affinché valuti se nell’operato della Regione Piemonte è possibile ravvisare una lesione del diritto al voto della cittadinanza. Certamente, una eventuale sentenza positiva del Tribunale dei Popoli non avrà alcun effetto sul piano pratico. Però sarebbe di grande importanza e confermerebbe che atteggiamenti antidemocratici e prevaricatori non solo un’esclusiva dei regimi totalitari del sud del Mondo.

Piero Belletti

Direttore di Natura e Società

(Federazione Nazionale Pro Natura)

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1° Amic-Arte 2015

Introduzione di Alberto Pestelli

Il nostro caro amico e collaboratore Carmelo Colelli, ci ha inviato un articolo sull’originale iniziativa che si è tenuta domenica 10 Maggio a Bari.

Un evento originale da tenere in considerazione per il futuro che ha coinvolto artisti professionisti e artisti dilettanti, tutti spinti per l’amore per l’Arte.

Carmelo mi ha inviato un bellissimo messaggio insieme al suo articolo: la prima edizione di Amic-Arte 2015 non deve rimanere espressione di unico territorio. È una bellissima idea da esportare assolutamente nel resto del nostro Bel Paese. Bel Paese che ha vissuto d’arte…

Arte che deve essere riscoperta, offerta a tutti noi, nella sua bellezza, nella genialità di un pensiero trasformato in un verso scritto o cantato, in un fotogramma o in un tratto di pennello. L’Italia ha bisogno di questo. Del resto è nata per fare arte. Con essa tornerà il sole ad illuminare la penisola.

La nostra Nazione non dirà più “Vissi d’arte…”, “ma vivo d’arte!”

1° Amic-Arte 2015

Di Carmelo Colelli

 

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Sono le ore 12.56 del 21 Aprile 2015, quando sulla bacheca f.b. di Floriana Uva, una attrice barese, compare il seguente post:

Sto pensando a quanto sono fortunata: sono circondata da tanti amici artisti, ciascuno nella propria specificità e originalità.

Sto pensando ad un incontro… E se ci organizzassimo e creassimo una serata all’insegna dell’amicizia e dell’arte nelle sue innumerevoli forme?

La data si può già annotare: domenica 10 maggio. La location sarà da definire in base alle adesioni.

Scrivetemi in forma privata e ci organizziamo in modo semplice e informale, tra amici!

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Da quel momento, la sua bacheca è invasa da tante adesioni: scrittori, attori, poeti, giornalisti, musicisti, pittori, cantanti, danzatrici e fotografi.

Dopo poche ore era già pronto un semplice bozzetto, che diviene subito logo della manifestazione.

Un cuore – perché l’arte parte da esperienze e emozioni interiori per poi esternarsi come canto, poesia, musica, pittura, scultura, ecc.

Una sciarpa con il logo – per evidenziare l’amore ed il tifo per: “L’Arte”.

Il mare – perché siamo in una città sul mare, il mare Mediterraneo che ha permesso da secoli lo scambio culturale con altri popoli.

L’arcobaleno – perché rappresenta la massima espressione naturale della bellezza: infinite goccioline d’acqua, colpite dalla stessa luce, la riflettono in infiniti colori diversi.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Fulcro dell’idea di Floriana: l’arte, la cultura espressa attraverso tutte le sue forme, Letteratura, Canto, Musica, Danza, Poesia, Teatro, Fotografia, Pittura presentata da professionisti e non, tutti legati da un filo rosso: “L’Amore per l’Arte”.

L’idea, supportata dalla forza dell’amicizia si è pian piano trasformata, proprio come una creatura, concepita che cresce piano nel ventre materno sino al giorno della nascita.

Domenica 10 Maggio è venuto alla luce il 1° AMIC-ARTE-2015, per festeggiare con amici ed amici degli amici questo bellissimo evento, si è scelta la grande sala dell’Officina degli Esordi di Bari.

Sulle bianche pareti della sala, sono stati posizionati quadri e fotografie, su alcuni tavoli libri, oggetti artistici e disegni, in poco tempo quella sala ha assunto l’aspetto di un bel salone per le feste.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Man mano che gli ospiti arrivavano non potevano fare a meno di osservare le foto di Nicola Abbrescia, Tiz Bel (Tiziana Bellanova), Giovanni Kiace (Chiaia), Rosaria Pas (Pastoressa), Alessandro Uva e Beppe Sebastiani, queste, hanno permesso ai presenti di ammirare tante bellezze della natura, angoli lontani della Terra, espressioni particolari, di volti, di mani, di corpi che danzano, un veloce racconto, della natura e della sua bellezza, delle emozioni che questa continuamente offre a chi la sa guardare ed amare, hanno dematerializzato le pareti fisiche e aperto tante finestre belle e colorate sul Mondo.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Padroni di casa, due giornalisti Marilena De Nigris e Enzo Carrozzini che dopo i saluti di rito hanno dato alla Dottoressa Stella Morgese la possibilità di raccontare i suoi studi e la sua riflessione “Artistica-mente” sui legami esistenti tra psiche e creatività, sul bisogno di esprimere emozioni e sentimenti in varie forme d’arte.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

I fotografi hanno raccontato le loro diverse emozioni al momento degli scatti, tutte intense e profonde che hanno lasciato il pubblico presente ammutolito.

Le foto alle pareti hanno portato i convenuti in giro per il mondo. Il video preparato da Paolo Cilfone ha portato tutti ad effettuare un veloce viaggio dal Gargano al Salento, il particolare montaggio e la particolare colonna sonora, hanno ancora fatto emozionare i presenti.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Su una parete alcune immagini di Toto ed Eduardo, due grandi del Teatro, realizzate da Bibi Guarnieri che ha voluto offrire al pubblico anche una sua poesia.

Oltre ai quadri già descritti ve ne erano degli altri, insieme a tanti oggetti artistici, realizzati da Maricetta Carbonara, Annamaria Digiesi, Fabio Lombardi, Anna Mazza, Anna Sforza, Anna Uva.

Anche loro hanno raccontato la loro emozione nel creare le loro opere, molti hanno sottolineato il loro piacere ad essere presenti a questo nuovo evento.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Rossella Trentadue ha illustrato il suo lavoro di interior designer.

Le poesie di Giovanni Gentile, Giulia Notarangelo, Marinella Sorino, Paolo De Santis, Bruno Aurisicchio, Maria Pina Santoro hanno cantato con le loro strofe l’amore, i sentimenti, la vita; qualche poesia anche nel nostro dialetto.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

La storia della gente, delle nostre terre del Sud, la storia delle ricchezze di alcune famiglie Pugliesi e Lucane è stata presentata da Riccardo Riccardi col suo ultimo libro: ”L’impresa di Felice Garibaldi” mentre Antonio Caradonio ha presentato il suo “Petali di Rose”, dedicato a Rose de Montmasson, una donna francese, una semplice lavandaia, che diventa garibaldina, per amore e sposa di Francesco Crispi, in seguito da questi rifiutata perché innamorato di un’altra donna più giovane.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Molti dei presenti non hanno vissuto il fascismo in Puglia, Fabrizio Labarile con il suo “Persecuzione Tradimento” racconta delle discriminazioni razziali di quel periodo.

Brani e poesie sono state lette da Floriana Uva, che volta per volta con timbro e forza diversa della voce ha fatto rivivere i vari personaggi.

Dalla lettura di una lettera, il pubblico ha riconosciuto che si trattava dell’ultimo saluto alla famiglia di un condannato a morte: Aldo Moro, inizia così un saggio di cronaca giudiziaria: “Il Caso Moro, Misteri e segreti svelati”, a cura di Nicola Lofoco.

Giovanni Ancona ha raccolto, nei suoi 50 anni di medico rianimatore, un susseguirsi di piccoli episodi, alcuni drammatici, altri curiosi, altri addirittura comici, tutti ben descritti nel suo libro “Noi Rianimiamo”.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Si è parlato di tante donne, dei loro sentimenti e del loro amore. Florisa Sciannamea col suo racconto “Le donne nell’acqua loro” ha offerto a tutti una visione di alcune donne di oggi, la stessa ha presentato i disegni da lei redatti che illustrano il suo libro.

Anch’io ho voluto partecipare a questa festa, ho presentato il racconto “Via Manzoni una strada Magica”, una strada di Bari, la sua storia, la sua bellezza e lo splendore di un tempo passato.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Le giovani Roberta Cataldo e Debora Traversa, utilizzando i loro corpi, muovendosi armoniosamente al ritmo di una musica moderna, hanno data vita ad un’altra forma d’arte: La danza.

La festa non poteva essere priva del canto e della musica, Patrizia De Risi, un soprano, ha incantato ed estasiato il pubblico con la sua calda voce con un brano il lingua Spagnola, mentre il baritono Ciro Greco, accompagnato dalla chitarra di Donato Schena, ha continuato ad emozionare tutti con un brano della canzone classica napoletana.

Il Prof. Sergio Lorusso ha permesso, al pubblico, col suo intervento di analizzare e verificare il connubio Arte e Amicizia, di come queste si sposano alla perfezione e di come l’arte va verso gli altri.

L’evento ha consentito di “vivere” l’incontro delle arti e degli amici, il senso di Amic-arte: Fusione di Arte e Amici.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Totò il re della risata, dalla parete, ha assistito a tutte le performance, prendendo a prestito la voce di Enzo Carrozzini ha voluto regalare ai presenti tre sue piccole poesie, ed è ancora amore.

Il piccolo nato, il 1° Amic-arte 2015, ha emesso i suoi primi vagiti, è desiderio di tutti che questa creatura possa crescere superando barriere ed ostacoli, possa essere culla di confronto e condivisione di Arte e Cultura il patrimonio più grande che ha l’umanità, due elementi che possono interagire in continuazione per arricchirsi vicendevolmente.

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

La gentile padrona di casa, Floriana, che ha costruito e diretto questa serata, ha invitato tutti ad un brindisi finale.

Dai commenti è emersa la soddisfazione di tutti i presenti, il filo rosso che Floriana ha iniziato a srotolare il 21 Aprile, ha unito tutti e tutto: “L’ Amore per l’Arte”.

 

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

Carmelo Colelli

14 Maggio 2015

 

Rosaria Pastoressa © 2015

Rosaria Pastoressa © 2015

La Redazione di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente” ringrazia la signora Rosaria Pastoressa per averci concesso l’utilizzo delle fotografie da lei scattate durante l’evento della prima edizione di Amic-arte 2015

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1 Amic-arte 2015 di Carmelo Colelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Filippo Lippi: l’arte della passione

Di Daniela Affortunati

Autoritratto di Filippo Lippi, dettaglio dell’Incoronazione della Vergine, 1441-1447 circa – Wikipedia, Pubblico Dominio

Nato a Firenze nel 1406 in San Frediano, rimasto orfano in tenera età fu adottato con il fratello Giovanni dai monaci carmelitani nel convento di Santa Maria del Carmine, dove l’8 giugno del 1421, compiuti 15 anni, prese i voti. L’estro di Filippo si manifestò già nei primi anni di studio; sveglio e irrequieto apprese facilmente le discipline classiche del Convento, ma divenne sempre più evidente e rilevante, che la sua vocazione non era propriamente di natura religiosa, bensì artistica. Frate Lippo, così lo chiamavano, aveva un vero talento per l’arte del dipingere.

Filippo Lippi: Madonna col Bambino e angeli - Pubblico Dominio

Filippo Lippi: Madonna col Bambino e angeli – Pubblico Dominio

Nonostante i dogmi imposti dall’autorità ecclesiastica, austera, rigida, Filippo concepiva una pittura del tutto libera, spontanea e soprattutto realistica, che rompeva gli schemi della pittura tradizionale, e dava vita ad un’arte pittorica nuova caratterizzata da innovazioni estetiche, figurative e cromatiche. Frenato dagli stessi carmelitani, volle comunque perseguire il suo sentire, dando luce e anima a tutte le meraviglie della natura in quanto manifestazioni dell’Amore di Dio. “[…] dipinger queste cose esattamente come sono, e venga quel che venga! […] per questo l’arte ci fu data[…]”. Anima e materia in perfetta armonia. Ciò che vive, di qualsiasi natura esso sia, ha spirito; e sarà proprio questa filosofia a guidare il genio di Filippo Lippi. Il sacro scende finalmente sulla terra. L’energia, che scaturisce da ogni essere vivente, i colori, le ombre, non devono essere ignorati, né disprezzati, bensì esaltati da coloro che hanno il dono di poterli rappresentare.

Poliziano scrisse sulla sua tomba: “Con le mia dita di artista ho saputo infondere vita ai colori ed ingannare a lungo gli animi, che speravano di udirne la voce.”

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Filippo Lippi: l’arte della passione di Daniela Affortunati è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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No amianto Publiacqua…

logo LUALa LUA (Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari) ci ha fatto pervenire questo documento molto importante sulla presenza di amianto nelle tubature dell’acqua potabile.

Scaricate il documento nel box sotto riportato

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Cervo Rivier

Cervo Rivier

Di Luigi Diego Eléna

Prefazione a cura di Gianni Marucelli

Sono abituato a scrivere prefazioni e introduzioni a libri di vario genere, spesso di poesia; ma raramente mi è successo di presentare un volume di versi così complesso, e di stile così elevato pur nell’apparenza della vulgata, come questo, di Luigi Diego Eléna. Il titolo non tragga in inganno: dietro alla formulazione, richiamante E.L. Masters e la sua Spoon River Anthology, non vi è un “cimitero sulla collina” con le sue lapidi che, nel trascorrere dei decenni e dei secoli, continuano a suggerire al visitatore storie di vita lontane dalla banalità con cui è uso commemorare i defunti.

Qui è un intero borgo reale, Cervo, che medita se stesso con i suoi carrùgi, il suo porticciolo, le sue aspre scogliere battute dai venti marini e dalle tempeste, e, se lo fa con le voci dei suoi abitanti, qui vissuti e morti in epoche prossime oppure un po’ più lontane, è per una scelta di realismo lirico da parte dell’autore. La stessa opzione linguistica conforta tale ipotesi: sulla base dell’italiano si innestano lessèmi e modi di dire del dialetto ligure, in un impasto tanto più pregnante quanto più s’avvicina all’idioletto d’ogni personaggio, denotandone meglio il carattere, la professione, il rapporto col borgo e i concittadini. Lo scenario è delimitato con precisione naturalistica: la rupe, la macchia mediterranea e le coltivazioni caparbiamente strappate ad un suolo avaro, l’arenile, le vastità azzurre, o grigie, del mare e del cielo… Il ritmo dei versi lunghi, quasi whitmaniani (blank verses, si direbbe in inglese) è quello stesso del respiro del mare, della vita che porta o che allontana, nel suo pulsare continuo, sopito o fragoroso.

Ecco, per immergersi pienamente nel testo il lettore deve farsi coinvolgere dallo scorrere dei versi, dimenticando, in una sorta di fruizione metasemantica, per un momento il significato delle frasi.

La magia del poeta sovrasta quella del narratore, pur così indagatrice e precisa, creando una sorta di corale a più voci, nel senso musicale del termine, al cui fascino è difficile resistere.

Di più non si dica. A ognuno il piacere di scoprire, pagina dopo pagina, questo piccolo capolavoro.

Per effettuare il download del mini ebook “Cervo Rivier”

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QUI

troverete il file da scaricare nell’elenco dei mini ebook pubblicati nel 2015

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A PARIGI, IL PROSSIMO DICEMBRE, CONFERENZA EUROPEA SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI: GLI AMBIENTALISTI ITALIANI GIA’ SI MOBILITANO

Prefazione di Gianni Marucelli

Nel Dicembre 2015, a Parigi, i Governi dell’Unione Europea decideranno come intervenire nei prossimi anni per limitare i drammatici cambiamenti del clima già in atto.

L’obiettivo è quello di abbattere le emissioni di Anidride carbonica nell’atmosfera, che causano “l’effetto serra” e sono quindi da individuare tra i principali fattori del riscaldamento globale.

In vista di questo importantissimo appuntamento, tutte le Associazioni italiane che si battono per la tutela dell’Ambiente hanno sottoscritto una comune linea d’azione, come descritto nel comunicato che riportiamo integralmente:

clima

Clima

 

Nasce la coalizione italiana in vista di Parigi 2015

 

Già 50 le associazioni aderenti

 

Tante associazioni diverse per storia, cultura, obiettivi e ragioni sociali, insieme con un unico obiettivo: contrastare i cambiamenti climatici dando vita a una coalizione aperta a tutti quelli che condividono l’obiettivo di costruire iniziative e mobilitazioni comuni e diffuse, così da raggiungere la massima sensibilizzazione possibile sulla lotta ai cambiamenti climatici e sul prossimo appuntamento con la COP21 di Parigi.

La Coalizione italiana “Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima”, organizzerà eventi nazionali e territoriali per sollecitare all’azione contro i cambiamenti climatici, per favorire la conversione del modello agricolo verso il biologico valorizzando il contributo dell’agricoltura alla riduzione delle emissioni, per bloccare il programma governativo di sviluppo delle trivellazioni, per avviare la costruzione nei diversi settori industriali di un modello produttivo che acceleri la transizione energetica in corso, garantendo i livelli occupazionali, per un futuro pulito, efficiente e rinnovabile. Per raggiungere questo obiettivo, sarà necessario interloquire con il governo italiano e con l’Unione Europea perché assumano posizioni utili in sede di COP 21, a cominciare dal formale riconoscimento che la ‘Just Transition’ debba essere parte integrante del quadro politico che l’UE adotterà per organizzare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio oltre il 2020. La terza azione della coalizione riguarderà invece la comunicazione, con iniziative mirate all’informazione verso l’opinione pubblica e i giornalisti, per diffondere la consapevolezza delle sfide che si giocheranno a Parigi, degli effetti dei cambiamenti climatici sul pianeta e sulla vita di tutti, e delle prospettive che serie politiche di mitigazione e adattamento potrebbero portare nel nostro paese come in tutti i paesi del globo.

Ecco, in sintesi, gli impegni che le 50 associazioni che hanno dato vita oggi alla coalizione “Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima”, hanno deciso di affrontare in vista dell’appuntamento di Parigi.

“I cambiamenti climatici rappresentano oggi un’emergenza globale e locale, che mette a rischio la vita di persone, specie ed ecosistemi – si legge nel documento approvato dalla Coalizione -. In pericolo c’è la sicurezza di intere popolazioni in ogni area del pianeta, costi economici, difficoltà crescenti nell’accesso all’acqua, riduzione della produzione agricola, aggravamento delle condizioni di povertà e nuove cause di conflitto e di fuga: oggi si pongono esplicitamente questioni di giustizia climatica nel mondo.

Se le cause antropiche sono ormai condivise a livello scientifico mondiale e si è tutti concordi sul fatto che in gran parte dipendono dall’esplosione negli ultimi secoli dell’utilizzo delle fonti energetiche di origine fossile e della deforestazione, oggi esistono le conoscenze e le soluzioni tecnologiche per sviluppare un’economia fossil free, che apre prospettive di nuovi settori produttivi con importanti ricadute occupazionali e che sviluppa una nuova democrazia energetica”.

La COP21, che si terrà a Parigi il prossimo dicembre, rappresenta allora una tappa molto importante nella battaglia contro i cambiamenti climatici, ma molte sono le resistenze, guidate soprattutto dalle lobby delle vecchie fonti energetiche, e molte sono le timidezze che i governi stanno dimostrando. Per questo non si può dare per scontato che l’esito della COP21 sia positivo, e sia cioè varato un accordo efficace, equo e incisivo, che permetta davvero di raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C.

Per noi oggi è necessario e urgente agire perché, grazie alla pressione dell’opinione pubblica e delle organizzazioni della società civile, si riesca a strappare un accordo legalmente vincolante e in linea con le indicazioni della comunità scientifica – dichiarano le associazioni della coalizione -. Per questo è nata la Coalizione italiana “Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima”, perché Parigi apra un percorso concreto e condiviso da tutti i Paesi, nel quadro di una responsabilità comune e differenziata in rapporto al contributo storicamente dato alle emissioni di CO2.

Vogliamo arrivare con una grande partecipazione alle mobilitazioni internazionali del 28 novembre prima e di dicembre a Parigi poi”.

Primi promotori

ACLI, AIAB, AIIG, ARCI, ARCI CACCIA, ARCI SERVIZIO CIVILE, ASUD, AUSER, CEVI – CENTRO DI VOLONTARIATO INTERNAZIONALE DI UDINE, CGIL, CIA, COLDIRETTI, CTS, FEDERCONSUMATORI, FIAB, FIOM, FOCSIV, FONDAZIONE CULTURALE RESPONSABILITA’ ETICA, FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA, GREENPEACE, ISDE-MEDICI PER L’AMBIENTE, ISTITUTO NAZIONALE URBANISTICA – INU, ITALIAN CLIMATE NETWORK, KYOTO CLUB, LA NUOVA ECOLOGIA.IT, LEGA PESCA, LEGAMBIENTE, LINK, LIPU, LUNARIA, MAREVIVO, MOVIMENTO CONSUMATORI, MOVIMENTO DIFESA CITTADINO, OXFAM, PRO NATURA, RETE DEGLI STUDENTI MEDI, RETE DELLA CONOSCENZA, RETE PER LA PACE, RINNOVABILI.IT, RSU ALMAVIVA, SALVIAMO IL PAESAGGIO, SBILANCIAMOCI, SI’ RINNOVABILI NO NUCLEARE, SLOW FOOD ITALIA, SPI – CGIL, TOURING CLUB ITALIANO, UIL, UISP, UNIONE DEGLI STUDENTI, UNIONE DEGLI UNIVERSITARI, WWF ITALIA

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