La scuola di Giullari e Menestrelli a Nicola di Ortonovo (La Spezia)

Di Paola Capitani

Panorama di Nicola

“Nicola (Ortonovo)-panorama 2014-2” di Davide Papalini – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Dal marzo 2015 è nata una collaborazione con la Compagnia degli amici di Nicola di Ortonovo (La Spezia). Domenica 15 marzo si è svolto un ameno intrattenimento con Barbara, Fabio, Paola e Roberto, grazie alla ospitalità del Comune di Ortonovo e della Associazione delle Ragazze del Borgo. Dopo la presentazione di Barbara e Fabio, e i ringraziamenti di rito, Paola ha citato il libro 10 regole per vivere con il partner (Paola Capitani, Edizioni Giovane Holden, Viareggio, 2012), un manualetto che vi farà sorridere giocando sui luoghi comuni dell’amore visti da lui e da lei. Dieci regole fondamentali per vivere o sopravvivere col partner: che siano periodi di crisi o semplici litigate passeggere, tutti o quasi i rapporti d’amore devono fare i conti primo o poi con i “dolori” del vivere in coppia. E allora la comunicazione diventa di primaria importanza, insieme al rispetto reciproco per accettare la diversità dell’altro. Tra citazioni famose, “le donne hanno uno spiccato senso dell’umorismo per sopportare gli uomini” come diceva Oscar Wilde, e non come “un pessimista pensa che le donne siano delle poco di buono, un ottimista invece se lo augura”.

giullari-menestrelli3bigAurelio Costanzo aggiunge la freschezza e l’ironia delle illustrazioni a un manuale tutto pepe. Le illustrazioni di Aurelio Costanzo campeggiavano sulla locandina della giornata di Nicola che ha fornito una simpatica carrellata di scenette e barzellette, per suggerire riflessioni ed emozioni e soprattutto per passare insieme un piovoso pomeriggio domenicale. A rallegrare il tutto le note alla chitarra di Roberto e l’improvvisazione di Marco, uno spettatore che gentilmente si è prestato a leggere battute e barzellette insieme agli “attori”. Una simpatica partecipazione che si conclusa con le parole di Giorgio Gaber “Libertà è partecipazione” augurandoci che di portare un sorriso e un pizzico di buonumore. Il programma prevede incontri mensili in aprile, maggio e giugno, dei quali, quello di aprile dedicato alla Mandragola di Machiavelli, ovvero, il triangolo… lui, lei e l’altro, mentre quello di maggio sarà una istruttiva passeggiata tra le erbe del cammino tra Casano e Nicola. Infine a giugno la festa medievale ospiterà anche intrattenimenti dei Menestrelli oltre ai tarocchi letti da Bruna Branca che ieri è stata la sorpresa imprevista alla fine dello spettacolo. Grazie a chi ha gentilmente fornito la merenda e il the che è stato una piacevole conclusione del pomeriggio al quali i presenti hanno partecipato con simpatica amicizia regalando applausi a “scena aperta”.

Paola Capitani http://libronelbicchiere.blogspot.it

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La precisione dell’Acqua

Mercoledì 29 aprile alle ore 18,00

Presso libreria Nardini Bookstore

via delle Vecchie Carceri 19 (Le Murate)

FIRENZE

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

La precisione dell’acqua

di Chiara Novelli

MOSTRA FOTOGRAFICA e INCONTRO CON L’AUTORE

             “La precisione dell’acqua” di Chiara NovelliLa salita sulle montagne russe dei racconti, un’ardita miscela fra un forse biografico nascosto fra le righe e la narrativa che diventa inaspettatamente riflessione sul rapporto uomo/donna, fra il Divino e il quotidiano, fra la fantasia e la cruda realtà, fino alla discesa nel buio totale dell’animo umano, snodandosi attraverso i numerosi scandagli del pensiero, ciascuno posto a profondità e altitudini diversa, con l’arte come elaborazione e via di fuga.

VI ASPETTIAMO

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IL TANGO NUEVO: ASTOR PIAZZOLLA E SAUL COSENTINO

Di Gianni Marucelli

Al Teatro di Cestello di Firenze Donatella Alamprese rende omaggio al Tango contemporaneo.

 

Donatella Alamprese al Teatro di Cestello di Firenze - Foto di Lorenzo Franchi © 2105

Donatella Alamprese al Teatro di Cestello di Firenze – Foto di Lorenzo Franchi © 2105

 

Ad Astor Piazzolla, il grande bandoneonista e compositore che ha innovato il Tango imponendolo come genere musicale “da ascoltare”, e non solo “da ballare”, sarebbe certamente piaciuto assistere a un concerto quale quello che si è tenuto a Firenze lo scorso 18 aprile, in un affollato Teatro del Cestello, un concerto in cui sono state eseguite le sue composizioni alternandole a quelle di Saùl Cosentino, oggi considerato suo erede in Argentina.

Donatella Alamprese al Teatro di Cestello di Firenze - Foto di Lorenzo Franchi © 2105

Donatella Alamprese al Teatro di Cestello di Firenze – Foto di Lorenzo Franchi © 2105

A proporre a un pubblico attento e partecipe le opere dei due compositori, entrambi di ascendenza italiana, è stata la vocalist Donatella Alamprese , oggi considerata la migliore interprete di questo genere musicale nel nostro Paese e non solo, che non a caso ha recentemente rappresentato l’Italia a la Cumbre Mundial del Tango, tenutasi dal 26 febbraio al 7 marzo a Zarate, Buenos Aires. Il lavoro appassionato di ricerca e studio portato avanti ormai da oltre dieci anni con il chitarrista Marco Giacomini è stato riconosciuto e apprezzato dal mondo della cultura del Tango di Buenos Aires, tanto che il maestro Cosentino alcuni anni fa propose a Donatella di interpretare le sue composizioni.

Va reso merito perciò all’audacia artistica che contraddistingue la cantante di aver proposto bellissimi brani di Cosentino, sconosciuti al pubblico italiano, in una performance di alto profilo emotivo ed artistico, accompagnata magistralmente dalla chitarra di Marco Giacomini, dal violino di Roberto Cecchetti e dal bandoneon di Francesco Furlanich.

Se Astor Piazzolla non è mai stato “profeta in patria”, in quanto il suo modo innovativo di intendere il Tango fu duramente osteggiato in Argentina (ma accolto con entusiasmo in Europa e in U.S.A.), Saùl Cosentino non è viceversa ancora notissimo nel nostro continente, pur essendo un musicista di altissimo valore e il maggiore compositore vivente di Tango, la cui storia personale, oltre a intrecciarsi con quella di Piazzolla, si è arricchita della frequentazione con tanti altri musicisti e poeti, quale Eladia Blazquez, Ernesto Pierro e lo stesso , da poco scomparso, Horacio Ferrer.

Donatella Alamprese e il maestro Saul Cosentino

Donatella Alamprese e il maestro Saul Cosentino

In qualche modo ben si attaglia a Saùl Cosentino, con metafora scherzosa, un verso di Dante: venuto “di cielo in terra/a miracol mostrare”, in quanto il Maestro ha svolto per decenni la professione di pilota, ai comandi di velivoli sulle rotte nazionali e internazionali, componendo musica tra un volo e l’altro al pianoforte, fino ad abbandonare questa attività per dedicarsi interamente alla composizione.

Donatella Alamprese e il maestro Saul Cosentino

Donatella Alamprese e il maestro Saul Cosentino

Si capisce, allora, come la sua musica possa apparire lieve come l’aria e concreta come la vita quotidiana, rapirti il cuore e, insieme, serrarti la gola, tanto più quando è interpretata da una voce straordinaria come quella di Donatella Alamprese. Così è stato in questo concerto a Firenze, quando sono risuonate le note di uno dei maggiori successi di Cosentino, “Sin tu mitad”, o quelle di “Las hojas del Otono”, ambedue sui testi di Eladia Blazquez, “ Me dejaste en gris” con le liriche di Dedè Wolff, prima moglie di Piazzolla o ancora del brano strumentale “La depre” (abbreviazione, come spiega lo stesso Maestro, di “depressione”), eccellentemente eseguito da Giacomini, Furlanich e Cecchetti.

Donatella Alamprese al Teatro di Cestello di Firenze - Foto di Lorenzo Franchi © 2105

Donatella Alamprese al Teatro di Cestello di Firenze – Foto di Lorenzo Franchi © 2105

Un viaggio speciale e raffinato che il pubblico ha accolto calorosamente, tributando il giusto applauso all’Alamprese, voce della cultura argentina contemporanea, e ai bravissimi musicisti in scena.

Saul Cosentino e Astor Piazzolla

Saul Cosentino e Astor Piazzolla

Il nostro augurio è che presto si possa assistere, in Italia, a uno spettacolo interamente dedicato alle opere di Saùl Cosentino, magari alla presenza del Maestro stesso, che meriterebbe ampiamente questo riconoscimento da parte del Paese da cui proviene la sua famiglia.

Licenza Creative CommonsIL TANGO NUEVO: ASTOR PIAZZOLLA E SAUL COSENTINO di Gianni Marucelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Senza rughe sul volto

Di Alberto Pestelli

partigiani

Alcuni di loro non hanno avuto rughe

quei volti fanciulli in bianco e nero,

ultime immagine del loro tempo

che si è compiuto nell’orrore.

 

Solo un colore hanno lasciato in eredità:

quel sangue raggrumato

sporcato dalla polvere della follia

sul petto dell’innocenza

che urlava, disperata, libertà!

 

Avere quindici, venti anni

e non godersi la vita

per dare un sole al domani:

sfidare il nero regime della notte

che ha spento ogni stella

imbavagliando il rispetto e l’onestà

è stato un sacrificio estremo.

 

Noi non offriamolo all’oblio…

 

E le vedi adesso le rughe sul volto

di chi ha ricevuto in dono quel sole nel cuore:

 

questi giovani, già vecchi dentro,

camminano senza aver goduto la vita

senza aver capito e apprezzato la libertà!

 

© Alberto Pestelli 25 aprile 2015

 

Licenza Creative CommonsSenza rughe sul volto di Alberto Pestelli © 25 aprile 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso alp.pestelli@gmail.com.

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Il fiume più corto del mondo…

Di Alberto Pestelli

Aril

“Aril” di Poul Krogsgård – Eget værk. Con licenza CC0 tramite Wikimedia Commons.

A parte chi vi abita e qualcun altro che frequenta il lago di Garda, in pochi sanno che a Cassone, frazione del comune di Malcesine (Verona), scorre il fiume più corto del mondo.

È lungo solo 175 metri. Il fiume Aril nasce proprio nel bel mezzo di Cassone da un laghetto che è alimentato da una polla. Lungo il suo brevissimo tratto, l’Aril forma una cascatella ed è attraversato da ben tre ponti. È una riserva di pesca dove le trote vanno a deporre le uova. L’Aril sfocia nel lago di Garda.

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UN NUOVO SISTEMA DI PENSIERO PER SALVARE LA TERRA (E L’UOMO)

Di Gianni Marucelli

Cari amici lettori pubblichiamo questo documento in concomitanza con la Giornata Mondiale della Terra (22 Aprile)…

Potete leggere il documento direttamente su questa pagina oppure scaricarlo nel formato PDF

Uomo vitruviano

Uomo vitruviano, Leonardo da Vinci – Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Cambiamenti climatici rapidi e dalle conseguenze spesso tragiche, pandemie, estinzione di intere specie viventi, inquinamento di tutte le acque (oceani compresi), riduzione impressionante della biodiversità, miliardi di esseri (umani e non umani) ridotti alla fame (e alla sete), migrazioni di massa, guerre devastanti per il controllo delle fonti energetiche, immense isole di agglomerati di plastica che vagano negli oceani e nei mari (anche nel Mediterraneo), produzione agricola sempre più dipendente da massicci trattamenti con pesticidi e dall’introduzione di OGM, malattie tumorali sempre più diffuse, e malattie infettive sempre più resistenti agli antibiotici, divaricamento delle ineguaglianze sociali anche nelle società occidentali….e potremmo continuare così, fino ad accumulare un carico di angoscia e di senso di impotenza davvero difficili da sopportare.,

Di fronte a tutto questo, anche le fedi religiose e i convincimenti filosofici sembrano non funzionare più, essere divenuti inadeguati sia alle necessità psichiche che a quelle materiali dell’uomo.

La Scienza, da sola, non può bastare. Deve porsi degli obiettivi che siano coerenti con un nuovo sistema di pensiero che valuti quale sia la realtà, estremamente complessa, della vita su questo pianeta chiamato Terra, l’unico, per ora, sul quale è accertata la presenza della Vita quale noi la intendiamo.

Nell’ormai lontano 1972, il filosofo norvegese Arne Naess coniò il termine di Ecologia Profonda (Deep Ecology) per designare un nuovo sistema di valutazione del rapporto Uomo/Ambiente e per definire i nuovi principi etici (e pratici) cui la comunità umana si dovrebbe attenere per assicurare la propra sopravvivenza in armonia con la Natura.

Tali principi sono otto. Con il trascorrere dei decenni, essi sembrano aver acquistato un valore sempre maggiore, alla luce dell’evolversi della situazione di crisi ambientale che, ormai, coinvolge tutto il Pianeta.

Intendiamo presentarveli qui, aprendo poi una discussione su di essi che coinvolga i nostri lettori.

Gli otto punti sono tratti dal sito www.ecologiaprofonda.it, cui rimandiamo per gli approfondimenti.

Gli otto principi dell’Ecologia profonda

Sono caratteristiche dell’Ecologia Profonda:– Una visione sistemica del mondo, il riconoscimento della sacralità della Terra e della Vita e del diritto ad una vita degna per ogni essere senziente;– La necessità di non spezzettare l’universale, di considerare l’aspetto sistemico globale e di evitare di cadere nei dualismi tipo mente-materia, Dio-il mondo, uomo natura e simili; l’idea che l’intero è più della somma delle sue parti.– Vede l’ecologia come il sentimento profondo che ci dice che tutto è collegato, che non possiamo danneggiare una parte senza danneggiare il tutto, che facciamo parte di un unico Organismo (l’Ecosistema, o la Terra) insieme a tutti gli altri esseri viventi: il primo valore è il benessere dell’Ecosistema, da cui consegue anche quello dei componenti, e quindi il nostro.

  1. Il ben-essere e il fiorire della Terra vivente e delle sue innumerevoli parti organiche/inorganiche hanno un valore intrinseco, indipendentemente dal tornaconto meramente umano.

La minaccia principale alla diversità, alla bellezza e alla stabilità dell’Ecosfera è la crescente appropriazione del pianeta per usi esclusivamente umani, che riduce le possibilità di sostentamento degli altri organismi. La visione che dà agli umani un diritto di prevaricazione su tutti i componenti dell’ecosistema è moralmente condannabile.

L’Ecosfera è la sorgente che genera la creatività dell’evoluzione. Dagli ecosistemi organici/inorganici del pianeta si sono generati gli organismi: in principio le cellule batteriche e infine quei complessi sistemi di cellule che sono gli umani e gli altri animali. Gli ecosistemi dinamici, che si esprimono in tutte le parti dell’Ecosfera, hanno un valore e un’importanza maggiori delle singole specie che contengono.

Noi umani siamo espressioni coscienti delle forze generative dell’Ecosfera, la nostra “vivibilità” individuale è sperimentata come inseparabile dall’aria, dall’acqua, dalla terra e dal cibo che gli altri organismi ci forniscono. Oltre l’esperienza conscia, ogni persona incorpora un’intelligenza, un’innata saggezza del corpo che, senza alcuna partecipazione cosciente, la rende adatta a partecipare come parte simbiotica degli ecosistemi terrestri. La comprensione della realtà ecologica che gli umani sono Figli-della-Terra sposta il centro dei valori dall’antropocentrico all’ecocentrico, dall’Homo sapiens al Pianeta Terra.

L’esperimento dell’umanità, vecchio di diecimila anni, di adottare un modo di vita a spese della Natura e che ha il suo culmine nella globalizzazione economica, sta fallendo. La ragione prima di questo fallimento è che abbiamo messo l’importanza della nostra specie al di sopra di tutto il resto. Abbiamo erroneamente considerato la Terra, i suoi ecosistemi e la miriade delle sue parti organiche/inorganiche soltanto come nostre risorse, che hanno valore solo quando servono i nostri bisogni e i nostri desideri. Ci sono molte prescrizioni per rimettere in salute il rapporto fra l’umanità e la Terra, ma quella che portiamo avanti è essenziale per il successo di tutte le altre.

  1. La ricchezza e la diversità degli ecosistemi della Terra, come pure delle forme organiche che alimentano e sostengono, contribuiscono alla realizzazione di questi valori e sono anche valori in sé.

L’orientamento antiecologico e umanistico prevalente nella cultura moderna (scienza, religione, filosofia, economia…) ha cercato di legittimare la crescente devastazione del mondo naturale, in nome di istanze antropocentriche. Il biocentrismo che estende la benevolenza e la comprensione oltre la specie umana fino a comprendere gli altri organismi costituisce un miglioramento, ma il suo scopo è limitato, perché non riesce ad apprezzare l’importanza dei complessi ecologici globali. L’Ecocentrismo, evidenziando che l’Ecosfera è il sistema primario che dà la Vita e non un semplice supporto per la vita, fornisce il modello cui richiamarsi come guida per il futuro.

I cosmologi e i geologi ci descrivono l’inizio della Terra più di quattro miliardi di anni fa, la comparsa di piccole creature marine nei primi sedimenti, l’uscita dei vegetali e degli animali dal mare, l’evoluzione degli insetti, delle piante con fiori e dei mammiferi da cui, in tempi geologicamente recenti, sono venuti i Primati e quindi l’umanità. Noi condividiamo il materiale genetico e un’origine comune con tutti gli altri esseri che fanno parte degli ecosistemi della Terra. Queste conoscenze di cui disponiamo pongono l’umanità nel contesto naturale: noi siamo Natura.

I miti delle varie culture e le storie che plasmano i nostri atteggiamenti e i nostri valori vogliono dirci da dove veniamo, chi siamo, e dove stiamo andando in futuro. Alcune di queste storie sono antropocentriche e/o ultraterrene (fanno riferimento ad un dio trascendente e superpotente, che ha un potere dispotico che l’uomo dovrebbe imitare). Invece, lo svolgimento della storia naturale dell’umanità è non soltanto credibile ma anche più meraviglioso di alcuni miti centrati solo sull’umano o sul dio separato e dispotico. Poiché mostrano l’umanità come una componente organica del globo planetario, le storie ecocentriche rivelano anche un proposito funzionale e uno scopo etico; più precisamente, con la parte umana al servizio della più grande totalità della Terra.

  1. Gli umani non hanno alcun diritto di ridurre la diversità degli ecosistemi della Terra ed i loro costituenti vitali, organici ed inorganici.

Gli ecosistemi della Natura ricevono energia dal Sole, quando non sono danneggiati: come esempi, la piattaforma continentale marina o una foresta pluviale temperata nel tempo precedente lo sfruttamento, quando gli umani erano soprattutto raccoglitori. Sebbene questi tempi siano lontani, gli ecosistemi di quel periodo ci forniscono ancora gli unici modelli di sostenibilità per l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca. La creatività evolutiva della Terra e dei suoi ecosistemi richiede anche localmente la continuità dei processi e delle strutture di base. Questa integrità interna dipende dalla conservazione delle comunità con le innumerevoli forme di cooperazione evolutiva e di interdipendenza, da intricate catene alimentari e dai flussi di energia, da terreni non degradati dall’erosione e dai cicli di elementi essenziali come l’azoto, il potassio, il fosforo. Inoltre, le composizioni naturali dell’aria, dei sedimenti e dell’acqua sono essenziali per la vitalità della Natura. L’inquinamento degli elementi, insieme con l’estrazione e lo sfruttamento di costituenti organici ed inorganici, indebolisce l’integrità degli ecosistemi e il funzionamento normale dell’Ecosfera, che è la fonte della Vita.

  1. Il fiorire della vita e della cultura umane è compatibile con una sostanziale riduzione della popolazione umana. Il fiorire creativo della Terra e delle sue innumerevoli parti non-umane, organiche ed inorganiche, richiede come necessaria una tale diminuzione.

Una causa primaria della distruzione di ecosistemi e dell’estinzione di specie è l’esplosione della popolazione umana che già oggi supera largamente ogni livello ecologicamente sostenibile. La popolazione mondiale totale, oggi di sette miliardi, sale vertiginosamente e inesorabilmente di 80 milioni di unità all’anno. Ogni umano in più è un “consumatore” ecologico su un pianeta le cui capacità di mantenere tutti i viventi è quantitativamente limitata. Ovunque la pressione numerica umana continua a minare l’integrità e la capacità di generazione degli ecosistemi terrestri, marini e di acqua dolce. È necessario diminuire la popolazione umana riducendo il numero di concepimenti attraverso l’informazione e la comprensione dei valori globali.

L’etica ecocentrica che dà valore alla Terra e ai suoi sistemi in evoluzione, al di sopra delle specie, condanna l’accettazione sociale di una fecondità umana illimitata. Un obiettivo ragionevole è la riduzione ai livelli di popolazione dell’ordine di due miliardi di unità o meno.

  1. L’attuale interferenza umana con il mondo non-umano è eccessiva, e la situazione sta peggiorando rapidamente.

Le capacità di stabilizzazione che si manifestano nell’Ecosfera si esprimono attraverso i suoi ecosistemi geografici: la filosofia ecocentrica richiede la conservazione e il ripristino degli ecosistemi naturali e delle loro specie componenti. L’inventiva evolutiva della Terra viene impedita soltanto dove gli umani hanno distrutto interi ecosistemi sterminando specie o avvelenando sedimenti, acqua ed aria. Le azioni che mettono in pericolo la buona salute dell’Ecosfera e dei suoi ecosistemi devono essere identificate e condannate pubblicamente. Fra le più distruttive delle attività umane vi sono l’estrazione di materiali tossici, la produzione di veleni biologici in tutte le forme, il modo industriale di condurre l’agricoltura, la pesca e lo sfruttamento delle foreste. Se non vengono arrestate, tali tecnologie letali, giustificate come necessarie per soddisfare desideri umani di possesso piuttosto che bisogni, porteranno a disastri ecologici e sociali sempre più grandi.

Bisogna rinunciare all’ideologia della crescita perpetua, come pure alle perverse politiche industriali ed economiche basate su di essa. La tesi dei Limiti dello Sviluppo è da seguire. La storia della Terra ci mostra la nostra coevoluzione con miriadi di organismi attraverso la cooperazione e la simbiosi, non solo attraverso la competizione.

Il Pianeta Terra e i suoi svariati ecosistemi circondano e nutrono ciascun individuo e ciascuna comunità, dando la vita e riprendendosela. Una consapevolezza di sé come essere ecologico, alimentato dall’acqua e dagli altri organismi, e come un animale immerso nell’aria scaldata dal sole dove l’atmosfera incontra la terra, ci dà un senso di connessione e religioso rispetto per la vitalità della Natura.

  1. Si devono cambiare le politiche attuali. Tale cambiamento riguarda i fondamenti dell’economia e le strutture tecnologiche e ideologiche. Le condizioni che ne risultano saranno profondamente diverse dalle attuali.

Molte delle ingiustizie della società umana provengono dalla disuguaglianza e costituiscono una parte delle più grandi ingiustizie ed iniquità compiute dagli umani sugli ecosistemi e le loro specie. Viene affermato il valore intrinseco di tutte le parti dell’ecosistema, organiche ed inorganiche. “Diversità con Uguaglianza” è una legge ecologica basata sulla Natura che fornisce una guida etica anche per la società umana.

L’attuale rapida degradazione degli ecosistemi della Terra aumenta le tensioni fra gli umani mentre preclude la possibilità di un vivere sostenibile e impedisce l’eliminazione della povertà. Le questioni di giustizia sociale, per quanto importanti, non possono essere soddisfatte finché non viene fermata la distruzione degli ecosistemi ponendo fine a filosofie ed attività antropocentriche.

  1. Il cambiamento ideologico è principalmente quello di apprezzare la qualità della vita piuttosto che aderire all’illusione di un tenore di vita sempre più alto. Ci sarà una profonda consapevolezza della differenza fra grande quantitativamente e importante di valore.

Finché non viene riconosciuto che l’Ecosfera è l’indispensabile terreno comune di tutte le attività umane, la gente continuerà a mettere al primo posto il proprio interesse immediato. Senza una prospettiva ecocentrica che mantenga saldamente valori e scopi in una realtà ben più grande di quella della nostra sola specie, la risoluzione dei conflitti politici, economici e religiosi sarà impossibile.

Un attaccamento fiducioso all’Ecosfera, un’empatia con la Natura circostante, un sentimento di riverente meraviglia per il miracolo della Terra Vivente e le sue misteriose armonie, sono oggi in gran parte non riconosciute. Se vengono di nuovo emotivamente sentite, le nostre connessioni con il mondo naturale incominceranno a colmare il vuoto che si è formato vivendo nel mondo industrializzato. Riemergeranno importanti scopi ecologici che la civiltà e l’urbanizzazione hanno nascosto. Lo scopo è il ripristino della diversità e della bellezza della Terra, con la nostra specie ancora presente come componente cooperativa, responsabile, etica.

L’Etica riguarda quelle azioni e quegli atteggiamenti non-egoici che provengono da valori profondi; cioè, dal senso di quello che è veramente importante. Un apprezzamento profondo della Terra ha come conseguenza un comportamento etico verso di essa. La venerazione per la Terra nasce facilmente con le esperienze infantili all’aperto e, nell’età adulta, viene rafforzata dal vivere nel proprio luogo, in modo che le forme della terra e dell’acqua, le piante e gli animali diventano familiari come conoscenti vicini. La visione del mondo ecologica e l’etica che trova i suoi primi valori nell’Ecosfera derivano la loro forza dal vivere nel mondo naturale e semi-naturale, non in un contesto urbano. La consapevolezza della nostra condizione in questo mondo è fonte di meraviglia, di religiosa ammirazione e di una decisa intenzione a ripristinare, conservare e proteggere le antiche bellezze. Ciascuno cerca un significato nella vita, e si appoggia su convinzioni che prendono varie forme. Molti si rivolgono a fedi che ignorano o tolgono ogni importanza a questo mondo e non si rendono conto in senso profondo che siamo generati dalla Terra e sostenuti da essa durante tutta la vita.

  1. Coloro che sottoscrivono i punti sopra elencati prendono l’impegno direttamente o indirettamente di partecipare ai tentativi di implementare le necessarie modifiche.

Coloro che sono d’accordo con i principi elencati hanno il dovere di diffonderli attraverso l’istruzione e la guida, allo scopo di far prendere coscienza a tutti della loro dipendenza funzionale dagli ecosistemi della Terra, così come dei loro legami con tutte le altre specie. Lo spostamento di importanza verso l’ecocentrismo ci segnala cosa dobbiamo fare per conservare il potenziale evolutivo dell’Ecosfera. Questo punto è particolarmente sentito da questo Movimento, e costituisce una delle sue principale attività sul piano pratico, in particolare in Italia dove l’informazione e la didattica sull’Ecologia Profonda sono quasi completamente assenti. L’Ecologia Profonda non è anti-umana. Promuovendo la ricerca di valori permanenti fa sviluppare una visione unificante. La prospettiva che guarda solo verso l’interno dell’umanità è sempre un pericolo, come dimostrano chiaramente le religioni e le ideologie umanistiche, in continuo conflitto fra loro.

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Ardimentosi enigmi…

La cara amica Gianna Campanella di Genova ci comunica un evento che la vede protagonista oggi a Monterotondo

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Il cedro e la magnolia

La signora Silvana Omati, della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, ci invia una sua poesia a proposito delle potature eccessive cui sono sottoposti gli alberi dei viali cittadini…

Cedrus libani JPG1a.jpg

“Cedrus libani JPG1a” di Jean-Pol GRANDMONT – Opera propria. Con licenza CC BY 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Il cedro e la magnolia

 Di Silvana Omati

Poveri alberi, maldestramente potati!

Già non ho più la finestra dalla quale potevo ammirarvi

in ogni stagione, di giorno e di notte!

Però mi bastava pensarvi, davanti a casa mia,

per vedervi, come necessario ornamento della facciata.

Poi, un solo alito di vento,

vi faceva cantare anche per me.

È arrivato un mestierante e vi ha massacrati:

tu, cedro del Libano, patisci l’umiliazione

di molte fronde vive sacrificate inutilmente.

Tuba triste una coppia di candide tortore

che ha così perso un pudico nascondiglio.

Tu, magnolia, appena un momento prima

della bianca e delicata fioritura,

sei ora simile ad una bimba rasata, perché portatrice di pidocchi

(Così capitava ad orfanelle in antichi brefotrofi…)

Sono sicura che non morirete, perché salde sono le radici.

Ma ci vorrà del tempo: tanto!

Nessuno vi restituirà stagioni verdeggianti o fiorite

come a malati troppo a lungo trattenuti in ospedale

Ma il desiderio di vivere è forte e sarà vincente

come una resurrezione promessa e mantenuta.

Dai giardini al di là della strada,

ondeggiano, danzando anche per voi,

rami di peschi, rosei mandorli, gialle forsizie

Attendere, sperando di rivivere,

rende sopportabile le crudeli ferite,

dalle quali piangono pesanti gocce di linfa.

 

Magnolia liliiflora2.jpg

“Magnolia liliiflora2” di Kurt Stueber – www.biolib.de. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

 

 

Licenza Creative CommonsIl cedro e la magnolia di Silvana Omati © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

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A volte sconfiniamo… Francia, il parco di Vizille

Di Alberto Pestelli

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

Quando il caso ci sorride, ciò che vediamo oltre la porta d’ingresso, ci gratifica d’aver scelto un determinato luogo per far sosta, prendere un caffè (in questo caso alla francese ma che sveglia ugualmente) e magari visitare una meraviglia che mai ci saremmo aspettati.

Provenienti da Grenoble – che avevamo lasciato più o meno verso le nove del mattino – e diretti a Gap, ci fermammo dopo qualche chilometro a Vizille, una cittadina di circa 8000 abitanti nella regione Rodano-Alpi nel dipartimento dell’Isere.

Fummo subito catturati dall’indicazione turistica del Castello (del XVII secolo), vanto di questo angolo di Francia in quanto fu la culla della Rivoluzione francese. Proprio qui, a Vizille, i tre ordini del Delfinato di Francia si riunirono per discutere sulla convocazione degli Stati Generali (1788).

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

Il castello fu, dal 1925 al 1960, residenza estiva dei presidenti della repubblica francese. In seguito è stato adibito a monumento storico ed è sede del Museo della Rivoluzione.

Lasciata la nostra auto nella Place du Chateau, ci avviammo all’ingresso del monumentale parco circondato da ben sette chilometri di mura.

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

Il parco – che ha una superficie di circa un centinaio di ettari – nacque con scopi poco ambientalisti: era, infatti, il giardino di caccia del proprietario del castello, il duca di Lesdiguières (secolo XVII).

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

Varcata la soglia ci trovammo soli soletti in questo angolo di serenità. L’unica musica era la melodia dei volatili acquatici. Cigni, germani, aironi bianchi e cinerini, folaghe e bernacce (le oche delle Ande), tutti impegnati in un “inno alla gioia” che, a momenti sembrava prendere le stesse note della canzone che fa…

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

 Brigitte Bardot Bardot

Brigitte beijou, beijou!

Lá dentro do cinema

Todo mundo se afobou

 Beh…, avevamo (e tuttora abbiamo…) fantasia da vendere…

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

È stato piacevole passeggiare costeggiando il laghetto e tanti canali che abbelliscono il parco che contiene circa ottanta specie di alberi e fiori. Ogni tanto dai sentieri laterali sbucava qualche cittadino di Vizille intento a praticare un po’ di sport per tenersi in forma.

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

Nonostante non si siano fatti vedere – e noi ci aspettavamo di vederli – il parco di Vizille ospita numerosi cervi e daini.

Insomma, quando il caso ci consiglia di fermarvi, fate come noi, sfoderate un bell’OBBEDISCO! Potrete trovare davvero un bel sorriso.

Francia - Il parco del castello di Vizille - © Alberto Pestelli 2007

Francia – Il parco del castello di Vizille – © Alberto Pestelli 2007

Il parco di Vizille è aperto tutto l’anno. La cittadina è sulla strada che porta al famoso centro sciistico dell’Alpe D’Huez, alla cittadina di La Grave e, dopo aver valicato il mitico passo del Col du Lauteret, Briançon a circa tredici chilometri dal confine italiano al passo del Monginevro.

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LA “ROTTAMAZIONE” DEL CORPO FORESTALE: ALTRI RISCHI PER L’AMBIENTE

Di Gianni Marucelli

Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

 

In agenda in Parlamento da molti mesi, si concretizza adesso il riordinamento della Pubblica Amministrazione, nell’ambito del quale ci interessa in particolar modo il previsto accorpamento del Corpo Forestale dello Stato a un’altra organizzazione, forse la Polizia dello Stato, meno prevedibilmente i Carabinieri. Peggiore ancora, l’ipotesi di “spacchettamento” della Forestale, un pezzo ai CC, un pezzo alla PS, un pezzo alle Polizie provinciali: un orrore che non sembra ancora scongiurato.

Da questa rivista, più volte abbiamo denunciato gli atteggiamenti assai poco meditati del Governo Renzi nei confronti delle questioni ambientali: stavolta l’errore, in nome della spending review, appare più marchiano del solito e non possiamo esimerci dal commentarlo.

In un periodo in cui le ecomafie imperversano, i delitti contro l’ambiente sono sotto gli occhi di tutti, la salute dei cittadini è minacciata anche sotto il profilo agro-alimentare, si assume l’improvvida decisione di smantellare l’unico Corpo di Polizia altamente specializzato nel combattere questi crimini, con una propria insostituibile autonomia e organizzazione, per risparmiare non si sa cosa, visto che il personale verrà mantenuto in servizio e così le Stazioni e i Comandi, nonché, si spera, la Scuola dove si formano i nuovi quadri.

Ovviamente, non siamo i primi a intervenire sulla questione: nei giorni scorsi, anche il Procuratore Nazionale Anti-mafia si è detto assai preoccupato per come si stanno mettendo le cose.

Contrarie al provvedimento, oltre che i Partiti di opposizione, le associazione ambientaliste, parte delle organizzazioni sindacali, ovviamente lo stesso CFS, oltre che numerosissimi esponenti del mondo scientifico e culturale.

Una domanda, cui non verrà data risposta perché non esiste, balza alla mente: se, come affermato dal Governo, l’Europa ci chiede di unificare i Corpi di Polizia, sopprimendone uno, qual senso può avere la scelta proprio del Corpo Forestale, quale agnello sacrificale, e non quella delle Polizie Provinciali, il cui mantenimento appare davvero incomprensibile nel momento in cui si sono soppressi gli Enti di riferimento, cioè le Province?

Se tra i nostri lettori c’è qualcuno che vuol provare a sciogliere questo enigma, ne sarò bel lieto…

 

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