IL GOVERNO RENZI SMEMBRA IL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO

Nonostante i reiterati appelli di tutto il movimento ambientalista, il Governo Renzi ha deciso oggi di procedere allo “smembramento” del Parco Nazionale della Stelvio, dopo 79 anni dalla sua creazione. Questo Parco è il più grande di tutto l’arco alpino e uno dei più vasti d’Europa: protegge sistemi ecologici unici, già stressati dai cambiamenti climatici e dal turismo di massa. Ora, il suo smembramento e il passaggio delle competenze a una Regione, la Lombardia, e a due Province autonome, Trento e Bolzano, ne mette seriamente in crisi la funzione.
Sempre più ci appare evidente come la politica ambientale sia ritenuta dal Governo in carica come un peso obsoleto e ingombrante, e come i buoni propositi espressi a parole si dimostrino un fiume di chiacchiere inutili e dannose.
Chiediamo ai nostri lettori di esaminare attentamente il documento che la Federazione Nazionale Pro Natura ci ha fatto pervenire .

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Fratellanza Popolare Valle del Mugnone

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Fratellanza Popolare

Valle del Mugnone

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LA STORIA

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Nata il 24 febbraio 1965, con la disponibilità solidale della Fratellanza Militare e della Fratellanza Popolare di Peretola, con il nome di “Associazione Trasporto Ammalati“, poi presto mutato in Fratellanza Popolare Valle del Mugnonein Caldine, per i primi anni l’attività è unicamente quella di trasporto sanitario di emergenza e ordinario, la sede è in via Faentina al n. 203.

vecchia sedeLa vecchia sede di Via Faentina

I nuovi insediamenti nell’abitato di Caldine negli anni 80/90 misero in evidenza la necessità di un punto di aggregazione sociale alla quale l’associazione ha cercato di dare una risposta. Infatti, proprio in quegli anni ha visto la luce nella fratellanza, il gruppo che opera nei servizi sociali, quello di Protezione Civile.

Il primo gruppo ha iniziato con l’accompagnamento dei ragazzi disabili e gli anziani ai rispettivi centri di attività giornaliera, in seguito si sono moltiplicate le richieste di servizi alla persona: assistenza domiciliare, compagnia telefonica e spesa domiciliare per persone anziane sole o disagiate, inoltre, il gruppo ha promosso insieme ad altri partner raccolte di generi alimentari e di abbigliamento.

old ambulanzaLa prima ambulanza (1965)

Il gruppo della Protezione Civile, nato per prevenire e intervenire in caso di calamità nel territorio fiesolano, ha poi esteso gli interventi in tutto il territorio nazionale partecipando ai soccorsi, tra gli altri, per i terremoti in Umbria del 1999, quello in Abruzzo del 2009 e recentemente nelle alluvioni in Liguria e Toscana nel 2011 e nel 2012.

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Il Gruppo Donatori prende vita nei primi anni 90, poi sarà la volta della formazione, delle attività ricreative e degli studi medici, attualmente la Fratellanza Popolare è una realtà ottimamente radicata nel tessuto sociale della Valle del Mugnone e del Comune di Fiesole, nel 2007 ha trasferito la propria sede all’interno del nuovo centro civico costruito nella nuova zona di Caldine, in Piazza dei Mezzadri al n° 7. È una palazzina di due piani nella quale oltre alla zona operativa per i volontari sono stati collocati degli studi medici, gestiti dai volontari dell’associazione, nei quali ricevono medici e pediatri di base e medici specialistici.

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I SERVIZI

– copertura per 24 ore, tutti i giorni, del servizio di emergenza a disposizione della Centrale Operativa Firenze Soccorso (118). D.A.E. (defibrillatore semi-automatico esterno) a bordo dell’ambulanza.

– trasporto sanitario ordinario (dimissioni e ricoveri da/in strutture sanitarie).
- accompagnamento disabili e pazienti non autosufficienti alle strutture di competenza.

– studi medici: visite medici e pediatri di base, visite medici specialistiche, servizio C.U.P. (centro unico di prenotazione) consegna ricette e certificati dei medici curanti.

– Protezione civile, Formazione, Donatori di sangue, Servizi sociali alla persona, Attività ricreative.

UNA CASA A CALDINE

 Una casa a caldine

La Fratellanza Popolare Valle del Mugnone ha aperto questo spazio per accogliere un centro incontri per ragazzi disabili del territorio con la collaborazione dei Comuni di Fiesole e Vaglia della Società della Salute Firenze Nord Ovest.
Il centro, che si trova in Piazza dei Mezzadri 6, proprio di fronte alla sede dell’associazione, è gestito dalle cooperative del consorzio Coso, i loro educatori insieme ai volontari della Fratellanza Popolare e ai genitori dei ragazzi, rendono l’interno della Casa un luogo accogliente, dove trascorrere un tempo qualitativamente significativo, svolgere attività divertenti e condividere un percorso per crescere.

Info: unacasacaldine@gmail.com; cell: 328 6612660; tel. 055 549166.

Fratellanza Popolare Valle del Mugnone, Piazza dei Mezzadri 7, Caldine, 50014 Fiesole www.caldinesoccorso.it; segreteria@caldinesoccorso.it; tel 055 549166

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Biblioteca scolastica che passione!

Di Paola Capitani

“Scaffale libri” di ​wikipedia user Mix. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Da sempre la scuola fa parte della mia vita: alunna, insegnante, madre, rappresentante di classe, scrittrice di articoli e saggi, formatrice, consulente per servizi informativi, facilitatore di tavolo in sistemi di comunicazione interattiva. Il mio calendario non può essere quello solare, ma solo quello scolastico: da ottobre a giugno, secondo il vecchio orario di tempi lontani, quando la scuola cominciava il primo ottobre e già il 4 ottobre era vacanza per San Francesco, patrono d’Italia.

I rumori a me più familiari sono: il gesso che stride sulla lavagna nera (quella appunto di lavagna), il trillo della campanella che ritma la giornata, gli schiamazzi dell’intervallo e dal cambio di insegnante, il silenzio che precede l’interrogazione, quando ansiosi si aspetta la citazione del cognome del “destinato al sacrificio”. Momenti magici, paure, ilarità, timori, complicità, un patrimonio di ricordi, che hanno formato caratteri, persone, individui. Ecco perché vedere e sentire che qualcuno ha vissuto la scuola come perdita di tempo, come spazio vuoto, come inutile momento fa veramente paura e invita a riflettere.

Cosa è accaduto? Cosa ha rotto il meccanismo? I giovani sono cambiati? È ovvio! Sono forse uguali gli oggetti, i fatti, i pensieri, la vita di oggi rispetto a quella di 30 anni fa, ma anche di ieri? E questa rapida trasformazione come viene interpretata, vissuta, “comunicata” ai giovani di oggi? Non si può montare su un jet e pensare che funzioni ancora come un treno a vapore. Questo forse alcuni “illusi” immaginano, specialmente quelli che dicono che “i ragazzi di oggi sono difficili”, sono demotivati, non hanno punti di riferimento. Ma chi sono i responsabili di queste carenze: loro?? Chi li ha dato esempi e schemi? Chi li fornisce continui stimoli negativi?

Nella “società della conoscenza” dovremmo essere comunicatori, in grado di interagire e come diceva uno slogan letto anni fa alla Fortezza da Basso per il Town meeting “Interazione per l’innovazione”. L’innovazione non comincia nelle tecniche, inizia da noi e come dice la bella frase di Charles Darwin “Non è la più forte specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”.

 Ecco il primo tasto dolente: il cambiamento inizia dai docenti, dai genitori, dalle famiglie, dalle istituzioni che, spesso, sono arroccate su ruoli e funzioni che danno potere (apparente.. spesso) o sicurezza. Nei veri saggi educativi le unità didattiche sono su “quello studente” e “quello solo”, poiché non ci sono ricette pronte per l’uso: l’insegnamento è giorno per giorno, l’apprendimento cambia e l’interesse insieme a lui. E come diceva John Naisbit ad un celebre convegno in Palazzo Vecchio nel 1984… “la conoscenza nelle mani di molti non il denaro nelle mani di pochi”.. e già allora lui abitata in uno sparuto paesino nel Montana, ma doverosamente connesso in rete con tutte le tecnologie esistenti. Una lettura da ripercorrere fedelmente quella di Bianca Bianchi che nel suo Per una scuola d’Europa scriveva nel 1964 principi e metodi che ancora oggi nel terzo millennio sono di la da venire… Bianca Bianchi, Teresa Mattei, recentemente scomparsa, Maria Montessori, sono i nomi che con Don Milani andrebbero ritrovati e riletti per interessanti riflessioni progettuali.

“Old book bindings” di Tom Murphy VII – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

“Mettersi in gioco” è il dovere del nuovo “facilitatore”, di chi ha capito dove si dovrebbe andare e soprattutto come. E’ difficile trovare la via, e soprattutto il gruppo allenato. Una sfida per un mondo spesso fermo nelle pastoie burocratiche e con tempi di realizzazione lentissimi. Perché i paesi europei e industrializzati non investono in Italia: perché i tempi economici sono troppi lunghi e quindi non è un paese interessante per i mercati. Questo il parere che circolava su alcuni giornali mesi fa. Siamo il paese del dire, ma non del fare e ripetiamo slogan e concetti, senza poi verificare se sono stati attuati e realizzati. La forma vince sulla sostanza, l’apparenza sulla qualità.

Si annaspa sul trend del momento ma non ci si domanda chi fa cosa e da quando e come… si parte senza riflettere, senza informarci, senza documentarci.. poi ci si ferma… sovrastati da impegni più grandi di noi, senza gli opportuni supporti economici ed umani… già la risorsa umana quella che effettivamente regge i progetti e fa progredire, che va avanti e supporta tempi e modalità, ma deve essere preparata e motivata, altrimenti ogni bel progetto naufraga tristemente…

Per costruire la squadra ci vuole allenamento, oltre alla condivisione di metodi e obiettivi, occorre rispetto dell’altro e sinergia di competenze. La metafora: il team della Formula 1. Nessun bravo pilota vincerebbe la sua coppa se quei tecnici, ciascuno diverso per esperienza e competenza, non svolgessero al meglio il proprio lavoro, nel rispetto delle singole differenze. Ogni bullone è fondamentale, così come il riempimento del serbatoio, o la pressione delle gomme, e il tutto fatto nel rispetto dei tempi e degli obiettivi. Con una grande lezione di rispetto e di educazione: ognuno conta per ciò che sa fare al meglio nel suo settore, non per titoli o diplomi, che spesso sono stati rilasciati in periodi temporali datati e non più in relazione al profilo professionale della persona di oggi, nel suo contesto e nella sua esperienza di lavoro.

Paola Capitani: Formatrice e consulente, coordina dal gennaio 2000 il gruppo on line “web semantico” http://gruppowebsemantico.blogspot.it  http.//libronelbicchiere.blogspot.it). Pubblica libri, articoli, saggi e e-book quali i due recenti per FrancoAngeli Scuola Domaniì” (2006), Il knowledge management (2006) e due ebook uno per www.ebooks.garamond.it Comunicare diversa-mente (2008) e il Multilingual glossary for communication/knowledge/information (www.reterei.eu). Coordina la Banca del Tempo di Borgo San Lorenzo e svolge attività di volontariato da oltre venti anni. Pubblica su www.bibliotecheoggi.it e sulle riviste digitali www.italiauomoambiente.it e www.igel.it

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Piante assassine

Indigeni divorati da una pianta carnivora, illustrazione di J.W. Buel, 1887. Pubblico Dominio

Indigeni divorati da una pianta carnivora, illustrazione di J.W. Buel, 1887. Pubblico Dominio

“Oscar Montani è ormai uno dei più noti e apprezzati “giallisti” toscani (e, aggiungeremmo, italiani…) . Ha creato molti personaggi “seriali”: tra i più conosciuti, lo skipper versiliese Corto, protagonista di diversi romanzi, il fabbro e armaiolo valdarnese Bertuccio de’ Bardi, che risolve intricati delitti tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, il medico Idamo Butini, che indaga negli anni bui dell’affermarsi del fascismo. Aggiungiamo che le perfette ricostruzioni storiche sono uno degli ingredienti che rendono i libri di Oscar Montani davvero imprescindibili per chi ama il genere “giallo” e, ancor più, il “noir”. Amico della nostra rivista, l’autore chi ha inviato un suo racconto inedito che siamo davvero orgogliosi di proporre in anteprima assoluta!”

Il racconto fa parte di un’ampia raccolta di racconti Lo chalet in pineta di Oscar Montani effigi edizioni in uscita a primavera. ve lo proponiamo in anteprima. Potete scaricare il racconto nel formato PDF.

Gianni Marucelli

 

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Donatella Alamprese in concerto alla Biblioteca Nazionale di Firenze

Segnaliamo il concerto di Donatella Alamprese che si terrà alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze il 20 febbraio 2015

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Dimmi se ci sono fiori, adesso – una poesia di Iole Troccoli

Dimmi se ci sono fiori, adesso

Piccola
hai distorto il vento
e ti sei incamminata.
Ogni fiore sostava, pensoso
acuminato brillava per restituirti i colori della notte.

Tu hai schiacciato l’acqua sotto i piedi
ingenua, insistevi nel fragore
che fanno le api di metà mattina
quando il sole circonda i nervi stretti
degli alberi e riaffiorano gli inverni
dell’infanzia.

Piccola
hai seminato le coccinelle addormentate
nel barattolo

– una distesa rossa sul tuo vestito bianco –

e, lentamente, ti sei incamminata.

A ogni ora ruotava una luna
e c’era un destino di fiume gentile
che ti portava, incredula, dall’altra parte.
Avevi rami sull’abito non stirato
mani sporche di blu oltremare.

Tu, ascoltavi le voci a noi interdette.

Dietro il campo viveva la casa
hai temuto per noi
per le nostre valigie semichiuse.

L’estate passeggiava vicina e soffiava
ma tu avevi un drago sotto le ali
e non sapevi delle nostre paure.

Piccola
non c’era tempo per i fiori recisi
li avevi nascosti tutti nei libri
e noi, dopo l’eruzione, li abbiamo trovati.
Tutti, tutti.

E’ per questo che ti sei incamminata?
La pioggia mancante sarebbe stata musica
le tue tele avorio una strada bianca
di pietre.

Hai slacciato il colletto perché faceva caldo.
Tanto caldo.
Noi abbiamo messo insieme un coro
per cantarti
ma tu non hai potuto sentirlo.

Piccola
poi è scesa troppa neve per trovarti.
L’aria è diventata un muro di ghiaccio.
I sogni alle finestre non hanno sorriso
li ho guardati da vicino, ed erano mostri sospesi.

Ho temuto per la nostra casa, Piccola
giaceva sotto la neve e non un’eco la seguiva.
Potrai perdonarmi
per il colore sprecato
e le albe basse
e i tramonti impenetrabili?

Dimmi se ci sono fiori, adesso
se resiste un margine di luce
dietro il campo.

Io canto per te ogni giorno
assecondo il Tempo che muta stanze
e apparecchia strani tavoli
per noi due, bambine.

Eterne.

Iole Troccoli 8 febbraio 2015

Licenza Creative CommonsDimmi se ci sono fiori, adesso di Iole Troccoli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

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Firenze Lo Spedale degl’Innocenti

Firenze: Lo Spedale degl’Innocenti

 

Laddove l’arte cullò la vita

 

di Daniela Affortunati

 

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

 Nel cuore di Firenze, in una delle Piazze più rinomate, l’arte rinascimentale fiorisce in tutto il suo splendore con lo Spedale degli Innocenti, uno dei più alti simboli della civiltà umanistica fiorentina.

Strilla sperdute risuonano nelle notti della città, disperati pianti echeggiano nella Piazza di Santissima Annunziata. Ombre gracili e furtive si guardano con circospezione prima di avvicinarsi alla “Rota” girevole, suonare la campanella e abbandonare lì la loro vita; un fagottino, una cesta, l’unico tesoro che possiedono. Madri, accecate dalla miseria, vittime di violenza, perseguitate dalla giustizia, madri moribonde, la cui unica speranza è offrire uno spiraglio di vita alle loro creature innocenti.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Quel signore di Brunelleschi non si fece autore di un puro progetto artistico e architettonico, bensì di qualcosa di ben superiore: un riparo per i puri, per tutti gli Innocenti ignari della malvagità, della povertà, dell’abbandono. Qui i “gittatelli” di Firenze trovarono, a partire dal 1445, esattamente il 25 gennaio, una casa, un rifugio, del calore e seni sconosciuti dai quali nutrirsi. Bimbi comuni ma purtroppo segnati da una macchia indelebile, che li accompagnerà per la vita e che li identificherà come gli “Innocenti” abbandonati.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Iniziato il 19 agosto del 1419, lo Spedale fu patrocinato dall’Arte della Seta, responsabile fin dal 1294 della tutela dei trovatelli e il suo progetto fu affidato ad un membro dell’Arte d’eccellenza: Filippo Brunelleschi. L’edificio sorse su un podere ceduto a buon prezzo da Rinaldo degli Albizi, oggi Piazza Santissima Annunziata, luogo ove si erge anche l’omonima Chiesa, edificata nel 1260 dai Servi di Maria, congregazione fondata da sette giovani della nobiltà fiorentina a cui era apparsa la Madonna. Nel gennaio del 1421 venne innalzata la prima colonna del portico; i lavori furono condotti da Brunelleschi fino al 1427, dopo di che subentrò probabilmente Francesco della Luna, il quale stravolse in parte il disegno del maestro, sopraelevando il portico. Il 25 gennaio 1445, sebbene i lavori non fossero ancora conclusi, l’ospedale divenne funzionante..

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

La prospettiva che si apre ai nostri occhi è splendida. Il centro della piazza diviene il nostro punto focale, il luogo ove convergono tutte le forze che la animano; angoli, colonne finemente decorate, scalinate, che si improvvisano rifugio per corpi stanchi e fragili, o pulpiti per studenti dissidenti, o banchi di scuola per epigoni del buon genio fiorentino. Il loggiato gemello o Loggia dei Servi di Maria sul lato opposto, edificato nel 1516 da Antonio da Sangallo il Vecchio e Baccio d’Agnolo, contribuisce all’animarsi di un vortice armonico di colori, tra il grigio della pietra serena, il bianco dell’intonaco e l’azzurro dei Putti in terracotta invetriata di Andrea della Robbia, collocati nel 1487, quali emblemi del sentimento guida dell’Ospedale sul loggiato di piazza SS. Annunziata, a riempire gli oculi brunelleschiani.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Una sequenza di bambini che, si affacciano al mondo, stretti dalle fasce, simbolo della loro condizione di orfani, ma simbolo anche di cura e protezione ricevute.

Introdotto da un loggiato composto da eleganti colonne, coronate da capitelli corinzi, che si succedono per 71 metri in un ritmo semplice, lo Spedale degli Innocenti non rappresenta soltanto un capolavoro architettonico e un’importante istituzione esclusivamente dedicata all’assistenza dei bambini, ma si presenta anche come uno dei più rinomati musei fiorentini. Il loggiato è decorato da alcune lunette ad affresco: la più antica, risalente al 1459, è quella sulla porta d’accesso alla chiesa, alla quale si accede dal porticato quasi a fianco della ruota: essa è intitolata a Santa Maria degli Innocenti. Suddetto affresco fu dipinto da Giovanni di Francesco e raffigura il Padre Eterno con i santi Martiri Innocenti, mentre le due lunette alle estremità e la volta che fronteggia la porta principale sono opera di Bernardino Poccetti (inizio del XVII secolo); quella sopra la porta di destra, dipinta da Gasparo Martellini con Gesù e i fanciulli, risale invece al 1843.

Adorazione dei Magi del Ghirlandaio

Adorazione dei Magi del Ghirlandaio

La Pinacoteca dello Spedale, allestita nel salone soprastante il loggiato brunelleschiano e aperta al pubblico nel 1971, custodisce una piccola ma pregiata collezione di 77 opere, contro le quasi 400 secondo un inventario del 1840 . Due tra queste esaltano e rappresentano il vero significato dello Spedale; lo stendardo processionale dello Spedale raffigurante la Madonna con i piccoli Innocenti, e l’Adorazione dei Magi, uno dei capolavori di Domenico Ghirlandaio, dipinta dal 1485 al 1488 in collaborazione con Bartolomeo di Giovanni. La pala è splendente. Figurano i Magi riccamente vestiti che presentano due bambini feriti alla Madonna. Sullo sfondo è rappresentata la strage degli innocenti, episodio biblico dal quale ha tratto ispirazione il nome dell’Istituto. A sinistra è raffigurato San Giovanni Battista in ginocchio. Sulla destra compaiono, riccamente vestiti, i membri dell’Arte della Seta, patroni dello Spedale, mentre dietro alla Madonna sono raffigurati due personaggi simbolo dell’impegno di laici e religiosi nella opera assistenziale. Bellissima è anche la brillante terracotta invetriata raffigurante la Madonna col Bambino, eseguita da Luca della Robbia nel 1448, di uno smagliante bianco, colorato solo negli occhi e nel basamento di blu. Di notevole interesse la Madonna col Bambino, angeli e santi di Piero di Cosimo (1490 circa). La Madonna col Bambino e un angelo di Sandro Botticelli è un’opera giovanile copiata da un’analoga Madonna di Filippino Lippi agli Uffizi. Vi sono inoltre conservati inginocchiatoi, cassapanche e arredi rinascimentali.

Spedale degl'Innocenti - Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Spedale degl’Innocenti – Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Inevitabile l’ammirazione nei confronti dei tanti capolavori artistici, che si susseguono quasi senza tregua, investendo il turista ignaro di tanta ricchezza; ma del tutto inaspettato e per questo estremamente emozionante l’incontro con il vero tesoro, a mio avviso, della galleria. Una teca di fronte alla finestra che si affaccia su piazza Santissima Annunziata racchiude e protegge ciò che definirei delle vere testimonianze d’amore. Gingilli, collanine, braccialetti, medaglie e nastri spezzati ritrovati nelle ceste e nelle vesti dei bimbi abbandonati. Segni di riconoscimento, di appartenenza per il bimbo da ritrovare, con il quale ricongiungersi in tempi migliori. Tracce di quella speranza illusoria, che paradossalmente infondeva coraggio nel cuore delle mamme durante il gesto tragico della separazione. Chiunque si soffermi davanti alla teca, mamme e non, è coinvolto da quel senso di tristezza sprigionato da essa, e partecipa, in quel momento, alla tragedia e al dolore vissuto da quelle madri negate, da quei seni defraudati.

Si delineava così nel corso degli anni il destino dei piccoli Innocenti; alcuni saranno adottati, altri affidati a famiglie che li riconsegnavano all’età di sette anni. I maschi venivano istruiti e mandati a lavorare nelle botteghe a imparare un mestiere. Le femmine invece venivano spesso tenute nell’ospedale per curarne il funzionamento e per lavorare per l’Arte della Seta. Fino a 25 anni vestivano di bianco, poi di azzurro, poi, al compiere dei 45 anni, di nero.

L’affresco della Strage degli Innocenti di Bernardino Poccetti, conservato nel vecchio refettorio,   racconta il percorso di vita di questi bambini. Il loro abbandono: uno spaccato dell’edificio, con una donna in fuga dalla strage, che sembra dirigersi per abbandonare il proprio figlio avvicinandosi al portico; la loro vita all’interno dello Spedale: si vedono i preparativi per il pranzo, la scuola e la preghiera davanti all’altare prima di coricarsi; la loro salvezza: in primo piano si vedono le balie che allattano i trovatelli sorvegliate da un’anziana priora; la riconoscenza di rito: l’omaggio al granduca Cosimo II, venuto in visita da parte di alcune bambine.

Nel 1448 si contavano 260 piccoli ospiti; nel 1560 erano diventati 1320 e nel 1681 più di tremila. Ecco che, per garantire un sufficiente allattamento, si ricorse alla figura della balia: spesso donne di campagna, che ricevevano i bambini in fasce e li allattavano come fossero stati i propri. Nel 1577 venne predisposto l’allattamento artificiale tramite l’acquisto di una vacca dalla Romagna, che produceva quattro fiaschi di latte al giorno, somministrato ai bambini tramite “bicchierini fatti apposta col pioppo”.

Ci troviamo in una piccola città protetta, all’interno della città per eccellenza. Oltre quel loggiato, centinaia di piccole vite si sviluppano, inconsapevoli della vita aldilà della famelica Rota girevole, che segna il confine con la realtà, dalla quale sono stati “strappati” oppure chissà, forse salvati.

 

Madonna con i piccoli innocenti di Domenico di Michelino

Madonna con i piccoli innocenti di Domenico di Michelino

Entrando ritroviamo nell’architettura la grande innovazione del Rinascimento. L’uomo emerge con le sue esigenze e l’arte lo asseconda. L’arte non ha l’unico scopo di valorizzare il sacro o il potere, ma di essere direttamente proporzionale al fabbisogno dell’uomo anzi, in questo caso, dei bambini. Gli spazi interni vennero suddivisi con grande cura. Il primo cortile che incontriamo è il Chiostro degli uomini eseguito nel 1445 da Francesco della Luna e completato nel 1470 da Stefano di Jacopo Rosselli, dove possiamo ammirare sulla porta d’ingresso laterale della chiesa una lunetta con l’Annunciazione di Andrea della Robbia e, accanto, un’acquasantiera di Antonio Rossellino. Alzando gli occhi al cielo il loggiato superiore con finestre rettangolari appare decorato con le insegne dell’Arte della Seta (la porta), dell’ospedale di S. Maria della Scala (la scala) e dell’ospedale di San Gallo (il gallo). Dirigendosi verso la Pinacoteca attraversiamo il lungo Chiostro delle donne caratterizzato dalla presenza di esili colonnine in stile ionico, lo stile “femminile” per eccellenza.

Terminato il patronato dell’arte della Seta nel 1775, lo Spedale fu amministrato, dal 1810 al 1814, da una Commissione creata dal governo francese. Dal 1862 fu deliberata la presenza al governo dell’Ente di un Consiglio di Amministrazione, divenuto operante nel 1888, anno in cui si procedette anche alla nomina di un Segretario generale. Tutt’ora, nella tradizione di assistenza all’infanzia, ospita due asili nido, una scuola materna, tre case famiglia destinate all’accoglienza di bambini in affido familiare e madri in difficoltà, ed alcuni uffici di ricerca dell’Unicef. Inoltre, con la legge 451/97, l’Istituto è divenuto Centro Nazionale di Documentazione e Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza, punto di riferimento nazionale ed europeo per la promozione della cura dei diritti dell’infanzia.

L’orfano

 Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
Senti: una zana dondola pian piano,
un bimbo piange, il picciol dito in bocca;
canta una vecchia, il mento sulla mano.
La vecchia canta: intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

Giovanni Pascoli

 

 

Strage degli Innocenti di Poccetti

Strage degli Innocenti di Poccetti

Matteo 2:16-18

Erode fa uccidere i bambini innocenti
Sl 2:2-4, 10-12; 76:10
16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi. 17 Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia:
18 «Un grido si è udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e rifiuta di essere consolata,
perché non sono più
».

La strage degli innocenti è un episodio del Vangelo secondo Matteo (2,1-16), Il racconto comincia dopo la nascita di Gesù, al tempo di Erode il Grande (37-4 a.C.). Alcuni magi giunsero a Gerusalemme chiedendo dove si trovasse il re dei Giudei, appena nato. Erode si turbò alla notizia e chiese ai sommi sacerdoti e agli scribi del popolo il luogo dove sarebbe dovuto nascere il messia e, avuta risposta che le profezie indicavano Betlemme, disse ai magi, convocati in segreto, di recarsi nella cittadina giudea e di tornare a riferirgli, affinché potesse adorarlo anche lui. Avvertiti in sogno da un angelo i magi decisero di non tornare a Gerusalemme. Avvertito a sua volta da un angelo, Giuseppe portò la sua famiglia in Egitto (fuga in Egitto); Erode, sentendosi preso in giro, ordinò l’uccisione di tutti i neonati maschi dai due anni in giù del territorio di Betlemme. L’episodio termina ricordando come la strage degli innocenti fosse il compimento di una profezia biblica, narrata nel Libro di Geremia.

Nella tradizione cristiana il racconto è divenuto un topos culturale che ha dato luogo nei secoli a moltissime rappresentazioni artistiche. La Chiesa cattolica venera i bambini uccisi nella strage come martiri, con il nome di “Santi Innocenti”, fissandone la memoria liturgica al 28 dicembre.

 Sul concetto di Ospedale

Il nome latino hospitale deriva da hospes (ospite), dunque in origine il significato di ospedale coincideva con quello di albergo. Il termine ospedale o ospitale è poi rimasto nelle lingue europee: denominazioni indicavano l’ospedale come una casa posta sotto la protezione di Dio.L’assistenza sanitaria veniva offerta presso i conventi, dove il luogo della degenza era denominato infirmitorium da cui il nostro infermeria, l’inglese infirmary e il francese infirmerie.

Al tempo delle crociate furono chiamati hospitia in Terra Santa quei luoghi curati dagli Ospitalieri di S.Giovanni e dall’ordine teutonico che avevano il duplice scopo di ricevere e ospitare i pellegrini e quello di fornire cure mediche ai malati.

Gli ospedali altomedievali erano soprattutto istituzioni religiose che fornivano rifugio ai malati e ai bisognosi e avevano come scopo la cura dell’anima; la salute del corpo veniva in second’ordine e si traduceva in semplice assistenza.
Durante il Medioevo nasce il concetto di hospitalitas, che prevedeva l’accoglienza, l’assistenza e l’ospitalità per i malati: con il Concilio di Orléans (571), monaci e religiosi organizzarono ospizi lungo gli itinerari di pellegrinaggio, presso le chiese e i monasteri. In questo modo si formò una rete ospitaliera che attraversava l’intera Europa. Nel Medioevo il concetto di infirmus (malato) era considerato in stretto rapporto a quello di pauper; (addirittura questi due vocaboli venivano spesso pronunciati insieme, pauperes infirmi, in modo da risultare uno l’attributo dell’altro). Con tali termini veniva dunque indicata una sola categoria di persone, potremmo addirittura dire un’unica classe sociale, senza distinzione tra indigenza economica, infermità e invalidità: storpi e vagabondi, ciechi, mendicanti, folli, pezzenti, vecchi e bambini facevano tutti parte di un unico status sociale.

 

 

Per limitare l’abbandono di bambini più grandi la ruota venne in seguito chiusa da un’inferriata, visto il numero sempre crescente di orfani. La notte del 3 giugno 1875 la ruota venne definitivamente murata.

La Ruota - Alberto Pestelli © 2015

La Ruota – Alberto Pestelli © 2015

 

 

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Incontri: a tu per tu con gli animali selvatici – mini ebook di Gianni Marucelli

Incontri: a tu per tu con gli animali selvatici

Di Gianni Marucelli

La vita di coloro che amano la natura e la guardano con occhio attento è forse più varia e soddisfacente di quella dei comuni mortali, purché gli occhi non si soffermino soltanto a soppesare i disastri, piccoli e grandi, che l’uomo provoca nell’ambiente.
Chi scrive è sempre stato fortemente attratto, più che dai bei paesaggi marini o montani, o dal fascino cromatico dei fiori, o dalla vetustà di certi alberi patriarcali, dagli animali piccoli e grandi e dal loro comportamento.
Certo, è esperienza sempre divertente e appagante osservare un cucciolo di cane o di gatto intento al gioco, o l’imbarazzo di una gallina che, uscita dal pollaio, cerca invano di rientrarvi dopo la chiusura, o i segnali che la mucca anziana lancia alle sue compagne quando è ora di tornare alla stalla, al termine di una lunga e serena giornata estiva nei pascoli di una malga.
Però, la mia vera passione sono gli incontri con gli animali selvatici, specie con i più rari, non tanto perché essi siano veramente poco presenti, quanto perché, in genere, evitano accuratamente, e a ragione, di incrociare i loro passi (o i loro voli) con gli itinerari percorsi dagli umani.
Più che la conoscenza dei luoghi e dei comportamenti, è il caso che, in questo campo, comanda.

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In ricordo di Anna sulla scia delle emozioni – Presentazione del romanzo Chiodi e Farfalle

Di Paola Capitani

 logo biblioteca delle oblate Firenze

Alla Biblioteca delle Oblate, a Firenze, luogo magico e di cultura l’alchimia è di casa e spesso con le emozioni a portata di mano…

Ingresso della biblioteca delle Oblate di Firenze - Alberto Pestelli © 2015

Ingresso della biblioteca delle Oblate di Firenze – Alberto Pestelli © 2015

Ieri, 7 febbraio alle ore 17.00, un affettuoso ricordo di Anna Fabiano, scrittrice calabrese che ci ha lasciato a giugno scorso.

Il suo ultimo libro, uscito postumo, “Chiodi e farfalle”, edito da Ferrari di Rossano Calabro, è stato ricordato con affetto e partecipazione da quanti sono intervenuti in memoria di Anna, ma soprattutto per continuare il suo “forse…forse… forse” e il suo coraggio ed entusiasmo.

 

 Copertina di Chiodi e Farfalle

Una donna forte, volitiva, controcorrente, insegnante, scrittrice, ma soprattutto coraggiosa ed entusiasta nella sua battaglia di vita personale e nel suo impegno politico e sociale. Una donna semplice ma determinata, ricca di anima e cultura, che ha affrontato a testa alta tutte le difficoltà che la vita le ha presentato. Ma non si è mai arresa con la determinazione del suo ‘voglio’ che l’ha sorretta fino alla sua lotta ultima. Non ci ha lasciato, anzi è sempre di più con noi e ci ha consegnato il suo impegnativo testimone che la cognata Daniela ci ha dato nelle sue vibranti parole.

Alberto Pestelli © 2015Una lettera di Anna scritta su facebook poco prima di andarsene. Un toccante testamento per noi tutti e un suggerimento per andare avanti… nonostante tutto. Come quando alla radio e alla televisione ascoltavamo impietriti se i missili scud iracheni ci avrebbero colpito e intanto continuavano la vita di sempre.

_DSC9418O come quando siamo testimoni inermi di malattie ed eventi e non possiamo chinare la testa ma anzi andare avanti con coraggio e determinazione. Non siamo stati abituati ad affrontare le avversità, la malattia, la morte… e filosofi antichi e recenti ci ricordano che Tempus fugit
Ieri alle Oblate il tenero ricordo di Alberto Pestelli amico di Anna e scrittore, che ha rivissuto i toccanti momenti dei loro incontri, il commento arguto e ricco di riflessioni di Emanuela Periccioli, insegnante e delegata alle Pari Opportunità del comune di Borgo San Lorenzo, quello di Antonia Ida Fontana della Società Dante Alighieri di Firenze, di Giorgio Burdese dell’Associazione AICS di Firenze, di Paolo Minerva, scrittore e animatore di eventi culturali, di Tonino Muscetta, parente della famiglia De Bellis, presente al gran completo per questo sentito ricordo.

Paola Capitani – Alberto Pestelli © 2015

La ricetta è semplice… si tratta di partecipare, ma ci vuole impegno, affetto, emozioni e un pizzico di tempo e il gioco è fatto.

_DSC9428Grazie ai fratelli e ai parenti di Anna ma soprattutto agli amici che, non conoscendola, hanno dedicato tempo ed emozioni per un innato spirito di gruppo e partecipazione. Questa è la vera rete che va oltre internet e i social forum, ma occorrono requisiti essenziali: anima e cuore, testa e cultura, doti che Anna possedeva alla grande.

_DSC9429

Grazie anche a Francesco Stoppi che ha fornito la sua professionalità di fotografo e che ci consentirà di corredare con i suoi scatti l’empatia del ricordo.

Anna Maria Fabiano

Anna Maria Fabiano

Licenza Creative CommonsSulla scia delle emozioni: Anna Maria Fabiano e il suo Chiodi e Farfalle di Paola Capitani © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Tra due parentesi di luce

Di Luigi Diego Eléna

Il cosmo secondo la concezione eliocentrica di Copernico. Dominio Pubblico

Oggi il sole ha messo tra due parentesi la luce, per verificare l’ombra di un dubbio caldo sotto la sua pelle. Un piacevole intermezzo lasciando il mondo davanti alla sua porta d’alba. Un fotografare e interpretare ciò che in un viaggio, il solito, cadenzato, annoia e non si comprende. Sono immagini riconoscibili e forse gli dicono poco o nulla in quel guardarle in faccia, e chiuderle strette come vuole tra i suoi raggi, e imprigionarle a doppia mandata. Oppure possono essere tanto e far nascere il cuore da entusiasmi ed attese, tra gli orizzonti del senso pensato e sognato, desiderato e atteso. Attimi a creare in noi un’occasione lontana dalla retorica del frammento bonario, di ciò che arrivato a noi come contemporaneo, e che fa scintille strisciando con la sua debolezza, la sua perdita di riferimenti sull’esserci. Un reietto che si incaglia nelle dune di sabbia ormai nudo essere, rinviato a sé dall’onda, naufrago inafferrabile, obsoleto in un unico angolo. E ci si scioglie come lui, tra l’ingorgo e il gorgo, per finire granello di polvere nella soffitta polverosa. È l’incontro nello scontro che poi è l’ansietà, la sete, il miraggio, l’oasi d’illusione nel dimenticare la propria provvisorietà, l’idea debole, un ma, un se dentro. Una valigia questo cuore di effetti personali, forse bagaglio incapace di dialogare, i cui cocci e l’indicibile sono l’ombra dell’altro, dall’altro. Qui il sole a testa in giù riapre le parentesi: un raggio d’alba, l’ombra che si allunga ed è già domani.

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