Toscana: le Associazioni ambientaliste schierate in modo unitario per la tutela delle Alpi Apuane

Di Gianni Marucelli

L’altro ieri, giovedì 26 Febbraio, presso lo storico Caffè delle “Giubbe Rosse” di Firenze, si è svolto l’incontro con la Stampa dei rappresentanti di tutte le Associazioni ambientaliste toscane. Argomento: il tentativo, da parte dei “renziani” del PD, di modificare profondamente, stravolgendolo, il Piano Paesaggistico Regionale per la Toscana predisposto dall’Assessore al Territorio Anna Manson e approvato dalla Giunta. Materia del contendere, soprattutto lo scempio fatto dalle Aziende marmifere che, per decenni, hanno sfruttato il comprensorio delle Alpi Apuane, un gioiello naturalistico e paesaggistico che tutto il mondo ci invidia.

Il documento proposto dalla Manson metteva finalmente un freno all’attività estrattiva, cercando di salvaguardare i posti di lavoro, ma nel rispetto dell’ambiente.

Il colpo di mano delle lobbies del marmo, tramite i propri referenti nel PD, ha suscitato però l’immediata opposizione del mondo ambientalista e le perplessità dello stesso Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. In seguito a queste decise prese di posizione, a quanto è risultato nel corso dell’incontro, il maxi-emendamento è stato ritirato.

IMG_20150226_122238Comunque, la situazione è ancora incerta, e la mobilitazione (la prima unitaria da molti anni) delle Associazioni ambientaliste toscane rimane; tanto più che il Piano presentato dall’Assessore Manson ha suscitato l’interesse anche di altre Regioni, che potrebbero assumerlo come modello dei loro progetti nel campo delle tutela del territorio.

Alla conferenza-stampa ha partecipato, nelle sue vesti di delegato del Presidente della Federazione Nazionale Pro Natura, anche il direttore della nostra rivista, Gianni Marucelli, che ha ribadito l’impegno proprio e quello de “L’Italia, l’uomo, l’ambiente” nella difesa del patrimonio naturale del nostro Paese.

Licenza Creative Commons
Toscana: le Associazioni ambientaliste schierate in modo unitario per la tutela delle Alpi Apuane di Gianni Marucelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

Expo del pianeta o Expo delle multinazionali

Di Massimilla Manetti Ricci

Il destino delle Nazioni dipende dal modo in cui si nutrono.

Lo affermava il gastronomo e politico francese dell’‘800 Anthelm Brillat-Savarin.

L’uomo è ciò che mangia, scriveva il filosofo Feuerbach.

Mentre il biologo Jared Diamond, in “Armi, acciaio e malattie”, premio Pulitzer 1998 per la saggistica, correlava lo sviluppo della civiltà con la coltivazione dei campi, l’addomesticamento degli animali e lo stoccaggio del cibo.

Circa 8000 anni fa la civiltà si è dunque sviluppata nella Mezzaluna fertile, l’area geografica tra il Nilo, il Tigri e l’Eufrate.

Cibo e civiltà, un binomio di sostantivi da declinarsi a Milano in occasione dell’Expo 2015, che ha scelto il tema nutrire il pianeta, energia per la vita, confrontandosi così col problema del nutrimento dell’uomo e della terra.

Nel novembre 2013 la Fondazione Barilla BCFN (Barilla Center for food and nutrition) ha lanciato il Protocollo di Milano, una proposta di accordo globale sul cibo, che ha ottenuto il supporto di 500 esperti internazionali, oltre settanta organizzazioni e soggetti istituzionali e migliaia i cittadini.

Il Protocollo vuole affrontare il problema della sostenibilità alimentare con tre obiettivi:

  • Combattere la fame e l’obesità con stili di vita sani.
  • Promuovere un’agricoltura sostenibile.
  • Ridurre lo spreco di cibo del 50% entro il 2020.

Lo scorso dicembre la versione finale del protocollo è stata consegnata alle istituzioni italiane con l’obiettivo di dare impulso al dibattito.

Dal protocollo e altri studi, come Expo per le Idee (Hangar Milano Bicocca 7 febbraio 2015), sta nascendo la Carta di Milano che verrà consegnata al Segretario generale dell’ONU durante la giornata mondiale dell’alimentazione il prossimo 16 ottobre 2015.

 

Il Protocollo che vorrebbe essere in campo alimentare quello che Kyoto è stato per l’ambiente, dovrebbe configurarsi come il trampolino di lancio per combattere il problema globale dell’alimentazione, ma i temi proposti saranno insidiosi se al tavolo delle grandi multinazionali non siederanno anche i comuni cittadini, le piccole aziende, i piccoli imprenditori alimentari, se non avranno spazio sufficiente le voci che si levano contro il monopolio del cibo e dell’acqua.

Da Papa Francesco a Carlo Petrini e alla lettera aperta di un gruppo di cittadini e uomini di cultura destinata alle autorità competenti è unanime la richiesta che agli eventi Expo i temi non siano trattati solo in modo unilaterale e che trovino spazio i pescatori, gli allevatori, gli agricoltori, cioè i produttori della filiera.

“Se non saranno protagonisti di Expo, costruiamo sulla sabbia”, afferma Petrini.

Questa economia uccide”, è il duro commento del videomessaggio del Papa;

Siate custodi e non padroni della terra è il suo monito.

Se l’obesità è l’epidemia del terzo millennio, secondo l’OMS, come promuovere uno stile di vita sano quando l’industria propone cibo spazzatura a basso costo e fruibile anche da una popolazione indigente e culturalmente impreparata?

Come ridurre il sale nei piatti preconfezionati per portarlo a 5 gr al giorno o lo zucchero nei prodotti dolciari?

Le linee guida dell’Oms indicano una soglia del 10% di zucchero con un ribasso verso il 5%.

Ma l’Italia con la sua delegazione si è opposta alla modifica durante il Consiglio Esecutivo di Ginevra causando imbarazzo generale per un paese che ospiterà Expo e il tema dell’alimentazione con probabili conseguenze sulla politica sanitaria; una contraddizione che mal si coniuga con l’attenzione verso i consumatori.

In che modo abolire dai prodotti industriali i grassi vegetali come l’olio di palma, nocivo alla salute per i grassi saturi che contiene e all’ambiente per la deforestazione?

 ogm-altieri

Come accettare la battaglia persa dalle associazioni americane contro Monsanto per l’etichettatura dei prodotti che contengono OGM?

E a proposito di OGM, perché produrre modificazioni atte solo al vantaggio economico delle multinazionali: la sterilità dei semi che di fatto crea un monopolio su di essi privando della libertà di coltivazione le aziende agricole, fa parte della denuncia di Vandana Shiva nella “Dichiarazione per la libertà dei semi”.

E come salvaguardare la biodiversità e proteggersi dalla contaminazione? E la prevenzione della salute nel lungo termine?

Anche la sovranità dell’acqua è messa a dura prova con l’esclusione dalle risorse idriche delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo e il tentativo di monopolizzare le sorgenti con l’intento di razionare l’oro blu istituendo una borsa come per il petrolio.

Abbiamo votato un referendum nel 2011 per l’acqua bene comune e pubblico, ma all’Expo sarà venduta quella imbottigliata da Nestlé che ha vinto l’appalto per la distribuzione.

Vandana Shiva

Vandana Shiva

La proposta del Protocollo di intraprendere un’agricoltura sostenibile passa attraverso la riduzione dei biocarburanti per favorire aree agricole più ampie per coltivazioni alimentari, la qual cosa è ben accetta, ma dovrebbe essere regolamentato anche il fenomeno del land grabbing, l’accaparramento di terre, che depaupera gli abitanti prevalentemente dell’Africa subsahariana dei loro terreni ‘affittati’ dalle nazioni più ricche che li saccheggiano, in connivenza con i governi locali spesso corrotti.

Questa forma di colonialismo del terzo millennio è un paradosso che fa diventare alcuni paesi africani tra i principali esportatori di cereali, laddove si muore per denutrizione.

Un fenomeno subdolo che riguarda tutti i settori sfruttabili, quello della coltivazione destinata ai biocarburanti, quello destinato ai cereali alimentari, quello per lo sfruttamento dell’acqua o dei pascoli per l’allevamento di pecore da lana.

In “Ultime notizie dal sud”, Luis Sepulveda traccia un quadro di raffronto tra la Patagonia di oggi, devastata dalle multinazionali, e quella magica e senza tempo di ieri.

Benetton ha recintato 900 mila ettari di terra, pari a un milione di stadi di calcio, bloccando di fatto ai gauchos le vie della transumanza.

Sì, i temi da affrontare sono di vitale importanza, ma se l’Expo sarà solo una vetrina per le 70 multinazionali che lo presenzieranno, avremo perso l’occasione di nutrire il pianeta, di declinare il nutrimento con la civiltà e di salvaguardare la sovranità del cibo e quella dell’acqua, le bidonville e le favelas saranno le nuove metropoli dei derelitti del pianeta, sfrattati dai loro piccoli appezzamenti di terra; le malattie dismetaboliche da eccesso di consumismo dei paesi ricchi faranno da contraltare alla denutrizione di quelli poveri e come denuncia il Papa in questo modello economico …

non siamo solo di fronte alla logica dello sfruttamento, ma a quella dello scarto; infatti, gli esclusi non sono solo esclusi o sfruttati, ma rifiuti, sono avanzi”.

Licenza Creative CommonsExpo del pianeta o Expo delle multinazionali di Massimilla Manetti Ricci © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

Come se non fossimo – una poesia di Massimilla Manetti Ricci

Di Massimilla Manetti Ricci

 tramonto

Mi parli

le tue parole

emozioni distillate

in essenze evanescenti

grani di sale marmoreo

che mordono l’anima

 

Ti ascolto

la tua voce

suono teso su corde intrecciate

nodi di desideri

che si disfano al pensiero di sé

 

Mi guardi

l’eco delle tue palpitazioni

ansimanti nella fuga del mattino

nella luce cangiante del tramonto

nell’ altalena del raggio

che abbaglia il nostro cammino

 

Ti sorrido

mentre il respiro sussulta

di aneliti incerti

bagnato dal solco di pianto

di occhi fuggenti e ritratti

 

Ci pensiamo

sull’attimo intenso

del mai che verrà

sull’orizzonte dei giorni

specchiati

nell’onda girovaga

di quel che vorremo

 

 

Naufraghiamo

 

nella scia di musica

sullo spartito del tempo di ieri

nel giro di danza delle ore di oggi

nella chiave di volta del non so di domani

 

Come se non fossimo

Come se non avessimo

Come se non amassimo

 

Licenza Creative CommonsCome se non fossimo di Massimilla Manetti Ricci è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

L’Usceu (l’usciere)

di Luigi Diego Eléna

Su e giù per le scale che si muovono a serpente dall’osteria della Palma, tra le carte di chi mira a far punti quaranta, e calarle in una chiusura una sull’altra, all’apertura del municipio, dove le carte sono d’istituzionale importanza. Un taglio di capelli con riga e squadra, sempre perfetti e ben allineati, quasi impomatati, più che da un gel, dal Brylcreem che era una pomata. Coppola di lana nel disegno principe di Galles, per la stagione di rigore invernale, e borsalino panama per l’estate, in un incedere rapido con inchino ossequiante. Baudelaire di lui poteva scrivere la caratteristica distintiva della bellezza del dandy, in un’aria di freddezza, derivata da un’irremovibile determinazione, a non esser mai coinvolto. Una vita sempre formale, con licenza di quel pizzico di informare, in una dialettica pepe e sale, ma ingessata nella fede regimentata di custode di segreti di uffici e di ufficiali militari. Se riveli al vento i tuoi segreti, non devi poi rimproverare al vento di rivelarli agli alberi, cosi pensava Kahlil Gibran; così intendeva lui la verità, come un segreto che portò con sé.

Licenza Creative Commons
L’Usceu (l’usciere) di Luigi Diego Eléna © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.lit.

Share Button

Polemica polemizzante… audio-poesia

Di Alberto Pestelli

Inf._23_ipocriti_by_Giovanni_Stradano_(1587)

Giovanni Stradano (1587) Inferno, gli Ipocriti – Copertina della silloge “Dell’Indifferenza…”

Polemica polemizzante è una poesia tratta dalla silloge di poesie inedite di Alberto Pestelli “Dell’indifferenza…” pubblicata nel 2015 da www.youcanprint.it e presto in vendita nelle librerie on line

© copyright Alberto Pestelli 2015

Share Button

Incontro aperto a tutti su “Agricoltura e Salute” ad Anghiari

7 Marzo 2015 Ssala della Misericordia di Anghiari ore 9,30-12,30

Incontro aperto a tutti su “Agricoltura e Salute”

 img1

img2img3

Ore 9,00 Ore 9,30 Ore 10,30 Ore 10,50

Ore 11,20 Ore 11,40 Ore 12,20

INTRODUZIONE AL CONVEGNO
a cura della Dott.ssa Isabella Venturi

TESTIMONIANZE DALLA VALLATA 
raccolte dagli Amici della Terra Valtiberina

PESTICIDI: Normative ed esperienze a cura di Arch. Andrea Cecconi

SALUTE: Incidenza dei pesticidi sulla salute a cura della Dott. Michele Guida

PROPOSTE DEGLI ABITANTI DEL TERRITORIO, DIBATTITO
 & CONCLUSIONI

Durante il convegno verrà presentato il MANIFESTO SUL CORRETTO USO DELLA TERRA DELL’ACQUA E DELL’ARIA PER LA TUTELA DELLA SALUTE

Share Button

LA TABACCHICOLTURA IN ITALIA: COME COLTIVARE UNA DROGA “LEGALE”, INQUINARE IL TERRITORIO E FAR FELICI LE MULTINAZIONALI…

Di Gianni Marucelli

Vogliamo giocare, cari lettori, al “sapete che?…”

Ecco qui: sapete che l’Italia è il nono produttore al mondo di tabacco, di poco alle spalle dell’Argentina?

Sapete che chi coltiva tabacco ha diritto a consistenti contributi economici dall’Unione Europea?

Sapete che le quattro regioni italiane in cui questa coltura è maggiormente praticata sono la Toscana, il Veneto, l’Umbria e la Campania?

Sapete che per “curare” le piante di tabacco durante la loro crescita vengono impiegate decine e decine di sostanze nocive all’ambiente?

Sapete che, in relazione ad altre colture, quella del tabacco ha bisogno di enormi quantità di acqua?

Sapete che il terreno coltivato a tabacco s’impoverisce e degrada rapidamente?

Sapete che…

Beh, abbiamo accertato che la maggior parte di voi, come del resto chi scrive, ha passato la propria vita, magari anche fumando sigari e sigarette, ma ignorando che questi ultimi non facevano male solo ai propri polmoni e al proprio sistema cardiovascolare (questione per certi versi strettamente privata), ma, in misura consistente, anche alla collettività…

La verità essenziale bisogna dirla subito: in tutto il mondo, con centinaia di milioni di persone che muoiono letteralmente di fame, si continuano a sfruttare immense distese di terreno, spesso deforestandolo, per coltivare una pianta che non serve assolutamente a niente (se non a pochissimi usi in farmacopea), se non a far ammalare e a uccidere ogni anno milioni e milioni d’individui…

Salvo, naturalmente, a far guadagnare somme inimmaginabili alle lobby planetarie che gestiscono produzione, manifattura e commercio (io direi spaccio) di questa “droga legalizzata”.

Ma veniamo al motivo contingente che ci ha spinto a fare qualche ricerca e a scrivere poi questo articolo: le proteste, che ci sono pervenute, della gente che vive nelle zone dove viene praticata la tabacchicoltura e che lamenta disturbi, anche gravi, alla salute, per le modalità dei processi di coltivazione, di trattamento chimico, di essiccazione delle piante di tabacco.

Sì, perché subito dopo il raccolto, le foglie subiscono, sul luogo stesso o nei pressi, un trattamento fire-cured, ossia vengono portate gradualmente a essiccazione mediante impianti termici appositamente costruiti che, naturalmente, rilasciano fumi nell’atmosfera.

Le foglie di tabacco sono ricche di nitrosammine (TSNA), veri e propri veleni che, se non si è adeguatamente protetti, incidono sulla salute umana anche nel corso della raccolta. Quindi, anche la combustione (pure se a temperature non molto alte) delle parti della pianta che vengono poi utilizzate porta problemi non indifferenti.

 tabacco--400x300

Perché, vi chiederete, se la tabacchicoltura causa tanti danni, la si pratica tranquillamente da almeno tre secoli, in certe zone del nostro Paese?

Avete certo indovinato: perché i profitti sono ottimi, e le zone “a vocazione tabacchicola” rimangono, in un certo senso, “impiccate” a questa coltura: oltre ai coltivatori veri e propri, e ai loro dipendenti, vi è tutto un indotto che vive (non diciamo prospera) sul tabacco e sugli incentivi che lo Stato, o la UE, concede.

Tabacco, De Girolamo: riprendere il confronto per il futuro del settorePoi vi sono i destinatari del prodotto, i “giganti” planetari di questo “sporco” affare: la Phillip Morris, la Britih American Tobacco e la Japan Tobacco, cui si affiancano molte “imprese” più piccole. I loro tentacoli sono dovunque: se il fumo, attivo e passivo, ha fatto quasi più vittime, nell’ultimo mezzo secolo, della seconda guerra mondiale, loro ne sono i responsabili.

Ci chiediamo: è possibile convertire le aree destinate alla tabacchicoltura alla coltivazione di prodotti più utili e meno dannosi? Certamente, ma l’impresa è quanto mai difficile. Si tratta di convincere gli agricoltori, non solo e non tanto con argomenti etico-ambientali, ma, soprattutto, economici.

Investire massicciamente al solo scopo di eliminare una minaccia per la salute pubblica è qualcosa che, probabilmente e purtroppo, va al di là di quello che i nostri politici riescano a comprendere…

Ma, tuttavia, val la pena di provare.

E’ con questo spirito che diamo spazio all’invito del Gruppo “Amici della terra della Valtiberina”, che, per il 7 Marzo prossimo, organizza ad Anghiari (AR) un convegno sull’argomento.

 Toscana - Anghiari, Val Tiberina

Licenza Creative CommonsLA TABACCHICOLTURA IN ITALIA: COME COLTIVARE UNA DROGA “LEGALE”, INQUINARE IL TERRITORIO E FAR FELICI LE MULTINAZIONALI… di Gianni Marucelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

A passi piccoli

Di Iole Troccoli

Papà fa passi piccoli, trascina i piedi sulla terra, non vede, ha paura di inciampare.
Io lo tengo per mano, gli spiego la strada, gli ostacoli, le variazioni impreviste.
Lui ha quegli occhi persi nel vuoto che non conoscono più.
Lo tengo per mano, spesso gli offro il braccio, se c’è una salita improvvisa o appare una discesa dobbiamo essere cauti, papà non può perdere l’equilibrio, non deve cadere.

Dopo, mi ringrazia sempre, come se non fosse cosa dovuta aiutarlo, sorreggerlo.

Gli racconto che il cielo è nuvoloso, che il termometro grande sopra il supermercato segna tredici gradi ma c’è vento e la temperatura che percepiamo è più bassa.
Gli chiedo se ha calzato bene il cappello.
Ancora passettini, ha i piedi piccoli, papà, li struscia sui marciapiedi sconnessi.
Gli chiedo se è stanco, risponde: ancora no, e quasi sorride.
Nel taxi cerca il sostegno a cui aggrappare almeno una mano, trova una sciarpa, invece. La tocca.
E’ la sciarpa della Fiorentina, esclamo a voce alta.
Risponde che abbiamo trovato un taxi simpatico. Il tassista ridacchia.

Davanti alla commissione i medici fanno domande, gli chiedono di alzarsi, di camminare un po’.
Spostiamo con rumore le sedie, lui fa un breve girotondo, come può. Poi cerca un bracciolo con le dita prensili che disegnano appigli nell’aria, si siede di nuovo, con lentezza.
Risponde con voce dolce, addirittura timida, il mio papà.
Io penso a quando guardavamo insieme i film in TV. Era bravissimo a sceglierli, a parte la sua ostinazione verso i western e gli immancabili di Sergio Leone, che, l’ho capito dopo, quanto fossero belli.
Lo accompagno fuori dalla porta a vetri. Il tempo è sempre ventoso, come di primavera barricata dietro gli alberi.
La commissione gli ha domandato se io fossi l’unica figlia.
Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime senza che potessi prevederlo, ma non mi sono vergognata.
Le spalle di papà hanno ceduto a un tremito veloce sotto il cappotto blu notte.

[C’erano tante stelle quella sera, tante stelle false scollate da un cielo perfettamente blu, come la notte del suo cappotto].

Finalmente scivoliamo verso casa: l’ultimo tratto a piedi prima di raggiungere il portone. Mamma è scesa a prenderlo con l’ascensore, io scappo via.

Ti ricordi, papà, quando mi leggevi le favole? Ogni tanto ti leggo qualche articolo di giornale. Ti ricordi quando passavi ore e ore a leggere, nel pomeriggio? Non voglio che ti ricordi, papà.
Se fuori c’è il sole sei più sereno, quando piove è tragedia perché il tuo unico decimo all’occhio sinistro si addormenta, e allora sei al buio completo e maledici la tua sorte.
Io ti parlo di Borges, allora, della sua poesia sull’essere diventati ciechi. Mi chiedi di leggertela. Non ce l’ho, devo ritrovarla, rispondo. La prossima volta te la porto.

Più tardi, quando chiamo per sapere se tutto è a posto e parlo con mamma, sento che gridi dalla poltrona: tanti ringraziamenti per oggi!

Allora sì che mi viene da piangere, papà.

Iole Troccoli, 17 febbraio 2015

Licenza Creative CommonsA passi piccoli di Iole Troccoli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button

Festa nazionale del gatto

Camilla - Alberto Pestelli © 2012

Camilla – Alberto Pestelli © 2012

Riportiamo un breve articolo apparso sul sito dell’A.N.S.A. ambiente sulla festa nazionale del gatto

Leggi

Share Button

Olio di palma: salute e ambiente a rischio?

Di Alberto Pestelli

Olio di palma in panetti, nel colore chiaro successivo alla bollitura - Pubblico dominio

Olio di palma in panetti, nel colore chiaro successivo alla bollitura – Pubblico dominio

 Noi italiani non siamo un popolo molto dedito alla lettura. In netto contrasto con la quantità di libri pubblicati ogni anno nel nostro paese (circa sessantamila volumi), la percentuale dei cosiddetti “forti lettori” (ovvero quelli che leggono più di un libro al mese) stagna intorno al 6% circa.

Adesso qualcuno si chiederà che cosa c’incastra questa introduzione con il titolo dell’articolo. Se proprio volete trovare l’ago nel pagliaio, la mia risposta è: proprio un bel niente e proprio un bel “tutto”… Va bene, sono vago. Ho voluto mettere solo un pizzico di ironia. Riflettete: se la maggior parte degli italiani non legge un libro da secoli perché farlo è noioso o perché è una perdita di tempo, figuriamoci se si mette a leggere un’etichetta di un prodotto alimentare, cosmetico o altro.

Spesso ho sentito dire da tante persone: “Che le leggo a fare, non ci capisco niente…”. È una bella scusa, questa! Io l’ho sempre chiamata fatica! Perché basta chiedere a qualcuno meno “faticone” per avere un’informazione, anche se un po’ approssimativa, che spieghi il “problema”. Poi, in tempi come questi, basta accendere un computer, avere una connessione internet e trovi tutto quello che vuoi: informazione, controinformazione che informa e purtroppo disinforma… insomma la spiegazione è a portata di mano.

Naturalmente non sempre le etichette riportano con onestà il tipo di ingredienti utilizzati. Con la dicitura generica “olio vegetale” si possono nascondere infiniti tranelli per il consumatore ignaro oppure informato ma faticone.

Spesso e volentieri, dietro quel nome si cela l’onnipresente olio di palma che è sempre più mal visto dai salutisti, medici e dagli ambientalisti.

Il suo elevatissimo contenuto di grassi saturi lo rende in uno stato di semi solidità a temperatura ambiente. Questo facilità il suo trasporto evitando di utilizzare scomode e ingombranti cisterne.

L’olio di palma viene utilizzato in cosmetica per la preparazione di creme, saponi e altri prodotti per l’igiene della persona.

Ma l’impiego, a mio avviso, più deleterio per la nostra salute è quello alimentare. Trova largo impiego nei prodotti confezionati sia dolci che salati: crackers, grissini, fette biscottate, biscotti secchi o frollini, merendine per bambini. Viene usata anche per la preparazione delle margarine vegetali e nelle pasticcerie per la preparazione di glasse e creme e nei ristoranti per la frittura in quanto più economico del più salutare olio extravergine di oliva.

Piantagione di Palme da olio

E non è finita qui: in alcuni paesi sono state costruite centrali termiche che utilizzano l’olio di palma quale combustibile per creare elettricità. Nonostante vengano spacciate come strutture ecologiche, i fumi derivanti dalla sua combustione hanno una percentuale elevatissima di anidride carbonica rispetto a tanti altre sostanze cosiddette bio.

La sua pericolosità nel campo alimentare sta nell’utilizzo a lungo termine e non nella sua assunzione occasionale in quanto, il suo alto contenuto di grassi saturi non è controbilanciato dalla presenza nell’olio degli acidi grassi polinsaturi che sono in grado di controllare i livelli di LDL (lipoproteine a bassa densità), in altre parole il colesterolo cattivo.

L’industria dell’olio di palma non è catastrofica solo per la salute umana e animale, ma anche per l’ambiente.

Infatti, la coltivazione della palma per estrarre l’olio è considerata un vero e proprio flagello per le foreste tropicali.

La deforestazione di vaste aree del globo terrestre per impiantare coltivazioni della palma ha raggiunto livelli incredibili in Asia, nel Sud America (Brasile) e in Africa (Madagascar). In Malesia e in Indonesia, in poco più di una decina di anni (tra il 2000 e il 2011) si sono perduti circa 6 milioni di ettari di foresta tropicale, ovvero un territorio vasto quanto l’intera isola dell’Irlanda.

L’Irlanda vista dal satellite – Pubblico dominio

Quindi occorre leggere attentamente le etichette di un prodotto alimentare prima di contribuire alla distruzione delle foreste del nostro pianeta e, cosa molto grave, all’aumento dei livelli patologici di colesterolo ai vostri figli, abituati alle “innocue” merendine confezionate consumate ogni giorno a colazione e a merenda, oppure alle patatine fritte confezionate come contorno alle pietanze del pranzo o della cena e in tante altre leccornie prelibate pubblicizzate con ritmi incessanti alla TV.

Forse sarebbe il caso di tornare alla vecchia e “sana” fetta di pane e olio di oliva che i nostri nonni volevano propinarci quando eravamo fanciulli!

Licenza Creative CommonsOlio di palma: salute e ambiente a rischio? di Alberto Pestelli © 2015 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Share Button