Veneto, Villa Barbarigo di Valsanzibio

Di Alessandro Ghelardi

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) - Alessandro Ghelardi © 2014

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) – Alessandro Ghelardi © 2014

Francesco Zuane Barbarigo, nobile veneziano del 1600, fece un solenne voto a Nostro Signore: se la sua famiglia fosse stata risparmiata dalla grande peste – la peste nera che imperversava a Venezia e in tutta Europa e che aveva già ucciso sua moglie Lucrezia Lion – lui avrebbe fatto un’opera grandiosa per commemorare e glorificare la grandezza di Dio.

Una volta esaudito, decise di costruire a Valsanzibio (Valsanzibio è una frazione di Galzignano Terme in provincia di Padova, N.d.C. – Nota del Coordinatore), nelle terre dove era proprietario dal 1630 dell’omonima villa, un giardino simbolico seicentesco.

La realizzazione, su disegno dell’architetto e fontaniere pontificio Luigi Bernini, avvenne tra il 1665 e il 1669. Il parco, che copre un’area di quindici ettari, contiene ben settanta statue e un complesso sistema di fontane tutte funzionanti.

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) - Alessandro Ghelardi © 2014

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) – Alessandro Ghelardi © 2014

Ho avuto la fortuna di visitare il parco monumentale di Villa Barbarigo a Valsanzibio durante un week-end trascorso alle terme in un hotel di Montegrotto. Mia moglie Sonia che, come diceva Benigni nel film “Berlinguer, ti voglio bene”, oltre al “ricreativo”, cerca sempre occasioni per il “curturale”, mi propose, tra una sauna e un bagno turco, di visitare il giardino di questa villa che è conosciuta anche con il nome di Pizzoni Ardemani, dal cognome della famiglia che ne è proprietaria da tre generazioni.

Accettai a malincuore di abbandonare per qualche ora il completo relax, però, devo dire che non me ne sono pentito affatto perché la visita è stata veramente stupenda.

Il complesso è situato in una delle valli dei Colli Euganei, la Valle di Sant’Eusebio (da cui prende il nome l’antico paesino, Valsanzibio), ad una ventina di chilometri da Padova.

Fino alla metà dell’ottocento era raggiungibile da Venezia tramite canali. Si entrava con la barca dal Padiglione di Diana, monumentale ingresso, un’elegante costruzione su cui spiccano pregevoli bassorilievi e statue, come quella di Diana-Luna, la dea della natura e degli animali selvaggi.

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) - Alessandro Ghelardi © 2014

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) – Alessandro Ghelardi © 2014

L’itinerario, che simboleggia il cammino dell’uomo verso la salvezza, prosegue entrando nel giardino fino a raggiungere l’arco di Sileno. Da qui, costeggiando la peschiera detta Bagno di Diana, la Fontana dell’Iride e la Peschiera dei Venti, si giunge al labirinto geometrico.

Questo labirinto in bosso, con un percorso di 1500 metri, rappresenta uno dei più estesi labirinti dell’epoca tuttora esistenti. È stato realizzato con seimila arbusti di bosso sempreverde. La maggior parte di queste piante sono secolari e sono state piantate tra il 1664 e il 1669 quando il giardino di Valsanzibio è stato creato e portato all’attuale fisionomia.

Gli amanti del rock di casa nostra, avranno riconosciuto nel labirinto della villa la “location” in cui i Negrita hanno interamente girato, nel 1999, il video della canzone “In ogni atomo” tratto dall’album “Negrita-Reset”

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) - Alessandro Ghelardi © 2014

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) – Alessandro Ghelardi © 2014

Usciti dal labirinto, si continua tra statue fontane e giochi d’acqua fino a trovare l’isola dei conigli, una delle poche garenne ancora esistenti.

Poi, nel giardino storico di sette ettari, si possono ammirare molti alberi secolari, piantati anche questi nel periodo sopracitato (circa il 70% delle piante odierne sono originali!)

Il Giardino di Valsanzibio è unico al mondo per la quantità di piante di bosso e per la longevità delle stesse. Molte hanno più di 350 anni.

Ci sono 40.000 metri quadrati di piante di carpino che, per lo più, formano i Viali Ombrosi. Essi sono potati in modo da creare una suggestiva galleria di foglie.

Una delle tante piante originarie del giardino è il Cipresso della California, il più vecchio esemplare della sua specie oggi presente in Europa.

Il complesso che spesso è chiamato “La Perla dei Colli Euganei”, di recente è stato giudicato il più bello d’Europa.

Devo dire, però, che questa bellezza non è pubblicizzata come meriterebbe dagli Enti di promozione turistica sia locali sia nazionali.

Si può visitare tutti i giorni da marzo a novembre, dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 14,00 al tramonto (domeniche e festività, orario continuato).

La villa, invece, si può visitare solo su prenotazione o affittata per vacanze o shooting cinema/fotografici.

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) - Alessandro Ghelardi © 2014

Villa Barbarigo, Valsanzibio (Padova) – Alessandro Ghelardi © 2014

Alessandro Ghelardi, Caldine 24 dicembre 2014

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Ogni notte – di Iole Troccoli

Di Iole Troccoli

Forse mi è rimasto lo sguardo, le parole di tutti – sospese – levitano come onde giganti, spettri che attraversano reti e fanno il loro gioco blu dentro il sogno.
Forse mi è rimasto lo sguardo, inutilmente. Per capire occorrerebbero anni-secoli-millenni, e ancora ci sarebbe spazio, un tempo lunghissimo che non basterebbe per scendere dietro quei libri troppo vecchi anche solo per essere sfogliati.
La trama della carta condurrebbe ai vestiboli neri imparati quando la notte precipita e qualcuno o qualcosa tenta di salvare almeno il minimo richiesto. Per.
Forse mi è rimasto lo sguardo, quello sì, ancora intatto in mezzo alle pieghe e alla trasformazione di me in una sagoma che non comprendo più allo specchio.

Vola alto il canto muto dell’alba
che si regge su nuvole ignote
i colori mescolati al pennello
le fanno gialle, azzurre, grigie
ne fanno vento. Lontano.

A me resta lo sguardo
interdetto
inconsapevole
feroce
a me resta un taglio
un passaggio che accoppia luci
a un sonoro trascorso
a un vuoto presente
una forma
una voce.

Onde giganti muovono sabbia
ogni notte.

Ogni notte.

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Umbria, lago Trasimeno: L’isola Maggiore

Di Maria Iorillo & Alberto Pestelli

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

I laghi hanno un loro fascino particolare. Per questo li adoriamo. Tuttavia siamo convinti che molti possano non essere d’accordo con la nostra affermazione. È naturale non esserlo. Non a tutti piace passeggiare lungo le rive selvagge di uno specchio d’acqua circondato da colline e montagne a stretto contatto con la natura, con gli animali che scorrazzano liberi e indisturbati. Un lago non ha il medesimo orizzonte del mare… un orizzonte infinito dove si può immaginare cosa può esserci oltre la linea che separa il cielo dall’acqua. Bello avere immaginazione… la fantasia si può tramutare in versi o pensieri altrettanto belli. Magari in un quadro. Ma anche lo spazio ristretto di un lago ha qualcosa in più: la serenità. Sentimento che raddoppia di valore quando esso è offerto proprio nel bel mezzo di questo piccolo mare d’acqua dolce. E il lago Trasimeno ha ben tre isole dove puoi trovarla: l’isola Polvese (che è la più grande ed è un parco scientifico didattico. Un tempo è stata abitata.), l’isola Minore e l’Isola Maggiore. Parleremo di quest’ultima che è l’unica abitata.

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

Abbiamo preso il traghetto al porticciolo di Passignano sul Trasimeno. La prima corsa del mattino vede ben pochi turisti. Gli unici passeggeri siamo noi e un anziano signore del posto.

– Fa strano vero? -, ci dice.

– A Tuoro saliranno altre persone. Vanno tutti a lavorare sull’isola. Sono camerieri dei locali e commessi dei negozietti del borgo. Devono aprire gli esercizi prima dell’arrivo dei turisti. Qualcuno di queste persone, come me, ha anche abitato nel paesello prima di trasferirsi sulla terra ferma. Io torno spesso dove sono nato. Non posso farne a meno.

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

La nostra attenzione si rivolge alle due isole. La Minore e la Maggiore sono vicinissime e affiancate. Sembrano essere un’unica “entità”. Man mano che il traghetto si avvicina, esse vanno delineandosi ognuna nella propria individualità. L’isola Minore è piccolissima e disabitata. È interamente coperta da una fitta vegetazione e non ha approdi per le barche se non quelli naturali. È stata abitata fino al XV secolo. Gli unici abitanti dell’isola sono gli uccelli e gli insetti.

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

L’Isola Maggiore, grande il triplo, si presenta come una grossa collina ricoperta di ulivi, cipressi, pini e lecci. Gabbiani, svassi, fagiani hanno accompagnato il nostro sbarco sull’isola.

“Podiceps cristatus 123” di Marco Serra – Opera propria. Con licenza GFDL tramite Wikimedia Commons.

Al porticciolo c’è un piccolo gruppo di case quasi tutte di pietra, qualche struttura ristorativa e alberghiera e il bellissimo Museo del Merletto. Dopo il caffè di rito in un bar e piccolo giro nel borghetto, abbiamo seguito il sentiero a sinistra del porto.

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

È stato suggestivo passeggiare sul lungo lago, immersi nel verde della collina e accompagnati dal silenzio del luogo. Simpatico è stato l’incontro con i conigli selvatici e moltissimi fagiani che andavano tranquilli lungo il medesimo nostro sentiero. Lì nessuno li disturba. Non conoscono, per fortuna, il rumore di uno sparo di un fucile da caccia.

Seguendo la stradina, in poco tempo ci siamo ritrovati sul luogo dove San Francesco d’Assisi sbarcò. C’è una statua a ricordare l’evento. Nei pressi esiste una cappella dov’è custodito il giaciglio del santo.

Lago Trasimeno: L'isola Maggiore - Alberto Pestelli © 2007

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

Continuando il nostro percorso, abbiamo visitato la chiesa di San Michele Arcangelo datata XII secolo. La nostra intenzione era di visitare il castello Guglielmi. Purtroppo era chiuso per lavori di ristrutturazione (quando visitammo l’isola Maggiore era il 2006, N.d.R.).

Lago Trasimeno: l'isola Maggiore - Alberto Pestelli © 2007

Lago Trasimeno: l’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

Dopo un’ora e mezza di camminata ci siamo ritrovati nuovamente al porticciolo pronti per tornare a Passignano sul Trasimeno.

Sì, vale proprio la pena visitare l’Isola Maggiore. Vale la pena trascorrere anche qualche giorno immersi nella natura e nella storia. È il posto ideale per rilassarsi e magari per dedicarsi alla scrittura e alla pittura. Natura, silenzio e pace. Quali elementi migliori per incontrare se stessi?

Lago Trasimeno: L'isola Maggiore - Alberto Pestelli © 2007

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

Lago Trasimeno: L'isola Maggiore - Alberto Pestelli © 2007

Lago Trasimeno: L’isola Maggiore – Alberto Pestelli © 2007

 

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Buon Natale

La Redazione di L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

augura a tutti i suoi lettori

buone feste gif

Babbo Natale e le renne lanciati in una macarena...

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Cervo (IM) – Le cisterne domestiche

Di Luigi Diego Eléna

"Cistern getting water" di Daniel Ortmann - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons.

“Cistern getting water” di Daniel Ortmann – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons.

 

Un tempo a Cervo l’acqua la si prendeva con il secchio calato nell’imboccatura della cisterna che raccoglieva l’acqua piovana. Ogni casa era dotata di una cisterna posta al piano terreno di ogni abitazione. Erano contenitori in cemento e mattoni dalle dimensioni pari a una stanzetta. Questi contenitori cisterne davano ad ogni famiglia la possibilità di accumulare l’acqua piovana, per poi riutilizzarla durante i periodi di fabbisogno. Quindi una soluzione ingegnosa e saggia di utilizzo dell’acqua piovana usata a livello domestico. Ad oggi quasi nessuna abitazione è dotata di questi semplici sistemi di accumulo ed essi non sono affatto ne sponsorizzati ne di fatto incentivati. In quei tempi era invece un sistema comune di raccolta dell’acqua piovana proveniente dai tetti delle case. Essa passava attraverso una grondaia che la convogliava e raccoglieva in una cisterna in modo che si potesse utilizzare nella stagione secca. Inoltre quell’acqua era utilizzata altresì sia per irrigare l’area attigua delle abitazioni (i baregai), sia per l’uso igienico. Il tutto era regolato da una tramoggia regolata a mano per prevenire il troppo pieno. L’acqua sovrabbondante veniva convogliata in un tubo che scaricava nei carruggi. Naturalmente un sistema di filtraggio consentiva la purezza di tale acqua, unitamente all’accurata pulizia di tetti e grondaie. Così si risolveva la siccità locale e si risparmiava sulla bolletta che poi arriverà puntuale ai giorni nostri. Altro discorso riguarda i lavatoi comunali di cui parleremo in altro racconto.

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Valle d’Aosta

Di Maria Iorillo

"Regione-Valle d'Aosta-Gonfalone". Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

“Regione-Valle d’Aosta-Gonfalone”. Con licenza Copyrighted tramite Wikipedia.

Spiriti liberi. Ecco come ci definiamo durante i nostri viaggi. Stabilita la meta, si parte pronti a scoprire il vero volto dei luoghi. Ѐ vietata l’autostrada, troppo monotona. Sono obbligatorie, invece, le tappe fuori programma. Quante sorprese in queste escursioni extra.

La sosta in Val d’Aosta, prima di oltrepassare il Piccolo San Bernardo per arrivare in Francia, è durata quattro giorni, troppi forse per un qualsiasi altro turista, considerando l’estensione della regione più piccola d’Italia. Pochi, invece, per chi, come noi, pretende di “viverlo” tutto il luogo per coglierne l’anima.

Pont Saint Martin – Alberto Pestelli © 2007

Donnas: l'antica strada romana - Alberto Pestelli @ 2007

Donnas: l’antica strada romana – Alberto Pestelli @ 2007

Entrati in Val d’Aosta, dopo aver attraversato il Piemonte, il primo comune visitato è stato Pont Saint Martin. Mi sono sentita subito catapultata in un’altra dimensione, lontana dalla realtà caotica di Roma, la città in cui vivo.

Graziose casette in pietra o in legno e con tetti a spiovere, con finestre e balconi impreziositi da cascate di fiori multicolori. Paesi a festa, dove la vita sembra scorrere con altri ritmi, accompagnati dal canto dell’acqua. Caratteristica di Point Saint Martin è un ponte romano sul fiume Lys che scorre birichino in mezzo al paese. E quel canto l’abbiamo ritrovato in ogni paese, in ogni valle, ai bordi delle strade, sui fianchi delle alte montagne. Il ruscello, l’amico della mia infanzia. Simbolo del mio animo, ora pacato, ora inquieto.

Ghiacciaio del Monte Bianco in Val Ferret - Alberto Pestelli © 2007

Ghiacciaio del Monte Bianco in Val Ferret – Alberto Pestelli © 2007

Monte Rosa - Alberto Pestelli © 2007

Monte Rosa – Alberto Pestelli © 2007

Cogne: sullo sfondo il ghiacciaio del Gran Paradiso - Alberto Pestelli 2007

Cogne: sullo sfondo il ghiacciaio del Gran Paradiso – Alberto Pestelli 2007

Abbiamo percorso, durante il primo giorno, tutta la valle orizzontalmente, in un percorso ora lineare ora curvoso, e incorniciata dai boscosi monti. Ma al di sopra di tutti troneggiano i ghiacciai del Monte Bianco, del Monte Rosa, del Cervino e del Gran Paradiso. Sentinelle dalla bianca testa. Giganti buoni.

La valle è attraversata, in tutta la sua lunghezza, al centro dalla Dora Baltea, e lateralmente dall’autostrada e dalla statale. Qua e là piccoli paesi in apparenza simili fra loro, ma ognuno con una propria caratteristica. Saint Vincent, Cervinia, Courmayeur, La Thuile, Cogne, Gressoney e altri, e, naturalmente, Aosta. Di tanto in tanto si rimane sorpresi di fronte alla magia dei castelli disseminati un po’ dappertutto.

Aosta: l'antica porta romana - Alberto Pestelli © 2007

Aosta: l’antica porta romana – Alberto Pestelli © 2007

Aosta: l'arco di Augusto - Alberto Pestelli © 2007

Aosta: l’arco di Augusto – Alberto Pestelli © 2007

Aosta - Alberto Pestelli © 2007

Aosta – Alberto Pestelli © 2007

Aosta - Alberto Pestelli © 2007

Aosta – Alberto Pestelli © 2007

Alcuni diroccati, altri bellissimi ma chiusi al pubblico e altri visitabili solo in parte. Come il Castel Savoia, residenza estiva della regina Margherita, il Forte Bard, il Castello di Fenis. Dimore di storie antiche che affascinano per i misteri e per ciò che essi rappresentano nella mente di chi ha la fortuna di passeggiare tra le loro sale ricche di arazzi, affreschi, mobili antichi e segreti. I castelli, libri da leggere per scoprire storie che appartengono al passato ma che hanno contribuito certamente alla costruzione della storia di ognuno di noi.

Il Forte di Bard - Alberto Pestelli © 2007

Il Forte di Bard – Alberto Pestelli © 2007

Val di Gressonay: Castel Savoia - Alberto Pestelli © 2007

Val di Gressonay: Castel Savoia – Alberto Pestelli © 2007

Castello di Fenis - Alberto Pestelli © 2007

Castello di Fenis – Alberto Pestelli © 2007

La Valle d’Aosta è stata ed è terra di passaggio, di popoli e culture, porta i segni di influenze straniere e di tradizioni diverse. Infatti, oggi non si parla solo italiano ma anche il francese, unica lingua, invece, prima dell’unità d’Italia. I nomi delle valli, dei paesi e delle vie, sono quasi tutti francesi. Le scuole elementari si chiamano “Ècole primarie”. Il Municipio “Hotel de la Ville”. Il forno “boulangerie”. Quasi una anticipazione alla prossima tappa del nostro viaggio, la Savoia francese. Anche i sapori sono più forti.  Squisite la polenta concia e la fontina ad amalgamare gli ingredienti di gustose pietanze.

Gressonay Saint Jean - Alberto Pestelli © 2007

Gressonay Saint Jean – Alberto Pestelli © 2007

Val Ferret - Alberto Pestelli © 2007

Val Ferret – Alberto Pestelli © 2007

Val di Cogne: Cascata di Lillaz - Alberto Pestelli © 2007

Val di Cogne: Cascata di Lillaz – Alberto Pestelli © 2007

Ma il fascino di questa regione lo si scopre e subisce entrando nelle valli laterali. Dalla vallata centrale, attraverso strade ricche di tornanti a strapiombo, si arriva a queste piane sospese tra cielo e terra, dove i ghiacciai spiccano sui paesaggi e sembrano così vicini da poterli toccare con un dito.

E in esse che d’inverno gli sciatori provano l’ebbrezza di andare forte come il vento sul manto bianco che ricopre i prati. Quelle distese che, al calore del sole d’aprile, rinverdiscono e invitano a passeggiare a piedi nudi per sentire le carezze della natura.

Il Lago Blu - Alberto Pestelli © 2007

Il Lago Blu – Alberto Pestelli © 2007

Fontainemore - Alberto Pestelli © 2007

Fontainemore – Alberto Pestelli © 2007

Val Grisenche - Alberto Pestelli © 2007

Val Grisenche – Alberto Pestelli © 2007

Qui in alto, vicino al cielo, ho avvertito forte la mia sintonia con quella natura quasi incontaminata. Così incredibilmente forte e imponente. “Vorrei essere ingoiata dalla forza di quelle rocce e amalgamarmi in esse. Chissà se fossi parte di un gigante, sarei più forte e sicura di fronte alle intemperie”. Questo il pensiero che mi suonava dentro ogni volta che il mio sguardo si allungava fra quei monti. I loro ghiacciai si scioglievano, forse commossi, e rigagnoli di lacrime pure, scendevano lungo i loro fianchi larghi e verdi. Cascate su strapiombi, torrenti in leggera discesa. Acqua fresca e limpida a raccogliere le mie emozioni, quelle lasciate sul torrente della mia infanzia e qui ritrovate.

Posto di ristoro sotto il Piccolo San Bernardo - Alberto Pestelli © 2007

Posto di ristoro sotto il Piccolo San Bernardo – Alberto Pestelli © 2007

La Thuile - Alberto Pestelli © 2007

La Thuile – Alberto Pestelli © 2007

Val d'Ayas - Alberto Pestelli © 2007

Val d’Ayas – Alberto Pestelli © 2007

Una, cento, mille gocce che corrono per me. Il loro canto rimprovera il mio animo per ricordargli che la vita scorre. E un giorno s’incontrerà con l’oceano. Lì dove tutto finisce o, forse, tutto comincia.

La Val d’Aosta regala immagini ed emozioni uniche, ma anche amore. Amore per la natura. Per la vita. Amore… e rispetto.

Licenza Creative CommonsValle d’Aosta di Maria Iorillo © 2007/2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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A proposito di “L’italia, l’Uomo, l’Ambiente”

Di Alberto Pestelli

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Un titolo del genere, come se si trattasse del supercelebre “A proposito degli Hobbit” di Tolkieniana memoria, non è una cosa dettata dal caso.

Cercando, appunto, un titolo per il presente articolo, mi è caduto lo sguardo in direzione della libreria del mio studio con la speranza di ricavarne un po’ di ispirazione. Il primo volume che ho osservato è stato proprio “Il signore degli anelli”.

Ebbene, è stata una folgorazione – per non sembrare irriverente nei confronti di qualcuno cambio luogo della folgorazione – come quella avvenuta sulla Via di Lamporecchio la cittadina Toscana famosa per i suoi gustosi brigidini.

Quindi, “A proposito di L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente è stato scelto subito perché calza a pennello.

Perdonatemi questo logorroico preambolo prima di parlare di cose ben più serie, ovvero delle faccende di numeri e dati del primo anno di attività della nostra Rivista.

Ho preparato una tabella dei download dei numeri in PDF del giornale on line, dei supplementi, dei mini-ebook e dei vari documenti e comunicati pubblicati da marzo a oggi. Ebbene, non credevamo di avere tanto riscontro positivo in così pochi mesi.

Un successo grandioso che intendiamo ripetere in futuro con maggiore impegno per ottenere almeno il doppio dei download del 2014.

Sono convinto che ci riusciremo grazie soprattutto alla preziosa collaborazione dei nostri amici redattori e a coloro che un giorno faranno parte della squadra.

Un sentito grazie va al nostro direttore Gianni Marucelli per la sua dedizione e professionalità giornalistica che, senza di lui la rivista non sarebbe mai nata.

Un sentito grazie a Maria Iorillo, Iole Troccoli, Massimilla Manetti Ricci, Carmelo Colelli e Anna Conte del Comitato di Redazione (il cosiddetto nocciolo duro della Rivista).

Inoltre voglio ringraziare tutti coloro che hanno dato un prezioso contributo coi loro articoli in questo primo anno di attività: Luigi Diego Eléna, Carmen Ferrari, Alessio Genovese, Gabriella Usai Inconis, Paola Capitani, Claudia Tiberi, Simone Moretti, Luisa Puttini Hall, Ada Ascari, Daniela Affortunati, Alessandro Ghelardi, Adelaide Cantafio, Massimo Botturi, Ellen Koch, Alessandro Murru, Betta Vittadello, Maria Ivana Trevisani Bach, Mirella Putzu, Roberto Rossi.

Un super ringraziamento speciale a mia nipote Martha Pestelli, autrice del logo della rivista e della copertina del nostro ebook di poesie e racconti “Ispirazioni, le parole e i colori”.

Grazie amici cari.

In allegato al presente articolo troverete la tabella dei dati di questo primo anno di attività.

Alberto Pestelli, Coordinatore di Redazione

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Santa che voleva solo vivere

Di Carmelo Colelli

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Venerdi 21 Novembre, al teatro Abeliano di Bari, nell’ambito delle iniziative atte a sensibilizzare sul fenomeno dello stalking, è andata in scena, la rappresentazione “Santa delle perseguitate”, una vicenda di stalking di molti anni fa: la storia di Santa Scorese.

Sul palcoscenico in un angolo, una tavola, una di quelle che si trovavano in molte cucine degli anni 80/90, nell’angolo opposto una sedia e appesi a dei fili, i fogli di un diario: quello di Santa, fortunatamente salvato in extremis dalla distruzione.

Molte ragazze in età giovanile amavano ed amano lasciare traccia della storia della loro vita sulle pagine di un diario, alcuni di questi vengono dimenticati poi in un cassetto o distrutti, quello di Santa si è salvato ed ha acquisito un valore importante per la sua vicenda.

Santa Scorese scriveva: ” Non c’è gioia sfrenata in me, ma la pace che mi dà la Tua presenza nascosta, Dio e Signore dell’universo. Ti sento nel vento fresco che viene a rinfrancare il mio corpo. Ti sento nell’aria pura che arriva nei miei polmoni e mi dà vita. Ti colgo nella semplicità dell’erba, dei fiori che si piegano davanti a Te, l’Onnipotente. Ti lodo, ti adoro e Ti ringrazio per tutte le attenzioni che hai per me…”

Sì, Santa scriveva queste riflessioni, che non erano belle parole facenti parte di belle frasi, erano il codice della sua vita, lei aveva messo Dio avanti a tutto, vedendolo in ogni persona che aveva bisogno del suo aiuto. Lei si prodigava per coloro che avevano bisogno, portava il suo calore in famiglie bisognose di tutto, era accanto alle persone che non avevano nessuno. L’altro, quello che incontrava per strada, quello che aveva bisogno per lei aveva il volto di Dio. Il suo aiuto lo destinava a tutti senza distinzione.

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Santa era una ragazza, che aveva abitato per circa 20 anni al quartiere Libertà, un quartiere popolare della nostra città, poi la famiglia si trasferì a Palo del Colle. Santa terminato il Liceo, come molte ragazze si iscrisse all’Università.

Gli ultimi tre anni della sua vita furono particolari e speciali, pieni di sofferenza, perché perseguitata da un ragazzo e, di forte determinazione nella sua scelta di amare sempre più Cristo, tanto da desiderare di seguirlo: Santa avrebbe voluto farsi suora. Ogni giorno, si alternava in lei la sofferenza per la persecuzione che subiva e la serenità nell’amare Dio attraverso il suo prossimo.

Tre anni particolari anche per gli amici ed i famigliari di Santa, tutti costretti a fare da scorta a Santa, si spera che tutto possa avere una fine, che finiscano i pedinamenti e le molestie, che torni la serenità nella vita della giovane donna.

Santa scrive sempre nel suo diario:

“Signore, accetta tutti i miei sforzi, i miei tentativi di cambiare per te e ridi pure di me, della mia piccolezza, ma non ti stancare di amarmi e di chiamarmi ogni giorno con voce più melodiosa.

Rendimi docile, fammi essere la tua argilla, pronta per essere lavorata come tu vuoi. Ti ringrazio per ogni respiro che mi dai perché sei Tu che, ogni giorno, prima che io mi svegli, mi hai già scelta e mi chiedi di sceglierti. “

I giorni passano uno dopo l’altro Santa sempre più innamorata di Dio e sempre più perseguitata.

Tre anni di stalking.

Nonostante allarmi e denunce, lettere e telefonate, aggressioni e tentativi di violenza, ecco la sera di venerdì 15 marzo 1991 intorno alle ore 21.

Quella sera Santa era stata nella Chiesa Matrice di Palo del Colle, nel gruppo di Azione Cattolica aveva sollecitato con forza, interventi concreti a favore degli Albanesi che erano giunti in gran numero a Brindisi in quel periodo.

Quella sera torna a casa sola, il suo pensiero agli altri, a Cristo che vede nei fratelli.

La lama di un coltello, penetra tredici volte nel suo corpo, proprio sotto casa sua.

La corsa verso il Policlinico di Bari. Tutti si affannano per salvarla.

Lei insieme, alla sorella, prega.

Le sue ultime parole sono di perdono per il suo assassino.

Questa storia ha colpito il regista e attore Alfredo Traversa, che giorno dopo giorno, dopo aver letto documenti di cronaca e pagine del diario di Santa, decide di rappresentare questa storia.

Osservando Alfredo, sul palco, si ha la netta sensazione che non reciti, interpreta ed offre, a chi gli sta di fronte, le sue personali emozioni che scaturiscono attimo dopo attimo, dalla lettura e rilettura della storia di Santa. Si percepisce, a volte, tutta la sua sofferenza di fronte a questo dramma, una sofferenza che viene mitigata dalla lettura del diario di Santa e dalla fede e dedizione di questa a Dio. Santa una ragazza speciale, della quale, sembra che Alfredo ne sia innamorato: innamorato di una donna che non ha mai conosciuto.

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Sulla scena insieme ad Alfredo, una donna, Tiziana Risolo, che con delicatezza, quasi a voler proteggere ogni gesto ed ogni parola, interpreta Santa, dà voce ai suoi pensieri, che poi non sono solo pensieri ma forze portanti della sua vita.

Alfredo è veramente preso da questa storia straordinaria, è affascinato da Santa, sente il bisogno di fermare sulla carta alcuni suoi pensieri su Santa, lo fa dando alle stampe un libro dal titolo “Santa che voleva solo vivere” pubblicato dall’editrice pugliese La Meridiana.

Tanto è intensa l’interpretazione dei due attori che il pubblico ne rimane sempre ammutolito, riceve un comunicato di dura cronaca, uno di quelli che fanno veramente male e, gusta la bellezza dell’amore di Santa per Dio.

Un lungo applauso.

Il 30 aprile scorso, a Palese-Macchie, un quartiere di Bari, è stata intitolata una via a Santa Scorese, sulla targa è stato scritto: “vittima di femminicidio”.

L’arcivescovo di Bari Mariano Magrassi la proclamò “Serva di Dio” e dal giorno delle Palme del 1998, è in corso in Vaticano il processo per la causa di beatificazione.

Rosamaria, la sorella di Santa dice: “Santa avrebbe avuto 46 anni, era una ragazza normale come tante altre della sua età, molto volitiva, uno spirito libero che non accettava compromessi. Per niente bigotta: non si fissava sulle immaginette. Coltivava il desiderio di essere vicina agli ultimi, ma senza ostentare nulla”.

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25 Novembre, GeneriAMO CAMBIAmenti

Di Paola Capitani

scarpette rosse

Il 25 novembre 2014, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si è svolta una significativa manifestazione al Centro d’Incontro di piazza Dante 33 a Borgo San Lorenze (FI). Hanno partecipato tutte le Associazioni di Volontariato che hanno sede presso la struttura di proprietà del Comune di Borgo San Lorenzo.

Un’interazione e sinergia coinvolgenti che hanno avuto l’ideazione e collaborazione di Emanuela Periccioli delegata alle Pari Opportunità del Comune sopra citato.

Le “scarpette rosse” hanno creato un clima di positiva e partecipe collaborazione intergenerazionale tra le Associazioni ospitate nel Centro e i numerosi giovani delle diverse scuole del territorio che si sono dati appuntamento presso la sede di Re Mida in piazza Dante per discutere e COSTRUIRE, realizzare in un laboratorio di confronto manufatti cartacei SUL TEMA da esporre sia nelle vetrine del centro storico, sia in Municipio nella sala consiliare dove ancora sono collocati.

Qualche elaborato in una suggestiva processione è stato affisso nell’auditorium dove è proseguita la manifestazione in un nutrito pubblico che ha collaborato con attiva partecipazione.

   Una testimonianza nutrita, ricca di spunti e di emozioni, una testimonianza e un progetto per un domani propositivo e costruttivo di fronte ai drammi più evidenti che continuamente affollano le cronache quotidiane.

   La prima a utilizzare le scarpe rosse come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne nel 2009 fu l’artista messicana, Elina Chauvet che creò l’installazione “Zapatos rojos”, per far conoscere la situazione della cittadina di Juarez, dove dal 1993 si erano moltiplicati i casi di “femminicidio”.

     Sono 279 le donne uccise dagli uomini in Italia nel 2013; senza contare le violenze fisiche e sessuali, psicologiche ed economiche che ogni giorno si perpetuano su milioni di donne, ragazze e bambine a partire dall’ambiente che appare maggiormente protettivo, quello domestico e familiare.

   Dati Istat del 2006 evidenziano che in Italia, su un campione di donne di età tra i 16 e i 70 anni, quasi 7 milioni di esse cioè il 31,9 % hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale, di cui la prima è avvenuta più spesso ad opera del partner.

Il 93% di queste violenze non è stata denunciata

Il 34% delle donne non ne ha parlato con nessuno

Il 34,5% ha ritenuto che la violenza sia stata “molto grave” e in molte situazioni i figli vi hanno assistito; si è iniziato da poco a parlare di violenza assistita e delle sue conseguenze sui minori e gli scenari che si aprono sono veramente drammatici.

   Emanuela Periccioli, con l’esperienza da veterana docente, ha animato prima il laboratorio con gli studenti presso ReMida e successivamente l’incontro con le Associazioni del Centro d’Incontro, momento in cui si sono alternate testimonianze, musiche e brani per suscitare e vivere emozioni e suggestioni e proporre idee e progetti positivi per il prossimo futuro.

   Una calda partecipazione che ha visto giovani e adulti insieme a vibrare di tali ricordi, di tanti propositi e di struggenti momenti. Un sentito ringraziamento a tutti.

Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,

di fiori detti pensieri, di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,

di canzoni che facciano danzare le statue,

di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti …

Ho bisogno di poesia,                         

   questa magia che brucia la pesantezza delle parole

  che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

 

   Alda Merini, da Terra d’amore. Milano, Acquaviva, 2003

   Così Emanuela Periccioli ha sintetizzato la giornata “… un’iniziativa che ha mirato non ad ambiziosi proclami ma a dare voce ai giovani, ai ragazzi senza soffocarli con le nostre parole, anche se  la disabitudine all’autonomia, coltivata con cura nella scuola della dipendenza, provoca poi quei piccoli “disastri”che noi tutti conosciamo quantificabili in disordine, scarso rispetto delle cose, ma niente  rappresentano questi limiti rispetto all’apertura necessaria delle menti, alla disponibilità dei cuori, al bisogno di cura ed attenzione che i giovani ci chiedono e che non sempre ottengono, alla necessità di essere visti e ascoltati anche con frasi frammentate, parole comuni e gesti chiassosi. Molti ragazzi presenti, a metà pomeriggio perfino troppi per lo spazio limitato, di età diverse, con desiderio di fare e di mettersi in gioco su una tematica così complessa e drammatica, attualissima purtroppo, ognuno con la propria sensibilità e personalità, dal silenzio alla sovrapproduzione, dall’abbraccio empatico all’aiuto ai più piccoli;  le ragazze, i ragazzi, insieme ai bambini, belli e tanti, rumorosi e vitali!

   La conclusione proposta da Anna Scalabrini chiamata dai ragazzi affettuosamente “la Registra” con l’impersonificazione di una donna uccisa e la sua rappresentazione mediante rossetto e NOME ha concluso nello stupore e con dignità un bel pomeriggio in cui molte Associazioni locali hanno trovato spazio in base alle proprie peculiarità. Un’intrigante manifestazione che è apparsa nella sua plurima e variegata ricchezza all’insegna della spontaneità.”

State molto attenti a non far piangere una donna

che poi Dio conta le sue lacrime

La donna è uscita dalla costola dell’uomo non dai piedi perché dovesse essere pestata

Né dalla testa per essere superiore

Ma dal fianco per essere uguale.. un po’ più in basse del braccio per essere protetta

E dal lato del cuore per essere amata

 

Tratto dal Talmud, insegnamenti della tradizione ebraica

Paola Capitani del coordinamento della Banca del Tempo di Borgo San Lorenzo

Paola.capitani@gmail.com

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Non sono tenuta – una poesia di Iole Troccoli

di Iole Troccoli

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Non sono tenuta al vostro assenso o alla vostra condivisione.

Non sono tenuta al vostro cibo, alla preferenza di un giorno invece di un altro.

Non sono tenuta al vostro parere, le vostre discordanze, non sono tenuta al vostro pane o ai vostri spaghetti rossi, e nemmeno al vostro ciabattare per casa, o alla memoria di una notte.

Non sono tenuta alle vostre gambe che cedono, o al tocco di benevolenza domenicale,
non sono tenuta alla montagna al posto del mare, o ai nervi che saltano anche a voi, o al vostro disprezzo del pianto.

Non sono tenuta alla forza delle vostre braccia, o al giudizio sui capelli o sul mio colore preferito, non sono tenuta alla vostra insindacabilità, alla vostra esperienza o alla vostra di madre invece che la mia.

Non sono tenuta alla vostra richiesta di sussurro, all’educazione che si impara, al bagno a specchio o all’insofferenza al mio lamento prolungato.

Non sono tenuta a piacervi, a essere ballerina, bionda o vaporosa, magra e incipriata, ingenua o tonda.

Non sono tenuta a incantarvi, a fottervi, a restare boccio eternamente grato, non sono tenuta a rimanere gravida per comprendervi, a misurarmi ogni mattina mentre distribuisco caffè.

Non sono tenuta a dimostrarvi la mia intelligenza, a spiegare il malumore, a dichiarare la data del mio ciclo mensile, ad apparecchiare se soffro, a stirare se ho caldo, a capirvi se ho sonno.

Non sono tenuta al sorriso, a modificarmi per una causa non mia, a soffocare l’impulso di un sabato integro, a naufragare negli anni sottobraccio alle vostre ragioni, a innaffiare quella piantina malata quando vorrei scrivere di me.

Non sono tenuta che al mare, al vento in stagioni, al mio soffiare impetuoso, al sogno, alla lettura e all’amore, alle passeggiate, ai miei poeti, a mio figlio, ai miei ricordi e al dolore, a questo filo di sole che tiene in mano gli errori, al mio coraggio e alla musica, a quel sentiero di sabbia lontana. Al mio presente, prezioso.

Iole Troccoli 21 febbraio 2011

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