Ultim’ora… IMPORTANTE!

Cari amici ci è appena giunta questa comunicazione importante dal Vertice di tutte le Associazioni ambientaliste.

Senza titolo1TUTTI CONTRO LO SBLOCCA ITALIA

Le associazioni unanimi contestano i contenuti del decreto

 

Uno strumento anacronistico. Un formulario di vecchi progetti che vengono riesumati in nome di un finto interesse collettivo. Unanimi, le 12 associazioni riunite oggi a Roma da Italia Nostra – CTS – ENPA – FAI – Greenpeace – Legambiente – LIPU – Mountain Wilderness – Pro Natura – Salviamo il Paesaggio – Touring Club Italiano – WWF – per l’esame dello “Sblocca Italia”, chiedono al Parlamento che non converta in legge il decreto.

Le associazioni considerano il testo del decreto inaccettabile nei suoi contenuti per gli effetti devastanti che si prospettano per il territorio, per l’economia stessa del Paese e per i suoi profili di illegittimità costituzionale. Una formulazione che continua a vedere nella cementificazione, nello sviluppo infrastrutturale e nello sfruttamento delle risorse ambientali il solo motore di sviluppo della nazione.

Nonostante gli appelli fatti negli anni dalle associazioni di tutela, ma anche da intellettuali ed economisti illuminati, la messa in sicurezza del territorio è la vera emergenza nazionale che continua a essere ignorata dalla politica e che se affrontata porterebbe positive ricadute sul mondo del lavoro.

La semplificazione sbandierata nello Sblocca Italia non è altro che un colpo di spugna al sistema di tutele e l’esclusione totale alla partecipazione democratica nel processo decisionale in tema di infrastrutture, grandi opere, concessioni edilizie, sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche dell’Italia. L’introduzione del silenzio-assenso produrrà l’esautoramento delle sovrintendenze. Le “mille Genova” che si ripetono, frutto di questa visione miope della politica, continuano a mietere vittime e produrre danni incalcolabili all’economia e al territorio, ad aziende medie e piccole colpite al cuore dall’ennesimo disastro annunciato.

Le associazioni chiedono misure concrete: prima fra tutte quella di destinare i 10 miliardi di euro previsti per l’inutile autostrada Orte-Mestre agli interventi urgenti per la salvaguardia del territorio.

Altra proposta coinvolgere il sindacato per la ricaduta che queste scelte avrebbero sulle piccole e medie imprese italiane, ora soppiantate per le grandi opere dalle multinazionali.

Infine, le associazioni chiedono un incontro urgente al Presidente del Consiglio per un confronto diretto.

Share Button

Nasce la Coalizione per la prevenzione del rischio idrogeologico

Comunicato stampa                                                                                         Roma, 14 ottobre 2014

 

Basta tragedie per il maltempo

Nasce la Coalizione per la prevenzione del rischio idrogeologico

Associazioni, ordini professionali, Sindaci ed esperti insieme per far partire nel nostro Paese una efficace politica di mitigazione del rischio da frane e alluvioni in Italia

Genova e la Liguria ancora una volta hanno subito i devastanti effetti dell’ennesima tragedia causata dal rischio idrogeologico. Piogge intense che si sono riversate su un territorio fragile hanno causato l’esondazione di corsi d’acqua, frane, allagamenti e purtroppo ancora una volta vittime. Episodi che si verificano continuamente nel corso di tutto l’anno sull’intero territorio nazionale che non possono essere più tollerati e richiedono una risposta immediata ed efficace, senza continuare ad affrontare la questione sempre e soltanto dopo dichiarazioni di stato di emergenza.

Per questo le principali associazioni ambientaliste e di categoria, i Consigli nazionali degli ordini professionali e le associazioni imprenditoriali di settore, i Sindaci e il mondo dei tecnici e della ricerca che avevano già intrapreso, dal 2013, un percorso comune per rispondere in maniera efficace alle ripetute emergenze, hanno deciso di costituire la Coalizione per la prevenzione del rischio idrogeologico. Un organismo straordinario che vede la partecipazione di tanti soggetti competenti in materia di acque e difesa del suolo, con ruoli e compiti diversi ma con l’obiettivo comune di condividere l’urgenza e l’importanza di azioni efficaci per la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico nel nostro Paese.

“L‘obiettivo principale della Coalizione è quello di riportare tra le priorità politiche del nostro Paese una strategia generale di governo del territorio e delle acque e un’efficace politica di adattamento ai cambiamenti climatici per la mitigazione del rischio da frane e alluvioni, facendo rientrare le misure e gli interventi da mettere in atto nella logica multidisciplinare e sistemica della pianificazione di bacino, coerentemente con quanto previsto dalle direttive europee (acque (2000/60/CE), alluvioni (2007/60/CE) e habitat), definendo altresì gli strumenti inequivocabili per la loro puntuale e conforme attuazione.”

Anche gli ultimi provvedimenti normativi però sembrano andare in direzione contraria, rispetto all’attuazione di una politica ordinaria di difesa del suolo in grado di coniugare tutela dell’ambiente e riduzione del rischio idrogeologico. Il cosiddetto “Decreto sblocca Italia” si orienta diversamente da quanto è auspicabile, esautorando le comunità locali e altri soggetti da una partecipazione attiva rispetto ad opere che riguardano il proprio territorio o quello da esse amministrato.

Chiediamo quindi quanto prima un incontro con il Governo, in particolare con il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare Gianluca Galletti e il responsabile dell’unità di missione Italia Sicura Erasmo D’Angelis per presentare le proposte contenute nel documento “Prevenzione e mitigazione del rischio, le priorità per il governo del Paese”, elaborate attraverso il confronto e la partecipazione di tutti i soggetti interessati.”

Diverse sono le proposte portate avanti dalla coalizione, tra queste:

– definire con maggiore chiarezza il ruolo delle Autorità di Bacino Distrettuali, avviando urgentemente la loro costituzione, dotandole di adeguate risorse umane e finanziarie;

– uscire dalla logica dei Commissari straordinari per garantire il coinvolgimento e la partecipazione dei territori per la costruzione di una concreta politica di mitigazione

– approvare rapidamente la legge sul consumo di suolo e una sua regolamentazione al fine di favorire la cultura della riqualificazione e dei servizi ecosistemici nel rapporto aree urbane e aree rurali.

– contare su risorse adeguate e spendibili in tempi certi con un sistema di regole chiare e trasparenti e un’attenta valutazione sull’efficacia ambientale degli interventi.

La Coalizione si farà promotrice di diverse iniziative nazionali e sui territori maggiormente coinvolti, con l’intento di avviare percorsi virtuosi e soprattutto efficaci di prevenzione e mitigazione del rischio, dedicati al tempo stesso alla formazione e informazione ai cittadini.

 

 

I soggetti che costituiscono la coalizione sono:

Legambiente, Coldiretti, Anci, Consiglio nazionale dei geologi, Consiglio nazionale degli architetti, Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, Consiglio nazionale degli ingegneri, Consiglio nazionale dei geometri, Inu, Ance, Anbi, WWF, Touring Club Italiano, Slow Food Italia, Cirf, Aipin, Sigea, Tavolo nazionale dei contratti di fiume Ag21 Italy, Federparchi, Gruppo183, Arcicaccia, Alta Scuola, FAI, Italia, Nostra, CTS, Società italiana dei territorialisti, Lipu, Cai, Aiab, Federazione nazionale Pro Natura.

Share Button

Evento al Gruppo Donatello di Firenze

Vogliamo segnalare un evento al prestigioso Gruppo Donatello in via degli Artisti a Firenze

10557114_10203658284470943_4080038393579863350_o

Share Button

Il knowledge management ovvero qualità di vita e interazione – Seconda parte: Paesaggi cognitivi

Di Paola Capitani

Durante un incontro, dedicato ai Paesaggi cognitivi, Creare e condividere conoscenza e competenze per l’innovazione e la competitività, Individui, organizzazioni e regioni nella società della conoscenza promosso dall’Unione Europea Programma Interreg IIIC sud e organizzata da Firenze Tecnologia presso l’Autidorium di Promofirenze (oggi diventata Tinnova), tra gli interventi in agenda, quelli su Navigare l’economia della conoscenza (Leif Edvinsson, Lund University), Free software ed etica hacker come paradigma per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza (Andrea Glorioso, Firenze Tecnologia), La Rete europea per la gestione della conoscenza a livello regionale (RKMnet: stimolare la consapevolezza per accrescere la competitività regionale (Begona Sanchez, Labein Foundation, Bilbao, Spain), Nuove modalità per sviluppare la conoscenza e la competenza. Esperienze e sfide del progetto Regional Competence (Lars Karlsson, Lund University), La prospettiva locale e regionale nella società della conoscenza (Matthias Schutze-Boeing, Council fo Euoropean Municipalities and Regions, Belgium). Alcune parole chiave della premessa di Simone Sorbi (Regione Toscana) hanno riportato l’accento su concetti significativi quali reti regionali, reti nazionali e reti europee sulle quali la Regione e gli enti locali sono attivamente impegnati per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Obiettivo di Lisbona, centrati sulla rete di conoscenze e sul dialogo e lo scambio tra le diverse realtà nelle singole situazioni geografiche. In questa dimensione il governo locale è fondamentale per la gestione delle conoscenze ivi comprese le risorse umane, punto cardine del processo che vede nella società della conoscenza un metodo e non solo un obiettivo. Per società della conoscenza si intende l’insieme di scienza, tecnologia e innovazione, supportati da un processo di apprendimento continuo al centro del quale le risorse umane sono il fulcro e il tramite.

1024px-Sanzio_01

Il fulcro della mattinata la relazione di Edvinsson sui Paesaggi cognitivi, partita dal concetto di knowledge exchange, per diminuire i costi di attrito in un’ottica di costruzione di Intelligence city, in continuo apprendimento, mettendo insieme tutti i capitali intellettuali presenti nello spazio considerato. Più un paese dimostra di essere aperto alla comunicazione e più impara riducendo al tempo stesso anche il tasso di capitale inutilizzato. La crescita di spazi di conoscenza richiede infatti una maggiore risorsa strategica, una maggior capacità di navigazione nella conoscenza e nella società, una capacità di percepire il contesto circostante. Una prospettiva longitudinale, un dimensione tridimensionale di management strategico oltre la concezione delle variabili tradizionali di tempo e di costo, che si basa sui fattori intangibili. In questa ottica si parla sempre più di leadership e non più di management, che ha come centro di interesse il capitale umano, che crea una nuova prospettiva sugli “assets”, ponendo al centro il valore della crescita del capitale e della performance, alla quale contribuiscono i beni tangibili e intangibili, oltre alle competenze intangibili e alle capacità latenti.

La ricetta ideale per una città dell’intelligenza è formata dai seguenti elementi: attraente per i lavoratori della conoscenza e la classe creativa, una buona posizione geopolitica, una città mobile con reti di vari cluster, luoghi di aggregazione e scambio, flussi comunicativi buoni, cooperazione, una buona qualità di vita, un capitale culturale, interfacce multiple e attive, salute e benessere generale. Quante città italiane possono essere targate come “città della conoscenza” con questi attributi? Non ne vedo che rari casi e in occasionali momenti come il Festival della creatività di Sarzana o a quello di Fosdinovo (a settembre entrambi) o altre rare e momentanee occasioni di confronto di teorie, che durano solo qualche giorno… e qualche articolo per tornare poi a vecchi metodi e soprattutto a steccati insormontabili.

Per ottenere un ambiente con simili caratteristiche occorre partire dal clima, che deve essere il migliore per poter poi interagire con tali obiettivi e metodi. In tal senso andata la brillante e coinvolgente azione di un sedicente John Ferrer che, con piglio deciso, accento anglosassone e gestualità contagiosa ha mimato una scena ricorrendo solo a qualche effetto sonoro che ha destato sempre più la curiosità del pubblico che non capiva il nesso tra quanto appena presentato nel contesto delle relazioni e la presenza di questo “attore” che aveva una chiara missione inserita nel programma della giornata: creare il clima giusto, dare energia positiva e mettere in condizione l’uditorio di poter collaborare serenamente. Dopo la performance del mimo d’eccezione che era un affermato comunicatore italiano, Giovanni Ferrario l’uditorio era pronto per vedere da un nuovo punto di vista e con un bagaglio di energia di particolare potere.

Come i principali fattori richiamati da Edvinsson a proposito di Ragusa, che prevedono soprattutto un ambiente favorevole perpoter costruire secondo i criteri individuati per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Una occasione unica per quanti hanno potuto non solo assistere alle interessante relazioni, agli studi di caso, alle relazioni sui progetti in corso, sapientemente conditi dalla animazione caleidoscopica di Giovanni Ferrario, con suggerimenti e spunti per future improvvisazioni e performance, con effetto moltiplicatore di sicuro vantaggio per il team di lavoro.

 

Licenza Creative Commons
Il knowledge management ovvero qualità di vita e interazione – Seconda parte: Paesaggi cognitivi di Paola Capitani è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Il knowledge management ovvero qualità di vita e interazione – Prima parte: Premessa

Di Paola Capitani

paola.capitani@gmail.com   http//gruppowebsemantico.blogspot.it

Piramidepic.JPG
Piramidepic“. Tramite Wikipedia.

Un tempo si chiamava documentazione, poi comunicazione e informazione: oggi si chiama conoscenza. Un concetto che riporta alla mente sapere, metodo, criterio, apertura mentale, relazioni internazionali, approccio empirico. Questi i fondamenti che devono essere sempre associati al knowledege management che oggi fa tendenza, grazie al termine di calco straniero. E insieme a questo anche i parenti stretti knowledege cafè, knowledge society, knowledge system che necessitano comunque di risorse umane e di clima partecipativo e consapevole, mirato agli obiettivi e alla qualità di vita, e alle sinergie. Sembrano tutti termini chiari e condivisi, ma solo in teoria, la realtà è ancora chiusa in rigidi compartimenti, con scarsi collegamenti e quasi assenti interazioni.

Occorre definire un chiaro obiettivo univoco verso il quale procedere con sinergia per razionalizzare risorse ed esperienze, utilizzando sistemi in rete e metodi cooperativi, ma non si tratta di usare il semplice e banale strumento tecnologico, ma soprattutto organizzare i processi e utilizzare le risorse attraverso percorsi cognitivi che solo la mente umana riesce a elaborare, se opportunamente programmata ed educata.

Nello scenario italiano attuale non si riesce a gestire efficacemente la conoscenza, nonostante le sofisticate apparecchiature e attrezzature a disposizione, ma se non si educa la mente, difficilmente riusciremo a muovere validamente il braccio, in quella perfetta sinergia che solo una condivisione totale fa operare verso i migliori risultati. Nell’attuale “società della conoscenza” (sarebbe meglio usare della “informazione” poiché anche la “comunicazione” non è un principio ancora condiviso) la risorsa”conoscenza” ha un ruolo privilegiato per la quale occorre formare un abito “di ricerca informativa” o “di metodo della ricerca” già a livello della scuola dell’obbligo. Da questa infatti nascono le future classi dirigenti e questa, insieme all’università e al mondo del lavoro, dovrebbe saper utilizzare un fattore comune di base rappresentato proprio dal metodo di ricerca nei diversi canali oggi disponibili.

La scuola non opera più solo nella realtà locale considerata, ma fa parte di un ampio sistema informativo in cui entrano esperienze e confronti con realtà didattiche ed educative di altre regioni e di altre nazioni, di altre lingue e di altre tradizioni culturali. Si pensi infatti all’enorme portata dei programmi comunitari (Socrates, Leonardo, Lingua, Comenius, Erasmus, ecc.), gli scambi con altre istituzioni di paesi europei e i progetti in corso che coinvolgono realtà geograficamente e culturalmente lontane tra loro. L’intercultura – parola chiave degli ultimi anni – è un fenomeno destinato ad assorbire una sempre crescente attenzione da parte dei piani didattici per realizzare una effettiva integrazione e cooperazione nell’attuale scenario dell’Europa “dei 25” che dimostra la diversità di approcci e di risorse, che necessitano una cultura comune e di strumenti univoci di trattamento. Si vedano in merito i vari progetti internazionali terminologici quali quelli di www.reterei.europa.eu e www.iate.europa.eu che con i numerosi glossari in più lingue danno uno strumento basilare per dialogare in rete a prescindere dalla lingua nazionale.

La velocità delle tecniche mal si conciliano con i tempi lenti e con le burocrazie che ancora attanagliano le quotidiane procedure scolastiche e che spesso intralciano le sperimentazioni anche più tenui. Siamo catapultati nel terzo millennio e i termini Internet, reti, multimedialità, telelavoro, economia globale sono sulla bocca di tutti; per cui la scuola deve essere in grado non solo di programmare con tempismo, ma soprattutto gestire con criterio e lungimiranza teorie e tecniche che devono far interagire marketing e cultura. La scuola, da sempre depositaria del sapere e responsabile dell’educazione, si deve velocemente mettere al passo per coniugare cultura e tecnologia, per associare trend di mercato con orientamento culturale e professionale.

1024px-Sanzio_01
Sanzio 01” di Raffaello Sanzio – Stitched together from vatican.va. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons.

     Si parla sempre più di economia globale e di informazione globale che necessitano competenze e professionalità per una costante e pertinente gestione e diffusione, per confrontare esperienze e mettere in sinergia le best practices.

Per quanto riguarda la professione siamo in piena affermazione della life long learning education con la conseguenza che aggiornamento continuo e adattamento alle nuove tecnologie e alle diverse esigenze comportano una elasticità mentale oltre che una forte connotazione al cambiamento. Tra le skill oggi richieste nei diversi curricoli professionali spiccano la conoscenza e la competenza comunicative, la creatività, l’adattabilità, la capacità a lavorare in gruppo, la tendenza alle verifiche e alle valutazioni, la disponibilità alle modifiche e ai cambiamenti. Il tutto supportato da una buona conoscenza di base e di almeno due lingue straniere, proprio per potersi facilmente confrontare con chi opera in altri contesti geografici e culturali. La padronanza delle tecnologie elettroniche è l’attuale abc senza il quale non si possono gestire e diffondere informazioni, confrontare idee e progetti, cooperare in rete, creare conoscenza. Il sistema pone l’utenza al centro del processo economico poiché è centro e obiettivo del servizio ed è sempre l’utente che indirizza scelte e indica soluzioni alternative; deve essere coinvolto fino dall’inizio negli obiettivi programmatici, nella predisposizione di griglie e manuali, nell’allestimento di siti e pagine elettroniche, nella redazione di prodotti informativi.

La rete è il metodo attraverso il quale raggiungere tali obiettivi: la rete intesa come sistema integrato dove ogni nodo interviene come elemento articolato e complesso e senza il cui contributo l’insieme non raggiunge l’obiettivo progettato. La rete è forte grazie alle singole specificità e competenze, alle risorse diversificate e specialistiche che si innestano in un articolato insieme di variegate peculiarità, che consentono di soddisfare le differenti richieste, oltre a far interagire con altri sistemi di rete operanti e attivi nel panorama nazionale e internazionale. La terminologia prevede il ricorso a glossari comuni condivisi come asse portante di progetti europei che passano attraverso una comune concezione di termini e contenuti, sempre più facili da comprendere in un panorama dilatato a livello internazionale e transculturale.

 

Licenza Creative Commons
Il knowledge management ovvero qualità di vita e interazione – Prima parte: Premessa di Paola Capitani © 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso http//gruppowebsemantico.blogspot.it.

Share Button

Incontri, ottava puntata – Quel Cavalier bianco a “dorso” d’un mulo…

Di Gianni Marucelli

"Flickr - Dario Sanches - GARÇA-VAQUEIRA ( Bubulcus ibis )" di Dario Sanches from São Paulo, Brasil - GARÇA-VAQUEIRA ( Bubulcus ibis ). Con licenza CC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons.Airone guardabuoi

Questo articolo prende spunto, a differenza di quelli che lo hanno preceduto, da un avvenimento capitatomi di recente, per di più a una manciata di chilometri da casa mia, in Toscana, nel Valdarno aretino.

È una zona, questa, dove vi sono diversi laghetti, creati utilizzando le voragini di antiche escavazioni minerarie a cielo aperto, oppure con dighe di sbarramento. Insomma, le acque sono abbastanza pulite e richiamano diversi uccelli acquatici, come i maestosi aironi cinerini. Però non avevo mai visto animali ritenuti rari per il nostro ambiente: mi sono dovuto ricredere quando, in un terreno a pascolo frequentato da pecore, ho avvistato un’intera colonia di aironi guardabuoi.

Chi sono costoro?

Sono piccoli Ardeidi, della stessa famiglia delle cicogne, ma di dimensioni notevolmente ridotte (altezza compresa tra i trenta e i cinquanta centimetri, apertura alare di circa un metro), zampe lunghe, corpo un po’ tozzo, colore prevalentemente bianco, come potete vedere dalle foto in questa pagina. Amano fare il nido a terra, meglio se fra i canneti e l’altra vegetazione riparia di laghi e fiumi, cibarsi di qualche pesciolino ma, soprattutto, d’insetti, che trovano in abbondanza su terreni arati o nei prati dove pascola il bestiame.

Non importa se siano pecore, mucche o altri erbivori: è sufficiente che, brucando, dissodino un po’ la terra mettendo “in vetrina” lombrichi, formiche e altre leccornie. Naturalmente, un servizio del genere va contraccambiato: perciò i piccoli aironi “spulciano” letteralmente i loro amici, togliendo col becco i parassiti che li infastidiscono e guadagnandosi al contempo un pasto suppletivo. Per procedere a questa operazione di pulizia, spesso salgono sul dorso dell’erbivoro “ospite”, e ci stanno anche a lungo, facendosi trasportare per campi e prati.

Purtroppo, talora capita che, dopo aver ben pranzato, scappi qualche “bisognino”, ma i trampolieri non si scomodano a scendere dalla loro cavalcatura, e lo fanno direttamente sul dorso della povera bestia.

Com’è successo alla mula Melissa, che vedete in una delle foto e che si è trovata ad avere una nuova macchia bianca sul mantello, senz’altro non richiesta. Le istantanee che proponiamo sono state scattate nel pascolo del Ranch Margherita, un luogo che abbiamo già avuto modo di illustrare ai nostri lettori. Qui vivono in operosa libertà asini, muli, cavalli, capre, pecore e un alpaca, tutti erbivori che ricevono, di tanto in tanto, le cure non disinteressate di un folto gruppo di aironi guardabuoi (in una delle foto qui proposte se ne contano una ventina).

Un’ultima notazione riguarda la diffusione di questi trampolieri. Un tempo erano limitati all’Europa (dove comunque la loro presenza è piuttosto rara e localizzata), all’Africa e all’Asia, ma la loro capacità di adattamento deve essere notevole se, di recente, hanno addirittura “conquistato” l’America e l’Oceania. Tutti territori dove gli “amici” a quattro zampe, ovviamente, abbondano…

Licenza Creative Commons
Incontri, ottava puntata – Quel Cavalier bianco a dorso d’un mulo di Gianni Marucelli © 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.

Tutte le fotografie tranne una sono di Gianni Marucelli
Flickr – Dario Sanches – GARÇA-VAQUEIRA ( Bubulcus ibis )” di Dario Sanches from São Paulo, Brasil – GARÇA-VAQUEIRA ( Bubulcus ibis ). Con licenza CC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons.

Share Button

Ritorno alla vita…

Di Alessandro Murru

Introduzione di Alberto Pestelli

Oggi giorno buttiamo via oggetti che non riteniamo più utili perché considerati fuori moda, obsoleti o semplicemente perché la loro vista in uno scaffale o in una vetrina è diventata noiosa. Vi assicuro che l’impatto ambientale con questi “rifiuti” è notevole. Entra, quindi, in gioco l’arte del riciclo che permette il ritorno alla vita di tanti oggetti con qualche annetto in più ma che possono comunque tornare utili per chiunque. I mercatini dell’usato, mettendo da parte lo scopo commerciale, è un sistema per ritornare a respirare un certo passato caro a quelle persone amanti del collezionismo. Vengono rivalorizzati libri antichi, orologi da taschino, vecchie macchine fotografiche, dischi in vinile e tanti altri oggetti più o meno preziosi che altrimenti farebbero una brutta fine in qualche discarica autorizzata e, molto spesso, in qualche discarica abusiva incrementando il problema dell’inquinamento.

 Alberto Pestelli

P7030113Ritorno alla vita

Parlo di ritorno alla vita in maniera “metaforica…” chiudo gli occhi e sogno improvvisamente alcuni vecchi oggetti prendere vita ed esprimere gioia e contentezza. Lì per lì provo stupore, è naturale. Poi capisco la ragione. Si sono tolti quel velo di polvere che ingrigiva la loro vita e adesso risplendono perché qualcuno li riusa e li considera nuovamente, dopo che la loro lunga esistenza era ormai giunta al capolinea.

423859_3803024077657_2057837590_n

Da più di dieci anni trascorro il mio tempo circondato dalle tanto disprezzate cianfrusaglie che sono state sfrattate dalle vetrine dei soggiorni buoni, tra i mobili di lungo corso tanto apprezzati dalla nonna, tra capi di abbigliamento dai colori indefiniti buoni solo per carnevale. Vivo nel bel mezzo di scaffali contenenti vecchi vinili con incise voci di chissà chi e da chissà quanto tempo, libri e fumetti talmente vecchi che i loro personaggi ed eroi sono diventati allergici alla polvere. E per non parlare di pianoforti e chitarre scordate che confondono il Sol con il La! Insomma tutti in cerca di una nuova vita.

Sono tornati di moda. In modo prepotente ma con un certo savoir-faire da far invidia alle più celebri e costose firme del mondo contemporaneo. E per dar loro grande importanza hanno dato un bell’appellativo: Vintage.

IMG_4848

Quando arrivano nel mio negozio, si realizza un rito che ha qualcosa di magico: li pongo sul banco, li osservo con molta attenzione, li scruto nei minimi dettagli, li valuto e, dopo aver loro creato un spazio, finalmente li esibisco.

IMG_4510

Diventano come delle belle donne; non passano più inosservati. Sembra quasi, sapendo di piacere, che dimostrino una certa vanità. S’illuminano di luce propria e si fanno desiderare. A volte mi sorprendo a immaginarli mentre parlano richiamando, pomposi, l’attenzione del cliente.

424731_3756709879831_1210564289_n

Questi oggetti e oggettini, rimasti per anni confinati in soffitte buie e polverose, ripostigli, cantine, spesso dentro scatoloni troppo stretti per le loro dimensioni, oggi sono riconsiderati, rispolverati, lucidati a tal punto che immagino che facciano improvvisamente comparire il genio dei desideri…

488189_3756487474271_2066349613_n

Grazie a questo mio particolare mondo, i miei ricordi ritornano incredibilmente attuali. Ed è bellissimo perché li rivivo intensamente, come se il tempo si fosse fermato… a volte mi par di sentire gli stessi odori che provavo da bambino che mi ricordano la dolcezza dei miei nonni, i miei genitori da giovani, i loro giochi, le letture, le usanze colme di saggezza e di passione.

Cosa provo nel toccare, sfiorare queste vecchie bellissime cose? Una sensazione intima che mi accarezza l’anima ubriacandomi di felicità. Oggi come ieri…

Licenza Creative Commons
Ritorno alla vita… di Alessandro Murru © 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso www.spezialefiesolano.it.

Share Button

L’Isola del Giglio e il giglio che non c’è…

Di Massimilla Manetti Ricci

 IMG_3995

Per 925 giorni l’alba ha acceso il cielo sul relitto disteso sul fianco, per 925 tramonti l’oscurità ha spento l’errore umano evitabile.

Per 925 giorni il transatlantico, anima del divertimento per mare e dell’opulenza, ha mostrato l’anima smarrita e tutta la fragilità di un fragile e inadatto comando, dinanzi allo scoglio di mare, neanche minaccioso, neanche ciclopico, neanche nulla.

IMG_1048

Ma oggi mentre il traghetto sta per attraccare, di quella tragedia non annunciata della Concordia, resta il ricordo della cronaca e di coloro che sono diventate vittime di un incidente inutile.

La nave è ormai arrivata a Genova per la demolizione e lì al Giglio restano solo i ponteggi e le gru usate per raddrizzarla, retaggio ultimo di un evento che lei, l’isola, avrebbe fuggito per continuare a cullarsi nella quiete quasi indifferente del suo paesaggio mediterraneo.

La solerzia e la generosità con la quale gli abitanti si sono prodigati in quelle concitate ore notturne e nei giorni seguenti, hanno valso all’isola la medaglia d’oro al merito civile ma lì al porto la gente non si vanta dell’aiuto prestato, è schiva, tiene dentro di sé il dolore e il pensiero della notte della Concordia e il solo orgoglio è l’amenità del posto, dove baie, scorci e calette ammiccano dal fondale marino, vestite dalla brezza e dai pois delle migliaia di bollicine spumeggianti sputate dalle onde.

IMG_7543

Le case dei pescatori sono lì, quasi di cartone colorato e variamente sfumato di rosso, di rosa, di pesca con persiane vagamente puntiformi alla luce intermittente di sciabolate bagnate dall’acqua increspata sul salotto del Porto.

IMG_4530

Mentre l’autobus, stipato di persone perché passa di rado, sale su strade curve verso Giglio Castello, fisso questa aspra campagna di arbusti e macchia e sì cerco anche i gigli, dai quali pur deriverà il nome, penso. Ma no, di gigli non c’è traccia, perché in greco aigylion significa capra, in latino Igilium, poi Gilio nel medioevo e quindi Isola delle capre, oggi Giglio.

IMG_1042

Ed anche di caprette non ce ne è più traccia, e dagli antichi riti della pastorizia a quelli turistici, il passo non è stato breve, comunque inevitabile .

Pini marittimi, boschi di lecci e sughere, erica e corbezzoli, rovi di more declinano verso il mare costeggiando la strada.

Il verde si staglia come una guglia sopra la distesa del mare a scaglie bianche e azzurre sotto la punta di luce del mezzodì di una giornata agostana.

IMG_4020

Dietro l’ultima curva la Rocca aldobrandesca, nota come Rocca Pisana, interroga il turista, seduta sulla punta più alta dell’isola, minimalista nella sua struttura difensiva e fortificata nel suo torrione di avvistamento, protettiva nell’abbraccio della cinta muraria intorno al piccolo borgo medievale e viva e vivacizzata nei festoni di vasi fioriti lungo le pareti pietrificate in rosa.

IMG_6810

Michele fotografa i fili sottili sui quali i panni bagnati per asciugarsi sfilano in improbabili pose, da una finestra all’altra; panni stesi d’Italia, perché in ogni dove la biancheria appesa è una sorta di specchio riflesso di coloro che lì abitano, una spia della quotidianità e dell’intimità, un indicatore del benessere degli occupanti.

IMG_6932

L’odore di salmastro, alternato a quello umido della terra, trasuda dagli interstizi delle pietre e dalle fessure della cinta muraria che focalizza la mia vista in un punto di mare all’orizzonte dello sguardo.

E lì in quel punto le ansie quotidiane evaporano nell’afa del cielo sopra l’isola.

I pensieri negativi annegano dentro la trasparenza dei fondali e quello che ne risale è un pensiero nuovo rigenerato per nuovi approdi.

Intanto le voci dei ragazzi risuonano sui camminamenti delle mura del 1280; Gianluca, Cosimo, Fabio, Francesca come sentinelle di tanti secoli fa, corrono su e giù, padroni di quell’altezza e di quell’immensità che fa loro toccare il cielo con un dito, immaginando di avvistare pirati saraceni, emergenti dal nulla, pronti all’assalto dell’isola.

IMG_7191

Dalla porta di una scala ripida in pietra, nello spazio risicato di una stradina stretta e lunga una donna porta una cesta infarinata verso la trattoria lì di fronte: all’interno il profumo del panficato, specialità del luogo, avvolge me, turista per un giorno, con strisce di aromi di fichi, di marmellata, di scorza di arancio e di mela.

La scia poi si affievolisce, si perde e la mutazione nell’acre odore di mare ricorda che lui di quel posto è il signore.

È quasi sera, è quasi silenzio, è quasi mare calmo, è già cena, è già traghetto, è già ritorno a casa…

Licenza Creative Commons
L’isola del Giglio e il giglio che non c’è… di Massimilla Manetti Ricci © 2014 è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at www.italiauomoambiente.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso www.italiauomoambiente.it.

Le fotografie sono di proprietà di Massimilla Manetti Ricci © 2014

Share Button