28 Giugno: prima presentazione pubblica di “L’Italia, l’uomo, l’ambiente” a Caldine (Fiesole)

Sabato scorso, 28 giugno, si è svolta presso Sala polivalente della Fratellanza Popolare di Caldine (Fiesole) la prima presentazione pubblica della rivista on line “L’Italia, l’uomo, l’ambiente”. Erano presenti, oltre al direttore Gianni Marucelli, il coordinatore della Redazione e webmaster Alberto Pestelli e le redattrici Iole Troccoli e Massimilla Manetti Ricci.

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Ha portato i saluti della Fratellanza il signor Alessandro Ghelardi (vicepresidente della Fratellanza Popolare Caldine), che ha ricordato come, negli anni, la Fratellanza stessa si sia aperta ad eventi che vanno ben al di là dei suoi fini istituzionali, e sia lieta di mettere a disposizioni le sue strutture a soggetti e associazioni che siano portatori di interessi culturali, tanto più, come in questo caso, se tali interessi siano di tipo ambientale, in quanto ambiente e salute costituiscono un binomio inscindibile.

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Ha poi preso la parola il direttore Gianni Marucelli, che ha ricordato come l’attuale periodico on line nasca da una precedente esperienza su cartaceo, la rivista “Toscana, l’uomo, l’ambiente” che ha trattato gli stessi temi per otto anni, prima di dover chiudere i battenti in ragione della crisi economica. Il direttore ha delineato gli obiettivi che si prefigge L’Italia, l’uomo, l’ambiente, che non sono solo informativi ma anche formativi di una nuova presa di coscienza dei valori della natura e dell’arte da parte dei giovani: il supporto informatico, oltre che il meno oneroso dal punto di vista economico, appare il più adatto per raggiungere questo tipo di pubblico. Marucelli precisa poi che la rivista si propone anche come “sentinella” del territorio contro il degrado ambientale e auspica che presto i suoi collaboratori coprano tutte le regioni del Paese.

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Il coordinatore, Alberto Pestelli, fornisce ai presenti, oltre a ragguagli tecnici sul format utilizzato, dati freschissimi sui contatti e i download che si sono avuti sul web in 5 mesi di attività: dati estremamente positivi, che dimostrano come l’idea di fondo sulla quale è stata realizzata la rivista sia stata azzeccata.

foto 4_DSC8239Da sinistra verso destra: Il direttore Gianni Marucelli, Massimilla Manetti Ricci, Iole Troccoli, Alberto Pestelli, Roberto Della Lena del Gruppo Donatello, Alessandro Ghelardi Vice Presidente della Fratellanza Popolare Caldine

Viene proiettato infine un video-articolo di Massimilla Manetti Ricci sul Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, quale esempio degli effetti comunicativi che si possono raggiungere avendo a disposizione, come in questo caso, un ottimo testo e delle buone foto, sapientemente mixate e accompagnate da un’adeguata colonna sonora.

_DSC8245Il direttore Gianni Marucelli

L’assessore ai Servizi ai Cittadini del Comune di Fiesole, Francesco Sottili, porge, a nome della Giunta e del Sindaco, ai promotori della rivista i più fervidi auguri di successo e li invita, nei prossimi mesi, ad organizzare insieme col Comune un evento a Fiesole.

_DSC8242Iole Troccoli del Comitato di Redazione

La serata si conclude con un piccolo rinfresco offerto dalla redazione… e un brindisi alle fortune del nuovo periodico e dei suoi realizzatori.

_DSC8241Massimilla Manetti Ricci del Comitato di Redazione

_DSC8243Il Coordinatore e Webmaster Alberto Pestelli

Le fotografie sono del Comitato di Redazione di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente” e del dottor Roberto della Lena del Gruppo Donatello di Firenze.

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Sguardi – una poesia di Anna Conte

Qualche anno fa, durante un viaggio in Etiopia, entrammo in un istituto in cui vi erano bambini di ogni età.

Ogni sguardo era diverso dall’altro…

Non dimenticherò mai i loro volti!!!… E’ da questo incancellabile ricordo che nascono i seguenti versi…

 bimba etiope

Sguardi

 

Sguardi spenti, senza vita,

persi nel vuoto di una vita senza un domani,

smarriti nell’abisso della solitudine,

nel dolore di una ferita eternamente sanguinante,

che lacera il cuore ed annienta l’anima.

 

Sguardi che celano un passato troppo breve,

dove allegria, ingenuità e tenerezza,

ricordi brevi, sfumati,

hanno ceduto il passo a patimenti e frustrazioni.

 

Sguardi che raccontano una vita di umiliazione,

di fame , di mancate carezze, di abbandoni,

di tormenti e patimenti.

 

Sguardi che sorridono, baluardi di anime tormentate

fiere e dignitose che incedono a testa alta

verso un futuro senza certezze.

 

Sguardi compiuti che hanno smesso di sperare,

perché il tempo delle favole ha ceduto il passo

ad una vile realtà, troppo amara

e ad un futuro che si propone come un fardello

troppo asfissiante da sopportare.

 

Sguardi ancora acerbi che attendono invano

la dolcezza di una mano

che sfiori loro il viso,

ed un caldo abbraccio che

sciolga il ghiaccio che hanno nel cuore,

in un fiume di lacrime amare che

rischiarino il loro cammino

verso un miraggio di felicità.

bimbi etiopi

© copyright Anna Conte 2014

 

 

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Prima o poi catturerò l’airone cinerino e un capriolo! Fotograficamente parlando… che cosa credevate?

Di Alberto Pestelli

 _DSC8247Inizia il percorso

Poco distante da casa mia, esiste un bellissimo e breve percorso che costeggia entrambe le sponde del torrente Mugnone… Molto spesso, quando non si ha voglia di cercare altri posti, mi rivolgo alla mia Valle nel Comune di Fiesole chiedendole quale è il posto migliore per muovere le gambe. “Semplice…”, mi risponde, “quel percorso che fai sempre quando non vai a zonzo altrove…”. Grazie, ma una risposta così sapevo darmela da solo. Comunque ha ragione. Il miglior posto per fare una sgambata, camminando o correndo, è proprio qui. Il sentiero, segnalato su tutte le cartine degli appassionati di trekking, ha la caratteristica di essere accessibile a tutti; bambini e adulti e anziani che possono camminare senza provare fatica.

_DSC8250Il primo tratto del sentiero

Il percorso è interamente pianeggiante. Solo in qualche tratto presenta una salitina… chiamarla salita è un affronto se paragonata a quelle di via Salviati, rese famose lo scorso anno dal mondiale di ciclismo che si è tenuto a Firenze.

_DSC8253Ho scelto come punto d’inizio il ponte sul Mugnone alle porte di Caldine (località Bersaglio), la più grossa frazione del comune di Fiesole. Non c’è molta possibilità per parcheggiare l’auto in zona… dipende a che ora volete essere sul luogo; prima si arriva e meglio si parcheggia, altrimenti conviene lasciare la macchina in un ampio posteggio libero nei pressi del centro commerciale di Caldine, a meno di un chilometro, e arrivare a piedi.

_DSC8256La collina di Fiesole

Se decidete di fare la passeggiata d’estate fatela di mattina più o meno verso le otto oppure poco prima del tramonto quando è poco più fresco. Infatti il percorso non offre riparo dai raggi del sole. Solo nel tratto dal ponticello “dei paperi” fino a Pian di Mugnone il sentiero è coperto da alberi.

_DSC8259Vi consiglio di non andare lesti altrimenti correte il rischio di percorrere l’intero tracciato in poco più di venti minuti (forse anche di meno…). Prendetela comoda e godetevi la natura del luogo, con i boschi sui poggi intorno – sullo sfondo è visibile la collina di Fiesole dove spicca il campanile della Cattedrale – e la sua fauna: germani, paperi bianchi, gallinelle d’acqua e aironi bianchi sono i padroni incontrastati del torrente Mugnone.

_DSC8281Paperi a “guazzo”…

_DSC8307Airone bianco in fase di decollo…

_DSC8319Airone bianco in volo…

_DSC8271Al sicuro sull’albero

Ma ci sono anche nitticore e soprattutto gli aironi cinerini… e se arrivate molto presto la mattina e soprattutto se siete fortunati, ci si può imbattere in un capriolo all’abbeverata. Spesso fa il bagno qualche bel setter accaldato…

_DSC8279Troppo caldo…

Purtroppo, ogni volta che porto i miei piedi sul viottolo lungo il corso d’acqua, non sono mai riuscito a fotografare un capriolo e un airone cinerino. Sono sicuro che, prima o poi, riuscirò a gettare simbolicamente una rete con la mia vecchia e insostituibile Nikon Reflex D3000 su di loro e a catturarli con decine e decine di scatti.

Buona passeggiata…

 

Articolo e fotografie di Alberto Pestelli © copyright Alberto Pestelli 29 giugno 2014

 

 

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Il video della Mostra in Piazza Donatello (FI)

Voglio proporvi il video della bellissima mostra in Piazza Donatello organizzata dagli amici del prestigioso Gruppo Donatello di Firenze che si è tenuto la scorsa settimana.

 

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I fenicotteri di Molentargius

di Alberto Pestelli

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Diecimila coppie nidificanti! Una stima entusiasmante per il Parco di Molentargius-Saline di Cagliari. Nessuno nella città sarda, credo, si aspettava un incremento della popolazione dei fenicotteri rosa. È dal 1993 che assistiamo ogni anno al “miracolo” (secondo Vincenzo Tiana, presidente dell’Associazione Parco Molentargius) della loro nidificazione. Quell’anno eccezionale videro la luce ben duemila pulcini di fenicottero rosa. Adesso siamo arrivati davvero a cifre da record tanto da poter affermare che Cagliari, nel comprensorio degli stagni di Molentargius e Santa Gilla, sia il sito di nidificazione più importante del Mediterraneo.

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Negli anni precedenti al ‘93 il grande volatile nidificava soprattutto nella Camargue e gli stagni della Sardegna erano considerati area di sosta prima di tornare in Africa oppure prima di raggiungere la Francia. Il “miracolo” sardo è dovuto essenzialmente alle situazioni non ottimali degli altri siti. Quindi l’area “di sosta” è divenuta l’area prediletta dei fenicotteri per nidificare. Voglio ricordare che, oltre allo stagno di Molentargius e allo stagno di Santa Gilla, anche lo stagno di Cabras, in provincia di Oristano, ospita una discreta colonia di questi meravigliosi uccelli.

Lo stagno di Molentargius visto da Monte UrpinoParte dello stagno di Molentargius e delle saline visto da Monte Urpino – sullo sfondo la Sella del Diavolo

Il Parco del Molentargius va avanti grazie alle sovvenzioni della Regione Sardegna. Solo nel 2012 sono stati stanziati 20 milioni di euro “di cui…”, come ha detto Mauro Còntini, sindaco di Quartu, “si stanno avviando adesso i progetti preliminari…”

Stagno Molentargius visto dal giardino botanico di CagliariStagno Molentargius nel versante di Quartu visto dal Giardino botanico di Cagliari. Notare la striscia rosa dei fenicotteri…

Per me, date le mie origini per metà sarde e per metà toscane, tornare nei dintorni dello stagno in questione, è sempre sinonimo di emozione. Dedico sempre qualche minuto ai fenicotteri fotografandoli sia da vicino sia dall’alto del Monte Urpino… come scrissi in una poesia qualche anno fa…

 Siedo quieto

Sul Monte Urpino

Nelle calde sere

D’estati isolane.

S’aprirà il sipario

Al calar del sole.

Gli orchestrali

Accordano la voce

E delle piume il colore.

Giungono a far silenzio

Grida dallo stagno

A destar la mia attenzione.

Silenzioso

Applaudo alla natura.

S’alzano in volo

I fenicotteri…

Puntano al tramonto

Petali di rose

Sbocciate in cielo.

© copyright Alberto Pestelli 2014

Fonte della notizia: Ansa-Ambiente

La poesia I Fenicotteri di Molentargius, scritta dall’autore dell’articolo, fa parte della silloge di poesie “L’Isola di mia Madre”, pubblicato per www.ilmiolibro.it © copyright 2008 Alberto Pestelli.

Le Fotografie sono di Alberto Pestelli.

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Una poesia di Iole Troccoli

Un tempo sono stata sirena

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Un tempo sono stata sirena.
Piccola, vibrante, raccoglievo azzurro
nelle grotte
ombreggiavo il viso col pallore di alghe
appena nate, sopportavo il freddo marmo
dell’acqua sotto roccia.

Ogni tanto cantavo.

Adolescente, imparavo a far schiumare la coda
che rosseggiava sotto la chiglia incrostata
delle navibarriera
che ululavano al mondo-sopra le loro grida salate
di umanità appese agli alberi, a rotolare le vele.

Mi gettavo nello sconforto di saper soltanto nuotare.

Più grande, conobbi le danze dei pesci amici, il loro urtarsi
continuo, il sottovento che urgeva quando le onde alzavano
la schiena e, sopra, era paura senza sonde, un martirio che buttava corpi nelle profondità
dei velieri morti, nelle cambuse di ruggine scordate anche dalle murene furiose.

Vidi i delfini giocherellare con la mia mestizia,
sentii gli abbracci secolari dei polpi che scrivevano poemi sulla sabbia.
Imparai l’inchiostro segreto delle seppie sguscianti,
intravidi sopra un fondale dimenticato l’ombra del calamaro più grande
che cercava le rotte abbandonate dai pirati antichi.

Scoprii che le conchiglie servivano a far di conto, e la linea del mare mi aiutò a salire il tempo dei tramonti e delle isole inghiottite dalle onde sorelle.

Qualche costruzione umana mi apparve, ogni tanto, smisuratamente piccola, inutile, con le sue reti malvagie, pronte a colpire, a rapire gli amici miei, a portarli immobili sulle loro tavole senza vergogna.

Un grosso granchio mi arenò sulla spiaggia, un giorno d’aprile.
Portava compagnia con le sue chele amare di dolori racchiusi dentro la polpa molle.
Fummo inseparabili per giorni e giorni, mi insegnò la notte per galleggiare sulle acque calde della riva, e poi a guardare le stelle.

Ormai ero grande, quasi vecchia, o perlomeno antica, i capelli si erano fatti rossi,
le squame cadevano a ogni plenilunio.
Alcuni crostacei abbandonarono la mia pelle verde, per esseri più giovani e forti.
Il grosso granchio mi rimase vicino fino alla mutazione. Accarezzava la mia coda con le sue grandi chele nere e gentili.

Io cantavo, come quando ero piccola.

La voce aveva perso la trasparenza degli oceani lontani, il blu appassionato delle notti di Venere. Restava l’incanto del ricordo e il granchio lo comprese fino in fondo.

Le gambe, lunghe, sottili come anguille appena nate, uscirono all’alba e mi sorressero a malapena. Il granchio, appena le vide, scappò di traverso in mezzo alle ondine che sbattevano sulla sabbia. La schiuma bianca se lo portò via con anelli di dita che scorrevano, velocissimi.

Ricordo che fu un bambino a vedermi per primo. Ero brutta, gli feci quasi paura. La mia voce era terribile, provai a chiamarlo in tutte le lingue che conoscevo ma non si avvicinò. Continuò a guardarmi i capelli lunghissimi pieni di mare perduto finché sua madre non venne a prenderselo, dopo avermi lanciato un’occhiata feroce.
Barcollando iniziai il mio cammino, mi confusi infelice tra la gente che viveva di sopra.
Nessuno sa che un tempo sono stata sirena.

© copyright Iole Troccoli 3 giugno 2014

 

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Eventi a Vicopisano

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Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

KikiGli zoologi dicono che anche gli animali superiori non hanno il senso dello scorrere del tempo, ma vivono in un eterno presente: provate a chiedere al vostro cane, o gatto, se è d’accordo, dopo che lo avete lasciato solo per due settimane.

© copyright Gianni Marucelli 2014

 

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La riscossa del camoscio appenninico

di Gianni Marucelli

Capita, e ce ne rallegriamo, che talvolta le notizie relative all’ambiente del nostro paese siano positive. Così, oggi apprendiamo da un Convegno, tenutosi in questi giorni a Lama dei Peligni, nel cuore dell’Abruzzo, come il camoscio appenninico, uno degli animali-simbolo del Parco Nazionale, si possa ormai cancellare dall’elenco delle specie “a rischio immediato”, avendo superato i duemila esemplari.

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Un tempo presente su molti complessi montuosi dell’arco appenninico, questo cervide è diverso dal suo stretto parente che vive sulle Alpi, e, all’inizio del sec. XX, se ne contavano soltanto una trentina di esemplari. Nonostante la protezione accordatagli tramite la costituzione, negli anni ’30, del Parco Nazionale d’Abruzzo, la sua crescita è stata assai lenta, se in una vecchia “Guida alla natura del Lazio e dell’Abruzzo”, pubblicata nel 1972 da Mondadori e scritta da Fulco Pratesi e Franco Tassi, che ho recuperato su uno scaffale della mia libreria, si legge: “Il camoscio d’Abruzzo detiene la palma di nobiltà e importanza, perchè i due o trecento esemplari dalle corna lunghe e affusolate e dall’agilità e robustezza leggendarie, che si nascondono tra le rocce e le foreste più inaccessibili del Parco, sono gli autentici discendenti del camoscio appenninico (…) che aveva nel lungo isolamento finito con il differenziarsi abbastanza profondamente dai suoi lontani progenitori alpini.” Una crescita tanto esponenziale nel giro di appena quarant’anni è frutto di una saggia politica ambientale e di tecniche di ripopolamento particolarmente efficaci, come sottolinea il Presidente del Parco della Maella:

 

“Il camoscio più bello del mondo, come viene unanimemente definito dagli zoologi quello appenninico – spiega Franco Iezzi – può essere considerato a pieno titolo un ambasciatore dei Parchi Italiani. Non solo rappresenta un caso di successo internazionale per le politiche di conservazione di una specie a rischio, ma la sua tutela è legata strettamente a quella del territorio in cui vive e alle politiche di istituzione delle aree protette. Insomma, se non ci fossero stati i Parchi dell’Appennino con tutta probabilità il camoscio non sarebbe sopravvissuto”.

Il camoscio appenninico non ha nemici naturali, se si esclude il lupo, che comunque preferisce rivolgere la sua attenzione a prede più facili. Ergo, l’autore della sua “quasi-estinzione” è stato l’uomo, attraverso la caccia e la distruzione dell’ambiente elettivo di questo animale, cioè la foresta montana e i prati d’altura, dove trova il suo pascolo. Infatti, il camoscio si ciba praticamente solo di erbe, che i suoi particolari zoccoli sanno raggiungere anche scavando attraverso il manto nevoso.

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Questi strumenti preziosi, modellati con polpastrelli morbidi, che evitano le cadute e le scivolate in discesa, e con punte dure e affusolate, che permettono di sfruttare ogni più piccolo appiglio nelle rocce, costituiscono il segreto della sopravvivenza dei camosci in un ambiente duro e difficile, quale quello dell’alta montagna.

Chi ha visto, in un documentario televisivo o, ancor meglio, nella realtà attraverso le lenti di un binocolo, le evoluzioni di queste straordinarie creature tra picchi e dirupi che mettono i brividi anche a un esperto arrampicatore, sappia che in natura non esistono altri animali (se non gli stambecchi) capaci di simili imprese.

La certezza che nel futuro potremo continuare a ammirare i camosci d’Abruzzo impegnati nelle loro spericolate acrobazie è un punto a favore dell’uomo, che, per una volta, ha salvaguardato e non distrutto. Continuiamo così.

© copyright Gianni Marucelli 2014

 

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Logo di “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

Finalmente abbiamo un Logo. Il disegno è stato realizzato da Martha Pestelli ed è intitolato “l’albero vitruviano”

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