Wild Art Festival…

Cari amici, vogliamo segnalare un importante evento promosso dalla rivista Oasis (www.oasisweb.it), in collaborazione con il WWF Italia, in programma dal 30 maggio al 2 giugno a Chiaverano (TO): il WILD ART FESTIVAL

 

COMUNICATO STAMPA:

WILD ART FESTIVAL, ARTE, NATURA E FOTOGRAFIA

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Il più grande anfiteatro morenico d’Europa, cinque laghetti balneabili per la purezza delle loro acque e un grande bosco di eccezionale valore naturalistico, con il curioso fenomeno geologico delle “terre ballerine”.

E’ la cornice del Wild Art Festival 2014, il Festival delle Arti Naturalistiche, in programma da venerdì 30 maggio a lunedì 2 giugno a Chiaverano, in provincia di Torino. Un grande evento dedicato alla natura, all’arte e alla fotografia, che anche quest’anno farà da contorno alle cerimonie di premiazione del Premio Internazionale di Fotografia Naturalistica “Oasis Photocontest” e del Premio di disegno naturalistico “Oasis, disegna la natura”.

Per quattro giornate, il piccolo centro di Chiaverano si animerà con musiche, spettacoli, incontri con i grandi maestri della fotografia naturalistica, seminari, workshop di fotografia e disegno naturalistico, ma soprattutto che esporranno le loro opere e incontreranno il pubblico. Seguendo l’itinerario “Arte e Natura”, si raggiungeranno i luoghi più suggestivi del paese, musei, antiche dimore, chiese sconsacrate, in cui sono allestite le mostre di fotografia, disegno e scultura. Un appuntamento ideale per chi ama ritrarre la natura attraverso ogni forma d’arte. Le 13 immagini vincitrici del Photocontest stampate in grandissimo formato (da 4 a 6 metri di base) saranno collocate sui muri delle case del centro storico, per una grande mostra a cielo aperto di eccezionale impatto visivo, che resterà esposta a Chiaverano per un intero anno.

Saranno inoltre presenti alcune delle più grandi firme della fotografia, della divulgazione e del giornalismo, come Alessandro Cecchi Paone, Vincenzo Venuto, Francesco Petretti e l’inviato di Striscia la Notizia Luca Abete.

 

Tra gli eventi principali si segnalano:

 

TAVOLA ROTONDA: “GLI SCENARI DELLA FINE DEL MONDO” CON ALESSANDRO CECCHI PAONE

Domenica 1 giugno alle ore 21. Sovrappopolazione, crisi alimentari, innalzamento del livello dei mari, desertificazione, guerre per l’acqua, distruzione dell’ambiente: uno sguardo agli scenari apocalittici che potrebbero aspettarci in un prossimo futuro, per capire se siamo ancora in tempo per evitarli. Condotto da Alessandro Cecchi Paone, un confronto tra esperti, studiosi e grandi personaggi del mondo della divulgazione sul futuro dell’uomo e del nostro pianeta…

 

ITINERARIO ARTE E NATURA

Per tutta la durata del festival, nei luoghi più suggestivi del paese, tra musei, antiche dimore e chiese sconsacrate, sono allestite le mostre di fotografia, disegno e scultura di grandi artisti internazionali. Le 13 opere vincitrici dell’ultima edizione del Photocontest, stampate in formato gigante con una base di 4 o 6 metri, faranno invece parte di una grande esposizione a cielo aperto sulle pareti delle case del centro storico.

 

ASTA DELLA FOTOGRAFIA D’AUTORE CON STRISCIA LA NOTIZIA

Domenica 1 giugno dalle ore 18. L’inviato di Striscia la Notizia, Luca Abete, sarà il battitore d’eccezione all’asta delle immagini vincitrici delle ultime edizione del Premio Oasis Photocontest, stampate in grande formato su supporto rigido. Il ricavato sarà devoluto ad un progetto dell’associazione Inner Wheel per la costruzione di una scuola in Madagascar.

 

INCONTRO CON OVERLAND

Domenica 1 giugno alle 17. Dal 1996 i camion arancione di Overland hanno realizzato eccezionali imprese in ogni angolo del mondo. Nel corso di 13 durissime spedizioni hanno attraversato luoghi ritenuti irraggiungibili, foreste, montagne, deserti, ghiacci polari. Per i quattro autocarri Iveco a sei ruote motrici, le spedizioni hanno avuto principalmente uno scopo documentativo, legato alla riscoperta del viaggio via terra, unita all’obiettivo di ottenere un’istantanea delle ultime regioni ancora selvagge e inesplorate del pianeta. Nella piazza di Chiaverano, per tutta la durata del Festival, sarà possibile osservare e visitare all’interno uno dei quattro camion. Un’occasione per incontrare anche alcuni degli autisti che si sono alternati alla guida dei mezzi nel corso delle spedizioni, ascoltando dai protagonisti i racconti di viaggio di una delle più grandi avventure d’esplorazione mai realizzate.

 

ESCURSIONI E WORKSHOP

In tutte e quattro le giornate del Festival sono in programma escursioni guidate con ornitologi e naturalisti a piedi, a cavallo, in mountain bike e in canoa alla scoperta dei boschi e dei laghi. In programma corsi di base e avanzati di fotografia naturalistica, con i fotografi di Oasis, e di disegno naturalistico, per bambini e adulti. I più avventurosi potranno invece provare l’emozione di un volo in parapendio sulla Serra Morenica insieme ad un istruttore qualificato.

 

PREMIAZIONE OASIS PHOTOCONTEST

Sabato 31 maggio dalle ore 17. Incontro con Alessandro Cecchi Paone a cerimonia di premiazione del Premio Internazionale di Fotografia Oasis Photocontest e del concorso di disegno naturalistico Oasis Disegna la Natura. L’Oasis Photocontest è uno tra i maggiori concorsi internazionali di fotografia naturalistica, che all’ultima edizione ha visto in gara oltre 25.000 immagini realizzate dai fotografi di 55 nazioni di tutto il mondo. Tutte le immagini più belle, con suggestivi sottofondi musicali, saranno proiettate ininterrottamente durante tutte le giornate del Festival al teatro comunale.

 

IL BRACCONAGGIO IN AFRICA, CON VINCENZO VENUTO

Lunedì 2 giugno dalle ore 17. Cerimonia di assegnazione del Premio Aiea, l’Associazione Italiana Esperti d’Africa, con la tavola rotonda del biologo e conduttore televisivo Vincenzo Venuto, dedicata al bracconaggio in Africa.

 

MUSICA E NATURA SOTTO LE STELLE

Sabato 31 maggio dalle ore 21,30. Le vie del centro storico e il belvedere dell’antica chiesa di Santo Stefano ospiteranno concerti e spettacoli musicali che spazieranno dalla musica classica, al blues, al folk. Per tutta la serata resteranno inoltre aperte e visitabili anche le mostre fotografiche. Un’occasione per scoprire le vie caratteristiche del borgo antico tra arte, musica, natura e fotografia.

 

Tutte le informazioni sul sito www.fian.it

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Il Cammino di Assisi, un viaggio sulle orme di San Francesco

di Maria Iorillo

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Negli ultimi anni, il viaggiatore, alla ricerca di immagini e di luoghi nuovi, sceglie itinerari non ordinari e nei quali, spesso, gli aspetti di comodità o di relax non appaiono prioritari.Il turista “alternativo” intende entrare in contatto con una determinata cultura, conoscendone l’ambiente naturale e umano, la storia e le tradizioni, la comunità e gli individui e lo fa anche a costo di sforzi fisici e psicologici. Tra le varie forme di turismo non di massa c’è il pellegrinaggio, che oggi ha una connotazione diversa rispetto al passato.Un tempo il pellegrinaggio aveva una motivazione prettamente religiosa. “Una volta si andava sul cammino per salvare l ’anima, ora ci si va per trovarla”, ha detto qualcuno. Infatti, le motivazioni, che spingono una persona a intraprendere un così difficile viaggio, sono più spirituali e/o culturali: il bisogno di misurarsi in un’impresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su quello mentale, di trovarsi soli con se stessi, di allontanarsi dallo stress quotidiano, e/o perché affascinati dalla storia del cammino, dai segni d’arte e di storia.

arredissimaIl pellegrinaggio più antico e conosciuto è, sicuramente, il Cammino di Santiago de Compostela. Un percorso che inizia ai piedi dei Pirenei, sul versante francese, e che, dopo aver attraversato la Spagna settentrionale, si conclude davanti la maestosa cattedrale di Santiago. Un itinerario faticoso di 800 km, diviso in 30-35 tappe su sentieri ben segnalati, che da sempre affascina viaggiatori e scrittori.

cartinaMa non bisogna allontanarsi dal nostro Paese per vivere un’ avventura simile. Da anni si pratica il Cammino di Assisi, uno degli itinerari più belli e vari d’Italia, che unisce Dovadola, in provincia di Forlì, alla città di San Francesco in un itinerario di 13 tappe. Un viaggio sulle orme di Francesco, tra eremi e foreste sacre. Un Cammino per scaricare cose e pensieri superflui, per ritrovare l’essenzialità, e aggiungerei “l’umanità”.

Il progetto è nato dal lavoro di un gruppo di volontari e parroci, che si sono ispirati proprio al Cammino di Santiago, e hanno strutturato, concatenando vecchi percorsi, un unico itinerario e una piccola rete di rifugi che offrono ospitalità spartana a prezzi molto contenuti.

foto2_4La lunghezza del cammino di Assisi è di oltre 300 km; il percorso attraversa, nelle prime tappe, le foreste tosco-romagnole del Parco del Casentino, dove esiste ancora una natura incontaminata; questa è la parte più faticosa perché impegna in ripetute salite e discese sui sentieri, ben segnalati, del CAI (Club Alpino Italiano). La seconda parte ha pochi dislivelli e lunghi tratti pianeggianti. Alla fine di ogni tappa si trovano rifugi e locali adibiti per ospitare i viandanti in cammino.

Le tappe fondamentali sono:

  1. da Dovadola a Marzanella, 21 km
  2. da Marzanella a Premilcuore, 21 km, passando per Portico
  3. da Premilcuore a Corniolo, 18 km
  4. da Corniolo a Camaldoli, 22 km, passando per il passo la Calla
  5. da Camaldoli a Biforco, 19 km, passando per Badia Prataglia
  6. da Biforco a La Verna, 9 km
  7. da La Verna a Caprese Michelangelo, 23 km, passando per l’eremo La Casella
  8. da Caprese Michelangelo a Sansepolcro, 25 km
  9. da Sansepolcro a Città di Castello, 29 km, passando per l’eremo di Montecasale
  10. da Città di Castello a Pietralunga, 30 km, passando per la Pieve de’ Saddi
  11. da Pietralunga a Gubbio, 27 km
  12. da Gubbio a Valfabbrica, 30 km, passando per l’eremo di San Pietro del Vigneto e Biscina
  13. da Valfabbrica a Assisi, 16 km

Alla partenza, il pellegrino riceve la “credenziale”, che certifica lo status di pellegrino, l’elenco dei rifugi e la guida con la descrizione delle tappe e la indicazione dei punti ristoro. Alla fine del cammino, il viandante riceve il documento che attesta l’avvenuto pellegrinaggio, “l’Assisana”, presso la Basilica Papale di San Francesco di Assisi.

Essendo il percorso lungo e faticoso, è consigliabile intraprendere il viaggio nei periodi da marzo a maggio o da settembre a ottobre, quando le temperature non sono troppo alte né troppo fredde.

Il pellegrino ha bisogno di poche e utili cose per affrontare in maniera “leggera” la fatica di questo bellissimo viaggio, portando sempre con sé una borraccia d’acqua. Il Cammino, tra sentieri e strade di rara bellezza, può essere svolto a piedi, in mountain bike, a cavallo, e, per chi ha difficoltà motorie, in automobile.

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Quindi, il meno noto Cammino di Assisi non ha nulla da invidiare al più famoso pellegrinaggio spagnolo. E, proprio per le comuni affinità culturali e spirituali tra i due itinerari, dal 2007 Santiago e Assisi sono gemellate.

E tutti i pellegrini, alla fine del viaggio o a Santiago o ad Assisi, si rendono conto che l’importanza del cammino non è rappresentata dalla meta raggiunta, ma è insita nel cammino stesso.

“Il pellegrinaggio ha senso se fatto a piedi; è un avvicinamento lento, è un tempo: non solo il raggiungimento della meta. Il pellegrinaggio ha a che fare con la solitudine, è perdersi per ritrovarsi”. Erri De Luca

© copyright Maria Iorillo 2014

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Abbiamo ucciso il chiaro di Luna

Milano com’era

di Massimilla Manetti Ricci

263_q1010026300Milano, la città che non c’è più, quella difficilmente raccontabile perché la ricostruzione della ricostruzione ne ha distrutto per sempre la sua originaria natura sull’acqua, la più elegante e raffinata dell’Europa ottocentesca con i palazzi che si affacciavano sui navigli. E allora via i navigli, via questo retaggio di un romanticismo odiato dai futuristi che volevano uccidere il chiaro di luna che vi si specchiava.

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E difatti la luna ha smesso un secolo fa di illuminare i canali d’acqua con l’interramento dell’epoca fascista.

Poi la guerra, un altro duro colpo alla già martoriata città: la polvere e le macerie sono diventate l’anelito frenetico che in nome del desiderio di ricominciare e di guadagnare ha abusato della città fino ai giorni nostri.

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Gli anni di piombo e la strategia della tensione la macchiano di sangue con la strage di Piazza Fontana e l’omicidio del commissario Calabresi fino a scivolare nei rampanti anni ’80.

Sono gli anni della ‘Milano da bere’, quella di Craxi e di Cuccia, di Piazza Affari, degli imprenditori, delle grandi manovre economiche, la Milano di fine XX° secolo che sembra preludere ad una nuova ascesa: l’Italia è la quinta potenza economica del mondo e la città ben la rappresenta col suo vorticoso fiume di soldi e di collusioni in una paese che viveva sopra le righe senza saperlo.

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Il ponte lanciato sull’Expo 2015 è incerto e pericolante, anche se in cantiere i progetti ora sono ambiziosi e vogliono offrire una città nuova, dinamica, che guarda alle metropoli mondiali dalla verticalità dei suoi palazzi ecologici, come il bosco verticale di Stefano Boeri o di quelli dalle immense vetrate, onde di oceano di specchi che svettano verso l’alto a guadagnarsi uno spicchio di cielo, testimoni del terzo millennio così come le cattedrali lo sono state per il secondo.

Milano, capitale della moda, della finanza e della comunicazione, dove il ‘qui e ora’ è il motto dei suoi cittadini.

Milano che, dismessi gli abiti da salotto patriottico di Clara Maffei, frequentato anche dal Manzoni, ha abbracciato l’audacia del dinamismo del primo novecento quando ha imparato che il tempo è un istante da fermare in un’immagine, in uno svolazzo scultoreo, in una parola che fugge nel quadro premonitore della sua salita verso il futuro, nella ‘città che sale’ di Umberto Boccioni.

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Milano, un po’ stanca, annoiata e preoccupata per la malavita che l’avvinghia, gioca a nascondino con le sue oasi del passato, nei vicoletti del centro, piuttosto che nei brevi tratti di naviglio che con timida prepotenza riprendono il loro spazio svuotato.

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Milano che non si specchia più nei suoi canali e si mette in posa sui suoi ponti, torna a guardarsi nelle ‘Gallerie d’Italia, collezioni private della Banca Intesa San Paolo (già Banca Commerciale Italiana) ed espone in un percorso a tema, scorci di città come non l’abbiamo mai conosciuta, angoli visti dal pennello dei suoi artisti che regalano ai posteri frammenti di vita cittadina remota ed inimmaginabile.

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In una di queste sere ho visto la luna tornare a specchiarsi nel cielo notturno, ho tentato di fotografarla, ma non la distinguo più dall’illuminazione circolare dei neon che hanno sostituito i suoi raggi.

Sullo smartphone si compone la frase: ‘abbiamo ucciso il chiaro di luna’.

© copyright Massimilla Manetti Ricci 2014

 

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Rivista

acqua fresca e lunaCari amici Vogliamo informarvi che abbiamo avuto ben 132 download del numero di Maggio (uscito il primo di questo mese) della rivista gratuita “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”. Siamo veramente felici del successo che il nostro lavoro sta avendo. Siamo certi che il futuro ci riserverà delle belle soddisfazioni. Stiamo crescendo grazie al Vostro interessamento e al Vostro amore per l’Ambiente e per la Cultura.

Grazie per la Vostra cortese attenzione

La Redazione

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Giornate Nazionali dei Castelli

Cari amici vogliamo segnalare un evento molto interessante che si terrà il 24 e il 25 maggio patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Per saperne di più visitate il sito http://www.castit.it/frame.html

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Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

220px-GiacomoPucciniGiacomo Puccini, come si sa, era gran donnaiolo e gran cacciatore. Sul lago di Burano, ospite del Signori di Capalbio, fece memorabile strage di anatre e di altri acquatici, di cui permane ancora oggi il ricordo nelle memorie locali. Le donne in qualche modo le risarcì, eleggendole a mirabili protagoniste delle sue opere. Non mi risulta che germani, alzavole e morette codone facciano la minima comparsata, da La Boheme a Turandot. In sintesi, lo strano caso di un seguace di Diana che antepone le femmine all’oggetto della propria arte venatoria.

© copyright Gianni Marucelli 2014

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Recensione di “Vespucci, Firenze e le Americhe”

di Gianni Marucelli

AA.VV., Vespucci, Firenze e le Americhe, a cura di G. Pinto, L. Rombai e C. Tripodi, Firenze, Olshki editore, 2014. E. 53,00

 Questo ponderoso, e poderoso, volume raccoglie gli Atti del Convegno di studi tenutosi a Firenze nel Novembre 2012. E’ diviso in due grandi sezioni: i saggi contenuti nella prima esplorano i rapporti tra Amerigo Vespucci, in primis ma non solo, gli altri viaggiatori toscani e italiani e la scoperta del mondo atlantico e delle Americhe; quelli che formano la seconda parte indagano il rapporto privilegiato che ha connotato i legami tra gli Stati Uniti, in particolare, e Firenze dall’Ottocento ad oggi.

Il lettore rimarrà affascinato dalla profluvie di notizie e interpretazioni riguardanti l’epoca delle grandi scoperte geografiche, e scoprirà come sia stato importante il ruolo di Firenze e dei fiorentini, in specie le case mercantili, in questo momento topico della storia dell’Occidente. Il tutto basato sullo studio attento dei documenti originali, che sono in parte riprodotti nel CD che accompagna il volume, contenente il Codice Alberico, tratto dalla silloge curata dall’umanista veneziano Alessandro Zorzi.

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Le Masche

Un racconto di Maria Ivana Trevisani Bach

Cairo Montenotte 1630-31

La bufera di neve m’investe. Violenta, freddissima. Mulinelli taglienti di spine di ghiaccio. Il vento non mi fa camminare. Ma io devo scappare! Scappare! Mi hanno inseguito gridando:

– U diavu! U diavu!!

L’uomo mi bastonava. La donna tremava di paura.

Son riuscito a scappare. Sono ferito. Un grumo di sangue rappreso mi pende dal naso. Un dolore violento mi strazia la gamba sinistra; là dove ho preso l’ultimo colpo. Ma, qui, nascosto nella foresta, non mi cercheranno. Rimango, al riparo di quest’albero cavo. Qui c’è pace. Mi rannicchio e chiudo gli occhi. Forse morirò questa notte. Non sento e non vedo più niente.

—————————————————————————————————-

Mi sveglio. E’ mattino. E son vivo! Non nevica più, anzi, c’è un poco di sole.

La foresta è imbiancata e brillante. La gamba ferita è intirizzita dal freddo. Ma si muove!

Odore di latte. Odore di legna bruciata. Ho fame… Se seguo gli odori, finirò di nuovo vicino alle case. No, non posso… Ho paura! Resto nascosto e ruberò qualcosa di notte. Senza essere visto.

———

streghe_10E’ quasi sera… Ecco, una casa isolata nel bosco. Mi avvicino da dietro. Non mi vedranno.

Non sento rumori. Mi avvicino ancora. Provo a guardare all’interno, sporgendomi appena. C’è fumo. Il vetro è appannato. Non vedo nessuno. Aspetto ancora … Nessuno. Mi sporgo a guardare: un grande camino, una pentola al fuoco che bolle. Ho fame! Mi faccio coraggio. La porta è socchiusa, m’affaccio.

– Vieni, vieni pure…- E’ una voce di donna. Diffido. Scappo, ho paura. La paura dei vagabondi.

– Lascio aperta la porta, entra… se vuoi…

E’ ancora lei. Sta sulla porta. La posso vedere. E’ alta, un po’ curva. Né vecchia, né giovane. Ha strani vestiti, uno sull’altro, forse, per coprirsi dal freddo. Ha una piccola cuffia sui rossi capelli.

Puoi venire, se vuoi…- ripete più forte scrutando i cespugli vicini dove sono nascosto.

Una trappola? Se un uomo ci fosse, l’avrei già sentito… Risento l’odore del cibo. La fame mi lacera, mi morde. Coraggio! Devo avere coraggio! Avanzo esitando. Dentro c’è fumo. C’è una tazza di latte…

Vuoi bere del latte?- Non vedo la donna, forse sta dietro alla catasta di legna, di là, in fondo alla stanza. Non resisto. Bevo di corsa, guardandomi intorno.

…Così è andata. Ormai son passati tre mesi. E, da allora, io vivo con lei. La neve si è sciolta. Lei è dolce, tranquilla e mi parla… Parla, parla, parla tanto. Io ascolto. Forse è sola da tempo. Abbiamo una pecora, una capra e qualche gallina. Abbiamo del latte. Uova e formaggio non mancano mai. Le porto ciò che caccio nel bosco. Piccole cose che lei cuoce nel pentolone appeso nel grande camino.

Ho passato l’inverno con lei. Una notte più fredda mi ha accolto sotto la coperta di velli di lana. Da allora, io dormo con lei sul materasso di foglie di meliga. E sono felice. Un giorno mi ha detto:

Grazie, non sono più sola. Non andartene via quando arriva la bella stagione.

Così son rimasto. Qui, mi sento sicuro. La casa è ben nascosta nel bosco. Il mattino, andiamo a cercare le erbe. Lei le conosce; mi parla e mi spiega ogni cosa. Mi spiega; ma non sempre capisco!

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Questa è la belladonna che toglie li spasmi malefici – mi dice – Questa, la digitale contro li mali cardiaci. Questa la serpentaria: posta la polvere sul capo prima di coricarsi si può veder, nel sonno, il futuro… Questo è il rosmarino che dispone li animi alla giocondità, questa è la betonica che custodisce le anime e i corpi dai malefici; difende i cimiteri dalle visioni che inducono timori e cardo-santo_O2protegge i viaggi notturni dai pericoli. Questo è l’elleboro; muore chi lo coglie se è visto dall’aquila! Questo è l’aspleno; che legato con milza di mulo alla cinta delle donne, le fa diventar sterili. Questa è la malva che giova ai rodimenti delle budella e del sedere; chi beve il suo succo starà senza mali per tutto il giorno. Questo è il Cardo Santo: è santo perché ha molte virtù: libera dal dolore degli occhi, recupera la perduta memoria, ridona l’udito, purga il sangue, rompe la pietra, provoca i mestrui. Bevuta col vino, vale contro i veleni e il mal franzese. Si dice che un putto, dormendo alla campagna con la bocca aperta, gli entrò un serpe nel corpo e bevuto ch’ebbe la pozione di Cardo santo, subito il serpe se ne uscì per le parti da basso.

Da quando si è sciolta la neve, vengono a trovarla delle persone per curarsi con le erbe. Son donne con i loro bambini. Io resto nascosto dietro alla legna. Nessuno mi deve vedere. Lei fa decotti, impiastri, pomate, fumenti e dice oscure parole. Chi viene a trovarla le porta un po’ d’olio, della farina, del sale. Son doloranti all’arrivo, se ne vanno guariti e contenti. Insomma, tutto va bene e siam quasi felici.

L’altra notte siamo andati nella radura, dove c’è l’albero di noce, a cercare la pianta mandragola. Va raccolta quando c’è luna piena, facendo tre giri intorno alla pianta, se no, non fa effetto. C’erano già tre amiche e la sorella Lucia a coglier radici. Era una bella serata, han cantato e ballato al chiaro di luna. Io, son rimasto nascosto perché ho ancora paura. Mi son divertito a guardarle. Erano allegre e festose. Solo all’alba siam tornati alla casa nel bosco. Credo che proprio che resterò tutta l’estate con lei. E sì, forse, anche il prossimo inverno.

——

Sono arrivati tre uomini, all’improvviso. Uno era vestito di nero.

– Nasconditi! – lei mi ha gridato.

Ora sto qua dietro alla legna ammucchiata con il cuore che mi pulsa alla gola.

Strega! Che ti accompagni col diavolo ormai lo sappiamo! Ti han visto con lui di primo mattino! Strega ! Con tutte le masche hai ballato ‘sta notte! Avete preparato la polvere per far venire la peste!

Li sento gridare. Mi sporgo pochissimo per non essere visto. Lei si dibatte. Non vuole lasciare la casa. Ma la picchiano e le strappano le povere vesti. La trascinano fuori e la portano via. Li seguo a distanza per non essere visto. Solo ‘sta notte potrò fare qualcosa. Quando dormono tutti.

La portano giù nella valle. Molta gente arriva a vederla. Tutti gridano:

A morte la stria! Bruciatela! Bruciatela! Con la sorella ha portato la peste!

Le sputano addosso. La spingono a terra. La prendono a calci. La portano in piazza.

Fatele bere l’elleboro nero, se è strega, non sente il veleno! Fatele bere l’elleboro nero!

Io resto lontano. L’han chiusa da basso in una camera buia. Questa notte farò qualche cosa. Poi torneremo nei boschi. Andremo in un’altra foresta. Noi vagabondi, le conosciamo tutte, anche quelle lontane. Attendo la notte. La finestra è socchiusa. Riesco a spingermi dentro. Lei è lì, rannicchiata in un angolo buio. E’ tutta ferita, è quasi senza vestiti. Gli occhi son gonfi, il sangue rappreso. Ha spasmi violenti; forse ha bevuto l’elleboro nero. E’ legata, non posso farla scappare. Mi avvicino e lei allunga una mano. E’ una carezza tremante. Mi corico accanto. Lei sente il mio respiro e si calma.

—————————————————————————————

Un grido ci sveglia alle prime luci dell’alba.

Il diavolo! Il diavolo! Ha dormito con lei ! Satana nero è venuto a dormire con lei!

Arrivano in tanti gridando. Ecco i bastoni! Ecco le forche e le pale! Come l’altra volta. Iniziano i colpi.

Lei allora si alza, si butta per terra e mi copre col corpo.

Uccidetela! Uccidetela! –urla una donna. – No! Non ammazzatela adesso! Deve bruciare! Solo col fuoco Satana muore! Deve bruciare anche Satana insieme alla strega!-grida un uomo elegante.

Lei allora si alza. Come se fosse guarita. E’ bella, ritta e superba.

Sì, bruciateci insieme! Bruciateci insieme!- ripete sicura- Usciamo all’aperto. Tutti si allontanano un poco. Si direbbe che faccio paura. Lei cammina diritta, solenne. Io la seguo altrettanto sicuro.

A testa alta e a coda diritta.

C’è una catasta di legna in mezzo alla piazza.

Il diavolo! Satana! Ecco il diavolo nero! Il fuoco! Il fuoco!

Ma chi è questo diavolo? Ma chi è mai questo Satana nero? Forse son io perché son gatto e son nero?

————–

La fanno salire sulla catasta e la legano in cima. Io la seguo. Non l’abbandono. Voglion legare anche me. Ma non serve, io non me ne vado! Non la lascio! Fra le sue gambe, io resto, deciso, ostinato, strofinandomi a lei, ancora una volta. Adesso sento l’odore del fumo. Qualche fiamma la vedo salire.

Ci guardiamo ancora una volta. Siamo insieme. Siamo vicini. Sarà caldo come il nostro camino.

Nota:

Le sorelle Lucia e Maria Larghero furono torturate e poi bruciate nel 1631 nella piazza di Cairo Montenotte perché streghe e perché accusate di aver portato la polvere della peste nella valle Val Bormida. Nel dialetto locale le streghe vengono chiamate “Masche”. La Storia delle due sventurate sorelle, in parte documentata, è divenuta oggetto di leggende orali ancor oggi raccontate nella valle. Un tragico episodio da tramandare per riflettere sul pericolo che ignoranza e superstizione possono arrecare a una comunità.

                             Maria Ivana Trevisani Bach

© copyright Maria Ivana Trevisani Back 2014

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Fiera del libro a Imperia

Condivido un post degli amici di Onirica Edizioni sulla Fiera del Libro a Imperia

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Nella “Valle dell’Inferno”… Parco di Villa Gregoriana a Tivoli

Di Maria Iorillo e Alberto Pestelli

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Poco distante dalla famosissima Villa d’Este con le sue spettacolari fontane, fontanelle e fontanoni, a Tivoli (Tibur) si nasconde un’altra meraviglia unica e impressionante. Il Parco di Villa Gregoriana (così fu denominata dal Fondo Ambiente Italia dopo il suo restauro) è un’area che ha un grande valore sia paesaggistico che storico. Il Parco è ubicato proprio nel centro di Tivoli, nella ripida valle tra l’acropoli romana e la riva destra del fiume Aniene. Il sito è famoso perché al suo interno c’è l’impressionante grande Cascata… Consigliamo, a chi vuol visitare il posto, di giungere a Tivoli percorrendo la strada provinciale 31a proveniente dal paese di Marcellina; poco prima di arrivare all’antica Tibur, dopo aver affrontato una stretta curva, la vedrete proprio di fronte a voi, terribile e alta. Chi ha vissuto gli ultimi nubifragi, su Tivoli e dintorni, racconta che vedere precipitare tutta quella massa impetuosa d’acqua e terra è un’esperienza da paura, come se dovesse finire il mondo in quel momento… Il Parco, in stato di abbandono, nel 2002 è stato recuperato dal FAI e, dopo il restauro, nel 2005 ha aperto i cancelli ai visitatori.

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Tivoli, abitata fin dall’antichità, era considerata un’area strategica per le comunicazioni tra i popoli della Valle dell’Aniene e la Valle del Tevere. A monte della cascata era stato costruito un ponte sul fiume sottoposto alla sorveglianza dell’acropoli. Sorse così la città chiamata Tibur posta su di un roccione che la difendeva naturalmente.

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Nonostante la grande importanza strategica del luogo, fu subito evidente che la zona era soggetta a periodiche inondazioni disastrose come quella che distrusse nel 106 la Villa di Manlio Vopisco, citata nelle Silvae dallo scrittore Publio Papinio Stazio.

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Nel XVI secolo fu scavato il Canale Estense che portava l’acqua del fiume per impiegarla per le famose fontane di Villa d’Este e per l’irrigazione dei campi e degli orti nella valle dell’Aniene sotto le mura della città. Tuttavia questo canale non era sufficiente per assolvere al compito di canale scolmatore in caso di piena.

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A seguito dell’alluvione del 1826, fu progettata la deviazione e, infine, la canalizzazione dell’Aniene in due gallerie artificiali scavate sotto il Monte Catillo a seguito dell’alluvione del 1826.

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Nella prima metà del XIX secolo, papa Gregorio XVI, senza tener conto della gran quantità di denaro che occorreva, iniziò la costruzione del particolare ambiente di quella che diverrà Villa Gregoriana. Non la costruì per vezzo personale ma per difendere Tivoli dalle periodiche e rovinose inondazioni dell’Aniene. Fu costruito anche il Ponte Gregoriano sopra l’antico letto del fiume. Quest’ultimo non rimase inutilizzato ma fu adibito come letto di smaltimento delle acque in caso di piena; queste acque venivano utilizzate per lavatoi, l’irrigazione e per le industrie. Nel 1870 il parco passò dal demanio pontificio a quello dello stato italiano.

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Ma all’inizio della prima guerra mondiale il parco venne chiuso. E, a causa della mancata manutenzione, venne lasciato cadere in un degrado sempre più grave e diffuso. Nel 2002 la FAI recuperò la villa, restaurandola e valorizzandola.

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Oggi chi visita il parco vive un’esperienza straordinaria. Entrando nella “Valle dell’inferno” (così detta anticamente per la sua forma di ampio e profondo “cratere” scavato dal fiume Aniene), si percorrono, in discesa, gradinate e sentieri sull’orlo di baratri abbastanza vertiginosi in alcuni punti. All’ombra di alberi giganteschi e piante di ogni genere, si è sempre accompagnati dallo scrosciare delle acque della cascata maggiore e delle altre piccole cascate disseminate nel parco.

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Durante l’itinerario si scoprono resti di antiche costruzioni, grotte e gallerie. A metà del percorso c’è una deviazione che porta ad una terrazza che sporge sulla grande cascata. E qui, davanti alla forza della natura, si rimane esterrefatti ad ammirare lo spettacolo mentre spruzzi di acqua nebulizzano i nostri pensieri.

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Ma una volta arrivati giù, al centro più basso della villa, dopo aver ammirato alcune piccole cascate che s’insinuano prepotentemente nelle rocce, bisogna risalire dall’altro lato del letto antico del fiume. La salita è un po’ faticosa ma ne vale la pena, per il paesaggio offerto dalla folta vegetazione e perché si arriva, infine, all’acropoli dove sono collocati due templi databili attorno al I secolo a.C., uno rettangolare, detto della Sibilla, l’altro rotondo, detto di Vesta.

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Uscendo dal parco, si porta via il ricordo di una bella passeggiata tra una natura quasi selvaggia e la storia di un luogo che era destinato, per noncuranza, all’oblio.

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© copyright Iorillo-Pestelli 2014

Fotografie di Alberto Pestelli

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