Presentazione della rivista “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

Cari amici, vogliamo segnalarvi la “prima” presentazione della Rivista on line “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”

Un’occasione per incontrarci e scambiare quattro parole in amicizia all’insegna dell’ambiente, della cultura e dell’arte

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Il parco delle Foreste Casentinesi, la biodiversità declinata in ogni ambiente

di Massimilla Manetti Ricci

Cari amici potete visionare l’articolo in versione videofotografica sia in versione scritta (per leggere scorrere verso il basso la pagina)

Il penultimo filo di pioggia è caduto dalla penultima nuvola persa nella nebbia mattutina e si è trasformato in rigagnoli d’acqua assorbiti dalla terra.

Le foglie di faggio e gli aghi degli abeti sono un tappeto bagnato di umidità dalla quale trapela l’odore di muschio e di bosco.

Trattengo in un respiro l’aria ora tersa mentre la mano viene attraversata da una folata di vento leggero che scappa dalle dita.

Due scoiattoli corrono lungo il muretto che segna il confine del campo per salire rapidissimi sugli abeti montani e da lì poi saltare di ramo in ramo alla ricerca di pinoli.

Un cinguettio sobrio, che subito diventa arzillo e potente su di un castagno chiama a raccolta per il giorno incipiente quanti sono lì sulle cime più alte degli alberi.

È l’alba, l’ultimo filo di pioggia si frange sui miei occhiali in mille gocce d’acqua che offuscano in luce indistinta il sole nascente dietro La Verna nell’alba foriera di bel tempo mentre l’ultima nuvola è fuggita oltre il crinale.

Contemplo e assaporo la vita che si declina in ogni suo livello e in ogni suo strato; è quella che gli scienziati chiamano biodiversità e della quale l’Italia, per la sua particolare posizione geografica è ricchissima.

Una ricchezza da condividere e soprattutto salvaguardare contro la distruzione di specie animali e vegetali che l’improvvida mano dell’uomo trasforma in spazzatura, rompendo quell’equilibrio naturale che assicura la sopravvivenza della Terra. Il parco delle foreste casentinesi, con i suoi 5 mila ettari, è una di queste oasi preziose, regno di molte varietà di specie di Felci, Licopodi, Orchidee, Coleotteri Carabidi e Cerambicidi, Farfalle e Falene, Anfibi, Rettili, Uccelli tra cui il picchio nero, poi ancora il Gatto selvatico e rare specie fungine. Anche i lupi trovano qui i il loro spazio vitale; animali fieri, dagli occhi vitrei e dalla forza selvaggia non corrispondono affatto agli orchi cattivi delle favole, ma molto di più alla francescana visione di creature divine che tollerano l’intrusione dell’uomo, nascondendosi nei rifugi boschivi.

È un eden di biodiversità, grazie alla carezza di un clima che miscela quello continentale e quello mediterraneo, consentendo la differenziazione della vita in ogni classe di esseri viventi e che nel 1993 è diventato Parco Nazionale con i comuni di Stia, Pratovecchio, Poppi, Bibbiena, Chiusi della Verna.

Il giorno è arrivato e il sole è già sopra la punta dello scalino della Verna che per un attimo scompare nel cosmo indistinto.

Alcune farfalle bianche si librano nel cielo, rincorrendosi in una ghirlanda di voli senza meta; le anime di chi ci ha voluto bene, mi dicevano, sono le anime dei nostri cari ed io le inseguo con gli occhi per farle fermare, ma loro incuranti del mio richiamo continuano il viaggio di sentiero in sentiero e su vie impervie ed impraticabili.

Ora sto qui ad ascoltare il tripudio di verde e di vita in questo angolo di Casentino, quando l’ultima stella è ormai sbiadita ed eclissata nel cielo sempre più prorompente per anticipare l’egemonia di un rito che si ripete da millenni.

Un’aquila reale si butta in picchiata dal monte e volteggia con ali cadenzate in un cerchio geometrico immaginario e un capriolo si appropinqua guardingo e timoroso al confine del giardino per brucare l’erba ancora per poco perlata di rugiada della mattina presto.

Se crediamo ai miracoli compiuti da uomini, San Francesco e San Romualdo lo hanno davvero compiuto: ci hanno consegnato, con la preghiera e il lavoro, un patrimonio naturale di amore e di rispetto dal valore inestimabile .

Un valore che significa vita, evoluzione, eternità a tempo del nostro pianeta.

© Copyright 2014 Massimilla Manetti Ricci

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Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

Giuseppe_Virgili_1955Quand’ero piccolo, e già tifoso di calcio, accompagnai mio padre a trovare, per non so quali affari, Beppe Virgili, allora centravanti della Fiorentina campione d’Italia e della Nazionale azzurra, nel suo normalissimo appartamento vicino allo Stadio. Era in canottiera e si stava facendo la barba, ma mi rivolse un sorriso e una simpatica battuta. Non pretendeva d’essere il mitico Vavà, ma uno dei tanti, un poco più fortunato…Ma erano altri tempi, forse migliori.

© copyright Gianni Marucelli 2014

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A Roma sulle tracce de “La grande Bellezza”

di Maria Iorillo

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“La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, è un viaggio all’interno della vita corrotta, fasulla e disperata dell’uomo, dei suoi comportamenti e delle sue relazioni false e ciniche, della sua solitudine. In un contesto così arido, la grande bellezza compare nei ricordi delle speranze e dei sogni giovanili, ma anche nei palazzi, nelle chiese e nei monumenti romani. Però è una bellezza sfuggevole, che si può contemplare solo alle prime luci dell’alba, quando la città è deserta. Poi si ritorna alla mondanità, alle feste, all’apparenza, alla noia dello stare in una società ormai sull’orlo del baratro. E la bellezza rimarrà qualcosa di irraggiungibile, come lo fu per Leopardi.

Ruspe Palazzo Spada, domani incontro stampa spiegherà lavori

Paolo Sorrentino, attraverso lo svolgersi della storia di Jep Gambardella, interpretato dal bravissimo Toni Servillo, ci conduce per le vie di Roma tra monumenti famosi in tutto il mondo ma anche oltre i cancelli di quei palazzi- musei quasi sconosciuti ma che racchiudono opere molto preziose. Il portone del Gran Priorato dell’Ordine dei Cavalieri di Malta sul colle Aventino, dal cui buco della serratura è possibile vedere il Cupolone; il Palazzo Spada con la falsa prospettiva di Borromini; il Palazzo Altemps e lo scalone di Palazzo Braschi; il Palazzo Barberini, dove è conservato il quadro La Fornarina di Raffaello, e Villa Medici, sulla collina del Pincio, dove Ramona indossa uno strano mantello lungo di taffetà blu.

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Invece, sulla terrazza di un palazzo in via Bissolati si svolge la festa del suo 65° compleanno, mentre a Palazzo Brancaccio un folto gruppo di donne attende di sottoporsi alle iniezioni del miracoloso elisir di bellezza. Infine il ristorante, che ospita Jep e Ramona, è la Veranda in Borgo Santo Spirito, elegante e sfarzoso con i suoi affreschi sui soffitti, situato nell’ala sinistra del Palazzo della Rovere. Mentre nel Cimitero Monumentale del Verano si svolge il funerale dell’unica donna amata da Jep, un amore della sua giovinezza.

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Jep vive in un attico che affaccia sul Colosseo, l’Anfiteatro Flavio. Sulla sua terrazza, egli ozia su un’amaca riflettendo sulla sua miseria e sul desiderio di riscattarsi e scrivere un nuovo libro. Su quella stessa terrazza egli si ritrova, spesso, a scambiare chiacchiere frivole con i suoi amici. Questi sono persone stanche e patetiche, maschere posticce che si muovono in sfarzosi palazzi, vuoti, senza più vita. Orietta, la donna con cui Jep trascorre una notte d’amore, vive a piazza Navona, in un palazzo tra la Chiesa di Sant’Agnese in Agone e il Palazzo Pamphilj. I Principi Colonna di Calabria, che presenziano a pagamento, vivono a Palazzo Taverna. Mentre Viola, l’amica ricca e depressa, e il figlio psicopatico vivono a Palazzo Sacchetti.

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Ma affascinante, e struggente, è anche passeggiare con Jep e i suoi pensieri all’alba, al ritorno dalle feste con i trenini “che non portano da nessuna parte”, quando la città appare deserta e incontra strani personaggi. Al romantico Giardino degli Aranci Jep scopre una suora intenta a cogliere i frutti da un albero. Incantevole è il giro al Gianicolo: il Fontanone, il Tempietto del Bramante, il cannone che spara proprio all’inizio del film e il piazzale Garibaldi con la statua equestre. Sul portico della splendida chiesa di Santa Sabina Jep incontra un gruppo di novizie. In altre scene egli attraversa nostalgicamente una via Veneto ben diversa dalla “dolce vita” di Fellini o percorre il LungoTevere accompagnato sempre dai suoi pensieri “disgraziati”. Interessanti anche le panoramiche sul Parco degli Acquedotti fuori Roma sull’Appia Antica.

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Che dire, poi, della giraffa che sparisce all’interno dell’area archeologica delle Terme di Caracalla, o del lussuoso negozio di abbigliamento nell’atrio del Salone delle Fontane all’EUR, dove va in scena il monologo del funerale, o della mostra di fotografie sotto la loggia di Villa Giulia?! Scelte strane ma geniali che ci lasciano sorpresi e incantati. Anche nella locandina del film viene utilizzata una ricostruzione della statua del Marforio (una delle sette “statue parlanti” e che si trova nei Musei Capitolini), davanti la quale Jep, vestito di giallo e di bianco, è seduto su una panchina marmorea del Salone delle Fontane all’Eur. Ma ci sono anche altri luoghi che fanno da sfondo alla storia del film, brevi riprese su vie, piazze, monumenti ed edifici di epoche diverse che hanno dato a Roma quello stile unico che la rende attraente agli occhi di tutto il mondo.

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I protagonisti del film sono, quindi, Jep, le sue riflessioni e i suoi contrastanti stati d’animo, i suoi amici, le loro frivolezze e miserie spirituali, le loro solitudini, ma anche Roma, città dal passato potente, bellissima e affascinante e contemporaneamente vuota e senz’anima. La storia che interpretano scorre tra finzioni e realtà, descrive, su note alternate di musica sacra e disco music, la società occidentale sulla via del tramonto. Ma in questa “Babilonia disperata” nasce forte la ricerca di “nuovo stupore”, della grande bellezza che ci aiuti a risalire dal burrone nel quale gradualmente stiamo scivolando. Un film, La Grande Bellezza, che urla l’esigenza disperata di un riscatto che ci lasci intravedere la salvezza.

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© copyright Maria Iorillo 2014

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Gli aforismi dello Scheggia, scalpellino fiesolano

8_scalpellini_maianoUn tempo si scolpiva sulla pietra il proprio pensiero e la propria autocritica. Adesso non hanno nemmeno un graffietto di cultura da offrire… al massimo, le pietre, te le tirano dietro…

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Nella Valle dell’Inferno…

Versione videofotografica dell’articolo di Maria Iorillo & Alberto Pestelli sul Parco di Villa Gregoriana di Tivoli, Roma, apparso qualche tempo fa sul presente sito.

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Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

PorcospinoPare che i porcospini siano in via d’estinzione a causa principalmente delle automobili. I meschini non sono abbastanza veloci da attraversare senza finire affrittellati. I porci alla guida di vetture da 100.000 Euro godono invece ottima salute, anche quando superano i 200 all’ora.

© copyright Gianni Marucelli 2014

 

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Carpe diem…

di Alberto Pestelli

art_1549_1_macchinariodialisicarpediemRecentemente, la nota rivista medica “The Lancet” e un articolo di Chiara Palmerini nel periodico “Focus”, hanno dato notizia di un gruppo di medici dell’Ospedale vicentino San Bortolo capitanato dal dottor Claudio Ronco che hanno inventato e sperimentato un piccolo macchinario in grado di effettuare la dialisi per la depurazione del sangue nei bambini compresi i neonati. La macchina è stata battezzata Cardio-Renal Pediatric Dialysis Emergency Machine meglio nota come Carpediem… cogli l’attimo; cogliere l’attimo per salvare la vita ad un bambino. E questo nuovo sistema è stato creato proprio con questo intento nobile. Carpediem è stata sperimentata su di una neonata nata dopo un parto molto difficile. Aveva avuto un’emorragia e un blocco renale. È stata “collegata” al macchinario per una ventina di giorni fino a quando i reni hanno ricominciato a funzionare. Adesso i suoi organi funzionano bene. Il lavoro di questa equipe è durato ben cinque anni ed è stato portato avanti grazie al finanziamento dell’Associazione Amici del Rene della città di Vicenza. Questo è un trampolino di lancio per sviluppare tecnologie sempre più all’avanguardia per la pediatria. Sicuramente senza questa macchina per “la dialisi miniaturizzata”, la neonata non sarebbe sopravvissuta. Carpe Diem!

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Iniziativa a favore della Fondazione Careggi

220px-Alessandro_Benvenuti_sezAl Teatro Verdi, giovedì 29 Maggio, alle ore 21 Alessandro Benvenuti torna sul palcoscenico del prestigioso teatro fiorentino di Via Ghibellina con il suo famoso “Benvenuti in casa Gori”. L’incasso sarà devoluto in beneficienza alla Fondazione Careggi. I biglietti possono essere acquistati direttamente alla biglietteria del Teatro Verdi, oppure on line sul sito del teatro stesso.

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