Un’alluvione dimenticata… Gairo vecchio

Un video-articolo di Alberto Pestelli

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Il Parco dei Mostri di Bomarzo

“Il Parco dei Mostri di Bomarzo” un audio-articolo scritto da Maria Iorillo (© Copyright 2014 Maria Iorillo) per la rivista on line “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”. Le fotografie sono di Alberto Pestelli (© Copyright 2004 Alberto Pestelli).

 

Share Button

Una città millenaria nella Giara (Jara) sud-occidentale

Leonardo Melis, scrittore Sardo, famoso per i suoi libri sui Popoli del Mare (tra quali sono compresi, oltre gli Shardana, anche gli antichi Etruschi), è da anni avversato dall’archeologia ufficiale (gli archeobuoni…) che ritengono senza fondamenta i suoi studi. Eppure… Eppure non è l’unico a parlare dei Popoli del Mare. Se ne parla ovunque e anche nei libri di scuola si trovano alcuni accenni. Dove sta la verità? A parer mio (parlo da profano e da appassionato di misteri del passato) non si può criticare a prescindere un pensiero o piuttosto alcune evidenze precise e tangibili come questo ritrovamento sulla Giara sud-occidentale di una città millenaria che, secondo gli archeobuoni, non doveva assolutamente esistere. Invece di criticare e deridere, perché questi signori non iniziano a studiare per davvero? Sono studiosi, giusto? Allora che studino… dopo essersi levati i paraocchi! In questi giorni Leonardo Melis sarà nella Marmilla a parlare di questa sua importante scoperta giovanile.

10291095_630635200345043_2267673315794125163_nArticolo: © Copyright Alberto Pestelli 2014

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

A Luva e u Luvu (località), ovvero il Lucus Bormanus

di Luigi Diego Eléna

tratto dal libro “Freguje du Servu” – Briciole di Cervo

 Panorama-Cervo-da-ovest-foto-Perasso-2

Nell’antichità, il culto delle sorgenti, alle quali si attribuivano doti curative, era protetto da diverse divinità delle fonti termali, fra cui Borvo, il ribollente chiamato anche Bormo, Borman, Bormano.

Nel periodo antecedente la conquista da parte delle Legioni Romane, in quello che oggi viene definito Estremo Ponente Ligure, l’antica viabilità di costa era condizionata dalla presenza di una folta, fitta selvaggia e misteriosa foresta consacrata alla temuta divinità indigena delle acque chiamata “Borman”. La foresta era conosciuta col nome di “Lucus Bormanus”, bosco che era molto temuto dagli abitanti della regione, i quali non osavano avventurarvisi dopo il tramonto.

L’antica mitologia ci informa di come, in quella regione, la viabilità che seguiva la linea di costa fosse sostenuta dalla “Strada Heraclea”, che l’eroe Eracle aveva indicato da Marsiglia a Piacenza, attraversando la costiera Alpe Summa, baluardo delle Marittime. Il tracciato di questa antichissima via di comunicazione avvenne di conseguenza al ritorno dell’eroe greco dalla sua “Decima Fatica”, quella che prevedeva il prelievo ed il trasferimento della mandria di buoi di Gerione.

image027Fino all’Alpe Summa ancora oggi, il percorso Heracleo si può seguire agevolmente, come è facile riprenderlo dopo l’attuale Vado Ligure, con l’intento di scavalcare l’Appennino fino a Piacenza. Resta invece complicato il tratto tra Albintimilium ed Albingaunum, Ventimiglia e Albenga; giacché fra questi due popolosi capoluoghi di tribù, contiguo alla costa marittima, era proprio situato quell’impenetrabile “Lucus Bormanus”. In quel tratto dunque, la Strada Heraclea avrebbe trovato transito attraverso un dilatato entroterra.

Quando le Legioni Romane assoggettarono la Liguria, non ebbero scrupoli sulla sacralità e sulla temuta praticabilità del bosco. Già in epoca repubblicana, infatti, vi fecero transitare la Via Aemilia Scauri il più possibile lungo la costa; tracciato che venne ripreso dalla Via Iulia Augusta in epoca imperiale.

A memoria del bosco traslarono il nome “Lucus Bormani” alla mansio edificata al centro della piana dove oggi è il Golfo Dianese. Di questa situazione ci informano la Tavola Peutingeriana del IV secolo d.C., come pure l’Itinerario Antonino, che collocano quella mansio a 15 miglia da Albingaunum e a 16 miglia da Costa Belenæ, oggi Bussana. Il tutto era compreso nel municipium di Albingaunum, dove i suoi abitanti erano iscritti alla tribù Publilia.

Lucus Bormani come insediamento costiero perdurò sino alla romanità tarda tra il VI ed il VII secolo, quando gli insicuri requisiti di difendibilità suggerirono di fortificare l’abitato ed i servizi sulla più protetta collina, luogo dove sorgerà il Castrum Cervi.

Altri insediamenti costieri, in generale nell’età dell’Impero, sono caratterizzati dal fiorire sul litorale di vere e proprie città organizzate, ricche di servizi quali:

– acquedotti,

– porti,

– templi,

– terme,

– teatri.

Restano difatti dell’ epoca romana consistenti tracce a:

– Ventimiglia (anfiteatro, terme, necropoli ed acquedotto)

– Sanremo (necropoli e fondamenta di ville con terme)

– Diano Marina (“dolia” in terracotta recuperati dalla nave affondata nel I secolo d.C.)

– Villa Faraldi (lapide del figlio di donna Licinia)

– Albenga (anfiteatro, tombe, nave, ruderi di ville).

– Qui a Cervo l’insediamento romano è testimoniato dal frammento di iscrizione funeraria rinvenuto nel 1960 nei pressi della chiesa di S. Giorgio e S. Nicola; la lapide, in marmo bianco e in ottimi caratteri di età imperiale, misura cm. 34 x 13 x 8 e può essere così interpretata: “leG – XIII – Geminae p.f. – donATUS – Ab. Imp. Caes. – AUG – GERm. – anN – XXXVIII – SIBI – ET – SVis – VETTius OB merita“. Si tratta cioè della commemorazione di Vettius, ufficiale della Legione XIII “Gemina” decorato con onorificenze militari, morto a 38 anni verso la metà del I secolo d. C. e cioè sotto l’impero di Claudio o di Nerone.

Sulla base delle informazioni legate al periodo imperiale, dovremmo stabilire che la foresta impenetrabile fosse allocata sulle alture che circondavano la piana di Diano, da Capo Berta a Capo Cervo, occupando anche tutto il golfo. Sappiamo tuttavia che tali notizie sono basate sul tracciato della Via Iulia Augusta, che prevedeva il transito su Caput Mellatis, passata Albenga per giungere a “Lucus”, come di seguito saranno rilevate le mansiones di Costa Belene e il Caput Ampelos, prima di arrivare a Ventimiglia.

Un bosco veramente impenetrabile che oggi a Cervo è un uliveto conosciuto come zona della “Luva e Luvu”. Due toponimi tradotti in volgare e poi in dialetto cervese dall’originario Lucus.

Mito, storia e tradizione reale, Cervo è tutto questo.

© Copyright Luigi Diego Eléna 2014

 fonte della foto: www.palazzodelparco.it

 

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un luogo magico nella valle del Treja: Calcata

La redazione vuole riproporre il formato video dell’articolo della nostra collaboratrice Maria Iorillo pubblicato ieri sul presente sito e su www.spezialefiesolano.it. Questo  è il primo di tutta una serie di video-articoli che accompagneranno la versione scritta.

 

 

 

© Copyright 2014 Maria Iorillo

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

220px-HidalgoPer condurre la nostra vita, noi non possediamo quasi più lo strumento fondamentale di cui si avvalgono gli animali, cioè l’istinto. Ci barcameniamo tra ragione e sentimento: la sola nostra possibilità è di tenere la bilancia sempre in equilibrio.

© Copyright Gianni Marucelli 2014

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Un luogo magico nella valle del Treja: Calcata

di Maria Iorillo

01_calcatalargeviewA circa 40 km da Roma, nella provincia di Viterbo, sorge Calcata, un antico borgo medioevale sospeso su uno sperone tufaceo e circondato dal rigoglioso parco della Valle del fiume Treja. Il borgo ha origini molto antiche: scavi archeologici hanno individuato tracce di un grande abitato che ebbe la sua massima fioritura tra il VII e il VI secolo a.C.. Negli anni ’30, subito dopo la guerra mondiale, il timore di crolli nelle pareti della rupe costrinse gli abitanti ad abbandonare l’antico centro e a ricostruire le abitazioni a valle.

uovo-2012

Calcata, destinata all’abbattimento, fu salvata da una legge speciale, promulgata in epoca fascista. Successivamente, il vecchio borgo di Calcata ha attratto molti artisti e intellettuali, che si sono appropriati degli antichi caseggiati e delle grotte, trasformando il paese in un villaggio bohemienne. Vi risiedono, durante il fine settimana o in alcuni periodi dell’anno, artisti italiani e stranieri, famosi e non.

materiali-pietre-calcata(3)

A Calcata non ci sono monumenti o musei di grande rilievo. Sono interessanti la chiesa che sorge nella piazza principale, un mini museo delle arti agricole e una sala adibita, solo in alcune occasioni, a mostra temporanea delle opere dei singoli artisti. Calcata rappresenta, soprattutto, un salto nel tempo. Ciò che affascina maggiormente sono la bellezza e la magica atmosfera custodite proprio dagli abitanti, che cercano di valorizzare il borgo e di renderlo unico nel suo genere.

grotta degli specchi

I negozietti di manufatti, originali e preziosi, di sculture, di dipinti, di mobili, di oggetti ricavati da materiali da riciclo, vengono aperti durante il fine settimana. Il visitatore non deve vivere frettolosamente Calcata ma entrare negli studi e nelle botteghe, parlare con la gente, visitare ogni singola stradina fino in fondo e affacciarsi dagli strapiombi, sedere sugli alti sedili di pietra nella piazza principale, chiudere gli occhi e respirare quell’aria particolare che attraversa il borgo.

opera bosco

Vi sono anche molti ristoranti che offrono dell’ottimo cibo in ambienti caratteristici (come La grotta dei germogli), bar e sale da the accoglienti. Interessanti le escursioni da fare nella sottostante Valle del Treja, il fiume che circonda il borgo e nascosto nel verde bosco. Nella valle è installata l’Opera Bosco Museo di Arte nella Natura, un percorso nel parco alla scoperta di opere artistiche realizzate con i materiali del bosco. E ci sono, inoltre, le piccole e suggestive cascate di Monte Gelato, dove poter azzardare un bagno d’estate ma, soprattutto, dove passeggiare nel verde circostante accompagnati dallo crosciare delle acque del fiume Treja.

lecascatedelmontegelato

© Copyright Maria Iorillo 2014

Fonte delle fotografie:

http://paesionline.files.wordpress.com/2011/07/01_calcatalargeview.jpg

http://wwwchicco.blogspot.it/2010/04/la-grotta-degli-specchi.html

http://www.faidanoi.it/wp-content/uploads/materiali-pietre-calcata(3).jpg

http://www.ciclocairoma.net/fotogallery/2010/LAVALLEDELTREIA/lecascatedelmontegelato.jpg

http://www.operabosco.eu/shedaopera.php?id=8&lan=it

http://www.images-a.com/wp-content/flagallery/calcata-1/uovo-2012.jpg

 

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

NaturalMente Cavriglia…

Recensione di Gianni Marucelli

AA.VV., NaturalMente Cavriglia, libro fotografico, Comune di Cavriglia, 2014.

Questo libro di foto inerenti le varie frazioni del Comune di Cavriglia (AR) è stato realizzato da due fotografi professionisti di alto livello, Sabina Broetto e Silvano Monchi, ambedue valdarnesi, che hanno hanno reso omaggio a questo pezzo della loro terra con una serie di scatti di rara bellezza. Le varie frazioni che compongono il Comune cavrigliese appaiono nei loro aspetti storici, architettonici, naturalistici, spesso molto suggestivi. Una novità tecnologica, cioè un codice QR a barre, presente in diverse foto, permette di collegarsi, per mezzo di uno smartphone o di un tablet, direttamente a una pagina web che illustra in modo dettagliato sia i luoghi che le strutture turistiche. Un modo intelligente di porre l’informatica al servizio della promozione del territorio.

Cover NaturalMente Cavriglia rit

Share Button

Gli aforismi di Don Juan, Hidalgo fiorentino

220px-HidalgoVi è una sostanziale differenza tra un importante romanzo e un romanzo interessante: il primo in genere viene lasciato a metà dal lettore.

© Copyright Gianni Marucelli 2014

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Share Button

Premio nazionale di Poesia “Poetika 2014”

Voglio segnalare un evento dei miei cari amici  di Onirica Edizioni in collaborazione con l’Associazione Culturale Creazione, Comune di Castellina Marittima (PI)

10155759_10202921027539482_5154472336540836406_n

 

Share Button