Nella Valle dell’Inferno…

Versione videofotografica dell’articolo di Maria Iorillo & Alberto Pestelli sul Parco di Villa Gregoriana di Tivoli, Roma, apparso qualche tempo fa sul presente sito.

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Il Cammino di Assisi, un viaggio sulle orme di San Francesco

di Maria Iorillo

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Negli ultimi anni, il viaggiatore, alla ricerca di immagini e di luoghi nuovi, sceglie itinerari non ordinari e nei quali, spesso, gli aspetti di comodità o di relax non appaiono prioritari.Il turista “alternativo” intende entrare in contatto con una determinata cultura, conoscendone l’ambiente naturale e umano, la storia e le tradizioni, la comunità e gli individui e lo fa anche a costo di sforzi fisici e psicologici. Tra le varie forme di turismo non di massa c’è il pellegrinaggio, che oggi ha una connotazione diversa rispetto al passato.Un tempo il pellegrinaggio aveva una motivazione prettamente religiosa. “Una volta si andava sul cammino per salvare l ’anima, ora ci si va per trovarla”, ha detto qualcuno. Infatti, le motivazioni, che spingono una persona a intraprendere un così difficile viaggio, sono più spirituali e/o culturali: il bisogno di misurarsi in un’impresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su quello mentale, di trovarsi soli con se stessi, di allontanarsi dallo stress quotidiano, e/o perché affascinati dalla storia del cammino, dai segni d’arte e di storia.

arredissimaIl pellegrinaggio più antico e conosciuto è, sicuramente, il Cammino di Santiago de Compostela. Un percorso che inizia ai piedi dei Pirenei, sul versante francese, e che, dopo aver attraversato la Spagna settentrionale, si conclude davanti la maestosa cattedrale di Santiago. Un itinerario faticoso di 800 km, diviso in 30-35 tappe su sentieri ben segnalati, che da sempre affascina viaggiatori e scrittori.

cartinaMa non bisogna allontanarsi dal nostro Paese per vivere un’ avventura simile. Da anni si pratica il Cammino di Assisi, uno degli itinerari più belli e vari d’Italia, che unisce Dovadola, in provincia di Forlì, alla città di San Francesco in un itinerario di 13 tappe. Un viaggio sulle orme di Francesco, tra eremi e foreste sacre. Un Cammino per scaricare cose e pensieri superflui, per ritrovare l’essenzialità, e aggiungerei “l’umanità”.

Il progetto è nato dal lavoro di un gruppo di volontari e parroci, che si sono ispirati proprio al Cammino di Santiago, e hanno strutturato, concatenando vecchi percorsi, un unico itinerario e una piccola rete di rifugi che offrono ospitalità spartana a prezzi molto contenuti.

foto2_4La lunghezza del cammino di Assisi è di oltre 300 km; il percorso attraversa, nelle prime tappe, le foreste tosco-romagnole del Parco del Casentino, dove esiste ancora una natura incontaminata; questa è la parte più faticosa perché impegna in ripetute salite e discese sui sentieri, ben segnalati, del CAI (Club Alpino Italiano). La seconda parte ha pochi dislivelli e lunghi tratti pianeggianti. Alla fine di ogni tappa si trovano rifugi e locali adibiti per ospitare i viandanti in cammino.

Le tappe fondamentali sono:

  1. da Dovadola a Marzanella, 21 km
  2. da Marzanella a Premilcuore, 21 km, passando per Portico
  3. da Premilcuore a Corniolo, 18 km
  4. da Corniolo a Camaldoli, 22 km, passando per il passo la Calla
  5. da Camaldoli a Biforco, 19 km, passando per Badia Prataglia
  6. da Biforco a La Verna, 9 km
  7. da La Verna a Caprese Michelangelo, 23 km, passando per l’eremo La Casella
  8. da Caprese Michelangelo a Sansepolcro, 25 km
  9. da Sansepolcro a Città di Castello, 29 km, passando per l’eremo di Montecasale
  10. da Città di Castello a Pietralunga, 30 km, passando per la Pieve de’ Saddi
  11. da Pietralunga a Gubbio, 27 km
  12. da Gubbio a Valfabbrica, 30 km, passando per l’eremo di San Pietro del Vigneto e Biscina
  13. da Valfabbrica a Assisi, 16 km

Alla partenza, il pellegrino riceve la “credenziale”, che certifica lo status di pellegrino, l’elenco dei rifugi e la guida con la descrizione delle tappe e la indicazione dei punti ristoro. Alla fine del cammino, il viandante riceve il documento che attesta l’avvenuto pellegrinaggio, “l’Assisana”, presso la Basilica Papale di San Francesco di Assisi.

Essendo il percorso lungo e faticoso, è consigliabile intraprendere il viaggio nei periodi da marzo a maggio o da settembre a ottobre, quando le temperature non sono troppo alte né troppo fredde.

Il pellegrino ha bisogno di poche e utili cose per affrontare in maniera “leggera” la fatica di questo bellissimo viaggio, portando sempre con sé una borraccia d’acqua. Il Cammino, tra sentieri e strade di rara bellezza, può essere svolto a piedi, in mountain bike, a cavallo, e, per chi ha difficoltà motorie, in automobile.

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Quindi, il meno noto Cammino di Assisi non ha nulla da invidiare al più famoso pellegrinaggio spagnolo. E, proprio per le comuni affinità culturali e spirituali tra i due itinerari, dal 2007 Santiago e Assisi sono gemellate.

E tutti i pellegrini, alla fine del viaggio o a Santiago o ad Assisi, si rendono conto che l’importanza del cammino non è rappresentata dalla meta raggiunta, ma è insita nel cammino stesso.

“Il pellegrinaggio ha senso se fatto a piedi; è un avvicinamento lento, è un tempo: non solo il raggiungimento della meta. Il pellegrinaggio ha a che fare con la solitudine, è perdersi per ritrovarsi”. Erri De Luca

© copyright Maria Iorillo 2014

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Favignana, la Perla delle Egadi

Riproponiamo l’articolo in formato video-reportage scritto dal nostro direttore Gianni Marucelli

Caletta a Favignana con Gianni incluso

 

 

 

 

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Pedalare sui mitici quattro passi del Sella Ronda

Simone M. intervista S. Moretti

Un articolo di Simone Moretti

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Non sono certo un giornalista e tanto meno pretendo di esserlo. Sono semplicemente un appassionato ciclismo che ama percorrere le strade della propria terra e non solo. Avevo sentito parlare del Sella Ronda più di una volta.

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Impossibile non sapere che cos’è questo grande avventuroso evento. È sulla bocca di tutti i ciclisti e sono convinto che ogni pedalatore ha il desiderio di percorrere quelle strade montane e di valicare i mitici passi dolomitici del Sella, del Pordoi, del Campolongo e del Gardena.

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E così, prima di avventurarmi nell’impresa ho conosciuto un cicloamatore che ha partecipato più volte alla più spettacolare impresa sportiva del… ma sì, esageriamo… del mondo! È nata un’intervista singolare e al tempo stesso simpatica.

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Simone M.: Signor Moretti, la vedo sorridente ed emozionato…

S. Moretti: Lo può ben dire. Quando si parla del Sella Ronda mi lascio prendere dall’entusiasmo.

Simone M.: Deve averle lasciato un segno indelebile a quanto pare…

S. Moretti: Proprio così!

Simone M.: La prego, non s’interrompa…

S. Moretti: Mi perdoni. Vede signor Simone, il Sella Ronda non è semplicemente pedalare, faticare… pedalare, sudare e soffrire!

Simone M.: E che cos’è, allora?

S. Moretti: È respirare un’aria frizzante che ti rigenera. Non hai tempo di sentire la salita ma di spaziare con lo sguardo in ogni angolo che riesci a dominare con il tuo sguardo…

Simone M.: Proprio una sensazione unica, direi…

S. Moretti: Più che unica! È una sensazione ancestrale che solo su quelle vette ho provato… solo su quelle! La discesa poi, lunga e continua, ti accompagna morbida e veloce fino alla vetta successiva che già un po’ ti manca…

Simone M.: Che cosa manca?

S. Moretti: Il fiato… ma non per la fatica, che poi è normale provarla, ma per la soddisfazione di stare lassù, oltre i duemila metri… il mondo è tuo, nelle tue mani!

Simone M.: Ma anche degli altri ciclisti, no?

S. Moretti: Sì, certamente. Ma quando ti trovi lassù, anche se con tanti altri amici, lo sforzo che hai fatto per arrivarci è solo tuo… e questo ti da una soddisfazione enorme!

Simone M.: Capisco! Quindi lei mi consiglia di partecipare al Sella Ronda?

S. Moretti: L’accompagnerò volentieri… si lasci guidare e vedrà e vivrà luoghi e sensazioni senza uguali!

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© copyright Simone Moretti 2014

Fonte delle fotografie: cccremonese-mtb.blogspot.com

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Il castello di Lunghezza e il “Fantastico Mondo del Fantastico”

Di Maria Iorillo

 veduta castello parco 001Ogni castello è scrigno di storia e di bellezza, un anello di congiunzione tra le varie epoche che hanno costruito la nostra storia. E sul nostro territorio sono migliaia le imponenti strutture merlate che s’innalzano a testimoniare i poteri e gli eventi di un passato più o meno lontano.

Recentemente ne ho scoperto uno a 15 km dal centro di Roma, il Castello di Lunghezza, un monumento nazionale che ha una storia lunga quasi 3000 anni. I primi insediamenti umani, nella zona ove sorge il castello, risalgono all’età Paleolitica e a quella del Bronzo. Nel 600 a.c. vi sorgeva l’antichissima città di Collatia e la leggenda della sua regina Lucrezia è alla base della nascita della repubblica romana. Nel corso dei secoli il luogo è stato una villa romana, un monastero benedettino nell’alto medioevo, e infine un castello proprietà di famiglie come i Medici e gli Strozzi. Nel 1881 il giovane medico e scrittore svedese Axel Munthe, con la sorella dell’ultimo erede del castello Piero Strozzi, trasformò l’ala più medievale del castello in una clinica di convalescenza. E durante la seconda guerra mondiale il castello divenne Comando Generale dell’esercito tedesco.

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Ha ospitato tra le sue mura personaggi celebri e importanti quali Jacopone da Todi, Bonifacio VIII, Michelangelo, Caterina de’ Medici, e da ultimo, intorno agli anni novanta, Carlo d’Inghilterra in un suo breve soggiorno a Roma. Un emblema, quindi, non meno importante di altri siti, della storia di Roma.

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come-arrivare-fotoDopo un lento e costante degrado della struttura, oggi un grande recupero del castello sta avvenendo grazie a una serie d’iniziative che lo stanno portando agli antichi splendori. L’iniziativa più importante è dedicata ai bambini: “Il Fantastico Mondo del Fantastico”. Nella suggestiva cornice del castello e del suo parco, i bambini (o con le famiglie in giorni festivi o con le scuole) hanno l’opportunità di incontrare i personaggi più amati del mondo delle fiabe e i più noti supereroi. Con spettacoli dal vivo, alcuni nelle sale del castello e altri in vari angoli del parco, i bambini rivivono le scene più importanti delle fiabe e interagiscono con i loro eroi. Infatti, spesso gli attori (molto bravi), nelle loro perfomance, coinvolgono direttamente i bambini nella fiaba. Così tra il valzer di Cenerentola, l’incontro tra la Bella e la Bestia, l’estrazione di Excalibur dalla roccia, le magie del genio della Lampada, e duelli vari, i bambini, ma anche i grandi, trascorrono ore fantastiche.il-castello-fotoÈ l’esperienza che, proprio nei giorni scorsi, ho vissuto personalmente con i miei alunni di classe seconda. Un percorso davvero unico e stimolante, dove tutti, grandi e piccini, ci siamo divertiti, rivivendo le fiabe e le avventure, scrigni di sogni e di meraviglie, che fin da piccoli ci accompagnano.

IL FANTASTICO MONDO DEL FANTASTICO

Ma è stato altrettanto affascinante attraversare le sale ricche di arredi delle epoche passate, con decorazioni e allestimenti originali, i lunghi corridoi semibui tra busti e armature. I bambini hanno osservato esterrefatti e incuriositi gli ambienti del castello, hanno posto tante domande pertinenti. Così come piacevoli sono state le passeggiate nel verde parco, tra viali ombrosi e incantati, per spostarci da un allestimento fiabesco a un altro. Sicuramente i bambini hanno portato via immagini e nozioni che li hanno avvicinati un po’ di più alla storia e alla conoscenza.

IMG_1534Ben vengano, quindi, queste iniziative che contribuiscono, in maniera così originale e creativa, al recupero del nostro patrimonio storico- culturale e che, contemporaneamente, coinvolgono i nostri bambini a ri-percorrere in modo giocoso i passi della storia reale e fantastica.

© copyright Maria Iorillo 2014

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Favignana, perla delle Egadi

di Gianni Marucelli

Il direttore Gianni Marucelli in una caletta di FavignanaNel cervello del turista più o meno colto che si accinge a sbarcare, dopo un breve tragitto da Trapani, sulla più importante delle Isole Egadi, ronza fastidiosa una domanda: il nome di queste isole mi ricorda qualcosa, studiato a scuola tanto tempo fa… ma cosa? Beh, basta usare il proprio tablet o smartphone e cercare su Google per ottenere la risposta: qui, tra Favignana e Marettimo, avvenne castello e vistauna delle più famose battaglie navali dell’antichità! Il 10 Marzo del 241 a.C., al culmine della prima guerra punica, la flotta romana, comandata dal Console Caio Lutazio Catulo, inflisse una decisiva sconfitta alla flotta cartaginese dell’Ammiraglio Annone, ponendo di fatto fine a un conflitto che, con alterne fortune, durava da più di venti anni.

dall'alto del monte santa caterinaRisolto questo dilemma culturale, scendiamo dal traghetto e, immediatamente, ci viene spontanea un’altra domanda, molto più pratica: che ci fanno tanti punti di noleggio di biciclette e motorini proprio a ridosso dei moli? Magari, se abbiamo già dato un’occhiata alla mappa dell’isola, la risposta viene da sola: Favignana è praticamente tutta pianeggiante, se si eccettua il Monte S. Caterina, visibilissimo a chi arriva, sulla cui vetta (330 mt.) si erge l’omonimo forte, di ascendenza normanna. Così, il mezzo certamente più comodo per scorrazzare per le strade e raggiungere comodamente quasi ogni punto dei 33 km. di costa, è quello a due ruote. Se a motore o, più sportivamente, a pedali, lo deciderà la vostra pigrizia…

il monte santa caterina

Favignana è bella, anche se così spoglia di presenze arboree che nel pieno dell’estate, a mezzogiorno, se non avete la pelle delle lucertole o state a mollo nel mare oppure vi sedete nei bar del paese a gustarvi un’ottima granita alle more di gelso, somma delizia locale. Però, quando la canicola si placa, quanto è gradevole girare tra la macchia mediterranea e la gariga, avendo a portata di pedale deliziose calette, promontori rocciosi e insenature da dove lo sguardo spazia verso la costa siciliana o le altre gemme dell’arcipelago, Marettimo e Levanzo!

Il porto di favignana e la tonnara dall'alto del monteFavignana deve il suo nome attuale al vento caldo di ponente, il Favonio, che ne determina il clima, mitissimo in inverno (qui i problemi di riscaldamento delle case non esistono); il suo nome, in epoca classica, era però Aigùsa, Egusa per i latini, che vuol dire, più o meno, “dove ci stanno le capre”.

L'ingresso dell'ex stabilimento florio

le barche per la pesca del tonnoMolto più gentile la definizione del pittore Salvatore Fiume, “una farfalla sul mare”, data a Favignana per via della sua sagoma caratteristica. Se volete avere una panoramica completa dell’isola, il modo c’è, vi costerà solo un po’ di fatica (evitate le ore bollenti) per ascendere al Castello di S. Caterina, per uno stradello rifatto da pochi anni. Lassù, l’antica fortificazione normanna, poi riutilizzata anche in epoche recenti, è ora praticamente in rovina e occorre fare un po’ di attenzione: ma la vista è davvero magnifica.

reperti archeologici dal mare delle Egadi

Discendendo, ai piedi del colle incontrerete un’altra attrattiva locale: l’ex Stabilimento Florio per la lavorazione del tonno, di cui, per secoli (fino ad anni recentissimi) nel mare delle Egadi si è fatta “mattanza”, un sanguinoso spettacolo che attirava nugoli di turisti. Ora di tonni non ce ne sono più, o sono troppo piccoli per essere pescati: ce ne faremo volentieri una ragione… Il Museo della rostro di nave probabilmente cartagineseTonnara, creato nelle strutture dello Stabilimento, è però uno spettacolo da non perdere: sarete guidati da ex operai del settore, guide abilissime, e potrete vedere le barche e tutti gli strumenti utilizzati per questo tipo di pesca tradizionale; non solo, nel settore archeologico sono conservati reperti storici trovati nel mare delle Egadi, tra cui il rostro originale di una nave, affondata probabilmente durante la famosa battaglia. A sera, infine, perdetevi pure tra le caratteristiche stradine del paese: tanto, all’ora di cena l’appetito vi guiderà verso una delle trattorie dove il pesce, freschissimo, lo sanno cucinare davvero.

© copyright Gianni Marucelli 2014

Fotografie di Gianni Marucelli

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I mosaici di Ravenna

I mosaici di Ravenna è un filmato fotografico di Alberto Pestelli. L’articolo, dello stesso autore, è tratto dalla serie “Lungo la via dei Mosaici” apparsa on line sul sito ufficiale della rivista L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente e sul presente sito associato.

© copyright Alberto Pestelli 2014

 

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Un luogo magico nella valle del Treja: Calcata

La redazione vuole riproporre il formato video dell’articolo della nostra collaboratrice Maria Iorillo pubblicato ieri sul presente sito e su www.spezialefiesolano.it. Questo  è il primo di tutta una serie di video-articoli che accompagneranno la versione scritta.

 

 

 

© Copyright 2014 Maria Iorillo

 

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La vecchia via Aurelia

di Luigi Diego Eléna

(Tratto dal libro “Freguje du Servu” – Briciole di Cervo)

 Cervo Liguria

La via Aurelia antica non correva in riva al mare ma passava sulle colline retrostanti.

Arrivava da Rollo, continuava sui versanti di Capo Mimosa lungo l’ancor oggi “via Romana antica” fino al Ciapà, superava rio Schenassi sul ponticello poi rifatto nel Medioevo e raggiungeva da monte l’attuale piazza Castello che attraversa oggi, discende lungo la tuttora “via Romana” per superare rio Bondai sul ponticello di pietra all’altezza dell’attuale chiesa di S. Nicola e dirigersi quindi verso la vallata dianese che tuttora conserva al centro di Chiappa una delle pietre miliari che lungo la via Augusta segnalavano la distanza in miglia da Roma.

Onde stroncare ruberie, Roma istituì una serie di “mansiones”, fortificazioni sedi di una guarnigione permanente che aveva il duplice compito di proteggere le carovane e di controllare politicamente gli “infidi indigeni” appena soggiogati. Queste mansioni erano distribuite lungo la strada “per opportuna loca” e la vetta del colle su cui sorge oggi il castello di Cervo, era appunto uno di questi luoghi opportuni sia per la sua elevata posizione strategica, sia per la relativa vicinanza del villaggio degli infidi Ingauni. Queste postazioni potevano così essere agevoli colpi d’occhio per la difesa ed inoltre erano in grado di fornire servizi e mano d’opera, sia per le sorgenti delle Morene che qui vicino scaturiscono, sia per i due moli naturali del Porteghetto e del Pilone che offrivano un facile sicuro approdo anche ad imbarcazioni di notevole stazza.

Per collegare la mansio all’approdo naturale del Porteghetto verrà poi realizzata la mulattiera (già “via Romera” e attuale “Circonvallazione di levante”) che scavalcato presso il Porteghetto Rio Schenassi sul ponticello in pietra raggiunge appunto il mare; da qui la mulattiera (oggi “Via romana antica”) risaliva attraversando l’attuale “regione Casette” per riallacciarsi in quota alla via Julia Augusta.

© Copyright Luigi Diego Eléna 2014

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Sulla rocca a toccar le stelle…

Rocca di Cave

di Maria Iorillo & Alberto Pestelli

 

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Rocca di Cave. Un piccolo comune del Lazio arroccato su di una montagna a oltre 900 metri. Si trova nelle vicinanze di Palestrina, di Genazzano, non molto distante da Anagni e da Fiuggi. Nel punto più alto del paese c’è una antica rocca. Dopo il restauro è diventato un museo. La montagna dove si trova Rocca di Cave era, 100 milioni di anni fa, un’isola con tanto di scogliera. In quest’ultima si nota ancora il segno del livello del mare. Sulle rocce ci sono una infinità di conchiglie fossili. Nella torre è stato costruito un osservatorio astronomico.

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La scogliera cerca il suo mare

 

Rammenta a stento

La spuma delle onde

Infrangersi sulle rocce.

 

Adesso la scogliera

Mostra fiera

Conchiglie e mura antiche.

 

Di notte offre la sua torre

Per osservar le stelle

Cercando la via

Del perduto mare.

©  Copyright Alberto Pestelli 2005

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rocca4Dopo un mese (quando abbiamo visitato questo paesello era il 2005) siamo ritornati. Il gruppo astrofilo Hipparcos di Roma (www.hipparcos.it) ci aveva mandato tempo addietro un invito per la notte delle stelle. Protagonista principale Marte (in quei giorni si trovava alla distanza minima dalla terra, per cui visibilissimo ad occhio nudo). Abbiamo deciso all’istante che dovevamo andarci. Un’occasione del genere non doveva sfuggirci, visto che entrambi mai avevamo guardato le stelle sia servendoci di un telescopio che ad occhio nudo in un angolo Meraviglioso della nostra penisola. È stata un’esperienza incredibile, da ripetere alla prima occasione. Sembrava quasi di toccare con mano gli astri. Un dito laser indicava le costellazioni, e la voce del cielo (così abbiamo ribattezzato la persona che ci faceva da guida) raccontava dei miti legati alle figure che l’uomo credeva di vedere nella volta stellata. Insomma, è stata una serata piena di emozione, sensazioni uniche e di tanta poesia…

 

 

 

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La notte delle stelle

 

Versa il suo latte fresco il cielo

A nutrire quei sogni

Che non sanno, non osano più

Catturare la luce delle stelle.

 

Ci osservano, forse parlano

Di potere, spesso di magia.

Io vorrei credere di speranza

Per un’emozione ritrovata

E donarla a chi ormai

Non ha più occhi

Per guardarsi dentro

E ritornare indietro

All’innocenza dell’uomo

Perché oggi ha un piede

Su di uno scalino più elevato.

E si proclama falso dio o guida

Sedendosi accanto ai miti

Scolpiti nella roccia del tempo.

©  Copyright Alberto Pestelli 2005

Le poesie di Alberto Pestelli sono tratte dalla silloge “Dei Borghi Antichi” pubblicata nel 2013 da Ilmiolibro.it (seconda edizione) – © Copyright Alberto Pestelli 2013.

L’articolo (riveduto e corretto) e le fotografie (scattate da Alberto Pestelli) fanno parte di un precedente articolo apparso su di un vecchio sito web di Maria Iorillo e Alberto Pestelli © Copyright Io.Pe. 2005

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